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Posts Tagged ‘molestie in strada’

Siamo in India, Triveniganj, nell’area sportiva di un collegio statale femminile. E’ sabato sera (6 ottobre u.s.) e molte ragazze stanno giocando in quello spazio. La loro età va dai 10 ai 14 anni.

Un gruppo di ragazzi si avvicina e comincia a lanciare loro commenti osceni, insulti e inviti a sfondo sessuale. Non è la prima volta, i tipi quelle cose le scrivono persino sui muri della scuola e le allieve hanno già tentato di denunciare alla polizia la situazione: senza essere prese sul serio.

Sabato reagiscono alle molestie, rispondono con fermezza e inizialmente il gruppo di delinquenti in erba si ritira. Venti minuti dopo ritornano, alcuni in compagnia dei genitori, armati di canne di bambù e sbarre di ferro.

“Ci hanno trascinate in giro tirandoci per le code di capelli, ci hanno assalite con i bastoni, ci hanno prese a calci e pugni. – ha dichiarato Gudia, una delle 36 ragazzine finite in ospedale dopo l’aggressione – Eravamo totalmente indifese e non avevamo nulla con cui proteggerci. Molte delle mie amiche erano distese per terra, gridavano e piangevano per il dolore dei colpi.”

Gudia sa bene perché è successo: “Erano arrabbiati perché avevamo protestato contro le loro richieste sessuali.”

La polizia ha per il momento arrestato 6 giovanotti e una donna adulta; una recinzione più alta sarà piazzata intorno all’area e – in modo impagabile – il magistrato del distretto ha assicurato alla stampa che, per contrastare la “paura psicologica” di cui le vittime dell’assalto a suo parere “sono affette”, manderà alla scuola dei “bei film di intrattenimento”.

Lo stesso giorno in cui la notizia raggiunge la stampa internazionale, lunedì 8 ottobre, sono resi pubblici i risultati di una ricerca di Plan International UK (che si occupa di aiuto umanitario ai bambini) sulle ragazze inglesi in età scolastica:

– il 66% delle intervistate ha attestato di aver fatto esperienza di attenzione sessuale indesiderata o di contatti sessuali / fisici indesiderati negli spazi pubblici;

– bambine di 8 anni hanno descritto l’aver testimoniato o l’aver fatto esperienza di molestie;

– più di una ragazza su tre ha ricevuto attenzione sessuale indesiderata come l’essere palpata, il sentirsi indirizzare commenti, fischi eccetera;

– un quarto delle ragazzine hanno detto di essere state filmate o fotografate da estranei senza che fosse richiesto il loro permesso;

– la maggioranza delle intervistate indossava l’uniforme della propria scuola quando si sono dati gli episodi summenzionati.

Dall’India al Regno Unito ci sono 7.544 chilometri di distanza. Ma la “cultura” della violenza è identica, le giustificazioni per essa sono identiche, la sofferenza delle donne e delle bambine è identica.

E’ interessante come le ragazze inglesi, alla pari delle indiane, sappiamo con chiarezza perché tutto ciò accade e abbiano aggiunto commenti di questo tipo: “Le molestie fanno parte della cultura maschile. Quando ne ho parlato a mio padre lui ha detto: Lo sai come sono fatti gli uomini.”

Perciò che puoi fare, figlia mia, se non subire, sopportare, al massimo limitare i danni, acconsentire, sorridere, essere insultata, molestata, picchiata, stuprata, persino uccisa… e “rispettare” con ciò la loro “cultura”?

Grazie, no. Se è maleducato opporsi a tutto questo, io sono e sarò cafona sin che vivo, al massimo livello che la mia mente e il mio corpo consentono.

Maria G. Di Rienzo

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(“Imagine if men were afraid to walk home alone at night”, di Katy Guest per The Guardian, 8 ottobre 2018, trad. Maria G. Di Rienzo.)

coprifuoco

Cosa vogliono le donne, veramente? E cosa farebbero le pazze femministe se infine riuscissero a derubare gli uomini di tutti i diritti, a chiuderli dentro la notte e a tenere il potere per se stesse?

Be’, le risposte sono appena arrivate, grazie a un esperimento di riflessione, e potrebbero sorprendervi.

“Signore… cosa fareste se per tutti gli uomini scattasse il coprifuoco alle 9 di sera?”, si è chiesta Danielle Muscato in un tweet causale martedì mattina, aggiungendo: “Ragazzi: leggete le risposte e prestate loro attenzione.”

Migliaia di donne hanno risposto e il risultato piuttosto patetico è che se le donne si trovassero responsabili del mondo, loro… andrebbero camminando in determinati luoghi, qualche volta, senza sentirsi spaventate. A casa dalla stazione dopo il lavoro, per dire, o nei boschi da sole di notte. Alcune sfrutterebbero l’occasione per fare la spesa mentre i negozi sono tranquilli. Molte andrebbero a farsi una corsa. Parecchie hanno detto persino che ascolterebbero musica con gli auricolari mentre lo fanno. Radicale!

Gli uomini hanno letto queste risposte e alcuni di loro erano furibondi. Chiedere il coprifuoco alle 9 di sera perché credete che tutti gli uomini siano stupratori è stupido, isterico e di base uguale al razzismo, hanno detto, anche se nessuno ha chiesto di imporre un coprifuoco o ha sostenuto che gli uomini fossero qualsiasi cosa. E, nel mentre è stato triste leggere quanto poco basterebbe a rendere davvero felici un bel po’ di donne, è stato anche deprimente vedere la gente diventare così arrabbiata per un coprifuoco ipotetico, mentre i movimenti delle donne sono limitati nella vita reale per tutto il tempo.

Circa quattro anni fa, un uomo stava assalendo sessualmente donne a Londra e la polizia diede il consiglio a tutte le donne locali di evitare di camminare da sole la sera, fino a che lo avessero catturato. Si era di dicembre, perciò era buio quasi sempre. E l’uomo non è ancora stato arrestato. Questo è un coprifuoco reale per le donne, raccomandato dalle autorità (sebbene ovviamente io lo rompa di continuo per andare al lavoro e tornare, e qualche uomo mi ha detto allegramente che mi merito di essere stuprata se continuo a essere così ostinata al proposito).

Immaginate se la polizia avesse invece chiesto agli uomini di starsene a casa di sera a causa del comportamento di un solo uomo. Orrore! Assieme agli avvisi ufficiali, c’è tutto l’auto-monitoraggio che noi donne facciamo, sacrificando cose che ci piacciono, come il fare esercizio o l’uscire con le amiche o prendere l’autobus notturno per tornare a casa. Ma nessuno sembra essere arrabbiato per questo.

Un buon numero di sentimenti sembrano diretti dalla parte sbagliata. Perché la gente è così seccata se qualche migliaio di donne passano pochi secondi un martedì mattina godendo dell’immaginare ciò che potrebbero fare se non fossero costrette ad avere paura? Dov’è tutta la rabbia verso la porzione di uomini che ci costringono ad avere paura? E com’è possibile leggere migliaia di risposte da parte di donne che hanno ragione di credere di non essere al sicuro uscendo di notte, e concludere che la vera minaccia è per gli uomini?

Ovviamente, alcuni uomini hanno letto le repliche e hanno prestato attenzione e le loro risposte sono state molto espressive. “Wow, mi sento orribilmente adesso. – ha detto uno di loro – Niente di tutto ciò ha mai causato a me alcun problema. Corro, vado dove voglio quando voglio. Com’è che le donne non sono piene di rabbia sfrenata per tutto il tempo?” E’ una domanda davvero buona e sempre di più penso che lui abbia ragione, dovremmo esserlo.

Un altro uomo si è rivolto a me direttamente, sulla questione, chiedendo: “Da quando è diventato socialmente accettabile stroncare gli uomini apertamente?” e: “Be’, esattamente cosa proponi di fare, allora?” Non mi tenti, signore.

Perché quando le pazze femministe conquisteranno infine il mondo, e ti deruberanno dei tuoi diritti e terranno tutto il potere per se stesse, gli individui che fanno domande stupide come queste saranno i primi a essere rinchiusi al calar della notte. E noi andremo a farci una passeggiata. Una passeggiata davvero lunga. Con gli auricolari addosso.

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Non è una prova irrefutabile, naturalmente, ma potrebbe essere un indizio dell’esistenza del karma, o di qualche divinità incline a intervenire nei destini umani: giudicate voi.

Il 3 ottobre u.s., in quel di Mandeville in Louisiana, una donna 32enne sta facendo jogging al parco. Sono le 7 di mattina. All’improvviso, un uomo salta fuori da dietro un albero e si piazza davanti a lei, tira giù la cerniera dei jeans e le mostra i suoi preziosissimi genitali.

“Ero disgustata, – ha detto la donna, che vuol mantenere l’anonimato, alla stampa – ma invece di scappare, che era quel che lui si aspettava da me, ho fatto un movimento in avanti come per attaccarlo.”

A questo punto il generoso espositore si tira su la cerniera molto in fretta, per scappare lui (è stato accertato che la 32enne non era la sua prima vittima). Troppo in fretta, in verità: ha incastrato tutta la mercanzia nei dentini metallici.

E’ caduto, tenendosi il basso ventre con le mani e implorando aiuto. “All’inizio ho pensato fingesse, – ha detto ancora la donna – ma avvicinandomi ho visto sangue e parte dei testicoli fuori dalla cerniera. Ero tentata di lasciarlo lì, ma ho chiamato l’ambulanza perché non si dissanguasse.”

All’ospedale più vicino l’uomo (il cui nome non viene reso pubblico sino alla formalizzazione delle accuse penali) è stato operato. I medici hanno dovuto rimuovere un testicolo e parte del pene.

Cinicamente, spero che il tizio abbia perso anche il suo hobby preferito, molestare le donne.

Maria G. Di Rienzo

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(“Men Follow Me”, di Safia Elhillo – in immagine – poeta contemporanea. Safia, di origine sudanese, vive negli Usa. I suoi lavori sono stati tradotti in arabo e greco. Trad. Maria G. Di Rienzo)

Safia

GLI UOMINI MI SEGUONO

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fino a casa dalla stazione della metropolitana

attraverso la mia porta di casa

durante gli anni – aspetta che ne compia diciotto

con i loro occhi

con i loro bambini nei sedili posteriori

nei parcheggi vuoti – l’eco dei passi dà loro centinaia di corpi

con le loro lingue fuori

con i loro denti che brillano come mosche

dopo che ho pagato la corsa e sono uscita dal taxi

nel bagno

nell’ascensore

forse persino dopo che sarò morta e sarò andata via dal mio corpo screziato

guarderò indietro e li vedrò ancora – con una mano calda sul loro inguine

e l’altra che cerca di raggiungere i miei capelli

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In seguito alla vicenda Weinstein, di cui credo siate tutte/i consapevoli, la scorsa settimana milioni di donne hanno condiviso le loro storie relative ad aggressioni sessuali usando l’hashtag #MeToo (“Anch’io”) lanciato dall’attrice Alyssa Milano; l’hanno fatto in italiano con #quellavoltache su iniziativa della scrittrice Giulia Blasi e in francese con #balancetonporc (“Strilla al tuo porco”) grazie alla giornalista radiofonica Sandra Muller (in immagine qui sotto).

sandra muller

La Francia conta annualmente 84.000 stupri, 220.000 aggressioni sessuali e la morte di una donna per mano di un partner violento ogni tre giorni. Il paese ha anche un problema con la definizione di assalto sessuale nei confronti di minori, tale che di recente un 28enne è stato assolto dallo stupro di una bambina di 11 anni: gli è bastato dire in tribunale che lei era consenziente.

Ma la Francia ha anche una Ministra per l’eguaglianza di genere, Marlène Schiappa, che intende raddrizzare un po’ le cose: la bozza di legge su cui sta lavorando – con i giudici francesi e aprendo una consultazione pubblica – comprende il riesame del concetto di “consenso” riferito a minori. Inoltre, intende multare i molestatori. Misure simili sono già all’opera in Argentina e Portogallo. In Olanda, molestare una donna a Rotterdam è un atto punito con tre mesi di galera; dal 1° gennaio 2018, ad Amsterdam, sarà punibile con una multa di circa 190 euro.

“Il punto, – ha spiegato la Ministra francese alla stampa – è che l’intera società deve ridefinire ciò che è accettabile e ciò che non lo è. Tu non devi seguire le ragazze per due o tre strade di seguito chiedendo loro 20 volte il loro numero di telefono. Ma i molestatori ti rispondono: Oh, ma è mio diritto. Stavo solo chiacchierando con quella ragazza. Le stavo facendo un complimento. Molti di quelli che tormentano le donne non sembrano capire che le loro avance non solo sono indesiderate, ma possono apparire minacciose.”

Marlène Schiappa (in immagine qui sotto) sta pensando a una multa più pesante di quella olandese. Qualcosa attorno ai 5.000 euro, per esempio, se l’offensore è preso “con le mani nel sacco”. Parfait. Maria G. Di Rienzo

marlene-schiappa

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(“Sexual Assault Survivors Are Caught Between A Rock And A Hard Place”, di Dina Honour, Bust Magazine, ottobre 2017, trad. Maria G. Di Rienzo. Dina è una scrittrice statunitense che vive con il marito e due figli in Danimarca.)

rock and hard place

Quando una denuncia di assalto sessuale o molestia che investe qualcuno di alto profilo raggiunge la stampa, potete star sicuri che la macchina del contrattacco andrà a velocità amplificata. Biasimo delle vittime, seguito da svergognamento delle vittime, il tutto circondato da un coro greco di “perché?”.

Perché lei non è venuta fuori prima? Perché non ha semplicemente detto “no”? Perché non l’ha detto a tutti, non ha interpellato la stampa, non denunciato penalmente e non ha difeso se stessa?

Come se fosse la cose più facile del mondo per una donna ergersi da sola nell’arena pubblica, che è già affamata e raglia per avere il suo sangue, e sbattere giù un sistema che ha aiutato e favorito i Golia per le ultime migliaia di anni.

Pure la questione permane, lasciando il retrogusto del dubbio sulle nostre lingue. Perché una donna che è stata umiliata e molestata dal suo capo, una donna che è stata stuprata, una donna che è stata picchiata sino a diventare coperta di lividi, non dovrebbe farsi avanti?

Perché? Perché le donne spesso esistono fra l’incudine e il martello (ndt.: “between a rock and a hard place”, letteralmente “fra una roccia e un luogo duro, difficile”. Trattandosi di metafora la traduzione è esatta, ma lo segnalo affinché sappiate a cosa si riferisce l’Autrice quando più avanti parla di “scheggiare le rocce”).

Una donna esiste in questo spazio ristretto, intrappolata fra due scelte sgradevoli – in qualunque momento si trovi a fidarsi dei suoi propri istinti (e degli istinti comuni trasmessi da donna a donna, generazione dopo generazione) per poter sopravvivere a una determinata situazione. Moltissime volte la situazione non è una minaccia di morte – l’essere zittite da qualcuno che ti parla addosso, l’essere interrotte, il vedere le tue idee rubate senza che ti sia dato credito. L’essere guardate in modo lascivo, toccate senza consenso, consigliate di sorridere. A volte, tuttavia, c’è ben di più in gioco del tuo ego o del tuo nome in calce a una pubblicazione.

E’ decisamente bizzarro pensare che un “NO!” gridato a voce alta basti a fermare uno stupro o un assalto sessuale. Semplicemente, non è vero. Le donne ovunque sanno che non è vero. Ciò che le donne anche sanno è che qualche volta la migliore probabilità di sopravvivenza sta interamente in un’altra direzione. Ma se lei non dice di no, la legge, i tribunali, la società (uomini E donne) presumono un certo livello di consenso.

Morte o stupro?

Sopravvivenza o aggressione?

Stuprata con più violenza o creduta in tribunale?

Incudine e martello.

Anche quando una donna dice “no”, se non è a volume abbastanza alto, ripetuto abbastanza, nel giusto tono, timbro e accordo – potremmo venir fuori con 1.000 differenti richieste – non è sufficiente. Perché? Perché quando una donna dice “no”, tutto quel che serva all’accusato è contraddirla. Se denuncia il fatto rischia che le sue azioni, i suoi vestiti, la sua sessualità, il suo consumo di alcolici e le sue scelte di vita siano messe in questione e giudicate, di solito come cattive… o tenta di muoversi in avanti nella sua vita sapendo che l’accusato l’ha fatta franca. Incudine e martello.

Una donna molestata sessualmente sul lavoro deve decidere se parlarne apertamente con la possibilità di rischiare la sua carriera, una promozione, la sua reputazione professionale. Deve decidere se denunciare il capo palpeggiatore all’ufficio personale vale il rischio. Incudine: capo lascivo che ti palpa il culo. Martello: brutte valutazioni che possono stroncare le sue prospettive di carriera, l’essere segnata sulla lista nera nell’intera industria, l’essere cacciata via dal lavoro.

Una donna in una situazione di violenza domestica deve calcolare le probabilità che il suo partner abusante metta in pratica le minacce di uccidere lei, i suoi parenti o i suoi bambini. Può dover decidere fra l’incudine della miseria finanziaria o il martello di un pugno in faccia a giovedì alternati.

Una donna che è molestata per strada pesa il rischio di reagire. Una donna a cui viene detto di sorridere deve decidere. L’incudine dell’umiliazione e della rabbia? O il martello della concreta possibilità di essere seguita, pedinata, o fisicamente in pericolo?

Le donne sono uccise per molto meno.

Le donne sanno, istintivamente e tramite esperienza, che dire “basta” o “no” a voce più alta, e persino dire qualcosa del tutto, è a volte pericoloso: economicamente, fisicamente, socialmente. Quando lo è, lei è costretta a scegliere l’opzione meno peggiore.

Quando l’opzione meno peggiore è l’umiliazione di dover sopportare il capo porco o degli adolescenti cafoni che ti chiamano “figona”, tu fai questi calcoli nella tua testa velocissimamente.

Quando l’opzione meno peggiore ti permette di sopravvivere, di lavorare, di muoverti in avanti, tu fai questi calcoli.

Non significa che la situazione ti piaccia. O che tu l’abbia provocata. Non la rende a posto. Non la giustifica. Non la fa legittima.

Però, di continuo, la scelta di una donna fra due opzioni schifose è usata contro di lei. Dev’esserle piaciuto. Se davvero la infastidiva avrebbe detto qualcosa. Se fosse vero si sarebbe fatta avanti. Vedo commenti benintenzionati di questo tipo per tutto il tempo.

Se si fosse trattato di me…

gli avrei tirato un pugno

avrei gridato

sarei andata via

avrei lottato con più forza

avrei divorziato

mi sarei difesa

La vita è in bianco e nero per coloro che non hanno mai camminato nelle scarpe altrui.

Contrariamente a quanto dice lo stereotipo, le donne sono abili in matematica. Lasciate che vi racconti dei calcoli mentali fatti dalla maggioranza delle donne in vari momenti della loro vita. Di quelli che comportano il misurare le probabilità di tornare a casa da sola la sera e arrivarci sana e salva e non stuprata. Le probabilità di continuare a camminare liberamente se reagisci a qualche molestia in strada, la sottrazione dell’affitto dal salario che potresti perdere se denunci il tuo collega.

Le donne crescono facendo il conto delle probabilità nel sottofondo delle loro menti. Diventa una seconda natura. Quando ti confronti con situazioni simili, scegli. E la scelta qualche volta si situa fra l’incudine e il martello.

Questo è ciò che le donne negli spazi femministi stanno tentando di dire all’esterno. L’eguaglianza, persino all’interno di leggi che proteggono da cose come l’aggressione e la molestia, è assai più complicata dal semplice dire no, allontanarsi o denunciare. Se tutto quel che serve fossero donne che dicono “no” con maggiore fermezza, il mondo sarebbe un posto diverso. E dannatamente più chiassoso.

E’ ingiusto porre il fardello della sopravvivenza, o di una vita priva di molestie, solo sulle spalle delle donne. Sì, le donne dovrebbero parlare, essere assertive e persino aggressive alle volte. Ma gli uomini devono imparare ad ascoltare.

L’onere non sta sulla donna che non deve farsi stuprare. L’onere sta sull’uomo che non deve stuprare.

L’onere non sta sulla donna che deve dire “No!” a voce più alta, uscire allo scoperto più velocemente, o parlarne. L’onere sta in primo luogo sugli uomini, nello smettere di fare quel che fanno.

In effetti, in tutti quei “perché” ciò che si nasconde fra le righe è questo: perché lei ha lasciato che le accadesse.

Le donne non si lasciano molestare. Le donne non si lasciano stuprare. Non si lasciano picchiare. Queste sono cose che sono fatte alle donne. Sono fatte alle donne da stupratori, violenti, molestatori. Non permettete a nessuno di spostare la colpa, o la responsabilità, o il linguaggio contro le donne.

Quel che state vedendo ora – la reazione, l’oltraggio – non è frutto di una piccola congrega di donne intenzionate a rendere miserabile la vita degli uomini. Le donne non odiano gli uomini. Al contrario, la maggior parte di noi li ama. Siamo sposate con loro, li cresciamo come figli, siamo loro amiche.

Il suono che sentite ora sono le donne che scheggiano le rocce (ndt. l’incudine), che spingono contro i luoghi difficili (ndt. il martello), assicurandosi maggior spazio pubblico. Sono le donne che tentato di forgiare uno spazio più ampio per vivere, amare e lavorare di modo da non essere costrette fra le due opzioni schifose. Incudine. Martello.

Non significa che non ci sia spazio per gli uomini. Significa solo che gli uomini devono diventare migliori nel condividere quello spazio.

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Ieri, 31 agosto 2017, è stata una giornata assolutamente normale. Cinque casi di violenza sessuale contro donne sono arrivati in cronaca. Tutti sono stati narrati come di consueto: in modo superficiale, stupido e sbagliato. Il che alimenta il substrato di connivenza e comprensione per la violenza di genere, di qualsiasi tipo.

1) “Salento, turista di 19 anni violentata in un villaggio vacanze a Taviano: 27enne fermato”

(…) un rapporto sessuale contro la volontà della giovane, che subito dopo sarebbe riuscita a scappare (…) (il perpetratore ha) conosciuto la diciannovenne, anche lei reduce da una serata in discoteca. L’approccio si sarebbe presto trasformato in un tentativo di rapporto sessuale, che la ragazza avrebbe cercato di evitare subendo però la violenza.

Si chiama STUPRO. E’ un reato. E’ un tipo di violenza le cui conseguenze possono tormentare la vittima per anni, per la vita intera. E’ un tipo di violenza che segna un punto di non ritorno per chi la subisce. Non è un “rapporto sessuale un po’ forzato” in cui comunque i protagonisti se la godono, non è la “trasformazione” di un galante approccio, ok?

2) Nuova aggressione sul lungomare di Rimini. Turista chiama il 112: ”Stanno violentando la mia compagna”

(…) Ad essere presa di mira una coppia di 40enni di Parma appena uscita da un locale. La donna – sotto l’effetto dell’alcol come il compagno – dopo aver subito avance e la sottrazione del cellulare da parte di un 34enne di origine marocchina era stata attirata sulla spiaggia con la scusa di poterlo riavere. Poi l’uomo, colto dai carabinieri sull’atto coi pantaloni già calati, ha cercato di mettere in atto la violenza. (…)

Ah, ecco, era ubriaca, le sta persino bene. Non si è attenuta al codice di sopravvivenza in zona di guerra contro le donne (la zona è ovunque, per vostra informazione) che prevede: addestramento alla lotta senz’armi o con oggetti non creati per essere tali – le chiavi, la borsetta, l’ombrello ecc.; assoluta lucidità, stato di allerta perenne e monitoraggio continuo del territorio; tuta mimetica imbottita come unico capo d’abbigliamento consentito; presenza negli spazi pubblici ridotta al minimo e comunque sempre in compagnia di un cyborg da combattimento, non di un semplice compagno o amico. Inoltre: quelle che ha subito erano MOLESTIE non “avance”, “carinerie” e complimenti. MOLESTIE SESSUALI, punto e basta.

3) “Bologna, aggredisce una donna e la butta a terra: arrestato per tentata violenza sessuale”

(…) La donna, terrorizzata, è stata portata al pronto soccorso e dimessa con una prognosi di cinque giorni. Ai carabinieri ha raccontato che mentre stava tornando a casa, camminando lungo la strada, era stata raggiunta dal giovane che aveva iniziato a molestarla. Nonostante il rifiuto categorico di avere un approccio di qualsiasi tipo, il giovane l’ha afferrata per un braccio, trascinata in una zona buia e dopo averle tappato la bocca e abbassato i pantaloni ha tentato di violentarla.

Come sopra. Se riconoscete che il tipo “ha iniziato a molestarla”, gli approcci non hanno nulla a che fare con la situazione. Si tratta di due sconosciuti, non di due amici/conoscenti al ristorante ove lui le porge a sorpresa una rosa rossa e sussurra “Sono incredibilmente attratto da te”: quest’ultimo è un approccio, spaventare e umiliare un’estranea per strada no.

4) “Anziana 80enne stuprata nel parco in pieno giorno a Milano”

(…) mentre lei stava passando a ridosso del parco dopo che era uscita di casa alle 8 del mattino, l’uomo le si sarebbe avvicinato con una scusa qualsiasi, manifestando l’intenzione di aiutarla, poi trascorsi pochi minuti e fatti pochi passi accanto a lei avrebbe approfittato della situazione facendola cadere e trascinandola con sé.

Altro caso di trasgressione del codice di sopravvivenza, pare. Probabilmente la donna si sentiva protetta anche del mito predominante sullo stupro, e cioè che la violenza sessuale sarebbe in realtà solo un omaggio alla bellezza e alla gioventù e all’essere giudicate sexy – hot – drizzapiselli. Comunque, ottantenne o meno, era in giro da sola, non indossava uno scafandro in titanio e doveva ben sapere che il parco con la sua erba morbida e i cinguettii degli uccellini invitava alle gioie dell’amore… si è messa in una situazione, capite.

5) “Brianza, 17enne violentata in uno stabile abbandonato: arrestato un 22enne, denunciati altri tre”

“L’ha costretta a un rapporto sessuale minacciandola con un coltello. Un 22enne è stato arrestato ieri sera dopo essere stato identificato come autore della violenza sessuale su una 17enne. (…) Con lui, sono stati denunciati per concorso nello stupro altri tre uomini, anche loro marocchini: un 23enne, un 25enne e un 27enne. (…) La ragazza – nata in Italia, anche lei di origini marocchine – li avrebbe incontrati in gruppo nel primo pomeriggio alla stazione di Monza, senza averli mai conosciuti prima. Secondo quanto ricostruito dalla procura, li avrebbe poi “volontariamente e ingenuamente” seguiti (…)

Ecco, sempre come sopra, questa è una tonta. Non ha ancora compreso che ogni uomo, di ogni età, ogni provenienza, ogni stato sociale, è privo di qualsiasi tipo di rispetto nei confronti del sesso femminile, è uno stronzo ambulante senza decenza e senza umanità e qualsiasi cosa dica a una femmina è una menzogna. Volete che noi si creda questo, sul serio?

Gli uomini non stuprano perché lo stupro è “inevitabile” e/o “naturale” e le donne li mettono in condizioni in cui possono farlo, gli uomini stuprano perché pensano di avere il diritto di farlo e che anche se la legge condanna l’azione se la caveranno accusando la vittima di essere stata consenziente e di averli “provocati”. Misoginia e patriarcato hanno insegnato loro questo per millenni: miti sociali, giornalismo e tribunali continuano a ribadire loro che è proprio così.

Maria G. Di Rienzo

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