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Primo ricordo

(“First Memory”, di Louise Glück – in immagine – poeta contemporanea statunitense, trad. Maria G. Di Rienzo. Dell’Autrice, nata nel 1943, sono disponibili in italiano raccolte di poesie, compresa quella per cui ricevette il Premio Pulitzer, “L’iris selvatico”.)

louise

Molto tempo fa, ero ferita. Vivevo

per vendicare me stessa

contro mio padre, non

per quel che lui era –

per quel che ero io: sin dall’inizio del tempo,

nell’infanzia, ho pensato

che il dolore significasse

che non ero amata.

Ciò voleva dire che amavo.

Jacqueline

Quest’anno è uscito il 111° libro di Jacqueline Wilson (74 anni, in immagine), rinomata Autrice per bambini/e e ragazzi/e con molte opere disponibili in italiano come Fotocoppia, Piantatela!, Bambina Affittasi, Alla faccia dell’Angelo, La mamma tatuata, La bambina nel bidone, ecc.

Molti dei suoi libri affrontano tematiche complesse come l’adozione, il divorzio e la malattia mentale e le rendono accessibili al suo giovane pubblico.

L’ultimo testo dato alle stampe si chiama “Love Frankie” e Jacqueline ha assicurato in un’intervista, concessa a The Guardian il 4 aprile, di averci messo “cuore e anima”: sapeva, ha detto anche, che il libro avrebbe “fatto un po’ di luce” sulla sua vita privata. Infatti, poiché si tratta di “un libro veritiero e onesto su una ragazza che si innamora di un’altra ragazza”, il mondo si è accorto di colpo che Jacqueline Wilson vive felicemente da 18 anni con una compagna, Trish, e sono partiti i titoli sul “coming out” della scrittrice.

“Non sono mai realmente stata chiusa in qualsiasi tipo di armadio. – ha specificato al Guardian – Questa sarebbe storia vecchia per chiunque sappia di me almeno un poco. Persino la più vaga delle nostre conoscenze sa alla perfezione che siamo una coppia.” E alla domanda sul perché non abbia messo più personaggi LGBT nei suoi libri, Jacqueline ha risposto serafica: “Io scrivo storie su bambine e bambini che hanno problemi e non vedo assolutamente nessun problema nell’essere gay.”

Maria G. Di Rienzo

Sordità volontaria

Ieri Repubblica dava conto della “gaffe del quotidiano Le Parisien”: il pezzo di copertina, sul futuro dopo il virus, il giornale francese lo ha affidato a quattro uomini bianchi.

“Con quattro uomini in copertina per raccontare “il mondo che verrà” dopo l’epidemia di coronavirus e il confinamento, il quotidiano francese Le Parisien è stato protagonista di un caso. E ha suscitato un’ondata di proteste da parte delle donne, fino al punto da ammettere “l’errore” e chiedere scusa.”

Eh, che improvvidi i cugini d’oltralpe! Però delle gaffe quotidiane proprie Repubblica non dà conto, ne’ l’episodio produce nella redazione qualche dubbio su come gestisce lo stesso argomento e la presenza delle donne in genere. Vogliamo dare un’occhiata alla prima pagina online di oggi?

Abbiamo l’illuminato commento, in taglio alto, dell’opinionista che ogni giorno si arrampica sugli specchi per trovare “la prima cosa bella” infilando incredibili perle, ben due pezzi sulle opinioni e sulle interazioni del grande pensatore Fiorello, l’annuncio che L’Espresso intervisterà sugli scenari post coronavirus niente di meno che Massimo Cacciari (già abbondantemente intervistato a 360° da quotidiani e riviste dell’area “progressista” nei giorni scorsi: un grande ritorno, visto che per un pezzo il teorico delle liste delle “cento città” e del federalismo “di sinistra” – ambo i progetti sono falliti a livello elettorale – non se lo filava nessuno), un tizio che ride fra barba e baffi nel mentre ci rassicura su come “questa clausura ci renderà migliori”, eccetera.

Per le donne ci sono celebrità che cantano, ballano, rammendano; un importantissimo articolo sui segreti nascosti “nei post di Madonna e Jennifer Lopez” (santo cielo, come sono riuscita a resistere e a NON aprire il click-bait???), consigli su come depilarsi prima della chat o su come tagliarsi i capelli (“Quest’estate scegli i tagli medi”), “donne impresa” che si occupano di elettrodomestici e una modella con cestino della spesa che ci avvisa: “Da non perdere: Prodotti indispensabili in casa a prezzi incredibili”.

Signori – e signore – di Repubblica, prima di mettere all’indice i colleghi francesi dovreste rendervi conto che lo sbilanciamento e la stereotipizzazione nel vostro palinsesto sono costanti. Personalmente ho cominciato a chiedervene conto, quest’anno, già il 4 gennaio:

“A descrivere il 2050 (…) saranno (…): Alessio, Riccardo 1, Gabriele, Francesco, Stefano 1, Alberto, Stefano 2, Riccardo 2, Fabio e Marino. Donne? Ce ne sono quattro nello “spazio dedicato ai libri” che recensiscono il lavoro di quattro uomini e una che fa un’intervista a un ballerino.”

https://lunanuvola.wordpress.com/2020/01/04/futuro/

Immagino, tra l’altro, di non essere stata la sola. Ma non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire. Maria G. Di Rienzo

Un esempio: la Malesia è in quarantena come gran parte del resto del mondo. Il governo dà istruzioni ai cittadini su come comportarsi e il Ministero per gli affari delle Donne (che comprende l’occuparsi di bambini, disabili, welfare ecc.) coglie l’occasione per intervenire.

Una serie di post ministeriali su Facebook è dedicata alle mogli: che dovrebbero “evitare di assillare i mariti lagnandosi”, parlare imitando la voce di Doraemon (gatto-robot giapponese dei fumetti che è molto popolare da quelle parti), truccarsi e vestirsi bene, lasciando da parte il “look casual”.

Al 31 marzo il Ministero – che è retto da una donna – di fronte alle proteste ha già cancellato l’intera serie e, a dimostrazione che tutto il mondo è paese, si è scusato concedendo che “i consigli possono aver offeso qualche persona”. Nella nota ha aggiunto che le comunicazioni saranno “più ponderate in futuro”, ma ha anche ribadito che i suggerimenti miravano a “mantenere relazioni positive fra i membri della famiglia durante il periodo in cui lavorano da casa”.

Notate che, dall’inizio del lockdown il 18 marzo, la linea telefonica d’aiuto per le persone vulnerabili (gestita dal governo) che comprende le vittime di violenza domestica ha avuto il 50% in più di chiamate.

Il problema della menata “se ho offeso qualcuno mi scuso” è che non mette minimamente in discussione le azioni contestate. Restano “opinioni” con intrinseca validità e come tali meritevoli di rispetto: forse, il “se” questo implica, alcune persone si sono risentite a causa delle loro specifiche sensibilità, ma ciò non toglie nulla al valore e alla bontà delle intenzioni con cui le azioni sono state intraprese. Id est, che le mogli facciano delle loro vite quotidiane un carnevale atto a compiacere i mariti, vestite e pitturate a festa e cinguettanti con la vocina (stridula) di Doraemon resta rubricato come “mantenere relazioni positive fra i membri della famiglia”.

doraemon - nobita

(Visto? Se lo fate, i vostri mariti vi abbracceranno piangendo di gioia come fa Nobita con Doraemon.)

Noi abbiamo a che fare con questo tipo di manipolazione ogni giorno. Le scuse, le quali arrivano sempre dopo che le rimostranze e la pubblicità negativa hanno assunto abbastanza peso da far presagire un calo di popolarità dell’opinionista di turno, sono completamente false soprattutto perché completamente fuori bersaglio. Non è mai un’assunzione di responsabilità, del tipo “Mi rendo conto che questa cosa è sbagliata e ingiusta, che discrimina e alimenta diseguaglianza e violenza.”, è piuttosto una tecnica di gaslighting in cui chi ha sollevato la questione viene disorientato e indotto/a a dubitare delle sue stesse percezioni: Io non ho fatto proprio un bel niente, questa cosa non è violenta di per sé, sei tu a esserti sentito offeso/a per qualche tua ragione personale, probabilmente hai problemi, se sei una donna devi essere poco attraente per gli uomini e quindi li detesti ecc. ecc. ecc.

Conclusioni? 1) I sociopatici privi di cure adeguate sono un numero considerevole sull’intero pianeta; 2) i conniventi che li assecondano per proprio tornaconto anche; 3) ce ne sono davvero troppi in posizioni di potere, comando e controllo; 4) le conseguenze del condonare o giustificare o addirittura consigliare il loro comportamento aumenta la violenza, in particolare la violenza di genere, in modo direttamente esponenziale.

Maria G. Di Rienzo

Il pugile bullo

(“Boxer Billy Joe Saunders apologises for advice on hitting women in coronavirus lockdown”, di Amber Milne per Thomson Reuters Foundation, 29 marzo 2020. Trad. Maria G. Di Rienzo.)

Il campione dei pesi supermedi della WBO (Ndt.: World Boxing Organization) Billy Joe Saunders si è scusato domenica per un video in cui dà consigli agli uomini su come pestare le loro partner di sesso femminile durante la quarantena da coronavirus.

Nel video, il trentenne pugile inglese tira due pugni a un sacco nella sua cascina, dicendo che questo è il modo in cui gli uomini devono agire “se la vostra vecchia sta abbaiando forte” (Ndt.: Il verbo usato da Mr. Bully – sì, bullo, non è un refuso – è “give mouth”, specifico per i cani).

“Non appena lei entra e sta per dire qualcosa, tutto di colpo tu esplodi e bam!”, dice Saunders nel video, mentre dimostra come “colpirla sul mento” e poi “distruggerla completamente”.

Dopo la protesta su Twitter, con alcuni che chiedevano il bando di Saunders dallo sport, il pugile si è scusato e ha chiarito che non giustifica gli uomini che picchiano le donne.

“Non tollererei mai la violenza domestica e se vedessi un uomo toccare una donna lo farei a pezzi io stesso. – ha detto su Twitter – Mi scuso se qualche donna si è offesa.” (1)

Questo non è stato il suo primo episodio controverso sui social media. Saunders è stato multato di 100.000 sterline (Ndt.: 114.000 euro) per aver pubblicato un video in cui offre droghe a una donna affinché lei faccia sesso con un’altra persona. L’ultimo video, che è diventato noto dopo che aveva circolato su Whatsapp, arriva nel mezzo della crescente preoccupazione per l’aumento della violenza domestica durante l’isolamento da coronavirus.

La Ministra dell’Interno britannica Priti Patel, in una lettera inviata domenica ai giornali, riconosce che le misure di isolamento possono far sentire vulnerabili le vittime e chiarisce che chiunque sia a rischio può lasciare la propria casa nonostante le restrizioni.

(1) Ciò che questo individuo ha fatto è offensivo in sé e basta, per donne e uomini, perché è violento, pericoloso e stupido oltre misura – ma la manfrina autoassolutoria, in Gran Bretagna e ovunque, è sempre la stessa: qualche zoccola senza senso dell’umorismo s’è risentita! Mi minaccia e umilia con lo strapotere del dominio femminista! Sono costretto a dire che mai e poi mai io farei quel che consiglio ad altri, che io amo le donne (in realtà mi piace fotterle, ma le disprezzo profondamente)… Adesso devo chinare la testa, ma aspettate e vedrete!

Dear Eunsong, I write you here just in case, because I answered your email but received a delivery status notification: “The recipient server did not accept our requests to connect. We’ll try to forward the message for the next 46 hours” (Why 46, anyway? 48 were too common, or even vulgar? Did they try for two hours without telling me? Joking!).

I’m not sharing our correspondence here, I only want you to know that I’m well, in the midst of the pandemic chaos but holding my ground, and that I hope you’re well too. With love, Maria

girl standing between two trees

(Questo è per la mia amica Eunsong che non riesco a contattare, voi potete rileggere una sua poesia:

https://lunanuvola.wordpress.com/2017/04/19/uno-studio-sul-futuro/)

Salute e diritti

(“UNFPA study shows limits on women’s reproductive decision-making worldwide – one quarter of women cannot refuse sex” – sito del Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione, 1° aprile 2020, trad. Maria G. Di Rienzo.)

unfpa sdg 5 - 6

Circa un quarto delle donne non possono rifiutare il sesso o prendere le loro proprie decisioni sull’accesso ad appropriate cure sanitarie, lo ha scoperto un importante studio internazionale. Il Fondo delle NU per la popolazione, l’Agenzia delle NU per la salute sessuale e riproduttiva, ha rilasciato oggi una nuova ricerca all’avanguardia che rivela quanto avanti si è spinto il mondo nel permettere alle donne e alle ragazze di compiere scelte informate rispetto ai loro diritti riproduttivi.

La maggior parte delle nazioni ha leggi forti che assicurano alle donne di poter accedere alla loro salute sessuale e riproduttiva e ai loro diritti. Ma la realtà che le donne affrontano è spesso assai differente.

Il Fondo delle NU per la popolazione ha misurato il processo decisionale delle donne sulla riproduzione in 57 paesi e la legislazione su salute e diritti in 107 e i risultati mostrano, fra le altre tendenze, che in oltre il 40% delle nazioni i diritti riproduttivi delle donne stanno regredendo.

“Una donna su quattro, nei paesi che abbiamo esaminato, non è in grado di prendere decisioni proprie sull’accesso alle cure sanitarie. Questo è sconvolgente e inaccettabile. – ha detto la dott. Natalia Kamen, direttrice esecutiva del Fondo – Questa nuova ricerca offre un’esauriente quadro dello stato dei diritti sessuali e riproduttivi nel mondo, sia per quel che riguarda la legge sia per la realtà vissuta da donne e ragazze. Ci aiuterà a capire meglio cosa funziona e a definire con precisione le sfide rimanenti a un livello dettagliato che non avevamo in precedenza.

I nuovi dati ci aiutano a misurare il progresso verso l’ottenimento dell’Obiettivo di Sviluppo Sostenibile n. 5 (OSS 5), equità di genere e potenziamento delle donne. Più precisamente, essi coprono due indicatori dell’OSS 5 per raggiungere l’accesso universale alla salute sessuale e riproduttiva e ai diritti relativi (Target 5.6). L’indicatore 5.6.1 misura l’autonomia riproduttiva delle donne e l’indicatore 5.6.2 misura le cornici legali e di regolamentazione che esistono nei paesi per permettere l’accesso a salute sessuale e riproduttiva e diritti.

Le risultanze chiave della ricerca includono:

* Solo il 55% delle donne può prendere le proprie decisioni su salute sessuale e riproduttiva e diritti.

* Un quarto delle donne non è in grado di prendere le proprie decisioni rispetto all’accesso alle cure sanitarie.

* Le nazioni di media hanno il 73% delle leggi e delle norme in funzione necessarie per garantire eguale accesso a salute sessuale e riproduttiva e diritti.

* Quasi il 100% delle leggi e delle norme delle nazioni garantisce l’accesso a consulenza volontaria e test per l’HIV e protegge l’anonimato delle persone che vivono con l’HIV.

* Numerosi stati impongono restrizioni legali che impediscono l’accesso alla salute sessuale e riproduttiva e ai diritti per determinati gruppi – specificatamente per donne e adolescenti.

Questa ricerca sarà una risorsa cruciale per il Fondo delle NU per la popolazione, i governi e gli associati per rispondere efficacemente ai bisogni più pressanti di donne e ragazze in tutto il mondo. Per la prima volta, ci consente di identificare la problematiche che paesi diversi ancora fronteggiano verso la piena realizzazione della salute sessuale e riproduttiva e dei diritti che le cornici legali possono non comprendere.

Potete avere accesso alla ricerca qui: https://www.unfpa.org/sdg-5-6

Per maggiori informazioni, per favore contattate Eddie Wright: ewright@unfpa.org; +1 917 831 2074

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