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Archive for the ‘Fiabe’ Category

suniti

“C’era una volta un uomo che pensava di poter fare qualsiasi cosa, persino essere una donna. Perciò si procurò un neonato, gli cambiò i pannolini e nutrì la dannata cosetta tre volte a notte. Sbrigava tutte le faccende domestiche, era deferente nei confronti degli uomini e si logorò al completo. Ma aveva un fratello, Gianni Testafina, che noleggiò una moglie e si trovò tutto fatto.”

– tratto da “Feminist Fables” di Suniti Namjoshi, in immagine sopra, trad. Maria G. Di Rienzo. Non possiedo l’edizione italiana ma so che esiste (“Fiabe Femministe”, Supernova, 1998) e che è l’unico libro della considerevole produzione letteraria e poetica dell’Autrice disponibile nella nostra lingua.

In tutto il suo lavoro, comprese le serie dedicate ai bambini, Suniti sfida pregiudizi e affronta questioni di genere, sessismo, razzismo, omofobia con una scrittura brillante intrisa di arguzia e saggezza. Può star riscrivendo un mito greco o una favola indiana, ma parla sempre di ciò che trova inaccettabile nella vita di oggi. Suniti è indiana, nata nel 1941, apertamente lesbica. Vive in Gran Bretagna con la scrittrice inglese Gillian Hanscombe.

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Nel bosco

(“Woodsman”, di Cornelia Hoogland, poeta canadese contemporanea – in immagine con il libro da cui il pezzo è tratto, “Woods Wolf Girl”. Trad. Maria G. Di Rienzo.)

Cornelia e libro

BOSCAIOLO

E’ un lupo

è sul sentiero che attraversa il bosco

è un uomo

che chiede a lei se vuole andare dietro un albero

e guadagnarsi un soldo.

Una ragazza cammina nel bosco e comincia a piovere.

La pioggia minaccia i non-mi-toccare (1).

La pioggia inghiotte

il discorso. Una ragazza cammina nel bosco e il bosco

la forza in proposizioni, pensiero

sospeso, in

frammenti di frasi.

Schiude

un predicato

per cui lei non ha parole.

Va dietro l’albero?

Acconsente?

(1) nome comune inglese della mimosa pudica: la pianta è chiamata così perché risponde al tocco o alla vibrazione richiudendo le foglie su se stesse.

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Credevo che Biancaneve avesse mangiato mele avvelenate a sufficienza, nella fiaba originale e nelle sue migliaia di riletture/riscritture, nei cinema e nei teatri eccetera. Mi sbagliavo. Mancava questa:

poster del menga

Il testo dice: “E se Biancaneve non fosse più bella e i sette nani fossero non così bassi?” Si tratta del poster promozionale per la parodia a cartoni animati dal titolo “Scarpette Rosse e i Sette Nani”. Il film è di produzione sudcoreana, definito dai suoi creatori “una commedia per famiglie” e narra la storia di “una principessa che non rientra nel mondo di celebrità delle principesse – e nemmeno nelle loro taglie”. Infatti, non riesce neppure a infilarsi le scarpette da bambolina Barbie ovviamente di 20 numeri più piccole: è una tragedia, altro che commedia!

Naturalmente la “bella” Biancaneve è quella a sinistra, il grissino con le gambe a stuzzicadenti allungate dalla bioingegneria o da un’altra magica macchinazione della Cattiva Regina – per renderle verosimili, la figura dovrebbe essere più alta di un terzo. Perciò la Biancaneve di destra è ancora una che potete incontrare per strada, ma Miss Sottiletta è come dev’essere: irraggiungibile per chiunque di noi sia umana.

L’attrice che dà voce alla protagonista di questa pacchianata, Chloë Grace Moretz, si è dissociata dalla campagna pubblicitaria e si è scusata perché “non aveva controllo su di essa”. Una valanga di proteste è venuta, oltre che da squisiti “nessuno” come me, da altri attori e personaggi pubblici, fra cui la modella Tess Hollyday (in immagine dopo questo paragrafo): “Come ha fatto una cosa del genere ad essere approvata da un’intera squadra di marketing? Perché dovrebbe andar bene dire ai bambini che essere grassi è uguale a essere brutti?”

tess

Dopo di che, si è scusata anche la produttrice Sujin Hwang e ha ritirato i poster. Ma ci ha tenuto a farci sapere che il film vuole “sfidare gli standard della bellezza fisica nella società enfatizzando – udite, udite! – la bellezza interiore.”

Una genialata MAI sentita prima. Infatti, dopo la visione della pellicola, ogni bambina o ragazzina bullizzata per il suo aspetto fisico uscirà dal coro di “cicciona” “grassona” “cesso” e “schifosa” che la circonda trillando: Sono bella dentro! Sono bella dentro!, cosa che avrà meno valore di un fico secco per i suoi tormentatori. E poi considererà di affamarsi – persino sino alla morte, di ferirsi o di buttarsi allegramente dal quarto piano: come tantissime fanno già senza aver visto la parodia di Biancaneve ma migliaia di annunci pubblicitari, sfilate di moda, sceneggiati e programmi tv, prodotti cinematografici che hanno ribadito loro quel che valgono se i loro corpi non rispondono agli standard di scopabilità vigenti – NIENTE.

Sveglia, Sujin, non esiste un dentro-fuori tagliabile con l’accetta nelle persone. Il nostro corpo è una spugna imbevuta di sensazioni, di emozioni, di desideri che non sono separabili da noi. Il nostro stato psichico influisce su quello fisico e viceversa. Il mio sangue irrora le mie mani che scrivono romanzi, non potrei farcela ne’ senza di esso ne’ senza la mia immaginazione. Chi io sono fuori e chi io sono dentro sono sempre io. Sempre abbondantemente splendida anche se recente 58enne, tra l’altro. Fottiti. Maria G. Di Rienzo

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“Il Dio del cielo e della terra semplicemente chiede. Il Fato è la domanda che ho posto. Voi potete trovare la risposta.”

Così 천지신명 (la pronuncia resa in italiano è “cion-gi-scin-miong”), la suprema divinità di un pantheon coreano antecedente buddismo, cristianesimo e confucianesimo, crea una delle scene più significative dello sceneggiato “Goblin” (도깨비 – “docchebi”, accento sulla finale) attualmente trasmesso dal canale via cavo “tvN” e decisamente sulla cresta dell’onda: 15,3% di share, con picchi di 18.

goblin-poster

Secondo la mitologia a cui fa riferimento le cose per gli esseri umani vanno così:

A crearti è la Nonna Samshin, la Dea del Parto che protegge madri e bambine/i. La sua protezione ti segue sino ai 10 anni.

Dopo di ciò, passi sotto la vigilanza di sette divinità che sono le sette stelle del Grande Carro dell’Orsa Maggiore (칠성신 – “cil-song-scin”): con il tempo, queste figure si sono fuse con quella del dio supremo succitato.

Quando incontri un Messaggero dell’Aldilà (저승사자 – gio-sung-sa-gia) muori.

Nel tribunale dell’Aldilà ciò che hai fatto durante la tua vita è giudicato dal Grande Re 염라 (“iom-ra”), che comanda i Messaggeri. Se sei stato giusto puoi andare in Cielo o reincarnarti, se non lo sei stato soffri eterno dolore (in alcuni casi ti reincarni in una forma inferiore e in altri ancora diventi un Messaggero come forma di espiazione).

goblin

(da sinistra, il Messaggero dell’Aldilà e il Goblin)

Se hai un desiderio fortissimo o un rancore altrettanto intenso che ti spingono a voler vivere anche dopo la morte, resti a vagare in questo mondo come spirito (fantasma).

Questa mitologia comprende creature come i draghi e il nostro 도깨비: un essere fatato non necessariamente maligno come i goblin del folklore anglosassone (tradurre è sempre un po’ tradire) ma che da buon folletto può creare oro e compiere altri incantesimi. In più il “docchebi” non nasce tale: in origine era una creatura umana e subisce la trasformazione a causa di diverse circostanze – per esempio, come nel caso dello sceneggiato, il subire un grave tradimento intriso da molto sangue versato.

La storia del drama, in sé, non mi attira in modo particolare. Il folletto vive in eterno, trafitto dalla propria spada, e per raggiungere pace e oblio deve trovare la propria “moglie”, una donna umana che lo ami, perché in virtù di questo amore lei è in grado di sfilare la spada dal suo corpo: capite bene quanti fazzoletti si inzuppano di lacrime per il triste destino di entrambi…

goblin-sword

Ma la scrittrice che ha vergato la sceneggiatura, Kim Eun-Sook, lo ha fatto in modo superbo, utilizzando il meglio della letteratura e della poesia del suo paese. Con uno “script” del genere, persino un guitto (parlo degli idol-boys e delle idol-girls gettati in modo improvvido nelle produzioni cinematografiche e televisive) non può fare altro che diventare un attore. Perciò sto guardando le puntate di “Goblin”, per ascoltare più che per vedere.

Maria G. Di Rienzo

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Donne malvagie

(tratto da: “Wicked Women”, un più lungo testo di Anny Miner, poeta contemporanea femminista, in immagine. Trad. Maria G. Di Rienzo. La parte centrale del brano originale descrive nei dettagli la relazione che Anny ha avuto con un uomo violento.)

anny

DONNE MALVAGIE

“Lei era figlia della luna, nata con le stelle come lentiggini e fu trovata mentre danzava con gli alberi. Quando un uomo tentò di pettinar via la natura selvaggia dai suoi capelli e di lavar via la corteccia dalla sua pelle, lei chiamò i lupi e mandò gli avvoltoi, guardò mentre lui veniva consumato vivo pezzo dopo pezzo, e gli chiese: “Come osi tentare di tagliare me Amazzone in pezzi di legna da ardere per avere, tu, del calore?”

Mia madre sa un sacco di fiabe come queste. Me le raccontava ogni notte sperando che io crescessi credendo nel potere della mia propria magia, che io fossi nata come un falò che chiama cerchi durante l’ora delle streghe. Io vengo da una lunga linea di donne malvagie. Ma non avevano bisogno di bambole voodoo o di incantesimi: invece, ti saltavano direttamente alla gola.

Io credo ancora nella magia. Ho sentito un sussurro chiedermi di evocare i venti del sud. Le donne malvagie mi stanno dicendo che se agli uragani si danno nomi umani c’è una ragione. Io non sto facendo patti con il diavolo. Sto dicendo a lui che qui non è più il benvenuto.

luna-foresta

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wings

(copertina di Natasha Alterici)

Wings” (“Ali”) è una collezione di fiabe femministe nuove di zecca, scritte da Kristen Grace e illustrate da diversi disegnatori e disegnatrici. Si presenta come: “Ottanta pagine di eroine coraggiose, streghe, rompitrici di regole, divoratrici di sogni e molto altro.”

Kristen è ricorsa al finanziamento tramite Kickstarter per realizzare il suo libro – e la somma di denaro che ha ricevuto ha superato quella che le serviva – ma la cosa davvero interessante è la ragione per cui lo ha scritto:

Ho sempre amato le fiabe, ma solo due anni fa ho cominciato a capire quanto potenti sono. Per la prima volta, in quell’occasione, mia figlia cominciò a parlarmi della paura che aveva delle “cattive matrigne”. Suo padre era in procinto di sposare una donna che entrambi, padre e figlia, amavano e rispettavano molto. La mia bambina avrebbe quindi avuto una matrigna sua.

Nelle fiabe, le matrigne sono universalmente maligne, gelose e crudeli. Una matrigna può darti da mangiare veleno o non darti da mangiare affatto. Può aspettarsi che tu lavori più di quanto umanamente puoi fare, può dire menzogne su di te, o farti uccidere. Una matrigna non ti amerà mai.

Ho cominciato a cercare fiabe con matrigne buone per mia figlia e per questa donna amabile. Durante la mia ricerca, ho appreso che le storie sulle cattive matrigne sono comuni a ogni cultura. Non sono riuscita a trovare una storia da dare a mia figlia. Vivendo in un’epoca in cui famiglie allargate, matrigne e patrigni e fratellastri e sorellastre sono normali, ho deciso di scrivere io la fiaba su una matrigna buona per la mia bambina e la sua famiglia in crescita.

Ispirata da donne forti e compassionevoli che conosco, ho continuato a scrivere altre fiabe di cui mia figlia e io avevamo bisogno: storie su ragazze coraggiose e interessanti (con qualche ragazzo, anche) e i loro modi di usare arte, gentilezza e comunità per sconfiggere la solitudine e la crudeltà del mondo.”

Maria G. Di Rienzo

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Faccio strada

(“Ti racconterò la fiaba”, di Monica Aasprong – in immagine – poeta, scrittrice e traduttrice nata a Kristiansund, in Norvegia, nel 1969. Trad. Maria G. Di Rienzo. La traduttrice deve lasciarvi per qualche giorno ma come leggerete di seguito, nel frattempo, ci sarà il fuoco a camminare al vostro fianco.)

monica-aasprong

TI RACCONTERÒ LA FIABA

Ti racconterò la fiaba che tanto ti piace. Quella del fuoco:

Incontrai il fuoco nella foresta

e il fuoco mi vide e mi guardò

con occhi sfolgoranti

Venne vicino e ancora più vicino

e il calore riscaldava

dalle sue braccia gialle

dalla sua faccia rossa

Si ferma e chiede:

verresti con me nella foresta

vieni con me attraverso gli alberi

attraverso l’erba

oltre il campo, io andrò

sotto la Terra, disse il fuoco

con la bocca piena di corteccia

e la voce piena di fiori

Ed io mi unii al suo viaggio

gli camminai accanto nell’oscurità

Faccio strada, disse il fuoco

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