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Archive for the ‘Arte’ Category

María Aparicio Puentes

Costei è María Aparicio Puentes, nata a Santiago in Cile nel 1981. Le immagini che vedrete di seguito appartengono a una serie di sue opere del 2014 – in collaborazione con le fotografe Tatjana Radičević e Ksenija Jovišević e il fotografo Lukasz Wierzbowski – che vanno sotto il titolo “Sii brillante”. L’Artista allestisce mostre dal 2011 ma di recente sta ottenendo consensi e grande popolarità soprattutto sul web.

María “ricama” le immagini con filo metallico dopo averle analizzate per “geometrie, ritmi, tensioni… per ogni cosa” con il desiderio di descrivere “le persone e la loro relazione con l’ambiente”. E come per magia, le persone diventano costellazioni, gli spazi sottolineati dal filo raccontano storie diverse e profonde, e ogni figura umana sembra respirare libertà su scala cosmica.

Non è bello iniziare la giornata con queste sensazioni? Siate brillanti!

Maria G. Di Rienzo

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Ogni anno, alla scuola Ethical Culture Fieldston di Riverdale, New York, l’insegnante di arte Nancy Fried propone ai suoi studenti della classe di scultura di creare abiti “sostenibili” senza usare stoffa: i risultati sono poi esposti al pubblico di genitori, parenti e amici durante una sfilata.

Le giovani menti sino ad ora avevano usato – benissimo – di tutto e di più: dalla carta di caramelle ai segnalibri, dai giornali usati alle lattine gettate via. Ma quest’anno Karolina Montes e Zoë Balestri hanno superato ogni aspettativa.

le due studenti

I vestiti che indossano nell’immagine qui sopra sono fatti di volantini e preservativi di Planned Parenthood (“Genitorialità pianificata”) associazione che, sostenendo la salute riproduttiva delle donne e sostenendo le loro decisioni in merito, è sgradita all’attuale amministrazione statunitense: infatti le ha tagliato i fondi pubblici.

Gli abiti creati da Karolina e Zoë sono in pratica un manifesto sul diritto alla contraccezione e all’interruzione di gravidanza, sulla necessità dell’educazione sessuale e persino di un’industria della moda che risponda a principi etici. Giovani femministe crescono, alleluia!

Maria G. Di Rienzo

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Domani e dopodomani, al Teatro Melico Salazar di San José, Costa Rica, Guadalupe Urbina intende esporre in musica il viaggio della propria vita: “Dalla Guadalupe che lasciò la provincia di Guanacaste cantando canzoni di protesta sulla proprietà della terra e la segregazione razziale, alla Guadalupe urbana che “prese possesso” della capitale. La Guadalupe di oggi non può più fare sempre quel che le piace. Questa donna è un poco stanca e il suo corpo richiede attenzione.” L’ultima frase si riferisce ai tre cicli di trattamento medico che la cantautrice ha già affrontato per combattere la presenza di tumori.

guadalupe

Nata nel 1959 da una famiglia contadina (il padre era migrato in Costa Rica dal Nicaragua), ultima di 10 figli, ha vissuto in Europa e viaggiato in Africa. Ha due figli, Antonio e Angela. Attualmente dirige la Fondazione “Voz Propia” che appoggia i/le giovani con aspirazioni artistiche e fa parte della comunità autogestita Longo Mai.

Il movimento che porta questo nome ha origini in Austria, Svizzera, Germania e Francia: giovani della “generazione del ’68” fondarono la prima comunità autogestita in Francia nel 1973 – “Longo maï” in provenzale significa “Possa durare a lungo”. Nel 1979, quando molti nicaraguensi fuggivano dal regime del terrore di Somoza, decisero di comprare terra in Costa Rica per renderla disponibile ai rifugiati, di modo che essi vivessero in modo indipendente e dignitoso. Longo Mai oggi comprende circa 2.200 acri, metà dei quali costituiti da foresta pluviale protetta.

Guadalupe ha ricevuto vari premi internazionali per il suo talento e le sue ricerche sulla musica popolare e la narrazione orale. Dalle tradizioni mesoamericane ha derivato quel che potremmo definire il suo “sentiero spirituale”, che segue le molte dimensioni dell’archetipo femminile. Pittrice, scrittrice, poeta, autrice teatrale, il suo ultimo album in studio – con 11 brani originali – è del 2016: “Cantos Simples del Amor de la Tierra”.

“L’arte ci permette di muoverci, di essere commossi, connessi e rinnovati. – dice Guadalupe – La metafora è il linguaggio che ci permette di entrare in relazione con la soggettività. L’arte, usando linguaggio metaforico, può esprimere in maniera più completa l’esperienza, la conoscenza e la rivitalizzazione delle risonanze che è così cruciale nel rompere l’isolamento per costruire movimenti. La canzone ha un potere unico; è il potere di muovere il tuo corpo e i tuoi sentimenti, di trasportarti inevitabilmente in un luogo che ti dà autorità perché evoca, raccoglie e soprattutto libera ciò che tu hai necessità di liberare.” Maria G. Di Rienzo

madremonte

(Madremonte, dipinto di Guadalupe Urbina)

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diane

(“Sing Your Song Sweet Sister : A poem about changing the world through truth telling.”, di Diane Goldie, in immagine qui sopra. Trad. Maria G. Di Rienzo. L’Autrice è un’artista femminista a 360°: dipinge, disegna, scolpisce, crea pupazzi e marionette – per un periodo il suo lavoro ufficiale è stato il teatro di marionette per i bambini – scrive poesie e crea “arte da indossare”, un cui esempio potrete ammirare alla fine di questo articolo. Diane è anche una sopravvissuta all’abuso infantile: “addestrata e usata da un pedofilo, ero diventata un giocattolo da scopare per numerosi uomini”.)

CANTA LA TUA CANZONE DOLCE SORELLA – Una poesia sul cambiare il mondo tramite la narrazione della verità.

Canta la tua canzone dolce sorella

Cantala alta e chiara

Non temere di dire la tua verità

a chiunque sia nelle vicinanze

Canta la tua canzone dolce sorella

Cantala profonda e bassa

Canta del tuo dispiacere

Lascia fluire la tua tristezza.

Noi ti ascolteremo sorella

Noi sentiremo il tuo stesso dolore

Noi condivideremo la tua afflizione

e ti aiuteremo a guarire di nuovo.

La tua canzone sarà la nostra canzone

Le nostre storie sono tutte le stesse

Condividiamo una comunanza

Condividiamo una sofferenza comune

Nascondiamo le nostre comuni ferite

dietro un muro di vergogna

E’ ora di tirar giù quel muro

E’ ora di piazzare il biasimo al giusto posto.

Noi siamo state vittime innocenti

Non l’avevamo chiesto

Non avevamo chiesto la violenza

o quel bacio rubato

Non vogliamo essere di proprietà di qualcuno

o solo un’altra delle cose

da usare e abusare per poi sputare via

Perciò canta, dolce sorella, canta!

Facciamo sentir loro la nostra rabbia

Facciamo sentir loro il nostro dolore

Facciamo che avvertano che parte hanno in tutto questo

mentre cantiamo apertamente e senza vergogna

Uniamo tutte le nostre voci insieme

in un coro furioso

Cominciamo a cambiare le cose

Diamo fuoco ai nostri cuori.

Perciò canta la tua canzone, dolce sorella

io credo in te

E la prossima sorella che udirà il tuo canto

crederà anche lei in te

e poi canterà la sua propria canzone

e questo andrà avanti

sino a che tutte canteremo

insieme

come una sola persona.

Canta la tua canzone dolce sorella

Canta la tua canzone dolce-amara.

dangerous woman

(Il ricamo dice: Una donna che ama se stessa è una donna pericolosa. La sorellanza è sovversiva.)

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Bingo Love

“Voglio solo che la gente, in generale, capisca che l’amore è amore. Lasciate che le persone si innamorino di chi vogliono. Smettete di giudicarle per questo. Voglio mostrare che l’inclusione è importante, la rappresentazione pure e non solo sulle pagine, ma anche sulle copertine. Io sono una donna queer, nera e disabile e ho storie da raccontare – storie di vitale importanza.” Tee “Vixen” Franklin, autrice della storia a fumetti “Bingo Love”, in imminente uscita (i disegni sono di Jenn St-Onge).

Bingo Love - cover

La presentazione ufficiale: “La storia ruota attorno a Hazel Johnson e Mari McCray, due tredicenni che, in brevissimo tempo, diventano grandissime amiche. Mentre la loro relazione si evolve, scoprono di essere profondamente innamorate l’una dell’altra, ma la tempistica per questo non potrebbe essere peggiore. Nel 1963 l’amore fra due ragazze è destinato a nascere sotto una cattiva stella e le famiglie proibiscono loro di vedersi. Non solo le giovani devono sopportare il dolore della separazione ma sono costrette entrambe a sposare uomini che non amano. Sembra debbano vivere separate in modo permanente, ma il destino – e il bingo – hanno un altro piano in serbo per loro.”

Bingo Love 1963

“Per me è davvero importante raccontare le storie di donne anziane. – continua Franklin – Non c’è altro che un mucchio di uomini bianchi eterosessuali nell’industria dei fumetti. Sulle copertine e sulle pagine. Secondo alcuni, “la diversità non vende”. Sappiamo tutti che è una balla. Non ci sono storie che rappresentino donne anziane nere e queer? Nessuno le vorrebbe? Il progetto per il finanziamento di “Bingo Love” in cinque giorni aveva raddoppiato la cifra indicata inizialmente. Le persone desiderano avere storie in cui possano riflettersi. E io ho tutta l’intenzione di dargliele.”

Bingo Love 2030

(Brani tratti da “Tee Franklin Honors the Stories of Queer, Black, Older Women in Her Graphic Novel, Bingo Love”, di Teresa Jusino per The Mary Sue, 14 aprile 2017, trad. e adattamento Maria G. Di Rienzo.)

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Na Hye-seok

Na Hye-seok (나혜석, 1896 – 1948, in immagine) è stata la prima artista femminista coreana: poeta, scrittrice, insegnante, giornalista e pittrice i cui quadri sono oggi valutati a prezzi da capogiro, sebbene l’Autrice sia morta in miseria in un ospedale per vagabondi e non si sappia neppure dov’è sepolta – poiché la famiglia l’aveva rigettata e nessuno si curò del suo funerale, è probabile si trovi in una fossa comune. Stranamente, ma forse non poi tanto, cinema e televisione del suo paese non si sono ancora interessati alla sua storia (esiste un breve documentario in francese di Han Kyung-mi, visibile su: https://vimeo.com/113225651) e il suo nome è stato usato sino a tempi recenti come spauracchio per le donne che avevano ambizioni artistiche: “Vuoi diventare un’altra Na Hye-seok?” ammonivano padri e fratelli. La prima retrospettiva del suo lavoro, al Centro per le Arti di Seul, è del 2000. Il suo racconto più famoso, “Kyonghui”, pubblicato nel 1918, è dal 2009 disponibile in inglese nella raccolta “Questioning Minds: Short Stories by Modern Korean Women Writers”: tratta di una donna che scopre se stessa come irriducibile alla prescritta cornice confuciana di “buona moglie e buona madre” e cerca significato e validazione come “nuova donna”. Per tutta la vita, Hye-seok tenterà di negoziare questo concetto all’interno della società coreana.

Nata in una famiglia benestante durante l’occupazione giapponese della Corea, dimostrò il suo talento artistico sin dall’infanzia e studiò anche in Giappone dove, nel 1915, era la principale organizzatrice dell’associazione delle studenti coreane. Qui visse il suo primo amore con un compatriota studente universitario, scrittore e editore di una rivista letteraria; questa coppia intellettuale e ribelle divenne assai famosa fra i coetanei, ma nel 1916 Choe Sung-gu morì di tubercolosi e Hye-seok ebbe un crollo nervoso che per qualche tempo le impedì di proseguire gli studi. Nel 1919 la giovane partecipò alla sollevazione contro l’occupazione coloniale del 1° marzo (che oggi è il Giorno del Movimento per l’Indipendenza), fu arrestata e imprigionata. L’avvocato assunto dalla sua famiglia per tirarla fuori di galera, Kim Woo-young, sarebbe di lì a poco diventato suo marito. Il loro fu un matrimonio d’amore, il che era raro all’epoca in Corea, e non avrebbe dovuto divenire un impedimento alle ambizioni artistiche della giovane donna, ma se durante il primo anno da sposata Hye-seok fondò con altri un giornale letterario e nell’anno successivo, 1921, tenne la sua prima mostra di quadri – che era la prima mostra in assoluto nel paese per i dipinti di una donna – già nel 1923 aveva scritto “Riflessioni sul diventare madre” dove rimproverava aspramente il marito perché delegava per intero a lei la cura dei figli.

na hye-seok autoritratto

(Na Hye-seok, autoritratto)

Nel 1927, Na Hye-seok e suo marito andarono a stare per tre anni in Europa. Hye-seok si fermò a Parigi per studiare pittura mentre Kim Woo-young, che era diventato un diplomatico per conto giapponese, portava avanti i suoi affari altrove. A Parigi la donna incontrò un altro uomo coreano, Choi Rin, che era il leader della (oggi quasi scomparsa) fede Cheondo-gyo: nata dalle lotte contadine del secolo precedente era inestricabilmente legata all’attivismo politico, poiché dichiarava come suo scopo principale il creare un “paradiso” di armonia sociale sulla Terra. Non è chiaro che tipo di relazione i due abbiano avuto, poiché nel suo diario Hye-seok dà conto del tentativo di restare leale nonostante le frustrazioni e le umiliazioni che riceve dal matrimonio, ma è abbastanza chiacchierata da fornire al marito la scusa per bollarla come adultera e divorziare da lei nel 1931. Lo stesso anno il supposto amante Choi Rin dà alle stampe in Francia un articolo “piccante” (leggi “volgare e osceno”) sulla sua storia con Hye-seok e lei lo denuncia per diffamazione. Nonostante il divorzio le abbia addossato una reputazione da sgualdrina in Corea, dove è tornata, Hye-seok continua a dipingere e vince un premio speciale alla 10^ Mostra dell’Arte di Joseon.

Nel 1934 pubblica sulla rivista Samcheolli il saggio che sarà allo stesso tempo il suo testamento politico, la più chiara esposizione delle indegnità che le donne coreane subiscono fatta sino ad allora, una sfida rovente al sistema patriarcale, e la sua rovina. Si chiama “La mia dichiarazione sul divorzio” e in esso, tra l’altro, Hye-seok critica la repressione della sessualità femminile, attesta che il marito non era in grado di soddisfarla sessualmente e rifiutava di discuterne, propone “matrimoni di prova” ove le coppie vivono insieme prima di sposarsi effettivamente di modo da non cadere in unioni infelici come la sua.

A questo punto non solo la sua famiglia d’origine la abbandona del tutto, ma non riesce più a vendere quadri, racconti o articoli. I critici d’arte hanno finalmente l’occasione di disprezzarne i dipinti come “scimmiottamenti dell’arte occidentale” e dichiarano il suo impegno artistico la squallida facciata con cui una donna dissoluta ha tentato di coprire la propria lussuria. Na Hye-seok vivrà gli ultimi anni grazie alla carità dei monasteri buddisti, ma non abbandonerà uno solo dei suoi convincimenti sui diritti e la libertà delle donne sino alla morte. Maria G. Di Rienzo

P.S. Oggi, 8 aprile, è l’anniversario del giorno in cui la prima persona coreana (non la prima femmina, la prima in assoluto) è andata nello spazio a bordo della Soyuz TMA-12, con due cosmonauti russi. Ascolta, Hye-seok, era il 2008 e questa tua connazionale si chiama Yi So-yeon e ha operato esperimenti scientifici a bordo della navicella. Lo deve anche a te. Non smettere di ispirarci.

Yi So-yeon

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untameable s

Non hanno neppure un anno di vita (sono nate nel settembre 2016) ma c’è chi vorrebbe morissero di già: le Untameable Shrews – Bisbetiche Indomabili, collettivo artistico femminista, sono state aggredite online in ogni modo possibile e durante marce e manifestazioni quando sono state riconosciute. L’anonimato è la sola loro protezione.

Il motivo per cui gruppi e personaggi assai trasgressivi e liberati le assaltano, proprio allo stesso modo di misogini e sessisti, è che lavorano contro il traffico di esseri umani a scopo di sfruttamento sessuale, discutono dell’impatto che la pornografia ha sulla società e della sua relazione con la violenza di genere, chiedono la fine del commercio di sesso e dell’industria correlata, organizzano campagne contro pubblicità sessiste… cioè, fanno ciò che il modo in cui si sono definite richiede: femminismo.

Dalla nativa Australia le Bisbetiche si sono già diffuse in piccoli gruppi autonomi negli Stati Uniti, in Gran Bretagna, in Germania, in Nuova Zelanda e in Perù. In questo articolo state infatti vedendo esempi dei loro graffiti in giro per il mondo, ma creano anche poster, stencil, striscioni ricamati, adesivi ecc.

untameable s. australia

(Così hanno “decorato” i muri esterni del bordello “Daily Planet” di Elsternwick, Melbourne, Australia)

Quando qualcuno strappa o cancella i loro lavori non si offendono. E’ la prova, dicono, che il messaggio sta passando e tutto quel che è necessario fare è appendere un nuovo manifesto o dipingere di nuovo il muro. Dopotutto il loro motto è: “Conquisteremo il mondo con un atto di disobbedienza civile dopo l’altro”. Maria G. Di Rienzo

untameable shrews

(Stop – alla richiesta di commercio sessuale)

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