Feeds:
Articoli
Commenti

Posts Tagged ‘fantasy’

Mondi di fantasia

lynda

Le storie non possono trasformare la tua situazione reale, ma possono trasformare l’esperienza che ne fai. Noi non creiamo mondi di fantasia per sfuggire alla realtà, li creiamo per essere in grado di rimanere nella realtà. Io credo che abbiamo sempre fatto questo, usiamo le storie e le immagini per affrontare e capire ciò che altrimenti sarebbe intollerabile.”

Lynda Jean Barry, fumettista e scrittrice nata nel 1956, attualmente docente universitaria.

lynda barry - dickinsonL’illustrazione di Lynda di una poesia di Emily Dickinson.

P.S. Questo risponde abbastanza alla domanda sul perché scrivo sf e fantasy, sì? MG DR

Annunci

Read Full Post »

1) Un affettuoso benvenuto a ProgettoFelice, titolare della 600^ iscrizione a questo blog. Non vince niente, ok (siete spiritose/i, eh?), però almeno sa che la sua anfitriona ha un briciolo di educazione.

you are welcome

2) Un gentile monito, invece, per il signore che – nonostante io gli abbia reso noto personalmente e via blog

https://lunanuvola.wordpress.com/2013/11/06/un-po-dascolto-grazie/

la volontà di non apparire sul suo sito – continua spensierato ad utilizzare il mio lavoro. Non me ne frega niente se quest’ultimo è “pubblico”, mister D.B.: resta di libero utilizzo non bisognoso di autorizzazione solo sino a quando l’autrice non ti dice di smetterla e questa autrice lo ho fatto ripetutamente. Quale parte della parola NO non hai ancora capito?

3) A proposito. Alle amiche / agli amici del succitato e altre/i che mi contattano affinché io recensisca le loro opere: cercate di informarvi almeno su chi sono prima di fare le vostre richieste (basta fare click su Interni, in alto a destra). Non si può esordire dicendo a una che scrive e pubblica sf da trent’anni: “Ho visto dai suoi articoli (sul blog di cui sopra) che lei non disdegna la fantascienza…” come se fossi una mera fan che sì, dai, fa recensioni appetibili, e poi assicurarmi che nonostante il mio rifiuto si “continuerà a seguirmi”… sempre sul blog di cui sopra: wow, che inarrivabile onore.

Ascoltate, gente. Non ho bisogno della vostra legittimazione per essere un’autrice di fantascienza e fantasy, è ciò che sono. Abbiate la decenza di prenderne atto e se quello che scrivo non vi piace andate a leggere qualcosa d’altro: dopo tre romanzi e un numero di racconti che neppure ricordo finiti su carta stampata, per una decina di editori differenti, io non ho bisogno neanche del vostro gradimento. So di saper scrivere, e mi basta.

Pissy Kitty di Atrocious Nothing

4) Ieri un individuo diversamente intelligente è finito qui cercando “fisico adatto ad attici 17enni”. Voi lo ignoravate, e io pure, ma un attico di tre anni ospita più agevolmente corpi giovani e festini adolescenziali, mentre un attico diciassettenne – che magari comincia a mostrare crepe qua e là fra le ragnatele e i cassoni d’annata – è più adatto alle vecchie rognose come me. Per entrare in attici più anziani ancora è consigliabile avere un occhio di vetro, una gamba di legno e un elmetto protettivo per l’eventuale crollo del soffitto. Sì, sto scherzando, ho capito che ha sbagliato anche la digitazione e voleva scrivere “attrici”. Cos’altro ha sbagliato? A credere che per recitare essendo femmina e diciassettenne ci voglia un fisico particolare. Quello serve ai film porno e alla tv spazzatura. Per recitare servono passione, memoria, capacità comunicativa, capacità relazionale, capacità di immedesimazione, empatia, ascolto. Parola di regista. Maria G. Di Rienzo

Read Full Post »

Il 19 maggio u.s. la stampa ha riportato la terribile disavventura occorsa all’areoporto al senatore Roberto Formigoni. Costui ha perso il volo per Milano. Sì. Voi state facendo spallucce, insensibili e indifferenti, ma non sapete quali devastanti conseguenze ciò possa causare ad una psiche delicata o a un’identità di genere fluida.

