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Ginevra 2019

“Governi, datori di lavoro e maestranze si stanno incontrando a Ginevra (…) per negoziare una nuova convenzione globale che metta fine alla violenza e alle molestie nel mondo del lavoro.

Chiediamo loro con urgenza di ricordare i 235 milioni di donne nel mondo che lavorano senza avere alcuna protezione legale, perché una nazione su tre non ha leggi contro le molestie sessuali sul lavoro. Sono le donne più povere a essere le più vulnerabili – domestiche, operaie, quelle donne che vivono alla giornata e non possono permettersi il rischio di perdere il lavoro difendendo se stesse e le altre. C’è bisogno urgente di una legislazione internazionale.”

Questo è il passo centrale di una lettera aperta diretta al governo britannico e pubblicata dal Guardian il 9 giugno scorso. E’ corredata da oltre quaranta firme “eccellenti” (attiviste/i e personalità politiche prominenti, artiste/i ecc. – dal sindaco di Londra Sadiq Khan a Annie Lennox passando per una considerevole serie di rappresentati di ong umanitarie e femministe) e fa riferimento alla 108^ sessione della Conferenza internazionale sul Lavoro – promossa dall’Organizzazione internazionale del Lavoro delle Nazioni Unite – che si sta tenendo in Svizzera, a Ginevra, dal 10 al 21 giugno. La richiesta delle firmatarie e dei firmatari è che la compagine governativa inglese “usi saggiamente la propria influenza” per contribuire a metter fine alla violenza e alle molestie subite dalle donne nei luoghi di lavoro.

Nei cinque giorni trascorsi da che l’ho letta, ho cercato invano notizie relative alla Conferenza sui quotidiani nostrani. Ho scaricato dal sito dell’Organizzazione i documenti pubblici disponibili e rilevato la consistenza (nutrita) e la composizione della delegazione italiana: anche volendo confermare la completa indifferenza dell’attuale giornalismo italiano per il mondo del lavoro in generale e per le lavoratrici che non appartengono al settore dell’intrattenimento in particolare – la maggioranza – si poteva imbastire un trafiletto con le dichiarazioni dei partecipanti “famosi” (Di Maio è nella lista, per esempio). Per quanto vuote e banali potessero poi risultare tali dichiarazioni, almeno un settore maggiore dell’opinione pubblica avrebbe saputo di che si discute a Ginevra in questi giorni. Meglio ancora, si poteva prestare attenzione ai sindacati (gli unici al momento a pubblicizzare la Conferenza), chiedere qualcosa ai loro delegati e confrontare le loro risposte con quelle dei rappresentanti di Confindustria e Confcommercio che sono pure là.

Ma probabilmente non c’era spazio per articoli che trattino della violenza che le donne subiscono al lavoro. Nemmeno nelle rubriche a loro esplicitamente dedicate, giacché tale spazio è occupato da pezzi importantissimi che hanno questi titoli:

* Trend – Tutte in posa da fenicottero (articolo corredato da foto di fenicottero e foto di una modella scheletrica infagottata in velo rosa – ma la copertura è solo a “filo vagina” – in bilico su una gamba);

* In barca a vela con i cosmetici giusti, perché la bellezza non va in vacanza (vuoi mai che qualcuna pensi di tirare il fiato per cinque minuti);

* Sesso: i luoghi pubblici dove statisticamente le donne adorano farlo (i gusti sono gusti, ma quale che sia la percentuale delle esibizioniste non può essere fatta passare per “le donne” tout court);

* Jennifer Lopez in abito di Gucci: lo spacco rivela il calzoncino contenitivo (ORRORE!)

No, queste non sono le “cose che interessano alle donne”. Sono le cose di cui voi volete le donne si interessino, sia perché pensate che con quei cervellini da oche non possono certo desiderare / cercare / vivere altro, sia perché non vi comoda per niente quando mettono bocca in materie come politica, economia, lavoro – in altre parole, quando discutono del potere e lo reclamano.

Molestie sul lavoro? Nessuna o scarsa protezione legale? Suvvia, fate i fenicotteri e non rompete le scatole.

Maria G. Di Rienzo

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Nel paese dei balocchi e dei farlocchi, ogni volta in cui abbiamo alzato la testa e abbiamo detto: questo è offensivo, quest’altro incita alla violenza, quest’altro ancora è falso e scorretto, non ha alcun riscontro storico ne’ scientifico… un coro di cialtroni ambosessi ci ha urlato con somma indignazione che tutto era rubricabile come “opinione” e che, come tale, tutto doveva essere nobilmente difeso.

Esaminare contesto e merito è troppo difficile, quando per vivere si usano a stento un paio di neuroni, meglio sparare idiozie a nastro e sentirsi vincenti, potenti, superiori, legittimati dai numeri anche quando i numeri non ci sono (tutti dicono che…) e paladini della “libertà di pensiero”.

Be’, io vorrei sapere dove questi eroi e queste eroine sono adesso, nel momento in cui le opinioni può averle solo chi sta al governo. Nella fattispecie, si possono avere idee e convinzioni solo quando esse concordino con quelle di chi ha vinto le elezioni. I seguaci di Voltaire non annusano niente? Io sento una gran puzza di prove generali di dittatura. Solo in questi primi 9 giorni di giugno:

* A Porto Mantovano la Digos ha vietato i lenzuoli che criticano Salvini, interpretati come “turbativa di comizio”.

* A Novate Milanese la contestazione pacifica durante il comizio del suddetto è tenuta a distanza dalla polizia, che ha sequestrato un gommone gonfiabile per “questioni di ordine pubblico”.

*A Roma, durante la manifestazione del pubblico impiego, gli agenti della Digos intimano la chiusura di uno striscione (l’avrete probabilmente visto, una vignetta inoffensiva) ai sindacalisti della Uil: “Hanno visto lo striscione, lo hanno fotografato e si sono avvicinati per intimarci di chiuderlo: hanno detto che non potevamo esporlo perché raffigurava i due ministri e loro avevano la direttiva secondo cui non si possono esporre striscioni che facciano riferimento ai due ministri. (nda. Di Maio e Salvini) Abbiamo ribattuto dicendo che non era offensivo ma ironico, loro hanno concordato ma avevano una direttiva da rispettare. A un certo punto ce lo stavano togliendo dalle mani con la forza, ma lo abbiamo chiuso noi. Da allora ci hanno seguito fisicamente e sorvegliato a vista fino a Piazza del Popolo affinché non esponessimo lo striscione. In piazza ci hanno chiesto di portarlo via con il furgone e sono rimasti sempre nelle vicinanze.”.

Naturalmente una “direttiva” del genere è ILLEGALE, perché non esiste il reato di “vilipendio a Gigino” o “lesa maestà di Matteo”: l’unica persona tutelata in questo senso, non come individuo ma come carica istituzionale, è il Presidente della Repubblica (Codice Penale – art. 278). Perciò la Questura se ne esce con questa spiegazione: “si è ritenuto che lo striscione fosse lesivo del decoro paesaggistico”.

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* Sul pestaggio del giornalista Origone da parte della polizia, il Ministro dell’Interno tace e manda avanti il suo sottosegretario, il quale esprime “rammarico”, ma nulla di più, giacché “i cronisti non erano riconoscibili”. Capito bene? Niente scuse, niente prese di distanza o condanne, niente rassicurazioni sul diritto di cronaca / informazione, niente impegni sulla protezione dei giornalisti… e un inquietante “fra le righe”: i cittadini non riconoscibili come reporter, fotografi, cineoperatori possono essere massacrati di botte in totale impunità?

* I giudici che hanno emesso sentenze non gradite al Ministro suddetto – dopo una squallida operazione di “dossieraggio” che ha scandagliato le loro vite private – sono stati definiti “contrari al governo”, avendo “espresso idee” o avendo “avuto rapporti di collaborazione o vicinanza con riviste sensibili al tema degli stranieri“! Per cui, non dovrebbero esercitare la loro professione quando le questioni legali di cui si occupano potrebbero risolversi in maniera tale da infastidire l’esecutivo in materia di immigrazione. In questo contesto, sembra che “Salvini” e “governo” siano sinonimi e che l’indipendenza della magistratura sia cosa del passato: perché il Viminale non sta solo esprimendo le sue opinioni, “sta valutando di rivolgersi all’Avvocatura dello Stato” per verificare se c’è qualche escamotage adatto a sanzionare i magistrati nel mirino.

