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Posts Tagged ‘migranti’

Il trafiletto è dell’Ansa, 1° dicembre, l’enfasi su alcune frasi è mia:

“A Milano c’è una scuola così piena di stranieri che viene evitata dalle famiglie italiane della zona, che iscrivono i figli altrove. A dare l’allarme sono stati alcuni genitori di origine sudamericana che “a casa hanno sentito i loro figli parlare in arabo“, ha spiegato una docente che vuole mantenere l’anonimato. La scuola è l’Istituto comprensivo Fabio Filzi di Milano, nel quartiere Corvetto, già al centro di problemi di integrazione e criminalità. “I genitori italiani si rifiutano di iscrivere i loro figli qui – ammette il preside, Domenico Balbi – tanto che effettivamente non riusciamo a formare un numero adeguato di prime classi nella Primaria”.

Secondo i dati presentati dal Politecnico, gli alunni stranieri a Milano oggi sono il 25% alla primaria e il 18 per cento alle scuole medie, “ma la distribuzione varia molto dal centro alle periferie dove gli stranieri arrivano all’80%”. Al Fabio Filzi, nella 1/a A, “su 26 bambini, 22 sono stranieri, di origine straniera o italiani con un genitore straniero”.

randwick school - nz

(la foto ritrae una classe neozelandese nel giorno in cui la scuola celebra le differenze dei propri alunni)

Se, come attestato nel trafiletto, il quartiere in cui si trova la scuola milanese è noto per problematiche legate alla criminalità, il rifiuto dei genitori di mandarci i bambini è comprensibile. Inoltre, i genitori italiani sono mediamente più abbienti dei genitori immigrati, per cui possono scegliere di affrontare spese maggiori di trasporto ecc. per far frequentare ai figli scuole più distanti da casa, mentre è assai probabile che gli altri non abbiano tale opzione. All’Ansa, però, non c’è nessuno a cui salti in mente di fare questi collegamenti. Il problema dev’essere per forza la composizione delle classi – e per molti può esserlo, senza dubbio – al punto che due genitori, secondo l’anonimo articolista, “danno l’allarme”: una coppia di origine sudamericana apparentemente scandalizzata dall’aver sentito i figli parlare in arabo.

Se si fosse trattato di una coppia di origine tunisina con l’arabo come lingua madre e con figliolanza scoperta a chiacchierare in portoghese o spagnolo, l’allarme ci sarebbe ancora? I due sudamericani si allertano anche quando la loro prole parla italiano (è pur sempre “lingua straniera” rispetto all’origine familiare)? Cosa succede se i loro bambini imparano più lingue grazie al contatto continuo con coetanei, diventano troppo intelligenti per essere infarciti di odio e di paura?

Saper comunicare in differenti linguaggi ha come principale conseguenza il capirsi meglio. Ogni idioma è intessuto di storia, cultura, saperi, ispirazioni, desideri: non si tratta di semplici equivalenze fra le parole (ed è per questo che le traduzioni di Google sono ridicole e piene di errori) ma di visioni del mondo che si confrontano – e si parlano.

L’agilità mentale di bambine/i e ragazze/i, la natura inquisitiva della loro giovane età, permettono di apprendere facilmente più lingue: e sì, questo cambia la loro visione del mondo, la apre a interpretazioni differenti, vi inserisce nuovi orizzonti. Ma le lingue non cambiano l’origine e il passato di un essere umano (ne’ l’italiano ne’ l’arabo sono contagiosi…) e non interferiscono negativamente con la sua capacità / volontà di scegliere un futuro, gli offrono invece ulteriori opportunità.

Se vostra figlia o vostro figlio tornano a casa da scuola dicendo parole diverse da quelle che conoscete, perché non chiedete loro di insegnarle anche a voi?

Maria G. Di Rienzo

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Solo due su ventisei hanno un nome: Osato Osaro, identificata dal fratello e Marian Shaka, identificata dal marito. Venivano dalla Nigeria e le hanno seppellite tutte a Salerno ieri. La loro età andava dai 14 ai 18 anni. Osato e Marian erano incinte.

salerno funerale

(particolare di una foto di Alessandra Tarantino/AP)

Secondo l’Organizzazione internazionale per le migrazioni, solo quest’anno sono morte o risultano disperse nel Mediterraneo 2.715 persone che tentavano di raggiungere l’Italia.