Così il senatore ha espresso la sua sofferenza agli operatori dell’aeroporto: “È la quarta uscita a cui mi mandate, vada a fare in culo lei e tutti quanti!… Razza di coglione, banda di coglioni, teste di cazzo, figli di puttana, teste di cazzo, teste di cazzo, ho il suo nome e la denuncerò! – qui sfascia un telefono di Alitalia scagliandolo a terra – Teste di cazzo!”.

Interrogato in merito da alcuni giornalisti, Formigoni ha dichiarato: “Non mi vergogno affatto e non chiederò scusa, ho agito da maschio.”

xy

Verrebbe voglia di chiedergli: a quale aliena specie si riferisce, di grazia? Maschio Vogon? Maschio Uruk-hai? Maschio Burinodonte della città spaziale di Cafograd? Perché il senatore può scommettere con me quel che vuole – e perdere al 100% – ma i suoi cromosomi XY non implicano la connessione automatica a nessun tipo di violenza.

E un’altra curiosità, ahimé malandrina, mi sovviene: quando Pierangelo Daccò o Massimo Guarischi gli pagavano pranzi e cene in ristoranti, vacanze in Sudafrica o in Croazia, aerei privati e spostamenti in elicottero per raggiungere Saint Moritz e lo omaggiavano di quisquilie come l’orologio Bulgari da 3530 euro, come sentiva di agire il senatore? Da Maschio Alfa? Da Maschio Beta? Da Femmina Escort? Forse un po’ da Queer (che in originale ha il significato di “strano”)? Maria G. Di Rienzo

Read Full Post »

(tratto da: “Demanding the Impossible: Walidah Imarisha Talks About Science Fiction and Social Change”, una più ampia intervista di Kristian Williams, 13 aprile 2015, trad. Maria G. Di Rienzo.

Vi ricordate di Walidah Imarisha, vero? https://lunanuvola.wordpress.com/2013/12/15/la-prole-di-octavia/ )

Prima di essere una poeta, una giornalista, una documentarista, un’attivista nelle prigioni e un’istruttrice al college, Walidah Imarisha era affascinata dai Klingon e dagli Elfi. Lo è ancora.

“La prole di Octavia”, una nuova antologia edita da Imarisha e dalla studiosa di fantascienza, scrittrice e facilitatrice Adrienne Maree Brown, raccoglie i racconti di 23 attivisti e organizzatori politici. Costoro usano fantascienza, fantasy e horror per riflettere sulle esperienze relative all’oppressione, le sfide poste dalla resistenza e la possibilità di nuovi mondi basati sulla giustizia.

All’inizio di aprile, poco prima dell’uscita ufficiale del libro, Imarisha ed io ci siamo seduti insieme a parlare delle connessioni fra fantascienza e attivismo.

octavia's brood

Perché la fantascienza?

WALIDAH IMARISHA: La fantascienza è l’unico genere letterario che non solo ti permette di lasciare da parte tutto quel che ti è stato insegnato come “realistico”, ma in effetti richiede tu lo faccia. In questo modo ti consente di muoverti oltre i confini di quel che è realistico e quel che è reale, nel regno nell’immaginazione: il che è, invero, quanto gli organizzatori fanno ogni singolo giorno. Tutto il lavoro organizzativo è fantascienza. Quando gli organizzatori immaginano un mondo senza povertà, senza guerra, senza confini o prigioni – quella è fantascienza. Essere capaci di sognare collettivamente questi nuovi mondi significa che possiamo cominciare a crearli, qui.

Cosa può dirci il femminismo della fantascienza? In particolare sulle convenzioni del genere e il modo in cui le storie sono narrate? In che modo la fiction “visionaria” ci aiuta a comprendere il femminismo, in particolare?

WALIDAH IMARISHA: In maggioranza, le persone che sono state coinvolte in questo processo, e che amavano la fantascienza prima di essere coinvolte, si sono sempre sentite marginalizzate. Intendo, io sono cresciuta come una secchiona. Mi piace ancora Star Trek. Ho passato fin troppo tempo ad imparare nomi di pianeti e linguaggi che non esistono in alcun contesto utile. Pure, quei mondi non erano creati da me, non mi comprendevano. Avevo ben chiari i limiti della fantascienza mainstream nella sua capacità di interagire con le complessità della mia identità o con il fatto che gente come me riuscisse a vivere nel futuro.

Penso sia per questo che Octavia Butler e altri scrittori di sf che hanno infuso nei loro lavori un senso di giustizia e scritto dal punto di vista della gente di colore siano così importanti: perché hanno operato un mutamento nel modo in cui guardiamo a noi stessi.

La prima volta in assoluto in cui ho visto una persona nera in un libro di fantascienza l’ho dovuta a “Kindred” di Octavia Butler. Sono una liceale in una libreria dell’usato e fisso questa copertina su cui ci sono due volti di donne nere che si incrociano… era la prima volta in cui vedevo persone che mi assomigliavano sulla copertina di un libro di fantascienza. Ho pensato: Non ho bisogno di leggere il riassunto in quarta, questo lo compro, ovviamente e intendo leggere qualsiasi altra cosa l’autrice abbia scritto!

Riguarda il dare alle persone il potere di scrivere se stesse nella storia. Sfidare l’idea che solo determinate persone sono abilitate a creare la narrativa su cosa sarà il futuro è anche sfidare l’idea che solo determinate persone abbiano la capacità di costruirlo, o di immaginare come le nostre vite dovrebbero essere strutturate.

Uno dei princìpi della fiction visionaria è rendere centrali le persone che sono state marginalizzate. Tu sai che la stragrande maggioranza dei personaggi creati da Octavia Butler sono giovani donne di colore. Quando noi guardiamo attraverso gli occhi di persone con identità intersezionali – razza, genere, nazionalità, abilità – non solo spostiamo il modo in cui guardiamo il mondo, ma trasformiamo questo modo completamente. E trasformiamo anche ciò che crediamo essere liberazione.

Per me, come femminista, questa è una convinzione di base: il muovere le persone che sono state marginalizzate al centro della scena, non per poterle assimilare all’esistente struttura oppressiva di potere, ma in modo da guardare alla liberazione tramite nuovi occhi. Il racconto di Leah Lakshni Piepzna-Samarasinha nella nostra antologia, “Bambini che volano”, è uno straordinario esempio di ciò. L’idea di fondo è che ci sono questi sopravvissuti al trauma, per lo più sopravvissuti ad abusi sessuali patiti da bambini, e stanno attraversando un processo dissociativo – il che, come ci viene detto, è un problema, giusto? Qualcosa su cui tu ti devi impegnare, per curarlo, qualcosa per cui devi andare in terapia. Ma la storia, invece di dire che queste donne di colore, queste persone transessuali, sono “rotte”, suggerisce che la loro capacità di uscire dai corpi è finalizzata ad unire le loro energie per cominciare a guarire questo “rotto” mondo. Penso sia una rilettura incredibilmente potente.

La questione identitaria è davvero centrale a molti dei racconti. Ma queste storie sono anche destabilizzanti delle stesse identità che narrano: costringono il lettore a riflettere davvero sul modo in cui razza e genere sono costruiti. Perciò, portano l’attenzione sull’idea di identità ma la mettono anche in discussione. Era parte del progetto iniziale o è risultato così per via delle persone a cui hai chiesto di scrivere i racconti?

