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Archive for the ‘La femme-nist fatale’ Category

dark ages

Sai, c’è stata un’altra epoca

in cui la scienza non era presa sul serio

e la religione governava il mondo.

Li abbiamo chiamati secoli bui.

L’Espresso ha pubblicato ieri un’intervista al sacerdote Vilmar Pavesi, indicato come consigliere spirituale del ministro “della famiglia” Lorenzo Fontana. Le dichiarazioni di entrambi sembrano posizionarli abbastanza lontani nel tempo e nello spazio: in pratica scollegati dalla realtà e desiderosi di una replica del medioevo.

Le prime due frasi sono di Pavesi, la terza e la quarta sono state dette da Fontana in un’intervista concessa a La Stampa:

“C’è il diavolo dietro ogni peccato di superbia, di sensualità, di lussuria. L’omosessualità è un peccato contro natura. Istigato dal maligno.”

“In questa Chiesa vengono solo uomini perché ci vuole uno sforzo mentale per seguire la messa in latino.”

“Impediremo alle donne di abortire.”

“Abolirei le unioni civili, la famiglia è quella naturale.”

Se le gerarchie ecclesiastiche per il sacerdote e il governo per il ministro non hanno niente da dire al proposito, noi siamo costretti a supporre che queste affermazioni abbiano la loro approvazione e il loro consenso.

Se per quel che riguarda la chiesa cattolica, non essendo credente e quindi a essa non affiliata, io possa dire che non mi interessano anatemi, scomuniche e fantasie paranoiche sul demonio, per quel che concerne il governo del mio paese è tutt’altra musica: la garanzia che i diritti umani miei e altrui (Costituzione della Repubblica, Dichiarazione Universale delle Nazioni Unite) siano rispettati sta ampiamente nelle mani di chi fa le leggi.

Credo sia ora di preoccuparsi, entusiasti elettori e sostenitori dell’attuale coalizione al potere, perché Probitas laudatur et alget – L’onestà è lodata ma muore di freddo (Giovenale) e Nam tua res agitur, paries cum proximus ardet – Se brucia la casa del vicino, è in ballo anche casa tua (Orazio).

Sì, Pavesi e Fontana, sono una donna e ho fatto uno sforzo mentale. Sono ancora viva. Il prossimo sforzo mentale dovrebbe toccare a voi, magari – visti i vostri ruoli – dopo un esame di coscienza.

Maria G. Di Rienzo

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Quest’estate è stata un susseguirsi di rivelazioni e illuminazioni (si fa per dire) fornite a noi comuni mortali da autorità (si sempre per dire) in campo politico, religioso o educativo. Sono riuscite a darci i brividi nonostante le alte temperature, mille grazie.

L’estate è finita, almeno ufficialmente. Oggi è l’Equinozio d’Autunno. Vale la pena di fare un sommario delle cose più clamorose che abbiamo appreso.

1. Quando un ponte crolla per mancanza di manutenzione e l’incidente uccide 43 persone e ne ferisce 9, i comportamenti giusti da tenere sono: presenziare a sagre distanti centinaia di chilometri, scrivere idiozie sui social media del tipo “brutta notizia, però ce n’è una di buona: abbiamo respinto un barcone di immigrati!” (se siete riusciti a farlo affondare va ancora meglio), farsi selfie sorridenti in televisione con il plastico dell’opera crollata – ciò segnalerà ai sopravvissuti e ai parenti delle vittime il vostro interesse e il vostro rispetto per il loro dolore.

2. E’ la politica a decidere come la scienza funziona e quali risultati deve avere. Non è proprio nuovissimo, come atteggiamento: governi di ogni tipo hanno storicamente perseguitato, rinchiuso, ostracizzato e persino giustiziato un bel po’ di scienziati. Perché, a differenza di quanto credono gli ignoranti nei consigli regionali e in parlamento, se parliamo di scienza i “dogmi” non esistono – ogni teoria deve essere tesa alla descrizione dell’esistente e comprovata da fatti e ogni teoria può finire nel dimenticatoio dall’oggi al domani qualora i fatti la contraddicano.