I risultati delle autopsie dicono che le ventisei ragazze sono decedute per annegamento e non presentavano segni di stupro o abuso fisico. Tuttavia, è possibile che molte di esse fossero vittime di traffico, giacché la maggioranza delle donne nigeriane in Italia è trafficata per lo sfruttamento sessuale o lavorativo e la Libia, paese da cui sono partite, è diventata uno dei fulcri del traffico internazionale di esseri umani.

Questo il nostro mondo ha offerto a giovanissime donne coraggiose e disperate: essere usate e consumate come oggetti o morire aggrappate a un gommone.

Viste o non viste, conosciute o innominate, ogni ferita inferta a loro sanguina in ognuna di noi; ogni loro morte strappa via da noi un brandello di vita. Maria G. Di Rienzo

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UK Supreme Court

Cherrylin Reyes ce l’ha fatta. Il più alto grado di giudizio in Gran Bretagna ha accolto la sua denuncia contro i suoi ex datori di lavoro, finora rigettata per la copertura loro offerta dall’immunità diplomatica: si tratta dell’ex ambasciatore saudita Jarallah Al-Malki e di sua moglie. Al-Malki ha terminato il suo incarico nel 2014 e assieme alla famiglia è tornato al paese d’origine.

Cherrylin Reyes, filippina, ha lavorato per gli Al-Malki dal 18 gennaio al 14 marzo 2011. A sostituirla andò Titin Rohaetin Suryadi, indonesiana, dal 16 marzo al 19 settembre dello stesso anno. Entrambe le donne, trafficate nel Regno Unito, hanno riportato le condizioni disumane in cui erano costrette a vivere. Lavoravano 18 ore al giorno sette giorni su sette e non era loro permesso lasciare la casa, eccetto che per portare fuori l’immondizia. In più, erano costantemente soggette a abusi e insulti relativi alla loro appartenenza etnica. A Cherrylin i padroni sequestrarono il passaporto e le proibirono ogni contatto con la propria famiglia. Lo stipendio di Titin era inviato direttamente ai suoi parenti anziché essere pagato a lei: in ambo i casi, era notevolmente inferiore al minimo stabilito per legge.

Cherrylin fuggì dalla casa dell’ambasciatore il 14 marzo 2011 e andò diretta dalla polizia. Titin scappò il successivo 19 settembre, mentre l’ambasciatore era assente e la moglie dormiva.

Cherrylin Reyes ha continuato ad appellarsi alla legge sino a oggi, con l’aiuto di Kalayaan – un’organizzazione umanitaria fondata nel 1987 dalle lavoratrici domestiche e dai loro sostenitori – e dall’Unità anti traffico e sfruttamento del lavoro, una squadra di avvocati/e che fornisce assistenza legale alle vittime di questi abusi.

Le stime delle organizzazioni che lavorano con i/le migranti dicono che almeno 17.000 collaboratrici domestiche arrivano ogni anno in Gran Bretagna: molte sono trafficate, molte sono sfruttate dai datori di lavoro che si sentono in diritto di imprigionarle, batterle, insultarle, pagarle pochissimo o non pagarle affatto.

La sentenza sulla vicenda di Cherrylin ha stabilito il 18 ottobre 2017 un punto di non ritorno. La Corte Suprema ha giudicato ammissibili anche i reclami di due donne marocchine: Fatima Benkharbouce e Minah Janah, che hanno lavorato rispettivamente per le ambasciate del Sudan e della Libia nelle stesse condizioni ignobili. “Sono felice (per la decisione del tribunale). – ha detto Cherrylin Reyes alla stampa – So che ci sono un mucchio di altre domestiche che hanno sofferto quanto me e sono deliziata all’idea che saranno in grado di usare il mio caso per raddrizzare i torti e che non dovranno aspettare per tutto il tempo che ho aspettato io. Io mi vedo come una lottatrice. Portare il caso in tribunale mi ha resa più forte.” Maria G. Di Rienzo

(Fonti: Thomson Reuters Foundation, Women in and beyond the global, The Guardian, The Independent)

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Ora che tutti sono stati arrestati e quindi abbiamo un maggior numero di informazioni sul gruppo di giovanissimi stupratori di Rimini, compreso il fatto che il più manifestamente violento è il più piccolo (15 anni), sappiamo anche che – da qualsiasi paese provengano le loro famiglie – l’ambiente culturale in cui sono cresciuti è quello italiano. Intendo dire che non possiamo chiamarci fuori arrampicandoci sugli specchi di “altre culture” o additando al ludibrio ogni singolo migrante con i manifesti della defunta e infame Repubblica Sociale Italiana.

