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Archive for the ‘Poesia’ Category

Non mi mangeranno

true feminine

All’inizio di questo mese, una maestra elementare statunitense ha condiviso l’immagine qui sopra. Si tratta di una poesia scritta di getto da una delle sue scolare, una bambina di otto anni: “L’ha scritta durante la ricreazione – nessuna imbeccata, solo pensieri spontanei.”

“La vera femminilità” (trad. Maria G. Di Rienzo)

Io non sono zucchero e spezie e ogni cosa carina. (1)

Io sono musica, io sono arte. Io sono una storia.

Io sono la campana di una chiesa che espone risuonando lo sbagliato e il giusto e le notti normali.

Ero neonata. Sono bambina. Sarò madre.

Non mi importa essere considerata bella, non permetto che sia questo a definirmi.

Io sono una gustosa torta forte di conoscenza. E non sarò mangiata.

(1) riferimento a una nota filastrocca: nella metafora finale la piccola Autrice la riprenderà rovesciandola.

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A poco a poco

(“bit by bit”, di Leonarda Carranza – in immagine – poeta e scrittrice contemporanea di origine salvadoregna. Fa parte del Collettivo “Pages on Fire” con cui tiene seminari sulla scrittura creativa e organizza eventi e letture pubbliche. Trad. Maria G. Di Rienzo.)

leonarda

A poco a poco e passo dopo passo

Nonna mi insegna

i colori

A poco a poco

e passo dopo passo lei insegna

e io imparo

l’aspetto dell’indifferenza

come ci si sente a non essere volute

a non essere abbracciate o sostenute

a non sedersi nel suo grembo

A poco a poco

e passo dopo passo io apprendo

a non aspettarmi un sorriso

a non percepirla

Non vado da lei quando ho paura

Non chiedo di lei quando sono malata

E lei insegna

come le madri

e le bisnonne che sono venute prima le hanno insegnato

a stare indietro

a guardare

mentre lei offre se stessa e il suo amore a

corpi bianchi e di pelle chiara

E a poco a poco

e passo dopo passo

io imparo il colore

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La ghiandaia azzurra

(“Blue Jay” di Katherena Vermette, trad. Maria G. Di Rienzo. Katherena è una scrittrice, poeta e regista canadese Métis, attivista per i diritti dei popoli indigeni. Ha ricevuto numerosi premi per il suo lavoro letterario e quest’anno il suo documentario “This River”, che tratta delle famiglie indigene in cerca dei loro membri scomparsi, ha vinto il Canadian Screen Award. Katherena dice che scrivere è tenere un dialogo: “Come persone indigene noi ci presentiamo dicendo come prima cosa da dove veniamo. Sapere qualcosa del luogo da cui io provengo è sapere qualcosa di me. Perciò è quel che ho fatto (con le poesie e i romanzi).”)

ghiandaia

ghiandaia azzurra

in procinto di volare

un piccolo piede sul cordolo

come una velocista

questa bambina

con la pelle così ruvida

del colore del cemento

nella pioggia

questa bambina

è pronta

a volare

i suoi occhi trafiggono

il vento spinge

i suoi capelli all’indietro

come la mano di una madre

che faccia una coda di cavallo

lei cerca

un varco

si getta in una

goffa corsa

schiva le auto più per

fortuna che per precisione

atterra trionfante

dall’altro lato

ripiega i lati

aperti della sua giacca a vento

insieme

e finisce dietro

una breve linea

di custodi vestiti d’arancione

che stanno giusto lasciando

le loro postazioni

non troppo distante

suona la campanella di una scuola

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Meglio sole

Ci dicono che,

come donne,

dovremmo provare vergogna se siamo

sole.

Ma qualche volta,

come donne,

sole è un luogo in cui andiamo

per sentire di avere potere.

key ballah

Key Ballah (in immagine) poeta contemporanea e femminista musulmana. Vive in Canada. Trad. Maria G. Di Rienzo

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Non in ombra

(“Me”, di Sutapa Chaudhuri, poeta femminista bilingue – bengali e inglese – contemporanea. Docente, saggista, traduttrice, vive in India con il marito e la figlia. Trad. Maria G. Di Rienzo.)

dipinto di katie m. berggren

Io sono una donna uguale

a te

solo non credo

nel portare addosso un marchio

nell’assumere un’identità forzata

un sé imposto

parassitario

nel rinunciare alla mia libertà

perdendo me stessa nelle solitarie tristezze della vita

Io sono una madre uguale

a te

solo credo

nel mantenere il mio spazio

le mie caratteristiche

fondere la mia vita con quella di mia figlia

proiettando i miei sogni, le mie paure

semplicemente non fa per me

le lascio in eredità delle radici

le regalo anche ali

voglio vederla crescere

lasciate crescere anche me al suo fianco

lasciateci crescere insieme ma non l’una all’ombra dell’altra

così che entrambe non si debba morire

di una morte istupidente.

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Oggi

(di Kait Rokowski, in immagine, poeta femminista contemporanea. Trad. Maria G. Di Rienzo.)

Kait

Oggi, ho dormito fino alle 10,

ho pulito ogni piatto che possiedo,

ho litigato con la banca,

mi sono occupata dei documenti.

Voi e io possiamo avere definizioni diverse dell’essere adulti.

Io non ho un lavoro salariato, non mi sono diplomata al liceo,

ma non parlo più per gli altri

e non rimpiango nulla per cui non possa sinceramente scusarmi.

E mia madre è fiera di me.

Ho bruciato al suolo una casa di depressione,

ho dipinto sopra murales che avevano tutti i toni del grigio,

ed è stato duro riscrivere la mia vita in una che volessi vivere.

Ma oggi, voglio vivere.

Non ho sbavato su coltelli affilati,

o invidiato il ragazzo che si è gettato dal Ponte di Brooklyn.

Ho solo pulito il mio bagno,

fatto la lavatrice,

chiamato al telefono mio fratello.

Gli ho detto che era “una buona giornata”.

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Joy

(“A Map to the Next World”, di Joy Harjo: poeta musicista e autrice femminista Muscogee – Creek nata nel 1951, trad. Maria G. Di Rienzo. Sul perché scrive Joy – in immagine qui sopra – ha detto: “Sento in modo molto forte di avere una responsabilità verso tutte le fonti che fanno quel che sono: verso tutti gli antenati passati e futuri, verso il mio paese natale, verso tutti i luoghi in cui approdo e che sono me stessa, verso tutte le voci, tutte le donne, tutta la mia tribù, tutte le persone, tutta la Terra, e oltre a ciò, verso tutti gli inizi e tutte le fini. In uno strano senso, scrivere mi rende libera di credere in me stessa, mi rende capace di parlare, di avere voce, perché devo: è la mia sopravvivenza.”)

UNA MAPPA PER IL PROSSIMO MONDO

per Desiray Kierra Chee

Negli ultimi giorni del quarto mondo ho desiderato di creare una mappa per

coloro che volessero arrampicarsi attraverso il buco nel cielo.

I miei unici attrezzi erano i desideri degli esseri umani così come emergono

dai campi di sterminio, dalle camere da letto e dalle cucine.

Perché l’anima è una vagabonda con molte mani e molti piedi.

La mappa dev’essere di sabbia e non può essere letta con la luce normale. Essa

deve trasportare il fuoco alla prossima città tribale, per il rinnovo dello spirito.

Nella leggenda ci sono istruzioni sul linguaggio della terra, su come

noi dimenticammo di riconoscere il dono, come se non fossimo dentro di esso o non ci fossimo per esso.

Fate attenzione alla proliferazioni dei supermercati e dei centri commerciali, gli

altari del denaro. Descrivono al meglio la deviazione dalla grazia.

Registrate le tracce degli errori della nostra smemoratezza; la nebbia ruba i nostri

figli mentre dormiamo.

Fiori di rabbia sbocciano nella depressione. Mostri nascono

dalla collera nucleare.

Alberi di cenere dicono addio dopo addio e la mappa sembra

scomparire.

Noi non conosciamo più i nomi degli uccelli qui, come parlare a

loro usando i loro nomi propri.

Una volta sapevamo tutto in questa lussureggiante promessa.

Quel che vi sto dicendo è vero ed è stampato in un avviso sulla

mappa. La nostra dimenticanza ci pedina, cammina sulla Terra dietro di noi,

lasciando una scia di pannolini di carta, aghi e sangue sprecato.

Una mappa imperfetta dovrà bastare, piccolina.

Il luogo d’ingresso è il mare del sangue di tua madre, la piccola morte

di tuo padre mentre desidera ardentemente conoscere se stesso nell’altra.

Non c’è uscita.

La mappa può essere interpretata tramite le pareti dell’intestino – una

spirale sulla strada della conoscenza.

Viaggerai attraverso le membrane della morte, odore di cucina

dall’accampamento dove i nostri parenti fanno un banchetto di carne

fresca di cervo e zuppa di mais, nella Via Lattea.

Essi non ci hanno mai lasciati; li abbiamo abbandonati noi per la scienza.

E con il tuo prossimo respiro, mentre entriamo nel quinto mondo

non ci sarà nessuna X, nessuna guida turistica con le parole che puoi portare.

Dovrai navigare al suono della voce di tua madre, rinnovare la canzone

che lei sta cantando.

Nuovo coraggio luccica dai pianeti.

E illumina la mappa stampata con il sangue della storia, una mappa che tu

dovrai imparare con la tua volontà, tramite la lingua dei soli.

Quando emergi, nota le tracce dei mostri assassini ove essi

sono entrati nelle città delle luci artificiali e hanno ucciso ciò che uccideva noi.

Vedrai scogliere rosse. Sono il cuore, contengono la scala.

Un cervo bianco ti saluterà quando l’ultimo essere umano si arrampicherà

fuori dalla distruzione.

Ricorda il foro della vergogna che segna l’atto dell’aver abbandonato

le nostre terre tribali.

Non siamo mai stati perfetti.

Pure, il viaggio che compiamo insieme è perfetto su questa Terra che una volta

era una stella e ha fatto gli stessi errori degli esseri umani.

Potremmo farli di nuovo, lei dice.

Cruciale per trovare la via è questo: non c’è inizio o fine.

Tu devi creare la tua propria mappa.

world map

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