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Archive for the ‘La femme-nist fatale’ Category

Uno stop

Vi annuncio uno stop di qualche giorno per il blog: sino a guarigione del mio braccio sinistro, che ora da assai dolorante mi rende terribile il picchiettare sui tasti.

La vostra Cat Lady tornerà presto, magari con un arto bionico…

Maria G. Di Rienzo

alja horvat - cat lady

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Jennifer Gunter è una ginecologa che è diventata famosa negli ultimi anni per le sue battaglie contro la pseudo-scienza e in genere contro le patacche e le bufale vendute alle donne dai “guru” del benessere. Il mese scorso ha dato alle stampe “The Vagina Bible” – “La Bibbia della Vagina”, il cui sottotitolo ne spiega l’intenzione: “separare il mito dalla medicina” (Twitter ha bloccato la sua promozione, perché “vagina” è per loro una parola oscena, ma tutti gli insulti sparati contro le donne tramite tweet no).

vagina bible

L’8 settembre Eva Wiseman ha condotto per il Guardian una lunga intervista con la ginecologa e nell’articolo ha inserito un estratto del libro, che di seguito traduco:

MITI E MEDICINA:

Prezzemolo in vagina

Il ramoscello. Infilato su per la vagina ogni notte, per tre o quatto volte, per indurre le mestruazioni. Guardate, non me lo sto inventando, lo sto denunciando. Sembra che alcune persone – sbagliando – pensino che il prezzemolo possa stimolare le contrazioni uterine. Non ci sono prove che l’applicazione vaginale di prezzemolo possa fare ciò, ma persino se potesse ciò non vi farà avere le mestruazioni. E’ il regresso del progesterone che causa le mestruazioni, non le contrazioni uterine.

Uova di giada per la tua “yoni”

E’ l’idea che se metti un sasso di giada a forma d’uovo nella tua vagina ciò ti metterà in sintonia con la tua energia femminile o qualcosa del genere. Le uova di giada sono state pubblicizzate come antico segreto delle concubine e regine cinesi. Io ho fatto ricerca su questo e ho pubblicato i miei dati su una rivista medica a revisione paritaria – non lo sono affatto. La sola cosa antica al proposito è l’assenza di scienza.

Le pillole anticoncezionali causano aumento di peso

Questo è stato molto ben studiato e la risposta è no. Non si tratta di non credere alle donne, sto facendo l’esatto opposto. Si tratta di ricevere le segnalazioni delle donne e studiarle. Questi dati riflettono veramente l’ascolto delle donne da parte di medici. Numerosi studi hanno dimostrato che non c’è collegamento fra pillole anticoncezionali e aumento di peso. Le condizioni di vita associate all’iniziare una nuova contraccezione possono essere collegate al peso, ma la pillola no.

La contraccezione ormonale causa “infertilità”

Per niente ma il patriarcato, tentando di spaventarti affinché tu ti astenga dal controllare la tua salute riproduttiva, ha investito in questo mito. Tristemente, molti sostenitori della salute “naturale” fomentano questa stessa paura. Con l’iniezione può esserci un ritardo di parecchi mesi per il ritorno alla fertilità, ma nel giro di un anno tutte le donne ritornano alle condizioni standard. Come per tutti gli altri metodi contraccettivi, una volta che si smetta di assumerli o che siano stati rimossi, si torna in direzione della gravidanza il mese successivo.

Acqua di lusso

L’ultima è la cosiddetta “acqua alcalina”. L’acqua ha pH 7 e l’acqua alcalina è stata modificata affinché il suo pH sia 8 o 9. Questa è un’estensione della cosiddetta dieta alcalina, promossa per “neutralizzare l’acido nel tuo corpo” (finto linguaggio medico) e curare praticamente tutto, persino il cancro. NON LO FA. Perché tutte maiuscole? Perché delle persone hanno seguito la dieta alcalina per il cancro e sono morte. L’uomo autore del libro che ha contribuito a rendere popolare il trend alcalino è stato arrestato per aver esercitato la professione medica senza licenza e ha ricevuto una condanna a 3 anni e 8 mesi di prigione. Questa è una truffa di proporzioni epiche.

Magneti in prossimità della vagina per la vampate di calore

A volte temo che mi slogherò il collo per quanto i miei occhi roteano su queste affermazioni e la “scientificità” (ehm ehm) che ci sta dietro.

Yogurt per le infezioni da candida

Non contiene i ceppi di lattobacilli che sono importanti per la salute vaginale. Quando una donna mette yogurt in vagina, sta mettendo in essa altri batteri e le conseguenze di ciò non sono note. Può dare una sensazione di sollievo poiché ha la consistenza di una crema, ma i rischi non sono conosciuti e sarà comunque inefficace.

Clisteri di caffè

Buon Dio, no. Ci sono persone, persino alcuni medici, che promuovono questa roba per curare la depressione! Io – non – posso – proprio. Parlando in senso medico, credere che il caffè nel retto possa curare qualsiasi cosa è grottesco. Voglio dire, perché berlo non otterrebbe lo stesso effetto? E’ un’idiozia surreale di proporzioni epiche.

Fare vapori alla vagina

Questo è pubblicizzato per “ripulire” l’utero. Si lega al mito distruttivo che l’utero sia sporco o che le mestruazioni siano una pulizia dell’utero. L’idea dell’utero pieno di tossine è usata, letteralmente, da numerose culture per escludere le donne dalla società – una caratteristica che definisce il patriarcato. Perciò dire alle donne che questo è vero è promuovere un’idea patriarcale.

Riflessioni finali

Potere e salute sono collegati. Tu non puoi essere una paziente con del potere ed avere i risultati che vuoi per la tua salute con informazioni inaccurate e mezze verità. Io sono stata assalita per essermi esposta contro le informazioni errate e la disinformazione che sono offerte alle donne come degne di considerazione. Una vera scelta – valutare la tua proporzione di rischi / benefici e prendere una decisione basandoti su tale informazione – richiede fatti. Ed è questa ricerca per dare fatti alle donne che mi tiene sveglia la notte. E’ la ragione per cui continuo a lottare.

Il patriarcato e l’olio di serpente hanno avuto una lunga durata, ma io ho chiuso con il modo in cui hanno impatto negativo sulla salute delle donne e fanno di essa un’arma. Perciò non smetterò di agitare la mia mazza sino a che ognuno avrà gli attrezzi per essere un paziente con del potere e quelli che cercano di mantenere soggiogate le donne tenendole distanti dai fatti che riguardano i loro corpi chiuderanno la bocca e andranno a sedersi a fondo classe. Questa è la mia “vagenda”.

Maria G. Di Rienzo

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Qual è la tragedia più devastante che può colpire un uomo? I quotidiani italiani non hanno dubbi: il rifiuto di avere rapporti sessuali da parte di una donna. Uccidere chi ha respinto la richiesta è nulla di fronte all’enorme dolore di chi “ama” e non è “corrisposto”.

Oggi Repubblica cambia i titoli per il suo pezzo principale sull’omicidio di Elisa Pomarelli: sulla prima pagina è Elisa non voleva più vederlo. E Sebastiani continua a mentire: Mi volevo uccidere”, che rimanda a Un’ossessione per Elisa, Sebastiani confessa l’omicidio e piange, ma ieri era Sebastiani in lacrime davanti ai carabinieri: Ho fatto una stupidaggine”. Il ritocco è probabilmente conseguenza della protesta esplosa sul web per la infame copertura giornalistica della vicenda (un titolo definiva l’assassino un “gigante buono”) ma l’articolo resta intatto nella sua sublime superficialità e nella sua stratosferica ignoranza, tutto teso a farci provare per l’omicida simpatia e compassione:

«L’ho uccisa, ho fatto una stupidaggine», sbotta alla fine Massimo Sebastiani in lacrime nella stanza del comando provinciale dei carabinieri. Le sue manone da tornitore mulinano nell’aria sopperendo alle parole che non vengono. Rimangono strette in gola senza uscire e lasciano spazio ai singhiozzi. Sebastiani s’impappina, si agita sulla sedia, ma per un uomo semplice qual è non è facile spiegare quel gesto orrendo (…)

Il giornalista che scrive questo era presente all’interrogatorio? Ne dubito. E’ più probabile che, come tutti i suoi colleghi, abbia derivato la notizia del pianto dai comunicati dei carabinieri e poi ci abbia lavorato su di fantasia. Piangere è molto normale in condizioni di forte stress e non indica necessariamente l’essere appena usciti da un inspiegabile raptus: tanto più che l’assassino ha occultato il cadavere, ha cercato di costruirsi un alibi e di depistare le indagini. Non male, per un “uomo semplice” che non saprebbe neppure perché ha ucciso.

Inoltre, la vittima ha – secondo l’autore del pezzo – un certo grado di responsabilità nella propria morte violenta:

Tra i due forse un equivoco e un gioco alla fine pericoloso. Lui diceva che era la sua fidanzata, ma lei precisava sempre che il legame era solo di amicizia. E forse è proprio in questo scarto d’intenti che è maturato il delitto. (…) Una storia che andava avanti da parecchio tempo sempre appesa a questa incomprensione di fondo dove le intenzioni e i fini non combaciavano. Una storia con presupposti troppo fragili per potersi trascinare a lungo.

Lui insisteva, la incalzava e ogni volta lei precisava il confine entro il quale doveva stare la relazione. Un confine che forse alla lunga è risultato frustrante per Sebastiani, un uomo che tutti descrivono molto istintivo, uno un po’ selvaggio, capace di arrampicarsi sugli alberi e di correre a piedi nudi nella ghiaia. Una persona di animo semplice che forse non ha saputo elaborare un legame che avrebbe voluto essere molto diverso da quella amicizia che prescindeva da un rapporto più intimo. Forse sta proprio qui la chiave del dramma.

La ventottenne Elisa Pomarelli era dichiaratamente lesbica e frequentava l’amico Sebastiani da tre anni. Dichiaratamente, signor giornalista, significa che il suo assassino non poteva non saperlo – non ci sono equivoci possibili per tre anni di fila quando sei allo scoperto, anche se hai a che fare con individui che corrono a piedi nudi nella ghiaia (vede, vado spesso scalza anch’io e anche se non sono più in grado di arrampicarmi sugli alberi sono capace di capire che NO significa NO – a differenza, chissà perché, di una gran massa di uomini).

Inoltre, avere amici maschi e femmine è del tutto ordinario per un essere umano, omosessuale o no: ignoravo si trattasse di un “gioco pericoloso” tramite il quale si corteggia la propria morte. Quel che si desume da ciò è che la vittima abbia fomentato e favorito l’ossessione dell’omicida accettando un rapporto d’amicizia: so già che noi donne non ne facciamo mai una di giusta, ma so anche cosa accade quando individui del genere sono respinti a priori anziché accettati come amici – invece di morire strangolata nel loro pollaio, muori per loro mano a mazzate o pistolettate in un bar, per strada, nel parcheggio del supermercato, nel tuo ufficio, dove capita.

(…) un vecchio pollaio vicino alla casa dell’uomo dove forse Sebastiani aveva condotto Elisa per appartarsi. Forse è nata una discussione e l’operaio, corpulento e molto forte, ha ucciso la ragazza. Poi ha scelto un luogo molto impervio dentro un bosco su un pendio ricoperto di fitta vegetazione da cui si vede la pianura come da una balconata. Lì ha scavato una buca poco profonda e ha ricoperto il corpo cercando di occultare lo scavo con il fogliame.

(…) i carabinieri del Ris trovano tracce biologiche nel bagagliaio della Honda Civic. È la chiusura del cerchio. Dopo aver ucciso Elisa, Sebastiani ha probabilmente caricato il corpo sull’auto per consegnarlo a quella rudimentale tomba nel bosco. Una storia maledetta conclusa con il pianto tardivo di un uomo sbigottito persino da se stesso.

Citando un altro articolo, “Sebastiani ha strangolato Elisa nel suo pollaio di Campogrande dove l’aveva portata, dopo il pranzo in una trattoria, per regalarle alcune uova. Lei lo aveva scritto anche a un’amica nel suo ultimo sms.” Ma no, se un uomo ti vuol regalare pomodori e ti porta nell’orto tu donna devi pensare subito “Vuole appartarsi per avere un rapporto sessuale, non ci vado”, in special modo se hai affetto per il tipo in questione e ti fidi di lui. Tutto sommato, il giornalista di Repubblica ci dà un consiglio utile, vi pare? Non fidiamoci di nessun maschio, mai, chiunque sia. Poi, quando il consiglio lo segui, partono i pistolotti sul “non tutti gli uomini” e le femminazgul (non è mia, ma è troppo bella) che succhiano malignamente via dal mondo l’anima e la gioia e la libera scelta e l’amore. E muoiono. Muoiono di drammi, di storie maledette, uccise da uomini semplici e sbigottiti. Che poi piangono – ma non subito subito: piangono in manette, piangono davanti a polizia / carabinieri e pm e giudici, quando si rendono conto di non averla fatta franca.

Maria G. Di Rienzo

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Prendiamo Ciro Grillo: un 19enne da serate al Billionaire e ville in Costa Smeralda, feste e selfie circondato da coetanee, viaggi in giro per il mondo (“Cazzi durissimi in Nuova Zelanda” è il suo entusiastico commento a uno di essi), kick boxing e palestra (e gli esercizi sembrano avere uno scopo quantomeno bizzarro: sotto la sua foto mentre dondola appeso a una sbarra, Ciro avverte: “Ti stupro bella bambina attenta” – senza neppure una virgola, nonostante la maturità conseguita).

Prendiamo i suoi amici Edoardo Capitta, Francesco Corsiglia e Vittorio Lauria: tutti fra i 18 e i 20 anni e figli di imprenditori, medici e professionisti della Genova bene, con retroscena similari.

Secondo la loro versione conoscono due ragazze nel locale summenzionato, le invitano a “una spaghettata” in un residence del papà di Ciro (un signore molto noto) e mentre una dorme ubriaca quella ancora sveglia, per quanto alticcia, è consenziente ad avere rapporti sessuali con tutti loro e persino a essere filmata durante uno di essi: il video prova “che ci stava”, sostengono i quattro moschettieri.

Purtroppo non si capisce perché la ragazza, anch’ella 19enne, li abbia denunciati per stupro di gruppo. Se era così felice di avere addosso a turno machissimi vitelloni palestrati e che dell’impresa restasse traccia, cos’è successo? La performance del quartetto è stata scadente? Il filmato non è venuto proprio bene? Gli spaghetti facevano pena?

Naturalmente di lei si dubita: è stata visitata al centro Soccorso Violenza Sessuale della clinica milanese Mangiagalli e ha sporto denuncia nella stessa Milano, dove abita, dieci giorni dopo l’accaduto, non ha interrotto immediatamente le vacanze e ha taciuto – e se la sua storia è vera (lasciamo pure il beneficio del dubbio, per quanto esile) io so perché.

1. Provava vergogna, come tutte le donne vittime di aggressioni sessuali, poiché la narrazione pornografica in auge della sessualità le ha insegnato – e insegna a tutti gli stupratori – che la violenza sessuale è voluta e provocata dalle femmine di ogni età e condizione e che una donna sessualmente attiva è una troia e un uomo sessualmente attivo è un figo.

2. Si sentiva colpevole per aver accettato l’invito – e difatti la maggioranza dei resoconti giornalistici sulla vicenda la definiscono “imprudente” – ma sentite un po’, cosa avrebbe dovuto fare in quest’epoca terribile in cui “l’ossessione per l’eguaglianza di genere” e il “#Metoo” uccidono il romanticismo? Le avrebbero dato della femminazista, della bacchettona, della “fica-di-legno”? Sarebbero diventati violenti e incontrollabili di fronte a un rifiuto? La narrazione pornografica di cui sopra assicura che un uomo con un’erezione è peggio che tarantolato e decisamente “inraptussito”, guai se la lascia sgonfiare o se la maneggia in solitario sotto la doccia, ha bisogno di genitali femminili, subito e senza condizioni.

3. Ha tentato di cancellare quel che era successo, di non pensarci, di lasciarselo alle spalle. Fini intellettuali ambosessi (italiani e non) assicurano che dopo un bidet e ridendoci sopra e sdrammatizzando va tutto a posto. Però, come dimostrano le conseguenze psicofisiche degli stupri, che possono affliggere una persona per l’intero resto della sua vita (e persino metter fine a essa tramite suicidio), si sbagliano.

Sì, puoi metterci dieci giorni a prendere la decisione di rendere pubblica la tua sofferenza, e anche di più: puoi persino, mentre il disgusto e la rabbia ti consumano in silenzio, non prenderla mai. Sei stata “imprudente”, come già detto – quindi non sei una vittima ma una corresponsabile; temi o sai per certo di non ottenere sostegno o solidarietà sufficienti a darti coraggio e legittimazione; “loro” diranno che eri d’accordo; se parli la tua vita precedente sarà scandagliata in ogni dettaglio e qualunque cosa suggerisca che in altre circostanze il sesso possa piacerti (com’è normale) sarà usato per reiterare che non poteva trattarsi di violenza: se una donna l’ha fatto con uno vuole e deve farlo con tutti gli altri… eccetera.

E guardate: persino se i quattro giovanotti stessero dicendo la verità, tutta la verità e nient’altro che la verità, la loro visione del sesso mi provoca una nausea insormontabile. E’ solo spettacolo pornografico da orchestrare in gruppo, per vantarsi l’uno con l’altro e con eventuali altri amici grazie ai filmati, non ha nulla di erotico, nulla di appetibile, nulla che indichi un briciolo di interesse e rispetto per l’attrezzo umano con cui si soddisfano. Attenta che con questi addominali sono assai adatto a stuprare, bella bambina. Ma visto che le “belle bambine” a volte si ribellano, non sarebbe meglio – parlo a Ciro e compagnia – usare meloni, angurie, carne trita con uovo crudo (come diceva Bukowski) e evitare i tribunali? Così, tanto per dire.

Maria G. Di Rienzo

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Hai acceso una fiamma che non si spegnerà mai.

Sei stata la voce per molti che non la avevano.

Mi hai aiutato ad accettare me stessa e per questo ti sarò sempre grata.

Sei una pioniera e hai cambiato la mia vita e quella di mia figlia.

Ci hai fatto ridere, ci hai fatto indignare, ci hai fatto pensare.

La tua mancanza di paura, la tua tenacia e il tuo umorismo mi hanno resa capace di ruggire come una leonessa.

Coraggiosa lottatrice, non sarai mai dimenticata.

Magdalen Berns

Sono una serie di messaggi indirizzati in questi giorni a Magdalen Berns (in immagine qui sopra), 35enne scozzese a cui è stato diagnosticato un tumore cerebrale incurabile lo scorso anno. Attualmente Magdalen è all’ospedale ove sta ricevendo “cure palliative” per il glioblastoma: in altre parole, i medici hanno gettato la spugna.

Femminista lesbica, Magdalen ha creato attorno ai suoi video su YouTube in cui discute di politica, genere, sessualità e molto altro una “comunità” di oltre 30.000 persone. Questa giovane donna sta affrontando la morte con lo stesso spirito con cui ha affrontato ogni altra cosa nella sua vita: con un coraggio enorme e non comune. Poco prima di perdere la possibilità di parlare così ha detto in una delle ultime registrazioni ai suoi followers: “Vi amo e amo la comunità che ho creato qui, e spero che essa continuerà ad esistere: per altre persone, affinché facciano la stessa cosa e lottino per ciò in cui credono. Perché, come ho sempre detto, ci sono cose molto più importanti di cui preoccuparsi che l’essere apostrofate con appellativi stupidi.”

Scrive di lei Madeleine Kearns il 4 settembre scorso: “Per molti aspetti ha condotto una vita del tutto ordinaria. Come molte di noi, si è innamorata e si è disamorata (di donne, nel suo caso); ha studiato con impegno e con più impegno ancora si è divertita; si è lanciata in diversi lavori, si è immersa profondamente nella politica e ha denunciato la crudeltà e l’ipocrisia esistenti nei suoi stessi referenti politici (la sinistra).”

Per questa vita “ordinaria”, che per molti aspetti assomiglia alla mia, ti ringrazio, sorella.

Maria G. Di Rienzo

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La risposta prima della domanda: qui di seguito ci sono quattro notizie pescate dalle prime pagine odierne di quotidiani a tiratura nazionale.

Bologna: Uccisa e data alle fiamme, l’ex fermato a Ventimiglia.

“Lei lo aveva lasciato dopo che lui aveva messo le mani addosso a sua figlia, un’adolescente avuta da una precedente relazione: quelle molestie sessuali avevano portato a una denuncia e a un divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dall’ex fidanzata e dalla ragazzina, ma in più occasioni l’uomo aveva vìolato il provvedimento, scatenando violenti litigi.”

Ferrara: Cinzia Fusi, lacrime per il funerale della donna uccisa dal compagno.

“Il motore di tutto sarebbe la gelosia. Gelosia per quella partner di quasi vent’anni più giovane, mescolata al timore di essere tradito e ai sospetti che le rassicurazioni della ragazza non erano bastati a placare.” Poi, ovviamente, gli è venuto il raptus e il signore è stato da esso costretto a “impugnare un mattarello da cucina e a colpire ripetutamente alla testa la compagna fino a ucciderla.”

Roma: 13enni bloccate e palpeggiate nell’ascensore di casa a Prati.

“Minuti di terrore ieri, per tre ragazzine di 13 anni, studentesse prossime ad andare in terza media, che si sono ritrovate nella morsa dell’uomo, un italiano tra i 30 e i 40 anni che ha abusato di loro, tentando, in particolare di violentarne una.”

Napoli: Violenza sulle donne e stalking, in procura venti denunce al giorno.

La domanda è in realtà un cluster di domande: chi diamine è Luca Argentero, quali titoli possiede per misurare la “giusta dose” di femminismo / eguaglianza di genere (che se ritiene di poter calibrare in grammi molto ovviamente non conosce neppure di striscio) nelle relazioni di coppia, cosa ne sa delle relazioni affettive di noi femministe (niente)?

Noi non siamo le macchiette delle battute e delle barzellette tramite cui siamo diffamate ogni singolo giorno su tutti i media disponibili. Prima di parlare di qualsiasi argomento, oltre ad attaccare la spina ai neuroni, è necessario informarsi. O Argentero vuole per esempio provare a dire al mio compagno da oltre quarant’anni che il nostro rapporto “non funziona”?

Inoltre, se davvero è interessato a sapere cosa “rovina il romanticismo” può leggere le quattro notizie riportate sopra e troverà subito i responsabili. Che, purtroppo, sono uomini – come lui.

Maria G. Di Rienzo

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Le donne sudafricane stanno in questi giorni condividendo su Twitter le loro esperienze di violenza subita con l’hashgtag #AmINext (Sono io la prossima). A innescare il flusso è stato l’ennesimo stupro seguito da femicidio: a perdere la vita una giovane universitaria di Cape Town, Uyinene Mrwetyana – in immagine – che era uscita per andare a ritirare un pacco all’ufficio postale ed è stata ritrovata cadavere (il presunto stupratore – assassino, 42enne, è stato arrestato).

uyinene mrwetyana

Il Sudafrica è uno dei luoghi peggiori al mondo per viverci da donna: il tasso di femicidi nel paese è cinque volte tanto la media globale – una tendenza costante dall’anno 2000 – e l’80% delle aggressioni sessuali denunciate negli anni 2016/2017 erano stupri.

I messaggi al riguardo delle donne su Twitter sono strazianti, una valanga di dolore e coraggio a cui il paese dovrebbe dare una risposta a livello politico e sociale. Eccone alcuni:

Sihle Bolani, 2 settembre 2019:

Mia figlia ha 14 anni. Alla sua età, io ero già stata stuprata. La guardo ogni giorno e vedo semplicemente una bambina. Oggi, sto pensando a quanto giovane ero e a come anch’io avevo l’aspetto della bambina che ero. Ma gli uomini sono feroci, violenti, distruttivi e pieni di odio.

Dakalo, 2 settembre 2019:

Il mese scorso, una collega ha dato soldi alla sua figlia adolescente perché andasse in città, a comprarsi un vestito nuovo per il ballo d’esame della scuola. Non ha mai fatto ritorno. Il suo corpo è stato trovato in una siepe non distante dall’ospedale.

Niki, 2 settembre 2019:

Le mie nipotine hanno 4 anni. Quando avevo quell’età, il mio stupratore aveva già cominciato ad addestrarmi. Aveva già messo le mani nelle mie mutande e mi aveva già infilato la lingua in bocca. Avevo – quattro – anni.

Mahlodi Makobe, 3 settembre 2019:

Il mese scorso volevo fare denuncia per le molestie sessuali, la poliziotta che mi “assisteva” mi ha detto che non dovrei essere sorpresa se gli uomini non riescono a tenere le mani distanti da me perché “ke pakile” (ndt. “sei formosa”). Mi sono sentita così sconfitta. Siamo proprio sole.

Avere leggi che puniscono la violenza sessuale è importantissimo, ma non sufficiente. Formare all’eguaglianza di genere legislatori, magistrati e membri delle forze dell’ordine è indispensabile. Aprire una stagione di discussione pubblica su diritti umani, dignità e rispetto per ogni essere umano altrettanto. Altrimenti, ovunque, il risultato è quello che avete appena letto.

Maria G. Di Rienzo

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