WALIDAH IMARISHA: Penso sia parte di quel che significa avere organizzatori, attivisti, agenti del cambiamento, che scrivono queste storie: sono persone che hanno le loro radici nell’idea di costruire nuovi mondi. Vedono le complessità perché le vivono. Una cosa è leggere sul giornale della brutalità della polizia e pensare di scriverci su una storia, un’altra è essere sul territorio, organizzarsi, andare a una dimostrazione, confrontarsi con la polizia, lavorare con i familiari di chi ha subìto la violenza della polizia. Ciò ti fornisce una cornice che ha più sfumature, è più complessa e vera, e nei termini della costruzione di un nuovo mondo è più “utile”.

Molti degli autori sono persone che vivono nelle intersezioni delle identità: donne queer di colore, giovani con disabilità, molte identità multiple allo stesso tempo. Perciò riconoscono che il modo semplicistico in cui noi parliamo delle identità – razza o genere o sessualità – non funziona. Le categorie suddette sono dinamiche e interattive e questo conferisce la capacità di essere visionari.

astronaute

Una delle persone che ha contribuito al progetto del libro, Morrigan Phillips, ha creato un seminario dal titolo “Fantascienza e organizzazione di azioni dirette”. Prende dei mondi esistenti nella letteratura fantastica, come Oz o Mordor, e ti chiede di scegliere le persone marginalizzate al loro interno, di creare uno scopo per esse e di sviluppare azioni dirette per raggiungere tale scopo. E’ il seminario più divertente del nostro pianeta, e anche di qualsiasi altro pianeta! Ti trovi con le scimmie volanti di Oz che reclamano il diritto al ritorno, perché sono state portate via dalla loro terra natale. E ti trovi con i combattenti Uruk-hai a Mordor che si sollevano contro i loro padroni schiavisti, o con il Fronte di Liberazione degli Elfi che crea corsi di istruzione politica.

Certo molti di questi mondi fantastici sono “problematici”, ma questo non significa che dobbiamo gettarli da parte. Se abbiamo investito del tempo in essi, vuol dire che per qualche ragione ci hanno parlato. Per cui sì, Star Trek ha come sfondo una forza militare che sta colonizzando l’intera galassia, è assolutamente problematico e io – santo cielo – ho imparato la lingua dei Klingon. Il nostro punto di vista al proposito è rendere le persone legittimate a interagire con questi mondi, a ri-visualizzarli e reinterpretarli in modo da rispondere ad essi e sovvertirli. E, di converso, l’altro lato della faccenda è sentirsi abbastanza potenti da creare cambiamenti.

Noi nei movimenti radicali spesso lottiamo “contro” qualcosa invece di costruire qualcosa d’altro. E dobbiamo certamente fare ciò, ma non vogliamo neppure consumare l’intera nostra energia nella semplice sfida all’esistente. Dobbiamo coltivare la nostra capacità di sognare quel che sarà, e renderlo reale. Questo è il modo in cui tutti i cambiamenti più significativi sono avvenuti.

Read Full Post »

N.K. Jemisin è un’autrice afro-americana di fantasy e fantascienza (di suoi lavori tradotti in italiano ne conosco due: “I Centomila Regni” – Ed. Gargoyle e “La luna che uccide” – Ed. Fanucci). E’ anche una dei bersagli preferiti del bullismo online, con il suo corollario di minacce di stupro e di morte: è donna, è nera, usa la sua scrittura per esplorare identità, sessualità, potere, violenza… cosi ti aspettavi, cara?, cinguettano i sostenitori dei bulli.

Ma ecco cos’ha da dire lei stessa al proposito – i brani sono tratti da un suo discorso pubblico del 2014:

jemisin

“Nella fantascienza e nella fantasy, autori ed editori e registi e creatori di giochi sono diventati molto più espliciti e ostili nel loro bigottismo. Abbiamo visto tale bigottismo diretto non solo agli autori neri ma agli autori di qualsiasi razza diversa dalla bianca; e lo abbiamo visto dipanarsi lungo le assi del genere, dell’orientamento sessuale, della nazionalità, della classe sociale e così via. Lo abbiamo visto mirato alle case editrici e agli acquirenti di libri e a chi li recensisce.

Nel 2013 fui assalita online da un bigotto che decise di chiamarmi “mezza selvaggia”, tra le altre cose. Lo fece usando l’account Twitter ufficiale della “Science Fiction and Fantasy Writers of America” (SFWA – Associazione degli scrittori di fantascienza e fantasy d’America) e ciò significa che stava usando l’organizzazione come un attrezzo per il suo attacco razzista e sessista personalizzato. Più tardi fu espulso da essa, per questo, ma la cosa interessante è la storia che si è sviluppata attorno a questo incidente: i suoi sostenitori mi fecero sapere che mi avrebbero stuprata o uccisa e io li ho doverosamente segnalati a varie autorità, per quel che serve.

Durante il mese che ci volle all’SFWA per decidere che volevano fare con questo tizio, dormirono sopra la denuncia formale che io avevo mandato loro, perché pensavano che l’avessi mandata “in un momento di rabbia” e che potessi non essere consapevole delle conseguenze. Un membro dell’organizzazione pubblicò un “richiamo alla civiltà” sul suo sito, chiamandomi nel processo una Omarosa (Ndt: un reality statunitense gestito da un’attrice di colore, per estensione una “stupida esibizionista nera”) e una Regina del Dramma, ma ovviamente non intendeva essere sessista o razzista…

In un forum semi-segreto e non ufficiale dell’SFWA ci fu un intenso dibattito che coinvolse ex presidenti e ex funzionari e persone che non erano neppure membri dell’organizzazione, sul perché era così disperatamente importante tenersi in casa molestatori e aggressori, senza contare quanti altri membri il loro atteggiamento cacciava fuori, giacché il garantirgli di dire quel che volevano era assai più importante della capacità di ciascuno di funzionare nello spazio lavorativo e di quella dell’SFWA di esistere come associazione professionale. Perché io non sono la sola donna o la sola persona di colore che è stata fatta bersaglio di intimidazioni e insulti nello sforzo intenzionale di creare un ambiente ostile nei nostri spazi pubblici. La gente nota quel che accade a me perché bene o male ho raggiunto un profilo abbastanza alto da rendere le aggressioni più visibili, ma sospetto che ogni persona che non sia un maschio bianco eterosessuale avrebbe qualcosa da dire sui micro e macro assalti che si traducono in campagne organizzate per dire “questo non è il tuo posto”.

Non il mio posto, eh?

Non il mio posto, eh?

Per cui ritengo di essere stata precipitosa, in precedenza, a chiedere una “riconciliazione” all’interno della fantasy e della fantascienza: la riconciliazione avviene dopo che la violenza è finita.

In Sudafrica la Commissione per la verità e la riconciliazione cominciò ad operare dopo che l’apartheid era terminato; in Ruanda, cominciò quando cessò il genocidio; in Australia, ebbe inizio quando le persone indigene non furono più classificate come “fauna” dal governo del paese. La riconciliazione è parte di un processo di guarigione, ma come può esserci guarigione mentre le ferite sono ancora inflitte? Come possiamo cominciare a parlare di guarigione, quando tutti i perpetratori di violenza pretendono di non aver fatto nulla di male?

Incidentalmente, se il Signor Ben Altri Problemi, il Signor Civiltà e i signori e le signore Libertà di parola a tutti i costi sono ciò che io dovrei aspirare ad essere, allora sono tutta selvaggia e dannatamente orgogliosa di esserlo, per cui costoro possono baciare collettivamente il mio nero culo.

