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Archive for the ‘Arte’ Category

“Eilean a cheò” – “Isola delle Nebbie”

Chi ha orecchie o un cuore che batte nel proprio corpo

chi non canterà con me dei torti che ci hanno fatto?

Delle migliaia di sfollati, derubati

della loro terra, dei loro diritti, di tutto.

Dispersi oltre i mari sognando della

Verde Isola delle Nebbie

Ricordate che siete un popolo.

Sollevatevi per i vostri diritti.

C’è ricchezza sotto le colline su cui siete cresciuti.

C’è ferro e carbone là, grigio piombo e oro,

abbastanza da mantenerci nella Verde Isola delle Nebbie

Ricordate le vostre difficoltà,

mantenete in vita la lotta.

La ruota girerà in vostro favore

grazie alla forza del vostro braccio

e alla durezza del vostro pugno.

Il vostro bestiame sarà sui pascoli

e ognuno avrà un posto.

E la gente del Sud se ne andrà

dalla Verde Isola delle Nebbie.

Io mi asciugherò le guance,

frenerò le mie lacrime,

una nuova primavera è con noi,

molti sono venuti attraverso l’inverno.

Tutt’intorno, nuova erba sta spuntando.

I rami stanno tornando in vita

sulla Verde Isola delle Nebbie.

https://www.youtube.com/watch?v=ehpPLTaFvCc

Questo cantò sul cosiddetto “Ponte delle Fate”, a Skye (isola scozzese), Màiri Mhòr nan Òran e cioè La Grande Maria delle Canzoni (1821-1898) durante un raduno politico dei mezzadri sfrattati dalle terre che lavoravano – per le quali i proprietari chiedevano affitti sempre più esorbitanti – allo scopo di intraprendere produzioni agricole su vasta scala.

Le rimozioni forzate delle famiglie, le sollevazioni e gli scontri con le forze dell’ordine britanniche, i procedimenti legali andarono avanti in pratica per la maggior parte del secolo. Nel 1886 fu approvato il “Crofters Holdings (Scotland) Act”, ma tale legislazione non riuscì a risolvere tutte le dispute sui diritti terrieri, che continuarono durante gli anni fra le due guerre mondiali e nel ventesimo secolo.

Mary of the songs

Màiri Mhòr (Mary MacDonald, MacPherson da sposata – in immagine sopra) è stata un’organizzatrice e un’ispiratrice chiave delle lotte dei mezzadri scozzesi, ma è stata anche molte altre cose: contadina e allevatrice, tessitrice, infermiera e levatrice, domestica, poeta e cantante e narratrice nella sua propria lingua, il gaelico. Fu imprigionata per furto di abiti, attorno ai cinquant’anni, mentre da vedova lavorava come domestica: gli storici sono concordi nel ritenere che le accuse fossero infondate; in più, Màiri fu processata e interrogata in una lingua che non conosceva, l’inglese, e che nessuno si prese la briga di tradurle. La sentenza fu di quaranta giorni di carcere.

Il talento artistico che giaceva dormiente in lei si risvegliò durante la sua incarcerazione e la donna ne fece uno strumento per la liberazione propria e altrui. Nel 1882 fece ritorno permanentemente alla sua isola natale, Skye, e i suoi versi si scagliarono contro la violenza, l’ingiustizia e l’ipocrisia dei potenti. Ciò incluse il clero locale:

I predicatori si curano talmente poco

del maltrattamento del popolo della mia Isola, benché lo vedano,

e sono così silenziosi dal pulpito

da far sembrare che ad ascoltarli ci sia un branco di bestie selvagge.

Nel 19° secolo le donne erano una ristretta minoranza fra i poeti gaelici, tuttavia l’apprezzamento per il lavoro di Màiri attraversò le barriere sociali: nel mentre la sua arte aveva una significativa influenza sulla classe lavoratrice e i mezzadri, essa attirò pure l’attenzione di artisti e studiosi con cui la Grande Maria strinse relazioni d’amicizia.

Maria G. Di Rienzo

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true wonder woman

“Vi presento Patricia, mia sorella, la vera Wonder Woman. Madre single di due figli, si è presa cura di tutto con una caviglia rotta, per nove mesi. Nel mezzo delle proteste e del caos in Venezuela, la morte di nostro padre e la sua impossibilità di lavorare, è ancora formidabile più di chiunque altro io conosca. Massimo rispetto per la signora. A suo paragone, io sono una femminuccia.”

Illustrazione e testo dell’artista venezuelano Leonardo Gonzalez (traduzione mia), settembre 2018.

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Felice nella mia pelle

(“Being a woman in rock was me against the world”, di Liisa Ladouceur per Globe and Mail, giugno 2018, trad. Maria G. Di Rienzo.)

Serena Ryder

Quando Serena Ryder suona a un festival musicale, si accorge sempre se ci sono donne nello staff. “Mettono i cestini per l’immondizia nei bagni. – dice ridendo – E’ una delle molte piccole cose a cui gli uomini non pensano.”

Vincitrice di un Juno Award (ndt.: premi conferiti a musicisti canadesi per i loro avanzamenti artistici e tecnici), la cantante e autrice di “Stompa e ““What I Wouldn’t Do”, è stata in tournée in lungo in e in largo sin dagli anni dell’adolescenza e ha testimoniato molti cambiamenti nell’industria durante gli ultimi tre anni.

“La cosa che trovo completamente diversa, proprio ora, è che c’è maggior senso di comunità. – dice – Quando ho cominciato a fare tournée, sentivo che essere una donna nel mondo rock equivaleva a essere sola contro il mondo intero. La mia strategia di sopravvivenza era diventare “uno dei ragazzi”. Ero brava a bere. Pensavo di dover essere dura tutto il tempo e di non dover mai esprimere le mie emozioni. E’ stato solo quando ho cominciato ad avere più relazioni con altre donne della mia età nella comunità artistica che la mia vita è migliorata molto.”

Una delle alleate di lungo corso di Ryder è la sua manager, Sandy Pandya, che lei descrive come “una regina guerriera, così potente e allo stesso tempo così capace di empatia.” Le due donne lavorano insieme da 15 anni e stanno per imbarcarsi in un nuovo progetto: un collettivo artistico chiamato “Art House”.

“Abbiamo comprato quest’edificio insieme, nella parte occidentale di Toronto, – spiega Ryder – per raggruppare artisti: pittori, cantastorie, musicisti, quanti più possibile, in uno spazio dove possono creare insieme con persone che fanno già quel lavoro da lungo tempo e possono offrir loro scorciatoie che aggirano le stronzate. Sono impaziente di veder tutte/i fiorire.”

“Art House” avrà uno studio di registrazione sul retro, dove Ryder registrerà il suo prossimo album. Il mese scorso il disco del 2006 con cui ha sfondato,”If Your Memory Serves You Well”, è stato ristampato su vinile e lei si sta preparando per la stagione estiva dei festival – bagni accoglienti per le donne inclusi.

“Mi sento fortunata a essere nata nella pelle in cui sono. – dice – Essere una donna in una comunità crescente di donne forti mi ha dato la forza e il bilanciamento di cui sono assai grata.”

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L’Apparenza delle Cose

Milk and Sap - 2017 - Jocelyn Lee

(Latte e Linfa, 2017)

Le immagini che vedete sono parte di una mostra intitolata “The Appearance of Things” – “L’Apparenza delle Cose”, attualmente allestita al Center for Maine Contemporary Art di Rockland, nel Maine.

La celebrata e premiata Autrice è la 56enne Jocelyn Lee (nata a Napoli) e da dieci anni sta lavorando a questo ultimo progetto che, nelle sue stesse parole, opera “uno spostamento di prospettiva in cui un corpo – un ritratto – diventa un paesaggio; una natura morta diventa un ritratto e un paesaggio diventa un corpo.”

July burn - 2016 - Jocelyn Lee

(Bruciore di Luglio, 2016)

La critica d’arte del New Yorker, Rebecca Bengal, nella sua recensione della mostra scrive: “Al posto dello scambio fra macchina fotografica e soggetto, queste fotografie pittoriche rivelano una simbiosi fra forme umane e forme naturali, ove ogni forma esalta la bellezza prodigiosa e costantemente mobile dell’altra.”

Riding the apple tree - 2016 - Jocelyn Lee

(A cavallo del melo, 2016)

Maria G. Di Rienzo

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mary wollstonecraft

Mary Wollstonecraft (1759-1797), l’autrice di “A Vindication of the Rights of Woman – Una Rivendicazione dei Diritti della Donna”, avrà finalmente una statua in quel di Londra a Newington Green, luogo noto come “la culla del femminismo” proprio perché Mary veniva da là.

C’è voluta una campagna – “Mary on the Green” o “Mary sul prato / nel parco” – per ottenere il monumento commemorativo della filosofa e scrittrice (che fu anche madre di tre figlie, fra cui quella Mary Shelley autrice di “Frankenstein”, e morì pochi giorni dopo aver partorito la terzogenita).

Il concorso per la realizzazione dell’opera è stato vinto con voto unanime dalla pittrice / scultrice Maggi Hambling (nata nel 1945), prestigiosa e premiata quanto giudicata “controversa”: due delle sue statue più famose sono quella di Oscar Wilde – sta in Adelaide Street vicino a Trafalgar Square raffigurato mentre ride e fuma, il che fu considerato scandaloso, mentre l’altra è dedicata a Benjamin Britten: compositore, direttore d’orchestra e pianista omosessuale che fu anche un obiettore di coscienza durante la II guerra mondiale – e l’installazione del monumento sulla spiaggia di Aldeburgh incontrò opposizioni.

Sul piedistallo dell’opera che rappresenterà Mary Wollstonecraft sarà incisa una delle sue frasi più famose: “Io non desidero che le donne abbiano potere sugli uomini, ma su se stesse”. Il cuore del femminismo, in teoria e pratica.

Maria G. Di Rienzo

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Rangoli

Nella dedica alla sorella che apre la sua raccolta di poesie del 2017, “Rangoli” (1), Pavana Reddy – conosciuta anche come Mazadohta, scrive:

in un’altra vita,

la tempesta non è forte abbastanza

da portarti via.

in un’altra vita,

noi fioriamo.

Intervistata nello stesso anno da Punita Rice, spiegava:

“Vorrei aver avuto il linguaggio che possiedo ora, per essere in grado di salvare mia sorella dal dolore che ha silenziosamente sopportato per anni. Dopo la sua morte, non avevo nessuno con cui parlare. I miei insegnanti non erano disponibili come avrebbero dovuto essere e il provenire da una città molto piccola mi impediva anche di parlare ai miei coetanei; perciò, mi sono rivolta ai libri per avere compagnia. Leggevo così tanto che i personaggi diventavano miei amici e mi aiutavano a maneggiare la mia sensazione di essere scollegata da tutto. Ho capito che non ero così sola in quel che provavo, il che mi ha portato un grande conforto.”

Ambo le sorelle non apprezzavano il trattamento che il mondo riservava loro come donne – norme tradizionali oppressive e standard asfissianti – ma se una si è uccisa, l’altra ha portato avanti la sua sfida per entrambe.

Pavana ha passato un’infanzia da migrante itinerante: originaria dell’India, ha vissuto in Australia, in Nuova Zelanda, nelle Fiji e in Canada. Ovunque fosse, era sempre “quella diversa”. Nonostante ciò e proprio per ciò allo stesso tempo, ha sviluppato un’espressione poetica con la qualità dell’universale, rapida e diretta, in grado di parlare a chiunque. Tre esempi di seguito:

Accendi qualche candela e brucia qualche ponte.

Non tutti meritano di essere parte del tuo viaggio.


Tu diverrai la tomba di tutte le donne che sei stata in precedenza

prima di sorgere un mattino abbracciata dalla tua propria pelle.

Tu ingoierai un migliaio di nomi differenti

prima di assaporare il significato contenuto all’interno del tuo.


Tu non sei le tue radici.

Tu sei un fiore che è cresciuto da esse.

Maria G. Di Rienzo

flower rangoli

(1) è una forma d’arte indiana – visibile nelle immagini – praticata dalle donne, in cui si creano disegni sui pavimenti o nei cortili usando sabbia o riso colorati, farina e petali di fiori: le figurazioni sono create in occasioni di varie festività come talismani di buona fortuna e passano da una generazione alla successiva.

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Ghirlande

Grace

Grace D. Chin – in immagine – è un’artista femminista la cui creatività spazia dall’incisione al disegno alla scultura in carta. Sua madre era un’artista tessile e nella casa in cui Grace è cresciuta creare arte era incoraggiato come parte della vita quotidiana. Dopo essersi laureata, Grace ha voluto “ricollegarsi alle sue radici d’artigianato” e ha cominciato a creare le ghirlande di fiori di carta che l’hanno resa famosa:

“Si tratta di contrastare le forze negative nel mondo e in noi stesse usando le parole. Io credo davvero nel potere di interiorizzare e assorbire messaggi positivi. E’ soddisfacente tradurre tali idee in oggetti concreti. Io sono sempre compiaciuta e onorata dal fatto che le persone vogliano tali parole e il mio lavoro nelle loro case.”

E quindi, cominciamo la giornata con tre messaggi in ghirlanda in cui l’Autrice esprime semplicemente la forza e la bellezza del femminismo:

grace d. chin - santuario

IO SONO IL MIO PROPRIO SANTUARIO

grace d. chin - corpi

TUTTI I CORPI SONO BUONI CORPI

grace d. chin - fregatene

FREGATENE

Maria G. Di Rienzo

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