Feeds:
Articoli
Commenti

Posts Tagged ‘storia’

9 agosto 2019, Salvini: “Abbiamo fatto una scelta di coraggio. Adesso chiedo agli italiani se hanno la voglia di darmi pieni potermi per poter fare quello che abbiamo promesso senza palle al piede. Chi sceglie Salvini sa cosa sceglie.”

Vorrei offrirvi un esempio di cosa ne pensano all’estero. L’articolo è del Daily Beast, 12 agosto, a firma della corrispondente Barbie Latza Nadeau: è inserito nella rubrica “Fai attenzione a cosa desideri” e ha per titolo “Il sogno populista di Steve Bannon distrutto dal gioco di potere di Matteo Salvini”.

In caso non sapeste chi è Bannon, si tratta dell’ex stratega di Trump, il co-fondatore di quella Cambridge Analytica che utilizzò per la campagna elettorale dell’attuale Presidente statunitense dati di utenti Facebook ottenuti illegalmente. Bannon sostiene gruppi / partiti di destra (“populisti”) in tutta Europa: per quel che riguarda il nostro Paese gli piacciono Lega, Movimento 5 Stelle e Fratelli d’Italia.

Qui di seguito la traduzione di alcuni brani:

“ROMA – Non molto dopo la prima incursione nel vero populismo, con la formazione di un governo italiano eretico da parte del leader di estrema destra della Lega Matteo Salvini e del leader anti-sistema del Movimento 5 Stelle Luigi Di Maio, Steve Bannon gongolava. Bannon disse a “The Daily Beast” che il mondo avrebbe osservato questo esperimento populista. Affermò allora che tale audace mossa, mettendo in coppia due contrari, si situava come terza dopo la Brexit e l’elezione di Trump in termini di politica sperimentale.

Quest’uomo, a cui spesso ci si riferisce come all’architetto della presidenza Trump, ha speso un bel po’ di tempo e impegno per l’Italia che vedeva come un grande test per la sua marca di populismo perturbatore. “Se funziona in Italia, funzionerà ovunque. – disse l’estate scorsa – Se funziona in Italia, dimostra che spezzerà la schiena ai globalisti.”

Ora, dopo appena un anno del mandato quinquennale del governo, il sogno di Bannon si è trasformato in un incubo e l’Italia si sta già dirigendo verso quella che appare come un’era post-populista con pesanti implicazioni di fascismo vecchio stile.

La scorsa settimana, sulle soglie di Ferragosto – la più importante vacanza estiva in questo Paese – Salvini ha tolto la spina al 65° governo dalla caduta di Benito Mussolini durante la seconda guerra mondiale. E Bannon, nel frattempo, se l’è filata, dicendo al “Corriere della Sera” la scorsa settimana che “non tutti i matrimoni funzionano”. “Penso che il matrimonio fra Salvini e Di Maio sia stato un nobile esperimento. – ha dichiarato – Vorrei vederlo continuare, sarebbe grandioso, ma capisco che potrebbe non accadere.”

Ora che la fine è prossima, le nuove elezioni potrebbero blindare Salvini, un personaggio trumpiano completo di simpatie per la Russia, atmosfere razziste e ossessione per i social media, dandogli pieni poteri. E l’Europa guarda di nuovo l’Italia trattenendo il fiato, chiedendosi cosa il post-populismo farà per l’euro zona a poche settimane dalla data di uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea.

(…)

Se Salvini è in grado di maneggiare ciò che solo tre anni fa sarebbe stata una salita al potere inimmaginabile per uno che citava Mussolini e indossava (come i vecchi fascisti) una camicia nera ai comizi, l’altro grande beneficiario oltre a lui stesso sarà Vladimir Putin. Tanto per cominciare, Salvini è un devoto sostenitore di qualsiasi cosa riguardi Putin, si è fatto fotografare in posa nella Piazza Rossa mentre indossava la sua maglietta pro-Putin preferita e ha guidato le grida di battaglia affinché l’Europa togliesse le sanzioni alla Russia.

Per mesi, Salvini è stato invischiato in uno scandalo su petrolio “sporco” e soldi russi che ha dominato i titoli dei giornali sino a che lui non ha dato inizio a questo gioco di potere la scorsa settimana. Un servizio della rivista italiana “L’Espresso” ha esposto nello scorso febbraio come “incontri segreti, viaggi, e-mail, strette di mano e contratti con milionari” dominassero lo schema. “Da un lato del tavolo i fedeli di Salvini, dall’altro i preziosi intermediari dell’establishment di Putin. Nel mezzo: benzina.”

(…)

Quando il governo cade, le elezioni devono essere tenute dai 50 ai 70 giorni successivi, il che è qualcosa che molti italiani non vogliono fare subito. Generalmente, gli italiani tengono le elezioni in primavera. L’ultima volta in cui si è votato in autunno era il 1919, e si trattò delle elezioni che aprirono la strada all’ascesa al potere di Mussolini.

Bannon è pronto a sostenere un governo guidato da Salvini, che si concentrerà su alcuni fondamenti dottrinari dell’amministrazione Trump, inclusi migrazione, sicurezza e economia. Parlando sempre con il “Corriere della Sera” dal confine fra New Messico e Messico, dove fa parte di un gruppo chiamato “Noi costruiamo il Muro”, Bannon ha detto che augura il meglio al suo amico italiano, che lui crede essere ora il “miglior leader” di cui l’Italia ha bisogno per muoversi in avanti. “Salvini si veste molto meglio di me. – ha scherzato – Sembra una star di Hollywood, è in forma.”

Che questo potere da star sia una cosa buona per l’Italia – o per dirla tutta per l’Europa – è questione interamente diversa.

Maria G. Di Rienzo

Annunci

Read Full Post »

Questo è uno dei vantaggi dell’essere vecchi: sai e vedi e puoi provare che non tutto è già stato fatto, ma moltissimo sì. Una situazione che si ripete, per esempio, è l’usare i successi elettorali delle destre per spiegare con sufficienza a chi non si genuflette a essi che sono dovuti a profonda comprensione del tessuto sociale, alla capacità di rispondere ai bisogni e ai timori dei cittadini, ad un’acuta vicinanza agli strati più vulnerabili della società. La pseudo-analisi prosegue invariabilmente spargendo a piene mani nei confronti dei dissidenti accuse di cecità (“Non cogliete il disagio relativo all’Europa e all’immigrazione”), snobismo (“Fate le pulci sul linguaggio che però è quello che la gente comune usa”), moralismo (“Non avete il diritto di giudicare perché chi li vota è il proletariato che vi ha abbandonati e come disse Pasolini… ecc.”) e collaborazionismo involontario (“Andate in televisione a fare semplice testimonianza e siete funzionali agli avversari”).

Il dato principale di tali pistolotti è una mancanza: chi li produce non ha mai in mente un tipo d’azione politica alternativa, ne’ una chiara visione politica complessiva a cui tendere – in pratica, ci dice solo quanto bravi sono quelli che hanno vinto, e che hanno vinto proprio perché sono bravi, e noi avremmo dovuto fare le stesse cose che fanno loro. Gli autori di queste banalità superficiali nel 2019 credono, magari, di essere speciali, “fuori dal coro”, portatori di un pensiero innovatore illuminante e coraggioso: purtroppo si sbagliano. Si sbagliano perché climi e tendenze sociali possono – accade continuamente – essere creati ad arte dalla propaganda: qualsiasi disagio è convogliato a mirare ad un meta-bersaglio unico indicato come motore primario di ciascuno di essi.

* I primi successi elettorali della Lega (allora gli aderenti al partito non si vergognavano di chiamarla con il suo nome completo – Lega Nord Per l’Indipendenza della Padania) risalgono agli anni 1991-1994. All’epoca i temi della profonda comprensione, della capacità di rispondere e della vicinanza e quant’altro erano questi: le buche sulle strade del nord, i “terroni” che avevano invaso tutti i posti statali (insegnanti, impiegati) rubando il lavoro ai “padani”, le regioni del nord rappresentate come galline dalle uova d’oro di cui si nutriva a sbafo un sud nullafacente e criminale, la sbandierata superiorità economica del “modello nord-est”, la richiesta di secessione dall’Italia e poi di mutare quest’ultima in una repubblica federale.

A coloro che chiedevano ai partiti politici di opposizione di demistificare questo scenario fasullo, di considerare le condizioni dei lavoratori dipendenti e degli strati sociali più vulnerabili e di costruire un sogno diverso per l’Italia si rispose con continui convegni sul federalismo di cui nessuno sentiva il bisogno, con l’invito ad asfaltare le strade (quelle in cui i leghisti affiggevano a pali della luce i cartelli “Questa strada va bene per i carretti siciliani”) e con una pletora di sgravi, agevolazioni e finanziamenti ai geniali imprenditori del nord-est: i cui capannoni tirati su in fretta e furia su terreni agricoli o che avrebbero potuto essere impiegati altrimenti sono oggi, in maggioranza, abbandonati e vuoti. Cioè: l’opposizione ha creduto alle sirene che cantavano “ciò che vince è ciò che è giusto” e si è inutilmente impegnata a fare le stesse cose, però con i propri distinguo e filtri. E perché chi quelle cose le aveva votate avrebbe dovuto rivolgersi agli imitatori, quando aveva di esse la forma più puramente brutale a disposizione?

* I trionfi elettorali di Berlusconi (il suo secondo governo è stato il più duraturo nella storia della repubblica italiana: quasi quattro anni) ci furono spiegati nella stessa maniera descritta all’inizio: “Non cogliete il disagio verso la vecchia politica”, “Fate le pulci sulle escort ma perché siete invidiosi e vorreste essere anche voi circondati da strafighe”, “Non avete il diritto di giudicare perché chi lo vota è il proletariato ecc. ecc.”, “Andate in televisione ma fate il suo gioco perché lui è un grande comunicatore”. Identico fu anche l’atteggiamento di subordinazione verso temi chiave e parole d’ordine: quando Berlusconi urlava al complotto comunista come motore primario di ogni male passato e presente e (sia mai!) futuro dell’Italia, i suoi oppositori erano assai impegnati a smarcarsi dall’infamante accusa o a razionalizzarla con pastoni storici, a favorire imprenditori e ceti abbienti per dimostrare la propria lungimiranza e magnanimità, a scaricare i sindacati e conseguentemente – di nuovo – i lavoratori dipendenti e i settori sociali più vulnerabili; inoltre, quando ci fu la parentesi del primo governo Prodi, che avrebbe potuto dare inizio a una svolta positiva nel rapporto dei cittadini italiani con la politica, la resero brevissima.

Devo continuare, nobili ammonitori? Il resto è storia recente, il grande comunicatore Grillo e il suo lumpenproletariat di onesti analfabeti complottisti con stampante 3-D, il grande comunicatore Salvini e le sue schiere di odiatori seriali parimenti analfabeti… entrambi hanno puntualmente creato i meta-bersagli per ingiustizie e disagi senza avere la più pallida idea di come risolvere dette questioni e persino aggravandole: per quale motivo io non sarei autorizzata a giudicare le azioni di questi individui e le loro nefaste conseguenze? Io sono una cittadina italiana e qualsiasi cosa decidano nel governo del mio paese mi riguarda e ha impatto su di me, anche quando concerne specifici segmenti di popolazione in cui io non rientro.

foto di maurizio tomassini

Se per voi fustigatori una donna oggettivata e un ministro da avanspettacolo costituiscono l’immagine dell’unico futuro possibile e “ciò che i proletari vogliono”, ciò dimostra solo che avete ben poca immaginazione, scarsa coscienza civile, esigua comprensione dei processi culturali, sociali ed economici – e i “proletari” li avete visti solo al cinema (io, per contro, appartengo alla categoria).

Maria G. Di Rienzo

Read Full Post »

carciofi

“Sono pronte un milione di bottiglie, tutte numerate, e sono sicuro che non ne rimarrà nemmeno una. Soltanto da Predappio ce ne hanno richieste 50 mila. Il 99% di chi ha un bar, un ristorante o un esercizio pubblico è di destra: l’Amaro del Duce sarà un grande successo. Prevedo tempi duri per gli altri amari: il nostro sconquasserà il mercato, facendo piazza pulita. Il popolo italiano è di destra: tanti non lo dicono, ma Salvini è al 40%. Grazie alla nostra ricetta daremo al popolo di destra una bevanda che saprà calmare i nervi e portare benessere. Certo, non la consiglierei ai comunisti, ai quali potrebbe risultare indigesta.” – Ferdinando Polegato, ristoratore di Sequals (Pn), imitatore di Mussolini, creatore con Andrea Lunardelli dell’Amaro del Duce.

Benvenuto, popolo d’Italia, alla diretta della finale del Torneo calcistico degli Amari, offertavi come sempre dell’Istituto Luce e sponsorizzata dagli Alcolisti Non Anonimi, i cui moniti a “carburarsi” in giusta dose per essere sempre pronti alla battaglia sono visibili alla base degli spalti, con tanto di firme di bevitori celebri (di destra, come il 99% degli italiani). Mancano una decina di minuti al fischio dell’arbitro (neofascista, come il 40% dei veri italiani) e perciò riassumiamo gli eventi che hanno portato a questo decisivo incontro.

Al Torneo hanno partecipato, in rigoroso ordine alfabetico le squadre Amaro del Duce, Amaro del Capo (sottofondo dalla regia: Ma questa veniva prima! – Chiudi il becco, o la prossima diretta la fai dal confino a Ventotene.), Amaro Lucano, Amaro Montenegro, Amaro Ramazzotti, Braulio, Cynar e Fernet Branca.

Oggi, dopo aver sconfitto trionfalmente tutti gli avversari, l’Amaro del Duce affronta fiero e indomito nella finale il Cynar, una squadretta di panciafichisti che si lagnano del logorio della vita moderna e che sono arrivati alla fine del torneo grazie a scandalosi arbitraggi comunisti a loro favore.

Sentiamo i due allenatori: l’immigrato clandestino in attesa di espulsione Marinato Articiocco, per il Cynar, e l’italiano doc Romano Ardito Patriota per la formazione di casa.

“Innanzitutto vorrei dire che nella mia presentazione c’è qualche errore…”

“Dux vera Lux non sbaglia mai, caro il mio signor Articiocco!”

“Va bene, ma io mi chiamo Marinated Artichoke e non sono clandestino, mia madre è siciliana e la domesticazione del carciofo, nome scientifico Cynara scolymus, sembra essere avvenuta proprio in Sicilia…”

“Il nostro grande Paese non ha bisogno di questi rimarchi di indigesto buonismo da radical-chic. Se non vuole che chiuda tutto, porti siciliani compresi, a “bacioni” mi dica invece come intendete opporvi alla travolgente forza d’animo, all’incrollabile lealtà e all’evidente superiorità calcistica degli avanguardisti dell’Amaro del Duce!”

“Be’, li abbiamo visti in campo e sono molto aggressivi, un po’ rozzi e scorretti direi, ma in questo caso credo sia importante non adattare il nostro modulo di gioco agli avversari e surclassarli piuttosto con lo stile e la tecnica. Inoltre, definirli la formazione di casa mi sembra ingiusto, anche noi siamo italiani.”

“Avete ascoltato tutta la violenza verbale di quest’immigrato arrogante che vive alle nostre spalle e ruba il lavoro ai nostri allenatori. Mentre la Digos lo perquisisce, sentiamo invece il Mister dell’Amaro del Duce, l’invitto signor Patriota! Prevede che il Cynar vi darà qualche difficoltà?”

“Nessuna. Spezzeremo le reni a questi disgustosi carciofi alla giudia. I miei ragazzi sono responsabilmente imbibiti di Amaro, perfettamente in forma e concentrati sulla nostra inevitabile vittoria.”

“Come li mantiene motivati? Vincere sempre può indurre un certo rilassamento, al sottovalutare i pericoli: non tanti lo dicono, ma sembra che 100 meno 40 dia come risultato 60 – e quindi il 60% degli italiani non ha ancora capito da che parte è meglio stare?”

“Lo capiranno quando invece dell’Amaro butteremo giù olio di ricino per le loro gole traditrici. Aggiungi due manganellate, li rapi a zero, gli fai fare il giro del quartiere a calci in culo, gli butti giù la casa con la ruspa e capiscono eccome! Per la motivazione, in campo come nella vita, è importante continuare a indicare nemici esterni, scaricare loro addosso tutti i problemi del mondo, compresi quelli interni che ci siamo procurati da soli, e negare l’evidenza anche quando ciò sembra impossibile. In pratica, si va in giro urlando: “Mamma non sono stato io, è stato lui, lui ha rubato, lui ha truffato, lui è un incapace, lui è un criminale, lui ha cannato il rigore, non io, mai, è stato lui, lui, lui!” e in questo modo manteniamo intatta la nostra innocenza, cioè il bambino che è in noi.”

“Profondo e toccante il nostro Mister! Sta per iniziare la partita. Qual è l’ultimo rituale di buon augurio che fate negli spogliatoi?”

“A parte toccarci virilmente e reciprocamente i coglioni, recitiamo la Preghiera del Balilla, eccola qui: Io credo nel sommo Duce, creatore delle camicie nere, e in Gesù Cristo suo unico protettore. Il nostro salvatore fu concepito da buona maestra e da laborioso fabbro. Fu prode soldato, ebbe dei nemici. Discese a Roma, il terzo giorno ristabilì lo Stato. Salì all’alto ufficio. Siede alla destra del nostro Sovrano. Di là ha da venire a giudicare il bolscevismo. Credo nelle savie leggi. La comunione dei cittadini. La remissione delle pene. La resurrezione dell’Italia, la forza eterna, così sia.” (Questa non è inventata. Ho riportato il testo originale e integrale.)

Maria G. Di Rienzo

dipinto di anna claret

P.S. La “Venere dei Carciofi” sorride misteriosamente: come sarà andata la partita?

Read Full Post »

pastasciutta

Dal sito nazionale dell’ANPI:

“Il 25 luglio 1943 Mussolini viene arrestato, creando la temporanea illusione della fine del regime e della guerra. Seguiranno i mesi delle peggiori sofferenze per il popolo italiano, ma in quelle ore si festeggiò in tutta Italia la destituzione del Duce. Da Casa Cervi partì uno degli eventi spontanei più originali, con una grande pastasciutta offerta a tutto il paese, distribuita in piazza a Campegine dalla famiglia, per festeggiare, come disse Papà Cervi, il “più bel funerale del fascismo”.”

Dozzine di eventi, con offerta di pastasciutta antifascista, ricordano questa celebrazione: potete cercare quello più vicino a voi su:

http://www.anpi.it/eventi/

Perché dovreste farlo ve lo dice la Presidente nazionale dell’ANPI, Carla Nespolo:

“Il 25 luglio è festa grande per il nostro Paese. Si celebra infatti la caduta del regime criminale di Benito Mussolini. E l’ANPI sarà impegnata, in tutta Italia, in decine e decine di iniziative di memoria attiva. Ricordando la famosa “pastasciuttata” a Campegine offerta dai Cervi lanceremo un messaggio chiaro: il fascismo è e resterà un crimine. Sono intollerabili, oltreché illegali, tutte le manifestazioni apologetiche, cortei in orbace, saluti romani, ma soprattutto le violenze razzistiche. Diremo inoltre, con forza, che le tentazioni autoritaristiche, le barricate disumane contro i deboli in fuga dalle guerre e dalle torture sono fuori dalla Costituzione. Invitiamo tutte le cittadine e i cittadini a partecipare alle iniziative, a fare insieme e sempre di più antifascismo, democrazia e pace.

“Fare insieme” è quel di cui abbiamo bisogno, con urgenza. Non è necessario che come appartenenti a vari gruppi, associazioni, sigle, correnti ideali ecc. noi si sia unanimi su ogni singola istanza: ma dobbiamo assolutamente “fare insieme” su quelle che ci vedono d’accordo. E poiché in molti siamo davvero esauriti dalle continue esplosioni di violenza che ci circondano, cominciamo a raccogliere energie con una bella pastasciutta, ok? Mi raccomando, fra una forchettata e l’altra, parlate con gli sconosciuti al vostro tavolo, ex partigiani e non. Dite loro come vi sentite, chiedete come loro si sentono, raccogliete testimonianze e suggerimenti, offritene a vostra volta. E’ così che le relazioni si saldano e la resistenza nonviolenta si diffonde.

Maria G. Di Rienzo

Read Full Post »

“(…) Nella storia dei popoli le migrazioni forzate di individui o di interi gruppi, per ragioni politiche od economiche, assumono quasi l’aspetto di un avvenimento quotidiano.

Quel che è senza precedenti non è la perdita di una patria, bensì l’impossibilità di trovarne una nuova.

D’improvviso non c’è più stato nessun luogo sulla terra dove gli emigranti potessero andare senza le restrizioni più severe, nessun paese dove potessero essere assimilati, nessun territorio dove potessero fondare una propria comunità.

Ciò non aveva nulla a che fare con problemi materiali di sovrapopolamento; non era un problema di spazio, ma di organizzazione politica. Nessuno si era accorto che l’umanità, per tanto tempo considerata una famiglia di nazioni, aveva ormai raggiunto lo stadio in cui chiunque veniva escluso da una di queste comunità chiuse, rigidamente organizzate, si trovava altresì escluso dall’intera famiglia delle nazioni, dall’umanità. (…)

I nuovi esuli erano perseguitati non per quel che avevano fatto o pensato, ma per quel che erano immutabilmente, perché nati nella razza o nella classe sbagliata (…) Col crescere del numero delle persone prive di diritti si tendeva a prestare meno attenzione ai misfatti dei governi persecutori che allo status dei perseguitati. Questi, pur dovendo la loro sorte a una causa politica, non erano più, come in ogni altro periodo della storia una passività e una vergogna per i persecutori (…) ma erano e apparivano nient’altro che esseri umani la cui innocenza, specialmente dal punto di vista del governo persecutore, era la loro massima disgrazia. L’innocenza, nel senso di assoluta mancanza di responsabilità, era il contrassegno della perdita di ogni diritto, oltre che dello status politico. (…)

Uno degli aspetti più sorprendenti dell’esperienza moderna è che è manifestamente più facile privare della capacità giuridica una persona completamente innocente che l’autore di un reato. (…)

La disgrazia degli individui senza status giuridico non consiste nell’essere privati della vita, della libertà, del perseguimento della felicità, dell’eguaglianza di fronte alla legge e della libertà di opinione (…) ma nel non appartenere più ad alcuna comunità di sorta (…)

Anche i nazisti, nella loro opera di sterminio, hanno per prima cosa privato gli ebrei di ogni status giuridico, della cittadinanza di seconda classe, e li hanno isolati dal mondo dei vivi ammassandoli nei ghetti e nei Lager; e, prima di azionare le camere a gas, li hanno offerti al mondo constatando con soddisfazione che nessuno li voleva.

In altre parole, è stata creata una condizione di completa assenza di diritti prima di calpestare il diritto alla vita.”

Hannah Arendt, “Le origini del totalitarismo”, cap. 9: “Il tramonto dello stato nazionale e la fine dei diritti umani”.

Le sottolineature sono mie. Il testo ricorda fatti molto attuali e molto italiani: i “decreti sicurezza”, per esempio. Maria G. Di Rienzo

Read Full Post »

yumi

Quando, la settimana scorsa, Yumi Ishikawa – in immagine – ha ottenuto attenzione internazionale per la sua campagna contro i codici di abbigliamento imposti alle donne sul lavoro (in particolare contro l’obbligo di indossare scarpe con i tacchi in determinati ambienti), ha dovuto affrontare in sequenza tutti gli stadi del rigetto che ogni rivendicazione simile da parte femminile, in qualsiasi zona del pianeta, guadagna ormai a prescindere. I due fattori determinanti per questo sono l’ignoranza quasi totale delle condizioni in cui vivono le donne “comuni” (cancellate da pettegolezzi infiniti sulle celebrità, sfilate di modelle silenti e parate di vallette mute, sfide “erotiche” fra influencer sul web e così via) e l’incapacità manifesta di collegare i diversi tipi di discriminazione sessista al quadro che li comprende.

1. Gli uomini in posizione di potere non ascoltano, neppure se gli presentate ventimila firme a sostegno del vostro reclamo (il che significa che almeno ventimila altre lavoratrici si sentono come voi e ciò dovrebbe, in teoria, valere un minimo di discussione). Il Ministro del Lavoro giapponese, Takumi Nemoto, ritiene che l’obbligare le donne a indossare scarpe con i tacchi sia “accettato socialmente come necessario e appropriato a livello occupazionale”. La salute e la sicurezza di chi lavora? Sì sì, devono essere protette ma sapete, ha aggiunto il Ministro, “i lavori variano”.

2. In effetti, dei danni che subite non frega un piffero a nessuno, nemmeno quando quel che testimoniate è ovvio: stare in piedi per ore e ore sui tacchi fa male. Ishikawa ha scritto del dolore ai piedi, dei problemi alla schiena, della difficoltà a muoversi, dell’impossibilità di correre qualora si palesi un pericolo ecc. Ma le aziende (consigli d’amministrazione a schiacciante maggioranza maschile) e i clienti uomini sono più felici se vedono una donna sorridere a denti stretti mentre ondeggia sui tacchi e si rovina la spina dorsale, persino quando come Ishikawa lavora a tempo determinato in una cappella funeraria (la 32enne è attrice e scrittrice).

3. Molti di questi uomini sono così oltraggiati dal fatto che abbiate aperto bocca da prodursi immediatamente nell’assalto online – e il relativo anonimato permette loro di mostrare esattamente quanto sono incivili – perciò Ishikawa è stata sommersa da insulti sessisti. Persino le cose più blande che le sono state dette sono così stupide da far piangere: “Perché tanto chiasso? Se devi parlarne fallo con i tuoi datori di lavoro.”, “E gli uomini allora? Non devono mettere le cravatte?”, “Ho letto che alle donne piace il senso di magia e femminilità che acquistano sui tacchi alti”.

Traduzione: Stai zitta, e comunque è un problema tuo, non tentare di mostrarne le radici sociali. Gli uomini soffrono, stanno peggio e non si lamentano. Sei una vera donna, o cosa?

Un minimo di approfondimento: a) Non sono giunti dati sui danni alla salute provocati dalla cravatta ai colli degli uomini, ignoriamo anche quanti ci si siano effettivamente strozzati e siano passati dalla cappella funeraria di cui sopra – id est, non avendo prove a sostegno, questa roba resta una ridicola lagna per quanto sia perfettamente vero che le cravatte non dovrebbero essere imposte. Perché invece di prendervela con Yumi Ishikawa non date inizio alla vostra campagna in merito?

b) Storicamente, le scarpe col tacco hanno fatto il loro debutto nel 16° secolo, ai piedi degli uomini della cavalleria persiana, prima di migrare agli eserciti europei e alle corti reali pure europee: confesso di dubitare fortemente che i cavalieri le indossassero per sentirsi magici e femminili.

4. Ma ci sono pure donne offese dalla vostra visibilità. Da quelle che manco hanno letto la vostra petizione (Ishikawa aveva chiarito a priori di non aver nulla contro le scarpe alte in sé, ma solo contro l’obbligo di indossarle – non avrebbe dovuto essere necessario, tuttavia l’andazzo attuale ci costringe persino a scusarci continuamente di esistere) e vi chiedono perché volete proibire loro di scegliere, alle immancabili “benaltriste”: la nazione ha problemi più gravi, vi dicono costoro, della trivialità che avete sollevato. E che il Giappone con le donne abbia davvero problemi è assodato – nella lista mondiale dell’eguaglianza di genere si piazza al 110° posto su 149 paesi. Il divario sui salari segna il 25,7% in meno per le donne a parità di mansioni. Quattro società su cinque di quelle quotate in borsa non hanno donne nei loro consigli d’amministrazione. Durante la recente abdicazione dell’imperatore Akihito alle donne non è stato permesso entrare nella sala della cerimonia. L’anno scorso nove facoltà di medicina hanno ammesso di truccare gli esami d’ammissione per escludere le candidate donne. L’11 giugno u.s. le donne erano in piazza a protestare contro il verdetto del tribunale che ha assolto il padre stupratore seriale della propria figlia 19enne: i giudici hanno detto che anche se “il sesso era non consensuale” non era possibile “provare che lei avesse resistito”. La nazione permette l’oggettivazione sessuale delle minorenni con il giro d’affari detto “joshi kosei”, ovvero la fornitura di “servizi” da parte di giovani donne in uniformi scolastiche.

Tokyo distretto Akihabara

(Controllo di polizia dell’età di un gruppo di esse)

La prostituzione richiesta alle ragazze in uniforme è nascosta da offerte di riflessologia plantare e di massaggi vari, sessioni fotografiche e “laboratori” in cui le giovani offrono visione delle loro mutande mentre fanno origami o creano oggetti con perline. Ufficialmente i clienti non devono toccarle, ma quelli che non vogliono masturbarsi a casa possono non ufficialmente ottenere di più. Le ragazze che finiscono in questo giro sono, com’è ovvio, le più povere e quelle la cui autostima è stata distrutta dall’infinito assalto dei messaggi sessisti loro diretti.

Cosa lega insieme tutto questo? La discriminazione di genere figlia del patriarcato, punto e basta. Ecco perché i tacchi obbligatori sul lavoro contro cui Ishikawa protesta non possono essere esclusi dalla lotta per i diritti umani delle donne. Sono una delle tante facce della violenza, quella che ama mascherarsi da “bellezza”.

Maria G. Di Rienzo

Read Full Post »

Queste parole sono dedicate a coloro che sono sopravvissuti

perché la vita è natura selvaggia e loro erano selvatici

perché la vita è un risveglio e loro erano allerta

perché la vita è una fioritura e loro sono sbocciati

perché la vita è una lotta e loro hanno lottato

perché la vita è un dono e loro erano liberi di accettarla

Queste parole sono dedicate a coloro che sono sopravvissuti

irena

Brano tratto da “Bashert” (“ba-shert”, in yiddish “inevitabile” o “pre-destinato”), di Irena Klepfisz. Irena (in immagine qui sopra) è un’Autrice lesbica ebrea e un’attivista. E’ nata il 17 aprile 1941 nel Ghetto di Varsavia, da cui suo padre la fece uscire clandestinamente assieme alla madre all’inizio del 1943: Irena finì in un orfanotrofio cattolico, mentre la madre, grazie a documenti contraffatti, lavorava come domestica per una famiglia polacca. Il padre di Irena morì quello stesso anno durante la Rivolta del Ghetto di Varsavia. Madre e figlia si riunirono subito dopo e si nascosero in campagna, aiutate da contadini locali; a guerra finita si trasferirono prima in Svezia nel 1946 e poi negli Stati Uniti nel 1949.

chris e melania

Queste due giovani donne sono una coppia, Chris e Melania, e vivono a Londra. Il 30 maggio scorso hanno preso un autobus notturno diretto a Camden Town dove abita Chris. Melania affida al web il resoconto di quella serata: “Dobbiamo esserci scambiate un bacio o qualcosa del genere, perché questi tipi hanno cominciato a darci addosso. Ce n’erano almeno quattro. Hanno cominciato a comportarsi da hooligans, chiedendoci di baciarci così che loro potessero godersi la vista, ci chiamavano lesbiche e descrivevano posizioni sessuali. Non ricordo esattamente l’intero episodio, ma la parola “forbici” mi si è impressa in mente. C’eravamo solo noi e loro a bordo. Nel tentativo di sdrammatizzare la situazione ho cominciato a scherzare. Ho pensato che così avrebbero finito per andarsene. Chris ha anche finto di stare male, ma loro hanno continuato a molestarci, a lanciarci monetine e a diventare sempre più entusiasti della faccenda. Di colpo, Chris era nel mezzo dell’autobus a difendersi da loro. D’impulso l’ho raggiunta e l’ho vista con la faccia sanguinante mentre tre di loro la picchiavano. L’ultima cosa che ricordo è di essere stata presa a pugni. Sono rimasta stordita alla vista del mio sangue e sono caduta all’indietro. Non ricordo se ho perso i sensi o no. Improvvisamente l’autobus si è fermato, c’era la polizia e io sanguinavo dappertutto. Le nostre cose sono state rubate. Non so ancora se il mio naso è rotto e non sono stata in grado di andare al lavoro (1), ma quello che mi disturba di più è che LA VIOLENZA E’ DIVENTATA UNA COSA NORMALE, che a volte è necessario vedere una donna che sanguina dopo essere stata presa a pugni per sentire di aver fatto impressione. Io sono stanca di essere presa per un OGGETTO SESSUALE, o di scoprire che queste situazioni sono comuni, degli amici gay che sono stati picchiati senza motivo. Noi dobbiamo sopportare molestie verbali e VIOLENZA SCIOVINISTA, MISOGINA E OMOFOBICA perché quando ti difendi succedono schifezze come questa. Tra l’altro, sono grata a tutte le donne e gli uomini nella mia vita che comprendono come AVERE LE PALLE SIGNIFICHI QUALCOSA DI TOTALMENTE DIVERSO. Spero solo che in giugno, il mese del Pride, cose come queste siano raccontate ad alta voce di modo che SMETTANO DI ACCADERE.”

Quando la violenza diventa il modo usuale e normalizzato di esistere nel mondo, il passo successivo sono i Ghetti. Non possiamo restare a guardare e aspettarlo passivamente. Maria G. Di Rienzo

(1) Melania Geymonat, di origine uruguayana, ha 28 anni ed è assistente di volo. Le maiuscole del testo sono sue.

Read Full Post »

Older Posts »

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: