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analfabeta

La storia

– A questo individuo, come realtà virtuale non bastavano i Pokémon. Perciò si è inventato uno scenario tutto suo dove figurare come “eroe”.

– In effetti, è molto coraggioso circondare in tanti una persona sola, armata inoltre di pericolosissima carta igienica (sì caro, si scrive così).

– Al giorno d’oggi, però, non serve a niente compiere atti eroici di questo tipo se non li si pubblicizza adeguatamente, perciò il nostro si diffonde nel primo resoconto (a sinistra nell’immagine) e lo affida al web.

– Poiché ignora che ogni essere umano è titolare di diritti umani a prescindere dal suo orientamento politico, ignora pure che vantarsi di averne pestato uno in gruppo è un’ammissione di reato.

– Come se non bastasse, è furbissimo: cita caratteristiche identitarie – “ultras”, “casapound” – dei propri complici, così se qualcuno indaga sa dove andare a pescarli.

– Quando, presumibilmente, qualcuno gli fa notare tutto ciò, il tipo sconfessa se stesso, nega ogni coinvolgimento e posa da vittima: il gruppo Facebook era “privato”! Si è trattato di “satira e goliardia”! Sono soggetto a “gogna mediatica”!!! “Violento antidemocratico” io? Quando mai!

I testi

– L’autore dei post sembra un analfabeta di ritorno (“di cui non ne necessitano”???). Chi gli ha insegnato l’italiano potrebbe attualmente essere in terapia per la depressione.

– Mi piacerebbe sapere chi è “l’uomo fumetto dei Simpson” – confesso di non seguire la serie: si tratta di Homer o esiste nella saga un personaggio detto uomo-fumetto? Comunque prendo nota per l’ennesima volta che l’aggressione fisica riesce meglio se prima si umilia il proprio bersaglio, disumanizzandolo.

– La signora anziana che parla come un ultrà (lo scambio di battute con il contestatore è francamente inverosimile) dev’essere un ulteriore parto della satirica e goliardica fantasia del nostro eroe.

– Confrontate i due testi: le migliaia di persone del primo diventano centinaia nel secondo. Da “tempo dieci secondi lo circondiamo” a “ero accanto ai fatti” (creatura, tu al massimo eri accanto ad altre persone e presente quando i fatti sono accaduti o molto vicino al luogo in cui i fatti sono accaduti: la lingua italiana non è un’opinione)…

– Perché dunque costui ha scritto un sacco di balle? Si è fatto “prendere dalla foga del momento”, il momento in cui ha pensato che più fai lo stronzo più sei “fico” e perciò non sei tenuto a rispettare nessuna regola del vivere civile ne’ a osservare alcuna legge.

– Se il primo testo è, per ammissione del suo autore, un’accozzaglia di menzogne, quanto è credibile il secondo?

Maria G. Di Rienzo

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Elezioni europee, il giorno dopo. Abbiamo infografiche, dichiarazioni a profusione (tutti hanno vinto, se non hanno vinto hanno “tenuto” e sono aghi della bilancia, se non hanno tenuto sono comunque andati meglio di quando non riuscirono a piazzare un loro uomo come Margravio del Brandeburgo durante il Sacro Romano Impero), propaganda travestita da analisi, eroici sforzi di chiaroveggenza e social media pieni di “ahahahaha”, sfottò, insulti e selfie patetici.

Ecco perché ho scelto di tradurvi un brano di un odierno articolo della BBC. Si chiama “European elections 2019: Investigating false and misleading video” ed è stato curato dallo staff che all’emittente si occupa di “reality check” – il controllo della rispondenza al vero delle informazioni che potremmo tradurre come “fare i conti con la realtà” o “mettere i piedi per terra”.

Valutando l’impatto di informazioni false o fuorvianti usate durante la campagna elettorale, il pezzo presenta quattro esempi: uno riguarda la Francia (uova tirate al Presidente Macron, ma il video risale ad anni or sono quando Macron non ricopriva tale carica), i restanti tre riguardano l’Italia.

“Uno dei post più largamente condivisi su Twitter con l’hashtag #euelections2019, era un video di un uomo che assaliva la statua di una donna, atto falsamente descritto come accaduto in Italia. Nella registrazione, una folla si è radunata attorno alla statua mentre l’uomo usa martello e scalpello per sfigurare la figura femminile. Gli spettatori gli lanciano oggetti per tentare di fermarlo prima che la polizia arrivi e lo trascini via.

statue fake

La didascalia messa al video postato tramite account Twitter, che ha ricevuto migliaia di visualizzazioni e condivisioni, recita: “Un migrante musulmano distrugge una statua in Italia, perché parte del corpo è scoperto. L’Europa non sa cosa la aspetta fra i prossimi 5 e 15 anni.”

Tuttavia, l’incidente non è accaduto in Italia – la statua nel video faceva parte della fontana Ain El Fouara a Setif, Algeria. Vari media, inclusa una televisione egiziana, l’agenzia di stampa Agence France Presse (AFP) e il tv network France24, riportarono all’epoca l’incidente, che avvenne nel dicembre 2017. (…) Alcuni post assicuravano trattarsi di una statua della Vergine Maria. Ma in effetti si tratta di una creatura mitologica chiamata Naiade, come ha riportato AFP.”

Una delle versioni di questa bufala, su Facebook, ha ottenuto 2 milioni e 700mila visualizzazioni.

Gli altri due esempi del pezzo della BBC concernono:

a) un manifesto farlocco di Zingaretti, diffuso da “gruppi che sostengono politiche di destra”, in cui costui si impegna in caso di vittoria elettorale a “aprire tutti i porti italiani per ricevere immediatamente 800.000 rifugiati libici”;

b) un video del 2016 con data taroccata al 19 maggio 2019, pubblicato anche dal politico anti-islamico olandese Geert Wilders, che mostrerebbe una protesta musulmana al Colosseo contro Matteo Salvini. La manifestazione avvenne davvero ma tre anni fa, contro la chiusura delle moschee “improvvisate”.

Italiani/e, alzate la testa dal cellulare. Il mondo in cui vivete non è chiuso in quel piccolo schermo. Parafrasando Benni (“Baol”), fatevi qualche iniezione di “realtà primaria” prima di svegliarvi di soprassalto in “una tranquilla notte di regime”. Maria G. Di Rienzo

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Ricordate? L’Autrice del libro sul ministro Salvini escluso dal Salone del Libro di Torino, Chiara Giannini, va a sventolarne comunque una copia in loco e l’11 maggio appaiono sulla stampa le sue dichiarazioni:

“Massimo rispetto per gli scampati ai campi di concentramento, è un capitolo della storia vergognoso e che mi addolora moltissimo. Loro hanno subito una restrizione della loro libertà, la stessa che sto subendo io.”

“Le censure sono brutte e questa è la dimostrazione che il mio libro può e deve entrare ovunque (…) la cultura spacca i ponti e può entrare ovunque.”

“Questa è la democrazia, viva la democrazia.” (reggendo il libro come una fiaccola davanti a personale di case editrici e pubblico che le stanno cantando “Bella Ciao”)

Lo stesso giorno si sprecano dichiarazioni indignate sulla decisione di non accettare una casa editrice vicina a CasaPound (“Per quanto riguarda CasaPound – sempre Giannini – non mi sembra sia un partito illegale.”), come quella del consigliere d’amministrazione Rai Giampaolo Rossi:

“Assistiamo da decenni a forme di intolleranza nei confronti delle realtà non allineate all’ideologia dominante. Quello ai danni di Altaforte è solo l’ennesimo esempio. E’ un fenomeno che si ripete spesso in Occidente; agli intellettuali non conformisti, spesso, non è consentito di parlare nelle università, non possono trattare temi considerati scomodi.”

patetico

Adesso state vedendo a profusione, sui social media, questa pagina del libro menzionato. E’ superfluo, ma ricordo che nessuno ha censurato tale roba: è in vendita ovunque, persino da Feltrinelli. Il fatto che un evento specifico abbia negato i propri spazi a un prodotto è del tutto legittimo.

Quel che invece vorrei sapere è:

1. La sig.a Giannini pensa di scusarsi con i sopravvissuti / le sopravvissute ai lager nazisti per l’improvvido paragone?

2. Dov’è la cultura che spacca i ponti?

3. Dove sono la ricerca, lo studio, l’inchiesta, il sondaggio o quant’altro che provano come le donne italiane (io sono una di loro) in genere e quelle di sinistra (io sono una di loro) di nascosto amano alla follia il sig. Salvini? La “giornalista” lo ha guardato e soprattutto lo ha ascoltato con attenzione?

4. Che occhiali bisogna mettersi per vedere nella sig.a Giannini una “intellettuale non conformista” che tratta “temi considerati scomodi”? Il testo è sdraiato a tappetino, in modo completamente conformista, sotto i piedi di un uomo di governo presente ossessivamente in televisione (e alle sagre di tutta Italia). Leccare un potente ha le sue scomodità ma molte persone, considerando i benefici, ci si abituano velocemente.

5. Trattandosi di un peana della divinità Salvini, se ne daranno letture pubbliche accompagnate da coro e lira?

6. Ci sarà un sequel del tipo “I segreti del letto di Matteo”, “Quarantanove milioni di sfumature di Salvini”, “Barcone malandrino: un’avventura erotica del ministro spaccalenzuola”?

Maria G. Di Rienzo

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Non è parodia, non è satira, non è uno scherzo: “Europee, ritorna il gioco social Vinci Salvini“. Lo stakanovista per sagre e comizi elettorali spiega in un video che “Fa più punti chi mette più velocemente “mi piace” ai miei post su Facebook e, da quest’anno, anche su Twitter e Instagram. Cosa si vince? Ogni giorno la tua foto diffusa sui miei canali social a sei milioni di amici, una telefonata con me e, ogni settimana, un caffè di persona”.

Gli articoli relativi hanno sottolineato il rischio per la privacy, poiché in questo modo si raccolgono i dati personali di chi partecipa (nome, cognome, sesso, indirizzo di posta elettronica, Stato – Comune – Provincia di residenza, account Facebook, Instagram e Twitter…), esplicitamente per l’elaborazione di “statistiche per promuovere lo sviluppo e le attività del movimento”. Ho letto anche che i “6 milioni di amici” sarebbero stimati per circa il 50% come fake (account fasulli, bot, ecc.), ma non sono in grado di verificare questo dato.

A me sono apparsi fasulli pure i quattro personaggi che nel video posavano da belle statuine attorno a quello che sembrava un televenditore di pentole ma – in effetti – era il Ministro dell’Interno della Repubblica Italiana. Le competenze del dicastero in questione, per non dettagliare troppo, sono il garantire costituzione e funzionamento degli organi elettivi locali; la tutela della sicurezza e dell’ordine pubblico; il coordinamento delle forze di polizia; la tutela dei diritti civili: Costituzione, art. 3 – Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Tutela in questo contesto significa “difesa” e “protezione”. Nei giorni in cui è lanciato il “gioco social” del sig. Ministro, la camorra impazza sparando per le strade di Napoli, operai muoiono sul lavoro come mosche, i femicidi si susseguono a ritmo orribilmente regolare (più di tre donne uccise a settimana, dati Eurostat 2019), l’abuso di bambine e ragazze raggiunge la cronaca con allarmante frequenza (9/10 maggio: Adescava ragazzine su Facebook: bidello condannato a due anni; Nonno orco stupra la nipote 16enne: «Ti è piaciuto?»; Conosce una 12enne su Facebook e la costringe a filmarsi nuda; Reggio Calabria, abusi sessuali e bullismo su ragazzine: sei ragazzi finiscono in comunità; Violenta minore, arrestato medico; ecc. ecc.) e i naufragi di migranti fanno sì notizia ma per non più di cinque minuti, tanto la prossima tragedia è prevista per dopodomani.

“Vedi, è solo intrattenimento

Un episodio superficiale mentre la vita continua a rivelarsi.

Solo intrattenimento

controllato e copiato, loro hanno piantato il seme

che germoglia nella tua visione del mondo.”

Only Entertainment, Bad Religion, 1992

https://www.youtube.com/watch?v=TSd3509D7PY

Tutto quel che il Ministro dell’Interno fa nei giorni suddetti, video compreso, è:

1. CAMPAGNA ELETTORALE – spesso con frasi roboanti sparate a vuoto, sia perché poi non può concretizzare le “promesse” in esse espresse, sia perché appaiono come fondate su una realtà (e una lingua italiana) alternativa, tipo quella che prevede la chiusura degli “spacci di droga”: “La droga fa male, se bisogna legalizzare o liberalizzare qualcosa, parliamo invece della prostituzione, visto che far l’amore fa bene sempre e farlo in maniera protetta e controllata medicalmente e sanitariamente.”

La supposta pericolosità della marijuana come “porta d’ingresso” ad altri stupefacenti è stata ripetutamente smentita da numerosi seri studi scientifici al proposito. La “cannabis light” attualmente commercializzata tramite la legge 242/2016 ha un contenuto di principio attivo (Thc – tetraidrocannabinolo) inferiore allo 0,6%: per l’effetto psicotropo (sballo) ce ne vuole tra il 5 e l’8% – e la discussione sulla “droga” è chiusa.

Punto secondo. Prostituirsi in Italia non è vietato dalla legge: è illecito agevolare o favorire la prostituzione o indurre alla prostituzione altre persone. Pagare una prostituta, inoltre, non è “amore”, ne’ per costei ne’ per chi la compra: usare e sfruttare non sono sinonimi di amare. Uno zio Nane qualsiasi al bar, dopo la sesta grappa, “normalmente” diffonde la propria becera ignoranza in questo modo, ma proveniente da un Ministro dell’Interno tale comportamento è inaccettabile.

2. PARATA DI ATTEGGIAMENTI AGGRESSIVI – che oltre agli ululati pieni di eleganza contro oppositori e contestatori, hanno previsto l’uso delle forze dell’ordine come personale milizia del Ministro. In generale posso capire e simpatizzare con chi si sente offeso da questo paragone perché consapevole del proprio (spesso ingrato, malpagato e poco considerato) ruolo lavorativo e istituzionale, ma sono i vostri colleghi che sequestrano cellulari o rimuovono striscioni – in assenza totale di mandati e condizioni di pericolo o emergenza – a uno schiocco di dita del sig. Salvini a essere in torto.

3. ANNUNCI DI NUOVI “GIRI DI VITE” (Decreto Sicurezza bis) – Le nuove norme proposte hanno queste finalità:

– dare al Ministero dell’Interno carta bianca in materia di sbarchi, ovvero le competenze sul transito nelle acque italiane ora in carico al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti;

– punire le navi di soccorritori che operano salvataggi di profughi e migranti (multe di 3.500 / 5.500 euro per ogni straniero trasportato, revoca della licenza per imbarcazioni battenti bandiera italiana, ecc.);

– punire chi osa manifestare in piazze e strade il proprio dissenso (a questo splendido governo e al suo luminoso futuro) trasformando in reati da sanzioni pesanti quelle che attualmente sono rubricate come contravvenzioni. La resistenza a pubblico ufficiale, in queste nuove norme, se attuata durante una dimostrazione diventa automaticamente “aggravata”; proteggersi da una carica tramite “l’utilizzo di scudi o altri oggetti di protezione passiva” è vietato.

Il resto sono fumogeni (quelli che, come da punto precedente, non dovete assolutamente usare voi durante i cortei li usa il “Decreto Sicurezza bis”): 800 persone assunte per anno per smaltire i procedimenti di esecuzione delle sentenze definitive – stanziamento 25 milioni di euro; poliziotti stranieri in incognito “con riferimento alle attività di contrasto del delitto di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina” – stanziamento 3 milioni di euro…

Vi sentite meglio, più sicuri, tutelati, difesi da questo incredibile miscuglio di buffonate e minacce?

E se non è così, perché non parlate?

“Sonmi 451: Se fossi restata invisibile, la verità sarebbe rimasta nascosta. Non potevo permettere questo.

Archivista: E se nessuno credesse a questa verità?

Sonmi 451: Qualcuno ci crede già.”

Cloud Atlas, 2012

Maria G. Di Rienzo

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Sulla diffusa maleducazione della nostra epoca da parecchi anni non ho alcun dubbio: è stata progressivamente legittimata sul piano sociale e politico dallo sdoganamento dell’ignoranza e dalla sua conseguente esaltazione come “virtù popolare”. Più insulti e strilli, più sbagli congiuntivi e condizionali, più invochi e minacci violenze, più diffondi come notizie, certezze, verità rivelate quelle che sono a colpo d’occhio immani sciocchezze, più sei apprezzato – puoi finire persino a governare un Paese: male, va da sé.

In questo scenario, l’aggressione verbale è presentata in termini di “opinione” e “critica”, per cui quando reagisci chiamandola con il suo proprio nome e rendendo chiaro che non intendi accettarla, i violenti si indignano, posano da vittime, urlano alla censura, cercano di ridicolizzarti, ti insultano ulteriormente e così via. E’ la quotidiana manfrina visibile sui social media, su cui personalmente posso persino stendere un velo pietoso, visto che rifiuto questo tipo di interazione.

Quel che invece trovo inammissibile è il trasferimento di tutto ciò sui quotidiani, il cui compito è dare notizie (verificate) nella lingua della propria nazione (nel nostro caso l’Italia). Quando un giornalista non sa, il suo dovere professionale è fare ricerca. Se un giornalista non conosce l’italiano, o lo impara o cambia mestiere. Su questi due punti, non c’è mediazione possibile.

Ieri, raggiunge la cronaca la sentenza del tribunale di Roma che respinge al mittente la richiesta di risarcimento di un’emittente radiofonica nei confronti di Arcigay Roma e Gay Center. I fatti risalgono al settembre dell’anno scorso, quando un conduttore di Radio Globo dà voce al suo “disgusto” nel vedere due uomini che si baciano e lo razionalizza descrivendo la cosa come “non normale”. Le due associazioni summenzionate, dopo avere inutilmente chiesto all’emittente delle scuse formali, chiamano gli inserzionisti pubblicitari al boicottaggio; la radio segue in modo prevedibile e noioso il copione de “se mi dici che ti ho fatto torto, la vittima sono io”: dichiara il suo rispetto per i valori antidiscriminatori sanciti dalla nostra Costituzione (non sono omofobo, non sono razzista, non sono sessista), annuncia di avere persino una persona transessuale in redazione (ho un sacco di amici gay, di amici africani e amo le donne), definisce l’uscita del suo conduttore una legittima opinione personale (adesso non si possono neppure avere delle opinioni, ma l’avete letto Voltaren, ah sì volevo dire Voltaire, sempre con questo politicamente corretto che alla fine è censura), ma le scuse ai froci NO, manco morti. Inoltre, la radio querela Arcigay Roma e Gay Center per i supposti mancati guadagni relativi al boicottaggio – e come abbiamo visto, perde la causa. Ribadiamo: non sono state le associazioni a portare l’emittente in tribunale, è il contrario.

Se l’ignoranza volontaria fosse un po’ meno diffusa, o se i giornalisti radiofonici prendessero sul serio il loro ruolo, Radio Globo non avrebbe mai presentato la denuncia: il chiamare al boicottaggio è un’azione nonviolenta con alle spalle un bel po’ di Storia e non è sanzionabile, poiché non costringe nessuno a comportarsi in un modo o in un altro, bensì si appella alla coscienza civile/democratica di coloro ai quali si rivolge, la cui scelta è parimenti del tutto legittima e non sanzionabile anch’essa. La sentenza, per chi non vive in un mondo che gira attorno al suo ombelico, era scontata.

Se l’ignoranza volontaria fosse un po’ meno diffusa, o se i giornalisti in genere prendessero sul serio il loro ruolo, a commentare i fatti non avremmo letto questo tipo di frasi:

“Si può boicottare un’attività commerciale per protestare contro chi critica i gay.”

Chi ha criticato i gay, scusate, e come? Dire “quel che sei mi fa ribrezzo” non è una critica, è un insulto, oltretutto nella stragrande maggioranza dei casi gratuito, perché chi lo riceve a chi lo vomita non ha di solito chiesto una valutazione sulla propria persona. La critica è la capacità intellettuale di esaminare e valutare l’operato umano, non l’affermazione dei propri sentimenti di disgusto, disagio, rifiuto pregiudiziale di una caratteristica umana.

“La campagna per il boicottaggio è lecita, la difesa della libertà di pensiero un po’ meno. (…) Insomma, o ti pieghi ai diktat del politicamente corretto o peggio per te: finirai “bastonato” due volte.”

Quindi, a Radio Globo uno speaker ha affermato coraggiosamente che la Terra gira intorno al Sole (be’, visti i tempi è più probabile sentirne uno che delira sulla Terra piatta) e Torquemada lo ha trascinato nelle segrete per farlo abiurare? Pare di no. Ha detto che è ora di finirla con sessismo e misoginia e gli hanno dato della “femminazista”, dello zerbino, del frocio, del non-vero-uomo prima di licenziarlo in tronco? Pare di no.

E allora di che “libertà di pensiero” si parla? Prendetene atto, per favore: un’ingiuria (sei disgustoso/a e non normale) non è la libera espressione di un’opinione astratta, ne’ un’intellettuale e audace “scorrettezza” da difendere citando Voltarencioè ok, errore di battitura, volevo dire Voltaire – è un’offesa diretta alla persona che la riceve, punto e basta. Potete continuare all’infinito a suggerire che tale persona dovrebbe prendersi la secchiata di immondizia in faccia e stare zitta, ma siamo sempre in meno disposte/i a farlo. Get over it.

Maria G. Di Rienzo

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Ieri (6 aprile), il Secolo XIX lancia un sondaggio online dal titolo: “Minacce e offese su Internet, è giusto inasprire le sanzioni?” Nella presentazione si legge, tra l’altro:

“(…) il Parlamento ha appena approvato una legge che si occupa della “vendetta” in Rete da parte di chi diffonde immagini di scene sessuali avute o carpite o scattate a estranei o anche a conoscenti e persino a persone care. (…) Il fenomeno vi preoccupa? Vi siete mai imbattuti in immagini del genere? Negli ultimi anni il problema è cresciuto? Quali sono le “categorie” di persone più colpite? (…) La nuova legge prevede sino a 6 anni di carcere per chi diffonde immagini a sfondo esplicito sessuale senza consenso della persona che è ritratta: siete d’accordo?”

Il tono è neutro, nel senso che sottende come chiunque potrebbe essere oggetto di “vendetta” con proprie “immagini di scene sessuali” diffuse su internet, e usa il maschile plurale come universale. Sebbene questi siano parametri tipici dei sondaggi, l’usarli in questo contesto fornisce una prima descrizione della situazione non rispondente alla realtà. E’ infatti già arcinoto che la “categoria” di persone più colpite (possiamo dire tranquillamente al 99% e solo per lasciare spazio all’imprevisto) ha sulla propria carta d’identità la lettera F. Sono donne, ragazze, bambine.

Le risposte alle domande riportate sopra, inoltre, non aggiungeranno nulla a quanto si sa del fenomeno – sono ormai disponibili delle eccellenti ricerche, che potete controllare partendo da https://www.apc.org/ o https://www.genderit.org/ – ma disegneranno solo una divisione percentuale fra chi ritiene che “inasprire le sanzioni” sia giusto e chi no, che in fondo è lo scopo dichiarato dal sondaggio nel suo stesso titolo. Se ci pensate su, in effetti, è del tutto assurdo chiedere se l’utilizzare senza consenso immagini altrui a sfondo sessuale debba essere o no punito, la risposta è ovvia.

Chi propone questo tipo di prodotti scollegati da ricerca e approfondimento non lo fa per ampliare la democrazia digitale o perché sia interessato alle opinioni dei partecipanti: si tratta semplicemente di “aumentiamo il traffico sul sito e il numero di likes con uno degli argomenti del giorno (o hot topics)”. L’attitudine superficiale attira persone che la condividono, per cui di solito i sondaggi se ne escono con risultati basati su un campione di troll e di analfabeti di ritorno che a volte è spacciato per “gli italiani”, es.: Gli italiani vogliono che sia tutelata la loro libertà di espressione, lo dice il nostro sondaggio con una percentuale del 72%!

Ora, visto che i giornali non lo fanno, vi dirò io perché la libertà di espressione non si estende al permesso o alla legittimazione all’uso della violenza. Le donne fanno esperienza non solo della “vendetta” con immagini di nudo o di sesso, ma del ricatto collegato alle stesse (se non fai quel che dico io le divulgo), di cyberstalking, di doxing (diffondere in rete informazioni personali e private di un’altra persona), di insulti sessisti, di molestie sessuali, di minacce di stupro e di un mix di tutto questo nelle vere e proprie campagne messe in atto da farabutti per ridurle al silenzio: si chiama violenza di genere.

La violenza di genere è dovuta allo sbilanciamento di potere fra donne e uomini, al clima sociale che prevede l’impunità per gli uomini violenti, all’esclusione strutturale delle donne (e dei gruppi marginalizzati) dall’accesso a risorse, informazioni, credito, posizioni decisionali… in una parola sola, patriarcato.

La cosiddetta violenza online comprende atti di violenza di genere che sono commessi, favoriti o esacerbati dall’uso delle tecnologie informatiche (cellulari, internet, social media, e-mail).

C’è un legame diretto fra violenza nella vita quotidiana e violenza online, giacché sono entrambe frutti velenosi della stessa pianta marcia. Perciò non possiamo limitarci a cercare rimedi specifici per quest’ultima: il forum misogino è un attrezzo, proprio come un bastone.

Se qualcuno è preoccupato dall’impatto che le misure di sicurezza o di repressione nei confronti della violenza di genere tocchino il diritto alla comunicazione, dovrebbe essere vieppiù indignato da come questo diritto sia negato a noi donne proprio dalla violenza, online e offline.

Quando la privacy di una donna è violata dall’uso di terzi di suo materiale privato relativo alla sua vita sessuale, la si sta punendo o si sta cercando di controllarla usando lo svilimento e il disprezzo che la nostra società patriarcale pone sulla sessualità femminile: se si smettesse di trattare le donne come oggetti a disposizione per il maschio di turno, se si riconoscesse che le donne hanno il pieno diritto a una vita sessuale da loro stesse diretta e per esse soddisfacente, la “revenge porn” o come si vuol chiamarla perderebbe immediatamente potere.

Come ho già detto sopra, la maggior parte della violenza online è usata per far star zitte le donne in rete e per far sparire le donne dalla rete. Ciò significa che prevenire e sanzionare la violenza online contro le donne non si oppone alla libertà di espressione, ma è al contrario una sacrosanta difesa della stessa.

Maria G. Di Rienzo

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“Non una sola persona che mi abbia umiliata per il mio peso si è mai preoccupata di chiedermi se voglio essere magra. Non voglio. La gente proprio non riesce a comprendere che i corpi magri non sono un desiderio universale.” Sherronda J. Brown, giovane donna di colore femminista e attivista per il cambiamento sociale, 2018.

Ieri alcuni giornali riportavano questa notizia (con titoli più o meno simili a quello citato qui di seguito): “Sei grassa, dimagrisci: maltratta per mesi la figlia 16enne, mamma denunciata a Como”.

Una sedicenne alta un metro e 72 cm. aveva l’ordine, da parte della madre, di non superare i 50 kg. di peso. Allo scopo, subiva ogni giorno “insulti e botte” e “se il suo peso aumentava anche solo di un etto, l’aggressività della madre era incontenibile”.

Tutto per la salute, come si sa: infatti alla ragazza erano scomparse le mestruazioni, accusava continue emicranie e sveniva spesso. La situazione di abuso nei confronti della 16enne e le sue conseguenti condizioni fisiche erano così preoccupanti da indurre la zia paterna, medico, a presentare denuncia. La madre, 47 anni, è stata “allontanata dalla casa familiare con l’accusa di maltrattamenti aggravati, con il divieto assoluto di avvicinare la figlia in ogni luogo da lei frequentato, e di cercare di contattarla con qualunque mezzo.”

La giustizia non può – ne’ deve – andare oltre questo, ovviamente. Non può curare le ferite inferte al corpo e alla mente della fanciulla. Non modifica l’attuale assetto sociale di odio per le persone (soprattutto per le donne) non rispondenti al modello unico e obbligatorio di “magra bellezza”. E’ in grado di dire alla madre che ha sbagliato (maltrattamenti aggravati) ma non il perché.

Il perché sta nelle migliaia di messaggi che costei ha ricevuto e continuerà a ricevere tramite tutti i media a disposizione e virtualmente da quasi ogni occasione di incontro / relazione con altri: basandomi solo sulla mia esperienza, su quattro conversazioni casuali che orecchio per strada o al supermercato ecc., tre hanno a che fare con il grasso corporeo.

Quest’ultimo è presentato come qualcosa di separato dall’interezza di un corpo e dalla conoscenza di una persona del suo proprio, unico e irripetibile corpo. Se ne parla come di un difetto di attitudine / personalità, qualcosa che dev’essere riformato; alcuni scriteriati “opinionisti” si spingono a considerarlo il risultato di una “tossicodipendenza”, dove l’aborrita droga sarebbe il cibo.

La persistente retorica sulla “fitness” gira tutta attorno alla perdita di peso (sempre soprattutto per le donne): bruciare il grasso e ottenere un girovita “adeguato” (nel nostro caso, uno che faccia girare la testa agli uomini) sono i concetti chiave di ogni campagna pubblicitaria al proposito.

Come ho già detto in passato, gli stimoli sociali creano un clima ma non sono ricevuti e processati allo stesso identico modo da ognuno di noi, giacché ognuno di noi ha una storia diversa e capacità diverse e così via. Se in generale riceviamo tutte/i la minaccia insita nelle campagne anti-grasso, la nostra risposta ad essa dipende dal nostro carattere, dal nostro stato mentale – fragilità e ansie, dalla nostra posizione sociale – possibilità di accedere a informazioni e risorse, e dalla nostra credibilità sociale: già essere una donna fissa quest’ultima a un livello medio-basso, ma se sei pure “non conforme” – o magari madre di una “non conforme”, il che segnalerebbe la tua inadeguatezza come genitore – tale livello cola a picco.

La madre violenta ha trovato validazione e incoraggiamento all’abuso nel clima sociale corrente, esattamente come trovano validazione e incoraggiamento nel clima sociale corrente gli stupratori, i picchiatori e gli assassini di donne. Se non riusciamo a vedere e a sradicare l’odio per i corpi delle donne, in ambo le dimensioni, il peso della nostra inazione sono storie di violenza, di autolesionismo, di suicidio e di omicidio. Ogni titolo giornalistico di ieri che inneggiava ai 60 anni di Barbie “priva di rughe” (signore/i non fatemi bestemmiare: quella è plastica, non carne), ogni menzogna dell’industria dietetica / cosmetica, ogni nuova dieta bislacca strombazzata da medici incompetenti e da incompetenti tout court, ogni sfilata di modelle anoressiche… si trasformano in passi verso l’abuso e il dolore.

La vita in sé non è avara di esperienze spiacevoli per ciascuna/o di noi: credetemi, non vi è alcuna necessità di aumentarle artificialmente, meno che mai per il profitto del sistema capitalista-patriarcale. Maria G. Di Rienzo

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