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Posts Tagged ‘migranti’

C’è una scuola statale, in Gran Bretagna, che si chiama “Oxford Spires Academy”, che non ha nulla di altisonante oltre il nome e dove gli/le studenti parlano fra loro più di 30 lingue. Ci lavora la professoressa e scrittrice Kate Clanchy (in immagine sotto questo paragrafo) che ha trascorso gli ultimi dieci anni insegnando poesia a bambini e ragazzi – in maggioranza rifugiati o migranti – per aiutarli a guadagnare fiducia in se stessi e a dar forma alle loro proprie narrazioni.

teacher kate

L’anno scorso, guidati da questa donna, gli alunni e le alunne hanno pubblicato un’antologia dal titolo “Inghilterra: Poesie da una scuola”, che ha ottenuto risonanza e lodi a livello nazionale. I due migliori studenti della scuola, una femmina e un maschio, sono anche vincitori di concorsi di poesia.

“Non c’era un grande piano al proposito. – ha spiegato Clanchy – Il successo è arrivato mentre andavamo avanti. E’ il modo in cui alcune scuole diventano famose per il cricket: noi siamo molto bravi a fare poesia.”

L’insegnante racconta di essersi trovata ad avere una scolaresca fatta di “rifugiati dalla guerra e rifugiati dalla povertà”, i cui retroscena di esperienze difficili e in cui avevano sperimentato o testimoniato violenza, davano origine a una serie di memorie e narrazioni taciute, spesso intrise di vergogna. Clanchy ha pensato giustamente che le ferite non curate si infettano – perciò, ha cominciato a guarirle con la poesia: “Penso sia particolarmente importante per i migranti raccontare le loro storie e avere il controllo su di esse. Le loro storie gli sono sottratte non appena arrivano, perché entrando nel paese devono attenersi a una versione precisa e da quella non possono deviare. Molto spesso le narrano in una lingua diversa, mentre hanno paura, e le loro storie finiscono per essere distorte in diversi modi. La poesia ha un’importanza speciale in moltissime tradizioni, per esempio in Afghanistan, soprattutto per le donne: si parlano l’una con l’altra in versi, fanno giochi e gare con la poesia. Perciò, se tu dai modo a queste persone di raccontare le loro storie con la poesia permetti loro di parlare e di essere ascoltate. I miei studenti rifugiati arrivano in una scuola accogliente in cui possono parlare, in cui la poesia permette loro di parlare e l’intera istruzione che ricevono li autorizza a parlare, a essere ascoltati, ad ascoltare gli altri. La scuola è la comunità, e la scuola è l’Inghilterra.”

Nel 2013, l’insegnante creò un club di poesia per un piccolo numero di “ragazze straniere molto riservate”, appena arrivate a scuola, che si riuniva al giovedì per parlare e scrivere. Nei successivi cinque anni, il gruppo produsse lavori che sono stati inondati da premi e riconoscimenti in tutta la nazione.

Da allora, racconta Clanchy, lei ha potuto vedere le ragazze fiorire. Una è avvocata; una si è diplomata con il massimo dei voti e ora studia lingue, inglese e scrittura creativa all’università; sempre all’università ce n’è un’altra che ha vinto una borsa di studio per rifugiati e un’altra ancora che si sta laureando in scienze politiche. Le restanti due stanno studiando per diventare insegnanti.

“Non c’è bisogno che la poesia sia il loro focus e non devono necessariamente diventare scrittrici: la poesia dà solo loro un diverso tipo di fiducia in se stesse. E’ nelle loro vite e ancora la leggono e la creano, le ha aiutate ad acquisire sicurezza e cambiamento. Penso sia semplicemente qualcosa che hanno il diritto di avere.”

Maria G. Di Rienzo

Quella che segue è una composizione di Amineh Abou Kerech, che è arrivata in Gran Bretagna e alla scuola suddetta dalla Siria, nel 2014. Oggi scrive poesia nella propria lingua e in inglese: in ciò che sto per tradurvi Amineh parla al Mediterraneo.

