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sardine - la presse

“A chi gli fa notare più di qualche sedia vuota nel palazzetto, Salvini replica: “Non c’è il pienone? Ci sono 10 pullman bloccati da ‘sti delinquenti. Fuori ci sono teppisti che pensano che a Bologna possano manifestare solo quelli che paiono a loro. Spero non ci siano contusi fra le forze dell’ordine.” Ma non risultano pullman in attesa.”

“Il leader della Lega, commentando la sentenza di condanna per i carabinieri ritenuti responsabili della morte di Stefano Cucchi, ha detto che rispetta la famiglia ma il caso “dimostra che la droga fa male”. “Che c’entra la droga? Salvini perde sempre l’occasione per stare zitto. – ribatte Ilaria Cucchi – Anch’io da madre sono contro la droga, ma Stefano non è morto di droga. Contro questo pregiudizio e contro questi personaggi ci siamo dovuti battere per anni. Tanti di questi personaggi sono stati chiamati a rispondere in un’aula di giustizia, e non escludo che il prossimo possa essere proprio Salvini.”

“Non è un caso che a volte ricompaiano emblemi e azioni tipiche del nazismo. – ha detto Papa Bergoglio durante il suo incontro con i penalisti – Io vi confesso che quando sento qualche discorso di qualche responsabile del governo mi vengono in mente i discorsi di Hitler nel ’34 e nel ’36. Sono azioni tipiche” del nazismo che, “con le sue persecuzioni contro gli ebrei, gli zingari, le persone di orientamento omosessuale, rappresenta il modello negativo per eccellenza di cultura dello scarto e dell’odio.”

sardine - bologna 2019

Per la manifestazione “delle sardine” si parla di 13.000 partecipanti e c’è chi arriva a 15.000. L’importante non è il numero preciso, ma l’aver aperto così tante scatolette in cui troppe sardine restavano rinchiuse fra disperazione e rabbia. Grazie, fieri e resistenti pesci piccoli, da una di voi.

Maria G. Di Rienzo

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(brano tratto da: “Waking up to our power: witchcraft gets political”, di Aamna Mohdin per The Guardian, 8 novembre 2019, trad. e adattamento Maria G. Di Rienzo. L’immagine di Grace Gottardello è di Christian Sinibaldi. L’evento a cui si fa riferimento nell’articolo, il “Witchfest – Festa della Strega”, tenutosi il 9 novembre nel quartiere di Croydon a Londra, ha offerto una corposa e molto interessante serie di seminari, conferenze, spettacoli, ecc. Il gruppo che lo organizza, Children of Artemis, ritiene si tratti attualmente del più grande festival di questo tipo al mondo.)

grace

L’evento arriva nel mentre le streghe emergono dai ripostigli delle scope in tutto il Regno Unito per occupare l’immaginazione popolare. In aggiunta alla nuova versione di prodotti “cult” televisivi, come “Sabrina, la Strega Adolescente” (rifatto come “Le spaventose avventure di Sabrina” da Netflix) e “Charmed”, ci sono streghe che realizzano podcast e condividono consigli con l’hashtag #witchesofinstagram, che vanta oltre tre milioni di post. E così tanti libri sono stati scritti che Publishers Weekly ha dichiarato una “stagione della strega”. (…)

Christina Oakley Harrington, proprietaria della libreria Treadwell a Londra specializzata in occultismo, dice: “La gente che si interessa di stregoneria non è quella più insicura e ansiosa, il loro desiderio di apprendere la magia è molto legato alla sensazione che il mondo abbia un disperato bisogno di cambiamento.” Per queste attiviste, ha aggiunto Harrington, l’identità di strega è un “mantello che dà potere”, che dà loro energia e forza per prendere posizione. (…)

Grace Gottardello, che si descrive come “strega comunitaria”, dice che per la gente di colore la stregoneria ha avuto il significato di riconnessione alle proprie radici ancestrali e alla costruzione di comunità, così come il significato di reclamare potere.

Gottardello, che si è trasferita nel Regno Unito quando aveva 18 anni, paragona un po’ la sua infanzia nell’Italia del nord a quella di “Sabrina, la Strega Adolescente”. Ha appreso erboristeria, cerimonie per la luna nuova e lettura dei Tarocchi dalle sue zie. Ma mettendo da parte questi rituali familiari, Gottardello descrive il suo crescere in un villaggio da donna nera largamente come un’esperienza di isolamento e sofferenza. La piccola città era incredibilmente razzista, ha detto, e la parola “strega” non doveva neppure essere pronunciata a voce alta.

E’ stato solo quando ha vissuto nel Regno Unito che è stata in grado di costruire una comunità e di ricollegarsi a se stessa. “Stavo recuperando la mia identità, la mia connessione alle tradizioni di mia madre e il mio essere nera. La stregoneria è molto di più che mettersi alla prova con i Tarocchi o i meme astrologici. Non fraintendetemi, i meme mi piacciono, ma la stregoneria è anche un attrezzo comunitario con cui proteggiamo noi stessi.”

