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Posts Tagged ‘omofobia’

“Ciò che è certo è che le sardine si sono riunite per combattere tutte le forme di comunicazione politica aggressive, che strizzano l’occhio alla violenza, verbale o fisica, online o offline”. Così ha ribadito alla stampa Mattia Santori e questa è invero la “cifra” primaria che ha portato in piazza quell’Italia, di cui faccio parte, che non si riconosce nella narrazione a senso unico propinata alla nazione per anni da il 99% dei media.

Anni in cui dalle televisioni colavano (e continuano a colare) interviste fiume senza contraddittorio, in pratica comizi, colme di falsità e incitamenti all’odio e clamorose stupidaggini. Anni di aggressioni online e offline (e anche queste continuano), dalle campagne sul web fatte a colpi di insulti e diffamazioni alle loro concretizzazioni fisiche quando i figuri analfabeti della politica sono andati al governo: gli assalti ai giornalisti e ai magistrati, gli abusi di potere contro il dissenso di semplici cittadini, la crudeltà dei “porti chiusi” sono cose di appena qualche mese fa.

Quel che le sardine originarie si sono chieste, se fossimo davvero così soli e così pochi a provare rigetto e disagio e dolore, ha trovato risposta. Tutto qui. Ma, da destra a sinistra, dai filosofi agli opinionisti ai giornalisti ai rappresentanti di partito, gli osservatori non riescono a darsene pace.

La prima ondata di pistolotti aveva questo tormentone sullo sfondo: chi sta dietro a queste piazze piene? Mentre i loro autori si arrampicavano sugli specchi per disegnare il complotto, il loro stordimento era perfettamente percepibile: da dove saltano fuori italiani e italiane che chiedono il rispetto e la realizzazione della Costituzione e che dichiarano di non amare la violenza, quando gliela propiniamo 24 ore su 24 come panacea universale? Chiunque possa o non possa aver offerto il suo sostegno, il dato confortante è questo: non si è riusciti ad addormentare e ad avvelenare tutto il Paese.

La seconda ha ossessivamente chiesto ai manifestanti di risolvere ogni problema nazionale, dall’Ilva alla manutenzione stradale di Roma, omettendo scientemente che ciascuno di loro sta pagando dei rappresentanti a ogni livello amministrativo per fare tale lavoro.

La terza è divisa in due opposti schieramenti che di comune hanno una fretta dannata:

1) i favorevoli chiedono di capitalizzare immediatamente i numeri delle piazze in partiti o liste civiche, condendo i complimenti con velate minacce di disastri futuri: “E se per una manciata di voti dovessero prevalere proprio quelle forze che mai canteranno “Bella ciao” e che detestano la Costituzione repubblicana nata dalla Resistenza antifascista (altro che realizzarla), la necessità della pazienza potrebbe davvero lenire anche un poco il rimorso di non aver trovato il coraggio di correre il rischio, certamente grandissimo, di un impegno elettorale?” Personalmente, non posso provare rimorso per le scelte altrui e non mi sento obbligata a fondare partiti: la società civile fa politica a livello non istituzionale ed è perciò che si chiama così.

2) i contrari stanno freneticamente costruendo “fake news” (finte piazze in cui si canta “odio la lega” o immerse nei rifiuti dopo le manifestazioni) e dipingendo i dimostranti come “bulli etici” che demonizzano l’avversario. In più, ci vogliono vendere Salvini e Meloni (e Di Maio) come rappresentanti dei ceti medio-bassi: “Come è possibile che la gente beneducata, colta, civile, preoccupata delle sorti dei deboli, scenda in piazza per squalificare i leader di quei medesimi deboli?” Io appartengo alla categoria definita economicamente debole, ma ciò non mi rende in automatico un’ignorante intrisa di razzismo, sessismo e omofobia: i leader di cui l’opinionista parla non mi assomigliano ne’ mi rappresentano – a maggior differenza, non maneggio soldi ambigui o proprio sporchi e sono incensurata.

Dal 14 dicembre è uscito questo elenco:

“Pretendiamo che chi è stato eletto vada nelle sedi istituzionali a fare politica invece che fare campagna elettorale permanente.

Pretendiamo che chiunque ricopra la carica di ministro comunichi solamente su canali istituzionali.

Pretendiamo trasparenza nell’uso che la politica fa dei social network.

Pretendiamo che il mondo dell’informazione protegga, difenda e si avvicini il più possibile alla verità.

Pretendiamo che la violenza, in ogni sua forma, venga esclusa dai toni e dai contenuti della politica.

Chiediamo alla politica di rivedere il concetto di sicurezza, e per questo di abrogare i decreti sicurezza attualmente vigenti. C’è bisogno di leggi che non mettano al centro la paura, ma il desiderio di costruire una società inclusiva, che vedano la diversità come ricchezza e non come minaccia.

Le sardine nelle istituzioni ci credono, e si augurano che con il loro contributo di cittadini la politica possa migliorarsi.”

Fin qui sottoscrivo e nuoto. Non ho bisogno di altro.

Maria G. Di Rienzo

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brunna mancuso 2

Sapete già che non ho la televisione (decisione assai annosa grazie alla quale il mio fegato funziona bene e la mia pressione sanguigna è perfetta) per cui, per capire meglio cosa fosse “Il Collegio” ho dovuto leggere qualche recensione: ne escono frasi chiave quali “lezioni di breakdance e di aerobica” e “docente di innegabile bellezza cosa che non lascia indifferenti i maschi della classe” (così, senza virgola, tanto siamo a scuola). Lo scenario d’insieme mi è quindi chiaro.

Il motivo per cui mi sono informata vi è probabilmente già noto: si tratta della situazione in cui si trova una delle giovanissime attrici, la sedicenne Mariana Aresta, alla quale il padre ha detto di andarsene dall’abitazione familiare dopo che lei aveva messo online una fotografia che la ritrae assieme alla sua ragazza Erica.

“Ci tengo a precisare che mi è venuta contro tutta la famiglia – ha scritto il giorno dopo aver reso pubblico il fatto – eccetto mia madre che riteneva che avrei potuto evitare tutto questo non postando quella foto, ma che è comunque rimasta dalla mia parte, pertanto anche lei è stata “cacciata” di casa.” Il motivo per cui non la vogliono più accanto le è stato spiegato così: “Mi hanno detto che non sono normale”. La ragazza scrive anche che se ne andrà ma che non intende cancellare l’immagine in questione dalla sua pagina Instagram.

Il punto in effetti, come per infinite altre storie simili, non è che Mariana sia lesbica ma che lo abbia tranquillamente reso pubblico. Essere omosessuali, maschi e femmine, è del tutto normale e lo sa persino chi strepita su inesistenti malattie e cure e preghiere e conversioni coatte e complotti “giender”, ma dirlo produce un’incrinatura nella narrazione patriarcale che vuole donne e uomini inscatolati in comportamenti prefissati e prescrittivi: è questo che non va bene, giacché mette in discussione assetti di potere.

Quando una ragazza o una donna affermano apertamente “Sono lesbica” stanno implicitamente dicendo che non hanno bisogno di un uomo nella loro vita, che non è un uomo a definire quel che sono e quel che fanno – e questo per i parecchi maschi che si percepiscono come ombelico dell’universo è davvero incomprensibile e inaccettabile. L’unico spazio che la misoginia del patriarcato riserva alle donne omosessuali è quello della pornografia a uso e consumo maschile: se non ti piace, allora devi tenere la cosa nascosta e privata, non “vantartene”, non “urlarlo dalla finestra” eccetera, perché non desiderare uomini a livello affettivo e sessuale è in tale quadro vergognoso e anormale.

“Possono dei genitori abbandonare un figlio?”, si è chiesta anche la ragazza. No, Mariana, legalmente non è così semplice come la mette tuo padre – non mi piaci, perciò te ne vai da casa mia, perché sei minorenne e secondo il Codice Civile ambo i tuoi genitori hanno responsabilità nei tuoi confronti, da esercitare “di comune accordo tenendo conto delle capacità, delle inclinazioni naturali e delle aspirazioni del figlio”. Ma al di là delle opzioni legali (come l’emancipazione) che puoi discutere con un avvocato o meglio ancora con ArciLesbica (dove troverai giovani e non che hanno percorso la tua stessa strada), pur con la massima comprensione per la sofferenza che patisci di fronte al rigetto dei tuoi familiari e con tutto il rispetto per le tue scelte, vorrei chiederti di riflettere sulle modalità che hai usato per dire al mondo “Non so più cosa fare, aiuto”.

