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Archive for the ‘Poesia’ Category

Camminare sul ghiaccio

(“Test”, di Tara Shea Burke, poeta lesbica contemporanea: “Sono quasi morta a causa del peso del mondo sulle mie ossa. Ma nonostante tutto il malinconico dolore, amo. Con il mio intero corpo, al modo della luce e dell’ombra, io amo.” Trad. Maria G. Di Rienzo.)

little river canyon - ice storm di anne hamilton

TEST

Preferirei camminare sul ghiaccio

piuttosto che sull’acqua, e una notte

lo faccio. Cammino nel sonno su terra

morta, corteccia spezzata e rami,

e mi sveglio a piedi nudi presso un freddo

laghetto di montagna. Sto pregando.

Io non credo in dio.

La luna è mezza

vuota e l’aria è rumorosa,

forte, esattamente come dovrebbe essere

dopo una tempesta di ghiaccio. Io credo

in questo: le quiete risposte

che danno i miei piedi mentre torno indietro,

ora insensibili all’aspro terreno,

consci solo di ciò di cui il mio corpo ha bisogno.

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Magici portali

(“Tula [“Books are door-shaped”]” – Tula: i libri sono fatti a forma di porta, di Margarita (Margaret) Engle, in immagine. Poeta, giornalista, romanziera, Margarita è nata nel 1951 da madre cubana e padre statunitense. E’ autrice di molti libri per bambine/i, compreso quello di cui ho parlato qui: https://lunanuvola.wordpress.com/2015/09/02/il-tamburo-nella-luna/ )

margarita

I libri sono fatti a forma di porta

portali

che mi trasportano

attraverso oceani

e secoli,

aiutandomi a sentirmi

meno sola.

Ma mia madre crede

che le ragazze che leggono troppo

siano poco femminili

e brutte,

per cui i libri di mio padre sono chiusi

in una vetrinetta trasparente. Io fisso

allettanti copertine

e titoli misteriosi,

ma raramente mi è permesso

di toccare

l’incanto

delle parole.

Poesie.

Storie.

Opere teatrali.

Tutte sono proibite.

Le ragazze non dovrebbero pensare,

ma non appena la mia mente appassionata

comincia a correre, liberi pensieri

entrano in fretta

a rimpiazzare

quelli intrappolati.

Immagino tempi distanti

e luoghi lontani.

Fantasmi.

Vampiri.

Antichi guerrieri.

La fantasia si muove all’interno

l’ingarbugliato labirinto

di una solitaria confusione.

In segreto, apro

un invisibile libro nella mia mente

e passo

attraverso la sua magica forma di porta

in un universo

di pericolosi cattivi personaggi

e eroi mozzafiato.

Molti degli eroi sono uomini

e ragazzi, ma alcune sono ragazze

così alte

forti

e intelligenti

che salvano altri bambini

dai mostri.

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(“Arianrhod’s Joy”, poesia e immagine di Gaia Woolf-Nightingall. L’Autrice trae ispirazione dalle tradizioni spirituali basate sulla Terra e dalle mitologie celtiche che si rifanno alla sua propria origine. Non esprime tutto ciò solo con parole e immagini, ma con la creazione di orti e giardini – ha studiato orticoltura organica in Irlanda.)

Arianrhod

LA GIOIA DI ARIANRHOD (1)

Una figura nera stilizzata contro lo scuro orizzonte.

Braccia sollevate a salutare il vasto buio cielo.

E nel mezzo di delicati attimi, la signora dei destini attrae in basso la carne del multiverso.

Una ruota di luce nasce al suo comando, facendo piovere le stelle dell’eventualità.

Il calderone del fato, vita e morte, gorgoglia e bolle attorno a lei.

Una rossa, calda pulsar (2) che si manifesta.

La soglia fra terreno ondeggiante, cielo nero e il mare della sorte è illuminata.

E in ritmo vibrante un mondo sorge fra le sue braccia sovrane:

un inizio, una nascita, vita, morte e declino, tutto contemporaneo e incessante.

Uno spirito concreto si spinge in avanti nell’immenso cosmo.

La signora della ruota d’argento guida le mani di coloro che sono, che sono stati e che saranno.

Tessendo sogni e fortuna con il suo fuso scintillante.

Lei è, lei si erge, ricolma e intera in se stessa.

La Regina regnante delle Stelle.

(1) Arianrhod, il cui nome è comunemente tradotto come “ruota d’argento” e collegato alla luna piena, appare nei due testi gallesi più antichi: il Mabinogion e le Triadi – Trioedd Ynys Prydein, con due storie differenti ma con identica “potenza”. In Galles vi è ancora una formazione rocciosa costiera denominata Caer Arianrhod, il Castello di Arianrhod.

(2) termine il cui significato originario è “sorgente radio pulsante”, indica una stella di neutroni. La costellazione della Corona Boreale, che nella mitologia occidentale è il diadema d’oro donato da Dionisio a Arianna, nella mitologia gallese è la regale corona di Arianrhod (le stelle che la compongono sono disposte a semicerchio e suggeriscono l’associazione).

corona borealis

(Corona Borealis)

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(“The Girl Who Was Afraid to Be” – “La ragazza che aveva paura di esistere”, di Nikita Gill – in immagine – giovane poeta femminista contemporanea, trad. Maria G. Di Rienzo. Nikita è indiana-inglese.)

nikita gill

Lei mi parla con affetto di passioni e talenti,

chitarre e stelle,

poi si trattiene di colpo

e si scusa per aver parlato del tutto.

Questo perché in qualche punto della sua vita,

qualcuno che lei amava le ha spezzato il cuore

ignorando le sue bellissime parole

e dicendole di

chiudere il becco,

di contenersi,

che non importa a nessuno.

Le persone non nascono tristi.

Siamo noi a renderle tali.

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(“Stronger Together”, 2017, di Jane Eaton Hamilton. Jane è una scrittrice, poeta, artista figurativa, fotografa e femminista canadese, nata nel 1954. Trad. Maria G. Di Rienzo.)

ice melting heart

Questo è il balbettio della neve quando si muta in nevischio giusto prima della gelata. Capisci il dicembre. Questa è la pattinatrice sul lago che si fa largo fra il ghiaccio quando la crosta superiore è diventata fanghiglia, nell’intempestivo scioglimento, la lama del suo pattinare fa sanguinare l’acqua in eruzioni azzurre, anelli e rotazioni mentre il ghiaccio si rompe attorno a lei. Lei pattina libera, sola sul piccolo lago sopra il ghiaccio sconnesso, il ghiaccio che gela durante lo schiaffo della neve.

Perciò noi siamo al sicuro. Prima che sia troppo tardi. Prima che la vita congeli nella morsa del terrore e persino quelli che si sottopongono al torpore o all’ibernazione muoiono.

Lei è scura, lei è nera, lei è LGBTQQAI2+, lei è una rifugiata, lei è una straniera illegale, lei pattina con una gamba sola.

Lei pattina alle spalle delle bianche crudeltà della tempesta crescente. Il brutto tempo non la ferma; non la manda a fuggire verso un forno, cioccolata calda e il respiro umido e caldo di sua figlia.

Lei è impetuosa e impassibile e acuta. Lei percepisce.

Lei è fuggita da tormenti indicibili. E’ ben lontana dal fermarsi, pattina invece sulla cupidigia e l’avidità, i coltelli dei suoi piedi le tagliano in schegge. Lei è visibile solo a metà, ma fa a pezzi la cancellazione.

Lei è spettrale con pennacchi di blu. Lei è veloce. Lei raccoglie calore. Il ghiaccio le si scioglie attorno.

Sulla riva del lago, una luce improvvisa. Una dozzina di luci, tremolanti. Dieci dozzine di luci, come corde di lampade. Cinquecento luci, un raduno. Diecimila luci per dire “resisti”. Un milione di luci. Persone pattinano verso di lei, i volti alzati, i bordi delle lame scintillanti, cantando la forza dell’eguaglianza.

Loro sono speranza, sono costanza, sono ruggito puro, azzurro e melodico.

Più forti insieme, lei dice, sollevando le braccia.

Più forti insieme, loro le cantano di rimando.

N.B.: Il monitor del mio computer sta smettendo di funzionare. Se dovessi sparire di nuovo per due o tre giorni sapete perché.

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Parole sporche

(“The F word”, di Avleen Kohli, poeta indiana contemporanea, trad. Maria G. Di Rienzo.)

stand my own

LA PAROLA EFFE

Va’ avanti a giudicarmi

da quanto scure sono le mie labbra

o da quanto chiara è la mia pelle

da quanto è corto il mio abito

o dalla lunghezza dei miei capelli o del mio mento

Va’ avanti a insultarmi

per la fiducia nel mio tono di voce

quando chiedo eguaglianza

O per come resto in piedi da me stessa

nel mezzo della brutalità patriarcale

E dopo tutto questo giudicare e insultare

rispondimi per favore

Dopo tutto il “****” “****” “****” che ho sentito

come fai ancora a dire

che è Femminismo la parola sporca?

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Non mi mangeranno

true feminine

All’inizio di questo mese, una maestra elementare statunitense ha condiviso l’immagine qui sopra. Si tratta di una poesia scritta di getto da una delle sue scolare, una bambina di otto anni: “L’ha scritta durante la ricreazione – nessuna imbeccata, solo pensieri spontanei.”

“La vera femminilità” (trad. Maria G. Di Rienzo)

Io non sono zucchero e spezie e ogni cosa carina. (1)

Io sono musica, io sono arte. Io sono una storia.

Io sono la campana di una chiesa che espone risuonando lo sbagliato e il giusto e le notti normali.

Ero neonata. Sono bambina. Sarò madre.

Non mi importa essere considerata bella, non permetto che sia questo a definirmi.

Io sono una gustosa torta forte di conoscenza. E non sarò mangiata.

(1) riferimento a una nota filastrocca: nella metafora finale la piccola Autrice la riprenderà rovesciandola.

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