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Posts Tagged ‘sessismo’

virgie book

In copertina c’è l’Autrice, Virgie Tovar, assolutamente e splendidamente a suo agio in costume da bagno. Il libro, pubblicato dalla casa editrice britannica Melville, si intitola “You Have the Right to Remain Fat” – “Hai il diritto di restare grassa/o”.

In esso, fra le altre cose, Virgie racconta del tempo che la fobia del grasso le ha rubato. Per quasi vent’anni è stata ossessionata dallo stare a dieta, dall’odio costante per il proprio corpo e dall’idea che la sua vita sarebbe davvero iniziata solo quando avesse perso peso, ma persino quando ciò accadeva il traguardo da raggiungere si era già spostato in avanti: non importava quanto pesasse, non era mai abbastanza magra.

Il testo esplora con precisione i ruoli che sessismo, misoginia, razzismo e classismo giocano nell’attuale fobia sociale del grasso corporeo e discute i modi in cui le donne sono forzate a credere che non saranno mai felici sino a che non riproducono al completo le figurine della pubblicità create con Photoshop: e poiché ciò è in pratica impossibile, devono continuare a biasimarsi e a comprare – cosmetici, prodotti dietetici, medicinali ecc.

“La mia vita non sarebbe più facile se fossi sottile. – scrive Virgie Tovar nel libro – La mia vita sarebbe più facile se questa cultura non fosse fissata sul perseguitarmi perché sono grassa. La soluzione a un problema come l’intolleranza fanatica non è il fare tutto quel che possiamo per adattarci a essa. E’ liberarcene.” Concordo. Maria G. Di Rienzo

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Alle quattro del pomeriggio non c’è ancora niente: gli articoli sono sempre quelli che annunciano la manifestazione contro il ddl Pillon, per lo più trafiletti a fondo pagina, ma nessuno dei maggiori giornali italiani la copre. Cerco di giustificare la cosa dicendomi che molte iniziative sono ancora in corso. Alle otto di sera ho girato il web in lungo e in largo e trovato solo qualche video (con 0, 3, 4 e 79 visualizzazioni – solo l’ultimo era corredato da commenti, le farneticazioni di due insultatori), ma almeno uno di essi era la copertura giornalistica del TG3 – breve e un po’ tirata via: si poteva per esempio indugiare sul documento mostrato da una manifestante un paio di secondi in più, era uno scritto esemplare per concisione e chiarezza e sarebbe servito a chi della questione non sapeva nulla.

Poi mi sono arresa. In circa 60 città si protesta e la cosa non è giudicata degna di approfondimento. E’ vero, c’era Torino con i suoi 40.000 “senza bandiere per il sì alla Tav” (i tesserini di partito però non li hanno contati) e c’era Roma con un più che necessario corteo antirazzista (100.000 partecipanti secondo gli organizzatori), ma non è una spiegazione sufficiente per l’indifferenza dei media, stante anche l’impressionante lista di associazioni e movimenti che hanno promosso l’iniziativa, fra cui la CGIL che è il principale sindacato italiano.

“Come abbiamo più volte denunciato – era la dichiarazione della CGIL – si tratta di un ddl che vuole riportare le donne indietro di cinquant’anni, non mette al centro il benessere dei bambini, ostacola la separazione rendendola di fatto accessibile solo a persone con reddito elevato, manca nella tutela dei diritti dei minori e soprattutto delle donne in situazioni di abusi e violenza”.

Temo che il “difetto”, per le direzioni dei giornali, stesse a monte: chi chiamava alla mobilitazione, per la maggior parte, erano associazioni e movimenti femministi e contro la violenza di genere – qualcosa da tenere sotto coperchio per quanto possibile. Le donne che sei costretto a intervistare e filmare non sono manichini sorridenti intercambiabili, ma creature pensanti, parlanti e splendidamente diverse l’una dall’altra in ogni caratteristica umana. Rischiano di suggerire non solo l’idea, già fonte di turbamento, che la cittadinanza femminile italiana abbia opinioni e voglia ascolto, ma che il palinsesto “donna” del giornale fatto di cosmetici, diete, moda e concorsi di bellezza non sia ne’ descrittivo della loro condizione ne’ soggetto del loro interesse. E questo, diciamocelo, è davvero intollerabile. Per gli uomini che controllano i media, s’intende.

Maria G. Di Rienzo

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Dopo l’uscita (walkout) dagli uffici del suo personale in cinquanta città di tutto il mondo, Google ha annunciato che cambierà la propria politica sulle molestie sessuali sul lavoro, basata in precedenza su negoziazioni forzate, udienze segrete e richieste di firme su accordi di confidenzialità.

L’oltraggio è diventato pubblico quando un’indagine del New York Times ha rivelato che Google aveva pagato una buonuscita di 90 milioni di dollari a un alto dirigente, avendo giudicato credibili le accuse di molestie avanzate nei suoi confronti: ecco perché la seconda donna da sinistra, nell’immagine qui sotto, regge il cartello “Felice di mollare il lavoro per 90 milioni di dollari – Non sono richieste molestie sessuali”.

google walkout

L’amministratore delegato di Google, Sundar Pichai, ha dichiarato di riconoscere che “non abbiamo fatto sempre le cose giuste in passato e siamo davvero spiacenti per questo. E’ chiaro che dobbiamo operare alcuni cambiamenti.” Nello specifico, intende migliorare i processi di indagine, condividere i dati sulle denunce di molestie e sui risultati dei suddetti processi, fornire sistemi di sostegno per le persone che denunciano e far passare la negoziazione privata da obbligatoria a facoltativa.

E’ pur sempre un primo passo per la compagnia che quest’anno ha cercato di ridurre al silenzio la sua impiegata Loretta Lee, ingegnera programmatrice di software, che aveva denunciato legalmente le molestie subite. Lee aveva descritto una cultura di complicità fra uomini, all’interno dell’azienda, che permetteva e incoraggiava giornalmente “commenti osceni, scherzi volgari e persino violenza fisica”.

Tuttavia, la Tech Workers Coalition (TWC), un’organizzazione sindacale che include impiegati di Google, fa notare che “chi è impiegato a part-time, i fornitori e i lavoratori autonomi continuano a non avere protezione adeguata dall’aggressione sessuale”: questo ampio segmento di forza lavoro è composto in modo sproporzionato da donne e persone di colore, non ha ricevuto la mail con cui Pichai annunciava il cambiamento ed è stato deliberatamente escluso da un incontro pubblico al proposito. La TWC dice che “ciò dimostra il sistema di caste dispiegato da Google, che non è in grado di proteggere i suoi impiegati e nostri colleghi. E’ impressionante come un’azienda che ama innovare manchi così tanto di prospettiva nel garantire a tutta la sua forza lavoro una dignità di base.”

Irrisolta appare pure la questione della discriminazione salariale, che è un problema crescente per le donne all’interno di Google, sebbene la compagnia avesse allegramente dichiarato in passato di aver “chiuso il divario di genere”: lo ha chiuso talmente bene che è in atto un’azione legale collettiva contro di essa (e chi sta facendo le indagini ritiene che le querelanti abbiano fornito prove sostanziali delle loro affermazioni).

Le organizzatrici e gli organizzatori del “walkout” vogliono in effetti che Google si occupi anche di questo. “Chiediamo una vera cultura di eguaglianza – ha dichiarato alla stampa una di loro, Stephanie Parker – e la dirigenza di Google può ottenerla mettendo un rappresentante dei lavoratori nel consiglio d’amministrazione e dando pieni diritti e tutele ai lavoratori a contratto, che sono i più vulnerabili e che in maggioranza sono donne di colore.” Non sappiamo come affronterà la seconda questione, ma sappiamo che sulla prima Pichai ha fatto orecchie da mercante.

Maria G. Di Rienzo

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Emmanuel Macron è Presidente della Francia dal 14 maggio 2017. Salutato all’inizio come il “salvatore liberale” da una più che possibile deriva di destra nel paese, sta attualmente vedendo scemare il consenso nei suoi confronti. Dire perché non è difficile: il maggior potere di intervento che detiene rispetto agli altri Presidenti europei lo ha usato per tagliare i fondi di sostegno agli alloggi per studenti, per opporsi a tassazioni più alte per i ricchi, per spingere una “riforma del lavoro” che ha eroso i diritti dei lavoratori e beneficiato solo i padroni, per tagliare le pensioni.

Il suo Ministro per l’Ambiente si è dimesso. La sua Ministra per lo Sport si è dimessa. Uno dei deputati del suo partito si è dimesso paragonando quest’ultimo al Titanic. Infine, si è dimesso anche il suo Ministro dell’Interno – e gli ci sono volute due settimane per trovare qualcuno disposto a rimpiazzarlo. Il suo atteggiamento nelle interazioni con la gente comune è di solito sprezzante; ha risposto malamente (e a sproposito) a legittime questioni a lui rivolte da studenti, pensionati, disoccupati, sindacalisti eccetera.

Voglio dire: se devi imbastire della satira su Macron, le azioni che ha compiuto da quando ricopre la carica di Presidente sono più che sufficienti. Perciò, signor Grillo, cosa c’entra sua moglie? Perché dovrebbe farci ridere la sua affermazione per cui “il vibratore della collezione più vecchia (di Brigitte Trogneux) ha le pile scariche”? Dopo Montalcini (vecchia puttana) e Boldrini (da maneggiare in automobile) e le “veline del PD” il campo del sessismo a cinque stelle si è allargato a livello internazionale?

E’ vero che molti uomini non riescono a entrare in conflitto o persino solo a discutere con i loro pari senza passare da insulti / umiliazioni sessuali rivolti a donne con cui costoro hanno relazioni – ma è davvero roba vecchia, signor comico, da sagra paesana o da sottoscala di oratorio. L’attualità, per contro, offre molteplici occasioni a chi fa il suo lavoro. Dia un’occhiata solo a questa notizia: stamattina sui giornali c’è l’annuncio che il Portavoce M5S al Parlamento Europeo, Marco Valli, si è autosospeso per aver, a suo dire, “commesso un errore”.

In effetti, quando elencò le proprie credenziali da candidato, nel 2014, mise nella lista una laurea in Economia aziendale alla Bocconi che non ha mai conseguito. Uno sbaglio. Può capitare a tutti. Io per esempio scrivo sempre di essere la regina Maria di Scozia – in omaggio a una delle mie nonne – nelle mie biografie. Poi, quando come per il suo parlamentare il Sole 24 Ore mi fa notare che la credenziale sparisce dai testi, mi autosospendo da nipote. Il curriculum di Valli, misteriosamente, è svanito da internet senza lasciare traccia – una minima, minuscola traccia di umana decenza: non c’è.

Maria G. Di Rienzo

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Sul numero di ottobre 2018 della sua rivista, Der Spiegel pubblica una lunga intervista alla vinificatrice Albiera Antinori, condotta dalle giornaliste Isabell Hülsen e Susanne Amann. Non sono particolarmente interessata al mercato dei vini ne’ alle abbienti dinastie familiari italiane, ma è interessante notare come persino i ricchi – nonostante i condoni e le offerte e i lecchinaggi – giudichino negativamente l’attuale governo. Questa è la traduzione della parte relativa:

“DER SPIEGEL: La famiglia Antinori non è solo un’istituzione nel mondo del vino, ma è anche una delle più antiche dinastie italiane ed è senza dubbio parte della classe dirigente. Il nuovo governo a Roma, tuttavia, ha attratto gli elettori con una retorica aggressiva anti-establishment, con il ministro degli Interni Matteo Salvini a fare da guida. Lei si sente attaccata personalmente?

Antinori: Be’, la Toscana per tradizione sta politicamente a sinistra, perciò siamo abituati a simili approcci.

DER SPIEGEL: Cosa pensa dell’attuale governo?

Antinori: E’ una domanda delicata. Lasciate che la metta così: dopo neppure sei mesi, è difficile dare giudizi su questo governo perché nulla è stato fatto, a parte un mucchio di rumore e di strilli. Ma non occorre neppure dirlo: questo chiasso è preoccupante. E ciò che mi preoccupa di più è che sembra essere in corso una vera e propria caccia alle streghe.

DER SPIEGEL: Sta alludendo alle accuse che hanno cominciato a volare in giro dopo il crollo del ponte stradale a Genova, otto settimane fa.

Antinori: Quando accade qualcosa è sempre colpa degli altri: l’Unione Europa, la famiglia Benetton. Questo non ci porta da nessuna parte. L’Italia ha definitivamente bisogno di muoversi in avanti con un governo che dica dove vuole andare in futuro. La gente è stanca di burocrazia complicata, di soldi buttati via. E’ pericoloso continuare a versare olio sul fuoco. Ma l’Italia non è l’unico posto in cui ciò sta accadendo oggi.

(…)

DER SPIEGEL: A breve termine, però, lei potrebbe beneficiare di una “flat tax” al 15 o al 20%. Sarebbe probabilmente molto meno di quanto paga di tasse attualmente.

Antinori: No, questi piani saranno modificati, come devono essere. Ciò che era stato annunciato come una benedizione per tutti beneficerà solo pochissime persone. Lo stesso si applica, d’altra parte, all’impegno a tagliare le “pensioni d’oro” ai parlamentari. Non è così facile da fare e funzionerà solo per pochissimi di loro. Ma la questione decisiva è il reddito di base (ndt.: “reddito di cittadinanza”)…

DER SPIEGEL : … paragonabile ai benefici “Hartz IV” tedeschi per i disoccupati.

Antinori: In questo modo il Movimento cinque stelle ha preso i voti nel sud d’Italia. In un paese normale, ha del tutto senso che lo stato si prenda cura delle persone che non riescono a trovare un lavoro. E’ così che funziona in posti come la Svizzera e la Germania. Ma l’amministrazione italiana è talmente disastrata che difficilmente si potrà implementare la cosa.

DER SPIEGEL: Se lei pensa che alla maggioranza dei piani non seguirà implementazione, potremmo considerarlo rassicurante, non crede?

Antinori: Ciò che veramente mi disturba è che l’opposizione politica è in pratica scomparsa. Ne’ i conservatori ne’ la sinistra hanno qualcuno che si opponga seriamente a questo governo. Dove sono? Può essere una tattica del tipo “lasciamoli strillare”. Ma ora abbiamo bisogno di gente che prenda posizione e dica: “Stop, non potete fare questo.”

DER SPIEGEL: Il governo dà la colpa dei problemi economici dell’Italia alle rigide regole sul bilancio dell’Unione Europea, che renderebbero impossibili gli investimenti finalizzati a innescare la crescita.

Antinori: Senza Europa l’Italia è perduta! Lasciare l’UE non è un’opzione. Il governo perciò sta giocando col fuoco. E’ facile dire che è colpa dell’Unione Europea, ma è come nel nostro detto: piove, governo ladro. E’ un bene per l’Italia avere l’UE a guisa di fratello maggiore che dice: “Stai spendendo troppo”. Ovvio, alcune regole sono difficili e bisogna parlare degli investimenti necessari. Ma l’Italia deve tagliare la sua spesa fuori controllo. Ci sono sempre meno funzionari statali e tutto procede lentamente. Veramente non so dove i soldi vadano a finire.

DER SPIEGEL: Come capitana d’industria, affronta questioni politiche per assicurarsi che la sua voce sia ascoltata a Roma?

Antinori: Nell’industria vinificatrice abbiamo le nostre associazioni per fare questo.”

C’è anche, nell’articolo, un piccolo delizioso riferimento alla condizione femminile in Italia, eccolo qui:

“DER SPIEGEL: Nei 633 anni da che la compagnia commerciale esiste, lei è la prima donna alla guida. Le ispira qualche sentimento in particolare?

Antinori: Non ho mai dovuto affrontare la questione dell’essere una donna, perché ero nella fortunata posizione del non avere fratelli maschi. Solo mio padre poteva scegliere: passare tutto a una donna oppure a qualcuno che non apparteneva alla nostra famiglia. Il più grande problema, per me, è che sono entrata nell’azienda molto giovane, senza una laurea. Alle femmine non serviva studiare, si diceva all’epoca. Ho dovuto imparare un mucchio di cose nel modo più difficile. Oggi non sarebbe più possibile. Gli affari sono troppo complessi per una cosa del genere.”

Maria G. Di Rienzo

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La notizia è rimbalzata qua e là alla fine di ottobre: un ginecologo statunitense che ha pitturato di porpora la vagina di una donna senza che lei ne sapesse niente – per scherzo, che male c’è! – se l’è cavata con un buffetto del giudice, perché non si può provare che si trattasse di un’aggressione sessuale. In pratica, se non conosciamo con esattezza cos’è successo nelle mutande del ginecologo non possiamo condannarlo – ma anche se non è successo niente sempre di aggressione sessuale si tratta.

La donna in questione è impiegata nell’ufficio del deficiente medico, ha subito una doppia mastectomia anni fa per cancro al seno e si è preoccupata quando ha notato una lesione alla vagina. Poiché il suo ginecologo di fiducia era appena andato in pensione e non ne aveva ancora scelto un altro ha chiesto al sig. Barry King, il suo datore di lavoro, di visitarla.

Quando ha terminato l’esame, costui ha detto di “farle dare un’occhiata dal marito” quella sera. La cosa non aveva nessun senso, perché i due uomini non si conoscono quasi e il marito di lei non è medico: comunque, usando il bagno una volta tornata a casa, la donna ha notato tintura porpora sulla carta igienica e l’ha riconosciuta come “violetto di genziana”, una tintura contro le infezioni non più usata in medicina.

Il giorno dopo, l’allegro ginecologo – quasi sessantenne, ma ancora così pieno di burle come un cretino integrale fanciullino – spiegò non solo alla donna, ma all’intero ufficio, che si era trattato di uno scherzo per suo marito, che facendo sesso con lei si sarebbe poi ritrovato il pene dipinto di porpora.

All’inizio la donna non voleva neppure denunciarlo, la sua prima idea era stata quella di licenziarsi: “Mi sarei trovata un altro impiego, come la maggior parte delle vittime (di molestie sessuali sul lavoro) fanno.” Convinta da un’amica a non lasciar perdere ha portato King in tribunale, solo per sentirsi dire che il tizio farà “100 ore di servizio comunitario”, donerà 500 dollari in beneficenza e scriverà una lettera di scuse alla donna. Inoltre, ha stabilito il giudice, se nei prossimi due anni non pittura altre vagine la menzione del “reato minore” sarà cancellata dalla sua fedina penale.

paintball

Quella che segue è la traduzione di uno scambio di commenti in calce a un articolo che narrava la vicenda:

– Una sentenza appropriata per il dottore sarebbe sparargli una palla di colore (1) negli zebedei.

– Solo usando pittura color porpora, però.

– E solo se poi lo si chiama “scherzo”.

Maria G. Di Rienzo

(1) paintball, vedi immagine sopra.

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La notizia dello stupro e del pestaggio di una migrante nigeriana 24enne, avvenuti nel 2017 in un centro accoglienza, ha raggiunto i media il 31 ottobre scorso. Gli aggressori, tutti suoi connazionali fra i 21 e i 37 anni, erano cinque: uno l’hanno ritrovato già in galera per omicidio di un altro nigeriano, tre li hanno arrestati e l’ultimo è latitante.

La Repubblica e La Stampa hanno lo stesso titolo “Bari, violentata dal branco nel centro di accoglienza: quattro arresti dopo la sua denuncia”; il primo quotidiano spiega che la giovane è stata “costretta, sotto la minaccia di un’arma da taglio, a subire un rapporto sessuale non consenziente“, il secondo dà conto delle minacce ricevute dalla vittima già al suo arrivo affinché iniziasse a prostituirsi per pagare i debiti di viaggio e della sua fuga dagli aspiranti magnaccia, poi racconta che nel centro di Bari-Palese “sin da subito, è stata oggetto di attenzioni sessuali da parte di un suo connazionale, “Egbon”, che l’ha varie volte importunata. La ragazza si è opposta in più occasioni fino a quando, una sera, è stata minacciata di morte dall’uomo, armato di coltello. E’ stata poi attorniata dal branco, colpita da tutti ripetutamente con schiaffi e pugni al volto, e trascinata in una stanza. A quel punto Egbon ha consumato il rapporto sessuale con la donna, mentre gli altri impedivano l’accesso alla camera ad estranei, e successivamente ha continuato a picchiarla brutalmente”.

E’ scoraggiante notare che, probabilmente, dovrò continuare a ripetere le stesse cose sino alla mia dipartita da questo mondo (ma per fortuna non sono la sola a dirle).

Allora, il branco: i branchi sono composti da animali, che solitamente in branco vivono e/o cacciano (ma in branco non violentano); le associazioni di esseri umani a scopo di reato possiamo chiamarle “gang”, “gruppi di delinquenti/perpetratori”, “bande” eccetera. Equiparare gli stupratori agli animali suggerisce una minore responsabilità dei primi, un contesto in cui le loro azioni appaiono istintive e naturali, non scelte precise di infliggere dolore, quali in effetti sono.

Un rapporto sessuale non consenziente si chiama stupro. Ricevere ripetute molestie sessuali non significa ricevere attenzioni sessuali. Il violentatore non ha consumato il rapporto sessuale con la donna (ha poi ha ritirato lo scontrino per la consumazione?), l’ha stuprata. Tutta questa terminologia continua a suggerire che lo stupro è solo sesso, sesso un po’ forzato e condito di botte (ma alle donne sotto sotto questo piace, non è vero?), ma sempre buon sesso – finché c’è un maschio che ne gode, cosa ne pensi la femmina coinvolta non è davvero importante. Lo stupro è violenza, punto e basta, e come tale deve essere descritto se non si vuole essere complici della cultura che lo genera e lo giustifica.

Signori giornalisti, provate a trattare un sequestro a scopo di rapina con la stessa incompetenza e (volontaria o meno) connivenza, metteteci come titolo: “Aggredito dal branco nel parcheggio: quattro arresti” e scrivete che il tizio assalito da tot persone affinché consegnasse loro il portafoglio “ha effettuato una donazione non consenziente di denaro” e che i suoi aggressori “hanno consumato la violazione di legge ricevendo il contenuto del borsellino”. Il redattore capo darebbe l’ok, secondo voi? Continuereste a lavorare in quella redazione, indisturbati? Giusto, le risposte sono due “no”. Quindi spiegatemi perché ciò che è intollerabile per tutto il resto degli esseri umani vittime di violenza devono tollerarlo le donne.

Maria G. Di Rienzo

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