I giorni passano, ma il passato non si muove

In passato

andavo al mare

per camminare sulla sabbia dorata

per ricevere ciò che il mare mandava dalle acque profonde, fuori nello spazio vuoto: conchiglie, ostriche, ogni cosa bella che veniva dall’interno del suo cuore abissale,

e guardare tutto come fosse un dipinto appeso al muro.

Mare, come e perché hai cominciato a mandare pezzi

da dentro di te: barche rotte, gente morta, vestiti,

scarpe, giubbotti di salvataggio lacerati e rivoltati?

Ma il Mare non ha risposto. Io ho detto:

Tu hai rubato sogni. Giù sui fondali

hai rubato bambini, come se fossi affamato, hai continuato a mangiare

senza mai dire sono sazio.

Ma il Mare ancora non ha risposto. Io ho detto:

Mare, dimmi quanto grande è la tua terra,

quanto profonda è la tua acqua, quanto vasto è il fondale che

può sistemare milioni di esseri umani morti.

E ancora il Mare non ha risposto. Io ho detto:

Mare, spero che un giorno tornerai a questo mondo

come una madre che salva il suo piccolo dal pericolo.

E il Mare non aveva nulla da dire.

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Nel paese dei balocchi e dei farlocchi, ogni volta in cui abbiamo alzato la testa e abbiamo detto: questo è offensivo, quest’altro incita alla violenza, quest’altro ancora è falso e scorretto, non ha alcun riscontro storico ne’ scientifico… un coro di cialtroni ambosessi ci ha urlato con somma indignazione che tutto era rubricabile come “opinione” e che, come tale, tutto doveva essere nobilmente difeso.

Esaminare contesto e merito è troppo difficile, quando per vivere si usano a stento un paio di neuroni, meglio sparare idiozie a nastro e sentirsi vincenti, potenti, superiori, legittimati dai numeri anche quando i numeri non ci sono (tutti dicono che…) e paladini della “libertà di pensiero”.

Be’, io vorrei sapere dove questi eroi e queste eroine sono adesso, nel momento in cui le opinioni può averle solo chi sta al governo. Nella fattispecie, si possono avere idee e convinzioni solo quando esse concordino con quelle di chi ha vinto le elezioni. I seguaci di Voltaire non annusano niente? Io sento una gran puzza di prove generali di dittatura. Solo in questi primi 9 giorni di giugno:

* A Porto Mantovano la Digos ha vietato i lenzuoli che criticano Salvini, interpretati come “turbativa di comizio”.

* A Novate Milanese la contestazione pacifica durante il comizio del suddetto è tenuta a distanza dalla polizia, che ha sequestrato un gommone gonfiabile per “questioni di ordine pubblico”.

*A Roma, durante la manifestazione del pubblico impiego, gli agenti della Digos intimano la chiusura di uno striscione (l’avrete probabilmente visto, una vignetta inoffensiva) ai sindacalisti della Uil: “Hanno visto lo striscione, lo hanno fotografato e si sono avvicinati per intimarci di chiuderlo: hanno detto che non potevamo esporlo perché raffigurava i due ministri e loro avevano la direttiva secondo cui non si possono esporre striscioni che facciano riferimento ai due ministri. (nda. Di Maio e Salvini) Abbiamo ribattuto dicendo che non era offensivo ma ironico, loro hanno concordato ma avevano una direttiva da rispettare. A un certo punto ce lo stavano togliendo dalle mani con la forza, ma lo abbiamo chiuso noi. Da allora ci hanno seguito fisicamente e sorvegliato a vista fino a Piazza del Popolo affinché non esponessimo lo striscione. In piazza ci hanno chiesto di portarlo via con il furgone e sono rimasti sempre nelle vicinanze.”.

