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Posts Tagged ‘oggettificazione’

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“Come possiamo dichiarare di essere “scioccati” da una cultura in cui tutti viviamo, a cui tutti partecipiamo e di cui siamo complici?

La realtà sull’abuso sessuale è che esso accade perché gli uomini sono in una posizione di potere nella nostra società. Sono socializzati a credere di avere il diritto d’accesso ai corpi delle donne e sanno anche che i loro amici maschi li proteggeranno e persino scherzeranno insieme sul loro comportamento predatorio e continueranno ad essere “in fratellanza” con loro al di là di come trattano le donne. C’è una cultura fra gli uomini che incoraggia questo comportamento – riti di passaggio come andare nei locali in cui si fa spogliarello, il pagare per il sesso, il far pressione su giovani donne affinché eseguano vari atti sessuali copiati dalla pornografia e poi vantarsi di ciò o condividere le fotografie: tutto esiste per rinforzare l’idea che essere un uomo consista nell’oggettivare le donne.”

Meghan Murphy, 13 ottobre 2017 (trad. Maria G. Di Rienzo)

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Ci stavano, dai. Questa è la linea difensiva dei due carabinieri di Firenze accusati di stupro. Intossicate al punto che una delle due quasi non si reggeva in piedi, le studentesse americane non hanno gridato, non hanno opposto sufficiente resistenza, non hanno detto no, hanno (chissà perché?!) avuto paura di due uomini armati. Secondo il più giovane dei carabinieri – che, mi si spezza il cuore, “in alcuni frangenti è scoppiato in lacrime” – sono “state le studentesse a invitarli a salire nella loro casa”, ma dovevano essere così in calore, le cagne, che a salire in casa non ci sono neppure riuscite: un carabiniere si è dato da fare nell’ascensore e l’altro nell’androne del palazzo.

E’ vero che erano in servizio, è vero che non hanno avvisato la centrale dell’accompagnamento delle ragazze, è vero che si sono fermati in una zona di competenza della polizia e non dei carabinieri, ma per tutto questo – virilmente e per l’onore della divisa – sanno di aver sbagliato e sono “pronti a pagare”. Per le bambole rotte no, e che diamine, si è mai visto un vero uomo prendersi la responsabilità di aver spezzato un giocattolo.

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Questa faccenda sta invece avendo un grosso impatto sulla salute degli unici due esseri umani presenti… i carabinieri: con doverosa preoccupata gravità, i giornali ci informano che hanno le occhiaie e i volti tesi. Quando saranno riusciti a svangarla gettando la colpa sulle studentesse, bisogna proprio regalare loro una settimana di vacanza in un centro benessere o magari, visti i tipi, in un centro massaggi. E giustamente, di come stanno le ragazze americane non frega un fico a nessuno.

Ci stava, dai. Questa è la linea difensiva del 26enne israeliano accusato da una turista belga di aver tentato di violentarla. Si erano appena conosciuti in un locale pubblico: “Una chiacchiera tira l’altra e poi i due decidono di fare una passeggiata, lasciando gli amici al pub. Vanno in piazza Venezia, percorrono via del Corso, poi tornano indietro. Si dirigono verso il Campidoglio e lungo la scalinata lui tenta un approccio che lei respinge. Ci prova ancora e lei ancora lo respinge. Alla sua insistenza la ragazza inizia a urlare: gli agenti della polizia di Roma Capitale in servizio al Campidoglio la sentono e accorrono.”

Qui il caso sembra diverso: la giovane dice di no, ripete di no, grida. Ma non fa in realtà differenza alcuna, perché gli oggetti in tale tipo di situazione non possono avere voce in capitolo, ne’ alcun tipo di controllo sulla propria vita. Il tipo è convinto di essersi guadagnato il diritto di stuprarla, durante la serata: “Lei ci stava, assolutamente: mi aveva già dato un bacio, avevamo parlato tutta la sera, bevuto insieme, passeggiato, baciati ancora: ci stava, non c’è altro da dire”.

In tutto il mondo, gli uomini stuprano e uccidono donne in qualsiasi scenario possibile. Nelle case, nelle parrocchie, alle feste, per le strade, nei locali e spazi pubblici, sui mezzi pubblici, nelle automobili, nelle scuole, ai concerti, nei campeggi…

Le donne possono evitare, come è loro consigliato, le aree poco illuminate e prive di via di fuga; le donne possono stare il più possibile in casa, possono evitare di uscire la sera, di bere qualcosa in pubblico, di indossare gonne corte eccetera eccetera. Possono restringere la propria libertà sino ai minimi termini – e nulla cambia, perché sino a che gli uomini persistono nel considerare naturale, mascolino, giustificabile il loro comportamento violento e sino a che lo usano per stuprare e uccidere le donne continueranno ad essere stuprate e uccise. Non importa dove si trovino o cosa stiano facendo.

Sino a che non mettiamo in questione il punto dolente e cioè il collegamento diretto fra la mascolinità costruita socialmente e la violenza, l’unico mondo in cui le donne non saranno più assalite dagli uomini può essere solo un mondo in cui le donne non esistono più. Maria G. Di Rienzo

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Tre anni fa, dopo una campagna condotta da genitori disgustati dal contenuto sessista e stereotipato di libri quali “Attività per ragazze” e “Attività per ragazzi”, la casa editrice inglese Usborne annunciò che avrebbe smesso di pubblicare simili testi.

Il loro “Growing Up for Boys” (Crescere/La crescita per ragazzi) è del 2013 e ancora in circolazione ma ultimamente un padre, il sig. Ragnoonanan, ha chiesto pubblicamente se non ci sono cose migliori da insegnare ai propri figli maschi, a cui il libro indirizza messaggi come questo:

A cosa servono i seni? Le ragazze hanno i seni per due ragioni. Una è produrre latte per gli infanti. L’altra è far apparire la ragazza cresciuta e attraente. Virtualmente tutti i seni, al di là della taglia e della forma che finiscono per avere quando una ragazza esce dalla pubertà, possono fare entrambe le cose.

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Dal messaggio dell’uomo su Twitter la protesta si è allargata sul web e soprattutto su Amazon, che il libro lo vende, ove recensori ambosessi lo hanno sepolto di stroncature.

Fen Coles, co-direttrice della Letterbox Library, una biblioteca specializzata in libri per bambini e testi per le scuole e i genitori, ha spiegato alla stampa perché lei stessa trova la faccenda problematica: “Il linguaggio usato, tenendo in mente che questo è un libro “per maschi”, suggerisce fortemente che i seni delle ragazze esistono per i ragazzi, per il loro apprezzamento, per il loro sguardo. Se vogliamo incoraggiare i nostri bambini ad avere relazioni sane gli uni con le altre e se vogliamo costruire una cultura del consenso, suggerire che parti del corpo esistono solo per il loro “uso” da parte di un’altra persona, apparentemente al di fuori del controllo da parte della persona a cui quella parte del corpo appartiene, al minimo toglie potere e al peggio è molto pericoloso. Questo è un linguaggio mal concepito, regressivo e irresponsabile, usato in ciò che è inteso come libro educativo.”

La casa editrice si è scusata, ovviamente. Metterà a posto il libro. Tanto, la sua parte di danno l’ha già fatta. Maria G. Di Rienzo

P.S. Il titolo – Insegna bene ai tuoi figli – fa riferimento a una canzone di Crosby, Stills, Nash & Young.

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zadie

Zadie Smith (in immagine) è una scrittrice inglese di 41 anni – ha vissuto un anno a Roma con la famiglia e in italiano sono disponibili quattro dei suoi romanzi.

Partecipando in questi giorni al Festival Internazionale di Edimburgo (che si tiene dal 4 al 28 agosto) ha raccontato alla stampa come a causa della frustrazione ispiratale dal vedere la figlia Kit passare moltissimo tempo davanti allo specchio abbia imposto a questa sua attività un limite di 15 minuti: “L’ho spiegato a lei in questi termini: stai perdendo tempo, tuo fratello non perderà mai tempo in questo modo. Ogni giorno della sua vita si mette una camicia, esce dalla porta e non gliene frega un fico secco se tu perdi un’ora e mezza a farti il trucco.”

Madre cattiva, state pensando? Be’, sapete, Kit ha sette anni.

Maria G. Di Rienzo

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Diva Guimarães

Diva Guimarães (in immagine con il microfono di fronte) è diventata famosa il 28 luglio scorso, prendendo parola durante il Festival Letterario di Paratry, in Brasile. Il tema era il razzismo e la 77enne Diva, insegnante in pensione, ne ha fatto esperienza per l’intera vita. Nipote di schiavi, ha raccontato come sua madre sopportò ogni tipo di umiliazione per assicurarsi che i suoi figli ricevessero un’istruzione. Ma anche nella scuola religiosa che accolse lei a cinque anni, e in cui doveva lavorare oltre che studiare, le cose andavano così: “Voglio raccontarvi una storia che ha segnato la mia esistenza. – ha detto al pubblico del Festival – Sono dovuta diventare adulta all’età di sei anni. Le suore raccontavano questa storia: Gesù creò un fiume e disse a tutti di lavarsi, di bagnarsi nelle acque benedette di quel fiume incantato. Le persone bianche sono tali perché lavorano sodo e sono intelligenti, vennero al fiume, si bagnarono, diventarono bianche. Noi, come neri, siamo pigri – il che non è vero, perché questo paese sopravvive oggi grazie ai miei antenati che hanno provveduto a tutti – e quando alla fine arrivammo ognuno s’era già bagnato nel fiume e di esso restava solo fango. Perciò, noi abbiamo di pelle più chiara solo i palmi delle mani e le piante dei piedi, perché siamo riusciti a malapena toccare l’acqua in questo modo.

Sembrava che nessuno fosse riuscito a non commuoversi e a non riflettere, dopo aver ascoltato Diva. Ma mentre camminava fra gli stand della Fiera è stata assalita da un venditore arrabbiato, che le ha ingiunto di pulire una cacca di cane. La donna non è la proprietaria della bestiola e c’erano molte altre persone a cui il venditore avrebbe potuto rivolgersi, però ha scelto lei. “Io so perché.”, ha commentato Diva.

Il video del suo intervento è diventato assai popolare in Brasile. Sono seguite interviste, articoli su giornali ecc. Tra l’altro, le hanno chiesto: “Che messaggio vorrebbe dare alle giovani donne nere di oggi?” La sua risposta è stata: “Di non misurarsi sui loro corpi, ma sulle loro culture. Vorrei dire loro che non sono mercanzia sessuale. So che hanno discernimento sufficiente a riconoscere questo tipo di abuso. Si fa passare l’idea per cui le persone nere diventano note fuori dal Brasile come oggetti sessuali, dicendo che lei ha il diritto di usare il suo corpo come vuole.” Diva ha ben chiaro che l’oggettivazione sessuale non è una libera e liberatoria scelta.

Maria G. Di Rienzo

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Il 28 marzo scorso il consiglio comunale di Parigi ha votato questo: a partire dal 20 novembre 2017 gli annunci pubblicitari “sessisti e discriminatori” non avranno più spazio in città. Immagini “degradanti” o “disumanizzanti” che “hanno impatto negativo sulla dignità umana, così come quelle che propagandano omofobia, disprezzo per le persone anziane, discriminazione etnica o religiosa” sono bandite.

Alla stampa, la Sindaca di Parigi Anne Hidalgo ha spiegato che città come Londra e Ginevra hanno già adottato misure simili e che era ora di fare un passo verso l’arresto della “diffusione, promozione e valorizzazione di immagini che degradano certe categorie di cittadini/e.” Inoltre, ha detto, “Le conseguenze di queste rappresentazioni degradanti hanno un impatto notevole sulle donne, in special modo su quelle più giovani: mantengono gli standard del sessismo e contribuiscono a trivializzare determinate forme di violenza quotidiana.”

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Alcuni articoli sull’argomento sostengono che la recente campagna “porno-chic” di Saint Laurent (a cui appartengono le due immagini sopra questo paragrafo) sia stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Raphaëlle Rémy-Leleu, la portavoce del gruppo femminista francese “Oséz le Feminisme!” che ne aveva immediatamente chiesto la rimozione dagli spazi pubblici, ha dichiarato che la campagna: “Tocca tutti i lati del sessismo. Le donne sono oggettificate, iper-sessualizzate e messe in posizioni che esprimono sottomissione.”

E questa qui sotto è la Sindaca. Se avessi un programma di grafica adatto avrei contornato l’immagine di baci e cuoricini. Maria G. Di Rienzo

Anne Hidalgo

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Ormai su “Parliamone Sabato” e la sua doverosa chiusura (in un paese civile in cui i protocolli internazionali sull’uso dei media non solo si firmano, ma si implementano, un programma simile non sarebbe neppure mai venuto alla luce) avete letto di tutto e di più.

La misoginia prende molte forme, ma ridotto all’essenziale il messaggio comune a tutte è che le donne sono oggetti, cose, attrezzi, che esistono per soddisfare desideri altrui. E’ il messaggio principale della socializzazione di genere per le femmine ed era in effetti il messaggio principale e palese del programma in questione. Non ci dovrebbe essere, quindi, necessità di spiegare ANCORA le ragioni per cui la storia sulle “fidanzate dell’Est preferite dagli italiani” è stata rivoltante, ma poiché una massa di stralunati vaga sul web chiedendosi “se questi sono i veri problemi”, maledicendo le “femministe faziose” e suggerendo che le donne si sono risentite, ovviamente, perché “non prendono abbastanza c.”, i danni che questa spazzatura fa al genere umano di sesso femminile ve li ripeto io:

1. Incoraggia l’interiorizzazione dell’oggettivazione, la quale si traduce in bassa autostima, disaffezioni e comportamenti compulsivi e persino patologie gravi (che possono spingere all’autolesionismo o al suicidio) legate alla propria immagine corporea, mancanza di fiducia nella propria autonoma capacità di prendere decisioni, mancanza di consapevolezza dei propri diritti e del proprio valore come essere umano;

2. Stabilisce una sessualità normativa – cancellando e stigmatizzando nel processo tutte le altre – il cui fulcro è il maschio eterosessuale che guarda e giudica, mentre il compito delle donne è impegnarsi per ricevere da costui un buon punteggio (puah!);

3. Ripete alle donne che meritano di esistere e che possono essere felici solo se se piacciono agli uomini e che per piacere agli uomini devono rispondere a criteri patriarcali di “scopabilità” e subordinazione e ritenere assolutamente prioritaria la soddisfazione maschile in ogni campo e a qualsiasi costo (è quello che si vede nella pornografia, dopotutto);

4. Ripete inoltre alle donne di sacrificare se stesse sull’altare della “bellezza” ignorando ogni propria preferenza o desiderio o sconforto, ogni propria abilità e ambizione e sogno: una bambola gonfiabile o la statua di Venere (cfr. il “fisico marmoreo”) non hanno bisogno di tutto ciò;

5. Fornisce validazione allo sfruttamento sessuale delle donne – che l’Italia legalmente sanziona – e chiede la loro acquiescenza per esso: riascoltate quel genio di Testi mentre parla dell’amico con la fidanzata russa che, per il suo compleanno, lo ha portato “in un bordello, gli ha fatto scegliere un’altra ragazza e si sono divertiti tutta la notte insieme: come fai a non innamorarti di una donna così, giustamente?”. E che genere di “amore” è in grado di darmi uno che tratta una mia simile, un altro essere umano, come lavandino in cui svuotarsi i testicoli?

6. Alimenta ogni tipo di violenza di genere. Quando il corpo di una donna è trattato come oggetto di pubblica valutazione e commento ciò conferisce legittimazione alle molestie in strada, online, in spazi comunitari e privati; scusa l’assalto sessuale e giustifica lo stupro (un oggetto è fatto per essere usato e non ha voce in capitolo).

Per finire, cari stralunati: quella del “prendere c.” è una VOSTRA ossessione – fatevi qualche domanda al proposito – ed è poiché siete così concentrati sul vostro piacere che di quello femminile non sapete assolutamente nulla, nemmeno che non abbiamo proprio bisogno dei vostri “c.” per avere favolosi orgasmi. Maria G. Di Rienzo

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