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Archive for the ‘Fiabe’ Category

“Il Dio del cielo e della terra semplicemente chiede. Il Fato è la domanda che ho posto. Voi potete trovare la risposta.”

Così 천지신명 (la pronuncia resa in italiano è “cion-gi-scin-miong”), la suprema divinità di un pantheon coreano antecedente buddismo, cristianesimo e confucianesimo, crea una delle scene più significative dello sceneggiato “Goblin” (도깨비 – “docchebi”, accento sulla finale) attualmente trasmesso dal canale via cavo “tvN” e decisamente sulla cresta dell’onda: 15,3% di share, con picchi di 18.

goblin-poster

Secondo la mitologia a cui fa riferimento le cose per gli esseri umani vanno così:

A crearti è la Nonna Samshin, la Dea del Parto che protegge madri e bambine/i. La sua protezione ti segue sino ai 10 anni.

Dopo di ciò, passi sotto la vigilanza di sette divinità che sono le sette stelle del Grande Carro dell’Orsa Maggiore (칠성신 – “cil-song-scin”): con il tempo, queste figure si sono fuse con quella del dio supremo succitato.

Quando incontri un Messaggero dell’Aldilà (저승사자 – gio-sung-sa-gia) muori.

Nel tribunale dell’Aldilà ciò che hai fatto durante la tua vita è giudicato dal Grande Re 염라 (“iom-ra”), che comanda i Messaggeri. Se sei stato giusto puoi andare in Cielo o reincarnarti, se non lo sei stato soffri eterno dolore (in alcuni casi ti reincarni in una forma inferiore e in altri ancora diventi un Messaggero come forma di espiazione).

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(da sinistra, il Messaggero dell’Aldilà e il Goblin)

Se hai un desiderio fortissimo o un rancore altrettanto intenso che ti spingono a voler vivere anche dopo la morte, resti a vagare in questo mondo come spirito (fantasma).

Questa mitologia comprende creature come i draghi e il nostro 도깨비: un essere fatato non necessariamente maligno come i goblin del folklore anglosassone (tradurre è sempre un po’ tradire) ma che da buon folletto può creare oro e compiere altri incantesimi. In più il “docchebi” non nasce tale: in origine era una creatura umana e subisce la trasformazione a causa di diverse circostanze – per esempio, come nel caso dello sceneggiato, il subire un grave tradimento intriso da molto sangue versato.

La storia del drama, in sé, non mi attira in modo particolare. Il folletto vive in eterno, trafitto dalla propria spada, e per raggiungere pace e oblio deve trovare la propria “moglie”, una donna umana che lo ami, perché in virtù di questo amore lei è in grado di sfilare la spada dal suo corpo: capite bene quanti fazzoletti si inzuppano di lacrime per il triste destino di entrambi…

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Ma la scrittrice che ha vergato la sceneggiatura, Kim Eun-Sook, lo ha fatto in modo superbo, utilizzando il meglio della letteratura e della poesia del suo paese. Con uno “script” del genere, persino un guitto (parlo degli idol-boys e delle idol-girls gettati in modo improvvido nelle produzioni cinematografiche e televisive) non può fare altro che diventare un attore. Perciò sto guardando le puntate di “Goblin”, per ascoltare più che per vedere.

Maria G. Di Rienzo

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Donne malvagie

(tratto da: “Wicked Women”, un più lungo testo di Anny Miner, poeta contemporanea femminista, in immagine. Trad. Maria G. Di Rienzo. La parte centrale del brano originale descrive nei dettagli la relazione che Anny ha avuto con un uomo violento.)

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DONNE MALVAGIE

“Lei era figlia della luna, nata con le stelle come lentiggini e fu trovata mentre danzava con gli alberi. Quando un uomo tentò di pettinar via la natura selvaggia dai suoi capelli e di lavar via la corteccia dalla sua pelle, lei chiamò i lupi e mandò gli avvoltoi, guardò mentre lui veniva consumato vivo pezzo dopo pezzo, e gli chiese: “Come osi tentare di tagliare me Amazzone in pezzi di legna da ardere per avere, tu, del calore?”

Mia madre sa un sacco di fiabe come queste. Me le raccontava ogni notte sperando che io crescessi credendo nel potere della mia propria magia, che io fossi nata come un falò che chiama cerchi durante l’ora delle streghe. Io vengo da una lunga linea di donne malvagie. Ma non avevano bisogno di bambole voodoo o di incantesimi: invece, ti saltavano direttamente alla gola.

Io credo ancora nella magia. Ho sentito un sussurro chiedermi di evocare i venti del sud. Le donne malvagie mi stanno dicendo che se agli uragani si danno nomi umani c’è una ragione. Io non sto facendo patti con il diavolo. Sto dicendo a lui che qui non è più il benvenuto.

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wings

(copertina di Natasha Alterici)

Wings” (“Ali”) è una collezione di fiabe femministe nuove di zecca, scritte da Kristen Grace e illustrate da diversi disegnatori e disegnatrici. Si presenta come: “Ottanta pagine di eroine coraggiose, streghe, rompitrici di regole, divoratrici di sogni e molto altro.”

Kristen è ricorsa al finanziamento tramite Kickstarter per realizzare il suo libro – e la somma di denaro che ha ricevuto ha superato quella che le serviva – ma la cosa davvero interessante è la ragione per cui lo ha scritto:

Ho sempre amato le fiabe, ma solo due anni fa ho cominciato a capire quanto potenti sono. Per la prima volta, in quell’occasione, mia figlia cominciò a parlarmi della paura che aveva delle “cattive matrigne”. Suo padre era in procinto di sposare una donna che entrambi, padre e figlia, amavano e rispettavano molto. La mia bambina avrebbe quindi avuto una matrigna sua.

Nelle fiabe, le matrigne sono universalmente maligne, gelose e crudeli. Una matrigna può darti da mangiare veleno o non darti da mangiare affatto. Può aspettarsi che tu lavori più di quanto umanamente puoi fare, può dire menzogne su di te, o farti uccidere. Una matrigna non ti amerà mai.

Ho cominciato a cercare fiabe con matrigne buone per mia figlia e per questa donna amabile. Durante la mia ricerca, ho appreso che le storie sulle cattive matrigne sono comuni a ogni cultura. Non sono riuscita a trovare una storia da dare a mia figlia. Vivendo in un’epoca in cui famiglie allargate, matrigne e patrigni e fratellastri e sorellastre sono normali, ho deciso di scrivere io la fiaba su una matrigna buona per la mia bambina e la sua famiglia in crescita.

Ispirata da donne forti e compassionevoli che conosco, ho continuato a scrivere altre fiabe di cui mia figlia e io avevamo bisogno: storie su ragazze coraggiose e interessanti (con qualche ragazzo, anche) e i loro modi di usare arte, gentilezza e comunità per sconfiggere la solitudine e la crudeltà del mondo.”

Maria G. Di Rienzo

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Faccio strada

(“Ti racconterò la fiaba”, di Monica Aasprong – in immagine – poeta, scrittrice e traduttrice nata a Kristiansund, in Norvegia, nel 1969. Trad. Maria G. Di Rienzo. La traduttrice deve lasciarvi per qualche giorno ma come leggerete di seguito, nel frattempo, ci sarà il fuoco a camminare al vostro fianco.)

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TI RACCONTERÒ LA FIABA

Ti racconterò la fiaba che tanto ti piace. Quella del fuoco:

Incontrai il fuoco nella foresta

e il fuoco mi vide e mi guardò

con occhi sfolgoranti

Venne vicino e ancora più vicino

e il calore riscaldava

dalle sue braccia gialle

dalla sua faccia rossa

Si ferma e chiede:

verresti con me nella foresta

vieni con me attraverso gli alberi

attraverso l’erba

oltre il campo, io andrò

sotto la Terra, disse il fuoco

con la bocca piena di corteccia

e la voce piena di fiori

Ed io mi unii al suo viaggio

gli camminai accanto nell’oscurità

Faccio strada, disse il fuoco

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Atena racconta

ATENA RACCONTA LA PROPRIA STORIA

(testo e immagine qui sotto – Athena Glaukopis – di Thalia Took. Trad. Maria G. Di Rienzo. La seconda immagine è di Ilene Satala.)

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Io sono una figlia più vecchia del proprio padre.

Antica, sono antica, vecchia come la Mente e vecchia almeno quanto il Travestimento; io sono Colei che è intelletto e intuito e so come allettare con il ragionamento, che non è la stessa cosa del farlo con la verità.

Io sono e sono stata tutte queste cose: l’uccello sull’acqua, il serpente nella roccia, l’albero sulla collina, la rugiada lucente, l’immagine in legno d’olivo, la Città sull’altura. Ho aggiogato buoi e domato cavalli, ho progettato feste e gare, arte e gloria.

Io guido coloro che osano; ho ucciso Giganti, distrutto il disordine, nascosto segreti.

Molto, molto tempo fa ho lottato per la Città con l’oscuro Poseidone e ho vinto – perché sono la migliore.

Dal nulla, io posso con le mie abilità creare tutto. Dall’aria sottile, il fulmine. Da vecchie ossa, musica. Dal fango, l’inestimabile anfora. Dal concetto di utilità io creo bellezza; dalla sconfitta, vittoria; e dalla rabbia, giustizia.

Tienilo a mente, perché io sono spesso con te e posso prendere qualsiasi forma: la ragazza al pozzo con gli occhi da civetta, la matrona al telaio, l’anziana donna con il fuso che ti fa segno; o la vasaia che vende le sue merci, la guerriera che lotta al tuo fianco, la guida che ti offre consigli.

Io osservo con occhi brillanti, lucenti e mutevoli come il mare, sfidandoti a vedere attraverso le mie illusioni e, invero, le persone intelligenti, le astute, le scaltre, sono quelle che più amo.

Per riconoscermi, riconosci l’enthousiasmos (1) dentro di te e sii abbastanza sagace da estrarre la domanda dalla risposta. Perché questa è la verità: sebbene io sia una bugiarda, puoi fidarti completamente di me.

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(1) pur traducibile come “entusiasmo”, il suo significato è diverso dall’usuale: indicava infatti per i Greci antichi lo stato di esaltazione creativa di coloro che ospitavano una divinità nel proprio corpo.

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mele avvelenate

“Una Lezione dalla Natura”

Il codice di abbigliamento dice

che dobbiamo coprirci

con

pantaloni larghi,

gonne che arrivino ben più in basso

delle nostre ginocchia lascive,

polo abbottonate sopra

l’orlo del burrone,

un barlume del quale può mandare un ragazzo

ad interrarsi in tali profondità

da non essere più in grado di risalire

sino all’algebra.

Noi diciamo

se un escursionista devia

dal sentiero, incespica e finisce sciancato,

è davvero

colpa del burrone?

Christine Heppermann (Trad. Maria G. Di Rienzo)

Christine Heppermann

Questa poesia è contenuta nella raccolta “Poisoned Apples” – “Mele avvelenate” di Christine Heppermann, un libro che lei ha creato nel 2014 avendo in mente la propria figlia adolescente (a cui è dedicato). Tratta dei corpi delle ragazze: delle false promesse fatte loro della cultura pornificata imperante, delle prescrizioni e dei divieti e delle imposizioni che sono gettate sulla loro carne con spietata idiozia. E’ un attacco esiziale al mito della bellezza che riesce ad essere allo stesso tempo caustico, arguto, divertente e commovente.

Christine ha anche un marito, un’altra figlia, due gatti e una promessa per noi: il 21 luglio prossimo uscirà un altro suo libro, questa volta per bambini, scritto in collaborazione con Ron Koertge e illustrato da Deborah Marcero. Si chiama “Backyard Witch” – “La strega del cortile (posteriore)”. Questa strega gentile e spiritosa e la piccola Sadie avranno insieme un’avventura davvero curiosa, al termine della quale Sadie vedrà il mondo – e se stessa – in tutt’altro modo.

backyard witch

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abalone conchiglia

L’aliotide, o orecchia di mare, è un mollusco con conchiglia (appunto a forma di orecchia) il cui strato madreperlaceo mostra una viva, bellissima, iridescenza. E’ comune lungo le spiagge dei mari caldi europei ed una sua specie (Haliotis tuberculata) si trova facilmente in Italia.

La storia che voglio raccontarvi al proposito, però, è preservata nelle tradizioni di diverse nazioni indigene americane con insediamenti costieri. Riguarda la Donna-Aliotide, o Donna-Conchiglia – Hiwat/Hiwot a seconda delle lingue – e la condivido con voi perché le attiviste antiviolenza indigene la condividono con altre donne in special modo in prossimità del 25 novembre, Giorno internazionale contro la violenza sulle donne.

“La Donna-Conchiglia viveva sulla costa dell’oceano. Stando seduta sulla spiaggia, rifletteva i suoi splendidi colori nel cielo. Anziani e anziane dicevano alla Donna-Conchiglia: “I tuoi colori meravigliosi sono un dono speciale, che dev’essere trattato con onore e cura amorevole.”

Un uomo del Nord vide i riflessi della Donna-Conchiglia nel cielo e disse: “Devo trovarla, devo trovare la donna che rende il cielo così bello.”

L’uomo viaggiò, percorse grandi distanze ed infine la raggiunse. Era là, sulla spiaggia, raggiante dei colori con cui faceva splendere la volta celeste. L’uomo si presentò, sedette con lei e le parlò e passò il tempo con lei. Dopo un po’ i due si innamorarono.

All’inizio, l’uomo del Nord era molto gentile con la Donna-Conchiglia e lei ricordava ciò che le era stato detto dalle persone anziane, come i suoi colori dovessero essere trattati con rispetto e affetto, e continuava a rifletterli nel cielo con ancora più gioia, perché l’uomo del Nord poteva vederli e goderne.

abalone woman

Ma con il passar del tempo, l’uomo cominciò a trattare malamente la Donna-Conchiglia. Tentando di renderlo felice, lei lavorava sui suoi colori per farli ancora più brillanti, e ancora di più, e ancora di più. L’uomo non cambiò il suo atteggiamento per questo: divenne invece sempre più folle e crudele verso di lei. E un giorno, su quella stessa spiaggia dove il loro amore era iniziato, la ferì gravemente.

La ferì in un modo che nessuna mano umana avrebbe potuto guarire. La ferì per sempre. Nel suo terribile dolore, la Donna-Conchiglia guardò il profondo cielo blu e cominciò a piangere. Come rivi che corrono all’oceano, le lacrime della Donna-Conchiglia scorrevano sul suo viso e cadevano in acqua. E l’acqua cominciò a brillare dei suoi magnifici colori! Ogni lacrima, nel mare, diventava una conchiglia iridescente.

spilla conchiglia

E la Donna-Conchiglia stessa si divise in mille conchiglie splendenti, mutando forma ma non perdendo affatto il suo dono speciale. La conchiglia ci ricorda che le donne hanno la capacità di splendere. Questa capacità dev’essere trattata con onore e cura amorevole dalle donne e dagli uomini. E affinché l’amore fra loro non sia vano, donne e uomini devono trattarsi reciprocamente con onore e cura amorevole.” Maria G. Di Rienzo

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