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Più il tempo passa, più mi convinco che non avere (da oltre trent’anni) la televisione sia un’ottima idea. Non fa informazione, la manipola. Non fa intrattenimento, spara stereotipi e insulti. Non ha linee guida etiche e professionali a cui attenersi. E’ un minestrone al meglio insipido e al peggio velenoso. Conduttori e conduttrici dei programmi sono così superficiali, incapaci e sprovveduti da sembrare pescati a caso in una lotteria fra “gli amici di”, “i parenti di”, “gli/le amanti di” e “i raccomandati da” (e forse lo sono).

Cominciamo da qui:

ordine e disciplina

Lo scontro fra Massimiliano Minnocci (“Er Brasile”), la giornalista Francesca Fagnani e il vignettista Vauro Senesi, di cui molto probabilmente siete a conoscenza, è descritto dal conduttore Paolo Del Debbio (Rete 4) così:

“Tensione alle stelle in studio tra @VauroSenesi e un fascista presente in studio. Vauro a muso duro gli si pianta davanti e lo apostrofa malamente.

Che ne pensate? Ora a #DrittoeRovescio”

Messa così, con l’omissione della minaccia di Minnocci alla giornalista (“Te li faccio vedere io i film, se vieni nella mia borgata…”) che a sua volta suscita la reazione di Vauro, sembra che quest’ultimo sia un incontenibile bullo cafone. Cos’altro ne può pensare chi ha letto il tweet ma non ha visto la trasmissione?

Presentare la situazione in questo modo è “professionale” quanto “i cori fascisti negli stadi e i casi di violenza e intolleranza” che il programma dichiarava di voler esaminare… e infatti si trattava, come per moltissimi altri prodotti simili, di una dichiarazione vuota: lo scopo reale sta in quel gongolante “tensione alle stelle” che fa audience e share. Se fossero volati un paio di cazzotti sarebbe andata ancora meglio, no? Rimbalzi su prime pagine e social media, tanti likes, tante condivisioni, tanti followers ecc. ecc. – perché, non esclusivamente in televisione, le parole hanno perso senso e significato, si può dichiarare tutto e il contrario di tutto (in special modo quando degli argomenti in questione non si conosce nulla oltre i propri pregiudizi), come se quel che si dice non avesse alcuna sostanza e nessun impatto su chi ascolta. Petardi. Scintille. Fumo.

Nelle tue interazioni verbali sii pure minaccioso, insultante, sessista, misogino, razzista, omofobo, fascista, nazista. Sono solo parole, no? Anzi, meglio: sono “opinioni” e “provocazioni” o “ironia” e “goliardia”. Tutto a posto, le solo parole possono continuare ad alimentare ogni tipo di violenza con il beneplacito di chi così argomenta.

Caso n. 2:

“Vittorio Sgarbi continua a provocare (sic) in tv. Ospite di Caterina Balivo a “Vieni da Me” (…) ha risposto a una domanda della conduttrice – che gli chiedeva se sapesse «fare la lavatrice» – esclamando: «No, io non faccio nulla. Io ho una visione e ti devo dire una cosa: le donne devono stare in casa e gli uomini devono andare fuori.» Caterina Balivo, con tono ironico, ha risposto alla provocazione (sicet simpliciter): «Posso dire che hai quasi ragione? La penso come te! Noi donne a casa!». La reazione a sorpresa della conduttrice napoletana, con ogni probabilità, aveva lo scopo di distogliere l’attenzione dall’affermazione di Sgarbi, facendola passare per uno scherzo.”

Purtroppo a molte/i la provocazione e lo scherzo non sono piaciuti, così la conduttrice ha iniziato ad arrampicarsi sugli specchi:

“Quando inviti Sgarbi tutto può succedere… Come anche non essere d’accordo su alcune sue affermazioni. (…) Nelle mie parole c’era del sarcasmo che non tutti hanno colto, dovreste conoscermi ormai. Ma come si fa a pensare che parlassi seriamente? Sono una conduttrice donna che lavora da 20 anni in televisione, (…) sono sposata e ho tre figli in casa, come si fa ad immaginare che io sia contro l’autonomia delle donne?”

Sig.a Balivo, il suo pubblico non è tenuto ad immaginare niente ne’ a fare ricerche sulla sua biografia. Quel che lei dice è quel che la gente davanti alla tv sente: chi l’ha presa alla lettera non può essere accusato di “non aver colto” il suo sarcasmo. Evidentemente lei non l’ha espresso in modo inequivocabile. Quando si invita Sgarbi tutto può succedere? Faccia a meno di invitarlo. Non si tratta di “non essere d’accordo su alcune sue affermazioni”, si tratta di lasciar passare tramite media affermazioni discriminatorie. Continuare a trattarle da provocazioni e opinioni e scherzi le legittima. E lei lo sa.