3. Non abbiamo più garanzie che a scuola si impari qualcosa di vero. Se una squinternata si inventa un tunnel che collega il Gran Sasso al Cern – e per nostra sventura quando lo fa ricopre il dicastero all’Istruzione – la cosa finisce dritta nei libri di testo Mondadori. Ma non basta: se nello scenario precostituito e predigerito che deve sostituire la realtà, mostrandosi grato al governo “del cambiamento”, si inseriscono frammenti di verità storica per essi scatta la censura. E’ stato il caso del liceo di Trieste la cui mostra sulle leggi razziali è saltata perché il manifesto non è piaciuto al Comune (sindaco Forza Italia, assessore alla cultura centro-destra): foto in bianco e nero di tre ragazze sorridenti, con libri e cartelle in mano, e riproduzione della prima pagina del quotidiano Il Piccolo, datata 3 settembre 1938, su cui campeggiava il titolo: “Completa eliminazione dalla scuola fascista degli insegnanti e degli alunni ebrei”. Troppo forte, hanno detto, ma forse era un complimento.

4. L’orizzonte per le donne è anch’esso non troppo nuovo, com’era prevedibile (casa, chiesa, cucina e camera da letto). I politici del “cambiamento” stanno mettendo le mani sulla legge che regolamenta il divorzio e la tutela dei figli dei divorziati, dichiarano “impediremo alle donne di abortire” e di voler abolire le unioni civili, aprono “sportelli anti-gender”. Ringalluzzito dall’atmosfera, un parroco veneto propone una tassa sulle scollature e sugli spacchi dei vestiti delle donne che contraggono matrimonio religioso: “Potremmo istituire una sorta di offerta da riscuotere in proporzione alla decenza dell’abito della sposa, che molto spesso si presenta sguaiato e volgare. Così chi più si presenta svestita più paga.” E’ bello sapere che adesso nei seminari si studiano i trend della moda, eleganza e decoro, e ogni parroco è diventato un esperto fashionista. Mancano purtroppo almeno un paio di lezioni sul rispetto dovuto ai corpi e alle scelte delle donne.

5. Siete passati per qualche motivo da una questura, ultimamente? Conoscete qualcuno che ci lavora? Sono senza carta per le fotocopie, senza cancelleria, senza benzina per le auto, non ricevono materiali e aggiornamenti sufficienti per fare un lavoro decente. Ma adesso è arrivata la legge “Spazzacorrotti” e un video del sottosegretario agli Affari regionali ci spiega che i “polizziotti” – a lui va bene con due zeta, vedremo se ciò avrà ricadute su testi scolastici e dizionari – avranno la possibilità di diventare come “Johnny Depp in Donnie Brasco”. Posso solo immaginare le entusiastiche reazioni dei lavoratori delle forze dell’ordine.

6. Per fare un cerchio completo non bastano più 360°, ce ne vogliono 365. Aggiorniamo anche la matematica, che è sempre più un’opinione e le opinioni, come sapete, sono sacre e intoccabili: è la realtà che deve adeguarsi. “Le ricerche dovrebbero essere estese a 365 gradi”, dichiara infatti lo stesso consigliere regionale leghista che ha appena spiegato come la legionella sia “la malattia dei legionari, che non hanno mai operato in Austria o in Svezia o in Nordtirolo, ma hanno operato dove ben sappiamo”. La legionella ha preso questo nome dopo che un malessere non meglio identificato colse 221 persone appartenenti all’American Legion, un’associazione di veterani statunitensi che nel luglio 1976 partecipavano a una riunione in un albergo, e ne uccise 34. Il batterio è stato identificato nel gennaio 1977. Perciò, consigliere, cos’è che “ben sappiamo”?

Maria G. Di Rienzo

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zere

Zere Asylbek (in primo piano nell’immagine) è una diciannovenne del Kirghizistan che in luglio ha rilasciato il suo primo singolo in qualità di cantante. Il video relativo è uscito a metà settembre – https://www.youtube.com/watch?v=ivlRPb75-VU – e le ha già fruttato una valanga di insulti sessisti, soprattutto a sfondo religioso, e minacce di morte. Non sorprendente, visto che il suo paese ha un problema serio di violenza di genere, per il quale le donne “soffrono gravi e sistematiche violazioni dei loro diritti umani a causa di una cultura di rapimento, stupro e matrimonio forzato” (comunicato delle Nazioni Unite, 18.9.2018).

Naturalmente Zere sta anche ricevendo il sostegno e l’incoraggiamento da parte di molte sue connazionali e da comunità femministe in tutto il mondo. La sua canzone si chiama “Kyz” (“Ragazza”):

Vorrei che il tempo passasse, vorrei che arrivasse un tempo nuovo

in cui non mi fanno prediche su come devo vivere la mia vita

in cui nessuno mi dice “Fai questo”, “Non fare quello”

Perché dovrei essere quello che vuoi tu, o quel che la maggioranza vuole,

io sono una persona e ho la mia libertà di parola.

Dov’è il vostro rispetto per me?

Io rispetto te. Tu rispetti me.

Tu e io, insieme,

ehi cara, unisciti a me,

creeremo la nostra libertà.

Come se questo non fosse già abbastanza (è oltraggioso: una giovane donna che chiede rispetto!) Zere Asylbek nel video indossa una giacca aperta su un reggiseno viola e una gonna corta e perciò secondo i suoi aggressori deve cancellare il video, scusarsi con l’intera nazione e merita di aver la testa tagliata.

In un’intervista del 19 settembre per “Freemuse”, Zere ha parlato di un recente femminicidio in Kirghizistan; una ragazza di nome Burulai è stata rapita per costringerla al matrimonio – un’antica tradizione patriarcale, sapete, e perciò non discutibile – ed è morta mentre la polizia l’aveva in custodia: è stata lasciata sola con il suo rapitore, che ormai era un po’ troppo scocciato da tutta la faccenda e l’ha uccisa. Questo è stato uno dei motivi per cui Zere ha creato canzone e video e non intende cedere alle minacce:

“Sicuramente continuerò a cercare di avere un impatto nel mio paese e nel mondo in generale, perché sono una persona creativa e amo impegnarmi in progetti creativi. Ci sono un sacco di ragioni che hanno generato nella mia testa l’idea di creare un grosso impatto e di usare per esso cose che suscitassero reazioni.

Ci sono state molte ragazze come Burulai nel nostro paese e mi piacerebbe che non avessimo più casi del genere. (…) La situazione nel nostro paese e penso in genere nell’Asia Centrale non è così buona in termini di diritti delle donne ed eguaglianza di genere, perché ogni singolo giorno ci sono casi di discriminazione, casi in cui viene applicato il doppio standard. Posso affermare che in pratica ogni ragazza del nostro paese ha subito almeno un tipo di violazione, o molestia, o discriminazione. Questo a me appare terribile.

Le ragazze stesse non vedono alternative. Parecchie di esse credono sia giusto essere trattate in quel modo e ciò è quel che a mio parere limita le loro potenzialità. Limita i loro sogni e le loro idee, perché non vedono alternative. E gli si dice che il loro scopo nella vita è sposarsi e avere una famiglia, dei figli e roba del genere.”

Per quel che riguarda la sua, di famiglia, il padre docente universitario ha dichiarato pubblicamente la “non approvazione” da parte sua e della moglie, ma pure che non intende interferire con le attività della figlia, che lui riconosce come persona titolare del diritto di esprimersi. Non è da ieri che Zere lo fa: è stata una determinata “bambina prodigio” a livello intellettuale, ammessa a frequentare l’università quando di anni ne aveva solo 14.

In un’altra intervista per Radio Free Europe / Radio Liberty, Zere ha sottolineato: “Molta gente dice che la nostra società non è pronta per questo. Quando lo sarà? Cosa deve accadere? Si deve accendere di verde un semaforo? No. Qualcuno deve cominciare.”

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Mie care, miei cari: avete anche voi qualche problema nello stare a guardare la democrazia italiana mentre muore? Credete sia possibile rianimarla? Perché quella in cui stiamo vivendo è ormai un’oclocrazia (“governo/potere della folla”, Polibio – Storie, Libro VI) in cui politici “desiderosi di preminenza, non potendola ottenere con i loro meriti e le loro virtù” adulano e allettano le masse stimolandone sentimenti gretti e paure con rozza – e più spesso che no sgrammaticata – retorica; infine, “quando sono riusciti, con la loro stolta avidità di potere, a rendere il popolo corrotto e avido di doni, la democrazia viene abolita e si trasforma in violenta demagogia”. Le azioni di governo che ne conseguono sono prive di raziocinio, volubili, volgari, irresponsabili, ignoranti, dannose e inefficaci. Le minoranze finiscono immediatamente sotto tiro. I diritti umani diventano concessioni ai meritevoli (id est lecchini – parenti – amici – sodali). Le tutele alla dignità delle persone conquistate dalle lotte operaie, studentesche, femministe, sindacali sono bollate come “privilegi”. L’analfabetismo (di ritorno, funzionale, quel che volete) è una virtù. La violenza verbale e/o fisica diventa il solo modo di comunicare.

Il ruolo democratico dei cittadini è “ridotto in pratica al solo processo elettorale” (Hasanović), perché il principale difetto della democrazia in sé è questo: funziona solo se la cittadinanza conosce e si cura della democrazia stessa.

Perdonatemi se vi sembrano ovvietà. So che gran parte della mia audience fa parte di quell’ultimo, ormai assai ristretto, segmento di cittadinanza. So anche che niente attualmente, in Italia, incoraggia le persone a interessarsi attivamente del proprio paese: non abbiamo educazione alla partecipazione democratica ne’ nelle scuole ne’ altrove e nessun partito – stia al governo o all’opposizione – è interessato a promuoverla per come dev’essere, un modo civile, intelligente e inclusivo in cui le persone si impegnano nella costruzione della società in cui vivono tramite decisioni basate su dialogo (che può divenire confronto anche aspro, ma rigetta l’insulto e l’aggressione) e consenso… e lo fanno non per costruirsi una carriera, pagare diciassette amanti, avere lo yacht, il fuoristrada e l’attico in centro città, ma perché vogliono vivere in un mondo decente, in grado di dare un minimo di serenità e giustizia a tutti.

Dobbiamo avere un orizzonte. Dobbiamo avere un minimo di valori e sogni condivisi. Dobbiamo accordarci almeno su degli standard di base per cui una nazione non è un’azienda, le istituzioni non sono distributori automatici di regali agli amici degli amici e qualsiasi parlamento o assemblea decisionale non sono parcheggi per ambosessi svitati. C’è qualcuno, là fuori? Maria G. Di Rienzo

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(“Sex dolls show us what men want from real women — we should pay attention”, di Megan Walker – in immagine – Direttrice esecutiva del London Abused Women’s Centre, 8 settembre 2018, trad. Maria G. Di Rienzo.)

megan walker

Non importa quanto la impacchetti, la imbellisci o la scrolli via come innocua, quell’oggetto inanimato che è una “sex doll” è il mero riflesso di ciò che gli uomini si sentono autorizzati a fare alle donne.

La scorsa settimana è uscita la notizia che un “bordello con sex dolls” stava per aprire a Toronto. Nel mentre istanze legali hanno bloccato Aura Dolls dall’aprire nel luogo previsto, lo stallo è solo temporaneo.

Le bambole di silicone sono il più recente prodotto che nel mercato diretto a soddisfare le fantasie alimentate dalla pornografia degli uomini. Come pubblicizzato da Aura Dolls: “ogni buco presenta consistenze, creste e strettezze differenti e uniche, per darti le intense sensazioni che sono impossibili da ottenere persino tramite reale penetrazione.”

Quanto bello è questo? Un altro passo disumanizzante per le donne che sono già considerate semplici recipienti atti a realizzare ogni desiderio o fantasia di un uomo. Non c’è dubbio che presto le bambole saranno programmate per dire “sissignore”, fare il caffè e spazzare il pavimento.

Chiariamoci. Non c’è nulla di innocuo nelle “sex dolls”. Esse rappresentano l’estrema degradazione delle donne. Rappresentano inoltre un altro stadio del distacco della società dalla sua responsabilità di dar valore, rispettare e proteggere le donne. Le “sex dolls” sono una manifestazione della cultura porno e della convinzione di una società a dominio maschile che bisogni fare qualsiasi cosa per assicurarsi che gli uomini possano fare sesso quando e comunque vogliano, non importa a quale costo.

Non è una bambola di plastica a giacere sotto di loro. E’ ogni donna che li ha respinti; ogni donna che non possono avere; ogni donna che ha avuto più successo, che è stata lodata e desiderata più di quanto quell’uomo specifico sia stato… e ora lo stesso uomo può fare ciò che vuole a quella donna. Credetemi, non è una bambola che si sta facendo, o forse stuprando, strozzando o picchiando – sono tutte quelle donne di cui non può essere all’altezza. Forse un giorno sarà una donna reale.

Gli uomini non hanno un diritto al sesso. Le femministe hanno lavorato per secoli per liberare le donne dall’oggettivazione che si origina dall’oppressione. E’ una scalata ripida, resa ancora più difficile dagli ostacoli che sono gettati verso di noi. Donne scarsamente vestite e ragazzine in reggiseno e calze a velo sono usato per sessualizzare le pubblicità di qualsiasi prodotto – automobili, birra, sigarette, abiti, scarpe e biancheria intima. Più la donna è oggettivata migliore è la pubblicità e più alti i guadagni.

La pornografia è liberamente accessibile a tutti, bambini inclusi, con una semplice ricerca sul telefonino. E’ violenta, disumanizzante e cade sotto lo spettro della tortura. Le sue vittime sono donne e bambine. Grazie alla cultura pornografica la parola “consenso” ha perso il suo significato. Nella pornografia, le donne dicono “no” mentre lacrime scorrono sui loro visi. Il loro dolore e la loro paura sono vere. Il messaggio ricevuto dagli uomini è “fallo con più forza, più a lungo e falla soffrire di più”.

I bambini si accalcano in piccoli gruppi nei cortili delle scuole, durante la ricreazione o il pranzo, a guardare pornografia degradante sullo schermo di quello a cui è stato permesso di portare il cellulare a scuola.

La cultura porno insegna a bambine e ragazze che il loro valore viene dall’attenzione che uomini e ragazzi prestano loro. Per poter ricevere tale attenzione devono trasformarsi in oggetti per il piacere maschile. I ragazzini hanno appreso dalla pornografia di avere il diritto di usare le donne e di abusare delle donne. Alcuni ragazzi e uomini sono così convinti di ciò che quando una donna dice loro “no” si infuriano e si riempiono di odio.

Le adolescenti e le giovani donne sono oggettivate oggi più che in qualsiasi altro periodo storico. I giocattoli che usano, i vestiti che indossano, i film e i programmi televisivi che guardano, i videogiochi e i giochi online a cui partecipano: tutto presenta donne e ragazze come oggetti sessuali a disposizione.

I “bordelli con sex dolls” sono il sintomo di un più largo problema di misoginia – i diritti degli uomini di continuare a sostituire quelli delle donne. Sino a che i diritti umani delle donne non saranno rispettati, le donne continueranno a essere nulla di più di oggetti disponibili.

E cosa, alla fine, è più disponibile di una bambola di silicone? Quando ha finito di essere usata da un uomo la si ripulisce e la si sposta a un altro utilizzatore. Quando è rotta, lacerata, malconcia e non più utile, la si butta nella spazzatura. Assomiglia a quel che la vita è per molte donne vere, no?

Ditemi ancora che le “sex dolls” di silicone sono innocue fantasie maschili.

Non dovremmo sorprenderci di essere arrivati a questo punto nel 2018. Quel che dovrebbe sorprenderci e oltraggiarci è il numero di persone che ci ha permesso di arrivare a tal punto.

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coming soon

 

Torno fra quindici giorni, cominciate pure il conto alla rovescia… Baci, MG

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heart of darkness di okamiterminus

Non sto più parlando

Sto ascoltando con l’intero corpo

e con ogni goccia di sangue

sopraffatta dal silenzio.

Ma questo stesso silenzio diventa discorso

alla velocità del buio.

Brano tratto dal poema “The Speed of Darkness”, di Muriel Rukeyser (1913-1980).

Sembra ci vorrà un po’ più di tempo prima che io possa ricominciare il mio lavoro di storyteller.

Portate pazienza e aspettatemi, non vi abbandonerò. Maria G. Di Rienzo

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