Forse pensate che sia un’iperbole chiamare il bigottismo all’interno dei generi fantascienza e fantasy “violenza”. Ma non so come altro chiamarlo. Fantascienza e fantasy sono dedicate all’esplorazione del futuro e al mito e alla storia. Sogni, se li volete definire così. E chiunque sia capace di sognare è capace di usarli, tuttavia a molti si impedisce di forza l’ingresso, li si tormenta a scopo “rieducativo”, sino a che diventano funzionali allo status quo. I loro interessi sono confinati all’interno di ghetti creativi, permessi solo in circostanze prescritte e numeri limitati. Quando appaiono, ci si aspetta da subito che mostrino il tesserino: “Ascolta, questa è un’antologia dell’antica sapienza nativa americana: mettici una kachina (Ndt. una bambola che rappresenta uno spirito, in uso in varie etnie nativo-americane) in copertina, o non possiamo pubblicarlo. No, no, non possiamo mettere un vero Navajo in copertina, sei pazzo? Vogliamo che il libro venda. Quella persona lì sembra troppo bianca, tra l’altro: sicuro che stia dicendo la verità, sull’essere indiano? Cosa vuol dire che è un Inuit?”

Interi sottogeneri come il “realismo magico” e la letteratura per giovani adulti sono stati aggiustati per razza e sesso, con l’inerente discriminazione così normalizzata da risultare invisibile. Il risultato è un pubblico di lettori pronto a difendere questa idea: i draghi ci stanno bene, quella gente no. La cosa peggiore di tutte è che la violenza ha raggiunto un punto in cui si auto-perpetua. Non so quante volte mi è stato detto che come persona di colore non potevo essere una scrittrice di fantascienza e fantasy: da altre persone di colore.

Ma la violenza operata è più che metafisica o tematica. Carriere sono strangolate alla nascita. Identità sono violentate – e uso la parola intenzionalmente, non in senso metaforico. Come definisci, altrimenti, il fatto che i dati sensibili di una fan sono resi pubblici e la sua vita scandagliata in cerca di dati e dettagli, sino a che comincia a ricevere telefonate a casa e al lavoro con minacce dirette al suo corpo, alla sua famiglia, alla sua carriera? Non ho neppure bisogno di fare esempi specifici, perché ciò accade troppo spesso e a troppe persone. E temo che la violenza aumenterà mano a mano che noi saremo di più a chiedere di veder riconosciuti i nostri contributi e la nostra presenza, e rispetto per le nostre persone.

Io continuo a fare le mie cose – scrivere, migliorare quel che scrivo, pubblicare quel che scrivo. Ogni due o tre mesi devo fermarmi per maneggiare un po’ di stronzate bigotte. Poi torno a scrivere. Quest’anno per la prima volta in vita mia mi hanno diagnosticato la pressione alta. Sta tornando normale, ma il bigottismo uccide, sapete. Devo aver più cura di me. Devo sopravvivere. Perché è quello che dobbiamo fare tutti, se vogliamo arrivare al punto della riconciliazione. Ma non ci siamo ancora.

Perciò. Pensano che siamo dei selvaggi? Mostriamo loro esattamente cosa significa. Fatevi coraggio. Reclamate la conoscenza e il linguaggio che saranno le vostre “armi”. Fate gruppo con chi la pensa come voi e datevi forza l’un l’altro, non tentate da soli. E da questo momento in poi, ogni volta in cui vedete razzismo e sessismo nella fantascienza e nella fantasy attaccateli. Non aspettate che la minaccia, l’insulto siano diretti a voi: reagite anche se sono diretti ad un gruppo diverso dal vostro. Se non siete in grado di saltare in sella e andare al galoppo per qualcun altro, come potete aspettarvi che qualcun altro cavalchi per voi?

bae doo-na

Abbiate chiaro che all’interno dell’ambiente c’è gente che vi odia e non vi vuole fra i piedi e che, se potrà, vi farà del male. Non tollerate la loro intolleranza. Non cercate di essere “obiettivi” e “bilanciati”. Dite loro che non sono i benvenuti. Metteteli a disagio. Cacciateli via. Lottate, maledizione.

E così un giorno, quando la lotta sarà finita, potremo guarire. Quel giorno, almeno, ognuno di noi potrà sognare liberamente.

Read Full Post »

battaglia dei cinque eserciti

“Salve, sono Aragorn, figlio di Gilraen, figlia di Ivorwen.” Che? Un momento. Non vi suona proprio “giusto”, vero? Di solito ne “Il Signore degli Anelli” e “Lo Hobbit” la tiritera di presentazione è: “Sono Tizio, figlio di Caio.” (più, eventualmente, “figlio di Sempronio”).”

Nicole Cliffe ha dato inizio ad un trend che potremmo chiamare “figli/figlie di mamma nell’universo tolkeniano” con il pezzo intitolato “How Tolkien Characters Would Introduce Themselves in a Matriarchal Society” (The Toast, 2014), e cioè: “Come i personaggi di Tolkien presenterebbero se stessi in una società matriarcale”.

Alcune battute, tradotte, perdono la carica comica e ho dovuto tralasciarle. Altre ho dovuto adattarle perché mantenessero il senso originario. Comunque, mentre i fans aspettano la premiere de “La battaglia delle cinque armate” – 1° dicembre, Londra, Leicester Square – e quelli italiani in particolare aspettano l’uscita del film nei nostri cinema il 17 dicembre, non ci fa male sorridere un po’ su questo straordinario mondo fantastico che io anch’io amo molto. Maria G. Di Rienzo

“Salve, sono Celeborn, ma potete chiamarmi Di-Galadriel.”

“Salve, sono Legolas, figlio di un’elfa talmente straordinaria da aver reso Thranduil eterosessuale per una notte.”

Un piccolo Legolas con il babbo

Un piccolo Legolas con il babbo

“Salve, sono Boromir, figlio di Finduilas. Quando la mamma morì, papà divenne cupo, strambo e inefficente come leader: agli uomini capita spesso.”

“Salve, sono Shelob, figlia di Ungoliant. Mia madre si mangiò la luce dei due alberi che illuminavano il mondo, ma io mi accontenterò di mangiare te.”

“Salve, sono Tauriel, un concentrato di tensione da arciera e sensualità elfica, figlia di Peter Jackson e George Lucas. Sono la sorellastra di Azog, l’orco albino, una creatura nata fuori dal vincolo matrimoniale dei suddetti. Ne’ io ne’ lui abbiamo madri degne di nota, perché non si poteva stiracchiare Tolkien fin là.”

“Salve, sono (a scelta)… Gimli Gloin Thorin Ori Dori Nori Oin Dwalin Fundin Balin Bifur Bofur Bombur Dain… figlio di una nana così eccelsa e riverita che è proibito ripetere il suo nome.”

Thorin, al centro, con il fratello e la sorella

Thorin, al centro, con il fratello e la sorella

(parlando ad Aragorn) “Il mio nome è Éowyn, figlia di Théodwyn. Io non scambio chiacchiere inutili con gli uomini. Togliti di mezzo o ti toglierà di mezzo la mia spada. Se più tardi dovessi decidere di divertirmi con il tuo corpo, te lo farò sapere. Per il momento, puoi dormire nelle stalle.”

(riscrittura del dialogo cinematografico fra Éowyn e Aragorn in “Le Due Torri”)

Aragorn: Non temo la morte.

Éowyn: E cosa temi?

Aragorn: Essere castrato dalle amazzoni di Rohan!

Éowyn: Tu sei uno scudiero di Gondor. Ho bisogno di tenerti qui attorno per la riproduzione e altri servizi. Non penso che quello sarà il tuo fato.

E per finire… “Sauron. E Morgoth. Senza mamma. Niente di buono viene dagli uomini che si riproducono da soli, Iluvatar.”

Read Full Post »

Kameron

Kameron Hurley è una scrittrice di fantascienza e fantasy, vincitrice per due volte del Premio Hugo, uno dei quali lo ha ricevuto per il saggio “Abbiamo sempre combattuto”, che parla delle donne nei conflitti in ambito storico e letterario. Ha due diplomi universitari in Storia conseguiti negli Usa e in Sudafrica. Il suo ultimo romanzo “The Mirror Empire”, pubblicato nell’agosto 2014, sta suscitando un grande clamore nell’ambiente del fantastico: fantastico che Hurley ha usato come attrezzo per puntare la luce su istanze politiche e sociali contemporanee… di conseguenza, il romanzo è franco e talvolta brutale.

In un’intervista precedente l’uscita del libro aveva detto: “Sono profondamente interessata ai modi in cui giustifichiamo l’oppressione e la violenza su altre persone, in nome della percezione che abbiamo della loro razza, del loro sesso, della loro classe sociale o delle loro convinzioni. Nel passato e ancor oggi è visibile come la religione e la scienza siano usate per giustificare i pregiudizi esistenti. Noi tendiamo ad enfatizzare le prove che sostengono i nostri attuali convincimenti e ad ignorare le prove che li refutano. Sui media va così tutto il tempo. Si spingono sino a pubblicare studi non ancora controllati dalla comunità scientifica, solo per far sentire tutti meglio rispetto ai loro pregiudizi.”

Non ho idea se “The Mirror Empire” verrà (o sia già stato) tradotto in italiano, ma nel mentre lo spero, devo dire che Kameron mi piace davvero molto. Il brano seguente è tratto da: “On Responding to Reviews” del 25.9.2014, in cui l’Autrice risponde a chi le chiede perché non si impegna in dibattiti sui commenti negativi al romanzo suddetto.

“Ci sono delle ragioni molto buone per questo. Innanzitutto, sono un’autrice professionista e ho cose migliori da fare che discutere con un lettore quattordicenne su internet (specialmente con i troll che fingono di essere lettori). Non c’è miglior segno che indichi un dilettante dell’andar dietro al lettore Pinco Pallino e prenderlo sul serio perché è seccato per quanto sono difficili i nomi nel tuo libro, o perché pensa che tu stia tentando di imporre la tua agenda gay-femminista e la promiscuità socialista/comunista alle masse. E’ solo un libro. Ne ho pubblicati 4 e devo terminare il quinto. Che della gente sia scocciata dalle tematiche che io affronto sulle mie pagine di fiction è qualcosa che mi aspettavo. Il contrattacco dei troll, con tizi che fingono di essere donne queer di colore oltraggiate, pure (e sono anche i troll più facili da individuare). Il comportamento classico dei troll mira al crollo dell’autore. Io effettivamente non sono molto brava con i crolli. I troll tendono ad essere dei sadici che si deliziano del dolore altrui. Ho scoperto che un mucchio di responsi al mio lavoro mi dicono più cose del lettore che del libro, e li trovo assai divertenti, anziché dolorosi. Ecco perché non potrei mai avere una relazione con un sadico: morirebbe disperato mentre io rido. (…)

Non intendo smettere di scrivere perché la gente si arrabbia su internet. Sentite un po’. La gente si arrabbia su ogni sorta di cose. C’è un tipo di rabbia del tutto legittima e comprensibile. Io sono in grado di distinguere se ho urtato davvero qualcuno o se ho sbagliato qualcosa dalla rabbia delle persone che sono a disagio perché hanno dovuto pensare a cose a cui non avevano mai dovuto pensare prima. Perciò, non preoccupatevi. C’è differenza e io sono capace di vederla. Fatevi coraggio. Abbiate un po’ di fiducia. Dirò anche che in un mondo in cui le mail dei miei fan superano di gran lunga le mail degli odiatori, e dove gran parte delle mail dei fan sono del tipo “hai cambiato/salvato la mia vita”, io non intendo smettere di scrivere perché alcune persone sono a disagio. Cos’è un tizio che mi urla addosso di aver rovinato la fantasy epica a confronto del mostrare alle persone cos’è possibile, e dell’aver creato una reale, tangibile differenza nelle loro vite? Il tizio finisce per contare zero. Ok, magari conta al punto che mi faccio del popcorn e mi godo il suo spettacolo. Ma emotivamente, intellettualmente, per la carriera? Nulla.” Maria G. Di Rienzo

Read Full Post »

Older Posts »

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: