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(I corpi delle donne non sono proprietà pubblica)

Dalla stampa, 2 maggio: “Giovanna Botteri protagonista dell’ironia di Striscia la notizia che ha chiamato in causa il web, risponde: “Non si può dare credibilità e serietà ad attacchi stupidi e inconsistenti che non le meritano.”

Poche righe, piene di intelligenza e dignità, pubblicate da Giovanna Botteri sul sito del sindacato dei giornalisti della Rai per rispondere alla tempesta di tweet di cui suo malgrado è stata protagonista. Non per un suo servizio giornalistico ma perché vittima dell’ironia del tg satirico Striscia la notizia, ispirato, così hanno detto, proprio da quel che circolava sul social. L’abbigliamento, l’acconciatura, il trucco.”

Errore n. 1: denigrare qualcuna perché non risponde al modello in voga di “donna scopabile” non è ironia ne’ satira, è un’aggressione vigliacca, odiosa e idiota.

“A telespettatori e utenti non è sfuggito che a ironizzare sia stata anche Michelle Hunziker, criticata aspramente per le parole pronunciate nel servizio. La showgirl è nota per il suo impegno contro le violenze sulle donne con la onlus Doppia Difesa, ed è stata lei a pubblicare su Twitter la difesa di tutta la redazione: “Body shaming contro Giovanna Botteri? Una fake news.”

Errore n. 2: la notizia farlocca è “l’impegno della showgirl contro la violenza sulle donne”, perché “Doppia Difesa” è a mio avviso un’operazione pubblicitaria priva di memoria, di competenza specifica e di efficacia: ha un approccio meramente legale, non sa cosa sia il femminismo (e probabilmente lo schifa) e scarica la responsabilità della violenza su chi la subisce.

“Mi piacerebbe che l’intera vicenda – dice Giovanna Botteri – prescindendo completamente da me, potesse essere un momento di discussione vera, permettimi, anche aggressiva, sul rapporto con l’immagine che le giornaliste, quelle televisive soprattutto, hanno o dovrebbero avere secondo non si sa bene chi. Qui a Pechino sono sintonizzata sulla Bbc, considerata una delle migliori e più affidabili televisioni del mondo. Le sue giornaliste sono giovani e vecchie, bianche, marroni, gialle e nere. Belle e brutte, magre o ciccione. Con le rughe, culi, nasi orecchie grossi. Ce n’è una che fa le previsioni senza una parte del braccio. E nessuno fiata, nessuno dice niente, a casa ascoltano semplicemente quello che dicono”.

Errore n. 3: mi scusi, Botteri, ma “ciccione” non è l’opposto di “magre”, è un insulto.

Maria G. Di Rienzo

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news

Oggi il nuovo direttore de “La Stampa”, Massimo Giannini, dichiara che il suo sarà “un giornale moderno e perbene”. Mentre mi domando quali siano i giornali “per male” (ho una lista in mente che risponde agli aggettivi “inutili”, “dannosi” e “idioti”, ma non credo corrisponda alla visione del succitato), mi salta in mente un articolo moderno e perbene pubblicato dal giornale al massimo un paio di giorni fa. In esso, commentando l’eventualità di rinchiudere le persone con più di 60 anni anche in assenza di lockdown – ipotesi abominevole e senza futuro sulle cui implicazioni etiche, politiche e umane il pezzo non discute – l’articolista riporta un tweet di emerito sconosciuto che dichiara più o meno “Se devo stare a casa voglio starci con una sessantenne come Sharon Stone”. Gongolando, perché i giornali moderni e perbene sono scritti da uomini, citano uomini, raccontano uomini e sono letti da uomini, il “giornalista” chiosa: “Letto e approvato”.

Dubito che l’Italia fornirà cloni di Sharon Stone ai maschi anziani in quarantena perenne, ma in caso ha misure equivalenti in programma per le sue cittadine sessantenni? A noi che ci capita, Reece Dinsdale (Gran Bretagna), Kunal Kapoor (India), Brad Johnson (Usa)? E se si tratta di quest’ultimo, le sei figlie e i due figli se li porta dietro e vengono ad abitare con lui in casa nostra, oppure no?

