Feeds:
Articoli
Commenti

Posts Tagged ‘social media’

Niente nomi, perché la povera signora protagonista del classico “quarto d’ora di fama” è disperata: una celebrità ha criticato il suo comportamento (social media), centinaia di fan / seguaci della stessa hanno commentato e il cielo si è spalancato in una tormenta: i figli della signora non vogliono andare a scuola, il marito ha persino problemi sul lavoro (dice lei) ecc. ecc.

Lo scenario è proprio l’istituto che i figli frequentano: la signora è andata a una festa scolastica, ha fotografato di spalle tre altre madri i cui corpi non somigliano al suo con lei stessa in primo piano, una smorfia di disgusto in volto e la didascalia in cui invitava a comprare un prodotto / programma dimagrante… perché i mariti, diceva la scritta, “si girano a guardare” le donne “molto più ben curate” (la prosa di Scanzi dev’essere il suo modello di scrittura).

La celebrità si indigna per la “stupidità” della tipa, le assicura che neppure lei è Belen (ma chi vi ha detto che TUTTE desideriamo somigliare a questa produzione televisiva, la quale in quanto a stupidità – se tale vogliamo definirla – non ha niente da invidiare alla signora dell’improvvido selfie?) e afferma che “il grasso si sconfigge con la dieta” dimostrando di non sapere dei corpi umani più di quanto sappia la donna da lei criticata. (Non siamo macchine che funzionano a calorie introdotte / calorie consumate, ma non mi ripeterò su questo, chi vuol saperne di più studi, io sono stanca e nessuno mi paga.)

Ho letto questa roba ieri, che era il mio compleanno. E pensavo: è questa la faccia che perfetti estranei fanno alle mie spalle, mentre sono in coda alla cassa del supermercato, mentre sono per strada, in autobus, al bar, in libreria? Mentre altri perfetti estranei non si producono in smorfie, ma basta loro uno sguardo per essere sicuri che io dovrei “combattere” me stessa cercando di diventare accettabile o “normale” ai loro occhi?

Ho letto anche cose diverse, ieri. Per esempio, un articolo sul cambiamento climatico che citava un’intervista della BBC alla scienziata, docente universitaria, attivista e esperta del settore ambientale Diana Liverman. Questa donna sta svolgendo un lavoro prezioso e urgente, a livello di ricerca e a livello di coinvolgimento di decisori politici e istituzioni internazionali, è affascinante, sicura di sé, ispira fiducia con il solo sorriso – e il suo corpo somiglia al mio, non a quello della signora schifata ne’ a quello della celebrità indignata ne’ a quello dell’intrattenitrice in topless.

Cosa sapete di noi, fottuti imbecilli? I nostri corpi non sono proprietà pubbliche. Giudicateli pure in privato, guardandovi allo specchio e chiedendo alle vostre costole sporgenti chi è la più bella del reame e quante mutande maschili avete gonfiato oggi – e magari chi vivrà più a lungo fra voi e quelle che ricoprite delle vostre bave di disprezzo, perché le ricerche non pendono in vostro favore.

I nostri corpi sono appunto nostri. Non avete il diritto di usarli per vendere le vostre cazzate dimagranti. Non avete il diritto di usarli per sentirvi moralmente / fisicamente superiori e sbattere quest’arroganza sulle nostre facce. Non avete il diritto di aggredirci, diffamarci, insultarci. Non avete il diritto di passare la linea del rispetto che ci è dovuto in quanto esseri umani titolari di diritti umani perché non vi piace la forma, il peso, l’apparenza dei nostri corpi. Non avete il diritto di spingere ragazzine sotto il treno o giù dal balcone, perché è questo il risultato dei vostri disgustosi sforzi.

E se proprio devo “combattere”, Miss Famosa, non è certo contro me stessa – preferisco combattere il trend che affama, svergogna, umilia e infine uccide. La informo inoltre che il mio corpo non è un bagaglio, da fare e disfare a seconda del cambio delle mode, il mio corpo SONO IO: e ne’ lei ne’ la tizia smorfiosa avete titolo a mettere bocca in chi io sono.

Maria G. Di Rienzo

P.S. Suggerisco come colonna sonora per questo pezzo “We’re not gonna take it” – Twisted Sister. Nel testo, tra l’altro, si legge:

Non scegliere il nostro destino perché

tu non ci conosci, non fai parte di noi.

Oh, non lo accetteremo

No, non lo accetteremo

Non lo accetteremo più!

Tu sei così condiscendente,

il tuo rancore è senza fine.

Non vogliamo niente, neanche una sola cosa da te.

