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Archive for the ‘Umorismo’ Category

Il Grande Maestro

“grandemaestro:

In Italia siamo troppo perbenisti…avvolte ci vorrebbe il coraggio di imporre punizioni piu´ severe delle attuali..”

Questo commento e relativo pseudonimo stavano sotto a un recente articolo di cronaca su un grave episodio di bullismo, accaduto in Italia. Nulla è stato cambiato, ne’ i puntini messi a caso e azzeccati alle parole, ne’ il più con l’apostrofo ne’, ci mancherebbe, il meraviglioso “avvolte” (participio passato del verbo avvolgere spacciato per “a volte”).

Ho quindi cercato di immaginare quale aspetto potesse avere il Grande Maestro, la cui grandezza deve necessariamente riferirsi ad abilità diverse dall’uso della lingua italiana, e cos’altro mai potrebbe dirci dall’alto della sua saggezza.

confucio

Per esempio:

“La vera sapienza è il conoscere l’estensione della propria ignoranza.”

“Chi impara ma non pensa è perduto. Chi pensa e non impara è in grave pericolo.”

“Chi parla senza modestia troverà difficile rendere buone le proprie parole.”

“L’ignoranza è la notte della mente. Ma è una notte senza luna ne’ stelle.”

Maria G. Di Rienzo

P.S. Come avrete capito sono tutte massime di Confucio (551 – 479 BCE).

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Colla

Le mestruazioni, come sapete, sono un’enorme problema… per gli uomini. Perciò, il primo chiropratico che passa (e cioè qualcuno specializzato nell’applicare con le mani una tecnica curativa contro i dolori articolari, ma senza alcuna formazione sull’anatomia dei genitali femminili) “inventa” la colla per le labbra vaginali e “Forbes” si prende persino la briga di intervistarlo. In realtà il prodotto neppure esiste ancora, ma il signor Dan Dopps – definirlo “medico” sarebbe un insulto alla professione – l’ha già brevettato: è un bastoncino di adesivo che si chiama “Mensez”.

“Vi siete mai svegliate con le labbra incollate insieme? – chiede il signor Dopps nel suo annuncio pubblicitario – Non fa male ed è persino divertente. Tutto quello che avete dovuto fare è stato inumidire le labbra dall’interno con la saliva. Questo è il principio che sta dietro “Mensez”, una rivoluzionaria e sicura soluzione che consente alle donne di controllare i loro periodi senza bisogno di tamponi, assorbenti, coppe o mutande mestruali. “Mensez” è un composto naturale brevettato di amminoacidi e olio che si applica durante le mestruazioni, come un rossetto, alle labbra di sotto (sic). Fa incollare insieme le labbra in modo abbastanza forte da prevenire ogni fuoriuscita, sino a che non si urina. L’urina istantaneamente stacca le labbra e tutto se ne va sotto lo scarico del wc, poi vi lavate e riapplicate la colla “Mensez”. Tutto pulito, sicuro, prudente e risolto. Presto arriverà in un negozio a voi vicino.”

Come mai questo idiota genuino scienziato ha ritenuto di doversi occupare di mestruazioni? E’ evidente, è perché ama le donne e, soprattutto, ha per loro uno sconfinato rispetto. Così infatti risponde a quelle che gli fanno notare che la vagina non equivale a una vescica, come lui ha sostenuto nell’intervista resa a Forbes: “Voi donne avreste dovuto trovare una soluzione migliore di pannolini e tamponi, ma non lo avete fatto. E questa è la ragione per cui le donne sono concentrate sui loro periodi e distratte da essi per il 25% del tempo, e ciò le rende molto meno produttive di quanto potrebbero essere. Le donne tendono a essere più creative degli uomini, ma le mestruazioni le soffocano e fanno scherzi alle loro teste.”

Investito da un torrente di spiegazioni e precisazioni scientifiche sull’anatomia umana femminile, che riportano l’invenzione al suo reale livello di ciofeca, Dopps non riesce a recepirne nessuna e scopre il complotto: è la comunità LGBT che sta dietro al rifiuto di “Mensez”. “(…) Le lesbiche, in particolare, sono furiose nei miei confronti perché sono un uomo bianco eterosessuale. – dice il genio, ma precisa di non essere omofobico giacché – La mia receptionist è lesbica!” Mannaggia, sul serio? Anche se vuole chiudere tutte le labbra delle donne, sopra e sotto, Mr. Dopps è un uomo veramente aperto, forse persino troppo! Allora ecco qua, un po’ di colla anche per lui: la applichi sul copritastiera e poi prema quest’ultimo sulla tastiera del computer.

vinavil

Serve per smettere di scrivere stupidaggini sessiste, una cosa per cui gli uomini avrebbero dovuto trovare una soluzione da tempo, ma non lo hanno fatto.

Maria G. Di Rienzo

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Quel che voglio nel 2017

2017

Quel che voglio nel 2017…

L’energia e l’opportunità per perseguire le mie passioni

Capelli fantastici che dicano “Affanculo il patriarcato!”

Parlare con sicurezza senza dover specificare o autocensurarmi:

No (con la x rossa): Mi dispiace… So che sono stata dura riguardo al patriarcato e veramente mi piacciono tutti gli uomini che sono nella mia vita. Sono grandiosi. Non sto parlando di LORO ma del SISTEMA che li favorisce. Inoltre sono perfettamente sicura che il patriarcato danneggia sia donne sia uomini!

(con la spunta verde): Sul serio, affanculo il patriarcato. Inoltre, “Rogue One” è sopravvalutato. Sì, l’ho detto.

(parte di una più lunga vignetta di Megan Praz del 31.12.2016 per “Autostraddle”, trad. Maria G. Di Rienzo)

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bat-occhiali

L’altra sera, al lavoro, un uomo mi ha detto che sto meglio senza occhiali e io ho immediatamente replicato che anche lui sembra meglio quando mi tolgo gli occhiali.

Si è arrabbiato davvero e penso che quello sia stato uno dei momenti più orgogliosi della mia vita. (Autrice anonima, agosto 2016)

fantasie tropicali

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Credo che il lavaggio del cervello operato dai media a base di “il grasso è la MOOOORTEEE!” abbia raggiunto il livello di guardia. Suggerirei un po’ di “detox” a tv, giornali, cinema e internet, perché tutto questo grasso ha intriso sinapsi nervose ed è colato a quintali sugli occhi di individui impressionabili, danneggiando la loro capacità di comprendere quel che vedono.

Altrimenti, perché quando un dittatore (peraltro in completa balia di un ristretto clan militare per circostanze politiche e incapacità personale) esulta per il lancio di un missile balistico da un sottomarino costoro commentano “Che schifo di grassone! E’ sempre più grasso!”

Kim Jong-un può anche diventare una mongolfiera nei prossimi anni, ma ciò è totalmente irrilevante: quel che preoccupa il resto del mondo non è farlo sfilare per Valentino, è che a forza di sparare ordigni in direzione Giappone provochi risposte militari – le quali, per quel che sappiamo della regione, potrebbero innescare reazioni a catena. A un ulteriore conflitto armato sul pianeta non faranno da deterrenti chiamare il leader nordcoreano “Kim il ciccero” e “cicciottello sadico e feroce”, ne’ – per cortesia prendetene nota – è il suo girovita a determinare le decisioni prese dal governo della Corea del Nord. Se volete che ve la metta in parole più semplici, ecco qua: può essere uno stronzo grasso, ma non è stronzo perché è grasso.

Meglio ancora fanno i commentatori accecati dalla fiera lipidica sull’arresto dei quattro stupratori minorenni a Varese. Il riassunto è questo: l’educatrice di una comunità di accoglienza per minori è aggredita e subisce violenze sessuali da parte di quattro ospiti della struttura (3 italiani e 1 rom, età fra i 14 e 17 anni). Sequestrata per una notte intera, lo scorso 17 maggio, la trentenne è stata picchiata con un bastone, innaffiata dall’urina dei quattro raccolta allo scopo in un contenitore, minacciata con coltelli da cucina. Ma sapete cosa sarebbe bastato per non farlo succedere? Mettere al posto della vittima “una cessa cicciona”.

Perché è così che va, in effetti. Gli stupri sono complimenti rivolti alle strafighe (che provocano, che sotto sotto lo vogliono, altrimenti perché sarebbero così belle-magre-ben truccate eccetera, eh?) ed è perciò che le statistiche mondiali sulla violenza sessuale smentiscono totalmente questa bufala e sono piene di donne di ogni taglia e forma, nonché di NEONATE, BAMBINE, DISABILI, ANZIANE, con un buon numero di parenti di stupratori (in maggioranza figlie e sorelle).

La soluzione ha purtroppo anche altri difetti: 1) le donne larghe (cesso ciccione sarà il tuo cervello incrostato di stupidaggini) hanno più difficoltà ad essere assunte, anche quando per competenze stracciano la concorrenza, e se un impiego lo hanno già oltre a dover sopportare tonnellate di bullismo e mobbing può capitare loro che la direzione le sospenda per “lesa scopabilità” (vedi la vicenda della conduttrice televisiva egiziana); 2) chi decide di assalire sessualmente una donna non ha la minima intenzione di ascoltare quel che lei dice: No, Ti prego, Mi fai male, Sono incinta, Sono madre di due bambini, Sono tua cugina, e qualsiasi altra implorazione o diniego NON funzionano. Figuriamoci quanto bene andrebbe: “Altolà! Non ti accorgi che sono grassa, che stai facendo? Stai poco bene? Respira, guarda cartelloni pubblicitari e vetrine, collegati con il cellulare a Skopiamole.kom… Visto? Non sono certamente io quella che vuoi, buonasera.”; 3) Non è raro che una donna vittima di violenza non rispondente ai sacri criteri della “scopabilità” di cui sopra si senta dire che “Brutta com’è dovrebbe ringraziare chi l’ha violentata”.

Qualche giorno fa è uscita la notizia che nelle Filippine potrebbe essere stata ritrovata la più grande perla naturale del mondo (il condizionale è dovuto al fatto che stanno ancora analizzandola).

perla filippine

E’ straordinaria, vero? Il pescatore che l’ha tratta dalle acque 10 anni fa non era consapevole del suo valore e la teneva in casa come portafortuna. C’è un problema, però. Come si può notare dall’ago della bilancia, la perla pesa 34 chili… E se continuiamo così questi potrebbero essere i prossimi commenti al proposito:

E’ una cicciona orrenda!

Come fai a metterla in una collana, fa schifo, è grassa!

E guarda tutte quelle gobbe di cellulite, io mi ucciderei se fossi così.

A me fanno vomitare anche quelle piccole perché sono comunque rotonde.

Che brutta grassona, buttatela via!

Sì, buttatela via. La prendo al volo io per risparmiarvi fastidi, intelligentissimi cafoni.

Maria G. Di Rienzo

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(due brani da Reductress n. 29.3 del 17 agosto 2016. Il primo è: “This Rapist Has Figured Out a Way to End Rape Culture” di Mo Fry Pasic, trad. Maria G. Di Rienzo.)

La cultura dello stupro è stata al centro di molte discussioni ormai da un po’ di tempo, online e nella vita reale, ma nessuno aveva finora ipotizzato una soluzione per mettere fine ad essa. Fortunatamente, un coraggioso stupratore si è fatto avanti per aiutare le donne a capire dove sbagliano nel loro dialogo sulla cultura dello stupro.

Jeff, uno stupratore seriale da primi appuntamenti che non è ancora andato in galera, si è offerto di condividere il suo segreto su come mettere fine alla cultura dello stupro. Che generosità! Ecco il suo pensiero:

La cultura dello stupro non esiste.”

Wow! Jeff concede che gli stupri “accadono” ma la cultura suddetta “non è neppure una cosa concreta”. “Perché non usate la logica?”, dice Jeff. Buona osservazione! Dovremmo lasciar cadere tutto il discorso. Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo!

Quando gli è stato richiesto di spiegarsi meglio, Jeff ha risposto: “Perché siete così ossessionate da questa cosa? E’ disturbante che continuiate a tentare di parlarne mentre qui stiamo tutti cercando di divertirci.” Wow!

Jeff è uno stupratore, ma è in grado di risolvere la cultura dello stupro! Immaginiamo che sia molto semplice – dal punto di vista di un violentatore! Perciò rispondiamo alla chiamata di Jeff e mettiamoci fine una volta per tutte.

come invadere la polonia

Feminazi” – Perché volere che le appartenenti al tuo genere siano trattate da esseri umani è proprio come invadere la Polonia

(“I Anonymously Reported My Rape for the Anonymous Attention”, di Nicole Silverberg, trad. Maria G. Di Rienzo. In questo contesto “denuncia anonima” significa che il nome della vittima non viene reso pubblico.)

Circa un anno fa, sono stata violentata da un collega di lavoro. E’ stata un’esperienza traumatica che ha mandato il mio mondo in pezzi. Quando ho denunciato anonimamente il crimine, la polizia ha insistito a dire che era colpa mia; quando la storia è finita in cronaca, sono stata accusata di aver denunciato per “avere attenzione”.

E sapete una cosa? Avevano proprio ragione: ho denunciato anonimamente il mio stupro per avere attenzione anonima.

Non c’è nulla di più eccitante che essere pubblicamente trascinata nel fango mentre estranei speculano su cosa tu abbia fatto per meritare un crimine orribile commesso contro di te. La maggior parte delle donne sono terrorizzate da questo rituale in cui si biasima la vittima, ma non io. Io ho denunciato perché volevo dell’attenzione, senza che nulla di questa attenzione fosse diretto specificatamente a me.

Che posso dire? Sono sempre stata una di quelle persone che si nutrono di drammi!

Come molte donne sanno, il processo del denunciare lo stupro può essere traumatico quanto l’assalto stesso. Il peso della prova è messo sulla vittima e ci sono spesso pregiudizi sulla sua innocenza, il che può rendere l’intero iter futile e persino crudele.

Il processo del denunciare lo stupro mi ha quasi distrutta, ma ne valeva la pena solo per vedere il mio nome e cioè “donna di 21 anni” iscritto sui giornali accanto alle parole “è probabile che abbia bevuto due birre quella sera”.

Per essere onesta, volevo solo sentirmi una vittima – senza ricevere alcun aiuto o beneficio dall’essere tale. Per me, era abbastanza.

Sì, l’attenzione che ho ricevuto è stata in larga parte negativa. Questo è accaduto perché molta gente pensa che l’aggressione sia in qualche modo colpa mia. E’ un’altra delle ragioni per cui mi sono fatta avanti: per essere azzittita e insultata da migliaia di uomini. Ho questa mentalità da “purché se ne parli”, sapete, anche quando si tratta di odiosi commenti anonimi diretti ad un’anonima me stessa.

Non sono andata alla polizia per poter guarire o persino per cercare giustizia: l’ho fatto perché della gente potesse chiamarmi “puttana” senza nemmeno sapere di che stavano parlando.

Niente mi fa sentire meglio del recitare la parte della vittima senza volto a cui non si può credere!

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casa fungo

So che ultimamente “Il Resto del Carlino” non se la passa bene quanto a fama, ma non riesco davvero a capire chi abbia autorizzato la pubblicazione dell’articolo che passo a illustrarvi. Se il caporedattore o il direttore credevano che il giornale ci avrebbe fatto una bella figura si sono sbagliati.

Data: 14 agosto 2016

Il titolo recita: Saludecio, la villa del sesso.

Occhielli: Arrivano da tutta Italia / Il nostro viaggio nella villa della trasgressione del piccolo borgo.

Letto bene le parole che ho messo in grassetto? Il nostro viaggio NELLA villa ecc. Ma il fatto è che nella villa i “giornalisti” non entrano affatto. Perciò descrivono le stradine e i campi, macchine che vanno e vengono e la folgorazione del trovarsi davanti a “Una maxi villa che sembra arrivata direttamente da Beverly Hills, circondata da un parco con tanto di piscina, gazebo, lettini, statue greche, e da un muro di cinta alto quasi tre metri.”

Lo scrivente è sicuro si tratti della “casa della trasgressione, la Mecca delle coppie in cerca di esperienze piccanti e avventure bollenti”, ma tutto quel che riesce a sapere e a dire di quel che accade entro le mura alte quasi tre metri è un mero e scontato elenco pecoreccio degli “eventi” organizzati dalla “Villa il Tempio”: concorso miss maglietta bagnata, grigliata hot di ferragosto, spettacolo delle “sexy showigirl” (senza la “esse” del plurale) e lesboshow.

Cioè, le fantasie burine più a buon mercato per titillare il cliente maschio, la descrizione vera e propria di uno sguardo maschile proprietario della sessualità usa-e-getta da discount attualmente in auge. La trasgressione dov’è? La trasgressione di COSA?

casa volante giapponese

Ma l’autore non se ne accorge, perché il suo sguardo è identico: “In giardino si sente rumore di tacchi sul selciato e una risata femminile, forse una visitatrice lusingata dalle attenzioni di qualcuno.” Le donne sono così, tacchettano sculettando per attirare l’attenzione ed emanano trilli deliziati quando ci riescono e anche se non ha visto niente questa è l’unica ipotesi che il “giornalista” riesce a fare.

Gliene forniamo qualche altra? La tizia si è messa a ridere perché con quei maledetti tacchi stava per inciampare sul selciato, ma per fortuna non è successo. La tizia si è messa a ridere perché a inciampare sul selciato è stato il gestore del posto. La tizia si è messa a ridere perché le hanno raccontato una barzelletta. La tizia si è messa a ridere perché le hanno appena consegnato la medesima lista degli “eventi” riportata sopra e la trova eccitante come la lista del bucato.

Infine, i giornalisti telefonano per sapere se possono entrare e, ahiloro, non è consentito: non sono soci, potrebbero mettere in imbarazzo chi lo è, eccetera. Dal gestore ottengono però queste clamorose informazioni: “Chi sono i frequentatori del club? Gente di ogni tipo: muratori, avvocati, studenti, direttori di banca. Vengono da Umbria, Friuli, Marche e persino dalla Sicilia. Si tratta persone in cerca di un posto tranquillo e discreto dove potersi semplicemente rilassare e socializzare. Certo, poi ci sono anche quelli a cui piace osare e giocare. Non ci nascondiamo dietro un dito”.

Un dito non basta, infatti. Ma potreste mettere le teste in sacchetti di carta oppure usare vezzose maschere carnevalesche, voi che mandate avanti il club e i giornalisti de Il Resto del Carlino. E mi raccomando: ho notato la mancanza di “senza ipocrisie”, “con ironia” e “libera scelta”. Sono locuzioni obbligatorie in questa narrativa stereotipata e noiosa. Stateci attenti, la prossima volta. Maria G. Di Rienzo

minicasa

P.S. Questo pezzo è illustrato da case sommamente trasgressive!

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