Naturalmente una “direttiva” del genere è ILLEGALE, perché non esiste il reato di “vilipendio a Gigino” o “lesa maestà di Matteo”: l’unica persona tutelata in questo senso, non come individuo ma come carica istituzionale, è il Presidente della Repubblica (Codice Penale – art. 278). Perciò la Questura se ne esce con questa spiegazione: “si è ritenuto che lo striscione fosse lesivo del decoro paesaggistico”.

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* Sul pestaggio del giornalista Origone da parte della polizia, il Ministro dell’Interno tace e manda avanti il suo sottosegretario, il quale esprime “rammarico”, ma nulla di più, giacché “i cronisti non erano riconoscibili”. Capito bene? Niente scuse, niente prese di distanza o condanne, niente rassicurazioni sul diritto di cronaca / informazione, niente impegni sulla protezione dei giornalisti… e un inquietante “fra le righe”: i cittadini non riconoscibili come reporter, fotografi, cineoperatori possono essere massacrati di botte in totale impunità?

* I giudici che hanno emesso sentenze non gradite al Ministro suddetto – dopo una squallida operazione di “dossieraggio” che ha scandagliato le loro vite private – sono stati definiti “contrari al governo”, avendo “espresso idee” o avendo “avuto rapporti di collaborazione o vicinanza con riviste sensibili al tema degli stranieri“! Per cui, non dovrebbero esercitare la loro professione quando le questioni legali di cui si occupano potrebbero risolversi in maniera tale da infastidire l’esecutivo in materia di immigrazione. In questo contesto, sembra che “Salvini” e “governo” siano sinonimi e che l’indipendenza della magistratura sia cosa del passato: perché il Viminale non sta solo esprimendo le sue opinioni, “sta valutando di rivolgersi all’Avvocatura dello Stato” per verificare se c’è qualche escamotage adatto a sanzionare i magistrati nel mirino.

Vedete bene che palesare critiche o convincimenti avendo l’agio di dare “direttive” alle forze dell’ordine o di avviare procedimenti legali in nome dello Stato è un po’ diverso dal farlo con un lenzuolo alla finestra o uno striscione per strada, vero? Le posizioni di forza da cui si parte non sono paragonabili.

Comunque, sino a questo momento le giustificazioni adottate da governo e questure hanno davvero brillato per creatività (risultando purtroppo insensate e ridicole, ma sono i rischi del mestiere quando la politica diventa spettacolo tragicomico). Mi domando di quali altri reati potrebbero essere accusati i dissenzienti che dicano o scrivano “quel che Di Maio e Salvini stanno facendo non mi piace”, magari di “deturpazione di patrimonio artistico della nazione italiana (tutelato dalla Costituzione – art. 9)” – in effetti le biografie autorizzate reiterano l’abbagliante bellezza dei due, oppure di “atti osceni in luogo pubblico” (Codice Penale – art. 527), giacché l’operato dell’attuale governo è privo di senso del pudore?

mirandola

Maria G. Di Rienzo

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Il 31 maggio (venerdì scorso) i quotidiani riportano questa notizia: “Tenta di violentare l’autista donna su un bus, bimba di 10 anni chiama il 113”.

Il fatto è accaduto a Vicenza e il perpetratore è un nigeriano 31enne, con precedenti penali, la cui aggressione è sventata dall’intervento di un anziano e dalla telefonata al 113 di una bimba di 10 anni.

Il ministro dell’Interno Matteo Salvini commenta: “Grazie al decreto sicurezza questo infame può essere espulso e rimandato a casa sua. Non abbiamo bisogno di stupratori e scippatori.”

Il giorno dopo, 1° giugno, raggiungono la cronaca svariati episodi di violenza sessuale e fisica ai danni di bambine, ragazzine e giovani donne: le origini dei perpetratori sono indifferentemente migranti o autoctone. Gli articoli relativi non segnalano commenti del ministro.

Una delle vicende è particolarmente disturbante e orrendamente consueta: in provincia di Lecce, una bambina “che lamentava dolori alle parti intime e trasferiva nei disegni il suo disagio, ha confidato alla madre che il papà l’avrebbe palpeggiata e violentata in casa, per due anni e fino alla fine del 2016, minacciandola di non raccontare nulla a nessuno.”

Gli abusi ricoprono il periodo che va dai 3 ai 5 anni della piccina: è probabile che dopo fosse ormai troppo “grande” per soddisfare appieno suo padre. Lo sdegno verso costui dei commentatori – fra i quali non si nota il ministro dell’Interno – è caricaturale (l’orco), quello verso la madre è odio puro.

La narrativa sociale in questione è anch’essa consueta:

– gli stupratori e i picchiatori sono stranieri di default;

– quando la realtà smentisce questa asserzione, gli italianissimi perpetratori sono: pazzi, malati, stressati, abbandonati, infelici e vittime del raptus;

– le vere responsabili della violenza contro le donne sono altre donne.

Il decreto sicurezza, sig. Salvini, non ci mette al sicuro da niente di tutto questo. Dove lo “espelliamo” lo stupratore della sua propria figlioletta? Se lo “rimandiamo a casa sua” resta qua.

Inoltre, il quadro che ho evidenziato sopra è una sorta di melma mentale che produce e mantiene in essere ogni tipo di violenza di genere. Potremmo ormai chiamarla “fanghiglia tradizionale” – come quella che ieri, in opposizione al Pride padovano, hanno “difeso” una decina di appartenenti a Forza Nuova. I manifestanti del Pride erano oltre settemila.

Determinati, gioiosi, colorati, pacifici, hanno scritto su cartelli e striscioni, e hanno scandito, gridato, cantato e detto di esistere, di essere titolari di diritti umani e di non aver ne’ vergogna ne’ paura. Hanno mandato un messaggio anche al ministro dell’Interno: “Salvini, i tuoi sono gli unici baci che non vogliamo”.

Maria G. Di Rienzo

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Stato dell’arte: ho un discreto numero di file che aspettano di essere elaborati, tradotti, trasformati in articoli (ma so già che molti non ce la faranno, triturati da tempo e opportunità); ho in corso la stesura di un romanzo (e sarei davvero lieta di potervi dedicare maggiore impegno); ho come tutte/i voi le mansioni quotidiane di sopravvivenza da espletare e, purtroppo, anche un tendine lesionato e alle spalle due mesi di tentativi frustranti di indurre la sanità pubblica e privata ad occuparsene correttamente (mi hanno fatto diagnosi sbagliate, mi hanno costretta a girare come una trottola, mi hanno succhiato un bel po’ di soldi e non mi hanno dato uno straccio di risposta: non so come finirà, spero solo di tornare a camminare normalmente, prima o poi). Quel che voglio dire è che la mia vita – e com’è probabile anche molte delle vostre – al momento è già abbastanza faticosa di suo e mi piacerebbe non ci si aggiungessero altre rogne. Ma il dubbio che siano in agguato, all’orizzonte, dietro l’angolo ce l’ho eccome.

Stato italiano: si sta palesando la nuova norma giuridica di “lesa salvinità”. Contesti a comizi pubblici e ti sequestrano il cellulare, ti identificano, ti maltrattano (“Ti spezziamo le dita” è quel che dicono i malavitosi nei film polizieschi, non quel che dovrebbero dire i poliziotti nella realtà); esponi striscioni di protesta e se non arriva la Digos ti mandano addirittura i vigili del fuoco; ti siedi fuori dal municipio con un cartello e ti multano per occupazione di suolo pubblico; i tuoi alunni comparano le leggi razziali fasciste a leggi attuali e ti sospendono dal lavoro nonché ti dimezzano lo stipendio… ci siamo.

Mimmo, mi leggi? Tu e il resto della redazione di Missione Oggi state bene? I vostri smartphone sono ancora con voi? Ok. Spero non sia un problema se ne parlo, ma detta rivista ha messo insieme un vero e proprio dossier sul Decreto Sicurezza: “La città si-cura / Uscire dal labirinto delle paure”: analisi, commenti, prospettive, proposte. E il Decreto non prende una sufficienza che sia una, nemmeno ovviamente la mia (sì amate/i cyberviandanti, ci sono in mezzo con un articolo anch’io). Se domani qualcuno manda “bacioni ai missionarioni” prepariamoci.

manifesti milano

Ma scherzi a parte, fra tutto il caos, la sofferenza e le preoccupazioni, io sono deliziata: leggo della prossima iniziativa a Milano (in immagine), penso al signore o alla signora di Firenze che ha esposto al balcone un lenzuolo con la scritta “Non sei il benvenuto. P.S. Digos, torno alle 20.00” e non posso fare a meno di sorridere, di respirare meglio, di sperare. Abbiamo attraversato brutti momenti altre volte. Se restiamo insieme, se restiamo umani, civili, determinati, nonviolenti, possiamo accendere un’alba che disperderà questa notte straziante.

Maria G. Di Rienzo

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Siamo membri di gruppi di minoranza razziale, etnica, e religiosa. Siamo immigrate. Siamo persone diversamente abili. Siamo LGBTQIA. Siamo scienziate. Siamo donne.

500 women scientists

Nel 2016 erano abbastanza frustrate – dalla mancanza di rappresentazione, dal maneggiare continuamente pregiudizi e dalla cascata di bufale antiscientifiche veicolate da politici – da tentare di creare una banca dati per le donne nella loro professione, la scienza. Hanno lanciato il messaggio chiamandolo “500 scienziate” perché questa era la cifra delle firme che aspiravano ad ottenere: ne hanno rapidamente ottenute 20.000.

Oggi il gruppo conta 9.000 aderenti, ha creato più di 300 sezioni in tutto il mondo, offre sostegno alle madri scienziate e strumenti e strategie per assicurarsi che le donne siano rappresentate in incontri, conferenze, dibattiti che riguardano la scienza, organizza i “Wikipedia Edit-a-thons” per combattere gli stereotipi (e le vere e proprie sciocchezze) sulle donne e sulla scienza che si trovano sulle pagine dell’enciclopedia online, e ha lanciato un settore gemello che si chiama “500 donne mediche”.

Potete leggere, in italiano – e eventualmente in altre nove lingue – la loro originale dichiarazione d’intenti qui:

https://500womenscientists.org/italiano

Le due co-fondatrici sono Kelly Ramirez-Donders (specializzata in ecologia microbica e ricercatrice all’Istituto Olandese per l’Ecologia) e Jane Zelikova (ecologa, biologa, regista cinematografica). Le loro citazioni riportate di seguito provengono dall’intervista televisiva che hanno rilasciato di recente al programma “Good Morning America”.

Kelly Ramirez-Donders: “Dire che non si è riusciti a trovare una donna (ndt. scienziata, esperta per il dato ruolo) è solo pigro, perché ci sono un mucchio di donne eccezionalmente qualificate che possono parlare con voi del loro lavoro. (…) Noi vogliamo unirci e prendere posizione nelle nostre comunità per dire: siamo per l’equità e l’integrazione nella scienza.”

Jane Zelikova: “Nella nostra esperienza e negli studi che abbiamo visto non c’è meritocrazia nella scienza. C’è un sistema gerarchico strutturato in cui la gente al potere beneficia della propria posizione e gli uomini bianchi continuano a beneficiare delle strutture che hanno creato. Il sistema lavora nel senso per cui è stato prodotto: semplicemente non funziona per noi (ndt. donne, persone di colore, gruppi poco rappresentati). Desidero dirvi (ndt. a costoro) che la scienza vi vuole e ha bisogno di voi. La vostra prospettiva è importante e la scienza è migliore quando tutti partecipano. Abbiamo bisogno di ciascuna voce.”