Tuttavia, se voleva essere gioviale e sarcastica e immediatamente compresa come tale poteva per esempio rispondere: “E’ proprio una visione! E per di più medievale! Ma d’altronde tu sei uno storico dell’arte…”

Alla reazione negativa all’episodio, ribadisco, chi conduce il programma televisivo in cui si è dato non può chiamarsi fuori accusando il pubblico di essere idiota (non avete capito) o in mala fede: “(…) mi sembra che più di un utente abbia usato la mia frase sarcastica per avere qualche condivisione e qualche retweet in più!”

Gli utenti di cui parla avrebbero probabilmente apprezzato una sua riflessione sull’accaduto, un minimo di assunzione di responsabilità, un dubbio – persino se piccolissimo: “Forse la mia reazione doveva/poteva essere diversa”. Adesso sanno solo che lei li considera stupidi o avvoltoi: non penso ne avrà un grande ritorno, in termini di popolarità.

In merito al caso precedente, cioè “Dritto e Rovescio”, Debora Serracchiani del PD ha esortato il suo partito a non partecipare più a “trasmissioni televisive che incitano all’odio e alla violenza”. Sottrarsi è una tecnica nonviolenta rispettabilissima e spesso efficace. In termini di offerte televisive, però, gli spazi che possono essere descritti in modo diverso da “trasmissioni che incitano all’odio e alla violenza” sono davvero pochi: sia perché conduttori e conduttrici non hanno alcun interesse a renderli tali (audience, share, titoli in prima pagina), sia perché a trasformarli in luoghi tossici basta invitare Sgarbi o un neofascista dichiarato e aspirante dittatore/duce: “Nella mia borgata vige ordine e disciplina. Devi fare quello che dico io”.

Maria G. Di Rienzo

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8 novembre 2019: “Si sono visti nel pomeriggio, a Milano, Liliana Segre e Matteo Salvini. A casa della senatrice a vita. E non erano presenti altri esponenti politici né delle istituzioni. Il leader leghista si è presentato con la figlia.” (perché usare i bambini è roba da Bibbiano, mica da padri leghisti, ultracattolici, sovranisti, ballisti e pregiudicati… che peraltro non esistono, perché – parole di Salvini – “In Italia non esistono fascisti.”) (1)

Ricapitoliamo:

1. Liliana Segre propone l’istituzione di una Commissione parlamentare di indirizzo e controllo sui fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza, il Senato la approva con 151 voti favorevoli e le 98 astensioni di Lega Nord, Fratelli d’Italia e Forza Italia. “Se ci si fosse limitati all’antisemitismo non avrei avuto problemi – sempre Salvini – Le commissioni etiche le lascio all’Unione Sovietica.”

2. Il 7 novembre scorso, valutando la gravità delle minacce rivolte a Liliana Segre tramite internet, il prefetto di Milano Renato Saccone le assegna una scorta. Salvini, sempre al centro dell’universo: “Anche io ricevo tante minacce.” Quelle che seguono sono illuminate opinioni dell’Italia che assai presumibilmente vota Salvini e gli altri astenuti e non le ho corrette perché possiate assaporarne tutta l’intelligenza:

Questa ebrea di m. si chiama Liliana Segre, chiedetevi che cazzo a fatto per diventare senatrice a vita stipendiata da noi ed è pro invasione?”

“Forse era meglio se rimaneva a fare la nonna Un’altra da mantenere!!!”

“Ebrea ti odio”

“X le sue cazzate ora paghiamo noi, come al solito, xché non se la paga lei la scorta? O se ne sta a casa a fare la calza, come tutte le ottantenni”

“Hitler non ai fatto bene il tuo mestiere”

“Più che altro se questa signora di 89 anni se ne stesse tranquilla con la sua famiglia non graverebbe su di noi per la scorta oltre che per lo spropositato stipendio pensionistico. Non ha già fatto abbastanza?”

“Scusate eh, ma per il web non c’è la polizia postale?”

“io non ho mai letto nulla di offensivo e di odio nei confronti della senatrice a vita,eppure di tempo sui social né passo!Se dovessi azzardare un’ipotesi direi che è la sinistra che ha organizzato tutta questa messa in scena,ha bisogno di odio per legittimare le solite nefandezze sugli avversari.”

“Si è fatta usare dal PD….se si teneva fuori non aveva bisogno della scorta, come la stragrande maggioranza degli ebrei in Italia! CHI E’ CAUSA DEL SUO MAL PIANGA SE STESSO/A”

“200 insulti e minacce AL GIORNO ? Io ho i miei dubbi. Mi sembrano di gran lunga trroppi, soprattutto tenendo presente che fino a questa storia della commissione la Segre non se la filava nessuno manco per caso.”

“mi chiedo perché non sia crepata con tutti gli altri”

Se lo chiedono tutti i sopravvissuti, infatti, e Liliana Segre è una dei venticinque ex bambini italiani deportati nei campi di concentramento che sopravvissero. Venticinque. In complesso, provenienti dall’intera Europa, ne sono morti un milione e mezzo. Non c’è un perché. C’è solo il “come” delle leggi razziali fasciste del 1938, dei rastrellamenti e delle deportazioni, il “come” del lavoro forzato, degli esperimenti eugenetici e delle camere a gas. Il “come” dell’odio, che è quanto la Commissione parlamentare voluta da Segre si propone di contrastare.

