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Posts Tagged ‘memoria’

(“unhaunted” – minuscolo nell’originale, come per i versi che seguiranno – di Jody Chan, poeta, scrittrice, attivista e organizzatrice contemporanea che vive a Toronto in Canada. E’ anche membro delle Raging Asian Womxn Taiko Drummers (RAW): “taiko” è una forma di percussione giapponese, tradizionalmente maschile, che usa grandi tamburi; il gruppo di Jody è un collettivo di donne che “esiste come responso critico e sfida all’oppressione sia sistemica sia interiorizzata”. Nel febbraio di quest’anno, “unhaunted” ha vinto il primo premio per la poesia al concorso “Writing in the Margins – Scrivere nei margini”. Trad. Maria G. Di Rienzo.)

RAW in action

NON TORMENTATA

dillo alla neve.

dillo alla pallottola ancora calda. dillo

al tunnel della metropolitana quando pensi

di saltare verso la luce in avvicinamento.

il futuro puzza di ripetizione e tu hai paura

di impegnarti. prima di dormire, dillo al ventre vuoto della tua stanza da letto.

quando non riesci a leggere il linguaggio sulla tomba di tua madre

dillo. nei flashback lui picchietta in te, una baionetta attraverso la pietra

ma ti ha lasciato le tue ossa, un amo a cui appendere ogni

frastagliata memoria. il tuo trono calloso. la tua prima

e ultima casa. per anni ti sei cancellata

dalle fotografie, quanto ti ricordano

di lui e di ciò che lui voleva e di ciò che lui ha rubato

e del corpo di lei e il corpo di lei e il corpo di lei

che lascia sul pavimento del corridoio venature di capelli e sangue.

dì che il tuo lignaggio è una lunga treccia di donne, che si scioglie

dalla sua mano, dalla mano di suo padre, di suo nonno.

sradicare un alberello. lucidare il fucile.

strappare la pelle di cotone di un vestito.

tu porti i loro nomi come pesanti vesti cerimoniali. dillo.

legati attorno alla vita un nastro bianco. i rammendi

e gli squarci della storia. hai appreso la violenza come il più dolce degli amori

ma hai appreso dalle persone sbagliate.

lasci cadere la tua voce nell’oceano e lei continua

a precipitare. un ruggito rosso, un rumore di battaglia, la processione di volti

che memorizzi di notte come se la perdita fosse sufficiente a farteli amare

e lo è. una volta, tu e tua madre avete giaciuto da sole, a due piani d’ospedale

di distanza mentre lei smetteva di respirare. una volta, hai cucito il silenzio

nella tua pelle, ma ora la stoffa si sta disfacendo all’indietro.

ti stai piegando lungo il lento arco del battito di un tamburo

largo generazioni. un giorno alla volta. una singola stella, che ruota.

le tue dita, le dita di tua madre, di tua nonna.

sigillare l’impasto. togliere a colpetti il dentifricio dallo specchio.

strattonare una canzone fuori dal polso di un amante.

dì il secreto. dillo al cielo che non ti tormenta.

dì il tuo desiderio più affamato dì oggi

mi arrendo al vivere. dì grazia.

dì rabbia. dì acqua ed elegia.

Io ricordo. Io ricordo. Io ricordo te.

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carla

“Una memoria ha molte altre memorie, attaccate al tronco di un albero come rami scomposti ma pure armoniosi.”

Carla Capponi, 1918-2000, dalla prefazione al suo libro “Con cuore di donna”: partigiana, vice comandante del Gruppo d’Azione Patriottica centrale, Medaglia d’oro al valor militare, due volte eletta al Parlamento nelle liste del PCI, membro del Comitato di presidenza dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia (ANPI) sino alla sua scomparsa.

libro capponi

La memoria è necessaria alla vita come il respiro. Maria G. Di Rienzo

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8 novembre 2019: “Si sono visti nel pomeriggio, a Milano, Liliana Segre e Matteo Salvini. A casa della senatrice a vita. E non erano presenti altri esponenti politici né delle istituzioni. Il leader leghista si è presentato con la figlia.” (perché usare i bambini è roba da Bibbiano, mica da padri leghisti, ultracattolici, sovranisti, ballisti e pregiudicati… che peraltro non esistono, perché – parole di Salvini – “In Italia non esistono fascisti.”) (1)

Ricapitoliamo:

1. Liliana Segre propone l’istituzione di una Commissione parlamentare di indirizzo e controllo sui fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza, il Senato la approva con 151 voti favorevoli e le 98 astensioni di Lega Nord, Fratelli d’Italia e Forza Italia. “Se ci si fosse limitati all’antisemitismo non avrei avuto problemi – sempre Salvini – Le commissioni etiche le lascio all’Unione Sovietica.”

2. Il 7 novembre scorso, valutando la gravità delle minacce rivolte a Liliana Segre tramite internet, il prefetto di Milano Renato Saccone le assegna una scorta. Salvini, sempre al centro dell’universo: “Anche io ricevo tante minacce.” Quelle che seguono sono illuminate opinioni dell’Italia che assai presumibilmente vota Salvini e gli altri astenuti e non le ho corrette perché possiate assaporarne tutta l’intelligenza:

Questa ebrea di m. si chiama Liliana Segre, chiedetevi che cazzo a fatto per diventare senatrice a vita stipendiata da noi ed è pro invasione?”

“Forse era meglio se rimaneva a fare la nonna Un’altra da mantenere!!!”

“Ebrea ti odio”

“X le sue cazzate ora paghiamo noi, come al solito, xché non se la paga lei la scorta? O se ne sta a casa a fare la calza, come tutte le ottantenni”

“Hitler non ai fatto bene il tuo mestiere”

“Più che altro se questa signora di 89 anni se ne stesse tranquilla con la sua famiglia non graverebbe su di noi per la scorta oltre che per lo spropositato stipendio pensionistico. Non ha già fatto abbastanza?”

“Scusate eh, ma per il web non c’è la polizia postale?”

“io non ho mai letto nulla di offensivo e di odio nei confronti della senatrice a vita,eppure di tempo sui social né passo!Se dovessi azzardare un’ipotesi direi che è la sinistra che ha organizzato tutta questa messa in scena,ha bisogno di odio per legittimare le solite nefandezze sugli avversari.”

“Si è fatta usare dal PD….se si teneva fuori non aveva bisogno della scorta, come la stragrande maggioranza degli ebrei in Italia! CHI E’ CAUSA DEL SUO MAL PIANGA SE STESSO/A”

“200 insulti e minacce AL GIORNO ? Io ho i miei dubbi. Mi sembrano di gran lunga trroppi, soprattutto tenendo presente che fino a questa storia della commissione la Segre non se la filava nessuno manco per caso.”

“mi chiedo perché non sia crepata con tutti gli altri”

Se lo chiedono tutti i sopravvissuti, infatti, e Liliana Segre è una dei venticinque ex bambini italiani deportati nei campi di concentramento che sopravvissero. Venticinque. In complesso, provenienti dall’intera Europa, ne sono morti un milione e mezzo. Non c’è un perché. C’è solo il “come” delle leggi razziali fasciste del 1938, dei rastrellamenti e delle deportazioni, il “come” del lavoro forzato, degli esperimenti eugenetici e delle camere a gas. Il “come” dell’odio, che è quanto la Commissione parlamentare voluta da Segre si propone di contrastare.

Łódź - campo concentramento bimbi

(Bambini del ghetto di Łódź avviati al campo di sterminio di Chełmno)

Ma naturalmente dobbiamo anche domandarci “che cazzo a fatto” questa donna, a paragone dell’idolo delle masse Matteo Salvini a cui, fedele al suo essere umana e coerente con le convinzioni che professa, ieri ha aperto la porta.

Liliana Segre ha ricevuto il numero di matricola 75190, tatuato sull’avambraccio, ad Auschwitz, all’età di 13 anni. Il resto dei deportati della sua famiglia è morto. E’ stata costretta a fabbricare munizioni per un anno. Nel gennaio 1945, dopo l’evacuazione del campo, ha affrontato la “marcia della morte” diretta in Germania ed è sopravvissuta. Il 1° maggio 1945 l’Armata Rossa ha raggiunto il campo di Malchow – Ravensbrück dove la ragazzina si trovava e liberato i detenuti.

La sua vita da adulta è stata per la maggior parte un intenso impegno pubblico affinché la memoria di ciò non andasse perduta e la sua storia non dovesse mai più ripetersi e, almeno a livello istituzionale, per ciò ha ricevuto riconoscimento:

2004 – riceve per iniziativa del Presidente della Repubblica (allora Carlo Azeglio Ciampi) l’Ordine al merito della Repubblica italiana;

2005 – riceve la Medaglia d’oro della riconoscenza della Provincia di Milano;

2008 – riceve la Laurea Honoris Causa in Giurisprudenza dall’Università di Trieste;

2010 – riceve la Laurea Honoris Causa in Scienze Pedagogiche dall’Università di Verona;

2018 – è nominata senatrice a vita dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella;

poi ci sono una valanga di premi, due cittadinanze onorarie (Palermo e Varese) e così via.

Adesso chiediamoci però “che cazzo a fatto” l’uomo che vuole pieni poteri e ci informa ogni giorno sulle sue abitudini alimentari. Pesco a caso:

1999 – coordina il coro “Prefetto italiano, via da Milano!” nell’aula del consiglio comunale; si rifiuta di stringere la mano al Presidente della Repubblica (che a suo dire non lo rappresenta); è condannato per oltraggio a pubblico ufficiale a 30 giorni di reclusione (con la condizionale): aveva lanciato uova all’allora Presidente del Consiglio Massimo D’Alema;

2009 – propone di riservare vagoni della metropolitana ai milanesi e “alle donne che non possono sentirsi sicure per l’invadenza e la maleducazione di molti extracomunitari”;

2013 – va a Bruxelles a manifestare contro l’Unione Europea e le sue “regole assassine”;

2014 – propone un referendum in Lombardia per chiederne l’indipendenza dalla Repubblica Italiana;

2016 – denunciato per vilipendio delle istituzioni costituzionali (la bambola gonfiabile paragonata a Laura Boldrini, allora Presidente della Camera dei Deputati) e vilipendio della magistratura (da lui definita “una schifezza”): quest’ultimo procedimento continua a slittare per i “legittimi impedimenti” del sig. Salvini; inoltre, dichiara pubblicamente la necessità di “ripulire le città dagli immigrati” dando a tale scopo “mano libera a Carabinieri e Polizia”;

2018 – indagato per sequestro di persona (caso nave Diciotti) e dopo sei mesi di tira e molla salvato dal Senato che nega l’autorizzazione a procedere nel 2019;

2019 – condannato per violazione di copyright dal Tribunale di Francoforte per aver utilizzato senza permesso la foto di un giornalista tedesco; denunciato per diffamazione da Carola Rackete; indagato per uso illegittimo dei voli di Stato; Russiagate

Liliana Segre è in Senato da un anno e qualcosa e gli individui che ho citato sopra sono assai preoccupati dal “costo” della sua presenza: però continuare a mantenere Salvini (da vent’anni almeno) sta loro benissimo – i suoi contributi a una società incivile sono, com’è visibile, davvero impareggiabili.

Maria G. Di Rienzo

(1) Doveroso update sulla vicenda, in poche ore abbiamo avuto:

Marcia indietro – Caso Segre, Salvini a sorpresa non conferma l’incontro con la senatrice: “La vedrò più avanti”

Vittimismo e sotteso paragone insultante – “A me è appena arrivato un altro proiettile ma io non piango”

Mistificazione grottesca di un episodio banale (un uomo per strada grida in dialetto a Salvini “Sei la vergogna d’Italia”) – “Napoli: sventata aggressione a Salvini dalla sua scorta”

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Le anime delle donne

(“The Memory of Snow”, di Wren Tuatha, poeta contemporanea. Trad. Maria G. Di Rienzo. Wren ci tiene a far sapere che vive su una montagna in California, “seguita da capre scettiche”.)

dipinto di elizabeth catlett

IL RICORDO DELLA NEVE

Le anime delle donne fluttuano proprio a livello del terreno

come se camminassero sul ricordo della neve.

Pronte a essere aria se colpite, acqua se prese a calci,

pietra se insultate, fuoco se ignorate.

Le anime delle donne ridono leggermente nella maggior parte dei momenti,

illuminando punti precisi sulla pelle. Ti fa

venir voglia di toccare. Sacerdotesse e vestiti da festa.

E così tocchi. Scioccata dal trovare carne, tu

noti un brutto ricordo. Presto ogni donna diventa

la stessa donna e la sua anima è amara luce di lampada,

amara, insaziabile luce di lampada.

Le anime delle donne hanno le vertigini e vanno in estasi

con l’arte e la luna e gli incontri d’affari. Esse

circondano le sorelle amareggiate e fluttuano proprio a livello del terreno

come se camminassero sul ricordo della neve.

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brenda

(particolare di una foto di Aaron Vincent Elkaim)

Di recente, il New York Times le ha dedicato un lungo articolo: la donna nell’immagine si chiama Brenda Milner ed è docente di psicologia nel dipartimento di neurologia e neurochirurgia dell’Università McGill di Montreal.

Brenda è famosa per essere la scienziata che scoprì negli anni ’50 la sede della memoria nel cervello, ovvero la donna che compì la scoperta fondamentale nel campo della neuroscienza cognitiva.

Ha 98 anni e una carriera lunga quasi settanta tuttora in corso: Brenda è attualmente al lavoro per chiarificare le funzioni delle aree principali del cervello. Nel 2014 ha vinto ben tre premi per i risultati ottenuti nella sua attività scientifica e con essi sono arrivati i soldi per la ricerca. “Sono ancora una ficcanaso. – ha dichiarato al proposito – Sono curiosa.” I suoi colleghi dicono di lei che nella vita e in laboratorio, per la dott. Milner, è sempre la scienza a venire per prima.

Gli studi in corso hanno il potenziale per dare una svolta positiva alle vite delle persone affette da demenza precoce, da alcuni danni cerebrali e da difficoltà di apprendimento. Come docente ha scelto di lavorare solo con studenti che hanno già conseguito la laurea e mirano a un dottorato di ricerca: “I laureandi hanno bisogno di sapere che tu sarai presente per loro almeno cinque anni. – ha spiegato ridacchiando – E be’, diventa difficile quando devono cambiare persona di riferimento, sapete.” Brenda passa in ufficio circa tre giorni a settimana e non ha problemi a raggiungere l’Università: “Vivo molto vicina, ci arrivo in dieci minuti con una passeggiata a piedi su per la collina.” Maria G. Di Rienzo

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carol-ann-duffy

(“We Remember Your Childhood Well”, di Carol Ann Duffy – in immagine qui sopra – trad. Maria G. Di Rienzo. Carol, nata a Glasgow nel 1955, è poeta, drammaturga e insegna scrittura creativa all’Università di Manchester. Dal 1° maggio 2009 è “Poeta Laureata” del Regno Unito, il che le fa detenere un trio di primati: prima donna, prima scozzese e prima persona apertamente omosessuale a ottenere tale incarico.)

Nessuno ti ha fatto del male. Nessuno ha spento le luci e litigato

con qualcun altro tutta la notte. L’uomo cattivo nella brughiera

era solo un film che hai visto. Nessuno ha chiuso la porta a chiave.

Alle tue domande si è risposto pienamente. No. Non è accaduto.

Non sapevi neppure cantare, a ogni modo, non poteva importartene di meno.

Il momento è una memoria confusa, un Film Buffo (1)

che muore dalle risate in un fuoco di carbone. Così la pensano tutti.

Nessuno ti ha forzata. Tu volevi andare, quel giorno. Hai implorato. Hai scelto

il vestito. Qua ci sono le fotografie, guardati. Guarda tutti noi,

che sorridiamo e salutiamo, più giovani. L’intera cosa è nella tua testa.

childhood

Ciò che ricordi sono impressioni; noi abbiamo i fatti. Noi abbiamo scelto la musica.

La polizia segreta della tua infanzia era più vecchia e più saggia di te, più grande

di te. Richiama il suono delle loro voci. Bum. Bum. Bum.

Nessuno ti ha mandata via. Quella era una vacanza extra, con gente

che sembrava ti piacesse. Erano persone sicure, non c’era nulla da temere.

Non puoi che biasimare te stessa se è finita in lacrime.

Cosa importa ormai? No, no, nessuno ha lasciato i marchi del peccato

sulla tua anima e ti ha distesa e aperta per l’Inferno. Sei stata amata.

Sempre. Abbiamo fatto quel che era meglio. Ci ricordiamo bene della tua infanzia.

(1) Titolo di un albo a fumetti

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Memento

Ci sono volte in cui devi parlare: non perché cambierai le altre persone ma perché, se non parli, loro avranno cambiato te.”

Mary Quinn, conosciuta anche come Maud, femminista scomparsa nel 2010.

speak up

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C’è sempre un luogo dove, se ascolti attentamente nella notte, udirai una madre raccontare una storia e al termine del racconto ti farà questa domanda: ‘Ou libéré?’ Sei libera, figlia mia?” Edwidge Danticat, “Breath, Eyes, Memory”

are you free

Il seguente brano è tratto da: “Norway’s ‘We’re Sorry’ Monument to 91 Dead Witches”, di Nina Strochlic per The Daily Beast, maggio 2015, trad. Maria G. Di Rienzo.

“La città di Vardø, conosciuta come “la capitale norvegese delle streghe”, ha eretto un monumento dedicato alla memoria delle donne e degli uomini che furono bruciati o torturati a morte perché accusati di stregoneria. Il luogo di una delle più brutali cacce alle streghe d’Europa è stato trasformato in un moderno sito memoriale, arroccato sopra il Circolo Artico sulla punta più a nord-est della frastagliata costa norvegese.

Mentre l’Europa uccideva più di 40.000 persone accusate di stregoneria, nel 17° e 18° secolo, si tenevano crudeli processi ai confini della terra, nei minuscoli villaggi di pescatori norvegesi. Quattrocento anni fa, Vardø s’impegnò in una crociata per liberarsi dalla stregoneria. In circa un secolo – fra il 1593 e il 1692 – si tennero più di 140 processi nel piccolo villaggio. Almeno 91 persone, sia uomini sia donne, furono trovati colpevoli e bruciati sul rogo o torturati a morte.

La cifra non è grande come quelle che si trovano in ogni altro luogo d’Europa, ma nel paesaggio spopolato della Norvegia del nord, essa toccò una fetta sproporzionatamente alta della popolazione. Circa un terzo di questi processi avevano come bersaglio specifico il popolo indigeno dei Sami, che suscitavano sospetti praticando rituali tradizionali di guarigione. I procedimenti erano registrati in modo meticoloso, il che dà agli storici moderni un appiglio per capire le accuse e i ragionamenti che alimentarono la caccia alle streghe. Le testimonianze dell’epoca rivelano che la stregoneria era vissuta come qualcosa di “consumabile” – agiva nella forma di latte, pane o birra magicamente contaminati.

inaugurazione monumento norvegia

Secondo lo storico Rune Blix Hagen dell’Università Artica di Norvegia, la subitanea ondata di accuse di stregoneria avvenne dopo una tempesta particolarmente forte che uccise 40 pescatori, nel giorno di Natale, all’inizio del 1600. Ci vollero tre anni prima che la legislazione permettesse processi di massa sul sospetto di stregoneria, ma una volta avuto questo segnale incoraggiante Vardø usò tutto il suo fervore nei processi.

La storica Liv Helene Willumsen riporta una teoria in voga, all’epoca, per cui la malvagità di poteva trovare più facilmente al nord “e persino l’ingresso dell’inferno era situato a nord. In Europa vi era l’idea che i popoli del nord fossero più inclini alla stregoneria e alla perversione di altri.”

Nel 2011, alle vittime norvegesi della caccia alle streghe fu dato riconoscimento ufficiale. Il monumento, lo Steilneset Memorial, fu inaugurato dalla regina Sonja nell’esatto posto in cui si erano tenute le esecuzioni delle cosiddette streghe. La costruzione si deve a due artisti di fama mondiale: l’architetto svizzero Peter Zumthor e l’artista franco-americana Louise Bourgeois.”

corridoio

(Ndt.: L’installazione è fatta di due parti, entrambe parzialmente visibili nelle immagini: l’edificio, di cui è autore Zumthor, è un lungo corridoio con 91 lampade alle pareti, ognuna delle quali illumina una placca che racconta la storia di una vittima; l’altra parte è una scatola di vetro nero alta 125 metri, al cui centro una sedia brucia costantemente mentre sopra di essa tre specchi riflettono il fuoco: questa è opera di Bourgeois e il titolo che lei le ha dato è: “Le dannate, le possedute e le amate”.)

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(tratto da: “Part of Memory is Forgetting”, un più ampio articolo di Cara Van Le, scrittrice e attivista, 2013, trad. Maria G. Di Rienzo)

guerra vietnam

Non sono quel che si dice “una farfalla sociale”. Amo il calore del mio bozzolo. E’ stato solo dopo un anno di inviti schivati ed un giorno di insegnamento particolarmente difficile che ho accettato di uscire con i miei colleghi. Siamo arrivati al bar, abbiamo messo le tavole vicine, spostato le sedie, e prima che potessi rendermene conto ero bloccata nel mezzo, impossibilitata ad andarmene senza incastrare le gambe della mia sedia con quelle di qualcun altro.

Ci siamo scambiati le piacevolezze usuali. Lavoro, tempo atmosferico, bevande preferite. E preciso come un orologio, quel che mi aspettavo accadde.

Allora”, disse lei spostando lo sguardo dal suo cocktail alla mia faccia, “Qual è… la tua stirpe?” Gli occhi della mia collega si aprirono e le maniche della sua camicia sventolarono in alto e attorno, riflettendo un vago periodo di tempo a cui voleva io risalissi.

Il mio impulso iniziale sarebbe stato quello di sfidarla, ma mi sono trattenuta, perché era una una mia superiore e perché, tutto sommato, sembrava star scegliendo con cautela le sue parole. Più di tutto, sembrava nervosa (a volte mi piace innervosire la gente bianca). Perciò stavo per rispondere gentilmente, ma prima che potessi spiccicare una sola parola, un’altra collega mi interruppe.

E’ una Vietcong.”, disse, buttando giù un lungo sorso di birra. E rise. Io dissi con fermezza che non lo trovavo divertente, il che la fece ridere ancora di più. Ascoltai la sua risata echeggiare nel bar. Era come se qualcosa della mia faccia fosse un indovinello, uno scherzo, e “Vietcong” era la battuta finale. (…)

Avrei potuto parlare ai miei colleghi di come i miei genitori furono entrambi dei rifugiati, e delle decisioni su vita e morte che hanno dovuto prendere ad età inferiori alla nostra. Avrei potuto parlare del massacro di My Lai, dello stupro sistematico di interi villaggi che ha significato meno di un “tanto per dire” in una discussione. Agent Orange, pelle bruciata, amputati da mine, e tutti i bambini morti. Ma non avrei dato loro soddisfazione con le immagini gratuite di una guerra che non ho conosciuto.

La violenza, dopo tutto, è scritta nel lessico di ogni giorno: Queste patatine sono una bomba. Ho fottuto il test. Ho fatto fuori quell’intervista di lavoro. Io parlo la stessa lingua, in modo fluente. E anche se non ero viva durante la guerra, l’ho vissuta da quando sono nata.

Parte della memoria è il dimenticare. In vietnamita, non c’è coniugazione del verbo; capiamo se una frase si situa nel passato dal contesto delle parole che ci sono in essa. Io ho tenuto l’orecchio sul pavimento della nostra casa per anni, ascoltando aneddoti della storia della mia famiglia. Ma è di recente che ho compreso come il più grande indizio fosse il silenzio.

Parte della memoria è il dimenticare. I libri statunitensi di storia celebrano gli anni ’60 e ’70 per il movimento pacifista e gli avanzamenti nel giornalismo e nella letteratura, e i critici cinematografici salutano questo periodo come un rinascimento artistico, cambiando i modi in cui le storie sono raccontate, storie che riflettono l’ambiguità provata dagli americani nel combattere in guerra.

Fa’ che sia l’altro povero bastardo a morire. Good morning, Vietnam. Cinque “dollali”. L’orrore, l’orrore.

E ora suppongo che il definirmi Vietcong da parte della mia collega possa essere una battuta, ma una battuta sul bombardare e mutilare un paese già spezzato, e poi chiamare questo arte.

Al bar, lascio che la conversazione fluttui sopra di me. Hanno già dato inizio a un nuovo soggetto di discussione, sport, viaggi, o minuzie di lavoro. Mentre altra gente arrivava, il tutto si è trasformato in una gara urlata di esperienze di vita vissuta.

Ho partecipato al minimo livello e dato risposte brevi alle loro domande. Ho pensato che era inutile dare risposte a gente che sembrava averle già.

Ho preso l’autobus verso casa, mi sono infagottata nel ricordo della notte, e ho cercato il linguaggio che avrei usato per scriverla.

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