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Posts Tagged ‘bambini’

Magici portali

(“Tula [“Books are door-shaped”]” – Tula: i libri sono fatti a forma di porta, di Margarita (Margaret) Engle, in immagine. Poeta, giornalista, romanziera, Margarita è nata nel 1951 da madre cubana e padre statunitense. E’ autrice di molti libri per bambine/i, compreso quello di cui ho parlato qui: https://lunanuvola.wordpress.com/2015/09/02/il-tamburo-nella-luna/ )

margarita

I libri sono fatti a forma di porta

portali

che mi trasportano

attraverso oceani

e secoli,

aiutandomi a sentirmi

meno sola.

Ma mia madre crede

che le ragazze che leggono troppo

siano poco femminili

e brutte,

per cui i libri di mio padre sono chiusi

in una vetrinetta trasparente. Io fisso

allettanti copertine

e titoli misteriosi,

ma raramente mi è permesso

di toccare

l’incanto

delle parole.

Poesie.

Storie.

Opere teatrali.

Tutte sono proibite.

Le ragazze non dovrebbero pensare,

ma non appena la mia mente appassionata

comincia a correre, liberi pensieri

entrano in fretta

a rimpiazzare

quelli intrappolati.

Immagino tempi distanti

e luoghi lontani.

Fantasmi.

Vampiri.

Antichi guerrieri.

La fantasia si muove all’interno

l’ingarbugliato labirinto

di una solitaria confusione.

In segreto, apro

un invisibile libro nella mia mente

e passo

attraverso la sua magica forma di porta

in un universo

di pericolosi cattivi personaggi

e eroi mozzafiato.

Molti degli eroi sono uomini

e ragazzi, ma alcune sono ragazze

così alte

forti

e intelligenti

che salvano altri bambini

dai mostri.

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protesta ny

L’immagine viene da un video reportage di Sonia Rincon per la CBS, il luogo è il quartiere SoHo di New York e i cartelli dicono:

Pornhub vende lo stupro – Sì all’erotismo, no alla violenza sessuale – Boicotta la violenza sessuale – Non c’è posto per Pornhub a New York – Pornhub vende l’incesto – Pornhub vende il razzismo.

Altri due dichiarano l’appartenenza delle manifestanti: NOW – Organizzazione nazionale delle donne e CATW – Coalizione contro il traffico di donne.

Era l’8 dicembre u.s. e le donne stavano protestando per l’apertura da parte di Pornhub di un “negozio temporaneo” promozionale (chiuderà il prossimo 20 dicembre), dicendo la semplice verità e cioè che il “fulcro della pornografia” – una possibile traduzione di Pornhub – non vende erotismo ma oggettivazione, abuso, traffico, violenza, razzismo e umiliazione, il tutto rivolto alle donne. C’era anche Gloria Steinem (in immagine qui sotto), che assieme a Sonia Ossorio del NOW ha spiegato alla stampa quanto insana è diventata la pornografia:

gloria protesta ny

“Normalizza la violenza e la degradazione di donne e bambine. Pornhub è un fulcro di violenza, un fulcro di pericolo per le donne.”, ha detto Gloria.

“Pornhub vende l’idea dell’abuso sessuale di bambini, vende insulti e stereotipi razzisti.”, ha aggiunto Sonia, che ha anche chiesto all’amministrazione cittadina di proibire l’apertura di simili negozi da parte di Pornhub in futuro.

Maria G. Di Rienzo

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In questo momento c’è una bimba di sei anni ricoverata in ospedale: è stata torturata con coltelli arroventati affinché confessasse di essere una strega. I fatti sono accaduti la settimana scorsa nel villaggio di Sirunki in Papua Nuova Guinea, dove la piccola viveva isolata perché era la figlia di un’altra “strega”: quella Keniari Lepata che fu bruciata viva nel 2013 e che vi ho menzionato qui:

https://lunanuvola.wordpress.com/2017/10/31/solo-un-pensiero/

“Parte del falso mito della magia nera (o sanguma, com’è chiamata localmente) – ha detto alla stampa uno dei soccorritori, il missionario luterano Anton Lutz – per cui le donne sono streghe, include la credenza che questa cosa possa passare da madre a figlia. Fra tutte le bambine del villaggio lei è stata scelta per chi era la sua genitrice e hanno creduto fosse responsabile di ogni cosa storta che accadeva nel villaggio. Rispetto alle streghe, questa gente crede anche che diranno la verità solo se torturate.” L’Inquisizione era della stessa opinione, per quel che ne so io.

Il Primo Ministro del paese, Peter O’Neill, ha deprecato l’accaduto e dichiarato che: “Al giorno d’oggi la sanguma non è una reale pratica culturale, è una falsa credenza che implica l’abuso violento e la tortura di donne e bambine da parte di individui patetici e perversi.”

Tuttavia, la polizia e le ong presenti nell’area attestato di essere scioccate dal frequente ripetersi di tali situazioni e non riescono a spiegarne l’impennata. Quando la madre della piccola morì, il caso fece abbastanza clamore da indurre il governo a sviluppare un piano d’azione nazionale contro la violenza legata alla stregoneria: sono passati quattro anni e il piano è rimasto sulla carta.

Ruth Kissam, della Fondazione tribale della Papua Nuova Guinea, è una delle attiviste che stanno tentando di mettere fine a questo tipo di femminicidio: “Uno dei più grossi problemi è che dopo le violenze i perpetratori non sono mai arrestati. Il piano è eccellente e potrebbe facilmente essere implementato in ogni provincia, ma resta inerte perché dovrebbe essere finanziato.” Il governo ha promesso di investire fondi nei programmi e nelle campagne relative il prossimo anno…

Maria G. Di Rienzo

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(tratto da: Children of Peace: Stories and Dreams of Conflict-displaced Children, di Krizia Kaye Viray e Julie Christine Batula (immagini) – Un Migration Agency, 30 novembre 2017. Trad. e adattamento Maria G. Di Rienzo.)

le gemelle

E’ come vedere doppio. Dagli occhi espressivi alla straordinaria carnagione dorata, sino ai più minuscoli manierismi e gesti, è difficile discernere chi è chi fra le due ragazze. Il modo più facile di distinguere le gemelle Sampang è che Farhiya indossa un ‘turung’ (hijab o fazzoletto da testa) e Ferwina no: “Può diventare davvero bollente e mi fa venire mal di testa.”, spiega quest’ultima.

Nonostante siano gemelle identiche, le ragazze sono l’una l’opposto dell’altra in diverse maniere. A Farhiya piacciono le lezioni d’inglese, Ferwina preferisce la matematica e vi eccelle. Nel tempo libero, a Farhiya piace cantare mentre ascolta i suoi artisti locali preferiti, mentre Ferwina preferisce disegnare.

Ma quando chiedi loro come immaginano il loro futuro le gemelle rispondono all’unisono – come se le parole provenissero da una sola persona. E’ un responso istantaneo, fermo e forte: “Sogniamo la pace.” Entrambe vogliono diventare mediche.

Il 9 settembre 2013 un gruppo armato attaccò la città di Zamboanga sull’isola di Mindanao, nelle Filippine. Il conflitto fra le forze governative e il gruppo armato durò più di tre settimane. L’assedio alla città fece di 100.000 suoi residenti degli sfollati, creando una crisi umanitaria che ha preso anni per essere risolta.

Il conflitto ha reso i bambini / le bambine particolarmente vulnerabili. Persino nei casi in cui erano stati in grado di fuggire e di trovare luoghi sicuri, un futuro sconfortante era davanti a loro, in special modo se non ottenevano sufficiente sostegno, inclusa la possibilità di tornare a scuola.

Da un’evacuazione all’altra le famiglie sfollate sono state trasferite a Masepla, dove è stato creato uno spazio di apprendimento per i bambini e dove le gemelle si trovano.

“Non è stato facile. – dice la preside della Masepla Composite Learning School, Cristina Santos – Prima di tornare a leggere libri, recitare alfabeti e cantare filastrocche abbiamo dovuto lavorare sull’attitudine dei piccoli e sul loro atteggiamento verso la vita. La violenza li aveva portati qui e noi abbiamo voluto assicurarci che non fosse la violenza a definirli.”

Gli alunni di questa scuola salutano con radianti sorrisi e non sono diversi dagli altri scolari che conoscete. Sono energici, curiosi, spensierati. E un’altra cosa è evidente. I sogni non svaniscono facilmente. Per fare un esempio, qui abbiamo incontrato bambine e ragazze che chiamano orgogliosamente se stesse “Figlie / Bambine delle Pace”. La pace non è per loro un barlume di speranza, è il motore che le spinge in avanti: “Ci impegneremo nello studio. Promuoveremo la pace. L’istruzione sarà la nostra arma per un futuro migliore.”, ci ha detto una delle ragazze prima di correre via a giocare con le amiche.

children of peace

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Il trafiletto è dell’Ansa, 1° dicembre, l’enfasi su alcune frasi è mia:

“A Milano c’è una scuola così piena di stranieri che viene evitata dalle famiglie italiane della zona, che iscrivono i figli altrove. A dare l’allarme sono stati alcuni genitori di origine sudamericana che “a casa hanno sentito i loro figli parlare in arabo“, ha spiegato una docente che vuole mantenere l’anonimato. La scuola è l’Istituto comprensivo Fabio Filzi di Milano, nel quartiere Corvetto, già al centro di problemi di integrazione e criminalità. “I genitori italiani si rifiutano di iscrivere i loro figli qui – ammette il preside, Domenico Balbi – tanto che effettivamente non riusciamo a formare un numero adeguato di prime classi nella Primaria”.

Secondo i dati presentati dal Politecnico, gli alunni stranieri a Milano oggi sono il 25% alla primaria e il 18 per cento alle scuole medie, “ma la distribuzione varia molto dal centro alle periferie dove gli stranieri arrivano all’80%”. Al Fabio Filzi, nella 1/a A, “su 26 bambini, 22 sono stranieri, di origine straniera o italiani con un genitore straniero”.

randwick school - nz

(la foto ritrae una classe neozelandese nel giorno in cui la scuola celebra le differenze dei propri alunni)

Se, come attestato nel trafiletto, il quartiere in cui si trova la scuola milanese è noto per problematiche legate alla criminalità, il rifiuto dei genitori di mandarci i bambini è comprensibile. Inoltre, i genitori italiani sono mediamente più abbienti dei genitori immigrati, per cui possono scegliere di affrontare spese maggiori di trasporto ecc. per far frequentare ai figli scuole più distanti da casa, mentre è assai probabile che gli altri non abbiano tale opzione. All’Ansa, però, non c’è nessuno a cui salti in mente di fare questi collegamenti. Il problema dev’essere per forza la composizione delle classi – e per molti può esserlo, senza dubbio – al punto che due genitori, secondo l’anonimo articolista, “danno l’allarme”: una coppia di origine sudamericana apparentemente scandalizzata dall’aver sentito i figli parlare in arabo.

Se si fosse trattato di una coppia di origine tunisina con l’arabo come lingua madre e con figliolanza scoperta a chiacchierare in portoghese o spagnolo, l’allarme ci sarebbe ancora? I due sudamericani si allertano anche quando la loro prole parla italiano (è pur sempre “lingua straniera” rispetto all’origine familiare)? Cosa succede se i loro bambini imparano più lingue grazie al contatto continuo con coetanei, diventano troppo intelligenti per essere infarciti di odio e di paura?

Saper comunicare in differenti linguaggi ha come principale conseguenza il capirsi meglio. Ogni idioma è intessuto di storia, cultura, saperi, ispirazioni, desideri: non si tratta di semplici equivalenze fra le parole (ed è per questo che le traduzioni di Google sono ridicole e piene di errori) ma di visioni del mondo che si confrontano – e si parlano.

L’agilità mentale di bambine/i e ragazze/i, la natura inquisitiva della loro giovane età, permettono di apprendere facilmente più lingue: e sì, questo cambia la loro visione del mondo, la apre a interpretazioni differenti, vi inserisce nuovi orizzonti. Ma le lingue non cambiano l’origine e il passato di un essere umano (ne’ l’italiano ne’ l’arabo sono contagiosi…) e non interferiscono negativamente con la sua capacità / volontà di scegliere un futuro, gli offrono invece ulteriori opportunità.

Se vostra figlia o vostro figlio tornano a casa da scuola dicendo parole diverse da quelle che conoscete, perché non chiedete loro di insegnarle anche a voi?

Maria G. Di Rienzo

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“Sunitha Krishnan, nata in India, racconta la sua storia con sorprendente serenità: “Quando avevo 15 anni sono stata stuprata da otto uomini. La mia comunità mi considerò colpevole, non vittima di un crimine. Decisero che era la mia indole a non essere buona, che avevo fatto qualcosa per meritarmelo. Sono stata isolata e la mia famiglia smise di essere invitata a eventi sociali. Ero vista come una prostituta.”, ricorda questa donna minuta, ora 44enne, “Dopo di ciò promisi a me stessa che non avrei permesso a questo di distruggermi, che mi sarei ripresa e avrei dedicato la mia vita a combattere la violenza sessuale, rendendo l’istanza visibile e aiutando altre donne.”

E lo ha fatto. Sunitha ha fondato “Prajwala”, un’organizzazione il cui scopo è aiutare le donne che sono state schiave sessuali. “Donne che non sono state stuprate una volta sola, come me, ma centinaia di volte.”, sottolinea Sunitha.”

Il brano, come quello che segue, è tratto dall’articolo che María R. Sahuquillo ha composto – benissimo – per El Paìs in occasione del Giorno internazionale contro la violenza sulle donne (25 novembre).

” (le vittime) sono terrorizzate all’idea di essere giudicate scorrettamente, hanno un tremendo senso di colpa derivato dall’ambiente in cui vivono. – dice Tina Alarcón, Presidente del Centro Aiuto alle vittime di aggressione sessuale di Madrid (Cavas in sigla) – “E’ il tipo di ambiente in cui senti ancora cose del tipo ‘se l’è andata a cercare’, specialmente quando la persona è un parente, un amico, qualcuno che conosci, il che ammonta all’80% dei casi.”

Un’altra delle donne intervistate da El Paìs, Macarena García di 48 anni – 23 dei quali passati con un marito che abusava di lei fisicamente e psicologicamente – da quando è riuscita a uscire dalla situazione fa volontariato presso la Fondazione Ana Bella per le vittime di abuso. Macarena dice una cosa molto importante sulla violenza di genere: “Non dovremmo educare le nostre ragazze a ‘badare a se stesse’, dovremmo educare i nostri ragazzi a rispettarle e a non essere aggressori.”

Si chiama, come sapete, socializzazione di genere. Grazie (si fa per dire) a essa potete tirare una linea dalla Spagna di El Paìs agli Stati Uniti di The Olympian, il quotidiano della città di Olympia, e trovare un articolo di Amelia Dickson e Rolf Boone del 27 novembre u.s. che ha nel titolo la frase “Sono un maschio, uomo, perciò questo tipo di roba succede.”

Sono le parole pronunciate in tribunale dal 31enne Efrain Ramirez-Ventura, pescato mentre filmava una madre e sua figlia dodicenne che si stavano provando degli abiti in un camerino di prova. Sul suo cellulare sono stati trovati altri 80 filmati di questo tipo, tutti presi da camerini adiacenti.

Secondo costui, essere maschio significa essere autorizzato a violare l’intimità, gli spazi e i corpi delle femmine, di qualsiasi età.

Dello stesso parere sono quelli che hanno inflitto violenze sessuali a circa 120 milioni di bambine in tutto il mondo (dati Unicef) e quelli che rendono l’Europa un continente in cui una donna su dieci, a partire dai 15 anni d’età, subisce qualche tipo di assalto sessuale: cose che “capitano”, quando addestri metà dell’umanità a credersi legittimata alla violenza.

Maria G. Di Rienzo

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Non voglio rovinarvi la festa, felice Halloween a tutte/i voi. Mi piacerebbe solo che stasera, prima di accendere zucche, di mettervi in costume, di andare a bussare alle porte dicendo in coro “dolcetto o scherzetto” ricordaste che se la caccia alle streghe in Europa è ormai storia, in varie parti del mondo è ancora in atto. Ci sono paesi che hanno tuttora in vigore legislazioni inerenti la stregoneria, ma la maggior parte delle esecuzioni sono extragiudiziali: tipicamente una folla di invasati, spesso subito dopo le dichiarazioni in merito di qualche prete / santone / sacerdote locale, prende di mira uno o più membri molto vulnerabili della comunità – bambine e bambini, donne, persone anziane e persone disabili.

Le “sanzioni” per costoro, accusate/i di praticare la magia nera e ritenute/i perciò responsabili di carestie, siccità, malattie eccetera variano dall’espulsione dal gruppo (che può diventare una condanna a morte per fame e abbandono) alla tortura e all’omicidio.

In India, Nigeria, Congo, Indonesia e America Latina le esecuzioni per stregoneria presentano una orribile frequenza. In Tanzania si dà la caccia ai bambini albini per amputarne le membra e venderle a prezzi altissimi: allontano la sfortuna. In Malawi nell’ultimo mese sono state uccise sei persone accusate di vari tipi di stregoneria, fra cui un uomo epilettico creduto un vampiro. In Ghana un’anziana donna cieca, Memuna Abukari, è stata cacciata dalla propria casa con l’accusa di essere una strega assassina: il suo stesso figlio minaccia di ucciderla se dovesse osare riavvicinarsi… ma vi sono interi villaggi nel paese composti da centinaia di donne in fuga da persecuzioni simili.

Naturalmente ci sono diversi fattori in gioco, da quelli personali come l’appropriarsi di terre o beni appartenenti alle vittime (questo è sovente il caso delle vedove) o il vendicarsi di un rifiuto, a quelle collettive come la razionalizzazione dei disastri dovuti all’avidità dello sfrenato capitalismo neoliberista: è più facile dare la colpa della miseria in cui ti trovi alla strega di turno – ce l’hai sotto mano ed è fragile – che ai distanti, potenti consigli d’amministrazione delle corporazioni economiche e al tuo stesso governo per come ha permesso loro di sfruttare le risorse del tuo paese e lasciarti in mutande. Le nazioni più affette dalla caccia alle streghe sono quelle in cui il reddito pro capite è più basso. Sono quelle in cui i servizi sanitari pubblici scarseggiano e l’accesso agli stessi è troppo difficile e/o costoso per la maggior parte delle persone comuni. Sono anche quelle in cui le società sono più marcatamente patriarcali. A voi fare i conti.

papua nuova guinea

L’immagine qui sopra – 6 febbraio 2013, Post Courier/AP – non viene da un film. Una folla, alla mia vista completamente composta da uomini, ragazzi e bambini, assiste al rogo di Kepari Leniata a Mount Hagen, in Papua Nuova Guinea. La giovane assassinata aveva vent’anni. Nel suo villaggio un ragazzino tredicenne morì di febbre reumatica, ma l’indovino locale dichiarò trattarsi di magia nera e la “strega” fu regolarmente bruciata. Dopo il fatto, sotto pressione nazionale e internazionale, il governo abolì la propria legislazione sulla stregoneria, che contribuiva a rendere accettabili atti del genere, ma non ha ancora conseguito la cessazione degli stessi…

Solo un pensiero, solo una piccola candela nell’oscurità, solo un momento di riflessione. Poi, distribuirò anch’io caramelle ai piccoli mostri e fantasmi che vorranno bussare alla mia porta. Maria G. Di Rienzo

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