Łódź - campo concentramento bimbi

(Bambini del ghetto di Łódź avviati al campo di sterminio di Chełmno)

Ma naturalmente dobbiamo anche domandarci “che cazzo a fatto” questa donna, a paragone dell’idolo delle masse Matteo Salvini a cui, fedele al suo essere umana e coerente con le convinzioni che professa, ieri ha aperto la porta.

Liliana Segre ha ricevuto il numero di matricola 75190, tatuato sull’avambraccio, ad Auschwitz, all’età di 13 anni. Il resto dei deportati della sua famiglia è morto. E’ stata costretta a fabbricare munizioni per un anno. Nel gennaio 1945, dopo l’evacuazione del campo, ha affrontato la “marcia della morte” diretta in Germania ed è sopravvissuta. Il 1° maggio 1945 l’Armata Rossa ha raggiunto il campo di Malchow – Ravensbrück dove la ragazzina si trovava e liberato i detenuti.

La sua vita da adulta è stata per la maggior parte un intenso impegno pubblico affinché la memoria di ciò non andasse perduta e la sua storia non dovesse mai più ripetersi e, almeno a livello istituzionale, per ciò ha ricevuto riconoscimento:

2004 – riceve per iniziativa del Presidente della Repubblica (allora Carlo Azeglio Ciampi) l’Ordine al merito della Repubblica italiana;

2005 – riceve la Medaglia d’oro della riconoscenza della Provincia di Milano;

2008 – riceve la Laurea Honoris Causa in Giurisprudenza dall’Università di Trieste;

2010 – riceve la Laurea Honoris Causa in Scienze Pedagogiche dall’Università di Verona;

2018 – è nominata senatrice a vita dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella;

poi ci sono una valanga di premi, due cittadinanze onorarie (Palermo e Varese) e così via.

Adesso chiediamoci però “che cazzo a fatto” l’uomo che vuole pieni poteri e ci informa ogni giorno sulle sue abitudini alimentari. Pesco a caso:

1999 – coordina il coro “Prefetto italiano, via da Milano!” nell’aula del consiglio comunale; si rifiuta di stringere la mano al Presidente della Repubblica (che a suo dire non lo rappresenta); è condannato per oltraggio a pubblico ufficiale a 30 giorni di reclusione (con la condizionale): aveva lanciato uova all’allora Presidente del Consiglio Massimo D’Alema;

2009 – propone di riservare vagoni della metropolitana ai milanesi e “alle donne che non possono sentirsi sicure per l’invadenza e la maleducazione di molti extracomunitari”;

2013 – va a Bruxelles a manifestare contro l’Unione Europea e le sue “regole assassine”;

2014 – propone un referendum in Lombardia per chiederne l’indipendenza dalla Repubblica Italiana;

2016 – denunciato per vilipendio delle istituzioni costituzionali (la bambola gonfiabile paragonata a Laura Boldrini, allora Presidente della Camera dei Deputati) e vilipendio della magistratura (da lui definita “una schifezza”): quest’ultimo procedimento continua a slittare per i “legittimi impedimenti” del sig. Salvini; inoltre, dichiara pubblicamente la necessità di “ripulire le città dagli immigrati” dando a tale scopo “mano libera a Carabinieri e Polizia”;

2018 – indagato per sequestro di persona (caso nave Diciotti) e dopo sei mesi di tira e molla salvato dal Senato che nega l’autorizzazione a procedere nel 2019;

2019 – condannato per violazione di copyright dal Tribunale di Francoforte per aver utilizzato senza permesso la foto di un giornalista tedesco; denunciato per diffamazione da Carola Rackete; indagato per uso illegittimo dei voli di Stato; Russiagate

Liliana Segre è in Senato da un anno e qualcosa e gli individui che ho citato sopra sono assai preoccupati dal “costo” della sua presenza: però continuare a mantenere Salvini (da vent’anni almeno) sta loro benissimo – i suoi contributi a una società incivile sono, com’è visibile, davvero impareggiabili.

Maria G. Di Rienzo

(1) Doveroso update sulla vicenda, in poche ore abbiamo avuto:

Marcia indietro – Caso Segre, Salvini a sorpresa non conferma l’incontro con la senatrice: “La vedrò più avanti”

Vittimismo e sotteso paragone insultante – “A me è appena arrivato un altro proiettile ma io non piango”

Mistificazione grottesca di un episodio banale (un uomo per strada grida in dialetto a Salvini “Sei la vergogna d’Italia”) – “Napoli: sventata aggressione a Salvini dalla sua scorta”

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Kern

Leslie Kern (in immagine) è una docente universitaria canadese di geografia e ambiente, nonché la direttrice degli studi di genere nel suo ateneo. Il suo ultimo libro, uscito alla fine di ottobre, si chiama “Feminist City: A Field Guide” – “Città femminista: guida pratica (dal campo)”. Si tratta di una raccolta di saggi che mettono in discussione i modi in cui sono strutturati gli spazi urbani e suggeriscono alternative per rendere le città più inclusive e più sicure per tutte e tutti.