Maria G. Di Rienzo

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Non è parodia, non è satira, non è uno scherzo: “Europee, ritorna il gioco social Vinci Salvini“. Lo stakanovista per sagre e comizi elettorali spiega in un video che “Fa più punti chi mette più velocemente “mi piace” ai miei post su Facebook e, da quest’anno, anche su Twitter e Instagram. Cosa si vince? Ogni giorno la tua foto diffusa sui miei canali social a sei milioni di amici, una telefonata con me e, ogni settimana, un caffè di persona”.

Gli articoli relativi hanno sottolineato il rischio per la privacy, poiché in questo modo si raccolgono i dati personali di chi partecipa (nome, cognome, sesso, indirizzo di posta elettronica, Stato – Comune – Provincia di residenza, account Facebook, Instagram e Twitter…), esplicitamente per l’elaborazione di “statistiche per promuovere lo sviluppo e le attività del movimento”. Ho letto anche che i “6 milioni di amici” sarebbero stimati per circa il 50% come fake (account fasulli, bot, ecc.), ma non sono in grado di verificare questo dato.

A me sono apparsi fasulli pure i quattro personaggi che nel video posavano da belle statuine attorno a quello che sembrava un televenditore di pentole ma – in effetti – era il Ministro dell’Interno della Repubblica Italiana. Le competenze del dicastero in questione, per non dettagliare troppo, sono il garantire costituzione e funzionamento degli organi elettivi locali; la tutela della sicurezza e dell’ordine pubblico; il coordinamento delle forze di polizia; la tutela dei diritti civili: Costituzione, art. 3 – Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Tutela in questo contesto significa “difesa” e “protezione”. Nei giorni in cui è lanciato il “gioco social” del sig. Ministro, la camorra impazza sparando per le strade di Napoli, operai muoiono sul lavoro come mosche, i femicidi si susseguono a ritmo orribilmente regolare (più di tre donne uccise a settimana, dati Eurostat 2019), l’abuso di bambine e ragazze raggiunge la cronaca con allarmante frequenza (9/10 maggio: Adescava ragazzine su Facebook: bidello condannato a due anni; Nonno orco stupra la nipote 16enne: «Ti è piaciuto?»; Conosce una 12enne su Facebook e la costringe a filmarsi nuda; Reggio Calabria, abusi sessuali e bullismo su ragazzine: sei ragazzi finiscono in comunità; Violenta minore, arrestato medico; ecc. ecc.) e i naufragi di migranti fanno sì notizia ma per non più di cinque minuti, tanto la prossima tragedia è prevista per dopodomani.

“Vedi, è solo intrattenimento

Un episodio superficiale mentre la vita continua a rivelarsi.

Solo intrattenimento

controllato e copiato, loro hanno piantato il seme

che germoglia nella tua visione del mondo.”

Only Entertainment, Bad Religion, 1992

https://www.youtube.com/watch?v=TSd3509D7PY

Tutto quel che il Ministro dell’Interno fa nei giorni suddetti, video compreso, è:

1. CAMPAGNA ELETTORALE – spesso con frasi roboanti sparate a vuoto, sia perché poi non può concretizzare le “promesse” in esse espresse, sia perché appaiono come fondate su una realtà (e una lingua italiana) alternativa, tipo quella che prevede la chiusura degli “spacci di droga”: “La droga fa male, se bisogna legalizzare o liberalizzare qualcosa, parliamo invece della prostituzione, visto che far l’amore fa bene sempre e farlo in maniera protetta e controllata medicalmente e sanitariamente.”

La supposta pericolosità della marijuana come “porta d’ingresso” ad altri stupefacenti è stata ripetutamente smentita da numerosi seri studi scientifici al proposito. La “cannabis light” attualmente commercializzata tramite la legge 242/2016 ha un contenuto di principio attivo (Thc – tetraidrocannabinolo) inferiore allo 0,6%: per l’effetto psicotropo (sballo) ce ne vuole tra il 5 e l’8% – e la discussione sulla “droga” è chiusa.

Punto secondo. Prostituirsi in Italia non è vietato dalla legge: è illecito agevolare o favorire la prostituzione o indurre alla prostituzione altre persone. Pagare una prostituta, inoltre, non è “amore”, ne’ per costei ne’ per chi la compra: usare e sfruttare non sono sinonimi di amare. Uno zio Nane qualsiasi al bar, dopo la sesta grappa, “normalmente” diffonde la propria becera ignoranza in questo modo, ma proveniente da un Ministro dell’Interno tale comportamento è inaccettabile.

2. PARATA DI ATTEGGIAMENTI AGGRESSIVI – che oltre agli ululati pieni di eleganza contro oppositori e contestatori, hanno previsto l’uso delle forze dell’ordine come personale milizia del Ministro. In generale posso capire e simpatizzare con chi si sente offeso da questo paragone perché consapevole del proprio (spesso ingrato, malpagato e poco considerato) ruolo lavorativo e istituzionale, ma sono i vostri colleghi che sequestrano cellulari o rimuovono striscioni – in assenza totale di mandati e condizioni di pericolo o emergenza – a uno schiocco di dita del sig. Salvini a essere in torto.

3. ANNUNCI DI NUOVI “GIRI DI VITE” (Decreto Sicurezza bis) – Le nuove norme proposte hanno queste finalità:

– dare al Ministero dell’Interno carta bianca in materia di sbarchi, ovvero le competenze sul transito nelle acque italiane ora in carico al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti;

– punire le navi di soccorritori che operano salvataggi di profughi e migranti (multe di 3.500 / 5.500 euro per ogni straniero trasportato, revoca della licenza per imbarcazioni battenti bandiera italiana, ecc.);

– punire chi osa manifestare in piazze e strade il proprio dissenso (a questo splendido governo e al suo luminoso futuro) trasformando in reati da sanzioni pesanti quelle che attualmente sono rubricate come contravvenzioni. La resistenza a pubblico ufficiale, in queste nuove norme, se attuata durante una dimostrazione diventa automaticamente “aggravata”; proteggersi da una carica tramite “l’utilizzo di scudi o altri oggetti di protezione passiva” è vietato.

Il resto sono fumogeni (quelli che, come da punto precedente, non dovete assolutamente usare voi durante i cortei li usa il “Decreto Sicurezza bis”): 800 persone assunte per anno per smaltire i procedimenti di esecuzione delle sentenze definitive – stanziamento 25 milioni di euro; poliziotti stranieri in incognito “con riferimento alle attività di contrasto del delitto di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina” – stanziamento 3 milioni di euro…

Vi sentite meglio, più sicuri, tutelati, difesi da questo incredibile miscuglio di buffonate e minacce?

E se non è così, perché non parlate?

“Sonmi 451: Se fossi restata invisibile, la verità sarebbe rimasta nascosta. Non potevo permettere questo.

Archivista: E se nessuno credesse a questa verità?

Sonmi 451: Qualcuno ci crede già.”

Cloud Atlas, 2012

Maria G. Di Rienzo

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anti-slavery campaign

“Tre anni fa, ero una madre single con due bambini che viveva con sua madre vedova. La situazione era così difficile che quando un’amica mi ha parlato dell’andare in Germania, gente, sono partita!

Siamo arrivate solo sino in Libia. Sono stata venduta, stuprata e torturata. Ho visto molti nigeriani morire, inclusa la mia amica Iniobong.

Oggi sono una fornaia a Benin e guadagno abbastanza soldi per provvedere alla mia famiglia. I miei ragazzi non cresceranno vergognandosi della loro madre. Il mio nome è Gift Jonathan e non sono in vendita.”

(trad. Maria G. Di Rienzo)

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