Feeds:
Articoli
Commenti

Posts Tagged ‘stereotipi’

tracey thorn

Tracey Thorn (in immagine), nata nel 1962, è una musicista, cantautrice e scrittrice inglese. Ex membro del duo “Everything But The Girl”, è una solista dal 2000 e tiene una rubrica per The New Statesman dal 2014.

Nello scorso aprile avrebbe voluto rispondere alla richiesta “descrivi te stessa come farebbe un autore maschio” (1): “C’erano migliaia di risposte esilaranti (ndt.: su Twitter), con donne che immaginavano quanto male sarebbero state descritte. Ho pensato di mandare un mio esempio, ma poi ho capito che non avevo bisogno di immaginare questa cosa: sono stata descritta da giornalisti maschi per più di 35 anni.”

Come? Così:

“Non convenzionalmente carina Thorn tuttavia, in qualche modo, riesce a essere curiosamente attraente.”

“La sua faccia può non essere tecnicamente bella, ma ha una risata affascinante.”

“La sua intelligenza brilla attraverso le sue fattezze bizzarre.”

A volte, spiega Tracey, ad essere irritante non è l’insulto sotteso ma l’aver completamente mancato il bersaglio:

“E’ senza trucco.” (Non lo era.)

“Ha addosso una sorta di sottoveste informe.” (Era un abito del marchio Comme des Garçons.)

Qualche settimana prima di scrivere il pezzo da cui sono tratte le citazioni, Tracey si è recata a Bruxelles e a Parigi per rilasciare interviste “e sono stata di nuovo spiazzata dall’assenza di giornaliste che mi intervistassero sul mio nuovo album (2), il quale è stato descritto ovunque come “nove fuochi d’artificio femministi”. Quando il quattordicesimo uomo è entrato dalla porta ho avuto una piccola stretta al cuore. Mi sembra di essere una noiosa che si ripete, ogni tanto, ma mi lascia attonita il fatto che alcuni aspetti di questa industria (ndt.: musicale) restino così dominati dagli uomini. Persino i giornalisti di sesso maschile hanno la buona grazia di notarlo, qualche volta. Uno dei più giovani (anche se non giovanissimo) mi ha detto che ero la terza donna da lui mai intervistata, il che mi ha tolto il fiato.” Perché ovviamente donne musiciste da intervistare, di cui molte di successo, non mancano affatto. Ma persino i loro lavori non sfuggono a un’interpretazione stereotipata:

“Una delle canzoni del mio ultimo disco si chiama “Chitarra”, si tratta di una canzone d’amore per la mia prima Les Paul. C’è incidentalmente la parola “ragazzo” nel testo e il fatto si è impresso nelle teste di un paio di recensori maschi, per cui tutto quel che hanno visto era una canzone su un ragazzo. Questo è il problema, non vero? – conclude Tracey – Ti perdi delle cose quando lasci le donne fuori dal quadro, o vedi i personaggi femminili attraverso il prisma della loro avvenenza, o quando dai per scontato di essere al centro di ogni storia, di ogni testo. Ci scommetto, stai pensando che questo articolo parla di te.”

Maria G. Di Rienzo

(1) https://lunanuvola.wordpress.com/2018/04/04/molta-strada-da-fare/

https://lunanuvola.wordpress.com/2018/04/13/marlowe-era-un-bel-moretto/

(2) “Record”, uscito nel marzo 2018.

Annunci

Read Full Post »

(tratto da: “I Don’t Hike to Lose Weight. I Hike Because I Love It.”, di Jenny Bruso per Outdoor, 3 maggio 2018, trad. e adattamento Maria G. Di Rienzo. Jenny è un’escursionista – hiker – da 6 anni e ogni mese guida gruppi su sentieri di montagna. Ha creato al proposito una piattaforma su Instagram che si chiama “Unlikely Hikers” – “Escursionisti Improbabili” per dare spazio a persone di ogni taglia, colore, orientamento sessuale e con disabilità che amano le escursioni.)

jenny bruso

“Ce l’hai quasi fatta! Ne varrà la pena.”

“E’ la prima volta che vieni qui?”

“Forse dovresti fare un pausa.”

“Stai bene?”

Quando parliamo di escursionisti di taglia larga, la mancanza di abbigliamento e attrezzatura e rappresentazione stanno diventano leggermente più visibili nei media che trattano di attività all’aria aperta, così come dovrebbe essere. Ma ci molti modi in cui la fobia del grasso si fa strada nelle nostre vite.

Molti commenti provenienti da altri escursionisti – persino cose apparentemente innocue tipo “Stai facendo un bel lavoro!” – intendono essere di sostegno e incoraggianti, ma non sempre riescono a essere tali. Questi commenti sono, a volte indirettamente, sui nostri corpi: creano un’alterità.

C’è sorpresa per le nostre abilità, preoccupazione su ciò che è interpretato come mancanza di abilità e ogni tanto sfacciata maleducazione. Numerose persone con cui ho parlato hanno raccontato di momenti in cui sono state trattate come se fossero un intralcio per un altro escursionista. Tali interazioni non ci permettono di essere semplicemente escursionisti su una pista.

Se sto passando una buona giornata, io mi limito a sorridere e a dire “Grazie” o a uscire con un esageratamente gioviale “Oh sì, ho già percorso questa pista molte volte.”, quando quello che vorrei dire è “Sì, ho capito. Probabilmente ho fatto questa pista più volte di quante la farai tu in tutta la tua vita.”

L’amica escursionista grassa Ashley Manning sta attualmente percorrendo il Sentiero degli Appalachi (ndt.: lungo circa 3.510 chilometri, percorre i monti Appalachi sulla costa orientale degli Usa). Di recente ha avuto questo da dire su “Escursionisti Improbabili”: “Un tizio è venuto da me oggi, mentre ero alla pompa dell’acqua, e ha detto: ‘Tu sei più tosta di tutti noi. Senza offesa, ma non si vede gente della tua taglia qui in giro.” Se c’è una cosa che ho già imparato, è che il sentiero è abbastanza duro da mettere in ginocchio la gente. Non importa che taglia hai, è difficile. Io non sono più tosta di quel tipo, perché è così dannatamente duro farlo. Io sono orgogliosa di chiunque sia qui.”

Perciò, se volete essere incoraggianti, un semplice “Ciao, buona escursione!” fa miracoli. Inoltre: non presumete che noi si voglia cambiare i nostri corpi.

Un’altra assunzione che parecchie persone fanno su gli escursionisti larghi è noi si sia impegnati in un’attività fisica perché vogliamo perdere peso. Il modo in cui il fare esercizio è diventato sinonimo di dimagrimento nella cultura dominante rimuove la gioia del muoversi e dell’abitare i nostri corpi, al di là delle dimensioni di ciascuno.

Io sono all’aperto perché l’aperto voglio godermelo, voglio onorare la natura e apprezzare il dono di questo mio corpo che mi porta in giro. Preferirò sempre l’escursione alla palestra perché voglio distanziarmi dalle diete e dalla cultura dell’essere “in forma”. Molti di noi non vogliono in effetti perdere peso. Molti di noi non hanno nessun problema nell’essere grossi. Ascoltateci quando vi raccontiamo le nostre esperienze. Trattenetevi dal fare domande o asserzioni – anche se avete buone intenzioni – che sono avvelenate da pregiudizi e preconcetti sui nostri corpi.

Che aspetto avrebbero le nostre relazioni con noi stessi e gli uni con gli altri, se togliessimo da esercizio fisico, cibo e corpi gli imperativi culturali e l’essenzialismo? Io credo che saremmo più felici e compiremmo scelte più sane.

Read Full Post »

Era il 2015 e un manifesto pubblicitario della Protein World, affisso lungo il percorso della metropolitana, chiedeva alle donne di Londra se i loro corpi erano “pronti per la spiaggia”, assicurando di avere un’intera gamma di prodotti atti a renderle bidimensionali come la loro modella.

https://lunanuvola.wordpress.com/2015/05/14/vivere-vivere/

La protesta che li investì fu enorme, al punto che l’anno successivo il sindaco di Londra bandì gli annunci pubblicitari che “umiliano le persone, in particolare le donne” dall’intera rete dei trasporti pubblici della città.

In questi giorni Navabi, una ditta che produce abiti per taglie larghe, ha lanciato una campagna utilizzando lo stesso stile e gli stessi colori del vecchio poster di Protein World nei suoi manifesti.

ready piccadilly circus

“I nostri corpi sono pronti per la spiaggia”, recita la grande scritta a fianco delle donne ritratte (Bethany Rutter, Lauren Tallulah Smeets e Stephanie Yeboah) mentre una più piccola, evidenziata dallo sfondo nero, dice: “Sono passati tre anni: un piccolo promemoria”.

ready oxford circus

“Sentiamo che le cose non sono cambiate abbastanza da quando apparve l’annuncio originale di Protein World nel 2015. – ha detto Bethany Rutter, che lavora per Navabi come social editor – Dopo tre anni le cose avrebbero dovuto cambiare di più di quanto abbiano fatto, perciò volevamo prenderci un’opportunità di cambiarle. Volevamo dire, senza esitazioni, che non dovrebbe esserci una nuvola nera appesa sulla tua estate perché pensi di non avere il corpo “giusto”. E volevamo mostrare alla gente corpi che non vedono ogni giorno nelle pubblicità.”

Maria G. Di Rienzo

Read Full Post »

(brano tratto da: “There is Beauty in Our Differences”, di Karen Quiñones-Axalan per World Pulse, 27 aprile 2018. Trad. Maria G. Di Rienzo. Karen, filippina, è una giovane attivista ambientalista e per i diritti umani – lavora in special modo con le persone disabili e i gruppi indigeni, è sposata e ha due figli piccoli. Metterli al mondo non è stato facile nelle sue condizioni, poiché è affetta dalla nascita da una rara combinazione di lordosi e scoliosi che influisce sulla dilatazione della cervice e sulla durata del travaglio. Raccontando queste sue esperienze e l’essere colpevolizzata dalle persone attorno a lei per aver dovuto sottoporsi a taglio cesareo e non essere stata in grado di allattare al seno, Karen è giunta alla conclusione seguente.)

wild flowers

Le rose possono essere i fiori più glorificati, ma non sono l’unico tipo di fiori. E tutti i fiori sono belli. Mi ci è voluto molto tempo per capire che questa metafora si applica anche alle nostre esperienze come donne.

Come donne, lottiamo contro la depressione a tassi allarmanti. La società pone standard molto alti intesi per essere accettati da tutti su ogni persona, ma specialmente su di noi. Una donna dev’essere questo e quello. Se non lo siamo, veniamo denigrate, picchiate, bullizzate.

La nostra bellezza sta nella nostra capacità di dare vita: biologicamente o tramite i nostri lavori artistici, le nostre carriere, il nostro sacerdozio o il nostro impegno sociale. La nostra bellezza sta nei nostri talenti, che noi si sia prive di handicap o differenti per abilità. La nostra bellezza sta nella nostra pelle, anche quando è bruna o nera o gialla o rossa.

Il mondo sarebbe noioso se non ci fossero differenze nell’umanità, o se i colori in un arcobaleno fossero solo il verde e il viola.

Perciò abbracciamo la nostra unicità e la nostra bellezza, e smettiamo di scusarci per il colore della nostra pelle, la nostra altezza, il nostro peso, il nostro stato civile, i nostri cicli mestruali, il nostro umore, le nostre storie di parto o il nostro non aver storie al proposito.

Noi fioriamo nelle pianure, su in montagna, lungo i fiumi, dentro le foreste pluviali, nei deserti e sotto l’immenso oceano. Smettiamo di misurare noi stesse sulle bilance dei mass media e delle aspettative sociale. Il mondo può ritenere pregiate solo le rose: ma noi fioriamo come margherite, crisantemi, tulipani, petunie, iris, lavanda, lillà, girasoli, orchidee, gigli, denti di leone, papaveri, sampaguita (gelsomino d’arabia), stelle alpine, calendole…

Celebriamo le nostre differenze, celebriamo e fioriamo insieme.

Read Full Post »

(“When a Man Tells Me I’m Beautiful”, di Naina Kataria – in immagine – poeta indiana. Trad. Maria G. Di Rienzo.)

naina

QUANDO UN UOMO MI DICE CHE SONO BELLA

Quando un uomo mi dice

che sono bella

io non gli credo.

Invece, rivivo i miei giorni al liceo

quando non importando quanto brava fossi

ero sempre la ragazza con i baffi.

Lui non sa come ci si sente

a crescere nella tua famiglia materna

dove il tuo corpo è il solo a

vantarsi orgoglioso della X di tuo padre

mentre la X di tua madre sta seduta a lamentarsi

del fatto che non è da signora.

Lui non conosce l’adolescente

che ha riempito i propri angoli con

il vuoto conforto

dell’essere amata per quel che era – un giorno.

Lui non sa dell’ipocrisia.

Lui non sa del mondo che

ti dice di “essere te stessa”

e ti vende un bell’elenco amabile di sfumature di colore

nello stesso fottuto respiro.

Lui non sa della cera calda e del laser

il cui unico scopo è di

rimpiazzare la tua pelle innocente

con il suo proprio marchio di femminilità.

Lui non sa di veet e dello sbiancante

che sradicano la tua robusta peluria

in nome dell’igiene.

Igiene, che se praticata dagli uomini

li renderebbe gay e svirilizzati.

Lui non sa come le sopracciglia ribelli sono domate

e come le sopracciglia che si toccano muoiano di una morte silenziosa.

Tutto per preservare la bellezza

e i miracoli della tortura che accadono

dietro porte segnate dalla scritta

“SOLO DONNE”.

Perciò quando un uomo mi chiama bella

io gli lancio un sorriso, il sorriso che resta

dopo tutto quel che la striscia ha strappato via

e lo sfido

ad aspettare

fino a che mi ricresceranno i peli.

Read Full Post »

La domanda me la sono posta anch’io: dobbiamo proprio parlare del sig. Karl Lagerfeld?

Quanto questo famoso stilista (che lavora per Chanel e Fendi) ami, capisca e dia valore alle donne ci è chiaro da tutta la sua carriera.

https://lunanuvola.wordpress.com/2014/10/08/la-sfilata/

La settimana scorsa, nell’intervista concessa a “Numéro Magazine” ha solo messo qualche ciliegina sulla torta, dichiarandosi “stufo marcio” dei movimenti che contrastano le molestie e la violenza sessuale, in particolare #metoo, e delle donne “che ci mettono vent’anni per ricordare” ciò che hanno subito.

In realtà le donne restano in silenzio grazie alle minacce, alle pressioni, al timore di essere trasformate da vittime in perpetratrici (bugiarde, a caccia di soldi, vogliono vendicarsi ecc.) e a quello di perdere il lavoro, ma non importa, Lagerfeld ha comunque un buon consiglio per quelle che il lavoro ce l’hanno nel suo ambiente:

“Se non vuoi che ti tirino giù le mutande, non diventare una modella! Vai in convento, ci sarà sempre posto per te in convento.”

Lagerfeld ha 84 anni e questa lunga vita non gli ha insegnato nulla: le donne sono puttane o suore, senza mutande e a disposizione o indisponibili con le mutande di latta.

A questo punto l’unica risposta possibile per lui è: “Se non vuoi rispettare l’umanità e la dignità delle donne smetti di fare il designer. Vai in ospizio, ci sarà sempre posto per te in ospizio – e considerata la valanga di soldi in cui sguazzi sarà persino un ospizio di lusso, con le carte per giocare a tressette filettate in oro. Il personale di sesso femminile te lo terremo distante.”

Maria G. Di Rienzo

Read Full Post »

alexandra petri

Ispirata dalla recente umoristica discussione su come gli autori maschi ritraggono i loro personaggi di sesso femminile

https://lunanuvola.wordpress.com/2018/04/04/molta-strada-da-fare/

e da un articolo di Vulture che riporta brani di famose sceneggiature assai comici (involontariamente) nell’illustrare i ruoli delle attrici, la giornalista del Washington Post Alexandra Petri – in immagine – ha scritto il 4 aprile scorso “Se gli autori di sesso maschile descrivessero nella letteratura gli uomini allo stesso modo in cui descrivono le donne”. Alexandra ha mimato alla perfezione lo stile degli scrittori che cita e i risultati sono esilaranti. Eccone alcuni:

George R.R. Martin

Gli addominali di Jon Snow si muovevano impercettibilmente sotto la sua tunica, sodi e duri e pallidi come mele invernali spiccate dall’albero, accuratamente affettate e sistemate in fila.

Ernest Hemingway

Lui aveva un didietro che sembrava bello. Lei afferrò il didietro con le sue mani. Lui rimase un po’ sconcertato, ma non troppo. Questo è il modo in cui vanno le cose fra donne e uomini.

Raymond Chandler

Marlowe era quel tipo di moretto che avrebbe fatto tirare un calcio in una vetrata colorata a un vescovo, e solo metà del buco sarebbe stato da attribuire a panico eterosessuale. L’altra metà sarebbe stata lo sguardo datovi da lui sotto l’orlo del cappello, quel tipo di sguardo di cui pensate che forse potreste convertirlo in contanti in una stanza di un albergo a buon mercato, prima di notare i grattacapi che gli spuntano dal taschino posteriore.

Leo Tolstoy

Vronsky una volta era stato bello. Le sue mani, un tempo bianche e soffici, erano scarne e devastate dalla fatica del crescere bambini, e la sua faccia appariva emaciata e non attraente. La sua voce aveva acquisito un tono querulo. Le sue braccia, una volta della forma giusta, ora erano della forma sbagliata, a causa del passaggio del tempo e della degradazione morale che viene con esso. C’era un cavallo che aveva sofferto un terribile incidente e in un certo modo Vronsky gli somigliava.

Omero

Odisseo dalle bianche cosce emerse dall’acqua fresco di bagno e luccicante di olio / La sua pelle splendeva come l’alba che si introduceva fra i suoi rapidi piedi calzati di sandali / La dea lo osservava rapita.

Jack Kerouac

I graziosi e pieni pettorali di lui erano a malapena nascosti dalla sua camicia da notte bianca, e Dean mi guardò come se volesse dire: se questa è l’America ne voglio vedere di più.

Maria G. Di Rienzo

P.S. Nei prossimi giorni sono impegnata, ci risentiamo lunedì.

Read Full Post »

Older Posts »

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: