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Posts Tagged ‘femminismo’

Azra Abdul Cader

“Ascoltiamo storie di violenza contro donne e bambine ogni giorno. Non si tratta di un nuovo problema per le donne, ma di uno che si è manifestato in molte forme e condizioni per secoli. Nel mentre il punto cruciale è la mancanza di eguaglianza di genere e di rispetto per donne e bambine come eguali, non possiamo non tenere in considerazione gli effetti che le interpretazioni religiose, le pratiche culturali e le tradizioni che hanno radici nella religione, sistemi di credenze e pratiche hanno sulla violenza e nella giustificazione della violenza contro donne e bambine.

Un trattato internazionale sulla violenza contro le donne deve essere uno strumento efficace nel rendere responsabili gli Stati negli spazi internazionali così come nell’offrire meccanismi che assicurino i diritti umani delle donne a livello locale. C’è bisogno di un cambiamento reale nelle vite delle donne e delle bambine, che sarebbero sostenute tramite uno strumento simile e in grado di contrastare le forze che hanno impedito loro di ottenere giustizia sino a quel momento.

Assieme al trattato dovrebbe arrivare un piano di implementazione che offra opportunità di cambiamento nelle loro vite, prenda in considerazione le loro voci ed esperienze, e sia in grado di opporsi alle forze religiose schierate a impedire la giustizia e a proteggere i perpetratori.”

Azra Abdul Cader – in immagine – Sri Lanka, Centro risorse e ricerca per le donne dell’Asia del Pacifico.

In questo modo Azra, che è un’esperta di difesa dei diritti sessuali e riproduttivi all’interno delle fedi e ha lavorato anche in diversi programmi per le Nazioni Unite, spiega la sua adesione a Everywoman Everywhere – Ogni donna ovunque.

http://everywomaneverywhere.org/

Si tratta di una coalizione globale che a maggio 2018 contava già 2.035 membri di 143 paesi, incluse 770 organizzazioni. Quel che vogliono è stabilire il diritto legale a una vita libera dalla violenza appunto per ogni donna, ovunque sul pianeta. Il che significa un trattato internazionale, sotto forma di convenzione delle Nazioni Unite, legalmente vincolante e quindi tradotto in leggi nazionali non appena firmato e ratificato.

“Nonostante il grido mondiale di protesta che dice “no!” alla violenza contro donne e bambine, – spiega il documento ufficiale di presentazione della campagna – le leggi nella maggioranza delle nazioni dicono “sì”. Prevenzione, protezione e giustizia continuano a essere discrezionali, lasciando miliardi di donne e bambine con scarsa difesa legale, mentre gli attacchi ai loro diritti umani sono facilmente spazzati via con le argomentazioni dell’inevitabilità e del relativismo culturale.”

Anche se i nuovi standard del trattato non dovessero essere immediatamente integrati nell’interpretazione delle leggi interne agli Stati, spiega la coalizione, essi forniranno comunque una struttura che le attiviste per i diritti delle donne potranno usare localmente per chiedere miglioramento delle leggi esistenti e nuovi criteri di responsabilità.

Maria G. Di Rienzo

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(di Zoe Tabary per Thomson Reuters Foundation, trad. Maria G. Di Rienzo.)

Londra, 18 giugno 2018 – Le donne devono stare al cuore dell’azione sul clima, se il mondo vuole limitare l’impatto mortale di disastri come inondazioni e bufere, ha detto lunedì l’ex presidente irlandese e commissaria delle Nazioni Unite per i diritti umani Mary Robinson.

mary robinson

Robinson, che è stata in precedenza incaricata per il clima dalle NU, ha detto che le donne sono le più investite negativamente dai disastri eppure raramente sono “messe al fronte e al centro” degli sforzi per proteggere i più vulnerabili.

“Il cambiamento climatico è un problema creato dall’uomo e deve avere una soluzione femminista. – ha detto all’incontro di esperti di clima al “London’s Marshall Institute for Philanthropy and Entrepreneurship” – Il femminismo non significa escludere gli uomini, si tratta di essere più inclusivi rispetto alle donne e, in questo caso, significa riconoscere il ruolo che esse giocano nel contrastare il cambiamento climatico.”

La ricerca ha dimostrato come le vulnerabilità delle donne siano esposte durante il caos creato dai cicloni, dai terremoti e dalle inondazioni, secondo il gruppo di esperti che compone l’Istituto britannico “Overseas Development”.

In molti paesi in via di sviluppo, per esempio, le donne sono impegnate nella produzione di cibo, ma non è loro permesso maneggiare il denaro guadagnato dalla vendita dei raccolti, ha detto Robinson.

La mancanza di accesso alle risorse finanziarie può ostacolare la loro capacità di resistere e reagire a condizioni atmosferiche estreme, ha aggiunto parlando con noi alla fine dell’evento.

“Le donne in tutto il mondo sono in prima linea per quel che riguarda le ricadute del cambiamento climatico e perciò in prima linea nelle azioni per contrastarlo. – ha detto Natalie Samarasinghe, socia direttrice delle Associazioni delle Nazioni Unite per la Gran Bretagna, durante l’incontro – Ciò che noi, la comunità internazionale, dobbiamo fare è parlare con loro, imparare da loro e sostenerle nell’aumentare ciò che esse sanno funzionare meglio nelle loro comunità.”

Mary Robinson è stata presidente dell’Irlanda dal 1990 al 1997 prima di assumere l’incarico di Alta Commissaria delle NU per i Diritti Umani, e ora dirige una fondazione che si occupa di giustizia climatica.

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Hanno aspettato tutta la notte fuori dal palazzo del Parlamento, con i fazzoletti verdi divenuti il simbolo di questo travolgente movimento femminista, in decine di migliaia. Attendevano l’esito di un dibattito alla Camera, durato venti ore, che sono state le loro oceaniche manifestazioni a creare: la legge che permette l’interruzione volontaria di gravidanza, in Argentina, nelle prime 14 settimane ha passato il primo scoglio ed è stata approvata con 129 voti contro 125.

argentina donne

Le attiviste sanno che sarà difficile ottenere lo stesso risultato in Senato, ma reclamano giustamente questo momento come una grande vittoria – hanno generato uno spostamento nell’opinione pubblica impensabile solo pochi anni prima.

Gran parte del merito organizzativo va a “Ni Una Menos”, che ha avuto inizio nel 2015 proprio in Argentina come risposta alla violenza di genere e si è diffuso in tutta l’America Latina, ed è stato in grado di saldare alleanze con gruppi che vanno dalla “Campagna Nazionale per il diritto all’aborto legale, sicuro e libero” a “Cattolici per il diritto di decidere”.

“Ciò prova che l’occupazione degli spazi pubblici da parte delle donne ha risultati positivi. – ha detto Alejandra Naftal alla stampa – Le donne che si mobilitarono contro la dittatura quarant’anni fa, come le Madri e le Nonne di Plaza de Mayo, hanno aperto la strada a questo potente movimento delle donne.” Alejandra dirige il Museo Esma, una ex base navale in cui 5.000 persone furono assassinate durante la dittatura in Argentina (1976 – 1983). Le donne di cui parla sventolavano fazzoletti bianchi, chiedendo la verità sui crimini del regime: oggi sventolano fazzoletti verdi, chiedendo la fine dei crimini contro loro stesse.

argentina 4 giugno 2018

Maria G. Di Rienzo

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tina costa

Tina Costa – in immagine sopra – è una di quelle persone a cui dobbiamo molto di quel che diamo per scontato nelle nostre vite quotidiane: diritti umani, diritti civili, una repubblica democratica fondata sul lavoro (almeno sulla Carta) al posto di una dittatura, suffragio universale. Tina, 93enne ex partigiana, è stata una “testimonial” del Pride romano di sabato scorso, a cui ha partecipato rilasciando dichiarazioni del tutto sensate e condivisibili sul senso della sua presenza e sulla necessità di combattere le discriminazioni e tutelare ogni cittadino/a in quanto tale.

Le marce dell’orgoglio LGBT hanno di fondo, ovunque, lo stesso messaggio – alta visibilità atta a suggerire eguaglianza, rispetto, presenza attiva e persino mera esistenza quando condizioni esterne, ad esempio legislazioni e/o compagini governative omofobe, la negano – ma possono presentarlo in modi diversi a seconda dei momenti storici. Abbiamo avuto Pride semplicemente e felicemente celebrativi, ma quello di sabato 9 giugno aveva una spiccata componente politica e una richiesta esplicita di alleanze relative: ha convogliato il senso, anche tramite la presenza degli ex partigiani, che la lotta per i diritti umani è una lotta comune. Perciò, cantando in coro “Bella Ciao” con Tina Costa, i/le dimostranti hanno preso una posizione e dato un segnale.

Se la cosa ha generato in me speranza e sollievo, e persino un briciolo di commozione, sono rimasta però agghiacciata dai commenti che corredavano i video al proposito: so che i troll sembrano più presenti degli altri per il loro malato e ossessivo impegno a scatarrare i loro insulti dappertutto (e difatti alcuni commenti si ripetevano identici e con identico account sotto ogni video), tuttavia ciò fornisce un quadro preoccupante per una componente significativa della popolazione: sta, spesso dichiaratamente, fra quella che ha votato l’attuale governo e vuole – lo vedrete di seguito in forma letterale, nulla è stato corretto – la sparizione di chiunque possa essere classificato come “differente” dai loro arbitrari standard di “normalità”; la creazione di una società a compartimenti stagni, i cui segmenti non devono comunicare fra loro; la validazione della loro (spesso consapevole e scelta e difesa) ignoranza nel gettare nello stesso calderone con l’etichetta di “ambiguità” violenza su donne e minori, tossicodipendenze, orientamento sessuale; il silenziamento delle donne e il loro stoccaggio nelle cucine (e poi verosimilmente, a seconda del grado di scopabilità, nelle camere da letto).

Ecco una selezione degli sproloqui:

1. “che vergogna…nella vostra vita fate quello che volete, scopatevi chi volete, state insieme a chi volete, ma se davvero aveste una dignità umana, queste pagliacciate non le fareste! queste sono cose inutili, fastidiose, di costume e di un costume fastidioso che non porta a niente se non ad autoemarginarvi e basta. Io sono etero e non per questo motivo organizzo sfilate e faccio il pagliaccio in giro per le città. Vivo la mia vita e la mia sessualità nella vita privata come cazzo voglio. Senza fare il circo come voi. Se davvero foste intelligenti, sensibili e, ripeto, degni delle vostre tendenze e delle vostre scelte, non fareste minimamente queste cose. E lasciate stare la storia, la guerra, i partigiani, la sinistra, voi non c’entrate niente con tutte queste cose!”

E in che modo l’eterosessualità sarebbe una faccenda “privata”? I fidanzamenti e i matrimoni non sono pubblici? Non esistono leggi che regolano le relazioni all’interno della famiglia eterosessuale? Qualche ministro ha per caso detto che le famiglie basate su una coppia eterosessuale non esistono? Questo è il motivo per cui bisogna ancora andare a fare “circo”, mister.

2. “I movimenti omosessuali sono finanziati da George Soros. Il mio consiglio è di andarsi a leggere i documenti trafugati da DCleaks alla sua fondazione. Chiedetevi come mai l’omosessualità è vista come una cosa positiva “dai giornali dell’establishment” ? Perchè c’è qualcuno che PAGA. Ripeto, documenti di DCleaks alla mano, la galassia omosessuale è finanziata dalla speculatore finanziario americano. Uno zozzo.

E’ comprovato – sono atti pubblici – che Soros ha finanziato e finanzia i democratici americani e varie fondazioni / iniziative. Ma sicuramente non ha creato il movimento LGBT. Quando i poliziotti manganellavano e arrestavano la gente a New York, Stonewall Inn, era il 28 giugno 1969, Soros aveva appena iniziato la sua carriera finanziaria e non poteva fregargliene di meno. L’anno dopo, quando le manifestazioni commemorative della rivolta di Stonewall si diedero in varie città statunitensi – New York ovviamente, Chicago, Los Angeles, San Francisco – gli attivisti cucirono a mano le loro bandiere mentre Soros stabiliva il suo secondo fondo speculativo di investimenti grazie ai guadagni ottenuti dal primo. Credo che del movimento omosessuale gliene fregasse ancor meno dell’anno precedente.

3. Penso che se dovessimo dare spazio a tutte le nostre ambiguità : droga ,pedofilia , violenza sulle donne , questo mondo sarebbe così, un pedofilo reclama ok diamo lui cio che desidera ! Un povero drogato reclama ok diamo lui cio che vuole ! Un pezzo di m…. Vuole una donna da violentare ok diamo lui cio che vuole! Ora basta le ambiguità in cantina come si è sempre fatto ai tempi dei miei nonni , tutto ciò non collide per niente , oppure la cura esiste ma non la si vuole provare! Con questo non voglio discriminare nessuno fatevi curare un mio amico ghey c’è riuscito!

L’amico “ghey” c’è riuscito, complimenti, l’avrà aiutato Povia. Non so che problemi di salute avesse, ne’ cos’è esattamente un “ghey”, ma gay e lesbiche non possono “guarire” dall’essere se stessi/e. E suggerire che essere se stessi sia essere malati è proprio discriminazione, patetico individuo.

Seguono fascisti in serie:

4. vi sentite fighi che vi parate il culo coi partigiani sporchi di rosso sangue ma non durerete a lungo frocioni di merda vi meritate un pieno genocidio di massa

5. Ora capisco a pieno il pericolo del comunismo,alla fine si è dimostrato la stessa ed identica faccia del neoliberismo ultracapitalista. Gloria ed onore a coloro che capirono tutto prima e dichiararono guerra ad entrambi; Hitler e Mussolini!

6. Che cazzo centra bella ciao? Assurdi!!! Poi sti comunisti fasulli si sono appropriati della resistenza come se l’avessero fatta solo loro. Ignoranti asini e presuntuosi.

7. La sinistra e questi finocchi se la prendono guardacaso con le categorie deboli: Feti, bambini e malati, imponendo loro destini anche contro la loro volontà. Sinistra=merda.

8. Io sto con Salvini,i finocchi e i neri più o meno sono uguali,fanno sempre le vittime e fomentano odio. Il fascismo sta imperando: negri,finocchi e zingari avete i giorni contati

9. Sono simpatizzante al Fascismo volevo dire una cosa di ricordare le persone che sono morte per portare l’Italia in alto e non parlo dei partigiani ma delle camicie nere onore per queste persone quando sono andate in Africa a portare civilità e quando in Italia si stava bene si mangiava c’erano gli ospedali che funzionavano meglio di adesso è un economia più stabile VIVA LA REPUBLICA DI SALO DUX MEA LUX

Non sanno l’italiano, che è la loro lingua madre, e questo già è problematico. Propagano della Storia una visione basata sulle loro fantasie e non su merito e cronaca, e questo è grave. Perché se mettete insieme le due cose il risultato dà come impossibile il farsi capire da questi individui con argomenti razionali. E una massa di disturbati con accesso alle cabine elettorali non promette bene per il futuro di questo paese.

Dulcis in fundo, un invito a Tina Costa e, per estensione, alle donne tutte (compresa quella che ha scritto questa stronzata, se il suo pseudonimo corrisponde davvero a una persona di sesso femminile):

10. Ma va a casa a fare la calza e infornare la lasagna

A dire il vero, Tina aveva risposto in anticipo, il giorno prima del Pride:

Sono una donna libera, vado dove voglio io, non devo chiedere il permesso a nessuno e ho accettato subito. Come Anpi abbiamo sostenuto diverse loro iniziative. Sono persone che, esattamente come tutti gli altri, hanno il diritto di fare quello che ritengono più opportuno della loro vita. L’orientamento sessuale non può e non deve essere un fattore di discriminazione.”

Maria G. Di Rienzo

pride roma 2018

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no

Decine di migliaia di dimostranti, giovani e giovanissime, sono scese per le strade in tutto il Cile, il 6 giugno scorso, per chiedere la fine del “sessismo istituzionalizzato”, degli abusi sessuali nelle università e nelle scuole, della violenza sulle donne. Dal governo vogliono azioni più decise contro la violenza di genere, il rispetto dei diritti umani delle donne, la fine del divario di genere (che riguarda i salari e le discriminazioni) e un’istruzione non sessista.

Alla luce dei casi di violenza sessuale nelle istituzioni scolastiche, trattati con leggerezza o passati sotto silenzio, chiedono formazione obbligatoria al genere per il corpo studentesco e i docenti.

santiago girotondo

Nella capitale, Santiago, e città come Valparaiso, Concepcion, Chillan, Arica ecc. è fluita questa ondata femminista in quella che è solo l’ultima protesta dall’aprile scorso: venti università cilene sono tuttora occupate. Le dimostrazioni, organizzate dalla Coordinadora Feminista Universitaria (Cofeu), dalla Confederazione degli/delle studenti del Cile (Confech) e da gruppi femministi, hanno tutte un messaggio molto chiaro per il governo e lo ripetono nei cartelli e negli striscioni – il machismo uccide.

Il numero delle donne uccise dalla violenza dei partner, nel paese, è aumentato del 21% dal 2016 al 2017. Altri cartelli retti dalle studenti lo ricordavano dicendo: “Lo dobbiamo a quelle che non torneranno più.”

Maria G. Di Rienzo

performance contro l'abuso sessuale

(foto di Luis Hidalgo/AP – Santiago, 6 giugno 2018: Un gruppo di donne mette in scena una performance sotto il messaggio: Perché hai paura di me quando apro la bocca, ma non quando apro le gambe?)

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“Non una donna di meno, non una morte di più.”, Susana Chavez Castillo, attivista e poeta messicana, morta assassinata.

Eyvi Agreda

Venerdì 1° giugno scorso, la giovane donna che vedete nell’immagine è morta. Si chiamava Eyvi Agreda, era peruviana e aveva 22 anni. Gli ultimi due li aveva passati a cercare di difendersi da un persecutore, Carlos Hualpa, ora 37enne: la polizia non ha dato retta alle sue denunce di stalking.

In aprile, il sig. Hualpa è salito sullo stesso autobus su cui si trovava la giovane, l’ha cosparsa di benzina e le ha dato fuoco mentre le diceva: “Se non sei mia, non sarai di nessuno.”

Il corpo di Eyvi arrivò allora in ospedale ancora vivo, ma coperto per il 60% di ustioni di secondo e terzo grado – poi le ferite si sono infettate.

Sul tardi, il giorno della sua morte, il Presidente del Perù Martín Vizcarra ha fatto le condoglianze alla famiglia e ha chiesto l’ergastolo per l’assassino, aggiungendo però che “A volte la vita va così e dobbiamo accettarlo.”

Sabato 2 giugno le femministe erano – ovviamente – in piazza: perché essere bruciate vive dal primo che passa, ti guarda, decide che sei “sua” e ti perseguita per 2 anni prima di ucciderti in modo atroce non è proprio come la vita “va” e sicuramente non è come la vita dovrebbe andare. Mentre chiedevano giustizia per i casi di femicidio e la fine dell’impunità per i perpetratori, donne del movimento Ni Una Menos sono state attaccate dalla polizia con i lacrimogeni.

Il clima nel paese è pesante: nei primi quattro mesi del 2018, secondo le statistiche ufficiali, ci sono stati 43 omicidi di donne e 103 tentati omicidi, una crescita del 26,4% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente; circa il 20% dei detenuti peruviani sono in carcere per crimini sessuali, in particolar modo per abuso di minori; la destra, che ha la maggioranza in Parlamento, è occupata a esacerbare la situazione assieme a gruppi evangelici e settori della chiesa cattolica farneticando sull’ “ideologia gender che promuove l’omosessualità”, perciò vogliono rimuovere il concetto di eguaglianza di genere da quei programmi di insegnamento in cui è inserito.

E’ molto intelligente (sono ironica), se ci pensate, perché è l’eguaglianza di genere a NON prevedere il possesso di una persona da parte di un’altra, a non tollerare in assoluto il concetto “O mia o di nessuno” che giustifica i femicidi… e quindi, non parliamone più: meglio una catasta di cadaveri femmine che un solo maschio “infrocito” dall’aver udito come le donne siano esseri umani a lui eguali, come lui libere di decidere, come lui titolari di diritti umani, a cui come a lui si deve rispetto.

“Eyvi è stata uccisa da Carlos Hualpa ma anche dal machismo presente nello stato e nella società. – ha scritto Veronika Mendoza, leader del partito di sinistra “Nuevo Peru”, in un tweet diretto al Presidente Vizcarra – Promuova politiche con un focus sul genere per prevenire e sradicare la violenza, non permetta che continuino a ucciderci: questo è nelle sue mani.”

Maria G. Di Rienzo

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Parma, 6 giugno 2018 – “Studentessa denuncia un compagno di scuola per violenza sessuale in classe”.

Ore 12, Istituto Tecnico Bordoni, nell’aula sono in tre: la 18enne a cui il titolo di cui sopra fa riferimento e due ragazzi. Entra uno studente di un’altra classe, 19enne, e la aggredisce: le sottrae il cellulare, la immobilizza stringendola alla gola e con l’altra mano la palpeggia, la bacia – tutto questo per venti minuti di fila, nonostante la ragazza continui a respingerlo. I due presenti non intervengono. Quando l’assalitore decide di andarsene la ragazza è in stato di shock traumatico e riceve assistenza medica.

Tre punti degni di nota nei vari articoli al proposito (l’enfasi su alcune frasi è mia):

1. “I carabinieri stanno portando avanti le indagini per verificare le accuse nei confronti dello studente, un 19enne di origine africana. All’origine dell’episodio denunciato potrebbero esserci delle avance rifiutate.” Il che equivale a dire: lei potrebbe aver causato l’assalto che ha subito. Come già sappiamo, se ti opponi è colpa tua, se non ti opponi è colpa tua, se eri al bar è colpa tua, se eri in casa è colpa tua, se eri in classe è colpa tua, eccetera, perché la tua VERA colpa è essere femmina.

2. “(…) quando il 19enne ha cominciato con le avance, i due compagni si sarebbero limitati a dirgli di smetterla. Lui però avrebbe insistito (…)” Capite, quando qualcuno ti strozza e ti mette le mani nelle mutande si tratta di una “avance”, un galante e romantico approccio.

3. “Ora gli inquirenti stanno cercando di capire se i due ragazzi si conoscessero già e che tipo di rapporto ci fosse fra loro.” Come se facesse qualche differenza. Fosse stata la sua fidanzata o la sua ex, o un’amica, il perpetratore diventerebbe in qualche modo meno colpevole di violenza sessuale?

Infine c’è la Preside, Luciana Donelli, che si dice “allibita” perché “L’istituto è sempre stato in prima linea nel portare avanti i valori di rispetto e tutela delle persone, come abbiamo fatto con le assemblee d’Istituto con Lucia Annibali e tanti altri momenti di questo tipo che hanno sempre cercato di coinvolgere i ragazzi. Proprio per questo siamo i primi a sentirci feriti”.

studenti

Lucia Annibali è una donna intelligente, capace e sensibile la cui testimonianza – importantissima – è quella di una sopravvissuta. La scuola in questione ha fatto bene a invitarla. Purtroppo, l’incidenza sul clima culturale corrente (che giustifica e glorifica la violenza, soprattutto contro le donne poiché la associa all’erotismo / al sesso) di un’assemblea di istituto, o di cinquanta assemblee di istituto, con autorevole testimone o esperto, risulta alla fine in uno zero virgola qualcosa.

E’ un momento di ascolto in cui il coinvolgimento attivo delle / degli studenti è minimo. Possono appunto ascoltare, decidere cosa memorizzare, fare domande, ricevere alcune informazioni e magari sentirsi in seguito motivate/i a cercarne di ulteriori. Ripeto, è sensato farlo, ma non giustifica il sentirsi allibiti e feriti dopo, quando la violenza continua a manifestarsi. Il numero degli stimoli che vanno in senso contrario a quanto l’evento può aver suggerito è preponderante (media: rileggete solo i brani degli articoli che ho riportato, socializzazione di genere, pressione del gruppo di pari, usanze culturali/religiose, ecc.)

Inoltre, Lucia Annibali non è una trainer sull’eguaglianza di genere, che è il nodo fondamentale da sciogliere per eliminare la violenza contro le donne, ne’ una trainer alla nonviolenza, che è il sistema per contrastare la violenza di genere, attivamente, da subito. E l’assemblea non incide sul rendimento scolastico, per cui – come la Preside di certo sa – molti presenti preferiscono “dormire” durante la stessa, o non presentarsi proprio.

Per cui, signora Donelli, quel che c’è da fare è introdurre nelle scuole, a ogni livello, momenti formativi – corsi veri e propri, che contino nella valutazione dell’apprendimento – sull’eguaglianza di genere (al minimo), su cosa la violenza è e su come ad essa esistano alternative. Forse lo troverà sorprendente ma persino in Italia abbiamo un bel po’ di donne impegnate a combattere la violenza e in grado di soddisfare questo bisogno: stanno nei collettivi femministi, nei centri e nelle reti anti-violenza, nel movimento nonviolento.

Poiché personalmente sono già entrata in diversi istituti a svolgere questo lavoro, so che può essere fatto. Ciò che manca è dargli sistematizzazione e legittimazione formale. Provi a parlarne agli insegnanti. Maria G. Di Rienzo

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