Vedete bene che palesare critiche o convincimenti avendo l’agio di dare “direttive” alle forze dell’ordine o di avviare procedimenti legali in nome dello Stato è un po’ diverso dal farlo con un lenzuolo alla finestra o uno striscione per strada, vero? Le posizioni di forza da cui si parte non sono paragonabili.

Comunque, sino a questo momento le giustificazioni adottate da governo e questure hanno davvero brillato per creatività (risultando purtroppo insensate e ridicole, ma sono i rischi del mestiere quando la politica diventa spettacolo tragicomico). Mi domando di quali altri reati potrebbero essere accusati i dissenzienti che dicano o scrivano “quel che Di Maio e Salvini stanno facendo non mi piace”, magari di “deturpazione di patrimonio artistico della nazione italiana (tutelato dalla Costituzione – art. 9)” – in effetti le biografie autorizzate reiterano l’abbagliante bellezza dei due, oppure di “atti osceni in luogo pubblico” (Codice Penale – art. 527), giacché l’operato dell’attuale governo è privo di senso del pudore?

mirandola

Maria G. Di Rienzo

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Elezioni europee, il giorno dopo. Abbiamo infografiche, dichiarazioni a profusione (tutti hanno vinto, se non hanno vinto hanno “tenuto” e sono aghi della bilancia, se non hanno tenuto sono comunque andati meglio di quando non riuscirono a piazzare un loro uomo come Margravio del Brandeburgo durante il Sacro Romano Impero), propaganda travestita da analisi, eroici sforzi di chiaroveggenza e social media pieni di “ahahahaha”, sfottò, insulti e selfie patetici.

Ecco perché ho scelto di tradurvi un brano di un odierno articolo della BBC. Si chiama “European elections 2019: Investigating false and misleading video” ed è stato curato dallo staff che all’emittente si occupa di “reality check” – il controllo della rispondenza al vero delle informazioni che potremmo tradurre come “fare i conti con la realtà” o “mettere i piedi per terra”.

Valutando l’impatto di informazioni false o fuorvianti usate durante la campagna elettorale, il pezzo presenta quattro esempi: uno riguarda la Francia (uova tirate al Presidente Macron, ma il video risale ad anni or sono quando Macron non ricopriva tale carica), i restanti tre riguardano l’Italia.

“Uno dei post più largamente condivisi su Twitter con l’hashtag #euelections2019, era un video di un uomo che assaliva la statua di una donna, atto falsamente descritto come accaduto in Italia. Nella registrazione, una folla si è radunata attorno alla statua mentre l’uomo usa martello e scalpello per sfigurare la figura femminile. Gli spettatori gli lanciano oggetti per tentare di fermarlo prima che la polizia arrivi e lo trascini via.

statue fake

La didascalia messa al video postato tramite account Twitter, che ha ricevuto migliaia di visualizzazioni e condivisioni, recita: “Un migrante musulmano distrugge una statua in Italia, perché parte del corpo è scoperto. L’Europa non sa cosa la aspetta fra i prossimi 5 e 15 anni.”

Tuttavia, l’incidente non è accaduto in Italia – la statua nel video faceva parte della fontana Ain El Fouara a Setif, Algeria. Vari media, inclusa una televisione egiziana, l’agenzia di stampa Agence France Presse (AFP) e il tv network France24, riportarono all’epoca l’incidente, che avvenne nel dicembre 2017. (…) Alcuni post assicuravano trattarsi di una statua della Vergine Maria. Ma in effetti si tratta di una creatura mitologica chiamata Naiade, come ha riportato AFP.”

Una delle versioni di questa bufala, su Facebook, ha ottenuto 2 milioni e 700mila visualizzazioni.

Gli altri due esempi del pezzo della BBC concernono:

a) un manifesto farlocco di Zingaretti, diffuso da “gruppi che sostengono politiche di destra”, in cui costui si impegna in caso di vittoria elettorale a “aprire tutti i porti italiani per ricevere immediatamente 800.000 rifugiati libici”;

b) un video del 2016 con data taroccata al 19 maggio 2019, pubblicato anche dal politico anti-islamico olandese Geert Wilders, che mostrerebbe una protesta musulmana al Colosseo contro Matteo Salvini. La manifestazione avvenne davvero ma tre anni fa, contro la chiusura delle moschee “improvvisate”.

Italiani/e, alzate la testa dal cellulare. Il mondo in cui vivete non è chiuso in quel piccolo schermo. Parafrasando Benni (“Baol”), fatevi qualche iniezione di “realtà primaria” prima di svegliarvi di soprassalto in “una tranquilla notte di regime”. Maria G. Di Rienzo

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Stato dell’arte: ho un discreto numero di file che aspettano di essere elaborati, tradotti, trasformati in articoli (ma so già che molti non ce la faranno, triturati da tempo e opportunità); ho in corso la stesura di un romanzo (e sarei davvero lieta di potervi dedicare maggiore impegno); ho come tutte/i voi le mansioni quotidiane di sopravvivenza da espletare e, purtroppo, anche un tendine lesionato e alle spalle due mesi di tentativi frustranti di indurre la sanità pubblica e privata ad occuparsene correttamente (mi hanno fatto diagnosi sbagliate, mi hanno costretta a girare come una trottola, mi hanno succhiato un bel po’ di soldi e non mi hanno dato uno straccio di risposta: non so come finirà, spero solo di tornare a camminare normalmente, prima o poi). Quel che voglio dire è che la mia vita – e com’è probabile anche molte delle vostre – al momento è già abbastanza faticosa di suo e mi piacerebbe non ci si aggiungessero altre rogne. Ma il dubbio che siano in agguato, all’orizzonte, dietro l’angolo ce l’ho eccome.

Stato italiano: si sta palesando la nuova norma giuridica di “lesa salvinità”. Contesti a comizi pubblici e ti sequestrano il cellulare, ti identificano, ti maltrattano (“Ti spezziamo le dita” è quel che dicono i malavitosi nei film polizieschi, non quel che dovrebbero dire i poliziotti nella realtà); esponi striscioni di protesta e se non arriva la Digos ti mandano addirittura i vigili del fuoco; ti siedi fuori dal municipio con un cartello e ti multano per occupazione di suolo pubblico; i tuoi alunni comparano le leggi razziali fasciste a leggi attuali e ti sospendono dal lavoro nonché ti dimezzano lo stipendio… ci siamo.

Mimmo, mi leggi? Tu e il resto della redazione di Missione Oggi state bene? I vostri smartphone sono ancora con voi? Ok. Spero non sia un problema se ne parlo, ma detta rivista ha messo insieme un vero e proprio dossier sul Decreto Sicurezza: “La città si-cura / Uscire dal labirinto delle paure”: analisi, commenti, prospettive, proposte. E il Decreto non prende una sufficienza che sia una, nemmeno ovviamente la mia (sì amate/i cyberviandanti, ci sono in mezzo con un articolo anch’io). Se domani qualcuno manda “bacioni ai missionarioni” prepariamoci.

manifesti milano

Ma scherzi a parte, fra tutto il caos, la sofferenza e le preoccupazioni, io sono deliziata: leggo della prossima iniziativa a Milano (in immagine), penso al signore o alla signora di Firenze che ha esposto al balcone un lenzuolo con la scritta “Non sei il benvenuto. P.S. Digos, torno alle 20.00” e non posso fare a meno di sorridere, di respirare meglio, di sperare. Abbiamo attraversato brutti momenti altre volte. Se restiamo insieme, se restiamo umani, civili, determinati, nonviolenti, possiamo accendere un’alba che disperderà questa notte straziante.

Maria G. Di Rienzo

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Ricordate? L’Autrice del libro sul ministro Salvini escluso dal Salone del Libro di Torino, Chiara Giannini, va a sventolarne comunque una copia in loco e l’11 maggio appaiono sulla stampa le sue dichiarazioni:

“Massimo rispetto per gli scampati ai campi di concentramento, è un capitolo della storia vergognoso e che mi addolora moltissimo. Loro hanno subito una restrizione della loro libertà, la stessa che sto subendo io.”

“Le censure sono brutte e questa è la dimostrazione che il mio libro può e deve entrare ovunque (…) la cultura spacca i ponti e può entrare ovunque.”

“Questa è la democrazia, viva la democrazia.” (reggendo il libro come una fiaccola davanti a personale di case editrici e pubblico che le stanno cantando “Bella Ciao”)

Lo stesso giorno si sprecano dichiarazioni indignate sulla decisione di non accettare una casa editrice vicina a CasaPound (“Per quanto riguarda CasaPound – sempre Giannini – non mi sembra sia un partito illegale.”), come quella del consigliere d’amministrazione Rai Giampaolo Rossi:

“Assistiamo da decenni a forme di intolleranza nei confronti delle realtà non allineate all’ideologia dominante. Quello ai danni di Altaforte è solo l’ennesimo esempio. E’ un fenomeno che si ripete spesso in Occidente; agli intellettuali non conformisti, spesso, non è consentito di parlare nelle università, non possono trattare temi considerati scomodi.”

patetico

Adesso state vedendo a profusione, sui social media, questa pagina del libro menzionato. E’ superfluo, ma ricordo che nessuno ha censurato tale roba: è in vendita ovunque, persino da Feltrinelli. Il fatto che un evento specifico abbia negato i propri spazi a un prodotto è del tutto legittimo.

Quel che invece vorrei sapere è:

1. La sig.a Giannini pensa di scusarsi con i sopravvissuti / le sopravvissute ai lager nazisti per l’improvvido paragone?

2. Dov’è la cultura che spacca i ponti?

3. Dove sono la ricerca, lo studio, l’inchiesta, il sondaggio o quant’altro che provano come le donne italiane (io sono una di loro) in genere e quelle di sinistra (io sono una di loro) di nascosto amano alla follia il sig. Salvini? La “giornalista” lo ha guardato e soprattutto lo ha ascoltato con attenzione?

4. Che occhiali bisogna mettersi per vedere nella sig.a Giannini una “intellettuale non conformista” che tratta “temi considerati scomodi”? Il testo è sdraiato a tappetino, in modo completamente conformista, sotto i piedi di un uomo di governo presente ossessivamente in televisione (e alle sagre di tutta Italia). Leccare un potente ha le sue scomodità ma molte persone, considerando i benefici, ci si abituano velocemente.

5. Trattandosi di un peana della divinità Salvini, se ne daranno letture pubbliche accompagnate da coro e lira?

6. Ci sarà un sequel del tipo “I segreti del letto di Matteo”, “Quarantanove milioni di sfumature di Salvini”, “Barcone malandrino: un’avventura erotica del ministro spaccalenzuola”?

Maria G. Di Rienzo

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Sulla diffusa maleducazione della nostra epoca da parecchi anni non ho alcun dubbio: è stata progressivamente legittimata sul piano sociale e politico dallo sdoganamento dell’ignoranza e dalla sua conseguente esaltazione come “virtù popolare”. Più insulti e strilli, più sbagli congiuntivi e condizionali, più invochi e minacci violenze, più diffondi come notizie, certezze, verità rivelate quelle che sono a colpo d’occhio immani sciocchezze, più sei apprezzato – puoi finire persino a governare un Paese: male, va da sé.

In questo scenario, l’aggressione verbale è presentata in termini di “opinione” e “critica”, per cui quando reagisci chiamandola con il suo proprio nome e rendendo chiaro che non intendi accettarla, i violenti si indignano, posano da vittime, urlano alla censura, cercano di ridicolizzarti, ti insultano ulteriormente e così via. E’ la quotidiana manfrina visibile sui social media, su cui personalmente posso persino stendere un velo pietoso, visto che rifiuto questo tipo di interazione.

Quel che invece trovo inammissibile è il trasferimento di tutto ciò sui quotidiani, il cui compito è dare notizie (verificate) nella lingua della propria nazione (nel nostro caso l’Italia). Quando un giornalista non sa, il suo dovere professionale è fare ricerca. Se un giornalista non conosce l’italiano, o lo impara o cambia mestiere. Su questi due punti, non c’è mediazione possibile.

Ieri, raggiunge la cronaca la sentenza del tribunale di Roma che respinge al mittente la richiesta di risarcimento di un’emittente radiofonica nei confronti di Arcigay Roma e Gay Center. I fatti risalgono al settembre dell’anno scorso, quando un conduttore di Radio Globo dà voce al suo “disgusto” nel vedere due uomini che si baciano e lo razionalizza descrivendo la cosa come “non normale”. Le due associazioni summenzionate, dopo avere inutilmente chiesto all’emittente delle scuse formali, chiamano gli inserzionisti pubblicitari al boicottaggio; la radio segue in modo prevedibile e noioso il copione de “se mi dici che ti ho fatto torto, la vittima sono io”: dichiara il suo rispetto per i valori antidiscriminatori sanciti dalla nostra Costituzione (non sono omofobo, non sono razzista, non sono sessista), annuncia di avere persino una persona transessuale in redazione (ho un sacco di amici gay, di amici africani e amo le donne), definisce l’uscita del suo conduttore una legittima opinione personale (adesso non si possono neppure avere delle opinioni, ma l’avete letto Voltaren, ah sì volevo dire Voltaire, sempre con questo politicamente corretto che alla fine è censura), ma le scuse ai froci NO, manco morti. Inoltre, la radio querela Arcigay Roma e Gay Center per i supposti mancati guadagni relativi al boicottaggio – e come abbiamo visto, perde la causa. Ribadiamo: non sono state le associazioni a portare l’emittente in tribunale, è il contrario.

Se l’ignoranza volontaria fosse un po’ meno diffusa, o se i giornalisti radiofonici prendessero sul serio il loro ruolo, Radio Globo non avrebbe mai presentato la denuncia: il chiamare al boicottaggio è un’azione nonviolenta con alle spalle un bel po’ di Storia e non è sanzionabile, poiché non costringe nessuno a comportarsi in un modo o in un altro, bensì si appella alla coscienza civile/democratica di coloro ai quali si rivolge, la cui scelta è parimenti del tutto legittima e non sanzionabile anch’essa. La sentenza, per chi non vive in un mondo che gira attorno al suo ombelico, era scontata.

Se l’ignoranza volontaria fosse un po’ meno diffusa, o se i giornalisti in genere prendessero sul serio il loro ruolo, a commentare i fatti non avremmo letto questo tipo di frasi:

“Si può boicottare un’attività commerciale per protestare contro chi critica i gay.”

Chi ha criticato i gay, scusate, e come? Dire “quel che sei mi fa ribrezzo” non è una critica, è un insulto, oltretutto nella stragrande maggioranza dei casi gratuito, perché chi lo riceve a chi lo vomita non ha di solito chiesto una valutazione sulla propria persona. La critica è la capacità intellettuale di esaminare e valutare l’operato umano, non l’affermazione dei propri sentimenti di disgusto, disagio, rifiuto pregiudiziale di una caratteristica umana.

“La campagna per il boicottaggio è lecita, la difesa della libertà di pensiero un po’ meno. (…) Insomma, o ti pieghi ai diktat del politicamente corretto o peggio per te: finirai “bastonato” due volte.”

Quindi, a Radio Globo uno speaker ha affermato coraggiosamente che la Terra gira intorno al Sole (be’, visti i tempi è più probabile sentirne uno che delira sulla Terra piatta) e Torquemada lo ha trascinato nelle segrete per farlo abiurare? Pare di no. Ha detto che è ora di finirla con sessismo e misoginia e gli hanno dato della “femminazista”, dello zerbino, del frocio, del non-vero-uomo prima di licenziarlo in tronco? Pare di no.

