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Posts Tagged ‘omofobia’

hye-in

Som Hye-in, che vedete in immagine, è una giovane coreana che di recente ha fatto il suo coming out come bisessuale. Sul suo profilo Instagram ha pubblicato qualche giorno fa due fotografie: due mani strette l’una nell’altra e il segmento di due volti vicini (il suo e quello di un’altra giovane donna: credo la foto sia “tagliata” per non permettere il riconoscimento della seconda persona) con una dicitura del tipo “la mia meravigliosa ragazza”.

E’ qualcosa che gli eterosessuali fanno di continuo, ma nel suo caso il post è stato ripreso e amplificato da vari media e Hye-in ha ricevuto un virulento attacco su internet che è ancora in corso. E’ una storia che si ripete in pratica ovunque ed è perciò che la riporto qui come emblematica.

Som Hye-in non è propriamente una celebrità. Ha partecipato in passato a uno di quegli squallidi programmi per “aspiranti idoli” e si è dovuta ritirare quasi subito perché i suoi medici le hanno detto che se voleva avere speranze per sconfiggere l’anoressia quello non era il posto giusto dove stare. I suoi aggressori le rinfacciano anche, in questi giorni, di essere stata una “bulla” a scuola: mentre frequentava le medie ha infatti aggredito fisicamente una compagna che sparlava in modo pesante di lei e di una sua amica.

Così, ieri 14 agosto, la giovane ha risposto ai suoi detrattori:

“Salve, qui è Som Hye-in. Penso che la maggior parte della gente probabilmente non sappia chi sono. Onestamente sono stata presa alla sprovvista dal fatto che qualcuna come me sia al top delle ricerche su internet. Non sono famosa, sono stata solo presente a un episodio di “Scuola per Idoli” due anni fa, perciò mi ha sorpreso vedere a quanta gente importa del mio coming out.

Innanzitutto, per quel che riguarda la controversia sulla violenza scolastica, le parti coinvolte si sono già parlate e hanno già risolto la questione, perciò non intendo parlarne più. E voglio chiarire una volta di più che non sono uscita allo scoperto per coprire una qualsiasi controversia o per farmi conoscere.

Molti hanno detto: “E’ forse qualcosa di cui vantarsi? Hai proprio bisogno di attenzione?” oppure “Non puoi vivere la tua relazione in modo quieto, perché la stai urlando da in cima a un tetto?” Ma io non sono mai stata rumorosa al proposito. L’ho detto in precedenza, ma non ho mai chiesto attenzione.

Mi sono dichiarata da principio il 31 luglio scorso. Allora, non c’è stato proprio tutto questo grande interesse o responso come ora, e io pensavo di aver già avuto una risposta enorme. Poco più di una settimana dopo, questo è accaduto.

Non sono una persona famosa. La gente lo ha scoperto per l’improvvisa copertura giornalistica, i commenti e i video. Non ho mai chiesto attenzione. Le persone stanno riprendendo storie su di me e le pubblicano online come se fosse chissà che evento. In che modo pensate io possa mettere fine a ciò?

Proprio come chiunque altro, ho pubblicato foto di me assieme alla persona che amo. Volevo solo esprimere questo apertamente, come per i “lovestagrams” che molta gente mette online. Perché si è liberi di esprimere se stessi su Instagram. Io non voglio diventare famosa. Non voglio diventare una personalità televisiva. Sto solo facendo quel che desidero.

Se avessi voluto diventare famosa, mi sarei piazzata sullo schermo dopo aver appena rilasciato un album. Se avessi fatto coming out per essere in tv, mi sarei già preparata l’apparizione in un programma. Ma non ho pensato neppure un attimo all’essere in televisione in Corea e a vivere all’interno dello schermo. Questo è il motivo per cui ho detto che se la gente continua a pubblicare speculazioni, articoli malevoli, commenti e video, io intraprenderò azioni legali.

Inoltre, non ho in mente di chiedere alle persone di capire il mio amore o la mia bisessualità. Ma perché devo ascoltare gente che mi dice misandrica, malata mentale, disgustosa e altri grossolani insulti sessuali?

Penso a me stessa semplicemente come a una delle persone che vivono su questo pianeta, perciò quando sono uscita allo scoperto non pensavo di alzare un polverone, ne’ di ignorare la sofferenza di coloro che amo e di usare la mia sessualità come un’arma.

Perché il mio amore è stato così distorto che sono costretta a spiegare me stessa? Sono stata solo onesta e non ho chiesto nulla a nessuno.

P. S. Non vedo solo i commenti negativi. Ho visto tutti i commenti grandiosi, l’appoggio, l’incoraggiamento, la preoccupazione di ognuno di voi e sono davvero, davvero grata, dal profondo del cuore. Mi danno così tanta forza e mi sento indegna di tanta gentilezza, perciò mi salgono le lacrime agli occhi ogni volta in cui li leggo. Sul serio.”

Un post scriptum anche dalla traduttrice: 1) queste cose non possono continuare a succedere nel 2019 e dobbiamo urlare con quanto fiato abbiamo a sostegno di chiunque sia investito dalla misoginia e dall’omofobia; 2) coming out è la formula corretta che indica il dichiararsi da parte di una persona lgbt, non outing come continuo a leggere su giornali, blog, commenti: quest’ultimo termine indica l’essere messi allo scoperto da altri, a propria insaputa e contro la propria volontà.

Maria G. Di Rienzo

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compagni di merende

Questa l’invocazione del “fratello d’Italia” Cannata, vicepresidente del consiglio comunale di Vercelli fresco di elezione.

Rilevo dai quotidiani che il suo problema è costante: ha una pagina Facebook piena di definizioni per lesbiche e gay, che vanno dalla “feccia” alle “merde” agli “schifosi comunisti”. Il sig. Giuseppe Cannata è medico chirurgo e odontoiatra, si dice anche negli articoli: dev’essere un altro che il giuramento di Ippocrate l’ha usato per incartare i branzini dal pescivendolo. Purtroppo la stampa non specifica se entrando nel suo ambulatorio sbattere i tacchi urlando sieg heil fosse obbligatorio o facoltativo e se appendere un fez in sala d’aspetto comportasse uno sconto sulla parcella.

Ad ogni modo, di fronte alle reazioni non proprio entusiaste di molti, compresi il gruppo Arcigay locale, l’Ordine provinciale dei medici e membri autorevoli del suo partito (non meno beceri di lui, ma sicuramente più furbi) cucina la consueta ridicola minestrina auto-assolutoria:

“Non sono omofobo e non intendevo assolutamente offendere nessuno.”

Infatti, pubblicare articoli sulle manifestazioni del Pride con il commento “quante merde in giro” e “questi schifosi comunisti” indica un sereno e ponderato giudizio, una predisposizione innata al dialogo e un incrollabile rispetto per gli altri.

“Ho tanti amici omosessuali che stimo e a cui voglio bene.”

E che non se la prendono assolutamente quando infango con il mio livore sguaiato e insensato l’intera categoria. Anzi, si sentono una meraviglia, queste merde comuniste. Gli voglio bene, perdinci.

“Ero indignato per le vicende di Bibbiano.”

Perciò me la prendo con chi rispetto a tali vicende non c’entra nulla. Bibbiano è una manna, ragazzi, il sindaco indagato per abuso d’ufficio è PD, il che consente di allargare la responsabilità a tutta la sinistra passata, presente e futura, e soprattutto a questi schifosi che continuano ad essere schifosi. Guardate i sondaggi su Salvini: più urli e diffondi intolleranza più voti prendi.

“So di avere utilizzato parole improprie e mi dispiace. Spero che queste mie scuse possano essere accettate da chi si è sentito offeso e mi auguro che non si strumentalizzi questo inciampo”.

L’accostamento infame omosessualità/pedofilia e l’ancora più infame invito a uccidere sono quindi, secondo costui, semplicemente due innocenti imprecisioni per cui qualcuno potrebbe sentirsi offeso, ma non essere offeso davvero, andiamo. Ah, e non permettetevi di “strumentalizzare” un minuscolo errore di cui il “medico che ha sempre aiutato tutti” non dovrebbe neppure rispondere: è inciampato, tutto qui.

La nuova amministrazione comunale di Vercelli, in effetti, inciampa di continuo. Non fa politica nella sua opportuna sede istituzionale, ma sui social media: sono passati solo tre giorni dall’esternazione dell’altro “fratello d’Italia”, l’assessore Emanuele Pozzolo che ha messo alla berlina un invalido civile al 100% (“occupante abusivo di casa”, “reddito di cittadinanza in saccoccia”) da lui ritenuto uno dei “parassiti” che in Italia “vivono alle spalle degli altri”.

Se pure questi amministratori della cosa pubblica pensano – e io ne dubito – che le loro esternazioni siano innocue, si sbagliano completamente. Solo per portar loro un esempio recentissimo, la propaganda antigay in Polonia diffusa dal partito di maggioranza PiS – Prawo i Sprawiedlywosc (amici sovranisti della Lega) e sostenuta dalla chiesa cattolica locale ha infettato:

giornali – il quotidiano filogovernativo Gazeta Polska offrirà in omaggio con ogni copia un adesivo con la bandiera arcobaleno e la sigla Lgbt cancellate da una X;

assemblee comunali e regionali – in circa trenta si sono dichiarate “Lgbt-free”, e cioè “liberi” dalle persone lesbiche, gay, bisessuali e transgender (questo cane è libero da pulci, questa città è libera da ebrei, ecc.)

rappresentanti governativi – un prefetto si è spinto a premiare le autorità locali di cui sopra per la loro iniziativa discriminatoria.

I risultati non si sono fatti attendere. I cosiddetti “ultrà di destra” hanno raccolto il messaggio alla perfezione. Le 800 persone (numero stimato) che hanno partecipato alla manifestazione del Gay Pride a Bialystok, il 21 luglio u.s., sono state bersagliate da sacchetti di plastica contenenti urina e sterco, attaccate con bastoni, pugni di ferro, catene, rincorsi e picchiati brutalmente in ogni strada (cercavano di rifugiarsi nei negozi per salvarsi dai pestaggi). La polizia ha reagito solo quando è stata assalita anch’essa.

Il partito di governo in Polonia, quindi un’aggregazione con ampio e facile accesso a tutti i media, compresi ovviamente quelli statali, ripete da mesi che gli individui compresi nella sigla Lgbt “Sono una minaccia per la nazione e per la famiglia“: di conseguenza, i farabutti che hanno aggredito un corteo pacifico i cui slogan erano del tipo “L’amore non è un reato” lo hanno potuto fare sentendosi spalleggiati e persino eroici – stavano difendendo la nazione da persone inermi che chiedono solo di essere trattate in modo umano, poiché umane sono.

Signori “Fratelli d’Italia”, è questo che volete? Urlare verso un gruppo di individui, cittadini del vostro stesso paese, titolari come voi di inalienabili diritti umani, “Ammazziamoli tutti” è persino peggio del dichiararli “minaccia per la nazione”.

L’Italia non ha bisogno della fratellanza dei violenti. Per bocca mia, oggi la ripudia come ripudia la guerra e si dichiara figlia unica. La sua casa è civile, aperta a tutti/e e vi si praticano rispetto e cura – le regole per vivere in essa, che questo dicono, stanno scritte nella Costituzione.

Maria G. Di Rienzo

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C’è il segreto d’ufficio, la riservatezza della cartella clinica, un ospedale nella cui “Struttura di Malattie Infettive (…) vengono seguiti da anni centinaia di pazienti con vari orientamenti sessuali, senza alcun pregiudizio e senza che con alcuno siano mai evidenziati problemi, anzi il personale della Struttura collabora attivamente con le organizzazioni Lgbt della zona con riscontri sempre positivi”. Infine, chi ha redatto la lettera da cui è tratto il brano riportato sopra non ha alcun problema con la lingua italiana (sarcasmo) e l’ospedale di Alessandria, che la invia intemerato alla stampa, merita almeno una medaglia per la sua aperta mentalità che consente di curare pazienti di qualsiasi orientamento sessuale invece di indicare loro il prossimo treno per Treblinka – come se le cure non fossero semplicemente quel che sono, funzione e scopo di una struttura sanitaria, ma gentile concessione del personale. Per inciso, al di là del loro orientamento affettivo-sessuale, questi fottuti pazienti PAGANO. Ognuno di loro e soprattutto se lavoratori dipendenti: questi ultimi due volte, direttamente alla fonte (stipendio) e con i ticket.

Come avrete capito, sto parlando del referto di dimissione dall’ospedale in cui il solerte medico alessandrino ha scritto del suo paziente “omosessuale, compagno stabile” perché “l’anamnesi – spiega la lettera – deve raccogliere tutte le informazioni personali e cliniche utili all’eventuale processo di cura”. Ma l’omosessualità non è una patologia, una condizione di rischio, un indicatore di squilibri ormonali ecc. e la raccolta di informazioni non spiega ne’ il sottoporre al test Hiv (risultato negativo) un paziente che arriva al pronto soccorso con grave mal di testa, ne’ il consigliargli di vaccinarsi contro l’epatite (???), ne’ quel che è accaduto nell’ambulatorio:

“Da subito, il medico che mi ha visitato si è posto in una maniera strana. Il mio compagno era in camera con me e ha chiesto a lui direttamente chi fosse. Ha risposto. Gli ha detto non proprio gentilmente di uscire dalla stanza. La prima cosa che poi ha domandato a me è stata: “Conferma che è il suo fidanzato?”. Penso che a marito e moglie nessuno chiederebbe mai questo tipo di conferma.”

Dice ancora la lettera: “L’azienda ospedaliera è molto dispiaciuta di leggere che un nostro paziente possa essersi sentito ‘discriminato’ ” e mette quest’ultimo termine fra virgolette, ovviamente, perché loro la discriminazione non la riconoscono e anzi scaricano la responsabilità su chi l’ha subita: “Nel caso specifico, l’informazione è stata concordata tra il medico e il paziente”. No, il sig. medico ha fatto domande inappropriate, ha ricevuto comunque risposte oneste e non il “vada a quel paese” che meritava e ha deciso senza chiedere consenso cosa scrivere nel referto.

Non so se la coppia protagonista di questa vicenda deciderà di intraprendere azioni legali, quel che voglio sottolineare ora è che non si tratta di un caso isolato e che non tocca solo le persone lgbt. C’è una categoria di esseri umani che i medici prendono a pesci in faccia a priori: le donne e in particolar modo le donne che mi somigliano.

caduceo

In precedenza ho accennato all’incidente del 31 marzo che mi ha procurato una lesione al tendine d’Achille della gamba destra. Non vi dettaglio tutta l’odissea, altrimenti facciamo notte, ma essa è iniziata al pronto soccorso dell’ospedale Ca’ Foncello, dove non sono stata presa sul serio (un infermiere si è persino spinto a chiedermi sprezzante se era così che di solito sopportavo il dolore), dove quindi il medico di turno ha sbagliato diagnosi e mi ha mandata a casa con la caviglia fasciata e il consiglio di metterci su del ghiaccio senza accorgersi della rottura del tendine. Sul referto di dimissione sta scritto che sarei guarita in 10 giorni: siamo al 14 luglio, io non cammino normalmente e devo fare affidamento su pesanti antidolorifici per arrivare alla fine della giornata.

Ovviamente, quando i dieci giorni sono diventati un mese e passa ho chiesto al medico di base cosa fare. Abbiamo deciso per l’ecografia. Ho cambiato ospedale, ma l’atteggiamento nei miei confronti non è mutato di una virgola. Sentite come l’operatore annoiato e silente del S. Camillo, che mi ha degnato delle mere istruzioni su come stare sul lettino e nulla più, mi ha comunicato l’esito dell’ecografia – e solo perché io l’ho chiesto.

“Ha un tutore?” Attimo in cui trattengo la tentazione di ribattere “Non mi hanno ancora dichiarata incapace”, poi rispondo: “Perché, altrimenti il tendine si rompe?” “E’ già rotto.”, e se ne esce dalla stanza. Più visto. I successivi tentativi di accedere al reparto ortopedico del Ca’ Foncello sunnominato per avere la grazia di una terapia falliscono: nel primo sono “cacciata” dalla struttura perché hanno già troppa gente, nel secondo dovrei accedere tramite pronto soccorso e visto il trattamento me ne vado io.

La visita al professionista privato (112 euro per 15 minuti di infastidita sofferenza snob, sua) non dà risultati: “Bisognava intervenire prima”. “Ma come potevo intervenire prima se non mi hanno diagnosticato la lesione?” “Io le dico le cose come stanno.” “Io pure. In sintesi, cosa faccio adesso?” Il professionista non lo sa: ci sarebbe un’operazione ma visto che il tendine non è completamente staccato la fanno raramente. E io devo farla, dove? Be’, l’esperto non sa neppure questo, per cui mi dà un numero di telefono di un suo collega per un’ulteriore visita a pagamento (sì, ciao).

Ma il meglio deve ancora venire. Considerato che il reparto ortopedico ospedaliero di Ca’ Foncello è off limits e che S. Camillo non lo ha, provo all’Ulss 2. La dottoressa che incontro si occupa di ossa e articolazioni ufficialmente, ma la sua specialità dev’essere aggredire le pazienti che hanno il mio aspetto: vecchia, non truccata, vestita (poveramente) casual e non conforme al BMI. Per inciso, poiché ha un aspetto anoressico, neppure lei è conforme, ma è il medico e tanto basta perché la merda debba prenderla io.

Spiego la situazione. Risposta semi-urlata: “Come? Cosa? Ma suo marito non le ha detto di fare un’altra visita?” Questa tecnicamente si chiama “negazione di agenzia”, cioè la tipa presume che io non sia in grado di prendere decisioni per me stessa e abbia bisogno di un uomo che le prenda per me.

Pazientemente, dopotutto sono una trainer alla nonviolenza riconosciuta a livello internazionale, riferisco di aver fatto altre visite e di aver acquistato un tutore che però non riesco a indossare, perché è molto pesante e la gamba offesa si gonfia terribilmente dopo solo quindici minuti. Risposta nello stesso tono aggressivo: “Allora vede che qualcuno le ha detto di mettere il tutore!”

Questa invece è negazione tout court che mi dà in faccia e spensieratamente della bugiarda. Non le chiedo come si permette ma ribadisco, sempre in modo educato, di non aver avuto indicazioni al proposito e che chi mi ha fatto l’ecografia ha solo domandato se ne avevo uno, dal che io ho autonomamente dedotto che forse era meglio averlo.

A questo punto mi chiede di sdraiarmi sul lettino e mentre provvedo con difficoltà, perché zoppico e perdo facilmente l’equilibrio, mi strilla alle spalle come una maestra incazzata: “E poi abbiamo il peeeesooo, il peso, eh?” (N.B.: in nessun referto medico in mio possesso, nemmeno il suo, il mio peso è indicato come talmente abnorme da costituire fattore di rischio. Sono larga, ma non una mongolfiera.)

Tuttavia, la dottoressa vuole che io mi scusi, si aspetta le mie giustificazioni, la mia vergogna e l’assicurazione che ritengo l’essere me stessa un problema.

I don’t comply. “Non intendo discutere con lei di questo argomento. Ho già una dermatite da stress, come avrà notato guardandomi in faccia, e non voglio peggiorarla.” SILENZIO. Da questo momento in poi svolge arcigna e ingrugnata le sue mansioni, mostrandomi sempre la sua ostilità ma senza verbalizzarla, poi finalmente mi dà il referto e addio.

E’ in pratica privo di esito anch’esso, prescrive sedute di fisioterapia e non si sbilancia a suggerire null’altro, ma il punto ormai non è questo. Il punto è: perché l’omosessuale maschio o femmina, perché la sottoscritta, perché chiunque non risponda al modellino sociale prescritto è trattato come subumano? E soprattutto in un momento in cui, avendo un problema di salute, è altamente vulnerabile e fragile?

Non ci state facendo un favore, signori medici: è il vostro lavoro e vi stiamo pagando per esso. I vostri personali pregiudizi non dovrebbero entrare nel conto. E mi piacerebbe sapere in quale cassetto avete chiuso a tripla mandata il Giuramento di Ippocrate, che avete prestato e che contiene il seguente interessante paragrafo:

(Consapevole dell’importanza e della solennità dell’atto che compio e dell’impegno che assumo, giuro:)

– di curare tutti i miei pazienti con eguale scrupolo e impegno indipendentemente dai sentimenti che essi mi ispirano e prescindendo da ogni differenza di razza, religione, nazionalità, condizione sociale e ideologia politica.

Maria G. Di Rienzo

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“Forse quelli che hanno l’originale, arguta ed intelligente idea di dire: “Perché non possiamo avere un mese dell’orgoglio ETEROSESSUALE?” potrebbero chiedere a se stessi quante volte sono stati umiliati, bullizzati, canzonati, stigmatizzati, isolati, picchiati, terrorizzati, aggrediti per l’essere eterosessuali.” Stephen Fry su Twitter, 7 giugno 2019, commentando la vicenda dell’assalto a due giovani lesbiche londinesi:

https://lunanuvola.wordpress.com/2019/06/08/sopravvissute/

spencer and fry

(Stephen Fry è un attore, comico e scrittore inglese. Nella foto è a destra, assieme al marito Elliot Spencer, pure attore. Si sono sposati nel 2015.)

Le parole di Fry saremo costrette a ripeterle:

* l’8 marzo – “Perché non c’è la festa dell’uomo?”

“A parte che c’è (2 agosto), l’8 marzo è il Giorno internazionale della Donna, non la festa della donna.”

“E allora perché non c’è il Giorno internazionale dell’Uomo?”

“Primo, perché occupate militarmente i restanti 364; secondo, chiedetevi quante volte siete stati umiliati, bullizzati, canzonati, stigmatizzati, isolati, picchiati, terrorizzati, aggrediti per l’essere maschi.”

* il 25 novembre – “E la violenza sugli uomini? Perché non c’è un Giorno internazionale contro la violenza sugli uomini? Le donne violentano gli uomini pissi-pissicologimente-quella roba là. E’ successo a mio cugino! Giuro!”

Ripetiamo: Chiedetevi quante volte siete stati umiliati, bullizzati, canzonati, stigmatizzati, isolati, picchiati, terrorizzati, aggrediti per l’essere maschi. Chiedetelo pure a vostro cugino.

Ci sono giorni, questi giorni, in cui non riesco a reggere la cronaca italiana: è zeppa di donne e ragazze e bambine picchiate, violate e che muoiono come mosche. Ci sono momenti strazianti in cui non riesco a scriverne, in cui voglio solo voltare pagina, o scomparire. Come facevo da bambina, alle elementari, nascosta durante la ricreazione nella fila di cappotti per non essere vista. Sapevo già di essere femmina, ovviamente, e soprattutto di essere una femmina “sbagliata” e di non rispondere agli standard richiesti alle belle – brave – buone bambine. Sapevo già – avevo già visto, avevo già sperimentato – cosa dovevo aspettarmi.

Maria G. Di Rienzo

P.S. Non volevo rattristarvi: dalla fila di cappotti si esce. Quando ci sono riuscita ho: 1) tirato un pugno al bulletto che mi strattonava regolarmente per la treccia – ha smesso; 2) protetto ringhiando altre bambine e tutti gli animali (in particolare micetti) che riuscivo a salvare.

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Queste parole sono dedicate a coloro che sono sopravvissuti

perché la vita è natura selvaggia e loro erano selvatici

perché la vita è un risveglio e loro erano allerta

perché la vita è una fioritura e loro sono sbocciati

perché la vita è una lotta e loro hanno lottato

perché la vita è un dono e loro erano liberi di accettarla

Queste parole sono dedicate a coloro che sono sopravvissuti

irena

Brano tratto da “Bashert” (“ba-shert”, in yiddish “inevitabile” o “pre-destinato”), di Irena Klepfisz. Irena (in immagine qui sopra) è un’Autrice lesbica ebrea e un’attivista. E’ nata il 17 aprile 1941 nel Ghetto di Varsavia, da cui suo padre la fece uscire clandestinamente assieme alla madre all’inizio del 1943: Irena finì in un orfanotrofio cattolico, mentre la madre, grazie a documenti contraffatti, lavorava come domestica per una famiglia polacca. Il padre di Irena morì quello stesso anno durante la Rivolta del Ghetto di Varsavia. Madre e figlia si riunirono subito dopo e si nascosero in campagna, aiutate da contadini locali; a guerra finita si trasferirono prima in Svezia nel 1946 e poi negli Stati Uniti nel 1949.

chris e melania

Queste due giovani donne sono una coppia, Chris e Melania, e vivono a Londra. Il 30 maggio scorso hanno preso un autobus notturno diretto a Camden Town dove abita Chris. Melania affida al web il resoconto di quella serata: “Dobbiamo esserci scambiate un bacio o qualcosa del genere, perché questi tipi hanno cominciato a darci addosso. Ce n’erano almeno quattro. Hanno cominciato a comportarsi da hooligans, chiedendoci di baciarci così che loro potessero godersi la vista, ci chiamavano lesbiche e descrivevano posizioni sessuali. Non ricordo esattamente l’intero episodio, ma la parola “forbici” mi si è impressa in mente. C’eravamo solo noi e loro a bordo. Nel tentativo di sdrammatizzare la situazione ho cominciato a scherzare. Ho pensato che così avrebbero finito per andarsene. Chris ha anche finto di stare male, ma loro hanno continuato a molestarci, a lanciarci monetine e a diventare sempre più entusiasti della faccenda. Di colpo, Chris era nel mezzo dell’autobus a difendersi da loro. D’impulso l’ho raggiunta e l’ho vista con la faccia sanguinante mentre tre di loro la picchiavano. L’ultima cosa che ricordo è di essere stata presa a pugni. Sono rimasta stordita alla vista del mio sangue e sono caduta all’indietro. Non ricordo se ho perso i sensi o no. Improvvisamente l’autobus si è fermato, c’era la polizia e io sanguinavo dappertutto. Le nostre cose sono state rubate. Non so ancora se il mio naso è rotto e non sono stata in grado di andare al lavoro (1), ma quello che mi disturba di più è che LA VIOLENZA E’ DIVENTATA UNA COSA NORMALE, che a volte è necessario vedere una donna che sanguina dopo essere stata presa a pugni per sentire di aver fatto impressione. Io sono stanca di essere presa per un OGGETTO SESSUALE, o di scoprire che queste situazioni sono comuni, degli amici gay che sono stati picchiati senza motivo. Noi dobbiamo sopportare molestie verbali e VIOLENZA SCIOVINISTA, MISOGINA E OMOFOBICA perché quando ti difendi succedono schifezze come questa. Tra l’altro, sono grata a tutte le donne e gli uomini nella mia vita che comprendono come AVERE LE PALLE SIGNIFICHI QUALCOSA DI TOTALMENTE DIVERSO. Spero solo che in giugno, il mese del Pride, cose come queste siano raccontate ad alta voce di modo che SMETTANO DI ACCADERE.”

Quando la violenza diventa il modo usuale e normalizzato di esistere nel mondo, il passo successivo sono i Ghetti. Non possiamo restare a guardare e aspettarlo passivamente. Maria G. Di Rienzo

(1) Melania Geymonat, di origine uruguayana, ha 28 anni ed è assistente di volo. Le maiuscole del testo sono sue.

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(“Evolutionary Psychology Quiz”, di Lyta Gold per Current Affairs, 5 maggio 2019, trad. Maria G. Di Rienzo.)

La psicologia evoluzionistica è spesso ingiustamente calunniata come “la frenologia della nostra epoca”, una “scienza composta di stronzate” che produce “affermazioni non verificabili” sulla base di “prove carenti” per poter sostenere “gerarchie sessiste, razziste e omofobiche”.

Questo non è corretto. Attingendo alle aggregazioni di dati della scienza sociale, deduce la necessaria esistenza di concreti fatti biologici. Vero, non abbiamo trovato la maggior parte dei geni o strutture cerebrali altamente differenziate che dovrebbero esistere per puntellare la stragrande maggioranza delle teorie della psicologia evoluzionistica. Ma questo NON significa che si tratta per lo più di pseudoscienza. Significa che i biologi che dovrebbero lavorare su questo problema sono pigri e probabilmente anche gelosi.

Come facciamo a sapere che la psicologia evoluzionistica è perfettamente valida? Be’, tanto per cominciare ha non uno ma ben due termini scientifici nel proprio nome. E inoltre, è semplice buonsenso: l’Homo Sapiens si è evoluto in un violento stato naturale in cui “il vincitore prende tutto” e perciò gli elementi più profondi e veri della psicologia umana sono innati, brutali e individualistici. I falsi orpelli della “civiltà” sono venuti più tardi e hanno ricoperto la nostra psicologia naturale con ogni cosa che di noi è gentile, femminile, decadente, superficiale, cosmopolita, innaturale e legalista.

Chiunque tenti di chiamare ciò “sessista”, “pura e semplice ideologia”, “vagamente antisemita” o “molto comodo” non capisce la scienza. Qui c’è un quiz che esamina la vostra conoscenza della psicologia evoluzionistica. Per favore tenete a mente che la psicologia evoluzionistica usa per le prove standard differenti dalle scienze esatte. Tali standard sono inalterabili e quindi non possono essere discussi.

illustrazione di c.m. duffy

1. I recettori della serotonina delle aragoste somigliano molto a quelli umani, al punto che le aragoste possono essere influenzate dagli antidepressivi. La struttura sociale delle aragoste è gerarchica. Cosa ci dice questo su noi esseri umani e sul nostro innato bisogno di gerarchia?

a. Gli esseri umani, come le aragoste, desiderano essere governate da un’unica Sovraragosta, che regna sotto il mare su un trono fatto di crostacei e sangue.

b. Gli esseri umani, come le aragoste, desiderano essere mangiati da specie più grandi, più intelligenti e più mobili. E’ il motivo per cui ho inviato segnali radio invitando i buongustai alieni a scendere sul nostro mondo e a scegliere fra noi. Benvenuti, commensali della galassia! Io sono il più carnoso!

c. Gli esseri umani, come le aragoste, a volte muoiono di sfinimento durante la muta, il che spiega perché vestirsi al mattino è coooosì faticoso.

d. Gli esseri umani, come le aragoste, si accoppiano solo quando la femmina della specie seleziona un maschio, sta in agguato presso la casa di lui e piscia un imponente getto di urina profumato di feromoni sulla sua porta. Se questo non somiglia al vostro personale comportamento in materia di accoppiamento, allora non state obbedendo ai vostri naturali istinti genetici e dovete correggervi conformemente.

2. Gli studi mostrano che le donne hanno una leggera preferenza per il colore rosa. Questo fenomeno non dev’essere messo in relazione all’ubiquità dei vestiti e dei giocattoli rosa diretti dal mercato alle bambine. La cultura non è un “innato” elemento motore del comportamento umano (a differenza del mercato, il quale è una forza che occorre naturalmente, proprio come la tettonica delle placche). Gli psicologi evoluzionistici teorizzano che le donne hanno sviluppato il gradimento del colore rosa perché le aiutava a raccogliere bacche selvatiche. Quale prova sostiene al meglio questa teoria?

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3. Prominenti e rispettati psicologi evoluzionistici hanno scritto libri e articoli delucidando i seguenti concetti: gli uomini sono naturalmente promiscui come parte di una strategia evolutiva per farsi quante più pollastre possibile; lo stupro è parte della natura umana perché lo fanno gli scimpanzé, e anche perché assicura il farsi più pollastre possibile; le femmine umane hanno sviluppato i seni come parte di una strategia evolutiva per attrarre gli uomini, perché gli uomini associano la forma dei seni a quella delle natiche divenendo di conseguenza due volte più arrapati.

Se queste teorie sono corrette, quale delle seguenti proposte politiche dovreste voi logicamente promuovere? Potete selezionare più risposte.

a. Poiché gli uomini sono cani in calore e stupratori, troppo eccitati dalla doppietta di seni-natiche per pensare chiaramente, non dovrebbe essere loro più permesso di votare o di possedere proprietà.

b. Dato che gli uomini non sono selettivi nella loro libidine (id est, sono semplicemente animali irragionevoli che vogliono accoppiarsi con quante più donne possibile), dovrebbero essere dati in prestito alle donne a turno. Poiché l’unico elemento chiave dell’evoluzione umana è l’obiettivo di trasmettere i propri geni, possiamo aver fiducia che gli uomini saranno perfettamente felici di questo arrangiamento.

c. Quando un artista maschio disegna un quadrato, si dovrebbe fargli saltare la matita dalla mano a schiaffi. Biologicamente, dovrebbe rispondere solo a forme rotonde, come seni e natiche.

d. Se gli uomini si lamentano di questi arrangiamenti, chiedendo di essere trattati come completi esseri umani con il diritto di votare, possedere proprietà, scegliere le proprie partner romantiche senza coercizione e vivere qualsiasi creativa e soddisfacente vita essi stessi scelgano, saranno inviati alla Ri-Educazione Maschile e ai Campi Ricreativi, dove saranno loro instillate con la forza le indisputabili verità della psicologia evoluzionistica, e sarà anche insegnato loro a fare collanine con il popcorn.

4. “Perché questo quiz attacca solo argomentazioni fittizie? Perché omette di affrontare affermazioni serie come la “biodiversità umana”, o come il fatto che le giovani donne sono geneticamente programmate per preferire gli uomini più anziani, anche se gli uccelli degli uomini anziani non funzionano? Dove posso inviare le mie e-mail furibonde? Mi state prendendo in giro? La psicologia evoluzionistica è un affare molto serio! STO PARLANDO CON TE. GLI UOMINI STANNO PARLANDO.”

Nel tuo arrabbiato responso alla redazione, scegli l’animale estinto che credi incarni meglio la tua collera preistorica. Per favore, fornisci una spiegazione plausibile su come abbatterai questo animale con qualche bastone appuntito e nessuna conoscenza della fisica moderna. Poiché i tuoi antenati erano naturalmente selezionati per dare la caccia a questi animali, e tu hai ereditato i loro geni, dovresti essere del tutto in grado di portare a termine l’incarico.

a. Mammut lanoso (Mammuthus primigenius)

b. Alce irlandese o Megacervo (Megaloceros giganteus)

c. Tigre dai denti a sciabola (Smilodonte)

d. Meta-lupo (Canis dirus)

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Siamo membri di gruppi di minoranza razziale, etnica, e religiosa. Siamo immigrate. Siamo persone diversamente abili. Siamo LGBTQIA. Siamo scienziate. Siamo donne.

500 women scientists

Nel 2016 erano abbastanza frustrate – dalla mancanza di rappresentazione, dal maneggiare continuamente pregiudizi e dalla cascata di bufale antiscientifiche veicolate da politici – da tentare di creare una banca dati per le donne nella loro professione, la scienza. Hanno lanciato il messaggio chiamandolo “500 scienziate” perché questa era la cifra delle firme che aspiravano ad ottenere: ne hanno rapidamente ottenute 20.000.

Oggi il gruppo conta 9.000 aderenti, ha creato più di 300 sezioni in tutto il mondo, offre sostegno alle madri scienziate e strumenti e strategie per assicurarsi che le donne siano rappresentate in incontri, conferenze, dibattiti che riguardano la scienza, organizza i “Wikipedia Edit-a-thons” per combattere gli stereotipi (e le vere e proprie sciocchezze) sulle donne e sulla scienza che si trovano sulle pagine dell’enciclopedia online, e ha lanciato un settore gemello che si chiama “500 donne mediche”.

Potete leggere, in italiano – e eventualmente in altre nove lingue – la loro originale dichiarazione d’intenti qui:

https://500womenscientists.org/italiano

Le due co-fondatrici sono Kelly Ramirez-Donders (specializzata in ecologia microbica e ricercatrice all’Istituto Olandese per l’Ecologia) e Jane Zelikova (ecologa, biologa, regista cinematografica). Le loro citazioni riportate di seguito provengono dall’intervista televisiva che hanno rilasciato di recente al programma “Good Morning America”.

Kelly Ramirez-Donders: “Dire che non si è riusciti a trovare una donna (ndt. scienziata, esperta per il dato ruolo) è solo pigro, perché ci sono un mucchio di donne eccezionalmente qualificate che possono parlare con voi del loro lavoro. (…) Noi vogliamo unirci e prendere posizione nelle nostre comunità per dire: siamo per l’equità e l’integrazione nella scienza.”

Jane Zelikova: “Nella nostra esperienza e negli studi che abbiamo visto non c’è meritocrazia nella scienza. C’è un sistema gerarchico strutturato in cui la gente al potere beneficia della propria posizione e gli uomini bianchi continuano a beneficiare delle strutture che hanno creato. Il sistema lavora nel senso per cui è stato prodotto: semplicemente non funziona per noi (ndt. donne, persone di colore, gruppi poco rappresentati). Desidero dirvi (ndt. a costoro) che la scienza vi vuole e ha bisogno di voi. La vostra prospettiva è importante e la scienza è migliore quando tutti partecipano. Abbiamo bisogno di ciascuna voce.”

Maria G. Di Rienzo

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