Nello schema che crea gli stupratori, la società in cui vivono costituisce il livello più importante. Ve lo semplifico qui di seguito usando “Factors at play in the perpetrarion of violence against women, violence against children and sexual orientation violence” (Hagemann-White et al 2010) – il lavoro è molto più specifico e dettagliato, io ho selezionato gli aspetti che fanno riferimento specifico all’attuale clima socioculturale italiano:

Macrolivello – strutture generali nell’ordine sociale

SVALUTAZIONE DELLE DONNE

Diseguaglianza di genere, relazioni non egualitarie fra uomini e donne, subordinazione delle donne.

VIOLENZA MEDIATICA

Glorificazione della violenza e della sessualizzazione di donne, ragazze e bambine.

MASCOLINITA’ ETEROSESSUALE NORMATIVA

Livello di mezzo – norme sociali e pratiche che regolano la vita quotidiana

SENSO DI ACQUISIZIONE DI DIRITTO (l’aspettarsi privilegi)

Il supporre da parte dei maschi di avere diritto a sesso e servizi da parte delle donne.

FALLIMENTO DELLE SANZIONI

Il fallimento del sistema giudiziario nel rispondere alla violenza, implementazione insufficiente delle leggi risultante in nessuna / leggera sanzione per i perpetratori.

DISCRIMINAZIONE

La discriminazione verso donne, ragazze e bambine nella società, per esempio sul lavoro e a scuola.

CODICI “D’ONORE”

L’imposizione di disonore e vergogna sulle donne vittime di violenza.

Microlivello – interazioni giornaliere nell’ambiente immediatamente circostante

L’APPROVAZIONE DEL GRUPPO DI PARI

Il sostegno dai coetanei che approva, valorizza e rinforza la violenza contro le donne.

STEREOTIPI

La rigida costruzione di ciò che sarebbe “normale” per maschi/femmine.

MITI

Persistenti fraintendimenti e stereotipi sulla violenza.

PREMI

Remunerazioni percepite o reali per l’aver agito violenza.

CODICI DI OBBEDIENZA

Aspettative differenti per le figlie.

Livello ontogenetico (relativo a crescita e sviluppo)

IL SE’ MASCOLINO

Ostilità verso le donne e approvazione della violenza contro le donne, necessità di provare se stesso come “vero maschio”.

DEFICIENZE COGNITIVE ED EMOZIONALI

Mancanza di empatia e rispetto per donne, ragazze e bambine.

SPERSONALIZZAZIONE DEL SESSO

Socializzazione sessuale orientata al potere e al controllo.

ABUSO DI STIMOLANTI

Abuso di pornografia, alcool e droghe.

Non è difficile riconoscere la “banda dei quattro” di Rimini: ladruncoli, spacciatori, sbruffoni, arroganti, aggressivi, uno già passato per il carcere minorile, uno espulso da scuola che “parlava solo di uccidere e violentare”, tutti equipaggiati con abbigliamento e accessori di marca… ma quanti giovani “italiani veraci” dalle caratteristiche assolutamente identiche conoscete? Maria G. Di Rienzo

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Ieri, 31 agosto 2017, è stata una giornata assolutamente normale. Cinque casi di violenza sessuale contro donne sono arrivati in cronaca. Tutti sono stati narrati come di consueto: in modo superficiale, stupido e sbagliato. Il che alimenta il substrato di connivenza e comprensione per la violenza di genere, di qualsiasi tipo.

1) “Salento, turista di 19 anni violentata in un villaggio vacanze a Taviano: 27enne fermato”

(…) un rapporto sessuale contro la volontà della giovane, che subito dopo sarebbe riuscita a scappare (…) (il perpetratore ha) conosciuto la diciannovenne, anche lei reduce da una serata in discoteca. L’approccio si sarebbe presto trasformato in un tentativo di rapporto sessuale, che la ragazza avrebbe cercato di evitare subendo però la violenza.

Si chiama STUPRO. E’ un reato. E’ un tipo di violenza le cui conseguenze possono tormentare la vittima per anni, per la vita intera. E’ un tipo di violenza che segna un punto di non ritorno per chi la subisce. Non è un “rapporto sessuale un po’ forzato” in cui comunque i protagonisti se la godono, non è la “trasformazione” di un galante approccio, ok?

