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Posts Tagged ‘social media’

La prossima volta in cui alla denuncia di farneticazioni discriminatorie e ignoranti, di insulti gratuiti, di allusioni pecorecce, qualcuno squittirà “e fatevela una risata ogni tanto”, “basta con il politically correct”, eccetera, rispondete GIULIA. Perché quel che è accaduto a lei e che accade sempre di più alle persone come lei – i crimini dell’odio in Italia sono raddoppiati dal 2014 al 2018, dati OSCE – è frutto dell’atmosfera sociale in cui si percepisce il completo sdoganamento e persino l’esaltazione di odio e violenza. E le parole, dette o scritte, sussurrate viscidamente o urlate in modo sguaiato, sono ciò che crea tale atmosfera.

Giulia

“17 gennaio 2020 – Potenza, presa a calci e pugni perché lesbica. Giulia Ventura, trentenne, su FB: (…) vedo due ragazzini che attraversano la strada e si mettono di fronte a me, intralciandomi il passaggio. Chiedo loro che problemi avessero e dopo due spintoni che mi hanno atterrata, ancora cosciente, sento una frase: “Le persone come te devono morire, vuoi fare il maschio? E mo ti faccio vede come abbuscano i maschi”. Non ho il tempo di rispondere che il primo pugno mi rompe il labbro, il secondo il naso, il terzo l’occhio.”

Ogni strombazzata e stupida falsità sull’ideologia gender, ogni ululato idiota sulla difesa della famiglia tradizionale, ogni stereotipo e pregiudizio infamante sulle donne in generale e sulle donne lesbiche in particolare hanno costruito l’aggressione a Giulia. I due ragazzini sono stati il logico risultato e il “braccio armato” del clima che la propaganda dell’odio ha creato.

“In tutto il mondo, stiamo osservando una disturbante ondata di xenofobia, razzismo e intolleranza. I social media e altre forme di comunicazione sono sfruttate come piattaforme per il bigottismo.

Il discorso pubblico è usato come arma per profitto politico, tramite retorica incendiaria che stigmatizza e disumanizza minoranze, migranti, rifugiati, donne e qualsiasi cosiddetto “altro”.

Questo non è un fenomeno isolato ne’ si tratta di voci chiassose di pochi individui ai margini della società. L’odio sta diventando l’opinione corrente – nelle democrazie liberali così come nei sistemi autoritari.

Il discorso d’odio è una minaccia ai valori democratici, alla stabilità sociale e alla pace. In linea di principio, le Nazioni Unite devono combattere il discorso d’odio a ogni piè sospinto. Il silenzio segnalerebbe indifferenza al bigottismo e all’intolleranza, persino quando la situazione si inasprisce e i vulnerabili diventano vittime.

Contrastare il discorso d’odio non significa limitare o proibire la libertà di parola. Significa impedire l’escalation delle parole d’odio in maggior pericolo, in particolare nell’incitamento alla discriminazione, all’ostilità e alla violenza, che sono proibite dal diritto internazionale.”, dal discorso con cui António Guterres, Segretario Generale delle Nazioni Unite, ha presentato nel maggio 2019 il “Piano d’azione” contro l’hate speech.

Da anni, molto tempo della politica italiana è speso nel farneticare attorno al concetto di “sicurezza”: ma si tratta di appunto di un concetto astratto, la “sicurezza della nazione”, che si basa anche sul trascurare o minare la sicurezza di coloro che sono socialmente – economicamente – politicamente marginalizzati o stigmatizzati, il che spiega perché ne’ Giulia ne’ qualsiasi altra donna, lesbica o no, è al sicuro mentre cammina semplicemente per le strade della sua città. I crimini generati dalla misoginia e dall’omofobia sono continuamente “scusati” sui media con ogni sorta di razionalizzazioni e attestati di simpatia per i perpetratori – e conseguente nuova vittimizzazione delle persone che li hanno subiti, mentre chi dovrebbe proteggerle (forze dell’ordine e tribunali) troppo spesso minimizza l’accaduto, colpevolizza le vittime e emette per gli aggressori sentenze ridicolmente miti o assolutorie. Occuparsi davvero della sicurezza di un Paese significherebbe riorientare impegni e risorse nel dare valore a ogni individuo che in quel Paese vive, cercando di proteggerli tutti da ogni forma di violenza.

Per quel che riguarda nello specifico la comunità lgbt, la propaganda dell’odio ha effetti devastanti. Solo per dirne uno, le probabilità che un adolescente gay maschio o femmina tenti il suicidio sono cinque volte tanto quelle dei suoi pari eterosessuali. “Le persone come te devono morire”, no? NO.

Perciò, al prossimo “ma sulle lesbiche scherzavo, voi femministe non avete il senso dell’umorismo”, la mia risposta sarà GIULIA. Io non posso ridere delle vostre stronzate infami, perché il loro esito è quel che è stato fatto a lei.

Maria G. Di Rienzo

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Non sarebbe bello se, una volta ogni tanto, lo schema cambiasse? Se l’omofobo, il razzista, il misogino o sessista di turno, fosse indotto a riflettere dalle rimostranze che seguono le sue esternazioni e invece della solita manfrina – sono stato frainteso, ho un sacco di amici stranieri e gay e amo le donne, state creando polemiche per avere visibilità – dicesse solo, per esempio, “Va bene, vi ascolto, parliamone.”? Vedete bene che non gli sto chiedendo di scusarsi immediatamente e di cambiare di colpo atteggiamento: considerato quanto le sue attitudini sono avallate e rinforzate a livello sociale e persino politico una repentina sincera “conversione” è per forza di cose “più rara di un corvo bianco” (Giovenale). E a chi riveste ruoli pubblici, a chi vive di denaro pubblico, a chi è esposto sui media e quindi si rivolge a un gran numero di persone, non sto proponendo l’ascolto come cortesia perché lo ritengo un suo dovere.

“16 gennaio 2020: Sanremo, polemica sulle donne “molto belle” di Amadeus. – Con l’hashtag #boycottSanremo i social si scatenano contro Amadeus, il suo Sanremo e la conferenza stampa di due giorni fa in cui, presentando cinque delle dieci donne che saliranno sul palco dell’Ariston ha detto: “Ovviamente sono tutte molto belle“. Poi, riferito alla modella Francesca Sofia Novello: “(…) ero curioso… questa ragazza molto bella, ovviamente sapevamo essere la fidanzata di un grande Valentino Rossi, ma è stata scelta da me perché vedevo… intanto la bellezza, ma la capacità di stare vicino a un grande uomo stando un passo indietro malgrado la sua giovane età.”

Al sig. Amedeo Sebastiani, in arte Amadeus, diverse donne hanno spiegato diffusamente e con precisione cosa trovano inaccettabile:

1) la narrazione per cui la “bellezza” – e cioè il gradimento allo sguardo maschile – è indispensabile all’esistenza stessa di una donna.

“Sia mai che qualche ragazza che vi guarda con occhi sognatori dalla provincia di Varese pensi che una donna nel 2020 possa fare l’imprenditrice senza passare per Temptation Island o che possa fare la giornalista di successo senza sfoderare il suo davanzale ai quattro venti in prima visione. (…) Continuiamo pure a raccontare alle donne che per fare carriera devono prima pensare a farsi belle, magari trovarsi un fidanzato ricco e famoso.” Imen Boulahrajane, economista.

2) la lode al “ruolo di servizio” e all’invisibilità sacrificale delle donne.

“Sanremo? Il prossimo anno facciamo fare ad Amadeus un passo indietro e mettiamo a condurre una donna!”, Paola De Micheli, ministra delle Infrastrutture.

“Ci meritiamo Amadeus noi donne? Che non esistiamo con il nostro Nome e Cognome, ma brilliamo di luce riflessa in quanto: fidanzate di, mogli di, compagne di… E apprezzate perché buone buone stiamo un passo indietro rispetto al Maschio per non eclissarlo: ovvio.” Gabriella Rocco, giornalista.

Hanno spiegato che pagare il canone Rai per ricevere tale trattamento non è ammissibile. Hanno contestato la formula “uomo (anziano) al centro della scena circondato da giovani donne”. Hanno chiesto un diverso tipo di rappresentazione, più rispettoso della dignità e soprattutto della realtà delle donne. Purtroppo, il sig. Sebastiani sembra non aver capito nulla – ed è partita la consueta solfa autoassolutoria:

Un bel po’ di donne si sono risentite? Be’, l’offeso sono io!

“Questa polemica mi offende. Io ho enorme rispetto per le donne. L’appellativo di sessista non lo accetto. È un’accusa senza senso.” Non sento, non vedo, però parlo.

La mia sensibilità e la mia attenzione per i temi femminili sono dati acclarati!

… “come possono testimoniare mia moglie, mia madre e mia figlia”. Ehm. Se poi chiedete alla suorina che si prendeva cura di lui all’asilo o alla maestra delle elementari riceverete altre conferme. Anche una prozia paterna aveva un’ottima opinione di lui, ma purtroppo è molto avanti con l’età e non si ricorda più chi diamine è ‘sto tizio. Io ho invece una domanda: quale moglie? La prima – madre della figlia – o la seconda “showgirl e ballerina” di quindici anni più giovane di lui, che su Canale 5 ha dato dimostrazione di incredibili capacità attoriali interpretando il personaggio di “Giovanna, la moglie di Amadeus”?

Sono stato malevolmente frainteso, alla fidanzata di Valentino Rossi (e a tutte le altre) ho fatto solo complimenti e lei mi ha ringraziato.

“L’ho detto male? Forse dovevo dire ‘un passo di lato’ invece di ‘un passo indietro’? Ok. Ma da qui all’insulto sessista ce ne passa.”

Se alla modella Francesca il quadro in cui è stata inserita piace va benissimo, nessuna glielo sta rimproverando: quel che in molte stanno dicendo è che il quadro è una crosta, che sono stanche di essere “apprezzate” perché sono BELLE e perché stanno IN DISPARTE o ZITTE. E’ questo a essere sessista, signor conduttore.

Diversità? Ma ce n’è a palate! Parleremo persino di violenza, mannaggia, che altro volete???

“Di presenze femminili al festival ce ne saranno di diversissime, (…) ognuna di loro porterà sul palco la sua sensibilità, ci saranno momenti di svago, di divertimento, di musica, di leggerezza, ma anche spunti di riflessione sui temi sociali. (…) Ci sarà spazio anche per testimonianze di persone comuni: ho invitato Gessica Notaro (la showgirl riminese sfregiata dall’acido nel 2017 dall’ex fidanzato Edson Tavares) e ci sono buone probabilità che venga.”

Mi permetto di dissentire: a) perché pare proprio che per avere accesso al palco sia necessario essere conformi agli standard relativi ai complimenti suddetti (solo BELLE, e se sono tali lo giudicano gli uomini); b) perché ciò è confermato dalla scelta di Notaro, che “persona comune” non è.

Intendiamoci, la sua storia è terribile e la sua sofferenza merita solo rispetto. Ma per portare qualcuna a testimoniare la violenza sulle donne il sig. Sebastiani ha dovuto farla prima passare per le forche caudine dell’appeal : una Laura Rossi qualsiasi, magari cinquantenne, non sarebbe andata bene, ma l’ex Miss Romagna, cantante e modella e ballerina che “dalle sue piattaforme social ha fatto sapere di aver ritrovato la fiducia negli uomini e la voglia di amare” è perfetta. La sua presenza non porrà alcuna critica alla narrazione dominante che vuole la violenza di genere un problema relativo a singoli uomini (lasciati, depressi, disoccupati, immaturi, prede di raptus, ecc.) anziché strutturale quale esso è. Non che mi aspettassi altre scelte. Dopotutto, Sanremo ce lo offre il “servizio pubblico” televisivo italiano che ha una lunga e disgraziata storia di lottizzazioni, per cui l’intelligenza e la profondità devono sgomitare parecchio per fare capolino.

Una domanda, per chiudere, ai giornalisti che hanno coperto la vicenda: infilare in pezzi sul sessismo il fatto che Amadeus è “tra l’altro testimonial per la lotta contro la sclerosi multipla”, cosa diamine c’entra? E’ una cosa positiva, ma purtroppo non lo rende un campione dell’eguaglianza di genere.

Maria G. Di Rienzo

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“Insulti sessisti in consiglio comunale: è la denuncia postata su Facebook da Francesca Sodero, consigliera comunale di minoranza del M5S a Tricase, nel Leccese. L’esponente pentastellata racconta che nel corso dell’ultima riunione di consiglio comunale, lo scorso 19 dicembre, un consigliere di maggioranza l’avrebbe invitata a «trombare più spesso». Un’offesa, aggiunge la donna, lanciata alla presenza di tutta l’assise e di cittadini.”

Questo è più o meno l’occhiello dei giornali (pochi) che riportano la notizia. I brani seguenti sono tratti dal post originale della consigliera, le frasi in corsivo sono mie:

“Se una donna esprime idee con forza e durezza ed in generale si dimostra rigorosa ed intransigente su alcuni valori e principi, è facile che le tocchi scontrarsi con uno dei (purtroppo) numerosi esponenti di uno strisciante maschilismo di cui ahi noi – ahinoi, controllate pure sul dizionario – sono infestate anche la politica e le Istituzioni.

A questi personaggetti proprio non scende – prego? – che una donna non risponda a certi canoni (dolcezza, fragilità, rassegnazione, remissività) che consentono loro di sentirsi machi e superiori, e quando ne incontrano una che non le manda a dire, arrivano a concludere che “dovrebbe trombare più spesso”. (…) Dirò che al di là del sessismo insito in queste basse esternazioni, c’è un dato preoccupante che non deve passare inosservato. La durezza, il rigore, la forza con la quale si difendono certi valori, anche in politica, è sintomo di tensione morale e prova di una coscienza non sopita dinanzi a malefatte e falsità. Ad una madre che rimprovera un figlio non si direbbe mai che “dovrebbe trombare più spesso”! Perciò, cari signori maschilisti, se non vi scende – I beg your pardon? – che le donne spesso portano nella vita politica ed istituzionale questa tensione morale, ve ne dovrete fare sempre di più una ragione!” Chiude il testo un’immagine tratta da “Frasimania”: Ogni volta che una donna lotta per se stessa, lotta per tutte le donne – Maya Angelou.

Vi state chiedendo se ha la mia solidarietà? Sì, il disprezzo e l’irrisione di cui è intriso lo stupidissimo rimarco che ha subito sono innegabili e irricevibili. Il problema principale è che io (e non solo io) non ho la sua, quello secondario è che gli abusi ai danni della lingua italiana non mi lasciano indifferente.

Francesca Sodero è laureata – ignoro in cosa, ma presumo non in Lettere. Il punto principale del ragionamento che espone su FB è questo: le aggressioni nei suoi confronti sono motivate dal rigore con cui ella difende valori e principi (sarebbe utile specificare quali essi siano); inoltre, tale atteggiamento richiama quello di una madre che riprende il figlio: pertanto è espressione di tensione morale posta ad un livello superiore che mai potrebbe essere attaccato allo stesso modo – e qui Sodero si sbaglia, sia perché di madri a cui sono rivolte le medesime esortazioni sessiste ce n’è una marea, sia perché essere madre non ti fornisce automaticamente “una coscienza non sopita” e infatti c’è un’altra marea di donne con figli che l’etica non sanno cosa sia.

Sodero suggerisce con il suo finale di star lottando “per tutte le donne”, però ciò costringe a chiedersi che ci faccia nel M5S, il quale per rispetto delle donne non ha mai brillato. La consigliera ricorda il “Cosa faresti in macchina con la Boldrini” del fondatore del suo partito? Nota gli insulti sessisti volgarissimi rivolti continuamente alle avversarie politiche dallo stesso, da sodali e commentatori? Non occorre rispondere “a certi canoni”, come Sodero pensa, per ricevere secchiate di immondizia machista in faccia: succede anche a quelle dolci, fragili, rassegnate e remissive, perché non è il loro atteggiamento a innescare le aggressioni ma ciò che loro sono, donne.

Donne e quindi inferiori, intrinsecamente perfide e inaffidabili, stupide, incapaci, mero materiale da scopata. Essere madri le nobilita solo nei presepi, la cronaca è questa:

28 dicembre 2019: “Dovrei farti mangiare nella ciotola del gatto. I carabinieri arrestano il marito-padrone a L’Aquila – Il figlio minorenne gettato sopra il divano e preso a pugni, la moglie anche lei umiliata, vessata e picchiata (…) l’uomo fin dal 2014 avrebbe terrorizzato moglie e figlio. (…) «Ringrazia Dio che non ti faccio dormire nella cuccia del cane in garage e ti faccio mangiare seduta a tavola e non per terra nella ciotola del gatto, dovrei farti pulire i pavimenti con la lingua e leccare dove passo…».”

29 dicembre 2019: “Picchia la moglie davanti ai tre figli e le frattura le ossa del volto: arrestato. – L’uomo è stato bloccato nella sua abitazione dopo che aveva brutalmente malmenato la propria compagna, in presenza dei tre figli minori. Per motivi banali, l’uomo aveva colpito ripetutamente la donna, 29 anni, causandole fratture al volto ritenute guaribili in 30 giorni.”

A Francé, te scenne quarcosa?

Maria G. Di Rienzo

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E’ Natale (solo due giorni fa) e Sergio Berlato, come tutti i sovranisti patrioti fratelli italici, è più buono del solito. Presto sarà anche più ricco del solito, perché agli emolumenti da consigliere regionale in Veneto potrà aggiungere quelli relativi alla carica da europarlamentare. Si definisce un “appassionato cacciatore” ed è presidente dell’Associazione dei cacciatori veneti. E’ anche un uomo che usa i social media, immagino nel tempo che riesce a ritagliarsi fra una scarica di cartucce calibro 16 e un incitamento a un ipotetico Franz (segugio bavarese, tipico “cane da sangue o da traccia”): nello specifico, il 25 dicembre 2019, lo fa così:

inqualificabile

Dedica questa sua vignetta alle donne che lo hanno criticato per la pratica della caccia (no, uccidere animali per il semplice gusto di farlo non lo classifico come “sport”). “Simili volgarità non dovrebbero appartenere al linguaggio di un rappresentante dello Stato. In quelle poche parole è racchiuso un razzismo viscerale contro tutto il genere femminile, costretto, indipendentemente da ciò di cui si occupa, a dover rendere conto della propria vita sessuale.”, dice Rinaldo Sidoli, portavoce di Alleanza Popolare Ecologista, annunciando che presenterà un esposto per diffamazione “che potrà essere sottoscritto da tutte le donne che si sono sentite offese”.

Per chi riveste cariche istituzionali sarebbe invero appropriato e preferibile esprimersi con civiltà – e l’osservazione sul sessismo del consigliere è del tutto sottoscrivibile – ma questo tipo di comunicazione noi donne lo riceviamo quotidianamente e in ogni ambito possibile: famiglia, lavoro, scuola, associazionismo, volontariato, social media… non c’è luogo sicuro per noi. Il brodo di coltura misogino in cui i Sergini Natalizi sguazzano e si moltiplicano ha le dimensioni di un oceano. Hai un’opinione che non garba all’uomo di turno? Naturalmente tu NON PUOI avere un’opinione da contrastare, in caso, sul merito: sei una donna. Perciò, se apri bocca, è perché hai le mestruazioni o perché sei un cesso che nessun uomo si degna di scopare.

Ben al di là del “sentirmi offesa” (provo disgusto e noia, ma le invettive sessiste non riescono a scalfirmi personalmente), io sono preoccupata: perché Sergio Berlato, in qualità di uomo politico, prende decisioni che riguardano anche le donne.

In che modo pretendiamo di far avanzare l’eguaglianza di genere, di contrastare la violenza di genere, di salvaguardare i diritti umani e civili delle donne se chi deve deliberare e votare in merito le classifica come vagine ostruite da ragnatele?

Maria G. Di Rienzo

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Jasmine Cristallo

“Salvini, le scrivo queste righe perché agli slogan violenti bisogna necessariamente contrapporre parole e concetti.

Alla macchina infernale che mi ha aizzato contro, ho risposto cantando una canzone ed inviando i miei amici a non rispondere alle offese o a farlo con parole positive e versi di poesie.

Io e lei siamo genitori e credo che il nostro compito principale sia RENDERE PARTECIPI DELLE PROPRIE AZIONI I FIGLI, che si educano attraverso l’ESEMPIO, PERCHÉ QUESTO È FONDAMENTALE in ogni loro fase di sviluppo.

Abbiamo entrambi figlie femmine ed è per questa ragione che le chiedo se ha intenzione di raccontare a sua figlia, quando non sarà più piccina, che oggi sulla sua pagina Facebook permette a legioni di frustrati di sfogare pulsioni sessuali represse.

Lo saprà sua figlia che consente ai suoi sostenitori di inneggiare allo stupro di gruppo per “punire” una donna che semplicemente non la pensa come lei?

Racconterà a sua figlia che espone foto di donne solo per farle dileggiare e violentemente aggredire con frasi e aggettivi raccapriccianti?

Racconterà che ha postato su Facebook la foto di una ragazzina che ha fatto scioccamente un gesto con il dito medio (lo stesso che lei utilizza spessissimo per rispondere a giornalisti e contestatori, come testimoniano molteplici scatti) e che per quel gesto, quella ragazzina è stata costretta a chiudere le sue pagine social per proteggersi dalla valanga di violenza verbale (speriamo solo quella) che le ha volutamente scatenato contro?

Quando teneramente le mette lo smalto o assiste alle recite natalizie, ci pensa a come si sentirebbe se fosse sua figlia LA vittima di quella stessa violenza che infligge ad altre donne?

Posso per ora raccontarle come ha reagito la mia di figlia, che ha 19 anni ed ha commesso la sciocchezza di leggere i commenti a me destinati dai suoi campioni di civiltà: tremava.

Dopo lo smarrimento iniziale è passata ad un istintivo desiderio di protezione nei riguardi di sua madre.

Una missione evidentemente impossibile per una giovane donna di fronte a quella mole di brutalità e aggressioni gratuite mosse dalla “Bestia”.

L’ho rassicurata così come una madre può e sa fare e le ho spiegato che certe battaglie passano anche attraverso queste prove certamente non gratificanti, ma che meritano, comunque, di essere condotte con tenacia e convinzione.

Ha compreso come solo attraverso il sentire femminile si può comprendere…

Quanto a lei, Salvini, non mi aspetto delle risposte ma sappia che da oggi ho una ragione in più per non arretrare di un passo e difendere il mio diritto al dissenso, a battermi per un mondo civile, in cui le donne non vengano brutalizzate.

Lo devo a noi donne, a mia figlia ed anche alla sua.”

Jasmine Cristallo, coordinatrice di “6000 Sardine” in Calabria, 22 dicembre 2019

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La vicenda di Erika, a cui fa riferimento il pezzo di ieri, è a questo punto: ha cancellato i suoi spazi social e ha dichiarato in un messaggio affidato a terzi di aver scattato la foto con intenzioni diverse da quelle che le sono state attribuite. In tale testo spiega di aver ricevuto “insulti pesanti, minacce di morte, intimidazioni varie e materiale pornografico” e conclude con “il cyberbullismo esiste e quest’oggi io ne sono stata vittima. Le parole possono fare male più di quanto crediate e questo, purtroppo, non sembra essere un parere condiviso.” La 19enne afferma inoltre di non interessarsi di politica e smentisce di essere una “sardina”.

E’ un disinteresse che troverà alimento in questa sua esperienza: per due giorni interi, dei “professionisti” pagati dall’intera nazione invece di dedicare le loro energie a politica fiscale, politica industriale (ex Ilva, Alitalia), giustizia, nomine, trattati internazionali ecc. si sono occupati di lei.

Fra post e interviste, Salvini è apparso particolarmente ossessionato: “Se fosse mio figlio due schiaffi non glieli toglierebbe nessuno quando torna a casa. A quella ragazzina l’educazione civica sui banchi di scuola servirà.”, “Speriamo di avere una vicina di volo educata” ecc., ma gli altri non sono stati da meno.

Daniela Santanché: “In che mondo siamo arrivati? Non sarà mica una sardina quella ragazza? Anche io l’ho fatto, sì, (il dito medio) ma ai centri sociali che mi urlavano contro cori a sfondo sessuale decisamente non piacevoli. Cosa c’entra con il gesto di una ragazzina? Non è certo bello a prescindere dall’appartenenza politica, condanno il dito medio e mi interrogo da madre. Salvini, che piaccia o non piaccia, è il leader di (un) partito.”

Roberta Ferrero: “Ecco a voi la coraggiosa del giorno. Fa il medio a Matteo Salvini, mentre dorme. (Poi vanno alle manifestazioni delle sardine per dire che in Italia c’è un linguaggio d’odio.)”

Maurizio Gasparri: “Il gesto di quella ragazza è vile, proprio perché rivolto a una persona che dormiva e non poteva rispondere. Sicuramente si tratta di una mentecatta che voleva dimostrare di esser coraggiosa. Lo feci anche io (sempre il dito) ma in risposta a una turba di grillini che davanti alla Camera mi insultavano e mi minacciavano addirittura di morte.”

Roberto Calderoli: “Avrei dei suggerimenti per la ragazza su dove potrebbe mettersi il dito. Viva la democrazia sempre, ma farlo a uno che dorme richiede un coraggio da leone di cartone. Io l’ho fatto più volte ma sempre rivolto a soggetti che erano in grado di rispondere. Quel gesto rivolto a una persona che dorme è di una viltà assoluta. Sarebbe dovuta esser coerente fino in fondo, magari Salvini le avrebbe risposto. Chissà, con una carezza.”

A questo punto i farabutti da tastiera si sono scatenati, sino al punto di augurarsi che la ragazza fosse “stuprata a turno” eccetera, perché gli elementi dell’aggressione erano già stati forniti dai loro idoli: 1) sicuramente Erika era un’ipocrita e vigliacca “sardina” (strumentalizzazione); 2) meritevole di schiaffi e di suggerimenti “su dove potrebbe mettersi il dito” (sdoganamento della violenza). Lo scenario immaginato da Calderoli, ove raffigura la possibile carezza di Salvini, contiene anche lo sconfinamento nel privato del corpo: l’ex ministro sarebbe autorizzato a mettere le mani addosso a una sconosciuta se questa gli rivolge un gesto qualsiasi ma ciò resta una violenza comunque lo si faccia, con carezze o ceffoni.

Per cui, gentile signora Ferrero, la risposta alla sua implicita domanda è “Sì, in Italia c’è un linguaggio d’odio assai diffuso e lo schieramento politico a cui lei appartiene lo usa troppo spesso.”

Maria G. Di Rienzo

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dito medio

“18 dicembre 2019 – Si addormenta in aereo, Matteo Salvini. E la passeggera al suo fianco si fa un selfie mentre alza il dito medio, evidentemente in segno di sfida nei confronti del leader leghista. Poi la ragazza posta la foto su Instagram. L’immagine, immediatamente, rimbalza su ogni tipo di social e l’ex ministro dell’Interno reagisce irritato. “Che bello viaggiare in compagnia di personcine educate! E poi magari vanno in piazza per combattere odio, violenza e maleducazione”, scrive su Facebook. Parole che sembrano riferite al messaggio lanciato nelle piazze dalle sardine. Salvini così scatena l’invettiva dei suoi follower (come era già successo in passato, quando aveva diffuso le immagini di ragazzine con striscioni polemici nei suoi confronti).”

I seguaci del Grande Personaggio, invece, sono personcine educatissime: nei loro sguaiati commenti è tutto un fiorir di “puttana”, “pompini”, “cesso” e dita da infilarsi nel didietro. La stessa sorte è toccata qualche giorno fa alla giovane di origini senegalesi che aveva osato pubblicare un video in cui criticava l’operato del signore in questione… che poi, solo per fare un esempio, è questo:

“Bloccando a bordo della nave Gregoretti della Guardia costiera italiana 131 migranti Matteo Salvini nella sua qualità di ministro dell’Interno, ha abusato dei suoi poteri”. E’ questa la motivazione con la quale il tribunale dei ministri di Catania chiede, per la seconda volta, al Senato di autorizzare il processo all’ex ministro dell’Interno contestandogli il reato di sequestro di persona. (…) In particolare – scrivono i giudici – il senatore Matteo Salvini, nella sua qualità di ministro, ha violato le convenzioni internazionali in materia di soccorso in mare e le correlate norme di attuazione nazionali non consentendo, senza giustificato motivo, al competente Dipartimento per le libertà civili e immigrazione di esitare tempestivamente la richiesta di Porto sicuro presentata formalmente dalla sala operativa del centro di ricerca e soccorso di Roma il 27 luglio. (…) Il tribunale dei ministri contesta a Salvini il reato aggravato perché commesso da un pubblico ufficiale e con l’abuso dei poteri inerenti alle funzioni esercitate ma anche per essere stato commesso in danno di minori.”

Non so, come non sa l’ex ministro, se la ragazza della foto vada in piazza o meno e per cosa. Capisco invece perfettamente perché si è scattata quella fotografia.

Maria G. Di Rienzo

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