Lo scatto perfetto del tuo volto con gli occhi pieni di lacrime e le ciglia arrotolate dal rimmel che stava sopra questa frase è congruente con la “dittatura dell’immagine” che funge, assieme ad altre cose ma con peso notevole, da palla al piede per la libertà delle donne e che si manifesta anche nello show a cui partecipi. Quando starai un po’ meglio e avrai ritrovato una dimensione più serena e stabile in cui vivere, pensaci su. La cosa più inutile che puoi fare è stringere le catene in cui vogliono metterti con le tue stesse mani.

Maria G. Di Rienzo

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“Fabio Tuiach lascia Trieste per arruolarsi nella Legione Straniera – Il consigliere comunale Fabio Tuiach ha deciso di cambiare vita, almeno per un po’. Dopo aver scatenato forti polemiche per essersi detto «offeso» in quanto cattolico perché «Liliana Segre ha detto che Gesù era ebreo», il consigliere di minoranza del gruppo misto del consiglio comunale di Trieste va oltralpe, per arruolarsi nella Legione Straniera in Francia.”

Stanti i suoi contributi alla politica – tipo la mozione contro il Gay Pride a Trieste, in cui proponeva di chiedere alla Diocesi di organizzare, “con tutti i cattolici, un rosario pubblico riparatore dell’abominio” – e le sue esternazioni (“Il femminicidio è un’invenzione della sinistra”, “Cucchi era un drogato e se l’è meritato”, “Maometto era un pedofilo”) c’è chi dice che questa sua decisione di lasciare l’Italia si configuri come un guadagno per il nostro Paese.

A prima vista, la Legione sembra essere il posto ideale per il sig. Tuiach:

1) fra i requisiti per la selezione in quel di Aubagne non figura l’istruzione;

2) l’addestramento delle reclute è definito sovente con l’aggettivo “brutale”, ma un ex pugile è probabilmente in grado di sostenerlo senza eccessiva sofferenza;

3) se dovesse vergognarsi di tutte le magre figure in cui è incorso, la Legione consente a chi si arruola di farlo sotto pseudonimo (o “identità dichiarata”, un tempo era obbligatoria giacché il corpo era per lo più composto da delinquenti acclarati e persone che avevano comunque problemi a vario titolo con la giustizia).

Poiché storicamente sulla carne da macello (guerra) i potenti che la usano non sono schizzinosi, la Legione ha sempre accolto persone di colore e ebrei senza alcun problema: fra gli individui famosi che in passato ne fecero parte ci sono Eugene Bullard, il primo pilota afro-americano, nonché gli ebrei Léon Ashkenazi (filosofo e rabbino) e Arthur Koestler (scrittore, giornalista e anche lui filosofo). Al giorno d’oggi l’attitudine non è diversa ed è rispetto a ciò che il sig. Tuiach potrebbe sperimentare qualche difficoltà. Il secondo punto del Codice d’Onore dei legionari infatti recita:

“Ogni legionario è tuo fratello in armi quali che siano la sua nazionalità, la sua razza o la sua religione. Gli riservi la medesima intima solidarietà che unisce i membri di una stessa famiglia.”

Se alla fine dovesse gettare la spugna, quindi, sappiamo già perché.

Maria G. Di Rienzo

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brain

Logica elementare: il predicato è l’attestazione di un giudizio – vero o falso – su un soggetto. Tertium non datur. Per esempio, io vivo in Italia (e ultimamente me dispiaccio troppo spesso, purtroppo) e ciò è vero. Il fatto non può essere contestato, negato, sottoposto a opinione o rubricato come tale, reso parziale da convinzioni altrui sull’esistenza mia e dell’Italia.

Sessismo, omofobia e razzismo sono espressioni di paura e odio i cui dettagli come definizioni si possono trovare su qualsiasi dizionario della lingua italiana. Le definizioni in questione non sono parimenti opinabili: quel che un individuo qualsiasi può pensare al proposito non le rende fluide e incerte o sospese per aria in attesa di chiarimento.