2) Nuova aggressione sul lungomare di Rimini. Turista chiama il 112: ”Stanno violentando la mia compagna”

(…) Ad essere presa di mira una coppia di 40enni di Parma appena uscita da un locale. La donna – sotto l’effetto dell’alcol come il compagno – dopo aver subito avance e la sottrazione del cellulare da parte di un 34enne di origine marocchina era stata attirata sulla spiaggia con la scusa di poterlo riavere. Poi l’uomo, colto dai carabinieri sull’atto coi pantaloni già calati, ha cercato di mettere in atto la violenza. (…)

Ah, ecco, era ubriaca, le sta persino bene. Non si è attenuta al codice di sopravvivenza in zona di guerra contro le donne (la zona è ovunque, per vostra informazione) che prevede: addestramento alla lotta senz’armi o con oggetti non creati per essere tali – le chiavi, la borsetta, l’ombrello ecc.; assoluta lucidità, stato di allerta perenne e monitoraggio continuo del territorio; tuta mimetica imbottita come unico capo d’abbigliamento consentito; presenza negli spazi pubblici ridotta al minimo e comunque sempre in compagnia di un cyborg da combattimento, non di un semplice compagno o amico. Inoltre: quelle che ha subito erano MOLESTIE non “avance”, “carinerie” e complimenti. MOLESTIE SESSUALI, punto e basta.

3) “Bologna, aggredisce una donna e la butta a terra: arrestato per tentata violenza sessuale”

(…) La donna, terrorizzata, è stata portata al pronto soccorso e dimessa con una prognosi di cinque giorni. Ai carabinieri ha raccontato che mentre stava tornando a casa, camminando lungo la strada, era stata raggiunta dal giovane che aveva iniziato a molestarla. Nonostante il rifiuto categorico di avere un approccio di qualsiasi tipo, il giovane l’ha afferrata per un braccio, trascinata in una zona buia e dopo averle tappato la bocca e abbassato i pantaloni ha tentato di violentarla.

Come sopra. Se riconoscete che il tipo “ha iniziato a molestarla”, gli approcci non hanno nulla a che fare con la situazione. Si tratta di due sconosciuti, non di due amici/conoscenti al ristorante ove lui le porge a sorpresa una rosa rossa e sussurra “Sono incredibilmente attratto da te”: quest’ultimo è un approccio, spaventare e umiliare un’estranea per strada no.

4) “Anziana 80enne stuprata nel parco in pieno giorno a Milano”

(…) mentre lei stava passando a ridosso del parco dopo che era uscita di casa alle 8 del mattino, l’uomo le si sarebbe avvicinato con una scusa qualsiasi, manifestando l’intenzione di aiutarla, poi trascorsi pochi minuti e fatti pochi passi accanto a lei avrebbe approfittato della situazione facendola cadere e trascinandola con sé.

Altro caso di trasgressione del codice di sopravvivenza, pare. Probabilmente la donna si sentiva protetta anche del mito predominante sullo stupro, e cioè che la violenza sessuale sarebbe in realtà solo un omaggio alla bellezza e alla gioventù e all’essere giudicate sexy – hot – drizzapiselli. Comunque, ottantenne o meno, era in giro da sola, non indossava uno scafandro in titanio e doveva ben sapere che il parco con la sua erba morbida e i cinguettii degli uccellini invitava alle gioie dell’amore… si è messa in una situazione, capite.

5) “Brianza, 17enne violentata in uno stabile abbandonato: arrestato un 22enne, denunciati altri tre”

“L’ha costretta a un rapporto sessuale minacciandola con un coltello. Un 22enne è stato arrestato ieri sera dopo essere stato identificato come autore della violenza sessuale su una 17enne. (…) Con lui, sono stati denunciati per concorso nello stupro altri tre uomini, anche loro marocchini: un 23enne, un 25enne e un 27enne. (…) La ragazza – nata in Italia, anche lei di origini marocchine – li avrebbe incontrati in gruppo nel primo pomeriggio alla stazione di Monza, senza averli mai conosciuti prima. Secondo quanto ricostruito dalla procura, li avrebbe poi “volontariamente e ingenuamente” seguiti (…)

Ecco, sempre come sopra, questa è una tonta. Non ha ancora compreso che ogni uomo, di ogni età, ogni provenienza, ogni stato sociale, è privo di qualsiasi tipo di rispetto nei confronti del sesso femminile, è uno stronzo ambulante senza decenza e senza umanità e qualsiasi cosa dica a una femmina è una menzogna. Volete che noi si creda questo, sul serio?

Gli uomini non stuprano perché lo stupro è “inevitabile” e/o “naturale” e le donne li mettono in condizioni in cui possono farlo, gli uomini stuprano perché pensano di avere il diritto di farlo e che anche se la legge condanna l’azione se la caveranno accusando la vittima di essere stata consenziente e di averli “provocati”. Misoginia e patriarcato hanno insegnato loro questo per millenni: miti sociali, giornalismo e tribunali continuano a ribadire loro che è proprio così.

Maria G. Di Rienzo

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Rimini, Miramare: nella notte fra venerdì e sabato scorsi quattro uomini di origine nordafricana 1) rapinano una coppia di trentenni sotto la minaccia di una bottiglia rotta e tentano di inseguire la donna, che fortunatamente gli sfugge; 2) aggrediscono una coppia di turisti polacchi, sfasciano la faccia dell’uomo a bottigliate e stuprano ripetutamente la donna: i due sono ancora in ospedale; 3) aggrediscono e violentano una prostituta transessuale.

Ovviamente, per la ciarliera “opinione pubblica” – nostrana e non – da tastiera la solidarietà alle vittime e la condanna della violenza sono solo il fondale su cui reiterare razzismo, retorica anti-immigrazione, sessismo sfrenato e incitamento a violenza ulteriore sui perpetratori.

I seguenti brani fra virgolette vengono da alcuni articoli al proposito:

“«Per le bestie di Rimini ci vorrebbe la pena di morte» e nel loro caso «non sarebbe male tornare alle torture». Lo ha scritto su Twitter il viceministro della Giustizia polacco, Patryk Jaki. «Ecco i vostri immigrati, li volete in Polonia? Se mai dopo la mia morte», ha aggiunto Jaki, riferendosi alla provenienza nordafricana dei quattro protagonisti della brutale aggressione, ricercati dalla polizia.”

Ma vedete un po’: in Italia come in Polonia la stragrande maggioranza delle violenze sessuali è compiuta da “indigeni”. L’unico tratto che accomuna gli aggressori, essendo tali violenze trasversali a classe sociale, etnia, appartenenza religiosa ed età, è l’essere maschi.

“Su Facebook – sotto la pagina del Resto del Carlino che pubblicava la notizia della violenza di gruppo di Rimini – ha commentato: “Lo stupro è peggio ma solo all’inizio, poi la donna diventa calma ed è un rapporto normale”. Poi l’ha subito cancellato, ma ormai era troppo tardi. Adesso rischia il licenziamento Abid Jee, 24 anni, che dal dicembre 2016 lavora come mediatore culturale per la cooperativa bolognese Lai-Momo.”

Il giovanotto condivide questa convinzione con una larga parte della popolazione maschile, nativa o migrante, quella che passa il tempo a cercare pornografia su internet, a oggettivare e umiliare le donne, a ridicolizzare le violenze da loro subite (“non è stupro, è sesso a sorpresa”, ah aha aha!) e ad attribuirne la responsabilità a loro stesse. L’attitudine è normalizzata al punto che i dirigenti della cooperativa, i quali evidentemente di formazione al genere non hanno mai sentito parlare e se è loro capitato hanno chiamato un esorcista, ritengono l’asserzione abominevole del loro dipendente “un’opinione”: “Lai-momo seleziona i propri collaboratori a partire dall’analisi dei curriculum che riceve – spiegano – ai quali, in caso di interesse, fa seguire la convocazione ad alcuni colloqui di valutazione, durante i quali rileva la compatibilità dell’approccio professionale del candidato all’ambito in cui dovrà operare. Non è consentito dalla normativa vigente in materia di riservatezza dei dati sensibili, effettuare accertamenti o indagini sulle opinioni personali dei collaboratori, in fase di selezione e nel corso del rapporto di lavoro“. L’assunzione dell’uomo, quindi, “è avvenuta dopo un periodo di collaborazione occasionale in cui sono state verificate la correttezza e professionalità del suo operato, che ci sono state confermate oggi dai coordinatori e dai colleghi a lui più vicini, scossi e stupiti dal suo commento Fb, che mai avrebbero immaginato e dal quale, ovviamente, si dissociano completamente”.

Non so immaginare con quale “correttezza” e “professionalità” un simile mediatore culturale possa fare per esempio da interprete e tramite per una migrante vittima di violenza: “All’inizio provava un po’ di dolore, ma solo perché si agitava, poi si è calmata e se l’è goduta moltissimo”… non è così che va su YouPorn?

“(…) il segretario cittadino di San Giovanni Rotondo (Foggia) di Noi con Salvini, Saverio Siorini, che su Facebook, dopo aver condiviso la notizia dello stupro riminese, si chiede: “Ma alla Boldrini e alle donne del Pd, quando dovrà succedere?”Dopo alcune ore e numerose reazioni indignate, Siorini torna sull’argomento, sempre su Fb, tentando invano una goffa marcia indietro: “Capisco che il mio post sia stato frainteso e anche strumentalizzato a favore di qualcuno, ma è tanta la rabbia per questa giovane donna stuprata, e il silenzio di Boldrini e di tutte le femministe (che hanno preferito accanirsi su di me), che non ci ho visto più. Ovvio che non era mia intenzione augurare il male a nessuno, con questo non cambio idea: auguro una castrazione chimica a tutti gli stupratori e la rabbia del popolo a tutti i complici del Pd.”

Questo augura lo stupro come punizione politica. Ma è contrario allo stupro. Logico. E’ arrabbiatissimo per la giovane donna polacca, ma se violentassero “Boldrini e le donne del Pd” stapperebbe una bottiglia. Non fa una piega. E ancora ha la faccia tosta di frignare su fraintendimenti e strumentalizzazioni. Di più, lamenta “il silenzio delle femministe”.

Signor Siorini, quante ne conosce? Dove legge o ascolta le loro opinioni di solito? Quante rubriche hanno sui quotidiani, quando le vede in televisione, chi le intervista alla radio sulla violenza di genere? Signor Siorini, lei delle femministe NON SA NIENTE. Non ci sono spazi mainstream per loro: il loro lavoro è di prammatica invisibile, le loro richieste e proposte cadono nel vuoto e quando scendono nelle piazze quelli come lei le chiamano isteriche e frustrate e frigide eccetera eccetera e si voltano dall’altra parte, senza ascoltare una singola parola.

Perché questi uomini parlano solo tra loro. Alle donne parlano “addosso”, lasciando piovere chiacchiere tronfie e insensate su millenni di ingiustizie, di falsità e di sofferenze. Maria G. Di Rienzo

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“Missing Children Europe” (“Bambini Scomparsi/Mancanti Europa”, da ora in sigla MCE) è una federazione che mette in rete 30 organizzazioni non governative con sedi in 26 paesi europei: “Forniamo i collegamenti fra la ricerca, le politiche e i gruppi che lavorano sul territorio per proteggere i bambini da ogni tipo di violenza, abuso o abbandono causati dal loro essere dispersi.”

Di recente, MCE ha pubblicato il rapporto annuale per il 2016, da cui traggo un po’ di “numeri”:

* 250.000 bambini spariscono ufficialmente (nel senso che la loro scomparsa è denunciata) ogni anno nell’Unione Europea, il che fa un bambino ogni due minuti. La definizione di scomparsi include quelli che fuggono di casa, quelli rapiti da un genitore o da criminali, i bambini migranti non accompagnati ecc.;

* 89.000 minori migranti non accompagnati hanno chiesto asilo all’interno dell’Unione Europea nel 2015. 11.800 di loro avevano meno di 14 anni;

* MCE ha ricevuto oltre un milione di chiamate da quando ha aperto la linea telefonica di soccorso al numero 116 000;

* Una bambina/un bambino su cinque, in Europa, è vittima di qualche forma di violenza sessuale. Dal 70% all’85% dei casi il perpetratore è qualcuno che la vittima conosce e di cui si fida;

* 2 milioni di bambine/i sono trafficati in Europa a scopo di sfruttamento sessuale ogni anno;

* Il 75% del materiale relativo all’abuso infantile trovato online dalla Internet Watch Foundation riguarda vittime di sesso femminile. L’81% delle vittime identificate ha meno di dieci anni.

* Le immagini di abuso infantile su internet sono in crescita e mentre le vittime sono sempre più giovani, i tipi di violenze che subiscono sono sempre più gravi.

Mi sono attenuta fin qui al linguaggio “neutro” della ricerca, ora faccio un’inutile domanda retorica da quella bastarda femminista che sono: di che sesso pensate siano, in strabordante maggioranza, i perpetratori?

Maria G. Di Rienzo

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