La tua vita è banale e stanca,

noiosa e confiscata.

Se questo è il meglio che sai fare,

il tuo meglio non funziona.

Annunci

Read Full Post »

rice bunny

Come probabilmente già sapete, il governo cinese sta tentando di esercitare un ferreo controllo sui social media, timoroso dei contenuti “dissidenti” o semplicemente critici. Le femministe non sono escluse, anzi. Poco dopo l’8 marzo, Sina Weibo – una piattaforma simile a Twitter – ha chiuso “Voci Femministe” in faccia alle/ai sue/suoi 180.000 seguaci. Nel giro di un paio d’ore anche il relativo account su un servizio di messaggistica privata è stato cancellato. Le motivazioni fornite sono vaghe (“violazione delle regole”) e a tutt’oggi gli spazi virtuali non sono stati restaurati.

Per quel che riguarda #MeToo, il movimento è esploso in Cina dopo che una giovane donna, Luo Xixi, ha condiviso su Weibo le vicende relative all’assalto sessuale da lei subito da parte di un suo ex insegnante universitario: gli “anch’io” sono rapidamente diventati talmente tanti che, per tutta risposta, Weibo ha cancellato l’hashtag. Ma le femministe cinesi stanno aggirando il bando. L’immagine sopra mostra come: l’hashtag è diventato “Riso/Coniglio” (“coniglio del riso”) e viene espresso con gli emoji. Pronunciate ad alta voce, le parole diventano “mi tu” e non lasciano dubbi.

Maria G. Di Rienzo

Read Full Post »

Veramente, mi aspettavo che il reportage di cui sto per tradurvi l’essenziale – Channel 4 News, 19 marzo 2018 – rimbalzasse sui media italiani, ma alle 10.00 del 21 marzo non ho trovato granché. Magari sono io che cerco male, può essere. Magari lo riprenderanno più tardi. Magari questa ditta, Cambridge Analytica, che ufficialmente si occupa di tecnologie informatiche e metodologie di analisi assomiglia troppo a quella di Casaleggio – esteriormente, per carità.

L’indagine sotto copertura di Channel 4 News riguarda i modi in cui Cambridge Analytica interviene nella manipolazione delle elezioni in giro per il mondo, operando anche tramite una rete di società-schermo o subappaltando determinati lavori. La ditta, che ha sede legale negli Stati Uniti ma si trova in Gran Bretagna, si vanta pubblicamente di essere il motore dietro la vittoria di Trump. I suoi capi sono stati filmati mentre parlano di usare tangenti, ex spie, false identità e prostitute a discredito dei concorrenti dei loro clienti.

Alla richiesta di spiegazioni del falso cliente (giornalista della rete televisiva britannica) il principale dirigente della compagnia, Alexander Nix spiega che loro possono per esempio “mandare un po’ di ragazze attorno alla casa del candidato”, aggiungendo che quelle ucraine “sono molto belle e la cosa funziona benissimo”, oppure possono “offrire una grossa somma di denaro al candidato, per finanziare la sua campagna, in cambio di terra magari: registriamo ogni cosa, nascondiamo solo la faccia del tizio e postiamo tutto su internet.” (Le mazzette ai candidati sono reato sia nel Regno Unito – UK Bribery Act, sia negli Usa – US Foreign Corrupt Practices Act.)

Tanto premesso, passo alla traduzione:

“Le ammissioni sono state filmate durante una serie di incontri in alberghi londinesi per quattro mesi, fra novembre 2017 e gennaio 2018. Un giornalista in incognito di Channel 4 News ha finto di essere un mediatore per un cliente facoltoso che voleva far eleggere determinati candidati in Sri Lanka.

Il signor Nix ha detto al nostro reporter: “… siamo soliti operare tramite veicoli diversi, nelle ombre, e non vedo l’ora di costruire con lei una relazione segreta a lungo termine.” Oltre al sig. Nix, gli incontri includevano Mark Turnbull, direttore in capo di CA Political Global, e il direttore del reparto dati della compagnia, dott. Alex Tayler.

Il sig. Turnbull ha descritto come, dopo aver ottenuto materiale che danneggi gli oppositori, Cambridge Analytica può spingerlo senza farsi notare sui social media e internet. Ha detto: “… noi immettiamo solo un’informazione nel flusso di internet e poi, poi la guardiamo crescere, le diamo una piccola spinta qui e là… siamo come un telecomando. La cosa deve accadere senza che nessuno possa pensare questa è propaganda, perché nel momento in cui pensi questa è propaganda la prossima domanda è: chi ha buttato fuori questa cosa?