Considerare ogni dato fattuale una mera opinione, d’altronde, è attualmente la forma più comune di giustificazione della violenza relativa a sessismo, omofobia e razzismo.

1. Torino, “Aggredita perché lesbica”. La denuncia di una quindicenne presa a pugni all’uscita dalla stazione”.

La vicenda è accaduta il 31 ottobre u.s. La ragazzina stava andando a scuola. Il farabutto adulto (25/30 anni) che le ha tirato, a freddo, un pugno in faccia e calci sul costato le ha nel contempo fornito questa opinione come spiegazione della propria condotta: una femmina non deve andare in giro conciata come un uomo. Nessuno dei presenti, probabilmente tutti molto rispettosi delle opinioni altrui, è intervenuto.

La madre della quindicenne ha dichiarato alla stampa che la figlia è bersaglio di ingiurie sin da piccola, perché giudicata “troppo mascolina”: “Già alle medie era stata bullizzata dai ragazzini, se non sei la classica ragazza carina e fashion i maschietti di oggi te lo fanno notare e sono feroci. (…) Mia figlia ci ha messo degli anni per accettare questa sua scelta, ora che è stata aggredita si sente umiliata e impaurita. (…) Ai genitori che vivono la mia stessa situazione consiglio di stare vicino ai propri figli, di ascoltarli e di avere il coraggio di affidarsi a chi ha gli strumenti giusti e può dare il supporto psicologico adeguato.”

Tutto sensato da parte della madre e, per me che ho lavorato sovente nell’ambito identità / discriminazione con le persone lgbt, tutto il resto molto noto. Ci sono solo alcuni aspetti da delucidare: a) l’essere maschi o femmine è un dato biologico, non un set di abiti e accessori – indossare pantaloni o minigonna, truccarsi o no, avere al braccio una borsetta con lustrini o uno zaino in spalla non determina il sesso di nessuno; b) i tratti di comportamento sociale attribuiti e prescritti ai due sessi della specie umana sono in larga parte arbitrari, soggetti a variazioni – che ne danno di volta in volta descrizioni anche diametralmente opposte – influenzate da epoche storiche, ambiti culturali, religioni ecc. Questa è la differenza fra “sesso” e “genere”; c) l’omosessualità non è una scelta: non ci si sveglia una mattina pensando “Ma sì, scelgo di essere lesbica (o gay).” Ci si accorge pian piano, ma di solito molto presto, di provare determinati sentimenti e stante l’ostracismo sociale che gli stessi incontrano sì, si lotta per anni con se stesse/i e con la sofferenza derivata dal rifiuto e dal disprezzo altrui.

Con buona probabilità, il tizio che ha assalito la quindicenne e ha usato “lesbica” come insulto considera l’omosessualità una scelta, ritenendosi legittimato a sanzionarla in quanto maschio eterosessuale, ma ciò per cui ha menato pugni e calci è l’altra unica e vera scelta che una persona omosessuale può fare: dirlo ed essere se stessa o tacerlo e fingere. La ragazza è stata “punita” per essersi sottratta ai diktat del genere – quelli che la vogliono in tacchi e pizzi e scollature e strizzatine d’occhio per la soddisfazione dello sguardo maschile giudicante.

2. “Liliana Segre nonnetta mai eletta”: si dimette il coordinatore della Lega di Lecce dopo gli insulti alla senatrice.

Dell’astensione di Lega e centrodestra tutto sulla Commissione Segre e dello strascico di polemiche conseguente siete di certo già edotti. Il coordinatore in questione è l’avvocato Riccardo Rodelli. L’altro giorno non aveva niente di meglio con cui occupare il proprio tempo e ha mandato in giro un comunicato stampa che fa dubitare sia presente a se stesso (il testo è uno sproloquio zeppo di complottismo e vittimismo, scollegato dalla realtà) e suscita forti perplessità su come abbia ottenuto la laurea (usa la lingua italiana in modo scorretto nonché assai spericolato nel tentativo di apparire profondo e filosofico).

Estratto esplicativo, dove soggetti e verbi non concordano ma si svela il tristo sotterraneo maneggio contro il perseguitato politico Salvini (qualche anno fa il perseguitato si chiamava Berlusconi), candidato all’esilio coatto se si costituisce una commissione parlamentare:

“Le rivoluzioni si inaugurano con le nuove parole, le dittature con l’abrogazione, la proibizione, la mutazione delle parole. Ovvio che corra ai rimedi, ovviamente ammantati dei più santi e venerabili principi provvisori che contraddistinguono la loro etica imputridita di doppiopesismo e doppia e magari tripla morale. Usando come avanguardia e maschera un personaggio che non possa essere “attaccato”: una vecchietta ben educata, reduce dai campi di concentramento, mai eletta. La Mrs. Doubtfire di palazzo Madama. Ed ecco servito il ricatto, l’estorsione perfetta.

L’avvertimento minaccioso e sinistro col quale ti tapperanno la bocca: perché non puoi dire più niente, devi chinare la testa, tacere, accettare di bere sino in fondo il calice dell’amarezza. E allora che significa “Commissione sull’Antirazzismo e l’odio”? La verità è nelle ultime inquietanti parole che la nonnetta, a nome del PD che l’ha redatta, dove per odio, razzismo e intolleranza si intende “ogni forma” di “nazionalismo”, “etnocentrismo” e similia. In pratica: il “prima gli italiani” e solo quello. E’ Salvini e i salviniani l’unico scopo. Come è Salvini il solo scopo di questo governo. Il suo internamento in un solitario campo di concentramento, dove attenti agli altri, molti potrebbero andare a fargli compagnia per un commento su fb.”

Poi c’è la solita manfrina, che vi risparmio, sulla “dittatura del politicamente corretto”. Anche il sig. Rodelli appare convinto che le apologie di reato (e poi magari i reati veri e propri, perché le parole alimentano le azioni) siano opinioni, ma non “mere” opinioni: costituirebbero addirittura il bastione contro il totalitarismo. Peccato che, cito a caso, “sporca ebrea” o “gli ebrei stanno bene nei forni”, così come “troia lesbica” e “negro di merda”, siano proprio le espressioni che preparano e sostengono le dittature. Il totalitarismo ha bisogno di nemici, interni ed esterni, per creare una coesione sociale basata sulla paura e attribuire ad essi la responsabilità di ogni problema nazionale e di ogni proprio fallimento. Le minoranze, in questo senso, si prestano perfettamente allo scopo. E qui arriviamo al

3. Il capo ultrà del Verona: “Balotelli mai del tutto italiano, ha fatto una pagliacciata”

“Balotelli è italiano perché ha la cittadinanza italiana ma non potrà mai essere del tutto italiano. Ci sono problemi a dire la parola negro? Mi viene a prendere la Commissione Segre perché chiamo uno negro? Mi vengono a suonare il campanello?”, dice il “capo” menzionato nel titolo, tale Luca Castellini di Forza Nuova, che già in passato aveva spiegato come “l’inneggiare a Hitler” sia semplice “goliardia”.

Anche qui sapete già dei cori della tifoseria avversaria contro il giocatore, della reazione dello stesso che calcia il pallone in curva e delle ciance leghiste / di destra: di nuovo vittimismo e rovesciamento della realtà (“vergognosa gogna mediatica contro Verona e i suoi tifosi” – Lorenzo Fontana, ex ministro leghista), entrambi enunciati con disdegno per la lingua italiana (“Non può esistere che da un presupposto che non esiste, perché allo stadio non ci sono stati cori razzisti, venga messa alla gogna una tifoseria e una città.” – Federico Sboarina, sindaco di Verona) e conditi dal consueto benaltrismo: “Vale più un operaio dell’Ilva che dieci Balotelli. Il razzismo va condannato ma non abbiamo bisogno di fenomeni.” – Matteo Salvini, futuro martire della libertà di parola che sulla commissione parlamentare già citata si è chiesto meditabondo “chi” possa giudicare “cosa è razzista e cosa no”, cos’è odio e cos’è opinione.

Se per ventura mi leggesse, il primo paragrafo di questo pezzo dovrebbe essere sufficiente a dissipare i suoi dubbi ed eventualmente quelli dei suoi sodali. Informo tutti costoro che il dizionario Treccani è online.

C’è anche un mezzo diretto – e davvero efficace – per accertarsi delle differenze: chiedere alla ragazza di Torino se il pestaggio che ha subito derivi da odio (omofobia, sessismo) o da una stimata e tutelabile opinione; chiedere a Liliana Segre se quando le hanno tatuato il numero sul braccio in campo di concentramento ha pensato “Be’, questa è l’opinione dei nazisti, devo rispettarla o finiremo sotto la dittatura del politicamente corretto!”; chiedere a Balotelli perché si incazza quando si vede a occhio nudo che è uno sporco negro, diamine, e prendersi una pallonata negli zebedei – infine, chiedere a quella cima di Luca Castellini se può dettagliare i centimetri, i grammi, il numero dei capelli, o quant’altro difetti al giocatore per essere “tutto italiano”. Sappiamo già che a lui non manca nulla per essere un razzista.

Maria G. Di Rienzo

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elena barbu - cavemen

(Involuzione della specie umana: l’aspetto della maggioranza dei politici e dei giornalisti italiani nel 2019, in accordo alle loro stimate “opinioni”.)

Io pretendo di spendere i miei quattrini come e nella quantità che mi garba. E qualora sborsi mille euro per andare a letto con una escort sono affari miei e non dei gay che ci amministrano. Sarebbe assurdo che in un Paese che va a puttane non fosse lecito per un cittadino pagare di sfroso una mignotta.” Vittorio Feltri, direttore di Libero.

Ci sono molte cose da imparare in questo aulico paragrafo: su tutte spiccano la finezza del linguaggio, il richiamo al bene supremo della libertà e ai diritti umani, il profondo rispetto per le donne e per le persone omosessuali, l’acuta analisi politica, il senso di appartenenza e responsabilità nei confronti del proprio Paese.

Svela anche, con indubbio coraggio, cosa sta dietro al cianciar di “sex worker” e “escort” e “lavoro come un altro” e “basta con il moralismo” nei pensieri dei puttanieri clienti: mignotte.

Tuttavia, essendo appunto un fraseggio molto squisito potrebbe risultare non immediatamente comprensibile alle masse. Tenterò quindi una semplificazione, sperando di non urtare la sensibilità del Maestro:

“Io pretendo di spendere i miei quattrini come e nella quantità che mi garba.”

Sono ricco, quindi non devo sottostare a nessuna regola e sono al di sopra della legge.

“E qualora sborsi mille euro per andare a letto con una escort sono affari miei e non dei gay che ci amministrano.”

Ci sono persone per cui mille euro costituiscono lo stipendio mensile e che con tale somma devono far quadrare le spese di un’intera famiglia. Ma io me ne frego allegramente, perché posso spenderli in un solo giorno per comprare un donna. Chi al governo non la pensa come me è ovviamente un finocchio, perché tutti i “veri” uomini trattano le donne come meri pezzi di carne a disposizione dell’acquirente.

“Sarebbe assurdo che in un Paese che va a puttane non fosse lecito per un cittadino pagare di sfroso una mignotta.”

Qui c’è di più del gioco di parole squallido con cui cerco di ingraziarmi il lettore: in una nazione in difficoltà, in cui la democrazia è fragile e la politica troppo spesso non all’altezza del suo compito, i cittadini sono autorizzati a dare il peggio di se stessi. In sintesi, se quelli sopra di te rubano, ruba anche tu. Beninteso, per “cittadini” si intendono le persone di sesso maschile con alto reddito come me.

Non so perché, ma i termini “direttore” e “giornalista” sembrano non sposarsi bene con il nome Vittorio Feltri – alla sottoscritta, dopo la virgola, vien voglia di scrivere “ricottaro”.

Maria G. Di Rienzo

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Pat Parker

(“My Lover Is a Woman”, di Pat Parker (Patricia Cooks, 1944 – 1989, in immagine). Pat, femminista lesbica, è stata oltre che poeta una grande attivista per i diritti umani e testimoniò davanti alle Nazioni Unite sulla violenza di genere: la sua stessa sorella maggiore morì uccisa dal proprio marito, il che Pat raccontò in versi nel poema “Womanslaughter” del 1978 – l’uomo ricevette la sentenza ad un anno di carcere con il permesso di continuare a lavorare all’esterno di esso.)

IL MIO AMORE E’ UNA DONNA

I.

il mio amore è una donna

& quando l’abbraccio

sento il suo calore

mi sento bene

mi sento al sicuro

quindi – non penso mai

alle voci della mia famiglia

non sento le mie sorelle dire

lesbicone, strambe, ridicole

vieni a trovarci, ma non

portare le tue amiche

a noi va bene,

ma non dirlo alla mamma

le si spezzerebbe il cuore

non percepisco mio padre

rigirarsi nella tomba

non sento mia madre piangere

Dio, che tipo di bambina è questa?

II.

i capelli della mia amata sono biondi

& quando si strofinano sulla mia faccia

sento che sono soffici

sembrano un migliaio di dita

che toccano la mia pelle e mi abbracciano

e io mi sento bene

quindi – non penso mai al ragazzino

che ha sputato e mi ha chiamato negra

non penso mai al poliziotto

che ha preso a calci il mio corpo & ha detto striscia

non penso mai ai Neri corpi

penzolanti dagli alberi o pieni

di buchi di pallottole

non sento le mie sorelle dire

i capelli dei bianchi puzzano

non fidarti di nessuno di loro

non percepisco mio padre

rivoltarsi nella tomba

non sento mia madre parlare

del suo mal di schiena dopo aver grattato pavimenti

non odo il suo pianto

Dio, che tipo di bambina è questa?

III.

gli occhi della mia amata sono azzurri

& quando mi guarda

io fluttuo in un lago caldo

sento i muscoli farsi deboli dal desiderio

mi sento bene

mi sento al sicuro

quindi – non penso mai agli azzurri

occhi che mi hanno squadrata

e si sono mossi a tre sgabelli di distanza da me

in un bar

non sento le mie sorelle infuriarsi

su uomini Neri sifilitici usati come cavie

infuriarsi su bambini sterilizzati

non le vedo fermarsi giusto a

un crocevia per terrorizzare la vecchia

stronza bianca

non sento mio padre rigirarsi

nella sua tomba

non ricordo mia madre

insegnarmi i sissignore e sissignora

per mantenermi in vita

non sento mai mia madre piangere

Dio, che tipo di bambina è questa?

IV.

& quando vado in un bar gay

& la mia stessa gente mi evita perché

ho oltrepassato un limite

& la gente di lei la guarda per vedere

cosa c’è di sbagliato in lei

che difetto

l’ha attirata verso di me

& quando camminiamo per le strade

di questa città

dimentichiamo e ci tocchiamo

o ci teniamo per mano

& la gente

fissa, guarda male, aggrotta la fronte & sfotte

i froci

io ricordo

ogni parola che mi è stata insegnata

ogni parola che mi è stata detta

ogni atto fatto a me

e allora odio

guardo la mia amata

& per un istante

dubito

allora – stringo la sua mano più forte

e posso sentire mia madre piangere.

Dio, che tipo di bambina è questa?

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hye-in

Som Hye-in, che vedete in immagine, è una giovane coreana che di recente ha fatto il suo coming out come bisessuale. Sul suo profilo Instagram ha pubblicato qualche giorno fa due fotografie: due mani strette l’una nell’altra e il segmento di due volti vicini (il suo e quello di un’altra giovane donna: credo la foto sia “tagliata” per non permettere il riconoscimento della seconda persona) con una dicitura del tipo “la mia meravigliosa ragazza”.

E’ qualcosa che gli eterosessuali fanno di continuo, ma nel suo caso il post è stato ripreso e amplificato da vari media e Hye-in ha ricevuto un virulento attacco su internet che è ancora in corso. E’ una storia che si ripete in pratica ovunque ed è perciò che la riporto qui come emblematica.

Som Hye-in non è propriamente una celebrità. Ha partecipato in passato a uno di quegli squallidi programmi per “aspiranti idoli” e si è dovuta ritirare quasi subito perché i suoi medici le hanno detto che se voleva avere speranze per sconfiggere l’anoressia quello non era il posto giusto dove stare. I suoi aggressori le rinfacciano anche, in questi giorni, di essere stata una “bulla” a scuola: mentre frequentava le medie ha infatti aggredito fisicamente una compagna che sparlava in modo pesante di lei e di una sua amica.

Così, ieri 14 agosto, la giovane ha risposto ai suoi detrattori:

“Salve, qui è Som Hye-in. Penso che la maggior parte della gente probabilmente non sappia chi sono. Onestamente sono stata presa alla sprovvista dal fatto che qualcuna come me sia al top delle ricerche su internet. Non sono famosa, sono stata solo presente a un episodio di “Scuola per Idoli” due anni fa, perciò mi ha sorpreso vedere a quanta gente importa del mio coming out.

Innanzitutto, per quel che riguarda la controversia sulla violenza scolastica, le parti coinvolte si sono già parlate e hanno già risolto la questione, perciò non intendo parlarne più. E voglio chiarire una volta di più che non sono uscita allo scoperto per coprire una qualsiasi controversia o per farmi conoscere.

Molti hanno detto: “E’ forse qualcosa di cui vantarsi? Hai proprio bisogno di attenzione?” oppure “Non puoi vivere la tua relazione in modo quieto, perché la stai urlando da in cima a un tetto?” Ma io non sono mai stata rumorosa al proposito. L’ho detto in precedenza, ma non ho mai chiesto attenzione.

Mi sono dichiarata da principio il 31 luglio scorso. Allora, non c’è stato proprio tutto questo grande interesse o responso come ora, e io pensavo di aver già avuto una risposta enorme. Poco più di una settimana dopo, questo è accaduto.

Non sono una persona famosa. La gente lo ha scoperto per l’improvvisa copertura giornalistica, i commenti e i video. Non ho mai chiesto attenzione. Le persone stanno riprendendo storie su di me e le pubblicano online come se fosse chissà che evento. In che modo pensate io possa mettere fine a ciò?

Proprio come chiunque altro, ho pubblicato foto di me assieme alla persona che amo. Volevo solo esprimere questo apertamente, come per i “lovestagrams” che molta gente mette online. Perché si è liberi di esprimere se stessi su Instagram. Io non voglio diventare famosa. Non voglio diventare una personalità televisiva. Sto solo facendo quel che desidero.

Se avessi voluto diventare famosa, mi sarei piazzata sullo schermo dopo aver appena rilasciato un album. Se avessi fatto coming out per essere in tv, mi sarei già preparata l’apparizione in un programma. Ma non ho pensato neppure un attimo all’essere in televisione in Corea e a vivere all’interno dello schermo. Questo è il motivo per cui ho detto che se la gente continua a pubblicare speculazioni, articoli malevoli, commenti e video, io intraprenderò azioni legali.

Inoltre, non ho in mente di chiedere alle persone di capire il mio amore o la mia bisessualità. Ma perché devo ascoltare gente che mi dice misandrica, malata mentale, disgustosa e altri grossolani insulti sessuali?

Penso a me stessa semplicemente come a una delle persone che vivono su questo pianeta, perciò quando sono uscita allo scoperto non pensavo di alzare un polverone, ne’ di ignorare la sofferenza di coloro che amo e di usare la mia sessualità come un’arma.

Perché il mio amore è stato così distorto che sono costretta a spiegare me stessa? Sono stata solo onesta e non ho chiesto nulla a nessuno.

P. S. Non vedo solo i commenti negativi. Ho visto tutti i commenti grandiosi, l’appoggio, l’incoraggiamento, la preoccupazione di ognuno di voi e sono davvero, davvero grata, dal profondo del cuore. Mi danno così tanta forza e mi sento indegna di tanta gentilezza, perciò mi salgono le lacrime agli occhi ogni volta in cui li leggo. Sul serio.”

Un post scriptum anche dalla traduttrice: 1) queste cose non possono continuare a succedere nel 2019 e dobbiamo urlare con quanto fiato abbiamo a sostegno di chiunque sia investito dalla misoginia e dall’omofobia; 2) coming out è la formula corretta che indica il dichiararsi da parte di una persona lgbt, non outing come continuo a leggere su giornali, blog, commenti: quest’ultimo termine indica l’essere messi allo scoperto da altri, a propria insaputa e contro la propria volontà.

Maria G. Di Rienzo

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