Il brano seguente è tratto da un’intervista a Kern condotta da Lana Pesch per “LiisBeth”:

“Ogni ambiente edificato che le società creano, come le città, riflette le relazioni di potere che nelle società esistono e penso noi si sappia chi tradizionalmente o comunque per lunghissimo tempo ha detenuto il potere. Stiamo parlando di uomini abbienti, proprietari, non disabili, eterosessuali e bianchi. Forse non dovrebbe essere una sorpresa che i nostri spazi urbani siano davvero organizzati per sostenere il loro successo, il loro potere, le loro quotidiane necessità.

Per far evolvere qualcosa come una città femminista, o i suoi principi, devi proprio avere un bel po’ di pressione sociale, che essa prenda la forma dell’attivismo o di cambiamenti legali, o di altre forme di movimenti sociali, o solo di una più ampia entrata delle donne nelle posizioni di potere nelle città e nei governi, nell’ordinamento legislativo, nell’architettura, nella progettazione urbana e cose del genere. E’ una sorta di lento processo.

Le idee femministe per la progettazione urbana e per l’organizzazione degli spazi domestici esistono da lungo tempo e possono essere fatte risalire al 19° secolo. Le donne, in particolare quelle che venivano dai movimenti sociali e simili, stavano riflettendo sui modi in cui l’ambiente edificato era costruito e in molti modi era costruito per isolarle, per tenerle occupate con il lavoro domestico non retribuito, per impedire loro di condividerlo con altre abitazioni, per tenerle fuori dalle sfere che erano specificatamente disegnate per gli uomini, la sfera pubblica, la politica, l’istruzione, la scienza e così via.

Non è una cosa nuova di zecca pensare a come le città, i vicinati, le comunità possano avere un’organizzazione che sostenga altri tipi di idee sociali, incluse quelle femministe. E’ interessante guardare indietro nel tempo e notare come le donne tirassero fuori le loro proprie idee su come i quartieri potevano essere ristrutturati per rimodellare le abitazioni e rimodellare il lavoro delle donne e far loro guadagnare tempo.

Vienna è un interessante esempio di città dove quel che chiamano “gender mainstreaming” è stato davvero messo in pratica. L’idea che ci sta dietro è che ogni tipo di politica o pianificazione cittadina, o nuovo piano di spazi edificati, si tratti di parchi o quartieri o linee di trasporto pubblico, deve essere guardato attraverso lenti di genere. Significa chiedersi “Questo potrebbe avere impatto differente su donne e uomini?”, “Aumenterà l’eguaglianza di genere o la farà diminuire?”.

Con lo scopo dichiarato di aumentare l’eguaglianza di genere, città come Vienna si sono assicurate che tutte le loro ristrutturazioni e i nuovi piani di progettazione urbana sostenessero tale visione. Ciò ha significato per esempio più trasporto pubblico, miglior accesso ai servizi per l’infanzia e ad ulteriori servizi sociali che si integrano meglio con gli ambienti domestici e tutto questo genere di cose.

Una città femminista, per me, dev’essere una città in cui le istanze relative alla sicurezza e alla libertà dalla paura sono prioritarie. Ci sono alcuni tipi di cambiamenti all’ambiente fisico che possono facilitare ciò, ma dev’esserci anche un più vasto impegno sociale per l’eguaglianza e la nonviolenza. Una città femminista dev’essere un luogo in cui lo spazio pubblico è in generale sicuro e accessibile, non solo per le donne, ma per le persone di colore, i senzatetto, le persone lgbt, le persone disabili. Uno spazio pubblico in cui chiunque si sente benvenuto e chiunque ha la sensazione di dare un contributo alla città con la sua presenza.

Sino ad ora, in termini di vita pubblica, abbiamo perso moltissimi contributi dalle donne e da altre persone marginalizzate. I loro contributi alla politica, all’istruzione, alla cultura, all’arte, alla scienza, agli affari. Se continuiamo a costruire ambienti che sono inaccessibili sia fisicamente sia socialmente, o che sono respingenti, o che semplicemente rendono la vita quotidiana delle persone intrisa di paura o davvero difficile, allora quelle persone non ci saranno in tali spazi quando avremo bisogno che ci siano.

Le crisi climatiche sono già qui e sono crisi di diseguaglianza. E le città saranno in prima linea a dover maneggiare tali crisi. Le città non sopravviveranno ne’ prospereranno se non trovano soluzioni per affrontare questi problemi e per affrontare i modi in cui le istanze sono interconnesse. Sappiamo che il futuro è un po’ fragile, ora, e se continuiamo a fare le stesse cose che abbiamo sempre fatto ciò non creerà un futuro luminoso per nessuno.”

Maria G. Di Rienzo

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brain

Logica elementare: il predicato è l’attestazione di un giudizio – vero o falso – su un soggetto. Tertium non datur. Per esempio, io vivo in Italia (e ultimamente me dispiaccio troppo spesso, purtroppo) e ciò è vero. Il fatto non può essere contestato, negato, sottoposto a opinione o rubricato come tale, reso parziale da convinzioni altrui sull’esistenza mia e dell’Italia.

Sessismo, omofobia e razzismo sono espressioni di paura e odio i cui dettagli come definizioni si possono trovare su qualsiasi dizionario della lingua italiana. Le definizioni in questione non sono parimenti opinabili: quel che un individuo qualsiasi può pensare al proposito non le rende fluide e incerte o sospese per aria in attesa di chiarimento.

Considerare ogni dato fattuale una mera opinione, d’altronde, è attualmente la forma più comune di giustificazione della violenza relativa a sessismo, omofobia e razzismo.

1. Torino, “Aggredita perché lesbica”. La denuncia di una quindicenne presa a pugni all’uscita dalla stazione”.

La vicenda è accaduta il 31 ottobre u.s. La ragazzina stava andando a scuola. Il farabutto adulto (25/30 anni) che le ha tirato, a freddo, un pugno in faccia e calci sul costato le ha nel contempo fornito questa opinione come spiegazione della propria condotta: una femmina non deve andare in giro conciata come un uomo. Nessuno dei presenti, probabilmente tutti molto rispettosi delle opinioni altrui, è intervenuto.

La madre della quindicenne ha dichiarato alla stampa che la figlia è bersaglio di ingiurie sin da piccola, perché giudicata “troppo mascolina”: “Già alle medie era stata bullizzata dai ragazzini, se non sei la classica ragazza carina e fashion i maschietti di oggi te lo fanno notare e sono feroci. (…) Mia figlia ci ha messo degli anni per accettare questa sua scelta, ora che è stata aggredita si sente umiliata e impaurita. (…) Ai genitori che vivono la mia stessa situazione consiglio di stare vicino ai propri figli, di ascoltarli e di avere il coraggio di affidarsi a chi ha gli strumenti giusti e può dare il supporto psicologico adeguato.”

Tutto sensato da parte della madre e, per me che ho lavorato sovente nell’ambito identità / discriminazione con le persone lgbt, tutto il resto molto noto. Ci sono solo alcuni aspetti da delucidare: a) l’essere maschi o femmine è un dato biologico, non un set di abiti e accessori – indossare pantaloni o minigonna, truccarsi o no, avere al braccio una borsetta con lustrini o uno zaino in spalla non determina il sesso di nessuno; b) i tratti di comportamento sociale attribuiti e prescritti ai due sessi della specie umana sono in larga parte arbitrari, soggetti a variazioni – che ne danno di volta in volta descrizioni anche diametralmente opposte – influenzate da epoche storiche, ambiti culturali, religioni ecc. Questa è la differenza fra “sesso” e “genere”; c) l’omosessualità non è una scelta: non ci si sveglia una mattina pensando “Ma sì, scelgo di essere lesbica (o gay).” Ci si accorge pian piano, ma di solito molto presto, di provare determinati sentimenti e stante l’ostracismo sociale che gli stessi incontrano sì, si lotta per anni con se stesse/i e con la sofferenza derivata dal rifiuto e dal disprezzo altrui.

Con buona probabilità, il tizio che ha assalito la quindicenne e ha usato “lesbica” come insulto considera l’omosessualità una scelta, ritenendosi legittimato a sanzionarla in quanto maschio eterosessuale, ma ciò per cui ha menato pugni e calci è l’altra unica e vera scelta che una persona omosessuale può fare: dirlo ed essere se stessa o tacerlo e fingere. La ragazza è stata “punita” per essersi sottratta ai diktat del genere – quelli che la vogliono in tacchi e pizzi e scollature e strizzatine d’occhio per la soddisfazione dello sguardo maschile giudicante.

2. “Liliana Segre nonnetta mai eletta”: si dimette il coordinatore della Lega di Lecce dopo gli insulti alla senatrice.

Dell’astensione di Lega e centrodestra tutto sulla Commissione Segre e dello strascico di polemiche conseguente siete di certo già edotti. Il coordinatore in questione è l’avvocato Riccardo Rodelli. L’altro giorno non aveva niente di meglio con cui occupare il proprio tempo e ha mandato in giro un comunicato stampa che fa dubitare sia presente a se stesso (il testo è uno sproloquio zeppo di complottismo e vittimismo, scollegato dalla realtà) e suscita forti perplessità su come abbia ottenuto la laurea (usa la lingua italiana in modo scorretto nonché assai spericolato nel tentativo di apparire profondo e filosofico).

Estratto esplicativo, dove soggetti e verbi non concordano ma si svela il tristo sotterraneo maneggio contro il perseguitato politico Salvini (qualche anno fa il perseguitato si chiamava Berlusconi), candidato all’esilio coatto se si costituisce una commissione parlamentare:

“Le rivoluzioni si inaugurano con le nuove parole, le dittature con l’abrogazione, la proibizione, la mutazione delle parole. Ovvio che corra ai rimedi, ovviamente ammantati dei più santi e venerabili principi provvisori che contraddistinguono la loro etica imputridita di doppiopesismo e doppia e magari tripla morale. Usando come avanguardia e maschera un personaggio che non possa essere “attaccato”: una vecchietta ben educata, reduce dai campi di concentramento, mai eletta. La Mrs. Doubtfire di palazzo Madama. Ed ecco servito il ricatto, l’estorsione perfetta.

L’avvertimento minaccioso e sinistro col quale ti tapperanno la bocca: perché non puoi dire più niente, devi chinare la testa, tacere, accettare di bere sino in fondo il calice dell’amarezza. E allora che significa “Commissione sull’Antirazzismo e l’odio”? La verità è nelle ultime inquietanti parole che la nonnetta, a nome del PD che l’ha redatta, dove per odio, razzismo e intolleranza si intende “ogni forma” di “nazionalismo”, “etnocentrismo” e similia. In pratica: il “prima gli italiani” e solo quello. E’ Salvini e i salviniani l’unico scopo. Come è Salvini il solo scopo di questo governo. Il suo internamento in un solitario campo di concentramento, dove attenti agli altri, molti potrebbero andare a fargli compagnia per un commento su fb.”

Poi c’è la solita manfrina, che vi risparmio, sulla “dittatura del politicamente corretto”. Anche il sig. Rodelli appare convinto che le apologie di reato (e poi magari i reati veri e propri, perché le parole alimentano le azioni) siano opinioni, ma non “mere” opinioni: costituirebbero addirittura il bastione contro il totalitarismo. Peccato che, cito a caso, “sporca ebrea” o “gli ebrei stanno bene nei forni”, così come “troia lesbica” e “negro di merda”, siano proprio le espressioni che preparano e sostengono le dittature. Il totalitarismo ha bisogno di nemici, interni ed esterni, per creare una coesione sociale basata sulla paura e attribuire ad essi la responsabilità di ogni problema nazionale e di ogni proprio fallimento. Le minoranze, in questo senso, si prestano perfettamente allo scopo. E qui arriviamo al

3. Il capo ultrà del Verona: “Balotelli mai del tutto italiano, ha fatto una pagliacciata”

“Balotelli è italiano perché ha la cittadinanza italiana ma non potrà mai essere del tutto italiano. Ci sono problemi a dire la parola negro? Mi viene a prendere la Commissione Segre perché chiamo uno negro? Mi vengono a suonare il campanello?”, dice il “capo” menzionato nel titolo, tale Luca Castellini di Forza Nuova, che già in passato aveva spiegato come “l’inneggiare a Hitler” sia semplice “goliardia”.

Anche qui sapete già dei cori della tifoseria avversaria contro il giocatore, della reazione dello stesso che calcia il pallone in curva e delle ciance leghiste / di destra: di nuovo vittimismo e rovesciamento della realtà (“vergognosa gogna mediatica contro Verona e i suoi tifosi” – Lorenzo Fontana, ex ministro leghista), entrambi enunciati con disdegno per la lingua italiana (“Non può esistere che da un presupposto che non esiste, perché allo stadio non ci sono stati cori razzisti, venga messa alla gogna una tifoseria e una città.” – Federico Sboarina, sindaco di Verona) e conditi dal consueto benaltrismo: “Vale più un operaio dell’Ilva che dieci Balotelli. Il razzismo va condannato ma non abbiamo bisogno di fenomeni.” – Matteo Salvini, futuro martire della libertà di parola che sulla commissione parlamentare già citata si è chiesto meditabondo “chi” possa giudicare “cosa è razzista e cosa no”, cos’è odio e cos’è opinione.

Se per ventura mi leggesse, il primo paragrafo di questo pezzo dovrebbe essere sufficiente a dissipare i suoi dubbi ed eventualmente quelli dei suoi sodali. Informo tutti costoro che il dizionario Treccani è online.

C’è anche un mezzo diretto – e davvero efficace – per accertarsi delle differenze: chiedere alla ragazza di Torino se il pestaggio che ha subito derivi da odio (omofobia, sessismo) o da una stimata e tutelabile opinione; chiedere a Liliana Segre se quando le hanno tatuato il numero sul braccio in campo di concentramento ha pensato “Be’, questa è l’opinione dei nazisti, devo rispettarla o finiremo sotto la dittatura del politicamente corretto!”; chiedere a Balotelli perché si incazza quando si vede a occhio nudo che è uno sporco negro, diamine, e prendersi una pallonata negli zebedei – infine, chiedere a quella cima di Luca Castellini se può dettagliare i centimetri, i grammi, il numero dei capelli, o quant’altro difetti al giocatore per essere “tutto italiano”. Sappiamo già che a lui non manca nulla per essere un razzista.

Maria G. Di Rienzo

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2 novembre 2019: “Milano, abusi sulla figlia minorenne, arrestato un uomo di 44 anni – Il racconto shock di una ragazzina: arrestato il compagno della madre”

Quest’uomo picchiava abitualmente la convivente sino a romperle naso e costole e danneggiarle la milza.