Non è che, stante il nostro status inferiore di beni di consumo / accessori da masturbazione, l’unica opzione prevista per le italiane è Fiorello? Perché se è così preferirei recepire un bonus equivalente in denaro. Va bene anche meno di 600 euro, ma in nessun caso accetto abbonamenti a giornali moderni e perbene come “La Stampa”.

Maria G. Di Rienzo

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La differenza fra la stupidaggine fobica e/o complottista di turno e la segnalazione a chi la spara di star sbagliando tutto, freccia e bersaglio, sta nel fatto che la prima è rapida (Maledetti, hanno creato l’epidemia per venderci il vaccino!) e la seconda richiede tempo: spieghi le definizioni, correggi gli svarioni linguistici, citi i dati e gli studi e le testimonianze, ribadisci che la matematica non è un’opinione e… non serve a un beato nulla. Innanzitutto era troppo stancante leggere tutta la tua pappardella, in secondo luogo chi ti paga, dulcis in fundo “è il concetto che conta”.

Due concetti che in questo periodo sembrano contare moltissimo per chi ha in mano i media del mainstream, sono l’inutilità e la pericolosità degli anziani e il miserabile futuro di chi non è ne’ anziano ne’ positivo al Covid-19, ne’ in terapia intensiva: la quarantena lo farà ingrassare. E perdio, se quest’ultima non è una tragedia che fa scomparire 23.660 morti come se fossero fumo, non so quale altra lo sia.

A un occhio non allenato possono sfuggire le differenze fra gli articoli composti dalla redazione o dai freelance e quelli che un giornale pubblica a pagamento, ma il mio li coglie subito: i titoli sono perentori ed eclatanti, le immagini sono create a tavolino, i contenuti vanno dal disinformato al falso, passando per l’idiota puro e semplice. I risultati di tale commistione sono spesso esilaranti e infurianti al tempo stesso.

Un paio di settimane or sono, giusto sotto un pezzo che invitava gli anziani a stare a casa, c’era lo spot: la foto di due arzilli vecchietti in tenuta sportiva su sfondo verdeggiante e il titolo “Due settimane di inattività per gli anziani aprono le porte al diabete”. Non è vero, ma questo è il meno: l’anziano/a che si interessa di tutt’altro o non ha la possibilità di approfondire, che messaggio riceve? E se come me ha ambo i tendini d’Achille lesionati e quattro ernie, si infila una tuta e va a ruzzolare rovinosamente in strada (provate voi a correre con due gambe che non sono in grado di farlo), dove magari un vigile zelante lo rimprovera perché gli anziani devono stare a casa e lo multa perché non ha rispettato le distanze o nella fretta si era scordato i guanti?

E a proposito di vecchi superflui, noiosi, rognosi e costosi per la collettività, cari quotidiani, perché tanti articoli, retrospettive, omaggi per Luis Sepùlveda? (Sono ironica, a scanso di equivoci.) Aveva 70 anni, cribbio, non l’aveva tirata abbastanza in lungo? Come, lui era un grande scrittore e perciò si fa eccezione? Ma Giacomino era uno splendido narratore e campione di bocce ed ex tornitore, Fabiola aveva i suoi quaderni di pensieri e poesie, era un’ex partigiana e ha continuato a lavorare nei campi sino alla fine… Quel che voglio dire è che NESSUNA vita può essere presa alla leggera, che nessun essere umano è inutile o “in esubero”, che dietro un nome e due date (nascita-morte) ci sono relazioni, vicende, azioni che hanno contribuito a creare il mondo in cui viviamo. Rispetto. Per tutti/e.

Qualche giorno fa, un articolo ci riporta le dichiarazioni di Sandra Zampa, che secondo il sito del Ministero è “il sottosegretario di Stato alla Salute nel secondo Governo Conte”. Per non offenderla, quindi, non userò il più corretto “la sottosegretaria”: sarebbe roba da femministe isteriche (l’importanza della sessuazione nel linguaggio l’abbiamo già spiegata in circa tremila per un ventennio, ma quel che nella maggior parte dei casi ci torna indietro è una spaventosa ignoranza volontaria). Di seguito un brano del testo in questione:

“Il problema della ‘Fase 2’ riguarda gli anziani ma anche “tante fasce vulnerabili: diabete, ipertensione, immunodepressione, obesità sono cause di mortalità associate al Covid-19. Questo non significa che pensiamo di segregare tutte queste persone in casa a tempo indeterminato”. (…)

Ad un piano dedicato agli anziani “sta lavorando il professor Bernabei, che è un geriatra eccezionale. Non ci saranno delle prescrizioni ad hoc, ma un’attenzione speciale. Incrociando i dati delle cronicità, si può pensare che i medici di base debbano avere doveri particolari, tipo una telefonata a settimana per vedere come va. E poi magari una App che misuri pressione e glicemia. Contiamo poi sul bonus vacanze a cui sta lavorando il ministro Franceschini: speriamo che gli anziani quest’estate possano fare qualche giorno di vacanza in più, non in meno”, ha spiegato Sandra Zampa.”

Schiaffateci dentro il grasso e tutto andrà bene: dopo anni di terrorismo mediatico, di disinformazione, di ossessione per la “bellezza” da BMI e di inflazione dei “nutrizionisti” (purtroppo molti sono intelligenti e capaci quanto Panzironi), basta agitare metaforicamente una bilancia sotto gli occhi di una persona per mandarla in panico. Ma il fatto è che del coronavirus attuale sappiamo queste poche cose: è assai resistente, efficace in modo diabolico nella propria diffusione e parte dei guariti si riammalano. Non abbiamo studi affidabili sulle correlazioni del virus con le “vulnerabilità” dei singoli individui (è troppo presto) e non abbiamo un vaccino.

Comunque. Ve la ricordate la donna anziana – credo centenaria – fra le prime a sconfiggere la malattia? Era diabetica. E dove sono le bare extralarge per tutti gli “obesi” falciati dall’epidemia? La relazione causa-effetto con il diabete o il grasso corporeo NON è provata da nessuna evidenza scientifica: buttare questa roba in pasto al grande pubblico non è cosa che membri del governo possano permettersi, non stiamo giocando alla “prova costume per la nonna”.

Io sono un’autodidatta con la passione per la conoscenza, affamata di letture di ogni tipo, fan della logica elementare e vado possibilmente a verificare ogni singola notizia che leggo. Ho già segnalato qui tonnellate di studi, ricerche e analisi e non lo farò di nuovo. In fin dei conti, ci si può fidare o no di quel che dico e per me non cambia assolutamente nulla (e neppure per chi legge).

Il caso è diverso per il sottosegretario del Ministero della Salute, per di più durante una pandemia. Io non sono un’esperta, dite? Neppure lei lo è: la laurea in “Storia della Chiesa” non prepara esattamente a trattare temi medici. Potete scommettere quel che volete che al proposito io mi sono sciroppata ben più mattoni scientifici (e in inglese).

Infine, Sandra Zampa ha tre anni più di me e le “prescrizioni speciali” dovrebbero arrivarle prima; il mio tipo di corpo non mi rende parte di nessuna “fascia vulnerabile” ne’ è di nocumento a terzi; non ho il cellulare (sapete dove possono mettersi la App) e in ogni caso mi rifiuto di essere monitorata dallo stato come se fossi una lebbrosa; non vado in vacanza perché non posso permettermelo; nel momento in cui sarà sicuro farlo, osservando tutte le precauzioni del caso, io uscirò di casa quando mi pare e mi piace.

E quando morirò, spero che la mia lapide sia questa:

tyber katz

Sotto ci voglio scritto: Non, je ne regrette rien.

Maria G. Di Rienzo

Update del 27 aprile, just in case:

Paolo, di mestiere, gira i social femministi e decide cosa va bene e cosa no. Cerca video femministi su YouTube e fa la stessa cosa. Spiega alle donne cosa vuol dire essere donne. Spiega alle femministe cosa è femminista e cosa no. Fa del vero e proprio gaslighting (forma di violenza psicologica il cui intento è far dubitare una persona delle sue stesse memoria e percezione) sulle storie di vita narrate da donne – che NON conosce – in prima persona: “Questo è vero, questo no”. Gli sembra normale, capite. A volte qualcuna lo manda a quel paese e Paolo urla: “Ah, è questo il femminismo? Che schifo! Censura!” E’ incomprensibile, nevvero, non cadere fulminate dal superiore intelletto di Paolo, l’Onnisciente.

E’ passato parecchio tempo da quando ho detto a Paolo che non mi interessava ricevere le sue opinioni via mail – e commentare qui non può. Tuttavia, si accanisce fedelmente su qualunque mio post sia condiviso da altri. Non li legge, ovvio. Perché se leggesse davvero non farebbe le sue sprezzanti domande idiote: Di Rienzo è medico? Perché, Paolo sì? E se fosse medico, direbbe per antonomasia tutta la verità e nient’altro che la verità, immune da errori, pregiudizi, preferenze? Bastasse essere medici per questo, dovremmo iscriverci tutte/i all’università domani.

Comunque, Di Rienzo ha studiato e studia ricerche mediche, svolte principalmente (ma non solo) all’estero. Molte le ha riportate qui con tanto di link (e non si rimette a farlo ora, tanto Paolo non ha tempo, deve cazziare la prossima femminista che non gli obbedisce). Ne ha derivato che la scienza non ha le certezze granitiche dell’Onnisciente e che ciò è un bene, perché altrimenti oggi staremmo curando il Covid-19 con le sanguisughe. Perciò NO. La scienza non dice tutte le cazzate immani sparate dai media sul grasso e sul diabete e su ogni non conformità a un ideale del menga basato su un modello matematico. Paolo può continuare a crederci. Parecchi MEDICI e SCIENZIATI hanno opinioni diverse dalle sue – che sono quelle di Di Rienzo: perciò sgasati un po’, pallone gonfiato.

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Broken Crystal Ball

“18 aprile 2020: Roma, aggredisce ex a martellate: donna grave.”

Alcuni quotidiani risolvono il caso già dal titolo, aggiungendo “Non accettava di essere stato lasciato”, così che i lettori possano sospirare sulla triste sorte dell’assassino e biasimare la vittima colpevole di aver chiuso il rapporto. L’avesse presa a martellate quando ancora stavano insieme, la vittima sarebbe colpevole di non averlo lasciato e l’ouroboros della misoginia è completo.

La disperazione per l’abbandono si è dispiegata così:

“Ha atteso la sua ex nel box auto condominiale e l’ha colpita ripetutamente a martellate. Poi prima di scappare le ha rubato il pc portatile. (…) La vittima, una 37enne italiana, è stata ricoverata in ospedale in gravi condizioni. (…) A quanto ricostruito finora, l’uomo – vestito di scuro con il volto coperto da mascherina e occhiali – avrebbe raggiunto l’abitazione della ex in taxi, armato di martello, per attenderla nel garage. Lì la donna è stata più volte colpita con un martello fino a quando non si sarebbe rotto il manico. (…) La Polizia (…) lo ha arrestato poco dopo nei pressi della sua abitazione, mentre preparava la fuga.”

Be’, tutta la pianificazione, il furto e il tentativo di “exit strategy” dimostrano senz’ombra di dubbio che l’uomo era estremamente sconvolto, non in sé, preda del raptus… E a proposito, la donna è bella? Quanto era bella prima di finire in codice rosso all’ospedale? Riuscirà a essere di nuovo bella?

Queste sono le importanti domande a cui il giornalismo nostrano, fiero e indipendente e d’inchiesta, tenterà di rispondere nei prossimi giorni.

Maria G. Di Rienzo

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11 aprile, Alessia Ferrante, 37enne di Bisceglie (Bari) muore durante un intervento di chirurgia plastica.

“La donna, influencer nel campo dell’estetica con 106 mila follower su Instagram (…) si sarebbe dovuta sottoporre, in anestesia locale, ad un intervento di asportazione di tessuto adiposo dalle gambe. Immediatamente dopo la somministrazione del farmaco anestetico, la 37enne ha avvertito un malore. In passato si era sottoposta a diversi altri interventi di chirurgia plastica in altri studi medici, mentre l’ultimo, risalente all’ottobre 2019, era stato eseguito nel poliambulatorio di Monopoli.”

Il chirurgo che avrebbe dovuto effettuare l’intervento è “affranto per l’accaduto”, dice il suo legale: il dott. Reho “è particolarmente dispiaciuto perché con la donna c’era un anche un rapporto di collaborazione professionale, in quanto lei era una promoter delle attività dell’ambulatorio”.

Giusto, bisogna continuare a promuovere un’attività così salutare, ma forse è meglio – per essere corretti – cambiare slogan: basta con “prova costume”, “sexy – hot – da urlo”, “lotta al grasso”, “resta in forma”, “belle e brave” e l’infinita serie di odiose stronzate simili.

La dicitura esatta che fotografa la situazione è “belle e morte”.

art of revolution

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Ieri Repubblica dava conto della “gaffe del quotidiano Le Parisien”: il pezzo di copertina, sul futuro dopo il virus, il giornale francese lo ha affidato a quattro uomini bianchi.

“Con quattro uomini in copertina per raccontare “il mondo che verrà” dopo l’epidemia di coronavirus e il confinamento, il quotidiano francese Le Parisien è stato protagonista di un caso. E ha suscitato un’ondata di proteste da parte delle donne, fino al punto da ammettere “l’errore” e chiedere scusa.”

Eh, che improvvidi i cugini d’oltralpe! Però delle gaffe quotidiane proprie Repubblica non dà conto, ne’ l’episodio produce nella redazione qualche dubbio su come gestisce lo stesso argomento e la presenza delle donne in genere. Vogliamo dare un’occhiata alla prima pagina online di oggi?

Abbiamo l’illuminato commento, in taglio alto, dell’opinionista che ogni giorno si arrampica sugli specchi per trovare “la prima cosa bella” infilando incredibili perle, ben due pezzi sulle opinioni e sulle interazioni del grande pensatore Fiorello, l’annuncio che L’Espresso intervisterà sugli scenari post coronavirus niente di meno che Massimo Cacciari (già abbondantemente intervistato a 360° da quotidiani e riviste dell’area “progressista” nei giorni scorsi: un grande ritorno, visto che per un pezzo il teorico delle liste delle “cento città” e del federalismo “di sinistra” – ambo i progetti sono falliti a livello elettorale – non se lo filava nessuno), un tizio che ride fra barba e baffi nel mentre ci rassicura su come “questa clausura ci renderà migliori”, eccetera.

Per le donne ci sono celebrità che cantano, ballano, rammendano; un importantissimo articolo sui segreti nascosti “nei post di Madonna e Jennifer Lopez” (santo cielo, come sono riuscita a resistere e a NON aprire il click-bait???), consigli su come depilarsi prima della chat o su come tagliarsi i capelli (“Quest’estate scegli i tagli medi”), “donne impresa” che si occupano di elettrodomestici e una modella con cestino della spesa che ci avvisa: “Da non perdere: Prodotti indispensabili in casa a prezzi incredibili”.

Signori – e signore – di Repubblica, prima di mettere all’indice i colleghi francesi dovreste rendervi conto che lo sbilanciamento e la stereotipizzazione nel vostro palinsesto sono costanti. Personalmente ho cominciato a chiedervene conto, quest’anno, già il 4 gennaio:

“A descrivere il 2050 (…) saranno (…): Alessio, Riccardo 1, Gabriele, Francesco, Stefano 1, Alberto, Stefano 2, Riccardo 2, Fabio e Marino. Donne? Ce ne sono quattro nello “spazio dedicato ai libri” che recensiscono il lavoro di quattro uomini e una che fa un’intervista a un ballerino.”

https://lunanuvola.wordpress.com/2020/01/04/futuro/

Immagino, tra l’altro, di non essere stata la sola. Ma non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire. Maria G. Di Rienzo

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Un esempio: la Malesia è in quarantena come gran parte del resto del mondo. Il governo dà istruzioni ai cittadini su come comportarsi e il Ministero per gli affari delle Donne (che comprende l’occuparsi di bambini, disabili, welfare ecc.) coglie l’occasione per intervenire.

Una serie di post ministeriali su Facebook è dedicata alle mogli: che dovrebbero “evitare di assillare i mariti lagnandosi”, parlare imitando la voce di Doraemon (gatto-robot giapponese dei fumetti che è molto popolare da quelle parti), truccarsi e vestirsi bene, lasciando da parte il “look casual”.

Al 31 marzo il Ministero – che è retto da una donna – di fronte alle proteste ha già cancellato l’intera serie e, a dimostrazione che tutto il mondo è paese, si è scusato concedendo che “i consigli possono aver offeso qualche persona”. Nella nota ha aggiunto che le comunicazioni saranno “più ponderate in futuro”, ma ha anche ribadito che i suggerimenti miravano a “mantenere relazioni positive fra i membri della famiglia durante il periodo in cui lavorano da casa”.

Notate che, dall’inizio del lockdown il 18 marzo, la linea telefonica d’aiuto per le persone vulnerabili (gestita dal governo) che comprende le vittime di violenza domestica ha avuto il 50% in più di chiamate.

Il problema della menata “se ho offeso qualcuno mi scuso” è che non mette minimamente in discussione le azioni contestate. Restano “opinioni” con intrinseca validità e come tali meritevoli di rispetto: forse, il “se” questo implica, alcune persone si sono risentite a causa delle loro specifiche sensibilità, ma ciò non toglie nulla al valore e alla bontà delle intenzioni con cui le azioni sono state intraprese. Id est, che le mogli facciano delle loro vite quotidiane un carnevale atto a compiacere i mariti, vestite e pitturate a festa e cinguettanti con la vocina (stridula) di Doraemon resta rubricato come “mantenere relazioni positive fra i membri della famiglia”.

doraemon - nobita

(Visto? Se lo fate, i vostri mariti vi abbracceranno piangendo di gioia come fa Nobita con Doraemon.)

Noi abbiamo a che fare con questo tipo di manipolazione ogni giorno. Le scuse, le quali arrivano sempre dopo che le rimostranze e la pubblicità negativa hanno assunto abbastanza peso da far presagire un calo di popolarità dell’opinionista di turno, sono completamente false soprattutto perché completamente fuori bersaglio. Non è mai un’assunzione di responsabilità, del tipo “Mi rendo conto che questa cosa è sbagliata e ingiusta, che discrimina e alimenta diseguaglianza e violenza.”, è piuttosto una tecnica di gaslighting in cui chi ha sollevato la questione viene disorientato e indotto/a a dubitare delle sue stesse percezioni: Io non ho fatto proprio un bel niente, questa cosa non è violenta di per sé, sei tu a esserti sentito offeso/a per qualche tua ragione personale, probabilmente hai problemi, se sei una donna devi essere poco attraente per gli uomini e quindi li detesti ecc. ecc. ecc.

Conclusioni? 1) I sociopatici privi di cure adeguate sono un numero considerevole sull’intero pianeta; 2) i conniventi che li assecondano per proprio tornaconto anche; 3) ce ne sono davvero troppi in posizioni di potere, comando e controllo; 4) le conseguenze del condonare o giustificare o addirittura consigliare il loro comportamento aumenta la violenza, in particolare la violenza di genere, in modo direttamente esponenziale.

