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Posts Tagged ‘femminismo’

Ieri Antonella Rigon (grazie) mi ha segnalato questa notizia riportata dall’Ansa e dal Giornale di Vicenza: “Il gip: ‘La sculacciata in ufficio non è reato’. L’inchiesta aperta dopo la denuncia di un’impiegata – Un impiegato vicentino di 38 anni si è visto archiviare l’indagine che la procura aveva aperto a suo carico dopo la denuncia di una sua collega di lavoro. Quest’ultima, 40 anni, si era rivolta alla magistratura dopo che per tre volte quello che era il suo diretto superiore, in ufficio, le aveva rifilato una sculacciata davanti ad altri impiegati. Per la vittima si trattava di un’umiliazione da codice penale, che integra i reati di violenza sessuale nell’ipotesi lieve e di ingiuria. Ma il pm prima e il giudice poi sono stati di diverso avviso, sulla scorta delle testimonianze dei colleghi: non c’era stata morbosità nè violenza nè punizione, la sculacciata era un gesto goliardico per invitare la segretaria ad essere veloce con le pratiche.”

Ehi, ma denunciate, denunciate, perché non denunciate? Allora va vi bene…

Dunque, secondo la magistratura, il fattore saliente non è l’aggressione di una donna da parte di un uomo, la violazione della sua integrità fisica e delle norme per cui si trova in quell’ufficio (sono sicura che sul contratto d’impiego da lei firmato non c’era la clausola del farsi “scherzosamente” mettere le mani addosso dai superiori gerarchici), non la sua umiliazione e infantilizzazione di fronte a terzi, ma le intenzioni dell’uomo. Se sono “goliardiche” – non mi risulta che i due si trovassero a una festa di laurea, bensì in ambiente lavorativo – è tutto a posto e la gerarchia patriarcale è salva: i sentimenti e le intenzioni degli uomini sono fondamentali, con i sentimenti e le intenzioni delle donne possiamo pulirci il didietro, perché non hanno valore.

Tra l’altro, in un tribunale le dichiarate “intenzioni” del perpetratore di un atto che è e resta un abuso ai sensi di legge, possono fungere al massimo da attenuanti (poiché non sono provabili concretamente) e non determinano la natura e la gravità della violazione ne’ definiscono le sentenze. O meglio, questo accadrebbe se ci trovassimo in un paese civile. L’Italia ogni tanto finge di essere tale: per esempio, ha ratificato da un bel pezzo la Convenzione di Istanbul che all’articolo 40 recita: “ogni forma di condotta non voluta, verbale, non verbale o fisica di natura sessuale che ha lo scopo o l’effetto di violare la dignità di una persona (…) è soggetta a sanzione penale o comunque legale.”

Mettere le mani sul didietro di un’altra persona, che non lo vuole e non lo ha chiesto, è morboso, è violento ed è di natura sessuale, che si tratti di una carezza o di un colpo.

Ora, poiché i rapporti di lavoro sono regolati da contratti e legislazioni e se si vuole invitare la segretaria a “essere veloce con le pratiche” o si ritiene che non faccia bene il suo lavoro le misure disciplinari sono dettagliate in essi – e non prevedono mettere in castigo la bambina, sculacciarla, farla stare in ginocchio sui sassi ecc. – questa donna è stata offesa non solo in ufficio, ma tramite la sentenza del tribunale dall’intero consesso sociale.

Il suo paese le è ribadito che il suo corpo non le appartiene, che qualsiasi uomo può fare con / di esso ciò che vuole, che poiché è donna è totalmente priva di tutele e di potere. Non vive in un mondo sensato, reale, decente, ma in quel film porno-pecoreccio in cui la maggioranza degli italiani recita da una trentina d’anni. Mi aspetto e auguro che il sindacato e le associazioni di donne di Vicenza organizzino un po’ di fuochi d’artificio con cui mostrare la miseria di questa rappresentazione. Maria G. Di Rienzo

P.S. Per Antonella e chiunque venga a sapere qualcosa: avvisatemi, Vicenza non è troppo distante per me.

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(“Rape victims’ clothing goes on display to show it’s not about what you wear”, di Tanveer Mann per Metro, 10 gennaio 2018, trad. Maria G. Di Rienzo.)

molenbeek - expo 2

Gli abiti indossati dalle vittime di stupro nel momento in cui furono aggredite sono visibili in una mostra di Bruxelles.

La mostra, che si tiene nel distretto di Molenbeek della capitale belga, si chiama “E’ colpa mia?” e ha lo scopo di spegnere il mito per cui l’abbigliamento provocante sarebbe un fattore nei crimini sessuali violenti.

Gli abiti sono stati prestati dal gruppo di sostegno alle vittime “CAW East Brabant” e includono tute sportive, pigiami e abiti interi.

Lieshbeth Kennes (ndt.: del gruppo succitato) ha detto alla radio VRT1: “E’ quel che noti mentre cammini qui intorno: che erano tutti abiti molto normali e chiunque potrebbe indossarli. C’è anche la maglietta di una bambina con l’immagine del “Mio Piccolo Pony”, alla mostra, il che rende chiara un’amara realtà.”

Kennes ha aggiunto che le vittime sono tuttora biasimate nei casi di assalto sessuale, ove possono essere interrogate a partire dalla presunzione che sono in parte responsabili per quanto è accaduto loro. Per esempio, alcune vittime sono accusate di essere state vestite in modo provocante, di essere state “civette” o persino di star tornando a casa in bicicletta a un’ora tarda della notte.

Lieshbeth Kennes ha detto: “C’è una sola persona responsabile, una persona che può prevenire lo stupro: il perpetratore.”

molenbeek - expo

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C’è uno sceneggiato in preparazione per Netflix che preferiremmo non vedere. Soprattutto, vorrebbero che la produzione si fermasse 56 fra attiviste contro lo sfruttamento sessuale e sopravvissute al traffico sessuale, che hanno spiegato come lo sceneggiato “Baby” normalizza l’abuso sessuale dei minori:

http://endsexualexploitation.org/wp-content/uploads/Netflix_Baby_Sign-On-Letter_FINAL_01-11-18-1-1.pdf

“Come sopravvissute al traffico sessuale e/o esperte della materia, fornitrici di servizi sociali e attiviste per l’abolizione dello sfruttamento sessuale, – si legge nel documento – scriviamo per esprimere la nostra profonda preoccupazione rispetto all’intenzione di Netflix di sviluppare una serie televisiva per il mercato italiano basandosi sulla storia “Baby”. Come sapete, la trama fa generico riferimento allo “Scandalo delle Baby Squillo” (i.e. “scandalo delle prostitute bambine”), che ha coinvolto nello sfruttamento sessuale commerciale ragazze di 14-15 anni, almeno una delle quali trafficata sessualmente dalla propria madre.

https://lunanuvola.wordpress.com/2013/10/29/la-normalita-di-viale-parioli/

Per favore vedete di capire che non esistono “prostitute bambine” – esistono solo bambine abusate sessualmente, sfruttate e stuprate. Più di 40 uomini sono stati sospettati di aver acquistato le ragazze e otto trafficanti sono stati arrestati: il capo della banda ha ricevuto una sentenza di 10 anni di carcere. (…)

Non solo Baby è associato allo sfruttamento sessuale avvenuto nelle vite reali di ragazzine di 14-15 anni, ma è già stato presentato come una storia di “formazione” su adolescenti che “sfidano le norme sociali” nel tentativo di erotizzare il sistema di sfruttamento della prostituzione.

https://lunanuvola.wordpress.com/2016/10/09/non-sono-giocattoli/

Ci sono pochi dubbi sul fatto che il commercio sessuale sarà usato come comodo sfondo per mescolare alla sceneggiatura scene sessualmente esplicite in cui attrici recitano nel ruolo di ragazze adolescenti. Facendo questo, normalizzerete lo sfruttamento sessuale commerciale dei minorenni.

(questa serie tv) è destinata a perpetuare due pericolosi miti che circondano l’abuso sessuale:

Mito n. 1 – La prostituzione delle adolescenti è distinta dal traffico sessuale.

Per la legge (…) non esistono “prostitute minorenni”. Chiunque sia coinvolto in sesso commerciale e sia minore di 18 anni è per legge una vittima di traffico sessuale; la legge perciò afferma che le/i minori non possono acconsentire al proprio sfruttamento sessuale.

Quando la società normalizza l’idea della prostituzione di minori, per esempio per “l’intrattenimento” che essa genera e la assimila, diventa più difficile per le forze dell’ordine ottenere la condanna di trafficanti, magnaccia e compratori di sesso che stanno abusando dei/delle minori. (…)

Mito n. 2 – La prostituzione è un’affascinante, anche se rischiosa, avventura imprenditoriale.

Persino nelle cosiddette cerchie della prostituzione VIP, la prostituzione è raramente un affare conveniente per quelle che sono comprate e vendute. La sopravvissuta alla prostituzione Rebecca Bender ha detto: La maggior parte delle donne che hanno alte tariffe e clientela di alta classe sociale, hanno pure un trafficante che si prende il 100% dei loro soldi. (…)”

La lettera presentata da Lisa Thompson, vicepresidente di NCOSE – National Center on Sexual Exploitation, oltre a contenere precisi – e strazianti – riferimenti a studi e ricerche sulla violenza inestricabilmente legata alla prostituzione, propone a Netflix un codice di condotta.

Se Netflix ha di recente licenziato Kevin Spacey (“House of Cards”) per le molestie sessuali di cui è accusato, ha detto Thompson alla stampa, “produrre uno show che glorifica il traffico sessuale di minori e lo classifica come tagliente intrattenimento è il massimo dell’ipocrisia.”

Maria G. Di Rienzo

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(brano tratto da: “What We Want for 2018: The Biggest Movement Leaders Envision the Changes Ahead”, di Beverly Bell per “Yes! Magazine”, 5 gennaio 2018, trad. e adattamento Maria G. Di Rienzo. Si tratta di una serie di brevi interviste a attiviste/i di spicco nei movimenti sociali, a cui è stato chiesto cosa prevedono e desiderano per l’anno nuovo. Io ho trovato particolarmente interessanti due donne.)

chiponda

Melania Chiponda (1) – Attivista femminista, fa campagna per la giustizia climatica ed è stata parte della sollevazione che, in Zimbabwe, ha rovesciato Robert Mugabe.

“La marcia di milioni di persone attraverso lo Zimbabwe, il 18 novembre, per la nostra democrazia, per la pace e la salvezza economica ha avuto successo nel far cadere Mugabe. E’ stata una rivoluzione.

Come femminista africana, ho marciato anche per qualcosa che sta più in profondità: per la liberazione delle donne, per l’eguaglianza delle persone di tutte le razze, religioni, generi, gruppi etnici e classi sociali. Ma da un punto di vista femminista la vera rivoluzione non è ancora avvenuta. Il mio sogno per il 2018 e oltre è di un vero cambiamento, non solo un cambio di guardia da Mugabe al suo ex braccio destro, il crudele Emmerson Mnangagwa.

Se vogliamo correggere il sistema politico e il sistema economico, dovremmo liberarci del capitalismo patriarcale. Io mi sento in trappola ove ogni strada di accesso al potere è dominata in modo schiacciante dai maschi. Un sistema economico più cooperativo ed egualitario non può essere basato sulla supremazia maschile.

In un mondo in cui le donne sono viste principalmente come madri e addette al lavoro di cura, e devono sconfiggere la forte resistenza ideologica e politica degli uomini per partecipare ai sistemi politici ed economici, la mia speranza è che noi si dia inizio a una vera rivoluzione contro il capitalismo patriarcale.

okon

Emem Okon – Direttrice del Centro delle Donne per lo sviluppo e le risorse di Kebetkache, un’organizzazione nigeriana eco-femminista che organizza la lotta contro le compagnie petrolifere.

Come donne del delta del Niger, speriamo questo per il 2018: Niente su di noi senza di noi!

Durante questo nuovo anno mireremo a maggior potere per il movimento eco-femminista mentre ci confrontiamo con le compagnie petrolifere che hanno rubato le nostre terre, degradato il nostro ambiente e la biodiversità, e aumentato la violenza.

Mi aspetto maggior visibilità per le donne mentre agiamo per la protezione, la bonifica e il ripristino del nostro ambiente naturale. Prevedo mobilitazioni di donne ancora più vaste e non vedo l’ora di partecipare alle consultazioni con le donne che stanno facendo pressione sulle compagnie petrolifere affinché conducano le valutazioni di impatto ambientale prima di cominciare le attività sulle terre delle loro comunità. Ho la visione delle aspirazioni di chi appartiene alle comunità: l’avere riconoscimento e rispetto dalle compagnie petrolifere.

Infine, prendo speranza dal sapere che spingeremo per una prospettiva relativa ai diritti delle donne mentre ci impegniamo per gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile e ne controlliamo il progresso, per assicurarci che nessuno sia lasciato indietro e che il governo e le compagnie petrolifere facciano le cose giuste.

(1) Vedi anche:

https://lunanuvola.wordpress.com/2016/09/13/defendher/

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“Guardando con occhi che sono consapevoli del genere, le donne tendono a far luce sulle connessioni fra l’oppressione che è la verosimile causa del conflitto (oppressione etnica o nazionale) e un’altra che è trasversale: quella del regime di genere. Il lavoro femminista è incline a rappresentare la guerra come continuum della violenza che va dalla camera da letto al campo di battaglia, attraversando i nostri corpi e la nostra percezione del sé.

Noi lo intravediamo più prontamente perché, come donne, abbiamo visto che la “casa” stessa non è il paradiso per cui è spacciata. Perché, se essa è un rifugio, così tante donne devono fuggirla per andare nei “rifugi”? E riconosciamo, con Virginia Woolf, che “i mondi pubblico e privato sono inseparabilmente connessi: che le tirannie e i servilismi dell’uno sono le tirannie e i servilismi dell’altro.”, Cynthia Cockburn, in “Negotiating Gender and National Identities”, trad. Maria G. Di Rienzo.

cynthia cockburn

Cynthia Cockburn è una femminista, attivista pacifista e antimilitarista e docente universitaria inglese nata nel 1934.

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(“Communiqué of the Indigenous Revolutionary Clandestine Committee, General Command of the Zapatista National Liberation Army”, 29 dicembre 2017, trad. Maria G. Di Rienzo.)

ezln

Alle donne del Messico e del Mondo:

Alle donne originarie del Messico e del Mondo:

Alle donne dei Consigli di governo indigeni:

Alle donne del Congresso nazionale indigeno:

Alle donne nazionali e internazionali dei Sei continenti:

Compañeras, sorelle:

Vi salutiamo con rispetto e affetto da quelle donne che siamo – donne che lottano, che resistono e si ribellano contro lo stato sciovinista e patriarcale.

Sappiamo bene che un brutto sistema non solo ci sfrutta, ci reprime, ci deruba e non ci rispetta come esseri umani, ma ci sfrutta, ci reprime, ci deruba e non ci rispetta di nuovo come donne.

E sappiamo che le cose ora vanno peggio, perché siamo assassinate in tutto il mondo. E gli assassini non pagano alcun prezzo – il vero omicida è sempre il sistema che sta dietro la faccia di un uomo – perché le loro azioni sono occultate, loro sono protetti e persino ricompensati dalla polizia, dai tribunali, dai media, dai cattivi governi e da tutti quelli che vogliono mantenere le loro posizioni stando sulle schiene della nostra sofferenza.

Tuttavia non siamo terrorizzate, o se lo siamo controlliamo la nostra paura e non ci arrendiamo, non ci fermiamo e non ci vendiamo.

Perciò, se sei una donna in lotta che è contro quel che ci fanno perché donne; se non sei spaventata (o se lo sei, ma controlli la tua paura), allora ti invitiamo a un incontro con noi, per parlarci e ascoltarci come le donne che siamo.

Pertanto invitiamo tutte le donne ribelli del mondo al:

Primo incontro internazionale di politica, arte, sport e culture per le donne in lotta, che sarà tenuto a Caracol di Morelia, zona Tzotz Choj del Chiapas, Messico, l’8 – 9 – 10 marzo 2018.

Gli arrivi sono previsti per il 7 marzo e la partenza per l’11 marzo.

Se sei un uomo, stai ascoltando o leggendo questo invano, perché non sei invitato.

Per quel che riguarda gli uomini zapatisti, li metteremo al lavoro in tutte le faccende necessarie, di modo che noi si possa suonare, parlare, cantare, danzare, recitare poesie e impegnarci in ogni altra forma di arte e cultura che desideriamo condividere senza imbarazzo. Gli uomini si occuperanno di tutte le mansioni necessarie in cucina e alle pulizie.

Si può partecipare come singole o come collettivi. Potete registrarvi a questa e-mail:

encuentromujeresqueluchan@ezln.org.mx

Includete il vostro nome, da dove venite, se partecipate da sole o in collettivo, e come volete partecipare o se volete semplicemente festeggiare con noi.

La tua età, il tuo colore, la tua taglia, la tua fede religiosa, la tua razza e il tuo modo di essere non importano; quel che solo importa è che tu sia una donna e che tu stia lottando contro il sistema capitalista, sciovinista e patriarcale.

Se vuoi venire con i tuoi figli maschi ancora piccolini, va bene, puoi portarli. L’esperienza servirà a iniziare a mettere nelle loro teste che le donne non accetteranno più violenza, umiliazione, scorno o o altre stronzate dagli uomini o dal sistema.

E se un maschio dall’età superiore ai 16 anni vuol venire con te, è una scelta tua, ma qui non andrà oltre la cucina. Potrebbe a ogni modo essere in grado di ascoltare alcune delle attività e di imparare qualcosa.

Riassumendo, gli uomini non possono venire a meno che una donna li accompagni.

Per il momento è tutto, vi aspettiamo qui, compañeras e sorelle.

Dalle montagne del sudest messicano, per il Comitato clandestino indigeno rivoluzionario – Comando generale dell’esercito zapatista di liberazione nazionale, e in nome di tutte le ragazze, le giovani donne, le donne adulte e le donne anziane, vive e morte, le consigliere, le rappresentanti donne del Consiglio del buon governo, le donne promotrici, le miliziane, le insorgenti, e la base di sostegno zapatista,

le Comandanti Jessica, Esmeralda, Lucía, Zenaida e la bambina Defensa Zapatista

Messico, 29 dicembre 2017

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“La povertà è sessista” è la frase in corsivo sulla maglietta dell’attrice Connie Britton.

connie britton

In risposta ho letto parecchi “non ha senso”, “che significa”, “non è vero” – per stare sul blando. E’ il vostro giorno fortunato, ragazzi (tutti i commenti che io ho visto erano di persone di sesso maschile), vi informo io.

“La povertà è sessista” è uno slogan in giro da parecchi anni ed è la “frase chiave” di una delle campagne di ONE (rete attivista) spiegata così:

“In nessun luogo sulla Terra le donne hanno tante opportunità quante ne hanno gli uomini. Da nessuna parte. Ma le per le bambine e le donne nei paesi più poveri la diseguaglianza si amplifica.

Noi non metteremo fine alla miseria sino a che non abbatteremo le barriere che tengono indietro bambine e donne. Il sessismo è globale – anche la lotta contro di esso dovrebbe esserlo.

“La povertà è sessista” dà conto delle diseguaglianze nelle leggi, nelle opportunità, negli stipendi, nell’assistenza sanitaria, nello status politico, nei diritti legali, eccetera eccetera, che rendono le donne più vulnerabili e le rendono la maggioranza dei poveri nel mondo.

* Una donna su tre fa esperienza di violenza sessuale / fisica durante la propria vita.

* Le donne guadagnano meno degli uomini a parità di mansioni e orario nella maggior parte delle nazioni esistenti.

* Due terzi degli analfabeti sul pianeta sono donne.

* Ventotto bambine (minorenni) sono date in mogli ogni minuto.

* 131 milioni di bambine in età scolare a scuola non ci vanno.

* Nessun paese al mondo ha raggiunto l’eguaglianza di genere in senso economico perché le legislazioni, la strutture sociali e le abitudini culturali continuano a privilegiare gli uomini.

Perciò, non si può lottare contro la povertà se non si lotta contro l’ingiustizia di genere, punto e basta.

Maria G. Di Rienzo

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