Il sig. Nix ha anche detto: “Molti dei nostri clienti non vogliono essere visti mentre lavorano con una ditta straniera, perciò spesso facciamo montature, se stiamo lavorando allora possiamo costruire false identità e falsi siti web, possiamo essere studenti che stanno facendo progetti di ricerca in università, possiamo essere turisti, ci sono moltissime opzioni a cui si può guardare. Io ho un sacco di esperienza in ciò.”

Durante gli incontri, i dirigenti si sono vantati del fatto che Cambridge Analytica e la sua azienda madre Strategic Communications Laboratories (SCL) hanno lavorato in più di 200 elezioni in tutto il mondo, inclusi paesi quali la Nigeria, il Kenya, la Repubblica Cecoslovacca, l’India e l’Argentina. La compagnia è attualmente al centro di uno scandalo per aver raccolto più di 50 milioni di profili Facebook. Il dirigente principale sig. Nix è anche accusato di aver ingannato una commissione parlamentare, che gli sta ora chiedendo di fornire ulteriori informazioni. Lui ha negato ogni accusa.”

Direi che per quanto riguarda la strombazzata “democrazia digitale” per oggi è sufficiente. Maria G. Di Rienzo

Read Full Post »

tweet polizia

L’account Twitter di una stazione di polizia scozzese, operativa nella zona di Lochaber e nell’isola di Skye, è famoso per l’arguzia dei suoi messaggi e per l’affettuosa familiarità che usa nel relazionarsi ai cittadini. Nel gennaio 2016 uno dei suoi tweet fu ripubblicato migliaia di volte: riguardava della cocaina “smarrita”: “Se stasera torni nella tua casa a Skye e ti accorgi che la cocaina manca ce l’abbiamo noi, alla stazione di polizia.” L’hashtag aggiungeva: Vorremmo parlarti un attimo.

Il 18 novembre 2017 la polizia di Lochaber e Skye ha raggiunto di nuovo un pubblico internazionale, con questo messaggio:

“Lettera a una giovane donna che vive a Skye.

Sappiamo che segui questo account e vogliamo che tu veda questo.

Ti abbiamo detto in precedenza che pensiamo tu sia a rischio di abuso domestico da parte del tuo partner. Vogliamo aiutarti e stiamo facendo molte cose con altri enti nel tentativo di mantenerti al sicuro.

Tu puoi non accorgerti di noi e il fatto che noi si sia coinvolti può persino non piacerti, ma noi stiamo costantemente pensando a come possiamo aiutarti.

La tua famiglia e i tuoi amici ti hanno detto che pensano tu sia in pericolo – ti sostengono e vogliono che tu sia al sicuro.

Noi pensiamo sia probabile lui ti abbia detto “Non succederà di nuovo”, “Sono dispiaciuto”, “Cambierò”, forse ti ha persino detto che è colpa tua – NO, NON LO E’.

La violenza, le minacce, i commenti che ti umiliano e i comportamenti di controllo nei tuoi confronti non sono la vita che è necessario tu faccia, può andare meglio.

Non sei intrappolata e non sei sola, noi possiamo aiutarti a uscirne, la tua famiglia e i tuoi amici possono aiutarti a uscirne e @scotwomensaid (1) può aiutarti a uscirne.

Chiamaci, vieni alla stazione di polizia, telefona a qualcuno, parla alla locale Assistente sociale per le Donne (seguono numeri di telefono).

Non c’è scusa per l’abuso domestico. L’aiuto è qui fuori.”

Moltissime donne, soprattutto sopravvissute alla violenza, stanno rispondendo positivamente: raccontando le loro storie, ringraziando la polizia e assicurando sostegno alla donna di Skye.

Maria G. Di Rienzo

(1) indirizzo di Scottish Women’s Aid, la principale organizzazione scozzese che lavora contro la violenza domestica.

Read Full Post »

Quando nei giorni scorsi avete letto dello stupro di gruppo subito da una 15enne a Bari (cinque aggressori, un solo maggiorenne) vi siete chiesti chi ha spiegato a questi giovani maschi cos’è il sesso e come farlo? Io sì.

In primo luogo la pornografia.

