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Archive for the ‘La femme-nist fatale’ Category

La notizia l’ho letta il 21 maggio u.s. – è rimasta a ribollire in un angolo della mia mente, mentre cercavo di rendere razionale la mia rabbia e la mia angoscia, giacché è difficile non commentarla urlando. Sono stata sul punto di cancellare tutto e di mettermi a tradurre qualcosa, che ne so, una poesia motivazionale. Ma no. No perché c’è una giovane donna, nel napoletano, che sta rischiando di morire di… immagine.

Venticinquenne, laureata a pieni voti in scienze infermieristiche, in quel momento della vita in cui la preparazione per i sogni è finita e cominci a cercare di realizzarli, “aveva un solo disagio”, ci dicono i quotidiani. Il suo peso.

“Tutte le diete sperimentate non avevano prodotto risultati.” E ci credo. Come ho già dettagliato in altri articoli, le diete falliscono nell’oltre il 90% dei casi. Questo è un dato di fatto, scientifico, provato, che chissà come mai non è finito in nessuno dei cinquecento spot pubblicitari che avete ricevuto oggi sulla necessità imperativa di dimagrire – se siete donne: lo si fa per la vostra salute, perbacco.

Infatti la ragazza in questione nel dicembre scorso “decide di tentare la strada della chirurgia per dimagrire drasticamente. Si affida ad una clinica convenzionata del salernitano dove, il 3 dicembre, si sottopone ad un intervento di resezione di una parte dello stomaco per via laparascopica.”

E nessuno le dice che sta aumentando di quattro volte – altro dato scientificamente controllato – la probabilità di morire poco dopo. Meglio cadaveri che “cesse ciccione”, in ogni caso, vero?

“Sei giorni dopo la ragazza ritorna a casa per cominciare la sua nuova vita. Qualcosa, però, va storto. (la ragazza) è sempre più inappetente, mangia poco e vomita tutto ciò che riesce a ingerire.”

Adesso il suo peso è inferiore ai cinquanta chili, non si regge in piedi, è ricoverata in ospedale e sua madre sta disperatamente chiedendo aiuto: “Non sappiamo più a chi rivolgerci. Vorrei solo che qualche specialista, leggendo questa storia, potesse raccogliere il nostro appello e studiare il caso di mia figlia, che si sta spegnendo giorno dopo giorno. Non voglio accusare nessuno. Voglio solo che (nome della figlia) torni a vivere e a sorridere.”

Vita quotidiana: aprite un giornale, accendete la tv, usate i social, cercate qualcosa su internet, andate a scuola – al lavoro – a far la spesa – in ambulatorio – a trovare vostra zia… e siete inondate da immagini e parole che vi dicono come il vostro corpo di donna sia inaccettabile. Dal colore alla forma alla taglia all’odore… fate schifo, siete brutte, non siete degne di essere amate ne’ di avere sogni per il futuro: inoltre, per un po’ di deficienti (con laurea o senza) siete anche malate – persino quando le analisi mediche dicono l’esatto contrario.

Nessuno dei vostri talenti, nessuna delle vostre caratteristiche ulteriori alla vostra rispondenza al modello di corpo in voga ha un ruolo nel definire chi siete. La misura e il senso della vostra esistenza stanno nella soddisfazione dello sguardo maschile e nel numero di mutande rigonfie relative. Se c’è un posto per il vostro corpo non conforme – che il discorso sociale separa continuamente da voi presentandovelo come un “disagio” o uno “sbaglio” su cui intervenire – è quello del comico (potete raccontare barzellette alle feste), o quello dell’amica-paragone con cui confrontarsi per trovare sollievo (sono meno grassa di lei!), o quello della figura materna da cui spremere ascolto e consigli e consolazione che per quelle brave con il peso giusto sono dovuta ricompensa: per voi no, qualsiasi altra preoccupazione esprimiate, andiamo, è sempre una sciocchezza di fronte al vostro assai visibile problema principale… dimagrire, dimagrire, dimagrire!

Chiunque, solo guardandovi e financo per la primissima volta, è titolato a esprimere il suo giudizio negativo, a classificarvi in stereotipi (come se tutte le persone larghe avessero lo stesso retroscena, le stesse esperienze, le stesse motivazioni, la stessa relazione con se stesse e il proprio corpo – siete macchiette, pupazzi, non complessi esseri umani allo stesso modo di ogni altro/a), a darvi consigli – ordini – prescrizioni affinché intraprendiate azioni per cambiare chi siete, a ironizzare su di voi o a insultarvi ferocemente. E non è neppure sufficiente: per tutto ciò, il farabutto o la cretina di turno aspetta le vostre scuse.

Dovete mostrarvi mortificate, contrite, vergognose, nonché assicurare che farete il possibile per cancellare il vostro corpo (il quale non è separato da voi, è chi voi siete) e avvicinarlo il più possibile al modello (scientemente inarrivabile) che le industrie dell’estetica vi stampano sui manifesti pubblicitari. Il problema, vedete, è che in questo modo non si distruggono solo la vostra autostima e il vostro conto in banca. Come la vicenda riportata all’inizio dimostra, andando ad aggiungersi alle conseguenze dell’anoressia e ai suicidi, quest’enorme abuso può reclamare la vostra vita in ogni momento.

Perciò, per favore, ribellatevi. Quando vi monta dentro un sentimento di furia riguardo ai modi in cui siete trattate, trasformatelo in determinazione a lottare. Ci sono un mucchio di cose su cui dubitate, non è vero? Quel che la televisione dice, quel che avete visto sul web, quel che ha detto il tale o la tale… non siete sicure, perciò richiedete altri pareri, fate le vostre ricerche, costruite le vostre opinioni.

Adesso ditemi, il vostro corpo – e quindi voi stesse – merita minore attenzione del verificare se la notizia sull’ultima offerta di cellulari nasconde qualche trucco? Quel che vi dicono ossessivamente su di voi di trucchi ne contiene parecchi, compreso il comando a non esprimere la vostra rabbia poiché ciò vi renderebbe meno “femminili”, ma il vostro essere femmine è un dato di fatto, non un atteggiamento ne’ un accessorio. Non avete nessun motivo di stare zitte, poiché il farlo vi mantiene solamente impotenti e marginalizzate, vi lascia sole a maneggiare un dolore imposto per ottenere la vostra sottomissione e tutti gli stramaledetti soldi che cosmetici, vestitini striminziti di moda, diete e interventi di chirurgia invasiva spremono da voi.

Non morite di immagine, sorelle mie. Vi prego.

Maria G. Di Rienzo

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(“The Gambia – Isatou Touray, Women’s Advocate, Appointed Vice President of The Gambia”, UN Women, 16 maggio 2019, trad. Maria G. Di Rienzo. Isatou Touray, in immagine, è stata nominata Vice Presidente del Gambia. Il giorno in cui potrò votare nel mio Paese una donna simile, saprò che la politica italiana si è mossa verso la civiltà.)

Isatou Touray

Sono nata a Banjul, dove ho ricevuto la mia istruzione. Inizialmente ho lavorato come insegnante e sono stata assegnata a varie parti del paese, incluse le aree rurali. Ho notato che le donne lavoravano più di 18 ore al giorno e percorrevano lunghe distanze per raccogliere legna, portando i loro bimbi sulla schiena.

Insegnando artigianato domestico, ho lavorato con loro su attività quali il migliorare la salute della famiglia tramite l’educazione alimentare e lo sviluppo delle competenze per generare reddito. Ho compreso che queste donne erano anche sfruttate e che le loro preoccupazioni non erano prese in considerazione nella maggiormente delle attività legate allo sviluppo. Vedevo che venivano mobilitate affinché partecipassero ai laboratori e poi nulla tornava loro indietro. Venivano da me chiedendo: “Che ne è stato delle promesse fatte dal Ministero?”

Da quel momento in poi mi sono impegnata nell’attivismo della società civile. Ho coinvolto comunità tramite il risveglio della consapevolezza e l’addestramento. Ho usato le informazioni raccolte sul campo per coinvolgere lo Stato e chiedere assunzione di responsabilità. Ora appartengo a diverse reti e le esperienze che ho guadagnato da queste iniziative globali vengono diffuse per dare alle comunità, ai decisori e ai legislatori la forza di portare avanti l’agenda femminista sullo sviluppo.

Ho anche fatto ricerca per il dottorato. Ora sono direttrice del Comitato gambiano sulle pratiche tradizionale che hanno impatto sulla salute di donne e bambine (GAMCOTRAP), un’organizzazione pro-diritti delle donne che ho contribuito a fondare nel 1992 per promuovere la salute e i diritti riproduttivi, e lavorare per eliminare la mutilazione genitale femminile.

Definisco me stessa una femminista perché credo nel potere e nell’anima delle donne.

Non devo agire come un uomo o mostrare tendenze macho per farmi accettare in determinati contesti. Sento che i miei diritti fanno parte del tutto e quel che io scelgo non dovrebbe costituire una ragione per discriminarmi. Ho visto come le donne sono tenute subordinate in varie culture, tradizioni e religioni. Ho visto e fatto esperienza delle incongruenze di interpretazione su istanze che riguardano la mia vita e come queste si manifestino in modi differenti per gli uomini. Tutte le suddette esperienze che ho accumulato negli anni hanno fatto di me una femminista.

Se il femminismo concerne la liberazione delle donne io ho scelto di fare esclusivamente questo.

Se il femminismo concerne l’autodeterminazione delle donne e il riacquistare la mia integrità, io ho scelto di viverlo!

Sono un’attivista femminista perché mi piacerebbe vedere una trasformazione che dia a uomini e donne uguali opportunità di realizzazione personale. Voglio avere una parte nel creare un mondo senza discriminazione, un mondo che riconosce come la diversità ci consenta di vivere in pace e armonia gli uni con gli altri.

Di recente mi sono presa l’impegno di scrivere delle nostre esperienze e di documentare il nostro lavoro per la posterità e per il pubblico accesso. Dobbiamo lasciare un’eredità che sia ricordata in futuro.

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Unsafe

Dal mese scorso è disponibile “Unsafe in the City”, una ricerca di Plan International che ha toccato cinque grandi città (Lima, Madrid, Kampala, Delhi e Sydney) per cercare di rispondere a questa domanda:

Perché le molestie in strada agite da gruppi di uomini verso le donne sono spesso viste come innocue, parte del normale e lecito comportamento maschile, quando in effetti per le bambine (1) e le giovani donne possono essere terrorizzanti, limitanti e lesive?

“Una cosa è chiara – si dice nell’introduzione alla ricerca – se le molestie pubbliche fatte a bambine e giovani donne devono cessare è essenziale che il comportamento maschile, non quello femminile, cambi. Le bambine e le giovani donne non sono responsabili delle molestie che affrontano perché sono fuori a tarda ora o perché camminano da sole, ma perché gli uomini si sentono legittimati a toccare, fischiare, fare commenti e minacciare.”

Alcuni risultati della ricerca:

* Le dinamiche di gruppo sembrano aggravare e normalizzare la violenza di genere e le molestie: le bambine e le giovani ci hanno detto quanto gravi, persistenti e spaventose le molestie siano.

* Ragazzi e uomini avallano il comportamento aggressivo in gruppi, forse temendo che essi stessi sarebbero presi a bersaglio o ostracizzati se dovessero esprimersi contro di esso.

* Le molestie in strada perpetrate da gruppi di uomini e ragazzi sono in modo schiacciante di natura sessuale.

* L’aggressione verbale è la forma più comune delle molestie in strada perpetrate da gruppi nelle città prese in esame.

* Gruppi di uomini e ragazzi di frequente seguono bambine e giovani donne: una forma particolarmente spaventosa di intimidazione che spesso le induce a correre o a cercare di nascondersi dai perpetratori.

* In stragrande maggioranza, le molestie fatte in gruppo avvengono nelle strade cittadine mentre bambine e giovani donne stanno semplicemente facendo le cose di tutti i giorni.

* In alcune città, un disturbante ammontare di molestie accade negli edifici scolastici e attorno a essi, con gruppi di uomini e ragazzi che si radunano per prendere di mira donne e bambine non appena costoro arrivano, se ne vanno od oltrepassano i gruppi camminando.

* Le molestie di gruppo sono ripetitive: spesso si danno alla stessa ora, nello stesso luogo, ogni giorno.

* I gruppi che molestano sovente vedono la cosa come forma di intrattenimento e divertimento – lo stringere legami fra maschi – con scarsa o nessuna considerazione per il bersaglio dell’abuso.

* I testimoni non sono propensi a intervenire e in alcuni casi incoraggiano effettivamente il comportamento dei perpetratori.

Alcune raccomandazioni chiave:

* Gli uomini e i ragazzi devono riconoscere che il loro comportamento è intollerabile e cambiarlo, imparando a rispettare bambine e donne come loro eguali: opponendosi attivamente alla cultura dell’abuso verbale e fisico, non restando in silenzio.

* Conversazioni a tutti i livelli sociali – a casa, a scuola e al lavoro – dovrebbero essere usate sia per educare sia per rimproverare i perpetratori.

* Le campagne dirette all’opinione pubblica devono rendere chiaro che le molestie di gruppo non dovrebbero far parte della vita “normale” di bambine e giovani donne. Assieme all’incoraggiamento dell’empatia maschile, bisogna chiaramente denunciare i comportamenti disturbanti e dannosi.

* Le bambine e le giovani donne devono essere ascoltate in merito su base regolare: da chi ha posizioni di potere e autorità nelle città, a tutti i livelli, per disegnare assieme ad esse i servizi e le politiche comunali; da scuole e posti di lavoro per riconoscere e affrontare le questioni che impediscono loro di svolgere normalmente le loro vite quotidiane; da polizia, personale dei trasporti pubblici, agenzie di sicurezza: è necessario che l’impegno a rendere più sicure le città per bambine e giovani donne sia pubblico.

Maria G. Di Rienzo

(1) Ho scelto di tradurre “girls” come bambine anziché come ragazze (ambo le opzioni sono corrette) perché nello studio con detto termine ci si riferisce a minorenni.

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Stato dell’arte: ho un discreto numero di file che aspettano di essere elaborati, tradotti, trasformati in articoli (ma so già che molti non ce la faranno, triturati da tempo e opportunità); ho in corso la stesura di un romanzo (e sarei davvero lieta di potervi dedicare maggiore impegno); ho come tutte/i voi le mansioni quotidiane di sopravvivenza da espletare e, purtroppo, anche un tendine lesionato e alle spalle due mesi di tentativi frustranti di indurre la sanità pubblica e privata ad occuparsene correttamente (mi hanno fatto diagnosi sbagliate, mi hanno costretta a girare come una trottola, mi hanno succhiato un bel po’ di soldi e non mi hanno dato uno straccio di risposta: non so come finirà, spero solo di tornare a camminare normalmente, prima o poi). Quel che voglio dire è che la mia vita – e com’è probabile anche molte delle vostre – al momento è già abbastanza faticosa di suo e mi piacerebbe non ci si aggiungessero altre rogne. Ma il dubbio che siano in agguato, all’orizzonte, dietro l’angolo ce l’ho eccome.

Stato italiano: si sta palesando la nuova norma giuridica di “lesa salvinità”. Contesti a comizi pubblici e ti sequestrano il cellulare, ti identificano, ti maltrattano (“Ti spezziamo le dita” è quel che dicono i malavitosi nei film polizieschi, non quel che dovrebbero dire i poliziotti nella realtà); esponi striscioni di protesta e se non arriva la Digos ti mandano addirittura i vigili del fuoco; ti siedi fuori dal municipio con un cartello e ti multano per occupazione di suolo pubblico; i tuoi alunni comparano le leggi razziali fasciste a leggi attuali e ti sospendono dal lavoro nonché ti dimezzano lo stipendio… ci siamo.

Mimmo, mi leggi? Tu e il resto della redazione di Missione Oggi state bene? I vostri smartphone sono ancora con voi? Ok. Spero non sia un problema se ne parlo, ma detta rivista ha messo insieme un vero e proprio dossier sul Decreto Sicurezza: “La città si-cura / Uscire dal labirinto delle paure”: analisi, commenti, prospettive, proposte. E il Decreto non prende una sufficienza che sia una, nemmeno ovviamente la mia (sì amate/i cyberviandanti, ci sono in mezzo con un articolo anch’io). Se domani qualcuno manda “bacioni ai missionarioni” prepariamoci.

manifesti milano

Ma scherzi a parte, fra tutto il caos, la sofferenza e le preoccupazioni, io sono deliziata: leggo della prossima iniziativa a Milano (in immagine), penso al signore o alla signora di Firenze che ha esposto al balcone un lenzuolo con la scritta “Non sei il benvenuto. P.S. Digos, torno alle 20.00” e non posso fare a meno di sorridere, di respirare meglio, di sperare. Abbiamo attraversato brutti momenti altre volte. Se restiamo insieme, se restiamo umani, civili, determinati, nonviolenti, possiamo accendere un’alba che disperderà questa notte straziante.

Maria G. Di Rienzo

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Ricordate? L’Autrice del libro sul ministro Salvini escluso dal Salone del Libro di Torino, Chiara Giannini, va a sventolarne comunque una copia in loco e l’11 maggio appaiono sulla stampa le sue dichiarazioni:

“Massimo rispetto per gli scampati ai campi di concentramento, è un capitolo della storia vergognoso e che mi addolora moltissimo. Loro hanno subito una restrizione della loro libertà, la stessa che sto subendo io.”

“Le censure sono brutte e questa è la dimostrazione che il mio libro può e deve entrare ovunque (…) la cultura spacca i ponti e può entrare ovunque.”

“Questa è la democrazia, viva la democrazia.” (reggendo il libro come una fiaccola davanti a personale di case editrici e pubblico che le stanno cantando “Bella Ciao”)

Lo stesso giorno si sprecano dichiarazioni indignate sulla decisione di non accettare una casa editrice vicina a CasaPound (“Per quanto riguarda CasaPound – sempre Giannini – non mi sembra sia un partito illegale.”), come quella del consigliere d’amministrazione Rai Giampaolo Rossi:

“Assistiamo da decenni a forme di intolleranza nei confronti delle realtà non allineate all’ideologia dominante. Quello ai danni di Altaforte è solo l’ennesimo esempio. E’ un fenomeno che si ripete spesso in Occidente; agli intellettuali non conformisti, spesso, non è consentito di parlare nelle università, non possono trattare temi considerati scomodi.”

patetico

Adesso state vedendo a profusione, sui social media, questa pagina del libro menzionato. E’ superfluo, ma ricordo che nessuno ha censurato tale roba: è in vendita ovunque, persino da Feltrinelli. Il fatto che un evento specifico abbia negato i propri spazi a un prodotto è del tutto legittimo.

Quel che invece vorrei sapere è:

1. La sig.a Giannini pensa di scusarsi con i sopravvissuti / le sopravvissute ai lager nazisti per l’improvvido paragone?

2. Dov’è la cultura che spacca i ponti?

3. Dove sono la ricerca, lo studio, l’inchiesta, il sondaggio o quant’altro che provano come le donne italiane (io sono una di loro) in genere e quelle di sinistra (io sono una di loro) di nascosto amano alla follia il sig. Salvini? La “giornalista” lo ha guardato e soprattutto lo ha ascoltato con attenzione?

4. Che occhiali bisogna mettersi per vedere nella sig.a Giannini una “intellettuale non conformista” che tratta “temi considerati scomodi”? Il testo è sdraiato a tappetino, in modo completamente conformista, sotto i piedi di un uomo di governo presente ossessivamente in televisione (e alle sagre di tutta Italia). Leccare un potente ha le sue scomodità ma molte persone, considerando i benefici, ci si abituano velocemente.

5. Trattandosi di un peana della divinità Salvini, se ne daranno letture pubbliche accompagnate da coro e lira?

6. Ci sarà un sequel del tipo “I segreti del letto di Matteo”, “Quarantanove milioni di sfumature di Salvini”, “Barcone malandrino: un’avventura erotica del ministro spaccalenzuola”?

Maria G. Di Rienzo

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Siamo membri di gruppi di minoranza razziale, etnica, e religiosa. Siamo immigrate. Siamo persone diversamente abili. Siamo LGBTQIA. Siamo scienziate. Siamo donne.

500 women scientists

Nel 2016 erano abbastanza frustrate – dalla mancanza di rappresentazione, dal maneggiare continuamente pregiudizi e dalla cascata di bufale antiscientifiche veicolate da politici – da tentare di creare una banca dati per le donne nella loro professione, la scienza. Hanno lanciato il messaggio chiamandolo “500 scienziate” perché questa era la cifra delle firme che aspiravano ad ottenere: ne hanno rapidamente ottenute 20.000.

Oggi il gruppo conta 9.000 aderenti, ha creato più di 300 sezioni in tutto il mondo, offre sostegno alle madri scienziate e strumenti e strategie per assicurarsi che le donne siano rappresentate in incontri, conferenze, dibattiti che riguardano la scienza, organizza i “Wikipedia Edit-a-thons” per combattere gli stereotipi (e le vere e proprie sciocchezze) sulle donne e sulla scienza che si trovano sulle pagine dell’enciclopedia online, e ha lanciato un settore gemello che si chiama “500 donne mediche”.

Potete leggere, in italiano – e eventualmente in altre nove lingue – la loro originale dichiarazione d’intenti qui:

https://500womenscientists.org/italiano

Le due co-fondatrici sono Kelly Ramirez-Donders (specializzata in ecologia microbica e ricercatrice all’Istituto Olandese per l’Ecologia) e Jane Zelikova (ecologa, biologa, regista cinematografica). Le loro citazioni riportate di seguito provengono dall’intervista televisiva che hanno rilasciato di recente al programma “Good Morning America”.

Kelly Ramirez-Donders: “Dire che non si è riusciti a trovare una donna (ndt. scienziata, esperta per il dato ruolo) è solo pigro, perché ci sono un mucchio di donne eccezionalmente qualificate che possono parlare con voi del loro lavoro. (…) Noi vogliamo unirci e prendere posizione nelle nostre comunità per dire: siamo per l’equità e l’integrazione nella scienza.”

Jane Zelikova: “Nella nostra esperienza e negli studi che abbiamo visto non c’è meritocrazia nella scienza. C’è un sistema gerarchico strutturato in cui la gente al potere beneficia della propria posizione e gli uomini bianchi continuano a beneficiare delle strutture che hanno creato. Il sistema lavora nel senso per cui è stato prodotto: semplicemente non funziona per noi (ndt. donne, persone di colore, gruppi poco rappresentati). Desidero dirvi (ndt. a costoro) che la scienza vi vuole e ha bisogno di voi. La vostra prospettiva è importante e la scienza è migliore quando tutti partecipano. Abbiamo bisogno di ciascuna voce.”

Maria G. Di Rienzo

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Non è parodia, non è satira, non è uno scherzo: “Europee, ritorna il gioco social Vinci Salvini“. Lo stakanovista per sagre e comizi elettorali spiega in un video che “Fa più punti chi mette più velocemente “mi piace” ai miei post su Facebook e, da quest’anno, anche su Twitter e Instagram. Cosa si vince? Ogni giorno la tua foto diffusa sui miei canali social a sei milioni di amici, una telefonata con me e, ogni settimana, un caffè di persona”.

Gli articoli relativi hanno sottolineato il rischio per la privacy, poiché in questo modo si raccolgono i dati personali di chi partecipa (nome, cognome, sesso, indirizzo di posta elettronica, Stato – Comune – Provincia di residenza, account Facebook, Instagram e Twitter…), esplicitamente per l’elaborazione di “statistiche per promuovere lo sviluppo e le attività del movimento”. Ho letto anche che i “6 milioni di amici” sarebbero stimati per circa il 50% come fake (account fasulli, bot, ecc.), ma non sono in grado di verificare questo dato.

A me sono apparsi fasulli pure i quattro personaggi che nel video posavano da belle statuine attorno a quello che sembrava un televenditore di pentole ma – in effetti – era il Ministro dell’Interno della Repubblica Italiana. Le competenze del dicastero in questione, per non dettagliare troppo, sono il garantire costituzione e funzionamento degli organi elettivi locali; la tutela della sicurezza e dell’ordine pubblico; il coordinamento delle forze di polizia; la tutela dei diritti civili: Costituzione, art. 3 – Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Tutela in questo contesto significa “difesa” e “protezione”. Nei giorni in cui è lanciato il “gioco social” del sig. Ministro, la camorra impazza sparando per le strade di Napoli, operai muoiono sul lavoro come mosche, i femicidi si susseguono a ritmo orribilmente regolare (più di tre donne uccise a settimana, dati Eurostat 2019), l’abuso di bambine e ragazze raggiunge la cronaca con allarmante frequenza (9/10 maggio: Adescava ragazzine su Facebook: bidello condannato a due anni; Nonno orco stupra la nipote 16enne: «Ti è piaciuto?»; Conosce una 12enne su Facebook e la costringe a filmarsi nuda; Reggio Calabria, abusi sessuali e bullismo su ragazzine: sei ragazzi finiscono in comunità; Violenta minore, arrestato medico; ecc. ecc.) e i naufragi di migranti fanno sì notizia ma per non più di cinque minuti, tanto la prossima tragedia è prevista per dopodomani.

“Vedi, è solo intrattenimento

Un episodio superficiale mentre la vita continua a rivelarsi.

Solo intrattenimento

controllato e copiato, loro hanno piantato il seme

che germoglia nella tua visione del mondo.”

Only Entertainment, Bad Religion, 1992

https://www.youtube.com/watch?v=TSd3509D7PY

Tutto quel che il Ministro dell’Interno fa nei giorni suddetti, video compreso, è:

1. CAMPAGNA ELETTORALE – spesso con frasi roboanti sparate a vuoto, sia perché poi non può concretizzare le “promesse” in esse espresse, sia perché appaiono come fondate su una realtà (e una lingua italiana) alternativa, tipo quella che prevede la chiusura degli “spacci di droga”: “La droga fa male, se bisogna legalizzare o liberalizzare qualcosa, parliamo invece della prostituzione, visto che far l’amore fa bene sempre e farlo in maniera protetta e controllata medicalmente e sanitariamente.”

La supposta pericolosità della marijuana come “porta d’ingresso” ad altri stupefacenti è stata ripetutamente smentita da numerosi seri studi scientifici al proposito. La “cannabis light” attualmente commercializzata tramite la legge 242/2016 ha un contenuto di principio attivo (Thc – tetraidrocannabinolo) inferiore allo 0,6%: per l’effetto psicotropo (sballo) ce ne vuole tra il 5 e l’8% – e la discussione sulla “droga” è chiusa.

Punto secondo. Prostituirsi in Italia non è vietato dalla legge: è illecito agevolare o favorire la prostituzione o indurre alla prostituzione altre persone. Pagare una prostituta, inoltre, non è “amore”, ne’ per costei ne’ per chi la compra: usare e sfruttare non sono sinonimi di amare. Uno zio Nane qualsiasi al bar, dopo la sesta grappa, “normalmente” diffonde la propria becera ignoranza in questo modo, ma proveniente da un Ministro dell’Interno tale comportamento è inaccettabile.

2. PARATA DI ATTEGGIAMENTI AGGRESSIVI – che oltre agli ululati pieni di eleganza contro oppositori e contestatori, hanno previsto l’uso delle forze dell’ordine come personale milizia del Ministro. In generale posso capire e simpatizzare con chi si sente offeso da questo paragone perché consapevole del proprio (spesso ingrato, malpagato e poco considerato) ruolo lavorativo e istituzionale, ma sono i vostri colleghi che sequestrano cellulari o rimuovono striscioni – in assenza totale di mandati e condizioni di pericolo o emergenza – a uno schiocco di dita del sig. Salvini a essere in torto.

3. ANNUNCI DI NUOVI “GIRI DI VITE” (Decreto Sicurezza bis) – Le nuove norme proposte hanno queste finalità:

– dare al Ministero dell’Interno carta bianca in materia di sbarchi, ovvero le competenze sul transito nelle acque italiane ora in carico al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti;

– punire le navi di soccorritori che operano salvataggi di profughi e migranti (multe di 3.500 / 5.500 euro per ogni straniero trasportato, revoca della licenza per imbarcazioni battenti bandiera italiana, ecc.);

– punire chi osa manifestare in piazze e strade il proprio dissenso (a questo splendido governo e al suo luminoso futuro) trasformando in reati da sanzioni pesanti quelle che attualmente sono rubricate come contravvenzioni. La resistenza a pubblico ufficiale, in queste nuove norme, se attuata durante una dimostrazione diventa automaticamente “aggravata”; proteggersi da una carica tramite “l’utilizzo di scudi o altri oggetti di protezione passiva” è vietato.

Il resto sono fumogeni (quelli che, come da punto precedente, non dovete assolutamente usare voi durante i cortei li usa il “Decreto Sicurezza bis”): 800 persone assunte per anno per smaltire i procedimenti di esecuzione delle sentenze definitive – stanziamento 25 milioni di euro; poliziotti stranieri in incognito “con riferimento alle attività di contrasto del delitto di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina” – stanziamento 3 milioni di euro…

Vi sentite meglio, più sicuri, tutelati, difesi da questo incredibile miscuglio di buffonate e minacce?

E se non è così, perché non parlate?

“Sonmi 451: Se fossi restata invisibile, la verità sarebbe rimasta nascosta. Non potevo permettere questo.

Archivista: E se nessuno credesse a questa verità?

Sonmi 451: Qualcuno ci crede già.”

Cloud Atlas, 2012

Maria G. Di Rienzo

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