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Archive for the ‘Arte’ Category

diane

(“Sing Your Song Sweet Sister : A poem about changing the world through truth telling.”, di Diane Goldie, in immagine qui sopra. Trad. Maria G. Di Rienzo. L’Autrice è un’artista femminista a 360°: dipinge, disegna, scolpisce, crea pupazzi e marionette – per un periodo il suo lavoro ufficiale è stato il teatro di marionette per i bambini – scrive poesie e crea “arte da indossare”, un cui esempio potrete ammirare alla fine di questo articolo. Diane è anche una sopravvissuta all’abuso infantile: “addestrata e usata da un pedofilo, ero diventata un giocattolo da scopare per numerosi uomini”.)

CANTA LA TUA CANZONE DOLCE SORELLA – Una poesia sul cambiare il mondo tramite la narrazione della verità.

Canta la tua canzone dolce sorella

Cantala alta e chiara

Non temere di dire la tua verità

a chiunque sia nelle vicinanze

Canta la tua canzone dolce sorella

Cantala profonda e bassa

Canta del tuo dispiacere

Lascia fluire la tua tristezza.

Noi ti ascolteremo sorella

Noi sentiremo il tuo stesso dolore

Noi condivideremo la tua afflizione

e ti aiuteremo a guarire di nuovo.

La tua canzone sarà la nostra canzone

Le nostre storie sono tutte le stesse

Condividiamo una comunanza

Condividiamo una sofferenza comune

Nascondiamo le nostre comuni ferite

dietro un muro di vergogna

E’ ora di tirar giù quel muro

E’ ora di piazzare il biasimo al giusto posto.

Noi siamo state vittime innocenti

Non l’avevamo chiesto

Non avevamo chiesto la violenza

o quel bacio rubato

Non vogliamo essere di proprietà di qualcuno

o solo un’altra delle cose

da usare e abusare per poi sputare via

Perciò canta, dolce sorella, canta!

Facciamo sentir loro la nostra rabbia

Facciamo sentir loro il nostro dolore

Facciamo che avvertano che parte hanno in tutto questo

mentre cantiamo apertamente e senza vergogna

Uniamo tutte le nostre voci insieme

in un coro furioso

Cominciamo a cambiare le cose

Diamo fuoco ai nostri cuori.

Perciò canta la tua canzone, dolce sorella

io credo in te

E la prossima sorella che udirà il tuo canto

crederà anche lei in te

e poi canterà la sua propria canzone

e questo andrà avanti

sino a che tutte canteremo

insieme

come una sola persona.

Canta la tua canzone dolce sorella

Canta la tua canzone dolce-amara.

dangerous woman

(Il ricamo dice: Una donna che ama se stessa è una donna pericolosa. La sorellanza è sovversiva.)

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Bingo Love

“Voglio solo che la gente, in generale, capisca che l’amore è amore. Lasciate che le persone si innamorino di chi vogliono. Smettete di giudicarle per questo. Voglio mostrare che l’inclusione è importante, la rappresentazione pure e non solo sulle pagine, ma anche sulle copertine. Io sono una donna queer, nera e disabile e ho storie da raccontare – storie di vitale importanza.” Tee “Vixen” Franklin, autrice della storia a fumetti “Bingo Love”, in imminente uscita (i disegni sono di Jenn St-Onge).

Bingo Love - cover

La presentazione ufficiale: “La storia ruota attorno a Hazel Johnson e Mari McCray, due tredicenni che, in brevissimo tempo, diventano grandissime amiche. Mentre la loro relazione si evolve, scoprono di essere profondamente innamorate l’una dell’altra, ma la tempistica per questo non potrebbe essere peggiore. Nel 1963 l’amore fra due ragazze è destinato a nascere sotto una cattiva stella e le famiglie proibiscono loro di vedersi. Non solo le giovani devono sopportare il dolore della separazione ma sono costrette entrambe a sposare uomini che non amano. Sembra debbano vivere separate in modo permanente, ma il destino – e il bingo – hanno un altro piano in serbo per loro.”

Bingo Love 1963

“Per me è davvero importante raccontare le storie di donne anziane. – continua Franklin – Non c’è altro che un mucchio di uomini bianchi eterosessuali nell’industria dei fumetti. Sulle copertine e sulle pagine. Secondo alcuni, “la diversità non vende”. Sappiamo tutti che è una balla. Non ci sono storie che rappresentino donne anziane nere e queer? Nessuno le vorrebbe? Il progetto per il finanziamento di “Bingo Love” in cinque giorni aveva raddoppiato la cifra indicata inizialmente. Le persone desiderano avere storie in cui possano riflettersi. E io ho tutta l’intenzione di dargliele.”

Bingo Love 2030

(Brani tratti da “Tee Franklin Honors the Stories of Queer, Black, Older Women in Her Graphic Novel, Bingo Love”, di Teresa Jusino per The Mary Sue, 14 aprile 2017, trad. e adattamento Maria G. Di Rienzo.)

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Na Hye-seok

Na Hye-seok (나혜석, 1896 – 1948, in immagine) è stata la prima artista femminista coreana: poeta, scrittrice, insegnante, giornalista e pittrice i cui quadri sono oggi valutati a prezzi da capogiro, sebbene l’Autrice sia morta in miseria in un ospedale per vagabondi e non si sappia neppure dov’è sepolta – poiché la famiglia l’aveva rigettata e nessuno si curò del suo funerale, è probabile si trovi in una fossa comune. Stranamente, ma forse non poi tanto, cinema e televisione del suo paese non si sono ancora interessati alla sua storia (esiste un breve documentario in francese di Han Kyung-mi, visibile su: https://vimeo.com/113225651) e il suo nome è stato usato sino a tempi recenti come spauracchio per le donne che avevano ambizioni artistiche: “Vuoi diventare un’altra Na Hye-seok?” ammonivano padri e fratelli. La prima retrospettiva del suo lavoro, al Centro per le Arti di Seul, è del 2000. Il suo racconto più famoso, “Kyonghui”, pubblicato nel 1918, è dal 2009 disponibile in inglese nella raccolta “Questioning Minds: Short Stories by Modern Korean Women Writers”: tratta di una donna che scopre se stessa come irriducibile alla prescritta cornice confuciana di “buona moglie e buona madre” e cerca significato e validazione come “nuova donna”. Per tutta la vita, Hye-seok tenterà di negoziare questo concetto all’interno della società coreana.

Nata in una famiglia benestante durante l’occupazione giapponese della Corea, dimostrò il suo talento artistico sin dall’infanzia e studiò anche in Giappone dove, nel 1915, era la principale organizzatrice dell’associazione delle studenti coreane. Qui visse il suo primo amore con un compatriota studente universitario, scrittore e editore di una rivista letteraria; questa coppia intellettuale e ribelle divenne assai famosa fra i coetanei, ma nel 1916 Choe Sung-gu morì di tubercolosi e Hye-seok ebbe un crollo nervoso che per qualche tempo le impedì di proseguire gli studi. Nel 1919 la giovane partecipò alla sollevazione contro l’occupazione coloniale del 1° marzo (che oggi è il Giorno del Movimento per l’Indipendenza), fu arrestata e imprigionata. L’avvocato assunto dalla sua famiglia per tirarla fuori di galera, Kim Woo-young, sarebbe di lì a poco diventato suo marito. Il loro fu un matrimonio d’amore, il che era raro all’epoca in Corea, e non avrebbe dovuto divenire un impedimento alle ambizioni artistiche della giovane donna, ma se durante il primo anno da sposata Hye-seok fondò con altri un giornale letterario e nell’anno successivo, 1921, tenne la sua prima mostra di quadri – che era la prima mostra in assoluto nel paese per i dipinti di una donna – già nel 1923 aveva scritto “Riflessioni sul diventare madre” dove rimproverava aspramente il marito perché delegava per intero a lei la cura dei figli.

na hye-seok autoritratto

(Na Hye-seok, autoritratto)

Nel 1927, Na Hye-seok e suo marito andarono a stare per tre anni in Europa. Hye-seok si fermò a Parigi per studiare pittura mentre Kim Woo-young, che era diventato un diplomatico per conto giapponese, portava avanti i suoi affari altrove. A Parigi la donna incontrò un altro uomo coreano, Choi Rin, che era il leader della (oggi quasi scomparsa) fede Cheondo-gyo: nata dalle lotte contadine del secolo precedente era inestricabilmente legata all’attivismo politico, poiché dichiarava come suo scopo principale il creare un “paradiso” di armonia sociale sulla Terra. Non è chiaro che tipo di relazione i due abbiano avuto, poiché nel suo diario Hye-seok dà conto del tentativo di restare leale nonostante le frustrazioni e le umiliazioni che riceve dal matrimonio, ma è abbastanza chiacchierata da fornire al marito la scusa per bollarla come adultera e divorziare da lei nel 1931. Lo stesso anno il supposto amante Choi Rin dà alle stampe in Francia un articolo “piccante” (leggi “volgare e osceno”) sulla sua storia con Hye-seok e lei lo denuncia per diffamazione. Nonostante il divorzio le abbia addossato una reputazione da sgualdrina in Corea, dove è tornata, Hye-seok continua a dipingere e vince un premio speciale alla 10^ Mostra dell’Arte di Joseon.

Nel 1934 pubblica sulla rivista Samcheolli il saggio che sarà allo stesso tempo il suo testamento politico, la più chiara esposizione delle indegnità che le donne coreane subiscono fatta sino ad allora, una sfida rovente al sistema patriarcale, e la sua rovina. Si chiama “La mia dichiarazione sul divorzio” e in esso, tra l’altro, Hye-seok critica la repressione della sessualità femminile, attesta che il marito non era in grado di soddisfarla sessualmente e rifiutava di discuterne, propone “matrimoni di prova” ove le coppie vivono insieme prima di sposarsi effettivamente di modo da non cadere in unioni infelici come la sua.

A questo punto non solo la sua famiglia d’origine la abbandona del tutto, ma non riesce più a vendere quadri, racconti o articoli. I critici d’arte hanno finalmente l’occasione di disprezzarne i dipinti come “scimmiottamenti dell’arte occidentale” e dichiarano il suo impegno artistico la squallida facciata con cui una donna dissoluta ha tentato di coprire la propria lussuria. Na Hye-seok vivrà gli ultimi anni grazie alla carità dei monasteri buddisti, ma non abbandonerà uno solo dei suoi convincimenti sui diritti e la libertà delle donne sino alla morte. Maria G. Di Rienzo

P.S. Oggi, 8 aprile, è l’anniversario del giorno in cui la prima persona coreana (non la prima femmina, la prima in assoluto) è andata nello spazio a bordo della Soyuz TMA-12, con due cosmonauti russi. Ascolta, Hye-seok, era il 2008 e questa tua connazionale si chiama Yi So-yeon e ha operato esperimenti scientifici a bordo della navicella. Lo deve anche a te. Non smettere di ispirarci.

Yi So-yeon

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untameable s

Non hanno neppure un anno di vita (sono nate nel settembre 2016) ma c’è chi vorrebbe morissero di già: le Untameable Shrews – Bisbetiche Indomabili, collettivo artistico femminista, sono state aggredite online in ogni modo possibile e durante marce e manifestazioni quando sono state riconosciute. L’anonimato è la sola loro protezione.

Il motivo per cui gruppi e personaggi assai trasgressivi e liberati le assaltano, proprio allo stesso modo di misogini e sessisti, è che lavorano contro il traffico di esseri umani a scopo di sfruttamento sessuale, discutono dell’impatto che la pornografia ha sulla società e della sua relazione con la violenza di genere, chiedono la fine del commercio di sesso e dell’industria correlata, organizzano campagne contro pubblicità sessiste… cioè, fanno ciò che il modo in cui si sono definite richiede: femminismo.

Dalla nativa Australia le Bisbetiche si sono già diffuse in piccoli gruppi autonomi negli Stati Uniti, in Gran Bretagna, in Germania, in Nuova Zelanda e in Perù. In questo articolo state infatti vedendo esempi dei loro graffiti in giro per il mondo, ma creano anche poster, stencil, striscioni ricamati, adesivi ecc.

untameable s. australia

(Così hanno “decorato” i muri esterni del bordello “Daily Planet” di Elsternwick, Melbourne, Australia)

Quando qualcuno strappa o cancella i loro lavori non si offendono. E’ la prova, dicono, che il messaggio sta passando e tutto quel che è necessario fare è appendere un nuovo manifesto o dipingere di nuovo il muro. Dopotutto il loro motto è: “Conquisteremo il mondo con un atto di disobbedienza civile dopo l’altro”. Maria G. Di Rienzo

untameable shrews

(Stop – alla richiesta di commercio sessuale)

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world can be scary

– Lo so che il mondo può essere spaventoso.

– Ma non temere, io starò al tuo fianco. – Lo so.

– Non hai bisogno di nasconderti. – Oh, non mi sto nascondendo.

– E allora perché sei qui tanto spesso? – E’ solo che mi piace stare con te.

– Oh. (amore amore)

Didascalia in diversi colori: TU MI HAI DATO IL CORAGGIO DI ESSERE FELICE.

Una delle tante, bellissime, piccole storie a fumetti di Guy Kopsombut. Scusatemi, ne avevo bisogno. Maria G. Di Rienzo

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Sì, io riderò a dispetto delle mie lacrime,

canterò canzoni ad alta voce nel mezzo delle mie sventure:

avrò speranza avendo contro tutte le probabilità.

Io vivrò! Andatevene, tristi pensieri!

(tratto da: “Contra Spem Spero” di Lesya Ukrainka, pseudonimo della poeta e drammaturga Larysa Petrivna Kosach-Kvitka, 1871 – 1913.)

lesya

In Ucraina è possibile vedere l’immagine di Lesya su cartamoneta e francobolli, resa in statue e dipinti e vi sono film e libri che narrano la sua vita. Lo pseudonimo – Lesya l’Ucraina – glielo diede sua madre, femminista e scrittrice, ed era in se stesso un atto radicale giacché identificarsi in tal maniera nella Russia imperiale e usare l’ucraino per poesie e pezzi teatrali bastava per essere condannati per tradimento e spediti in Siberia.

Lesya impara a scrivere a quattro anni. Crea a otto la prima poesia, “Speranza” per sua zia Olena che è stata appena arrestata per attività antizariste. Impara durante l’infanzia il russo, il tedesco, il polacco, il greco, il latino e l’inglese. Studia per diventare pianista professionista ma a dodici anni contrae la tubercolosi delle ossa che le impedisce di esercitarsi per lunghi periodi: ma scrivere può – ed è quello che fa. A diciassette anni, assieme al fratello, traduce in ucraino Shakespeare, Dickens e altri classici e ne dà letture private: altro atto “sovversivo” e proibito. L’anno successivo rischia la vita per contrabbandare a Kiev il suo primo libro di poesie, stampato nell’Impero austro-ungarico.

I genitori di Lesya cercarono in ogni modo di curare la sua malattia, portandola diverse volte in paesi esteri dove la giovane osservò con acutezza le differenti culture e specialmente come le donne erano trattate in esse. Tutto si riversò nei suoi lavori: femminismo, alienazione sociale, liberazione nazionale, solitudine. Nel 1903 tradusse in ucraino il “Manifesto del Partito Comunista”, il che condusse al suo arresto e a un periodo di prigionia. Nel tentativo di preservare la propria lingua proibita, Lesya raccolse per tutta la vita leggende e fiabe e canzoni popolari ucraine.

Sperò contro la speranza, come dice la sua poesia citata all’inizio. Nulla avrebbe potuto costringere alla resa un tale spirito. Maria G. Di Rienzo

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L’Albero della Vita

(“Tree of Life Blessing”, testo e dipinto di Shiloh Sophia McCloud, 3 gennaio 2017. Trad. Maria G. Di Rienzo.)

“Benedizione dell’Albero della Vita”

tree of life2 di shiloh sophia.jpg

Possa tu scegliere azioni oltraggiose che sfidano chi sei

e incoraggiano chi stai diventando.

Possa tu fare un passo, per quanto piccolo,

verso ciò che hai sempre desiderato. Ora è il “momento giusto”.

Possa tu riconoscere il peculiare e potente contributo

che porti alle persone di cui tocchi le vite.

Possa tu essere splendida come davvero sei,

e fare cose perché vuoi farle, non perché dovresti.

Possa tu celebrare la tua creatività e sapere di essere un’artista

con una visione unica, che nessun altro ha.

Possa tu trovare pace e scopo e opportunità

nel mezzo del caos mentre rimani consapevole dell’irrequietudine del mondo.

Possa tu tendere verso lo Spirito con una brama che ti mantenga desta

ai miracoli accessibili tutt’intorno a te.

Possa la tua fede muovere ogni montagna che ti sia d’ostacolo

e portare a te grandi maestre che risveglino la tua comprensione.

Possa tu gettar via vergogna, colpa e auto-abbandono

e rimpiazzare ciò con qualità come libertà, integrità e auto-nutrimento.

Possa tu offrire i doni e le benedizioni della tua anima alle creature del mondo

quando il tempo è per te maturo per rilasciare gli uni e le altre.

Possa tu amare ed essere amata in modo appassionato e profondo

da qualcuno che ti vede per chi sei realmente.

Possa il tuo corpo parlarti e insegnarti

come aver cura del tempio che alloggia il tuo spirito brillante.

Possa tu camminare gentilmente sulla Terra e onorare

il tuo focolare e la tua famiglia con le tue azioni e il tuo riposo.

Possa tu trovare e godere il frutto dell’abbondanza

così che il sentiero della tua vita sia fortificato e ampliato.

Possa tu abbracciare l’Albero della Vita ed essere istruita

dalla saggezza che lei (1) conferisce a coloro che seguono la sua via.

Possa l’Amore essere al centro di tutte le tue scelte e possa tu, con me,

mandare questa benedizione a tutti gli esseri viventi.

Amen.

Perché lei è un albero della vita per coloro che la abbracciano. Proverbi.

(1) Ndt. L’Autrice parla dell’albero al femminile.

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