Stante il facilissimo accesso a quella online essa è diventata una delle forme principali di “educazione sessuale” per le nuove generazioni. Quel che vedono e a cui si abituano è un contesto in cui non vi è consenso, rispetto o piacere reciproco, ne’ sicurezza. Lo scenario prevede maschi aggressivi totalmente in carico dell’iniziativa e dei suoi sviluppi, legittimati a usare i corpi delle donne in ogni modo loro aggradi coprendoli nel contempo di una valanga di insulti: schiaffi, pugni, calci, strangolamenti, penetrazioni così violente da causare lacerazioni ecc. sono ingredienti comuni della pornografia cosiddetta “mainstream”, cioè la maggioranza della pornografia prodotta e accessibile. Le donne che subiscono questi assalti recitano passività e/o godimento, di modo da indurre nello spettatore il concetto che alle “cagne” piace da morire essere umiliate, picchiate e “sfondate” sino a dover ricorrere alla chirurgia per ricostruire ani e vagine. Ad essere resa “erotica” è la violenza contro le donne, non c’è modo di girarci intorno blaterando che sono tutte fantasie – le donne che vedete brutalizzate nella pornografia sono reali e soffrono danni reali. Le ragazze e le donne con cui partner maschi vogliono copiare gli scenari suddetti anche.

In secondo luogo l’attitudine socio-culturale che il nostro paese riserva alle donne.

Qualsiasi età abbiano, dalla pupattola alla vecchietta; qualsiasi cosa facciano, dalla pulitrice alla ministra; qualsiasi opinione abbiano e rendano pubblica; qualsiasi talento mostrino; di qualsiasi vicenda siano protagoniste; stiano sul podio come vincitrici di medaglie olimpiche o in una cassa di legno perché ammazzate dal marito/fidanzato “geloso” – la narrazione comincia, finisce e ruota attorno alla loro appetibilità sessuale. Bella – bella – bella, scollature spacchi e tacchi, tanga e bikini, o brutta – brutta – brutta, aggettivo spesso meglio specificato come “non scopabile”.

In terzo luogo il reiterare nei confronti delle donne ogni stereotipo sessista ripescabile da un barile puzzolente vecchio migliaia di anni.

Magari i ragazzini si sentono moderni e trasgressivi a ripetere che le donne sono stupide e inferiori, forse credono di dire una gran novità (o addirittura una “verità scomoda”), ma si tratta di un assunto patriarcale più decrepito dei loro bisnonni, smentito costantemente dalla Storia e falso come le immagini create con Photoshop su cui si fanno le pippe.

In quarto luogo gli adulti maschi loro modelli di riferimento, che sono troppo spesso una manica di stronzi.

L’affascinante attore che picchia la moglie, il grande atleta che ammazza la compagna, i fratelli maggiori che maltrattano fidanzate e quando costoro diventano “ex” postano le loro foto di nudo su Facebook – per “vendetta”, dicono, ma è soprattutto il riconoscimento dei loro pari che desiderano: guardate che gnocca ho trombato, amici, adesso che non vuole darmela più io la getto a voi come carne andata a male a un branco di cani sbavanti.

Non è che scuola e famiglie offrano agli adolescenti molte alternative, lo so. Quello che mi stupisce è che, per esempio, parecchi dei loro genitori e parecchi di loro stessi sono pronti a dubitare di tutto quel (poco) che hanno imparato a scuola. Possono sostenere che l’Olocausto non è mai avvenuto, l’allunaggio nel 1969 nemmeno, i rettiliani e le sirene esistono e recitando delle sequenze numeriche o degli incantesimi in latinorum si guarisce da ogni tipo di malattia e si vincono lotterie… perché l’hanno visto su internet. L’unica cosa di cui non dubitano mai è questa: le donne sono tutte troie e si meritano ogni singola schifezza sia loro inflitta. Be’, non è che internet dica loro molto di diverso, vero?

Maria G. Di Rienzo

Read Full Post »

vomitevole2

Jeanette Edwards, docente di Antropologia Sociale all’Università di Manchester (GB), ha di recente diretto una ricerca sugli aspetti etici della chirurgia plastica per conto del “Nuffield Council on Bioethics”, un’organizzazione indipendente che esamina e rende note questioni etiche in biologia e medicina: in oltre vent’anni di attività l’istituto ha raggiunto una reputazione internazionale per il modo in cui stimola i dibattiti che ruotano attorno alla bioetica.

Presentando i risultati della ricerca suddetta, la prof. Edwards ha detto: “Siamo rimasti sconcertati da alcune cose che abbiamo visto, incluse le applicazioni per cellulare e i giochi online che riguardano la chirurgia cosmetica e mirano a bambine che possono non avere più di nove anni. C’è un bombardamento giornaliero fatto tramite pubblicità e i canali dei social media come Facebook, Instagram e Snapchat che promuove incessantemente irrealistici e spesso discriminatori messaggi su come le persone, in special modo bambine e donne, “dovrebbero” apparire.”

I giochini (di cui vedete due immagini in questo pezzo) hanno nomi tipo “Principessa della chirurgia plastica”, “Piccolo dottore della pelle” e “Sistemami la faccia” – ove il verbo usato per quest’ultimo si riferisce usualmente a edifici o automobili, oggetti, e come sostantivo è il famoso “pimp” che si traduce con magnaccia”, “pappone”, ecc.

La narrativa che introduce i giochi è abominevole: “Ti diremo come mantenere bella la tua pelle e maneggiare ogni sorta di problemi delle pelle. Una faccia pulita gioca un ruolo molto importante nella bellezza. Ma a volte abbiamo brufoli, ferite, lentiggini e altri problemi della pelle.” Quest’ultimo “problema” sta attorno al mio naso e sulle mie braccia da tutta la vita ed è la prima volta che lo sento definire tale: le lentiggini, attestano la scienza e la medicina, NON SONO una malattia della pelle ma una particolarità genetica. (1)

Il messaggio è molto chiaro: se non rispondi agli standard arbitrari della bellezza femminile ideati per la soddisfazione maschile sei “malata”. Come mai ti sei ammalata? Be’, dev’essere colpa delle altre donne, possono essere davvero cattive, sai: “Aiuto! Le principesse sono state maledette da una strega malvagia! La strega le ha fatte diventare brutte! Solo tu puoi aiutarle! – questa manfrina urlata a punti esclamativi appartiene a “Principessa della chirurgia plastica” – Opera della fantastica chirurgia e dai alle principesse ciò che sognano. Viso, naso, occhi, labbra, fai ogni chirurgia plastica che riesci a immaginare!”

vomitevole

Prima che gli alfieri della “libertà di espressione” si agitino troppo, sarà utile sottolineare che il “Nuffield Council on Bioethics” non ha chiesto il bando delle schifezze illustrate sopra, ma ha chiesto ai loro produttori di condurre proprie ricerche e capire sino a che punto quel che fanno contribuisce a creare e mantenere ansia, depressione e bassa autostima relative all’immagine del corpo. Mark Henley, chirurgo plastico e membro del gruppo che ha effettuato la ricerca, ha detto al proposito: “Un bando su queste applicazioni ci starebbe, ma quel che vogliamo molto di più è che la società riconosca quanto sono rivoltanti.” In Gran Bretagna, il “telefono amico” nazionale per i bambini – collegato ai servizi sociali – ha ricevuto nel 2016 1.600 telefonate di bambine preoccupate di essere brutte: il 17% in più dell’anno precedente.

Maria G. Di Rienzo

(1) Da non confondere con le efelidi, che compaiono per l’esposizione al sole e poi spariscono, le lentiggini sono minuscole macchie cutanee permanenti, presenti nelle persone con carnagione molto chiara e/o capelli biondi o rossi.

Read Full Post »

L’articolo, pubblicato un paio di giorni fa, concerne le molestie che uno studente avrebbe subito da un suo insegnante e la conseguente sospensione di quest’ultimo dall’ incarico (per un mese). I due hanno una storia pregressa di scontri: “La vicenda è cominciata a novembre dello scorso anno, quando dopo un episodio avvenuto in classe, il ragazzo è stato sospeso e denunciato dall’insegnante per resistenza a pubblico ufficiale e lesioni. Il docente sosteneva di essere stato aggredito dal giovane dopo avergli impedito di stare seduto vicino alla fidanzata, poiché si distraevano a vicenda. Da quel momento in poi sarebbero però partiti una serie di messaggi ambigui, mandati dal prof al diciannovenne. Conversazioni su Facebook che in brevissimo tempo si sono trasformate in inviti a bere il caffè e infine in un pranzo a casa dell’insegnante. L’obbiettivo dichiarato era quello di mettere a punto un piano di studi per il ragazzo, che non va molto bene a scuola e che il docente diceva di voler aiutare. In realtà però il pranzo, a quanto ha raccontato il diciannovenne, sarebbe stato condito da una serie di avances, prima verbali, poi anche fisiche.”

La vicenda accade in quel di Padova e qui sotto c’è un esempio delle conversazioni succitate, così come l’ho trovato:

screenshot

Ora, poiché mi si dice che il giovanotto non brilla negli studi, il suo “tutto apposto” è orripilante ma comprensibile. Però vorrei veramente sapere cosa insegnava il docente: “Tu adesdo devi solo studiare e non sconcertanti dall’obbiettivo.”, “Poi parleremo che ti dovrai fidare di me e lasciarti volete bene.”… Per favore, ditemi che non insegnava italiano. Per favore. Maria G. Di Rienzo

Read Full Post »

Older Posts »

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: