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“In questa che è la più lunga notte dell’anno, prima che luce sconfigga l’oscurità, siedi al buio e pensa alla sua importanza. Benedici i funghi che crescono nell’oscurità e il caprifoglio che rilascia il suo delizioso profumo nella notte. Sii grata per l’oscurità che ci culla al sonno, l’oscurità di cui gli animali hanno bisogno per andare in letargo.

Ringrazia per i luoghi oscuri che danno rifugio: la ricca terra in cui i semi germinano, le caverne che hanno ospitato i nostri antichi antenati (e dove alcuni dei nostri dei del sole sono nati), le cantine che ci proteggono dai tornado, i grembi materni che ci forniscono il nostro primo nutrimento. Riconosci l’oscurità della sofferenza, che può rendere più profondo il nostro apprezzamento della vita e fortificare i legami che abbiamo gli uni con gli altri.”

(Patricia Montley: “In Nature’s Honor: Myths and Rituals Celebrating the Earth, Ed. Skinner House, 2005)

winter solstice 2017

21 dicembre prossimo, Solstizio d’Inverno. Questo momento corrisponde a un cambio di pelle e al rinnovamento: fra le tre figure della Dea, è il tempo della Vecchia o comunque della fase anziana della vita in cui passi la saggezza che hai acquisito ad altre persone.

E’ il momento in cui, aspettando la nostra rinascita e la rinascita di ogni cosa in primavera, ci aggrappiamo ai nostri sogni e alle nostre speranze affinché ci guidino attraverso l’oscurità invernale.

Io ho poco sia dei primi sia delle seconde, attualmente. E’ stato (ed è ancora) un anno terribilmente faticoso per me.

Tuttavia, sono grata. Sono grata a tutte le “Vecchie” che mi hanno preceduta e che mi hanno insegnato con la parola, l’azione, l’esempio. Molte di loro hanno illuminato il mondo non solo per me. Sono grata perché ho ancora voglia di celebrare il Solstizio. Sono grata perché non ho perso il senso dell’umorismo quando rifletto su me stessa e sull’universo. Perciò vi lascio con i consueti auguri e un monito (arcinoto, da Games of Thrones – anche se la serie non mi piace e non la vedo):

leg hair - feminist art

L’INVERNO STA ARRIVANDO

Maria G. Di Rienzo

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lupita nyong'o

Lupita Nyong’o (foto di Kevin Mazur/WireImage) è un’attrice nata in Messico nel 1983 da genitori kenioti e successivamente cresciuta in Kenya.

Nello scorso ottobre, raccontando le sue esperienze di molestie all’interno dell’industria cinematografica, ha detto: “Spero che noi si stia sperimentando un momento cruciale, ove una sorellanza – e una fratellanza di alleati – si forma nella nostra industria. Spero che potremo costruire una comunità in cui una donna possa parlare apertamente di abuso e non soffrirne un altro non essendo creduta ed essendo invece ridicolizzata. Questo è il motivo per cui non parliamo, per la paura di soffrire di nuovo e per la paura di essere etichettate e caratterizzate dal momento in cui eravamo impotenti. (…) Parlando apertamente, denunciando e parlando insieme, noi recuperiamo il potere perduto. E ci auguriamo di fare in modo che quel tipo di comportamento predatorio come pratica accettata muoia qui e ora.”

Da ottobre a oggi, Lupita e noi abbiamo avuto molte dimostrazioni che attestano come la sorellanza sia in effetti in formazione, ma potremmo averne una ulteriore – e abbastanza clamorosa – alla cerimonia dei Golden Globe Awards il 7 gennaio 2018. Sembra che un po’ di attrici (ieri il numero stimato era una trentina) intendano parteciparvi vestendo di nero, per protesta contro le molestie e le aggressioni sessuali nel loro ambiente di lavoro. I nomi non sono ancora stati fatti pubblicamente, ma pare includano qualche grande “star”. Non deludetemi, sorelle, sto tifando per una grande serata in nero: da un’oscurità palese che testimonia e prende posizione non può che nascere luce.

Maria G. Di Rienzo

Camminare sul ghiaccio

(“Test”, di Tara Shea Burke, poeta lesbica contemporanea: “Sono quasi morta a causa del peso del mondo sulle mie ossa. Ma nonostante tutto il malinconico dolore, amo. Con il mio intero corpo, al modo della luce e dell’ombra, io amo.” Trad. Maria G. Di Rienzo.)

little river canyon - ice storm di anne hamilton

TEST

Preferirei camminare sul ghiaccio

piuttosto che sull’acqua, e una notte

lo faccio. Cammino nel sonno su terra

morta, corteccia spezzata e rami,

e mi sveglio a piedi nudi presso un freddo

laghetto di montagna. Sto pregando.

Io non credo in dio.

La luna è mezza

vuota e l’aria è rumorosa,

forte, esattamente come dovrebbe essere

dopo una tempesta di ghiaccio. Io credo

in questo: le quiete risposte

che danno i miei piedi mentre torno indietro,

ora insensibili all’aspro terreno,

consci solo di ciò di cui il mio corpo ha bisogno.

Si chiama etica

“Diritto e scienza”: le allieve che partecipavano a questo corso tenuto da un giudice del Consiglio di Stato (in tre scuole a Milano, Roma e Bari), dovevano farlo adeguatamente truccate, in minigonna e tacchi a spillo; alcune dovevano mandare autoscatti pornografici all’insegnante e andarci a letto – ma erano consenzienti, si capisce, soprattutto quelle a cui poteva essere revocata la borsa di studio in qualsiasi momento, beneficio peraltro negato a priori alle fidanzate e alle sposate: dal momento che “diritto e scienza” si concretizzavano nella soddisfazione del dominio del docente sulle allieve è ovvio che altri uomini nello scenario sarebbero stati di troppo.

Il giudice Francesco Bellomo sostiene di essere un genio incompreso “come Einstein”, alle cui “idee” si vuole applicare un “giudizio morale”. Umile e discreto com’è neppure voleva diffonderle, queste innovative e vincenti idee (infatti, dicono i giornali, “Otto giovani borsiste milanesi hanno anche parlato di un contratto in cui si garantiva ‘fedeltà assoluta’ alla scuola, evitando di raccontare dettagli privati”) ma gli è capitato…

Gli è capitato che una delle sue vittime ha sporto denuncia per le vessazioni, gli abusi e le minacce. Questa è la testimonianza del padre della giovane: “Mia figlia sta cercando di tornare a una vita normale. Ora sta meglio ma questa odissea le ha distrutto la vita. Ha ripreso a mangiare e a studiare, ma è ancora in cura dagli psicologi. (la figlia) “è stata sotto ricatto per troppo tempo attraverso il contratto che come borsista doveva firmare per mantenere la borsa di studio.”

Il docente-martire, invece di dichiarare indomito “eppur si muove!” indicandosi l’area appropriata, ha cercato ripetutamente la conciliazione: “I carabinieri sono venuti più volte, – racconta ancora il padre della donna – chiedevano a mia figlia di firmare un atto di conciliazione. Sono venuti a maggio, e poi a ottobre, ma lei era in ospedale.”

Perché l’oggettivazione sessuale fa sempre bene alle femmine, è una libera scelta e un veicolo per idee davvero geniali – tipo il ridurre le donne a meri strumenti per la soddisfazione maschile – solo che non sono nuove, ma vecchie e stantie come il patriarcato. Il giudizio su questo non è “moralismo”, signor giudice, è etica.

Maria G. Di Rienzo

Linda

In novembre, i militari hanno costretto Robert Mugabe a dare le dimissioni da presidente dello Zimbabwe dopo 37 anni di governo in cui a parte usare il pugno di ferro per restare incollato alla poltrona e zittire qualsiasi tipo di opposizione, l’uomo ha fatto ben poco.

Il 4 dicembre scorso il nuovo presidente Emmerson Mnangagwa ha prestato giuramento: su circa 24 posti disponibili nell’esecutivo, solo quattro sono andati a donne (Ambiente, Turismo, Donne e Giovani, Ministero di Stato per Bulawayo – la seconda città più grande del paese). Le attiviste femministe e per il cambiamento sociale non sono troppo speranzose, visto il modo in cui si è effettuata la transizione, ma molte cercheranno di correggere il tiro nel 2018, presentandosi alle elezioni. La giornalista Tendai Marima, per News Deeply, ha parlato con alcune di loro, fra cui la trentacinquenne attivista per i diritti umani Linda Masarira (in immagine).

Linda Masarira

Sotto Mugabe, Linda è stata in galera per quattro mesi. Si candiderà alle elezioni perché ritiene cruciale per le donne guadagnare visibilità politica. E’ critica, ovviamente, rispetto al ruolo dell’esercito nell’ascesa del nuovo presidente e teme che l’euforia per l’uscita di scena di Mugabe eclissi la possibilità di un vero cambiamento qualora le elezioni confermino Mnangagwa.

“Anche dopo Mugabe, – ha dichiarato – la lotta delle donne continua. Non raggiungeremo quel che vogliamo a breve se le donne non prendono posizione e vigilano. Io ho detto a me stessa che non permetterò a quel che la gente pensa delle donne di ostacolarmi. Ci sono un bel mucchio di etichette appiccicate alle donne. A me è stato detto che sono una “prostituta”, mi è stato chiesto perché non sono sposata e sono stata accusata di voler “agire come un uomo”. Ma avevo già capito che la politica non è per le “brave ragazze” e non è per i codardi. Se vuoi essere la tipica brava ragazza non sopravvivi alla politica. Mnangagwa può metterci in piedi uno spettacolo per i prossimi sei o sette mesi e tutti ne saranno felici, ma se lo votano resteremo sotto il controllo dei militari e sotto il dominio di un gruppetto di uomini.”

Maria G. Di Rienzo

Pavan Amara

Pavan Amara – in immagine – ha 29 anni, è originaria dell’India e vive in Gran Bretagna. E’ la fondatrice di “My Body Back Project”, un’iniziativa che ha creato e sta creando spazi sicuri in cui le donne vittime di violenza sono aiutate a “riconnettersi” con i propri corpi e ad amarli di nuovo: il senso di alienazione, il senso di colpa, la disistima e il disprezzo di se stesse, le difficoltà con il sesso sono tutte esperienze comuni alle sopravvissute. Pavan stessa è una di loro.

“Quando ho deciso due anni fa di dar inizio a un’organizzazione di beneficenza non l’ho fatto per ragioni filantropiche o perché volevo diventare la prossima Madre Teresa. E’ stata in effetti una mossa egoistica: non avevo altre opzioni e l’ho fatto mio per il stesso benessere. Ho lanciato il “My Body Back Project” nell’agosto 2015 – per aprire cliniche specialistiche con il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) che si occupassero di salute sessuale e maternità, dirette alle donne che avevano sperimentato violenze sessuali – semplicemente perché ne ne avevo bisogno io stessa. – ha scritto Pavan Amara per The Telegraph il 25 novembre scorso – A 26 anni mi sono trovata, dieci anni dopo essere stata stuprata da adolescente, nell’incapacità di accedere alle più basilari cure sanitarie, perché molte di esse sollecitavano ricordi e flashback dello stupro. Mi sentivo insicura nel mio stesso corpo, in ogni modo possibile, persino quando tentavo di andare dal medico per un comune controllo. Non è solo la mia storia. Per quanto ne so ora è la storia di migliaia, se non di milioni, di donne in tutto il mondo. Tuttavia non è necessario che nessuno tiri fuori i violini, cominci a sentirsi gli occhi umidi o si dica “commosso” dalla faccenda: francamente, non sarebbe d’aiuto. Per la maggior parte delle donne, la cosa è andata ben oltre questo.”

La prima clinica, con l’aiuto di un fondo speciale dell’SSN, è stata aperta a Londra: si occupa di infezioni e malattie a trasmissione sessuale, contraccezione e pap test. Nel 2016, è stata ampliata con una struttura dedicata alla maternità.

“In brevissimo tempo siamo state travolte. – ricorda Pavan – Le richieste di appuntamenti arrivavano come in un diluvio da tutto il Regno Unito e un certo numero di esse proveniva dalla Scozia, dove le donne dicevano di aver bisogno di usare i servizi presenti a Londra ma di non poter affrontare le spese di viaggio. Dover respingere continuamente le richieste è straziante. Ora, grazie al governo scozzese e ad alcune eccellenti professioniste, apriremo una clinica in Scozia nel febbraio 2018.

Ma non importa dove si situano nel tuo paese, o nel mondo, le storie delle donne che hanno subito violenza e molestie contengono gli stessi identificabili elementi. Qualche mese fa, sono stata abbastanza fortunata da visitare il Sudafrica, dove ho parlato con donne sopravvissute allo stupro. Una storia mi è rimasta ficcata in testa: quella di una donna di Johannesburg, la quale aveva parlato alla famiglia dei ripetuti abusi sessuali che subiva da un cugino e a cui era stato risposto di stare zitta e di non ripetere quelle parole mai più. Aveva 12 anni e diventò muta per i successivi due. Ora, lei riconosce il fatto come una protesta: se il silenzio era l’unica risorsa a lei disponibile l’avrebbe usata, nel modo più potente possibile. Avrebbe manipolato il silenzio invece di permettergli di distruggerla.

Perché troppo spesso si fanno sentire le donne come se il silenzio fosse la loro unica miserabile risorsa. Che ci si trovi a Londra, o a Johannesburg, o in California o a Cape Town, alle donne si insegna a soffocare il loro dolore o a metterlo da parte. Che si tratti di violenza sessuale, molestia, abuso domestico o mutilazione dei genitali femminili – sta’ quieta o scoprirai di non aver più accesso al lavoro, di essere emarginata dalla tua famiglia, di essere chiamata “bugiarda” e “troia”.

Ecco perché quando di recente le storie su Harvey Weinstein sono venute alla luce, io non ero per nulla sorpresa dal fatto che le donne avessero mantenuto il silenzio così a lungo, costrette a farlo da ciascuno avessero attorno. Poi il silenzio si è spezzato, in un’ondata di marea quasi tangibile, quando le donne non potevano più trattenere la diga. Non mi sorprende che chiunque, dalle attrici di Hollywood alle giudici, abbia una storia da raccontare. Se c’è una cosa che ho imparato dalla vasta gamma di donne che passa dalle porte della nostra clinica è che non importa quanto ricca e famosa sei, o quanto intelligente, o dura, o grande, o piccola. Perché non si tratta delle donne, si tratta degli uomini.

my body back logo

Nelle ultime settimane, migliaia di donne hanno fatto luce sulle molestie e sulle aggressioni sessuali in ogni campo dell’esistenza. E tristemente, il commento più illuminato che ho sentito fare dagli uomini sulla materia è stato: “Be’, io non ho mai assalito nessuna.” Perciò, ovviamente, non ha a che fare con me. La differenza è che le donne – neppure la maggior parte di noi ha mai assalito nessuno – non possono scegliere di sganciarsi dall’argomento, perché la violenza sessuale o la minaccia di essa sono già lì, nelle nostre vite.

Ho notato un tema comune, lavorando a “My Body Back”, ed è che sono le donne a sostenersi l’un l’altra. E’ usuale sentire: “Ho detto a mia sorella cosa stava succedendo” oppure “Ho portato con me mia madre per darmi coraggio”. Non ho mai visto una donna venire con il padre o il fratello. Proprio stamattina stavo scorrendo le liste della raccolta fondi e delle donazioni, e ho notato che fra centinaia di nomi solo due erano maschi. Questo è un mistero: perché quando parlo agli uomini di eliminare la violenza contro le donne loro annuiscono per tutto il tempo, sembrano seri e diventano molto timorati di dio. Certo, prendono la cosa seriamente e certo, molti uomini non aggredirebbero mai qualcuna o qualcuno sessualmente. Ma l’azione dov’è? Sino a che uomini e donne non cominciano a agire, non possiamo eliminare la violenza. Vedete, non sono le donne che si stanno stuprando e picchiando fra di loro, perciò come possiamo essere solo noi quelle che mettono fine alla cosa?” Maria G. Di Rienzo

Magici portali

(“Tula [“Books are door-shaped”]” – Tula: i libri sono fatti a forma di porta, di Margarita (Margaret) Engle, in immagine. Poeta, giornalista, romanziera, Margarita è nata nel 1951 da madre cubana e padre statunitense. E’ autrice di molti libri per bambine/i, compreso quello di cui ho parlato qui: https://lunanuvola.wordpress.com/2015/09/02/il-tamburo-nella-luna/ )

margarita

I libri sono fatti a forma di porta

portali

che mi trasportano

attraverso oceani

e secoli,

aiutandomi a sentirmi

meno sola.

Ma mia madre crede

che le ragazze che leggono troppo

siano poco femminili

e brutte,

per cui i libri di mio padre sono chiusi

in una vetrinetta trasparente. Io fisso

allettanti copertine

e titoli misteriosi,

ma raramente mi è permesso

di toccare

l’incanto

delle parole.

Poesie.

Storie.

Opere teatrali.

Tutte sono proibite.

Le ragazze non dovrebbero pensare,

ma non appena la mia mente appassionata

comincia a correre, liberi pensieri

entrano in fretta

a rimpiazzare

quelli intrappolati.

Immagino tempi distanti

e luoghi lontani.

Fantasmi.

Vampiri.

Antichi guerrieri.

La fantasia si muove all’interno

l’ingarbugliato labirinto

di una solitaria confusione.

In segreto, apro

un invisibile libro nella mia mente

e passo

attraverso la sua magica forma di porta

in un universo

di pericolosi cattivi personaggi

e eroi mozzafiato.

Molti degli eroi sono uomini

e ragazzi, ma alcune sono ragazze

così alte

forti

e intelligenti

che salvano altri bambini

dai mostri.

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