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Archive for the ‘Poesia’ Category

naufragio lampedusa

(immagine da Il Corriere della Sera, 7 ottobre 2019)

(“Precedents 20:17” di Freesia McKee, poeta e saggista contemporanea statunitense, in immagine sotto. Trad. Maria G. Di Rienzo.)

Perché avevo fame e voi mi avete dato un test antidroga. Avevo sete e voi avete avvelenato la mia acqua.

Ero una straniera e mi avete scacciata. Avevo bisogno di vestiti e mi avete assalita sessualmente.

Ero malata e la vostra azienda mi ha negato copertura. Ero in prigione e sono diventata qualcosa d’altro per voi, la mia libertà trasformata nel vostro lavoro gratuito.

Come rispondono i giusti? “Una fame comune, una sete comune, un bisogno comune?” Quando abbiamo iniziato a vedervi come una minaccia? Quando abbiamo iniziato a credere che non avremmo mai dovuto pagare?

Quando vi abbiamo visti malati e in prigione? Chi lavora gratis? Quando abbiamo deciso che la nostra gioia più grande era far strabordare il nostro piatto?

Il Re risponderà: “Qualsiasi cosa abbiate ignorato quest’anno, lo avete fatto per me.”

mckee

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La volpe

(“The Fox”, di Abbey Bi Yao Lin, trad. Maria G. Di Rienzo. Abbey ha oggi 11 anni, è nata e vive in Irlanda e a 10, l’anno scorso, è stata una delle vincitrici del concorso di poesia “Sino a che l’amore vincerà la paura” organizzato dall’ong umanitaria Trocaire e dall’associazione nazionale irlandese per la poesia Poetry Ireland/Éigse Éireann. L’immagine è di Lüleiya, una giovane illustratrice freelance ungherese.)

fox spirit - luleiya

LA VOLPE

La paura assomiglia

a quattro zampe furtive

un piccolo naso che fiuta

occhi neri che sono offuscati

dalla fame.

E’ in agguato sulla strada

dando caccia al cibo, dando caccia alla speranza.

L’amore cresce

nel cuore della Terra.

Quando la volpe coglie

il profumo dell’amore, cambia

le cresce pelo nuovo,

soffice come una nuvola

si sparge sulla volpe.

L’amore dà alla volpe

cibo e sazietà.

Quando l’amore la tocca,

la volpe si riempie di gentilezza.

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(due composizioni senza titolo della poeta indiana contemporanea Sonia Motwani, in immagine sotto, trad. Maria G. Di Rienzo. Sonia è l’autrice del libro di poesia “Silent Defiance” – “Sfida Silenziosa”, si dichiara fermamente convinta del potere insito nell’amore di sé e nella capacità della poesia di dare sollievo e guarigione. Il suo account su Instagram si chiama “Poesie femministe”.)

Devi a te stessa

delle scuse.

Delle scuse per

esserti considerata

meno che magica.

sonia

La guerra

che fai contro la tua pelle

spezzerà

le tue stesse ossa.

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Sei fuggita dalla gabbia.

Le tue ali sono completamente distese.

Ora vola.

Rumi

free as a bird

“Una donna deve continuamente osservarsi. E’ quasi sempre accompagnata di continuo dalla sua propria immagine di se stessa. Mentre cammina attraversando una stanza o mentre sta piangendo la morte di suo padre, può a stento evitare di figurarsi mentre cammina o piange. Dalla più tenera infanzia è stata istruita e persuasa a ispezionarsi costantemente. E quindi arriva a considerare sorvegliante e sorvegliata dentro di sé come i due elementi costituenti seppure sempre distinti della sua identità di donna. Deve ispezionare tutto quel che è e tutto quel che fa perché il modo in cui appare agli uomini è di cruciale importanza per ciò che normalmente si intende come successo nella sua vita. La sua sensazione di essere in se stessa è soppiantata dalla sensazione di essere apprezzata come se stessa da un altro.”

John Berger in “Ways of Seeing” (in italiano “Questione di sguardi”, ma io ho tradotto direttamente dall’originale, che è online), 1^ edizione 1972.

Qualcuno giudica il vivere in questo modo desiderabile? Oppure “una libera scelta”? O, ancora, qualcosa di “naturale”? Per come la vedo io è galera – e nessuno riuscirà a convincermi che star dentro a una gabbia sia divertente, sano, sexy e così via.

Maria G. Di Rienzo

P.S. John Berger è un uomo, non lo pseudonimo di una femminista, il che dimostra una volta di più che anche voi schiumanti odiatori machisti potreste farcela e tornare a essere completamente e splendidamente umani. Vi aspettiamo a braccia aperte.

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“Ricorda cosa devi fare

quando ti svalutano,

quanto pensano

che la tua mitezza sia la tua debolezza,

quando trattano la tua cortesia

come se fosse un loro vantaggio.

Tu risvegli

ogni drago,

ogni lupo,

ogni mostro

che dorme dentro di te

e ricordi loro

che aspetto ha l’inferno

quando indossa la pelle

di un gentile essere umano.”

Nikita Gill, giovane poeta indiana-inglese contemporanea.

(Altri suoi versi e pensieri su:

https://lunanuvola.wordpress.com/2018/06/27/esistere-resistere/

https://lunanuvola.wordpress.com/2017/11/21/le-persone-non-nascono-tristi/ )

Questa è la mia dedica di ringraziamento e apprezzamento all’iniziativa “Odiare ti costa”, lanciata il 22 luglio u.s. dall’avvocata Cathy La Torre, dello studio WildSide, e dalla filosofa Maura Gancitano del collettivo Tlon, per perseguire in sede civile diffamazioni e minacce veicolate tramite web, in particolare usando i social media. Un gruppo di esperti esamina le segnalazioni inviate a odiareticosta@gmail.com, ne analizza l’autenticità e offre gratuitamente la propria consulenza per eventuali procedimenti legali.

“Se il diritto di critica – ha detto alla stampa Cathy La Torre – la libertà di opinione, la libertà di dissenso, anche aspro, duro, netto, schietto, sono diritti sacri e inviolabili, la diffamazione, l’ingiuria, la calunnia, l’offesa e la minaccia non lo sono. Sono delitti che arrecano danni che vanno risarciti. Fino a oggi le vittime di questi delitti sono state lasciate sole. Stiamo ricevendo migliaia di segnalazioni, 600 mail al giorno e il numero continua a crescere: l’ottanta per cento arriva da donne che hanno subito offese legate al loro aspetto fisico o insulti sessisti e auguri di morte e di stupro.”

not pass

Haters, you shall not pass! Ancora grazie, di cuore. Maria G. Di Rienzo

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(di Amanda Lovelace, poeta statunitense contemporanea – in immagine – autrice di raccolte di versi che hanno questo tipo di titoli: “Qui la strega non brucia”, “Qui la principessa si salva da sola” e “Qui la voce della sirenetta ritorna”. Trad. Maria G. Di Rienzo.)

amanda

Le tue anche

tenteranno di scoppiare

fuori dalla tua pelle.

Le tue cosce

tenteranno di crescere insieme

come una coda di sirena.

Un soffice giardino

tenterà di germogliare

sulle tue gambe.

(& fra le tue gambe,

sul tuo labbro superiore,

sulle tue ascelle, ecc.)

Il mondo comincia

e finisce

quando lo dici tu.

– ciò che non vogliono farti sapere

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FORZA

Non permettere loro di dirti che il tuo dolore dovrebbe essere confinato al passato, che non riveste alcuna importanza nel presente. Il tuo dolore è parte di chi tu sei.

Loro non sanno quanto forte ciò ti rende.

(“Strenght”, di Lang Leav, scrittrice e poeta contemporanea. Lang è nata in cui campo profughi thailandese: la sua famiglia fuggiva dalla Cambogia e nello specifico dagli khmer rossi. E’ cresciuta in Australia e oggi vive in Nuova Zelanda.)

capitana

Carola Rackete, capitana della Sea Watch. La sua biografia professionale e da attivista è lunghissima nonostante la sua giovane età: ha frequentato tre università, è laureata in conservazione ambientale, parla cinque lingue, ha lavorato per uno dei maggiori istituti oceanografici tedeschi e per Greenpeace ecc.

A sentire i nostri poco letterati ma ostinatamente feroci politici è “una sbruffoncella che fa politica sulla pelle degli immigrati” (Salvini, che forse si stava guardando allo specchio), vuole solo farsi pubblicità (Di Maio, probabilmente osservando il proprio riflesso in una vetrina), dovrebbe essere arrestata e la sua imbarcazione colata a picco (Meloni in C-3: colpito e affondato) – ma più che di battaglia navale in quest’ultimo caso si è trattato del gioco “Se la crudeltà guadagna consenso elettorale, riusciamo a dire cose più disumane di quelle che dice e fa sotto forma di leggi il Ministro dell’Interno?”. Ok, brava, Meloni per il momento ha vinto: nessuno ha ancora proposto la tortura e il plotone d’esecuzione (ufficialmente: fra i seguaci dei tre sui social media è un’altra faccenda).

Nessuno dei politici che ha rovesciato su Carola Rackete i propri giudizi sommari e denigratori ha fatto lo sforzo di cercare di parlarle direttamente. Nessuno ha cercato di avere informazioni sullo stato psicofisico delle persone che si trovano a bordo. Risolvere la situazione in maniera civile non è alla loro portata. Al massimo sanno sputare insulti, intimare altolà, schierare carabinieri e lagnarsi dell’Europa (“Assente, come al solito!”, strilla il vero assente, il ministro che se n’è sbattuto di tutti gli appuntamenti europei in cui avrebbe potuto e dovuto discutere di politiche condivise sull’immigrazione – prima gli italiani e meglio un comizietto in più).

La capitana Rackete e il suo equipaggio hanno salvato esseri umani che senza il loro intervento ora potrebbero ornare come cadaveri le reti dei pescatori; secondo il diritto marittimo devono sbarcarli nel porto sicuro più vicino – e non c’è altro da dire.

Fateli scendere. FATELI SCENDERE e basta.

Maria G. Di Rienzo

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