La figlia maggiore di costei, ora quattordicenne, ha subito assalti sessuali dal “patrigno” da quando ne aveva dodici.

La ragazzina nascondeva nell’armadio i fratelli più piccoli quando cominciavano i pestaggi diretti a sua madre. Se i bimbi infatti scoppiavano a piangere, l’uomo li infilava sotto la doccia fredda per farli smettere.

Uno dei fratellini è un neonato, l’unico a essere figlio del 44enne: alla visita medica è risultato in astinenza da sostanze stupefacenti. Pare che l’uomo costringesse la compagna ad assumerle durante la gravidanza.

L’individuo in questione ha un procedimento penale in corso per minacce al giudice che aveva deciso di togliere il neonato ai genitori. Nel 2015 era stato processato per violenze e maltrattamenti nei confronti dell’allora ex compagna. E’ stato assolto in appello, perché “la ricostruzione della donna è stata ritenuta inattendibile”.

Ormai è un classico: faccio da decenni abitualmente una sorta di “giro del mondo” fra inchieste, ricerche, studi sulla violenza di genere e la questione continua a saltar fuori ovunque.

1. Quando le donne condividono o denunciano esperienze di violenza i loro racconti sono troppo spesso ignorati, minimizzati, trivializzati e usati contro di loro – dalle forze dell’ordine, dai tribunali e dai media. Se a giudicarti bugiarda a priori e comunque sempre corresponsabile dei torti che hai subito sono proprio quelli che dovrebbero difendere i tuoi diritti umani, ciò serve da alimentatore della violenza e da deterrente per le prossime vittime. Sono così stanca di doverlo ripetere che potrei mordere il prossimo idiota ululante: “denunciate, perché non denunciate, allora vi sta bene, ecc.”

2. Il segnale più consistente che un uomo sia incline a usare violenza contro le donne è il suo manifestare attitudini patriarcali, sessiste, sessualmente ostili. Tuttavia, se la società di cui fa parte sta al gioco e ciancia di scherzi, ironia-opinione, esagerazioni o menzogne o vittimismo da parte delle donne, mostrando un’assoluta mancanza di empatia, le probabilità che un uomo abbandoni tali atteggiamenti si aggirano attorno allo zero.

Vogliamo fare qualcosa al proposito? Soprattutto, gli uomini vogliono agire? Molto bene.

A livello individuale:

– Cambiate il modo consueto e quotidiano in cui parlate di donne. Al prossimo commento cosce-tette-culo, al prossimo insulto sessista, alla prossima prevaricazione o discriminazione, al prossimo atto di violenza: sottraete attivamente il vostro consenso. No, non ci sto, non mi fa ridere, non voglio discutere in questi termini, non voglio essere complice dei tuoi abusi, se non riesci a mutare quest’attitudine io non voglio parlare con te dell’argomento.

– Cercate le voci delle donne e ascoltatele. Intendo: veramente. Tacete, non intervenite, non interrompete, tenete le mani distanti dalla tastiera – per una volta, ascoltate e basta.

– Esaminate criticamente quanto credete di sapere dell’altra metà del cielo. Vi hanno detto questo e quello, avete letto questo e quest’altro, ma le informazioni concordano o no con le esperienze che le donne vi narrano?

– Fate pratica di empatia mettendovi nei loro panni. Voi non avete paura di uscire quando fa sera. A voi non sono rifilati ogni giorno centinaia di avvisi e consigli su come e dove muovervi, su cosa indossare e perché, su come apparire o scomparire. Voi non siete bersagli predestinati a causa del vostro sesso. Accettereste un’esistenza simile, la trovereste gratificante?

– Unitevi a gruppi / associazioni / forum che discutono seriamente di violenza di genere, agiscono fattivamente in merito e chiedono alla classe politica di intervenire.

A livello istituzionale, se siete fra i decisori:

– Prendete pubblico impegno ad ascoltare e rispondere alle donne e per la loro inclusione nei processi decisionali.

– Espandete la discussione sulla “sicurezza” in modo che diventi più sensata, olistica e inclusiva. La sicurezza delle donne è messa in discussione per l’intera durata delle loro vite dalla violenza di genere.

– Siate proattivi e create spazi per la discussione e la partecipazione.

– Valutate e migliorate leggi, politiche e pratiche.

– Pretendete l’applicazione dei protocolli nazionali ed internazionali già in vigore ma del tutto disattesi.

– Date l’avvio a processi di istruzione / aggiornamento per chiunque entri professionalmente in contatto con donne vittime di violenza: polizia, carabinieri, operatori sanitari, magistrati. Tenete presente che non potete affidare progettazione e organizzazione dei corsi alla prima squinternata in cerca di riflettori che passa. Chi deve tenere il timone sono le organizzazioni e le reti di donne che lavorano contro la violenza.

– Sostenete e finanziate dette organizzazioni e reti.

Maria G. Di Rienzo

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