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Posts Tagged ‘femminismo’

E’ la versione americana, gonfiata e amplificata e molto più abbiente, di Feltri o di Sgarbi.

Le frasi seguenti vengono da un libro degli anni ’90 composto di sue citazioni:

“Se le donne volessero essere apprezzate per i loro cervelli, andrebbero in biblioteca invece che da Bloomingdale’s.”

“Voglio sesso orale da Jane Fonda. Avete dato un’occhiata a Jane Fonda? Non è male per essere una cinquantenne.”

“So per certo (è fattuale!) che ogni donna che ha del rispetto per se stessa, quando cammina accanto a un cantiere e non riceve un fischio si gira e continua a camminare avanti e indietro fino a che non ne ottiene uno.”

“La famiglia reale (britannica) – che mucchio di disadattati: un gay, un architetto, quella lesbica con la faccia da cavallo e un ragazzo che ha rinunciato a Koo Stark per una manza grassa.”

“Uno sport che non usa palle? Il sesso lesbico.”

“(i computer delle mie aziende) fanno qualsiasi cosa, incluso fornirvi sesso orale. Immagino che questo metta fuori gioco un bel po’ di voi ragazze.”

Il resto qui di seguito è invece cosa assai più recente rilasciata in pubblico:

“Mi piace il teatro, andare a cena e dar la caccia alle donne. Lasciate che vi spieghi: sono un miliardario single ed eterosessuale a Manhattan. Che ne pensate? E’ un sogno bagnato.”

Ne ha anche per “l’enorme massa di maschi neri e latini dell’età, diciamo, fra i 16 e i 25 anni” senza impiego e senza prospettive semplicemente perché non sa “come comportarsi nel posto di lavoro”, pensa che avere una sanità pubblica (“Obamacare”) sia “una disgrazia” e soffre di una sorta di disagio psicologico per cui pensa di essere vittima di razzismo (i tipi come lui dicono cose del genere dopo aver preso una multa per velocità eccessiva): “La polizia ferma sproporzionatamente e troppo i bianchi – e troppo poco le minoranze.”

Il libro è “The Portable Bloomberg: The Wit and Wisdom of Michael Bloomberg” (wit and wisdom, capito, arguzia e saggezza): i curatori hanno assicurato che tutte le citazioni sono proprio del sig. Bloomberg e che nulla è stato abbellito o esagerato e inoltre che alcune frasi sono state lasciate fuori dal testo perché “troppo oltraggiose” (cioè, c’era davvero di peggio?). Bloomberg, da par suo, non ne ha mai smentita nessuna. Ha solo ammesso che sì, forse ha detto delle cose “inappropriate” che potrebbero aver offeso qualcuno e in tal caso, ovviamente, si scusa.

“Le sue parole – hanno aggiunto i suoi sostenitori – non sempre hanno concordato con i valori su cui fonda la sua vita.” Ah be’, questo aggiusta tutto. Sono sicura che se questo pagliaccio ricco sostituisce il pagliaccio ricco attuale (Trump) possiamo aspettarci massimo rispetto e altissima considerazione per le donne – in particolare per le donne lesbiche e per le minoranze di qualsiasi tipo nonché una affettuosa attenzione per chi non può permettersi i costi della sanità privata:

A chi sta morendo perché non può pagare le proprie cure mediche invio un saluto e una preghiera. Mi scuserà se non gli faccio visita, ma dopo il teatro devo andare a cena e a caccia di manze, sa quelle robe senza cervello che passano il tempo nei grandi magazzini e attorno ai cantieri. Pensi che in biblioteca non ne ho mai vista una, anche perché non ci vado mai.”

Repubblicano o democratico – Bloomberg è passato per ambo i partiti – il “sogno americano” sembra essere ridotto a un anziano cafone sessista, razzista, classista e omofobo… va da sé, strafogato di soldi.

Maria G. Di Rienzo

(Le citazioni vengono da: The Week in Patriarchy, “Who said it – Trump or Bloomberg? Take our revealing quiz”, di Arwa Mahdawi per The Guardian, 22 febbraio 2020.)

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amanirenas 2

Amanirenas (o Amanirena) fu regina – qore e kandake, “re” ed “erede matrilineare” – del Kush dal 40 al 10 BCE.

E’ solo una delle mille e mille figure femminili storiche sepolte da un metodo per cui se non corrispondono a uno stereotipo patriarcale è meglio non parlarne affatto. Questa poi, oltre a essere una guerriera, era pure cieca da un occhio!

Jason Porath – https://www.rejectedprincesses.com/ – racconta di lei così (l’illustrazione sottostante è sua):

“Molto tempo fa, quando Roma aveva messo gli occhi sul sud, una regina con un occhio solo combatté così fieramente che Roma non andò mai più oltre l’Egitto.

Il suo nome era Amanirenas.

Questa è la sua storia, e la storia di una testa famosa decapitata.

amanirenas

La vicenda inizia con la sconfitta di Cleopatra e Marcantonio per mano di Augusto.

Dopo aver annesso l’Egitto, Augusto e i suoi si ripromisero di spingersi ancora più a sud.

Ciò significa che la prossima nazione era quella di Amanirenas, regina del regno di Kush, in quello che oggi è il Sudan.

Florido quanto l’Egitto, Kush era tuttavia molto più piccolo dell’Impero Romano. Ad ogni modo, mentre Roma era distratta altrove, Kush colpì per primo.

Il marito di Amanirenas morì durante le prime battaglie, lasciando lei e il figlio a continuare la lotta.

Kush conquistò due grandi città romane, prese prigionieri ed espanse i confini del regno.

Come sberleffo finale, i Kushiti decapitarono numerose statue di Augusto.

Augusto non ne fu divertito. Roma reclamò le sue città, invase il Kush, distrusse la sua antica capitale e vendette migliaia di persone come schiave. Sembrava che Kush fosse stato messo in ginocchio. Non era così.

Amanirenas contrattaccò velocemente e ripetutamente, in apparenza usando alcune terrificanti tattiche di guerra.

Un’incisione mostra Amanirenas con due spade, mentre dà da mangiare prigionieri al suo leone domestico. Altre registrazioni descrivono l’uso di elefanti da guerra contro i nemici.

kandake

Dopo non molto, Roma acconsentì a un trattato di pace permanente (Ndt.: senza tributi o altre condizioni). Combinando resistenza ambientale e resistenza armata, Kush si dimostrò troppo difficile perché Roma continuasse a combattere.

Non conosciamo le opinioni di Kush sulla guerra. Sino a oggi, nessuno è riuscito a tradurre i loro geroglifici.

Kush scomparve 400 anni dopo, lasciando rovine che non furono oggetto di studio sino al 1900.

Come un tempio riscavato nel 1914. Gli archeologi furono sconvolti dal ritrovamento della testa di una statua di Augusto, il reperto di quel tipo meglio preservato che fosse sino allora sopravvissuto.

Stava sotto il piede di un governante kushita.”

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“Oh, sei l’unico che lo sa.”

“Io devo ricambià in quel modo, te faccio quel regalo. E’ carina, carina, quando la vedi mi dirai. Poi è una donna pure intelligente. Così almeno ti passi qualche weekend sereno pure da ‘ste parti”.

“Bravo, bravo.”

present

Trattasi della “registrazione di una telefonata decisamente compromettente tra Andrea Montemurro, presidente della Divisione Calcio a 5, e il numero uno del Latina Gianluca La Starza, in cui il primo rivolge confidenze sull’imminente esclusione di una squadra dal massimo campionato e il secondo per ringraziarlo gli offre i servizi di una ragazza”.

L’informazione è utile per tesserare giocatori della squadra esclusa prima degli altri, cosa che in effetti è accaduta. Gli articoli al proposito sono molto concentrati su possibili sviluppi e ricadute in ambito Lega Nazionale Dilettanti – Figc – Uefa ecc. Nessuno si sofferma sul tipo di “regalo”.

Un orologio da polso, l’ultimo cellulare della Samsung, il biglietto per una crociera ai Caraibi o una donna. Fa lo stesso. E’ lo stesso – un oggetto, che dopo aver offerto all’uomo i “servizi” relativi all’essere “carina-carina” è presumibilmente capace di intrattenerlo anche parlando: “è pure intelligente”, un vero bonus, come quello di un cane affettuoso che si rivela in aggiunta essere in grado di portarti le pantofole a comando.

Poi, sì, succede che “il regalo” dica cose che non avrebbe dovuto dire, faccia cose che non avrebbe dovuto fare e il proprietario lo rompe e lo getta in discarica. Non sarà mica un problema, in Italia abbiamo la raccolta differenziata e un sacco di donne a disposizione. A proposito: ci piacciono proprio, le donne. Le amiamo!

Maria G. Di Rienzo

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“Era una giornata talmente bella che decisi di rimanere a letto.” William Somerset Maugham.

bella giornata

Che bella giornata, in effetti, è stata il 19 febbraio 2020.

Tanto per cominciare, la nostrana commissione parlamentare di inchiesta per l’Infanzia e l’Adolescenza ha ascoltato il rapporto della pm Maria Monteleone, ricevendo l’informazione che una serie di crimini contro i minori sono aumentati: prostituzione minorile (uno dei “reati più inquietanti che dobbiamo registrare perché vede come vittime bambine e bambini, anche di età compresa tra i 10 e i 13 anni”); abusi sessuali con correlata crescita dell’adescamento tramite internet; abuso dei mezzi di correzione (particolarmente sotto i cinque anni d’età); elusione dei provvedimenti sull’affidamento; violazione dell’obbligo di mantenimento: rassicuriamoci, l’Italia ama i bambini e giù le mani dai bambini e prima i bambini.

Nella sezione CULTURE dell’Huffington Post abbiamo potuto scorrere nei dettagli la notizia relativa al padre 25enne che in quel di Milano ha seviziato il proprio figlioletto per due giorni riuscendo infine ad ucciderlo: “Il pm ha anche contestato l’aggravante di avere agito “con crudeltà verso il bambino, per motivi futili consistiti nel fatto che il piccolo, lasciato senza pannolino, si fosse sporcato”. L’uomo è accusato anche di maltrattamenti nei confronti della moglie e degli altri due figli piccoli.”

L’assassino ha origini croate, ma dobbiamo ancora capire cosa c’entri la “cultura” con il prendere a calci e pugni un bimbo di due anni, ustionarlo con sigarette accese, bruciargli i piedi e ammazzarlo a colpi in fronte. O il suggerimento era: Eh, da loro i bambini li trattano così, è la loro cultura?

Gli effetti dell’educazione impartita dagli adulti tramite pornografia imperante, sessismo quotidiano e misoginia di default, si sono concretizzati una volta di più:

Violentata a turno a soli 10 anni dal branco di minorenni in uno scantinato e ripresa con lo smartphone. Questo il dramma vissuto da una bambina del napoletano.

I sei stupratori hanno dagli 11 ai 14 anni. E probabilmente la bambina era “bella”, come la nostra giornata, e un po’ di avvocati e giudici e stronzi vari avranno tutta una serie di “errori” da contestarle – si sarà fidata, sarà sembrata più grande, avrà avuto pantaloni troppo stretti / vistosi… per cui alla fine le diranno che ha semplicemente meritato quel che le è successo. Tra l’altro, mica è una violenza sessuale di gruppo: è un dramma.

Come si educano i minori al “dramma”? Un esempio dal 19 febbraio, così:

“A Ragusa è polemica per un cartellone pubblicitario per la promozione di uno scooter elettrico: ritrae una donna di spalle, seminuda, a bordo di una moto, e la scritta Vienimi dietro: sono elettrica“.

Maria G. Di Rienzo

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bellinzona

(reminder)

In soli due giorni, 16 e 17 febbraio 2020, la cronaca ha disegnato il prontuario della violenza di genere in Italia.

Uomini adulti picchiatori, stupratori e aggressori nei confronti di minori femmine e maschi:

Terrorizzato dal padre violento si rifugia a scuola

“A., rintanato in un angolo, aveva l’aspetto impaurito e sofferente.

Inizialmente è apparso reticente, ha solo pronunciato ripetutamente la stessa frase: “Non ce la faccio più”. Il quindicenne ha raccontato la condizione drammatica in cui viveva e di questo padre violento che ogni giorno picchiava lui e la madre.”

Ragazzina violentata nel vano caldaia della casa, indagini sul convivente della madre

“La ragazza sarebbe stata vittima dell’indagato da gennaio 2016 fino a settembre 2018, quando è divenuta maggiorenne. La reiterata e lunga catena di abusi sessuali ha ingenerato nella vittima un grave danno psicologico.”

Allenatore spinge e insulta l’arbitra di 16 anni

“Un match di calcio dilettantistico è terminato con un’aggressione all’arbitra, sabato pomeriggio, in Brianza, con la ragazza, una 16enne, che è stata strattonata e insultata dall’allenatore della squadra ospite e da un tifoso allontanatosi poi per l’intervento del padre di lei.”

Degno di nota l’atteggiamento dell’assalitore, che si ritiene una vittima: Il mio errore è stato solo quello di metterle una mano su un braccio: avrei dovuto parlarle con le mani dietro la schiena.”

Persecutori:

Diffonde sul web foto intime dell’ex compagna: arrestato

“Dopo la fine della relazione, l’uomo avrebbe perseguitato la vittima con migliaia di messaggi e telefonate, danneggiandole anche l’auto e portandola a cambiare lavoro. L’ultimo fatto è accaduto il 4 febbraio quando l’uomo, entrando in casa col pretesto di recuperare alcuni effetti personali, avrebbe percosso la vittima con un manico di scopa, nonostante la presenza dei figli minorenni.”

Assassini:

Accoltella a morte la madre e minaccia gli agenti a Bologna: fermato con lo spray urticante

“La donna, 86 anni, inizialmente ricoverata in ospedale con vari lividi e una ferita da arma da taglio all’addome, è deceduta durante la notte.”

Uccisa davanti alle figlie dall’ex compagno che aveva il divieto di avvicinamento per maltrattamenti

“L’ennesimo femminicidio si è consumato sabato in provincia di Sassari in un bar dove la vittima si era rifugiata per sfuggire alla violenza del suo assassino.”

Per fortuna, si fa per dire, quest’ultimo caso ci fornisce in nuce la spiegazione per se stesso e per tutti gli altri: “Tratto le donne come mi pare”.

Sono le precise parole dell’omicida:

“Mi interessano solo due cose: i soldi e le donne. I soldi so come procurarmeli. Le donne le preferisco dell’Est; loro non creano problemi e io le tratto come mi pare.”

A scanso di equivoci, tutti i perpetratori sono italiani. E’ consolante sottolineare che non affollano personalmente il pronto soccorso delle loro città: gli basta mandarci donne e minori.

Maria G. Di Rienzo

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Il brano seguente – tratto da un articolo di giornale, data odierna – non è propriamente in lingua italiana (analfabetismo), ma la cosa peggiore è che non ha nulla a che fare con la realtà italiana o con le problematiche che investono la vita di italiani e stranieri presenti in Italia (ignoranza) e di cui un politico italiano potrebbe / dovrebbe occuparsi (qui abbiamo solo propaganda razzista e sessista):

“Ci sono immigrati che hanno scambiato i pronto soccorso per un bancomat sanitario per farsi gli affari suoi senza pagare una lira. È ora di smetterla che ci siano migliaia di cittadini non italiani che hanno preso il pronto soccorso come l’anticamera di casa loro. Io dico che la terza volta che ti presenti paghi.

Delle infermiere del pronto soccorso di Milano mi hanno segnalato che ci sono delle donne che si sono presentate per la sesta volta per una interruzione di gravidanza. Non entro nel merito di una scelta che compete solo alla donna. Non è compito mio né dello Stato dare lezioni di morale o di etica a chiunque, è giusto che sia la donna a scegliere per sé e per la sua vita. Però non puoi arrivare a prendere il pronto soccorso come la soluzione a uno stile di vita incivile per il 2020.

Se si arriva alla settima interruzione di gravidanza significa che si sbaglia stile di vita. Sono d’accordo con i medici che dicono che la donna è libera di scegliere ma se in poco tempo si viene a chiedere la settima interruzione di gravidanza… bisogna spiegarle come ci si comporta”.

A dire questo è il sig. Salvini che non sa come funzionano le unità operative sanitarie nel suo Paese, perciò glielo spiego io – anche se avrebbero dovuto spiegarglielo i sedicenti giornalisti che hanno riportato le sue affermazioni senza contestualizzarle ne’ porre una singola domanda al proposito: il pronto soccorso è il reparto di un ospedale che tratta i casi di emergenza (come possono essere forti traumi o arresti cardiaci), li classifica in base all’urgenza assegnando loro un codice e se i primi tre (rosso-giallo-verde) prevedono un ingresso immediato o di poco differito, il quarto (bianco) è stimato come non pericoloso – a volte come “accesso improprio” – e prevede il pagamento del ticket. Lo prego anche di prendere nota che il pronto soccorso non effettua interruzioni di gravidanza, le quali sono di competenza del reparto ginecologico/ostetrico.

Riassumendo: una persona con la febbre a 40° o con una ferita la cui relativa emorragia non si arresta, qualunque sia il suo colore, non sta “usando” il pronto soccorso per passare il tempo in un surrogato dell’ “anticamera di casa propria”, sta cercando di sopravvivere – e il farlo è suo pieno e incontestabile diritto; viceversa, qualcuno che va al pronto soccorso per una storta al mignolo può essere fastidioso per il personale ma non interrompe o ritarda le procedure di emergenza ne’ grava sulla sanità statale: perché paga per il servizio ogni volta, senza che ci sia bisogno di contare gli accessi per affibbiargli un balzello ogni tre di essi.

Per quel che riguarda la gravidanza nei mammiferi, innanzitutto Salvini dovrebbe sapere – dovrebbe perché ha due figli – che non è frutto dello “stile di vita” (civile o incivile, qualsiasi cosa in questo caso ciò voglia dire) della femmina interessata, necessitando della cooperazione di un maschio della specie. Perciò, spiegare come ci si comporta per ottenere un controllo delle nascite è semmai attività da rivolgere ad ambosessi. In Italia lo fanno i consultori familiari (Legge 405/75) il cui intervento in caso di interruzione volontaria di gravidanza è previsto dalla normativa relativa (Legge 194/78). Se Salvini voleva con le sue esternazioni suggerire il pieno ingresso dell’educazione sessuale nelle scuole io sono d’accordo: ma temo non sia così, perché ad ogni singola iniziativa in materia lui, i membri del suo partito e quelli della sua coalizione “sovranista” urlano come sciacalli “giù le mani dai bambini” / “complotto gender” e se possono la bloccano.

Delle infermiere del pronto soccorso di Milano mi hanno segnalato che ci sono delle donne che si sono presentate per la sesta volta per una interruzione di gravidanza è un’affermazione non comprovata a sostegno della quale abbiamo solo la parola del leader leghista, che purtroppo è discretamente noto per la capacità di contraddirsi nel giro della stessa giornata e di dire cose che non hanno alcun riscontro fattuale. Perciò, io ritengo sia teoricamente possibile tradurla così: Quando, nello scorso dicembre, sono andato a Cinisello Balsamo per vedere le ruspe in movimento (l’abbattimento del cosiddetto “ecomostro”) ho incontrato un mio fan: lui conosce un’infermiera del pronto soccorso dell’Ospedale Bassini, la quale gli ha raccontato di una donna che si è ormai presentata sei volte per ottenere la pillola del giorno dopo.

Poi, lo sapete, la fantasia fa miracoli e Cinisello può diventare Milano, un’infermiera moltiplicarsi in dozzine di infermiere e una donna qualsiasi trasformarsi in un’orda incivile di “zingaracce” e “clandestine” che chiedono di abortire. Tanto i seguaci del “capitano” si bevono tutto questo veleno come fosse un elisir.

Maria G. Di Rienzo

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(Le dimostranti gettano vernice sulla porta del palazzo presidenziale – Città del Messico, 14 febbraio 2020)

Trasformate le nostre morti in uno spettacolo”: questa frase, detta dalle donne messicane durante la manifestazione illustrata sopra, è la chiave di volta attorno a cui ruota l’intero sistema della rappresentazione femminile nei media.

La vicenda sullo sfondo è quella della 25enne Ingrid Escamilla, uccisa a coltellate dal convivente – Erik Francisco, 46 anni – che immediatamente dopo l’omicidio squarta e spella in parte il cadavere.

Due quotidiani, La Prensa e Pasala, pubblicano foto esplicite del corpo macellato: il primo due volte, anche dopo la prima reazione online delle donne che hanno inondato i social di immagini di Ingrid che inneggiavano alla vita; il secondo con il titolo “E’ stata colpa di Cupido”.

A La Prensa si sono difesi dicendo che loro coprono crimini su cui il governo preferisce tacere (“Oggi comprendiamo che ciò non è stato sufficiente e stiamo entrando in un processo di profonda revisione.”) e dichiarando di essere aperti alla discussione sugli standard di pubblicazione. In altre parole, la manifestazione li ha spaventati, ma non hanno ancora capito dove hanno sbagliato.

Pasala, almeno sino a ieri, non ha risposto alle richieste di commento da parte dei colleghi messicani e stranieri.

Sull’assassinio di Ingrid è intervenuta anche l’Agenzia Donne delle Nazioni Unite: “Chiediamo azioni esaurienti per eliminare la violenza contro donne e bambine. Chiediamo completo accesso alla giustizia e non-rivittimizzazione per tutte. Ingrid non è un caso isolato.” Di media infatti, dicono le statistiche ufficiali, in Messico muoiono di femminicidio 10 donne al giorno. L’anno scorso la cifra ha segnato un nuovo record: 1.006 casi contro i 912 del 2018.

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(Le dimostranti in piedi davanti alla porta del palazzo presidenziale. Si leggono le parole “Ingrid” e “Stato femminicida” – Città del Messico, 14 febbraio 2020)

Le donne in piazza hanno denunciato l’inerzia del governo al proposito ma hanno ripetuto che della situazione “la stampa è complice”. E non è solo complice quando sbatte in prima pagina budella estratte da un cadavere accoppiandoci le alette di Cupido. E’ complice quando si arrampica sugli specchi per giustificare e coccolare gli assassini (stressati, abbandonati, disoccupati, depressi, vittime del raptus, “giganti buoni”), quando scarica la responsabilità sulle vittime (lo aveva lasciato, voleva lasciarlo, non ha denunciato: Ingrid lo aveva fatto, tra l’altro), quando inserisce di forza queste ultime nell’unica cornice in cui le donne possono apparire sui media: la “bellezza”.

Ingrid Escamilla, la bellezza che sopravvive

Ingrid Escamilla aveva 25 anni e grandi occhi neri

Il sorriso perduto di Ingrid

Sono tutti prodotti italiani: sorriso, grandi occhi e bellezza che sopravvive sospesa in aria, sopra un corpo atrocemente mutilato – le nostre preoccupazioni su come affrontare e sconfiggere la violenza scompaiono, Ingrid era bella, sarà bella per sempre, che sollievo!

In Messico, come in Italia, come ovunque, femministe, attiviste, artiste, scrittrici, ecc. regolarmente chiedono conto del modo in cui la violenza di genere è riportata dalla stampa.

In ambito internazionale (Nazioni Unite) da anni si firmano protocolli e si sottoscrivono impegni sulla rappresentazione mediatica delle donne.

Abbiamo tonnellate di studi e ricerche che spiegano perché e come essa giochi un ruolo cruciale nel creare e mantenere la violenza contro le donne.

La signora Nessuno, io, riesce a raggiungere tutte queste informazioni con incredibile facilità e si domanda costantemente perché alle redazioni esse sembrino non arrivare affatto.

Si domanda anche perché per essere viste e ascoltate – spesso solo di striscio e solo per un giorno – sia necessario spalmare vernice rossa su edifici pubblici e venire alle mani con la polizia (o la cosa è eclatante e potenzialmente strumentalizzabile o col piffero che i media si attivano).

Si domanda infine perché, però, alla prima modella / influencer / velina / cantante che frigna sulla cattiveria e sulla frustrazione delle femministe, quegli stessi media diano taglio alto e titoloni senza pensarci un attimo, senza contestualizzare niente, senza essere nemmeno curiosi di quel che il femminismo è e di quel che in tutto il pianeta, quotidianamente, fa: nulla vogliono saperne e nulla vogliono ne sappiano i loro lettori e le loro lettrici.

Se poi si tratta di analizzare la violenza contro le donne, è tutto affare delle donne stesse: denunciate, c’è il Codice Rosso, reagite.

15 febbraio 2020, Sassari – Donna uccisa a coltellate dopo una lite: fermato il compagno.

“Ha ucciso la sua ex compagna, una donna di 41 anni di nazionalità ceca, dopo aver violato la misura restrittiva, un divieto di avvicinamento, che gli impediva di andare a Sorso, il paese in cui viveva la donna, nei confronti della quale aveva già usato violenza. L’uomo è stato fermato dai carabinieri ed ora è sotto interrogatorio.”

Okay: denunciato, ottenuta misura restrittiva, morta. Cosa devo fare adesso?

Maria G. Di Rienzo

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