Feeds:
Articoli
Commenti

Posts Tagged ‘sessismo’

Lise Eliot è docente di neuroscienze alla Scuola di Medicina di Chicago (facoltà dell’Università Rosalind Franklin), Usa. E’ anche l’Autrice del libro la cui copertina potete vedere qui sotto, “Cervello Rosa, Cervello Blu”.

pink brain blue brain

Lunedì scorso è intervenuta come relatrice a un’iniziativa co-organizzata dall’Istituto Aspen e dal quotidiano The Atlantic dove ha spiegato che chiunque vada in cerca di differenze innate fra i sessi non le troverà:

“Si dice che gli uomini vengono da Marte e le donne da Venere, ma il cervello è un organo unisex. Non c’è assolutamente differenza fra i cervelli maschili e i cervelli femminili.”

“Eliot – scrive la giornalista dell’Atlantic Taylor Lorenz – dà la colpa all’accademia e in parte ai media per il ciclo che conduce a continue discussioni sulle differenze biologiche cerebrali. Poiché la maggior parte degli studiosi sa che la più minuscola differenza statistica fra uomini e donne otterrà la prima pagina i ricercatori, disperatamente desiderosi di fondi e attenzione, spesso concentrano i loro studi sulle disparità di genere. “Torni ai dati, li analizzi per sesso, e se trovi una differenza immagina un po’: ecco che ti pubblicano un altro studio.”, ha detto Eliot.”

Persino le differenze fisiche scientificamente accertate non provano influenze comportamentali, che derivano invece dalla socializzazione di genere; di media tutti gli organi maschili sono più grandi di quelli femminili, ma le dimensioni non rendono diverse le loro funzioni.

Se scienziati e ricercatori cominciassero con la premessa che gli uomini e le donne sono egualmente capaci, ha detto ancora Eliot, i loro studi avrebbero conclusioni radicalmente differenti. Ha portato a esempio uno studio del 1970 (che è ancora vastamente citato) in cui il rapporto 13 a 1 indicante la presenza di uomini e donne nei campi scientifici e tecnologici è usato per “provare” che la matematica sarebbe “un fenomeno maschile”.

Naturalmente, è saltato fuori che le donne erano scoraggiate dall’intraprendere carriere nei campi scientifici. Non appena sono stati messi in opera più programmi che le accoglievano, il rapporto uomini/donne è sceso a 3 contro 1 e, come ha sottolineato la docente, sta ancora scendendo.

“Viviamo in un mondo segnato dal binario di genere. – ha concluso Eliot – L’impostazione predefinita per esso è che le differenze siano innate. Ma i cervelli maschili e femminili non mostrano più differenze fra loro di quante ne mostrino cuori e reni appartenenti ai due sessi.”

Maria G. Di Rienzo

Annunci

Read Full Post »

Ogni volta in cui il “progressista” papa in carica apre la bocca in materia di relazioni fra uomini e donne – e dei rispettivi ruoli sociali – infila perle di medioevo senza che nessuno dei giornalisti / commentatori riesca a contestualizzarne e contestarne neppure una. E’ ovvio, dicono, che Bergoglio si esprima in tal modo, è questa la dottrina della chiesa cattolica.

Così, l’aborto “è di moda”, praticato da “nazisti in guanti bianchi” su donne che vogliono una “vita facile” e respingono i bambini “mandati da dio” con qualche difetto: portare avanti una gravidanza per dare alla luce una creatura che morirà a causa di una grave malformazione congenita non appena partorita (come per l’anencefalia, decesso sicuro al 100%) o che vivrà un’esistenza breve e tormentata è meglio, dio e Bergoglio sono contenti – dopotutto, non è toccato a loro.

Poi, sempre durante lo stesso pistolotto rivolto al Forum delle Famiglie (un plurale che il papa non gradisce e che ha subito “corretto”) ha lodato quelle che fanno finta di niente mentre i loro mariti si puliscono il didietro con i voti coniugali: “Una cosa che nella vita matrimoniale aiuta tanto è la pazienza, sapere aspettare. Ci sono nella vita situazioni di crisi forti, brutte, dove anche arrivano tempi di infedeltà”. Di qui, la lode di Francesco alla “pazienza dell’amore che aspetta. Tante donne, ma anche l’uomo talvolta lo fa, nel silenzio hanno aspettato, guardando da un’altra parte, aspettando che il marito tornasse alla fedeltà. La santità che perdona tutto perché ama.”

A questo punto vorrei mandarlo al cinema. A New York, tanto a lui i soldi per il viaggio e il biglietto non mancano, al Film Festival di Human Rights Watch (14 – 21 giugno 2018), per vedere “Un migliaio di ragazze come me”.

A Thousand Girls Like Me

E’ un documentario su una giovane donna afgana, la ora 23enne Khatera – in immagine nel poster – che la regista Sahra Mani presenta così: “Ogni donna in questo paese ha un centinaio di proprietari. Padri, fratelli, zii, vicini di casa: tutti credono di avere il diritto di parlare per noi e di prendere decisioni al nostro posto. Questo è il motivo per cui le nostre storie non sono mai udite, ma vengono seppellite con noi.” La religione è diversa, ma i fondamenti patriarcali sono gli stessi.

Khatera è stata presa a botte e abusata sessualmente da suo padre per più di 13 anni. E’ rimasta incinta e ha abortito innumerevoli volte. Due figli, una femmina e un maschio, li ha messi al mondo. Come da precetti suggeriti da Bergoglio, è stata molto paziente. Sua madre ha cercato di guardare da un’altra parte. Hanno aspettato, immerse ogni singolo giorno in un dolore letteralmente inenarrabile – non dovevano parlare, perché la vergogna e la condanna sarebbero ricadute su di loro. E la violenza non è finita.

Non è finita sino a che Khatera ha denunciato il suo stupratore ed è riuscita a mandarlo in galera. Lei e sua madre ricevono a tutt’oggi minacce di morte dai parenti per aver “rovinato la loro reputazione”. Tollerare l’abuso e la sofferenza, scusando e legittimando con ciò il comportamento dei perpetratori maschi, è il consiglio che non solo il papa cattolico, ma sistemi giudiziari e attitudini socio-culturali sessiste danno alle donne in tutto il mondo. Può darsi che ciò le renda “sante” agli occhi di qualche dio, ma noi non possiamo farci carico delle vostre fantasie, signor Bergoglio, in quelle che sono le nostre esistenze reali e anche se ci aspetta l’inferno dopo la morte (del che molte di noi dubitano seriamente) preferiamo mettere fine all’inferno in cui sono state trasformate le nostre vite.

Maria G. Di Rienzo

Read Full Post »

tina costa

Tina Costa – in immagine sopra – è una di quelle persone a cui dobbiamo molto di quel che diamo per scontato nelle nostre vite quotidiane: diritti umani, diritti civili, una repubblica democratica fondata sul lavoro (almeno sulla Carta) al posto di una dittatura, suffragio universale. Tina, 93enne ex partigiana, è stata una “testimonial” del Pride romano di sabato scorso, a cui ha partecipato rilasciando dichiarazioni del tutto sensate e condivisibili sul senso della sua presenza e sulla necessità di combattere le discriminazioni e tutelare ogni cittadino/a in quanto tale.

Le marce dell’orgoglio LGBT hanno di fondo, ovunque, lo stesso messaggio – alta visibilità atta a suggerire eguaglianza, rispetto, presenza attiva e persino mera esistenza quando condizioni esterne, ad esempio legislazioni e/o compagini governative omofobe, la negano – ma possono presentarlo in modi diversi a seconda dei momenti storici. Abbiamo avuto Pride semplicemente e felicemente celebrativi, ma quello di sabato 9 giugno aveva una spiccata componente politica e una richiesta esplicita di alleanze relative: ha convogliato il senso, anche tramite la presenza degli ex partigiani, che la lotta per i diritti umani è una lotta comune. Perciò, cantando in coro “Bella Ciao” con Tina Costa, i/le dimostranti hanno preso una posizione e dato un segnale.

Se la cosa ha generato in me speranza e sollievo, e persino un briciolo di commozione, sono rimasta però agghiacciata dai commenti che corredavano i video al proposito: so che i troll sembrano più presenti degli altri per il loro malato e ossessivo impegno a scatarrare i loro insulti dappertutto (e difatti alcuni commenti si ripetevano identici e con identico account sotto ogni video), tuttavia ciò fornisce un quadro preoccupante per una componente significativa della popolazione: sta, spesso dichiaratamente, fra quella che ha votato l’attuale governo e vuole – lo vedrete di seguito in forma letterale, nulla è stato corretto – la sparizione di chiunque possa essere classificato come “differente” dai loro arbitrari standard di “normalità”; la creazione di una società a compartimenti stagni, i cui segmenti non devono comunicare fra loro; la validazione della loro (spesso consapevole e scelta e difesa) ignoranza nel gettare nello stesso calderone con l’etichetta di “ambiguità” violenza su donne e minori, tossicodipendenze, orientamento sessuale; il silenziamento delle donne e il loro stoccaggio nelle cucine (e poi verosimilmente, a seconda del grado di scopabilità, nelle camere da letto).

Ecco una selezione degli sproloqui:

1. “che vergogna…nella vostra vita fate quello che volete, scopatevi chi volete, state insieme a chi volete, ma se davvero aveste una dignità umana, queste pagliacciate non le fareste! queste sono cose inutili, fastidiose, di costume e di un costume fastidioso che non porta a niente se non ad autoemarginarvi e basta. Io sono etero e non per questo motivo organizzo sfilate e faccio il pagliaccio in giro per le città. Vivo la mia vita e la mia sessualità nella vita privata come cazzo voglio. Senza fare il circo come voi. Se davvero foste intelligenti, sensibili e, ripeto, degni delle vostre tendenze e delle vostre scelte, non fareste minimamente queste cose. E lasciate stare la storia, la guerra, i partigiani, la sinistra, voi non c’entrate niente con tutte queste cose!”

E in che modo l’eterosessualità sarebbe una faccenda “privata”? I fidanzamenti e i matrimoni non sono pubblici? Non esistono leggi che regolano le relazioni all’interno della famiglia eterosessuale? Qualche ministro ha per caso detto che le famiglie basate su una coppia eterosessuale non esistono? Questo è il motivo per cui bisogna ancora andare a fare “circo”, mister.

2. “I movimenti omosessuali sono finanziati da George Soros. Il mio consiglio è di andarsi a leggere i documenti trafugati da DCleaks alla sua fondazione. Chiedetevi come mai l’omosessualità è vista come una cosa positiva “dai giornali dell’establishment” ? Perchè c’è qualcuno che PAGA. Ripeto, documenti di DCleaks alla mano, la galassia omosessuale è finanziata dalla speculatore finanziario americano. Uno zozzo.

E’ comprovato – sono atti pubblici – che Soros ha finanziato e finanzia i democratici americani e varie fondazioni / iniziative. Ma sicuramente non ha creato il movimento LGBT. Quando i poliziotti manganellavano e arrestavano la gente a New York, Stonewall Inn, era il 28 giugno 1969, Soros aveva appena iniziato la sua carriera finanziaria e non poteva fregargliene di meno. L’anno dopo, quando le manifestazioni commemorative della rivolta di Stonewall si diedero in varie città statunitensi – New York ovviamente, Chicago, Los Angeles, San Francisco – gli attivisti cucirono a mano le loro bandiere mentre Soros stabiliva il suo secondo fondo speculativo di investimenti grazie ai guadagni ottenuti dal primo. Credo che del movimento omosessuale gliene fregasse ancor meno dell’anno precedente.

3. Penso che se dovessimo dare spazio a tutte le nostre ambiguità : droga ,pedofilia , violenza sulle donne , questo mondo sarebbe così, un pedofilo reclama ok diamo lui cio che desidera ! Un povero drogato reclama ok diamo lui cio che vuole ! Un pezzo di m…. Vuole una donna da violentare ok diamo lui cio che vuole! Ora basta le ambiguità in cantina come si è sempre fatto ai tempi dei miei nonni , tutto ciò non collide per niente , oppure la cura esiste ma non la si vuole provare! Con questo non voglio discriminare nessuno fatevi curare un mio amico ghey c’è riuscito!

L’amico “ghey” c’è riuscito, complimenti, l’avrà aiutato Povia. Non so che problemi di salute avesse, ne’ cos’è esattamente un “ghey”, ma gay e lesbiche non possono “guarire” dall’essere se stessi/e. E suggerire che essere se stessi sia essere malati è proprio discriminazione, patetico individuo.

Seguono fascisti in serie:

4. vi sentite fighi che vi parate il culo coi partigiani sporchi di rosso sangue ma non durerete a lungo frocioni di merda vi meritate un pieno genocidio di massa

5. Ora capisco a pieno il pericolo del comunismo,alla fine si è dimostrato la stessa ed identica faccia del neoliberismo ultracapitalista. Gloria ed onore a coloro che capirono tutto prima e dichiararono guerra ad entrambi; Hitler e Mussolini!

6. Che cazzo centra bella ciao? Assurdi!!! Poi sti comunisti fasulli si sono appropriati della resistenza come se l’avessero fatta solo loro. Ignoranti asini e presuntuosi.

7. La sinistra e questi finocchi se la prendono guardacaso con le categorie deboli: Feti, bambini e malati, imponendo loro destini anche contro la loro volontà. Sinistra=merda.

8. Io sto con Salvini,i finocchi e i neri più o meno sono uguali,fanno sempre le vittime e fomentano odio. Il fascismo sta imperando: negri,finocchi e zingari avete i giorni contati

9. Sono simpatizzante al Fascismo volevo dire una cosa di ricordare le persone che sono morte per portare l’Italia in alto e non parlo dei partigiani ma delle camicie nere onore per queste persone quando sono andate in Africa a portare civilità e quando in Italia si stava bene si mangiava c’erano gli ospedali che funzionavano meglio di adesso è un economia più stabile VIVA LA REPUBLICA DI SALO DUX MEA LUX

Non sanno l’italiano, che è la loro lingua madre, e questo già è problematico. Propagano della Storia una visione basata sulle loro fantasie e non su merito e cronaca, e questo è grave. Perché se mettete insieme le due cose il risultato dà come impossibile il farsi capire da questi individui con argomenti razionali. E una massa di disturbati con accesso alle cabine elettorali non promette bene per il futuro di questo paese.

Dulcis in fundo, un invito a Tina Costa e, per estensione, alle donne tutte (compresa quella che ha scritto questa stronzata, se il suo pseudonimo corrisponde davvero a una persona di sesso femminile):

10. Ma va a casa a fare la calza e infornare la lasagna

A dire il vero, Tina aveva risposto in anticipo, il giorno prima del Pride:

Sono una donna libera, vado dove voglio io, non devo chiedere il permesso a nessuno e ho accettato subito. Come Anpi abbiamo sostenuto diverse loro iniziative. Sono persone che, esattamente come tutti gli altri, hanno il diritto di fare quello che ritengono più opportuno della loro vita. L’orientamento sessuale non può e non deve essere un fattore di discriminazione.”

Maria G. Di Rienzo

pride roma 2018

Read Full Post »

no

Decine di migliaia di dimostranti, giovani e giovanissime, sono scese per le strade in tutto il Cile, il 6 giugno scorso, per chiedere la fine del “sessismo istituzionalizzato”, degli abusi sessuali nelle università e nelle scuole, della violenza sulle donne. Dal governo vogliono azioni più decise contro la violenza di genere, il rispetto dei diritti umani delle donne, la fine del divario di genere (che riguarda i salari e le discriminazioni) e un’istruzione non sessista.

Alla luce dei casi di violenza sessuale nelle istituzioni scolastiche, trattati con leggerezza o passati sotto silenzio, chiedono formazione obbligatoria al genere per il corpo studentesco e i docenti.

santiago girotondo

Nella capitale, Santiago, e città come Valparaiso, Concepcion, Chillan, Arica ecc. è fluita questa ondata femminista in quella che è solo l’ultima protesta dall’aprile scorso: venti università cilene sono tuttora occupate. Le dimostrazioni, organizzate dalla Coordinadora Feminista Universitaria (Cofeu), dalla Confederazione degli/delle studenti del Cile (Confech) e da gruppi femministi, hanno tutte un messaggio molto chiaro per il governo e lo ripetono nei cartelli e negli striscioni – il machismo uccide.

Il numero delle donne uccise dalla violenza dei partner, nel paese, è aumentato del 21% dal 2016 al 2017. Altri cartelli retti dalle studenti lo ricordavano dicendo: “Lo dobbiamo a quelle che non torneranno più.”

Maria G. Di Rienzo

performance contro l'abuso sessuale

(foto di Luis Hidalgo/AP – Santiago, 6 giugno 2018: Un gruppo di donne mette in scena una performance sotto il messaggio: Perché hai paura di me quando apro la bocca, ma non quando apro le gambe?)

Read Full Post »

“Non una donna di meno, non una morte di più.”, Susana Chavez Castillo, attivista e poeta messicana, morta assassinata.

Eyvi Agreda

Venerdì 1° giugno scorso, la giovane donna che vedete nell’immagine è morta. Si chiamava Eyvi Agreda, era peruviana e aveva 22 anni. Gli ultimi due li aveva passati a cercare di difendersi da un persecutore, Carlos Hualpa, ora 37enne: la polizia non ha dato retta alle sue denunce di stalking.

In aprile, il sig. Hualpa è salito sullo stesso autobus su cui si trovava la giovane, l’ha cosparsa di benzina e le ha dato fuoco mentre le diceva: “Se non sei mia, non sarai di nessuno.”

Il corpo di Eyvi arrivò allora in ospedale ancora vivo, ma coperto per il 60% di ustioni di secondo e terzo grado – poi le ferite si sono infettate.

Sul tardi, il giorno della sua morte, il Presidente del Perù Martín Vizcarra ha fatto le condoglianze alla famiglia e ha chiesto l’ergastolo per l’assassino, aggiungendo però che “A volte la vita va così e dobbiamo accettarlo.”

Sabato 2 giugno le femministe erano – ovviamente – in piazza: perché essere bruciate vive dal primo che passa, ti guarda, decide che sei “sua” e ti perseguita per 2 anni prima di ucciderti in modo atroce non è proprio come la vita “va” e sicuramente non è come la vita dovrebbe andare. Mentre chiedevano giustizia per i casi di femicidio e la fine dell’impunità per i perpetratori, donne del movimento Ni Una Menos sono state attaccate dalla polizia con i lacrimogeni.

Il clima nel paese è pesante: nei primi quattro mesi del 2018, secondo le statistiche ufficiali, ci sono stati 43 omicidi di donne e 103 tentati omicidi, una crescita del 26,4% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente; circa il 20% dei detenuti peruviani sono in carcere per crimini sessuali, in particolar modo per abuso di minori; la destra, che ha la maggioranza in Parlamento, è occupata a esacerbare la situazione assieme a gruppi evangelici e settori della chiesa cattolica farneticando sull’ “ideologia gender che promuove l’omosessualità”, perciò vogliono rimuovere il concetto di eguaglianza di genere da quei programmi di insegnamento in cui è inserito.

E’ molto intelligente (sono ironica), se ci pensate, perché è l’eguaglianza di genere a NON prevedere il possesso di una persona da parte di un’altra, a non tollerare in assoluto il concetto “O mia o di nessuno” che giustifica i femicidi… e quindi, non parliamone più: meglio una catasta di cadaveri femmine che un solo maschio “infrocito” dall’aver udito come le donne siano esseri umani a lui eguali, come lui libere di decidere, come lui titolari di diritti umani, a cui come a lui si deve rispetto.

“Eyvi è stata uccisa da Carlos Hualpa ma anche dal machismo presente nello stato e nella società. – ha scritto Veronika Mendoza, leader del partito di sinistra “Nuevo Peru”, in un tweet diretto al Presidente Vizcarra – Promuova politiche con un focus sul genere per prevenire e sradicare la violenza, non permetta che continuino a ucciderci: questo è nelle sue mani.”

Maria G. Di Rienzo

Read Full Post »

Forse siete rimaste/i sorprese/i (più probabilmente no) che ai politici del nuovo governo “contrattuale” ci siano voluti due giorni – e un po’ di proteste – per accorgersi dell’omicidio di Soumayla Sacko e poi limitarsi a definirlo “inquietante” (Conte) o a farci sopra dell’inopportuna ironia da quattro palanche twittando “colpa di Salvini” (appunto Salvini). Dell’assassino del bracciante, nel momento in cui scrivo, non si sa ancora nulla di certo: è stato fermato un quarantenne italiano su cui si stanno effettuando accertamenti.

Sicuro, invece, è che non dovremmo sentirci sole/i nel nostro scoramento riguardante la sensibilità, le capacità e il senso etico di chi attualmente persegue una carriera in politica (fare politica è un’altra cosa). Negli Usa, per esempio, il sig. Nathan Larsen – un contabile che vive ancora con mamma e papà – è candidato al Congresso per la Virginia. Questo individuo crede che la società dovrebbe diventare ancora più patriarcale di quel che è, ponendo le donne sotto completa autorità maschile; pensa che si debbano abolire i limiti d’età per il matrimonio e le leggi che puniscono lo stupro all’interno del matrimonio; ritiene la supremazia bianca “un sistema che funziona” ed è convinto che l’incesto dovrebbe essere legalizzato. E’ anche un pregiudicato: nel 2009 minacciò di uccidere il Presidente degli Stati Uniti e si fece 16 mesi di galera e tre anni sotto sorveglianza. Direi che il curriculum è impeccabile: se gli va male in Virginia potrebbe essere accolto a braccia aperte dai nostri stronzi locali.

Un altro esempio è il Presidente delle Filippine Rodrigo Duterte, a stento a galla in un paese piagato dalle esecuzioni extragiudiziali, da una riforma delle tasse che in quanto a pugnalare nella schiena lavoratori e poveri sembra la nostrana “flat tax” e da scandali di corruzione grandi come montagne.

Di recente, durante una conferenza a Seul (Corea del Sud) dedicata alle lavoratrici filippine colà emigrate, ne ha invitate due sul palco: a una ha chiesto se era single e alla risposta di lei “Sono sposata” l’ha baciata sulla bocca. Nel 2016, così commentò lo stupro di una missionaria australiana avvenuto anni prima a Davao dove, all’epoca, lui era Sindaco: “Ero arrabbiato perché era stata violentata. E questa è una cosa. Ma era così bella che sarebbe toccato al Sindaco essere il primo, che spreco.” Di nuovo, se lo cacciano a calci nel didietro, anche costui potrebbe agevolmente trovare un posticino in Italia: in quel di Arcore, per la precisione.

Maria G. Di Rienzo

Read Full Post »

(tratto dal saggio: “Whose Story (and Country) Is This?”, di Rebecca Solnit, aprile 2018, trad. e adattamento Maria G. Di Rienzo. Rebecca è una storica e un’attivista, nonché l’autrice di venti libri che spaziano dalla geografia all’arte al femminismo, e collabora con diverse riviste.)

rebecca solnit

(Rebecca Solnit, foto di David Butow)

Il comune denominatore di così tante narrazioni culturali strane e problematiche che incontriamo è una serie di presupposti su chi conta, su di chi è la storia, su chi merita la compassione e le coccole e la presunzione di innocenza, i guanti in pelle e il tappeto rosso e, in definitiva, il regno, il potere e la gloria. Voi sapete già di chi si tratta. Sono le persone bianche in generale e in particolare gli uomini bianchi protestanti, alcuni dei quali apparentemente sgomenti dall’aver scoperto che – come la mamma potrebbe aver già detto loro – esiste la condivisione. La storia di questo paese è stata scritta come se fosse la loro storia e l’informazione spesso ancora la racconta in questo modo: una delle battaglie della nostra epoca riguarda di chi tratta la storia, chi importa e chi decide. (…)

Un paio di settimane fa, l’Atlantic ha cercato di assumere uno scrittore, Kevin Williamson, il quale sostiene che le donne che abortiscono dovrebbero essere impiccate, e poi ha fatto marcia indietro a causa della pressione pubblica proveniente da persone a cui non piace l’idea che un quarto delle donne americane dovrebbero essere giustiziate.

Il New York Times ha assunto alcuni conservatori simili a Williamson, incluso il “dubbioso” sul cambiamento climatico Bret Stephens. Stephens ha dedicato una rubrica a simpatizzare per Williamson e indignarsi contro chiunque possa opporsi a lui. La simpatia nell’America che vuol vivere in una bolla va spesso automaticamente all’uomo bianco nella storia. Il presupposto è che la storia parli di lui; lui è il protagonista, la persona importante e quando, diciamo, leggi Stephens difendere Woody Allen e assalire Dylan Farrow per aver detto che Allen l’ha molestata, capisci quanto lavoro ha fatto immaginando di essere Woody Allen, e quanto insignificante è per lui Dylan Farrow o chiunque altra come lei.

Mi ricorda come alle giovani donne che denunciano stupri sia spesso detto che stanno danneggiando il radioso futuro dello stupratore, piuttosto di dire che probabilmente se l’è danneggiato da solo e che il loro radioso futuro dovrebbe avere qualche importanza. The Onion ha dato l’esempio perfetto anni fa: “Universitario star del baseball eroicamente supera il tragico stupro da lui commesso”. La scorretta distribuzione di simpatia è epidemica. Il New York Times ha definito l’uomo con alle spalle precedenti per violenza domestica che nel 2015 sparò nella clinica di Planned Parenthood a Colorado Springs, uccidendo tre genitori di bambini piccoli, “un gentile solitario”.

E quando il bombarolo che aveva terrorizzato Austin in Texas è stato finalmente arrestato il mese scorso, i giornalisti dei quotidiani hanno intervistato la sua famiglia e i suoi amici lasciando che le loro descrizioni positive si posizionassero come più valide del fatto che era un estremista e un terrorista messosi in opera per uccidere e terrorizzare gente di colore in un modo particolarmente feroce e codardo. Era un giovane uomo “quieto” e “studioso” che veniva da “una famiglia molto unita e timorata di dio”, ci fa sapere il Times in un tweet, mentre il titolo del Washington Post sottolinea che era “frustrato dalla sua vita”, il che è vero per milioni di giovani sull’intero pianeta che non ottengono tutta questa compassione e anche non diventano terroristi.

Il Daily Beast lo vede bene con un occhiello riguardante il più recente terrorista di destra, uno che si è fatto saltare in aria in casa propria, che era piena di materiali per fabbricare bombe: “Gli amici e i familiari dicono che Ben Morrow era un addetto di laboratorio che aveva sempre la Bibbia con sé. Gli investigatori dicono che era un bombarolo e credeva nella supremazia della razza bianca.”

Ma questo marzo, quando un ragazzo adolescente ha portato un fucile nel suo liceo nel Maryland e l’ha usato per uccidere Jaelynn Willey, i giornali l’hanno etichettato quale “malato d’amore”, come se l’omicidio premeditato fosse una reazione naturale a l’essere lasciato da qualcuno con cui hai avuto una relazione. In un potente ed eloquente editoriale sul New York Times, Isabelle Robinson, studente allo stesso liceo, scrive del “disturbante numero dei commenti che ho letto e che dicono più o meno: Se i compagni di classe e i compagni in genere del sig. Cruz fossero stati un pochino più gentili con lui, la sparatoria al liceo Stoneman Douglas non sarebbe mai accaduta.” Come lei nota, ciò pone l’onere – e quindi il biasimo – sul gruppo di pari, l’onere di venire incontro ai bisogni di ragazzi e uomini che possono essere ostili o omicidi.

Tale cornice suggerisce che siamo in debito di qualcosa verso di loro, il che nutre un senso di legittimazione, il quale a sua volta costruisce la logica della vendetta per non aver ricevuto quanto essi pensano noi si debba loro. Elliot Rodgers organizzò il massacro dei membri di un’associazione studentesca all’UC di Santa Barbara nel 2014, perché credeva che far sesso con donne attraenti fosse un suo diritto che quelle donne stavano violando e che un altro suo diritto fosse punire chiunque di loro o tutte loro con la morte. Ha ucciso sei persone e ne ha ferite quattordici. Nikolas Cruz diceva: “Elliot Rodgers non sarà dimenticato”. (…)

E poi ci sono i movimenti #MeToo e #TimesUp. Abbiamo ascoltato centinaia, forse migliaia, di donne parlare di aggressioni, minacce, molestie, umiliazioni, coercizioni, di campagne che hanno messo fine alle loro carriere, che le hanno spinte sull’orlo del suicidio. La risposta di molti uomini a ciò è la simpatia per altri uomini. L’anziano regista Terry Gilliam ha detto in marzo: “Mi dispiace per quelli come Matt Damon, che è un essere umano decente. E’ uscito a dire che non tutti gli uomini sono stupratori ed è stato pestato a morte. Andiamo, questo è folle!” Matt Damon non è stato davvero pestato a morte. E’ uno degli attori più pagati sulla faccia della Terra, il che è un’esperienza significativamente differente dell’essere battuti sino a morire.

Il seguito di approfondimento sulla sollevazione politica di #MeToo è troppo spesso stato: in che modo le conseguenze del maltrattare orrendamente le donne da parte di uomini hanno effetto sul benessere degli uomini? Agli uomini va bene quel che sta accadendo? Ci sono state troppe storie su come gli uomini si sentano meno a loro agio, troppo poche sulle donne che potrebbero sentirsi più sicure in uffici da cui colleghi molestatori sono stati rimossi o sono almeno non più così certi del loro diritto di palpare e molestare.

Gli uomini insistono sul proprio comfort come un diritto: il dott. Larry Nassar, medico sportivo che ha molestato più di cento bambini, ha obiettato al dover ascoltare le sue vittime raccontare ciò che lui aveva fatto, basandosi sul fatto che ciò interferiva con il suo comfort.

Noi, come cultura, ci stiamo muovendo verso un futuro che prevede più persone e più voci e più possibilità. Alcuni individui sono lasciati indietro non perché il futuro non li tolleri, ma perché loro non tollerano questo futuro. (…) Questo paese ha spazio per chiunque creda ci sia spazio per tutti. Per quelli che non la pensano così, be’, è in parte una battaglia su chi controlla le narrazioni e sul soggetto di tali narrazioni.

Read Full Post »

Older Posts »

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: