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Archive for the ‘Poesia’ Category

heart of darkness di okamiterminus

Non sto più parlando

Sto ascoltando con l’intero corpo

e con ogni goccia di sangue

sopraffatta dal silenzio.

Ma questo stesso silenzio diventa discorso

alla velocità del buio.

Brano tratto dal poema “The Speed of Darkness”, di Muriel Rukeyser (1913-1980).

Sembra ci vorrà un po’ più di tempo prima che io possa ricominciare il mio lavoro di storyteller.

Portate pazienza e aspettatemi, non vi abbandonerò. Maria G. Di Rienzo

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Giove sorge sulle acque

giove con maggiori lune

(“Fish Swim the Moon” – “Un pesce nuota nella luna”, di Rasma Haidri, poeta contemporanea. Di origini indiane, nata negli Usa, ora vive in Norvegia: “Una volta, mi hanno sfidata con la domanda Perché scrivi poesia? Io ho risposto che ogni poesia è una piccola ricerca per trovare la mia strada verso casa.” Trad. Maria G. Di Rienzo.)

La luna sorge di color arancio,

fili di nuvola nera circondano

la sua pancia gravida.

Mia figlia ha disegnato Giove

in questo modo, usando trentasette sfumature di rosso,

ha tracciato ogni anello uno sopra l’altro

ha piazzato in orbita ogni luna gialla. L’insegnante

ha scritto In ritardo! in cima al foglio.

Nulla è mai in ritardo.

Non i rintocchi di questo carillon.

Non questo rifiuto portato in giro dal vento.

Non questo Giove che sorge su acque nere,

dove un pesce nuota nella luna,

e noi camminiamo senza annegare.

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lena

(“Upon Arrival”, di Lena Khalaf Tuffaha – in immagine – poeta, scrittrice, traduttrice, saggista e giornalista. Lena è l’Autrice di due famose e premiate raccolte di poesie, “Water & Salt” e “Arab in Newsland”. Di origini palestinesi, giordane e siriane, attualmente residente negli Usa, ha vissuto e viaggiato all’interno del mondo arabo e spesso il suo lavoro racconta l’esperienza dell’attraversare confini geografici, culturali e politici, nonché i confini fra i linguaggi e i differenti tempi delle nostre vite. Trad. Maria G. Di Rienzo.)

IN MERITO ALL’ARRIVO

Dovrai dichiarare la ragione della tua visita.

Non dire è perché voglio camminare lungo vecchie strade

e accarezzare mura di pietra del colore della mia pelle.

Dovrai dichiarare la ragione della tua visita.

Non dire è perché le olive sono pronte per il raccolto

e io attirerò il frutto giù dagli alberi,

lo spremerò in oro liquido.

Dovrai dichiarare la ragione della tua visita.

Non dire è perché la casa dei miei genitori

siede ancora vuota su una scogliera che si affaccia sul mare,

le persiane verdi che mio nonno aveva appena dipinto

restano chiuse e sigillate

e l’esercito ha registrato i titolari della proprietà

come assenti.

Dovrai dichiarare la ragione della tua visita.

Non dire è perché sto portando nella valigia preghiere

per un popolo che attende,

e distenderò per loro

lenzuola ricamate di versi

e le distribuirò su tutta la terra.

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Il travestimento perfetto

(“Acupunture”, di Luljeta Lleshanaku – in immagine – poeta contemporanea albanese, trad. Maria G. Di Rienzo. Il lavoro dell’Autrice, una dozzina di raccolte di poesie, è stato sino ad ora tradotto in inglese, francese, tedesco e slovacco.)

luljeta

AGOPUNTURA

Fra gli oggetti personali all’interno di una tomba cinese vecchia 2.100 anni,

gli archeologi trovarono nove aghi per agopuntura,

quattro d’oro e cinque d’argento.

Molto prima di sapere perché,

gli antichi medici sapevano che il dolore

dev’essere combattuto con il dolore.

E’ molto semplice: una serie di aghi che ti pungono il braccio

per un giusto funzionamento di cuore e polmoni.

Aghi nei piedi per dar sollievo a insonnia e stress.

Aghi in mezzo agli occhi per contrastare l’infertilità.

Un piccolo dolore qui,

e l’effetto si sente da qualche altra parte.

Una volta, un gruppo di esploratori piantò una bandiera al Polo Sud,

un ago nel calcagno del globo, nel mezzo del nulla.

Ma prima che la missione fosse compiuta

una nuova guerra mondiale era iniziata.

L’impatto dell’ago fu sentito nel cervello del mondo,

nel lobo responsabile per la memoria a breve termine.

Quando la Russia usò l’ideologia come agopuntura – un ago sopra gli Urali –

ciò ebbe impatto sul pancreas e sul controllo dello zucchero nel sangue:

l’America pagò dieci volte tanto il whiskey durante il Proibizionismo,

e negli uffici postali, copie dell’Ulisse

“immorale” di Joyce erano immagazzinate per il rogo.

L’universo funziona come un unico corpo. Stelle formano linee di aghi

attentamente appuntati su un’ampia schiena pelosa.

Il loro impatto si sente nel tratto digestivo, ogni giorno

un nuovo inizio. Come puoi iniziare un nuovo giorno

senza aver assorbito completamente le proteine di ieri?

Ero una bambina quando il mio primo insegnante

sbagliò a pronunciare il mio cognome due volte. Ciò mi punse

come un ago.

Un piccolo ago nel lobo dell’orecchio. E all’improvviso

la mia vista si schiarì –

vidi la poesia,

il travestimento perfetto.

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Pace

Lisa

(“Peace”, di Lisa Suhair Majaj (nata nel 1960, in immagine). Lisa è una poeta e scrittrice palestinese-americana. E’ cresciuta in Giordania e vive a Cipro. “In tempi difficili, – sostiene – poeti e scrittori hanno sempre fornito salvagenti.”)

PACE

La pace sono due bambini (1) che camminano l’uno verso l’altro da

differenti lati di una barricata. Alle loro spalle ci sono le baracche

di latta dove vivono con i loro genitori nella rabbia e nella

disperazione e nella perdita. Alla barricata solennemente

si mostrano l’un l’altro cos’hanno portato. Un bambino ha una

vanga, l’altro bambino ha un annaffiatoio. Ognuno di loro ha un seme.

Scavano la terra, piantano i semi, spruzzano acqua

con attenzione, poi vanno a casa. Ogni giorno si incontrano di nuovo alla

barricata per vedere se i semi sono cresciuti. Quando i primi

minuscoli germogli emergono loro battono le mani gioiosamente attraverso il

recinto. Quando un bocciolo spunta ridono forte. Quando un

fiore si apre alla luce, petali vellutati come il calore del sole, loro vanno

a casa canticchiando una canzone sul fiore, ognuno nella sua propria

lingua.

kids and flower

(1) “children” può qui indicare indifferentemente due femmine, due maschi, una femmina e un maschio.

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Rangoli

Nella dedica alla sorella che apre la sua raccolta di poesie del 2017, “Rangoli” (1), Pavana Reddy – conosciuta anche come Mazadohta, scrive:

in un’altra vita,

la tempesta non è forte abbastanza

da portarti via.

in un’altra vita,

noi fioriamo.

Intervistata nello stesso anno da Punita Rice, spiegava:

“Vorrei aver avuto il linguaggio che possiedo ora, per essere in grado di salvare mia sorella dal dolore che ha silenziosamente sopportato per anni. Dopo la sua morte, non avevo nessuno con cui parlare. I miei insegnanti non erano disponibili come avrebbero dovuto essere e il provenire da una città molto piccola mi impediva anche di parlare ai miei coetanei; perciò, mi sono rivolta ai libri per avere compagnia. Leggevo così tanto che i personaggi diventavano miei amici e mi aiutavano a maneggiare la mia sensazione di essere scollegata da tutto. Ho capito che non ero così sola in quel che provavo, il che mi ha portato un grande conforto.”

Ambo le sorelle non apprezzavano il trattamento che il mondo riservava loro come donne – norme tradizionali oppressive e standard asfissianti – ma se una si è uccisa, l’altra ha portato avanti la sua sfida per entrambe.

Pavana ha passato un’infanzia da migrante itinerante: originaria dell’India, ha vissuto in Australia, in Nuova Zelanda, nelle Fiji e in Canada. Ovunque fosse, era sempre “quella diversa”. Nonostante ciò e proprio per ciò allo stesso tempo, ha sviluppato un’espressione poetica con la qualità dell’universale, rapida e diretta, in grado di parlare a chiunque. Tre esempi di seguito:

Accendi qualche candela e brucia qualche ponte.

Non tutti meritano di essere parte del tuo viaggio.


Tu diverrai la tomba di tutte le donne che sei stata in precedenza

prima di sorgere un mattino abbracciata dalla tua propria pelle.

Tu ingoierai un migliaio di nomi differenti

prima di assaporare il significato contenuto all’interno del tuo.


Tu non sei le tue radici.

Tu sei un fiore che è cresciuto da esse.

Maria G. Di Rienzo

flower rangoli

(1) è una forma d’arte indiana – visibile nelle immagini – praticata dalle donne, in cui si creano disegni sui pavimenti o nei cortili usando sabbia o riso colorati, farina e petali di fiori: le figurazioni sono create in occasioni di varie festività come talismani di buona fortuna e passano da una generazione alla successiva.

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So che lo sei

(“Be the Witch (I Know You Are)”, di Laura Tempest Zakroff per Patheos, 4 maggio 2018. Trad. Maria G. Di Rienzo.)

flying witch

SII LA STREGA (IO SO CHE LO SEI)

Sii la Strega (io so che lo sei)

che percorre la Terra

Ogni passo è una testimonianza di grazia

e risuona con reverenza

fortificato dalla prontezza di spirito.

Sii la Strega (io so che lo sei)

Ogni parola detta attentamente scelta

selezionata per il suo significato più profondo

intonata alla tua essenza e

santificata dal suono.

Sii la Strega (io so che le sei)

che ascolta il brusio del mondo

come un ragno femmina e la sua tela

percependo, avvertendo, vedendo

ogni vibrazione del filo.

Sii la Strega (io so che lo sei)

dalle dita consapevoli che lavorano su orli erosi

capovolgendo foglia e pietra

assemblando i misteri

che devono essere conosciuti.

Sii la Strega (io so che lo sei)

che tocca simboli e attrezzi

per divinare sentieri futuri

che gira la carta e la runa

Uno sguardo dal passato

Sii la Strega (io so che lo sei)

che danza sulle soglie della percezione

navigando fra i mondi

avvolta in un manto d’oscurità

eppure incoronata di luce.

Sii la Strega (io so che le sei)

un nume splendente

fatto di divinità e animale

vascello materializzato di carne e spirito

e sorella delle stelle.

Sii la Strega (io so che lo sei)

che intesse sangue e saggezza tradizionale

Una visione di fiducia e una creatura

fatta di muschio, adornata di un palco di corna

Mito e magia resi vivi.

Sii la Strega (io so che lo sei)

Custode della sapienza

meravigliosamente attorniata da segreti

che rivela la verità del mondo

con ogni bacio alla Terra.

Sii la Strega (io so che lo sei)

Sicura di te, osservatrice, consapevole

che risiede in radici e fiori

che vola con la Luna e le maree

come in alto così in basso.

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