E allora di che “libertà di pensiero” si parla? Prendetene atto, per favore: un’ingiuria (sei disgustoso/a e non normale) non è la libera espressione di un’opinione astratta, ne’ un’intellettuale e audace “scorrettezza” da difendere citando Voltarencioè ok, errore di battitura, volevo dire Voltaire – è un’offesa diretta alla persona che la riceve, punto e basta. Potete continuare all’infinito a suggerire che tale persona dovrebbe prendersi la secchiata di immondizia in faccia e stare zitta, ma siamo sempre in meno disposte/i a farlo. Get over it.

Maria G. Di Rienzo

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dito puntato

“Claudio Santamaria e Francesca Barra aspettano il primo figlio insieme. (…) La notizia è stata data in diretta tivù al programma “Live-Non è la D’Urso” quando la Barra è stata accusata di essere grassa dal dietologo e concorrente del Grande Fratello Alberico Lemme. Una disputa francamente di basso livello che ha costretto la Barra ad annunciare “Non sono grassa, sono incinta”, prima di lasciare lo studio.”

Probabilmente l’unico commento davvero appropriato sarebbe “e chi se ne impippa”. Tuttavia, gli articoli al proposito sono circondati da ogni sorta di strilli allarmistici su peso / diete / malattie varie: lo spettro delle stupidaggini (fino a che non sono scientificamente provate tali restano) è così ampio che davvero non so cos’altro potranno inventarsi in futuro. Qualche giorno fa ho persino letto che il mio corpo, poiché non pesa quaranta chili bagnato, sarebbe inadatto al sesso: secondo questi pagliacci fanatici non sono in grado di contorcermi in maniera appropriata, segno che tutto quel che sanno del sesso lo hanno appreso dalla pornografia. Ho vagheggiato per un attimo di dettagliare loro la mia, del tutto soddisfacente, vita sessuale con l’aggiunta di qualche commento sulla loro abissale ignoranza ma sono una persona civile.

Quel che volevo sottolineare qui sono le scelte operate nel dare la non-notizia citata in apertura, giacché sono in perfetto accordo con il “basso livello” della cosiddetta “disputa”. Cosa significa accusare qualcuna di essere grassa? Equivale ad accusarla di essere mora, di essere alta, di avere il naso a patata e le mani dalle dita affusolate. Come possono le caratteristiche specifiche di un corpo qualsiasi costituire un’accusa e cioè, secondo il dizionario italiano “l’atto, le parole con cui si attribuisce a qualcuno una colpa“?

Di cosa sarebbe colpevole, la signora Barra, di non far rizzare niente al dietologo? Perché si sarebbe sentita “costretta” a difendersi, rivelando in tv qualcosa che forse avrebbe preferito tenere ancora per sé?

A costei, e a tutte quelle che si trovano in situazioni simili, ho questo da dire: NON avete il dovere di piacere agli uomini in generale e ai dietologi in particolare; NON avete il dovere di tormentare all’infinito il vostro corpo per raggiungere standard che non gli appartengono: non ci riuscirete comunque e la vostra sofferenza non vale l’apprezzamento del primo stronzo che passa; NON avete il dovere di smontare l’accusa di non essere acciughe, perché non essere acciughe non è una colpa, e se qualcuno prova a usare la vostra apparenza in questo modo – per farvi sentire inadeguate, fallite, schifose – rovesciategli addosso una raffica di strafottenza: “Pensa per te, non sono affari tuoi, infilati le tue diete dove ti pare perché io non le voglio e non ho ne bisogno, il mio corpo mi rende assolutamente felice e come sia fatto non ti riguarda.”

Ogni tanto, quando sono di buon umore, io rispondo così: “No, no, ti sbagli: sono in effetti sotto la mia altezza-forma, ma ho in programma 12 interventi chirurgici per allungarmi le gambe. E adesso vai a quel paese.”

Maria G. Di Rienzo

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