Maria G. Di Rienzo

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Rukhshanda Naz

Sino a che una donna non sarà riconosciuta come più che solo una madre, una sorella, una figlia e le sarà dato valore perché è una persona, io continuerò a lavorare per i nostri diritti. Rukhshanda Naz, femminista, avvocata e attivista per i diritti umani, Pakistan

Il Mattino di Padova, 9 marzo 2020

“Moglie, mamma e cardiochirurgo: è il mio sogno che si realizza a Padova” Assunta Fabozzo, 37 anni, è la prima donna con il bisturi a entrare nell’équipe chirurgica del professor Gino Gerosa. “Ho scelto Padova per la specializzazione, è stata dura ma entusiasmante e ora raccolgo i frutti di tanto lavoro”.

Nella foto c’erano Gino Gerosa – presumibilmente “marito, padre e cardiochirurgo”, ma nel suo caso ciò non era evidenziato – e la dottoressa Fabozzo.

La Repubblica, 10 marzo 2020

“Femminicidi, Bolzano: 28enne uccisa dal suo stalker. – La Procura di Bolzano sta indagando per l’uccisione di una donna, Barbara Rauch, 28 anni, accoltellata nell’enoteca che gestiva (nda: a San Michele di Appiano). Un suo conoscente è stato arrestato dai carabinieri con l’accusa di omicidio aggravato. Secondo le prime indiscrezioni l’uomo la perseguitava ed era già stato sottoposto a fermo.”

Queste due notizie – che, ovviamente, si sono ripetute in passato e si ripeteranno in futuro – bastano da sole a illustrare la percezione delle donne da parte della società italiana. Moglie e mamma e attrezzo scopabile che se si rifiuta muore.

Non ho particolare simpatia per la senatrice americana Elizabeth Warren, ma questa sua frase illustra la situazione in modo perfetto: “Se non hai un posto a tavola, molto probabilmente sei sul menu”.

Maria G. Di Rienzo

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Ieri, fra l’immancabile martellamento di prescrizioni abominevoli per i corpi delle donne che non si ferma nemmeno in piena crisi da Covid-19: “Danza, total body e dieta, essere come JLo si può”.

queer galentines - allgo

Una sola domanda, che è in se stessa un inno a tutto quel che sottende l’8 marzo: Avete mai pensato che di piacere agli uomini assomigliando a questa o quella potrebbe non fregarcene una beata mazza? Fate uno sforzo.

Maria G. Di Rienzo

P.S. Tanto per dire, c’erano anche “Come difendersi dalle rughe da smartphone” (consigli irrinunciabili!) e “C’è una bomba nell’adipe”: sto cercando, ma non l’ho ancora trovata – quando succede vado a farmi esplodere nella sede di uno dei giornali che ha pubblicato ‘sta stronzata…

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2 marzo 2020 – Bologna, foto osé in chat. Ricattata bambina di 10 anni. – Lo scambio sarebbe avvenuto con un 17enne che la piccola aveva conosciuto su Internet: “Fai come dico io, altrimenti divulgo le foto”. Sequestrati computer e telefonino del ragazzo.

Questi sono titolo e occhiello del pezzo che Elisa ha scritto per un quotidiano a tiratura nazionale e la responsabilità del definire la pedopornografia “osé” molto probabilmente non è sua. Per quel che riguarda il contenuto dell’articolo, invece e com’è ovvio, sì.

La prosa a singhiozzo – con un punto e a capo usato, nel tentativo di enfatizzare, dove la grammatica italiana prevede virgola, punto e virgola o due punti – non è l’unica sorgente di apnea per chi legge: lo scenario che essa descrive è infatti la sanitizzazione dell’abuso, il quale diviene di volta in volta trasgressione, erotismo, romanticismo. Elisa è inoltre convinta, per qualche arcano motivo, di sapere con esattezza cosa pensasse la bambina coinvolta ma per quel che riguarda il ragazzo la sua “analisi” riesce solo a girare intorno al momento di follia.

Qualche assaggio del testo, i corsivi sono miei:

Il “gioco piccante” in cui vittima e perpetratore sono messi sullo stesso piano – “Lo scambio di messaggi in una manciata di mesi (siamo a fine 2019) era diventato un’abitudine quotidiana e quell’amicizia un gioco sempre più intrigante. Nonostante la giovane, anzi giovanissima, età dei due protagonisti: 10 anni lei e 17 lui. La potenza del social, infatti, era riuscita ad annullare le distanze e ad accrescere la loro voglia di vedersi, di sentirsi sempre più vicini, magari cedendo a qualche piccola trasgressione.”

Il focus sulle azioni di una decenne (con il suggerimento che costei sia “un po’ più grande di quel che è) – “Così quando il ragazzino – residente in un comune dell’hinterland pisano – ha iniziato a chiedere alla poco più che bambina – che vive nel Bolognese – qualche scatto più “particolare” lei non si è meravigliata troppo. Dopo le iniziali remore dettate dall’innocenza che accompagna tutti nel passaggio verso l’adolescenza, ha ceduto. Si è prestata al gioco, credendolo innocente. Chissà, forse una prova d’amore per tenere ancora più stretto a sé l’amico virtuale. Ai testi scritti hanno cominciato quindi ad aggiungersi foto di parti del corpo “più o meno velate” che sarebbero state “richieste” man mano dal suo corrispondente social.”

Era amore (!) ma il raptus si è messo di mezzo – “Poi – forse, secondo quanto messo nero su bianco nella denuncia, davanti al rifiuto della minore di assecondarlo ancora – dopo qualche settimana qualcosa è scattato nella testa del 17enne. Il ragazzo ha cambiato radicalmente atteggiamento, facendole dimenticare all’improvviso i modi gentili e amorevoli ai quali l’aveva fatta abituare, carezzando il romanticismo che stava crescendo nel suo cuore acerbo di donna. “Devi fare quello che ti domando. Se non fai come ti dico, metto le foto che ho in Rete e le faccio vedere a tutti”, le avrebbe detto, stando al racconto della giovane che spaventata alla fine si sarebbe confidata con i genitori.”

La confessione dell’unica vera colpevole – “Ho paura. Io non credevo di fare qualcosa di male – avrebbe confessato la bimba di 10 anni tra le lacrime – Io non so più cosa fare”.

Anche Elisa ha avuto dieci anni, ma sembra aver dimenticato quell’esperienza. Non è in grado neppure di vedere l’enorme differenza fra un diciassettenne pedofilo e ricattatore che pianifica l’abuso e la sua vittima: quest’ultima diventa una donna, un’adulta virtuale che corteggia e invita – in modo innocente, ma in virtù del fascino dell’intrigo e della trasgressione – la violenza dell’essere ridotta a materiale da masturbazione.

Quel che il ragazzo ha fatto in gergo tecnico si chiama “grooming” (o “child grooming”): consiste nell’adescamento di un bambino / una bambina a scopo di abuso sessuale.

1. Si stringe amicizia con la preda, la si coccola e la si complimenta, si conquista la sua fiducia;

2. Si individua una ferita o un bisogno (ha problemi a scuola, si sente inadeguata per qualsiasi motivo, litiga con i genitori ecc.) e si “riempie” quel vuoto con la propria sollecitudine;

3. Se è possibile la si isola da altri contatti che potrebbero indurre dubbi (Loro non sono tuoi veri amici, Tua sorella ti ha sempre mentito);

4. Si abusa sessualmente di lei;

5. Si mantiene il controllo della situazione minacciandola.

Mi auguro che Elisa venga a saperlo e che per il futuro metta definitivamente sotto naftalina i cuori acerbi e il romanticismo: perché il giornalismo deve tornare a essere serio e professionale e perché è necessario smettere di alimentare la violenza di genere riportandola in modo scorretto, connivente o complice.

Maria G. Di Rienzo

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