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Posts Tagged ‘femminicidio’

Novembre finisce così, con “Uccide la moglie a colpi di pietra e pugni, poi chiama il 118” (provincia di Chieti), “Uccide la compagna a bastonate e si impicca, aveva scritto a un’amica su Facebook: L’ammazzerò” (Brescia), “Uccise la compagna, pena dimezzata in appello: Era seminfermo di mente” (Roma). Tralasciamo gli stupri, gli episodi di violenza domestica e persino le felici “sex workers” minorenni di Foggia, le quali “vivevano in baracche chiuse dall’esterno con catene e lucchetti, costrette a prostituirsi per otto ore al giorno in cambio di un pacchetto di sigarette, private di telefoni e documenti e picchiate”: quella che ha denunciato, dopo essere fuggita durante la notte, era rimasta incinta e aveva abortito dopo una sessione di calci e pugni, ma i suoi aguzzini avevano già in programma – se avesse portato a termine la gravidanza – di vendere il neonato per 28.000 euro.

Novembre ci regala anche la risposta al perché in Italia trattiamo in questo modo le persone di sesso femminile: la fornisce Vito Borgia, padre di quell’Antonio 51enne che il 23 del mese scorso ha ammazzato Ana Maria Di Piazza. Quest’ultima aveva 30 anni, un figlio di 11, era l’amante dell’uomo (sposato) e aspettava un bambino da lui. Ed ecco la ragione per cui è stata uccisa:

Prima di tutto voglio chiedere scusa alla famiglia di Ana perché sono cose che non si devono fare. Sono il papà e l’ho cresciuto con una certa educazione, ma oggi le donne incitano con la parità e fanno andare l’uomo fuori di testa. Si permettono di dire delle cose, volere, pretendere. Ed è quello che è successo a mio figlio.

La nostra ferita è profonda tanto quanto quella della famiglia della ragazza defunta. Fino all’ultimo giorno, ho consigliato (a) mio figlio cose diverse da quelle che ha fatto, gli ho detto di stare sempre lontano dai guai.”

Come vedete, cocco di papà ha ricevuto un’educazione impeccabile sul rapporto tra i sessi: ci sono i padroni e ci sono le serve, è semplicissimo. Diciamo che il suo agire è stato un po’ grossolano (“certe cose non si fanno”) – come scaccolarsi in pubblico o ruttare in faccia a qualcuno – e che irresponsabilmente si è cacciato nei guai, ma è tutto, responsabilità non ne ha e al massimo merita uno scappellotto. Mentre bastonava, infilzava e finiva sgozzandola una donna incinta era semplicemente stato “incitato” a farlo da quest’ultima. Ana Maria si era permessa “di dire cose, volere, pretendere”. Non era stata al suo posto, la serva.

I giornali che riportano la dichiarazione summenzionata lo fanno con una faccia di bronzo assoluta. Al sig. padre nessuna domanda, negli articoli nessun commento o presa di distanza. E’ un’opinione, no? Può servire a guadagnare qualche lettore, si scatenerà una polemicuccia, avremo like e condivisioni: siamo operatori dei media e influencer, mica giornalisti.

Maria G. Di Rienzo

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un 25 nov 2019

* Una donna/ bambina su tre fa esperienza di violenza fisica o sessuale durante il corso della sua vita, per la maggior parte inflitta da un partner con cui è in intimità;

* Solo il 52% delle donne sposate o con un compagno possono liberamente prendere le proprie decisioni su relazioni sessuali, contraccettivi e cura della salute;

* In tutto il mondo, circa 750 milioni di donne e bambine attualmente in vita sono andate spose prima del loro 18° compleanno, nel mentre 200 milioni di donne e bambine sono state sottoposte a mutilazione genitale (MGF);

* Una donna su due in tutto il mondo è stata uccisa dal proprio partner o da un familiare nel 2017, mentre solo un uomo su venti è stato ucciso nelle medesime circostanze;

* Il 71% di tutte le vittime di traffico al mondo sono donne e bambine e tre su quattro di queste donne e bambine sono sfruttate sessualmente;

* La violenza contro le donne è grave quanto il cancro quale causa di morte e incapacità fra le donne in età riproduttiva e maggiormente grave come causa di problemi di salute degli incidenti automobilistici e della malaria messi insieme.

Nazione Unite, Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, 25 novembre 2019 (trad. Maria G. Di Rienzo): la ricorrenza è stata istituita dall’Assemblea generale delle NU vent’anni fa.

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In prossimità della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne – 25 novembre – i quotidiani italiani commentano i dati forniti dalla polizia. I titoli sono più o meno di questo tipo: “Violenza sulle donne, una vittima ogni 15 minuti, 88 al giorno”, gli occhielli spiegano che “Vittime e carnefici sono italiani nell’80 per cento dei casi” (Salvini non ha commentato), negli incipit è assai frequente il termine “dati agghiaccianti” (ma in realtà, come vedremo, non si agghiaccia nessuno) e le illustrazioni sono le solite (schifezze): modella incastrata in un angolo in posizione fetale e in primo piano braccio di un uomo con la mano stretta a pugno; modella che alza un braccio con la mano aperta e distoglie il volto, ecc.

Il rapporto della polizia di stato fotografa una situazione che appare insuscettibile di mutamento: “Senza distinzione di latitudine, l’aumento di vittime di reato di sesso femminile è lo stesso in Piemonte come in Sicilia.”, di queste “Il 36% subisce maltrattamenti, il 27% stalking, il 9% violenza sessuale e il 16% percosse.”, “L′82% delle volte chi fa violenza su una donna non deve introdursi con violenza nell’abitazione, ha le chiavi di casa o lei gli si apre la porta: è infatti quasi sempre il compagno o un conoscente.”, “Il femminicidio è rimasto praticamente stabile ma è un dato che preoccupa a fronte del fatto che, nello stesso periodo, gli omicidi con vittime di sesso maschile sono diminuiti del 50 per cento.”

“Unico dato consolante del report – spiegano gli articoli – è la maggiore coscienza dei delitti subiti, una rinnovata propensione e fiducia nel denunciare: è aumentato, insomma, il numero di vittime che considerano gli atti violenti subiti un reato.” E questi stessi articoli sono circondati, ovviamente e purtroppo, da altri pezzi con titoli del tipo: “Stupra la moglie con gli amici prima della separazione. Arrestato 40enne nel lecchese – L’uomo è accusato anche di lesioni nei confronti del figlio minorenne” o “Torino, perseguita la ex: stalker arrestato due volte in 4 mesi – L’uomo è finito in manette perché, 10 giorni dopo la scarcerazione, è tornato a perseguitare la ex moglie”.

Le vittime hanno più consapevolezza di star subendo un torto, quindi, ma ai perpetratori non è arrivato un milligrammo di coscienza in più: perché a loro la società nel suo complesso non sta inviando messaggi diversi dal solito, solito sintetizzabile in “le donne sono tutte troie, false e vittimiste, provocano la violenza e poi denunciano per incastrare gli uomini e spillare loro soldi”.

In cronaca, attualmente, c’è anche questo:

“La Corte di Isleworth ha deciso: sette anni e mezzo di carcere per Nando Orlando, 25 anni, napoletano, e Lorenzo Costanzo, il suo amico bolognese di 26 anni, accusati di aver abusato di una ragazza australiana, in una stanzetta all’interno di una discoteca londinese, nella notte tra il 25 e il 26 febbraio 2017”.

https://lunanuvola.wordpress.com/2019/10/17/cosa-ci-vuole/

La giovane donna in questione, reitero per chi non ha voglia di andare al link, ha dovuto essere operata per le lesioni subite durante… un frizzante rapporto occasionale e del tutto consensuale con due aitanti sconosciuti:

“Nando e Lorenzo non si erano accorti che quella ragazza era ubriaca, li aveva provocati mentre ballava, segnale chiaro – secondo l’avvocato Maurizio Capozzo – che ci stava.”

Non occorre che una donna dica, basta che segnali. Questo è il “consenso secondo Capozzo et al.”: l’interpretazione delle segnalazioni è demandata ai maschi di turno ed è pertanto incontestabile.

Ma non basta. Per Nando Orlando, nella natia Napoli, è subito partita “la mobilitazione tra gli amici” che “hanno organizzato una vera e propria catena di solidarietà” inviando a centinaia di persone messaggi su Whatsapp con la richiesta di inviare mail ai giudici inglesi.

“Sarai sicuramente a conoscenza dell’ingiustizia della quale è rimasto vittima, – scrivono gli amici – di conseguenza ti vorrei chiedere di scrivere una mail per spiegare come lo conosci, che tipo di persona è, e soprattutto che non fa uso di droga o abuso di alcol.” Altri suggerimenti includono il descrivere “il suo comportamento (da gentiluomo) nei locali notturni” e il sottolineare “l’impatto negativo” del carcere sul futuro di questo irreprensibile giovanotto “che ha sempre studiato”.

A me gli amici di Nando “agghiacciano” più delle percentuali del rapporto citato all’inizio. Il pensiero della sofferenza della ragazza non li sfiora neppure. Come la vicenda avrà impatto sul futuro di lei è per loro irrilevante. L’essere stata stuprata diventa un’ingiustizia subita dai suoi stupratori. La guerra è pace, la libertà è schiavitù, l’ignoranza è forza. (1984, George Orwell)

Voi capite, vero, perché a breve quei dati – una vittima ogni 15 minuti, 88 al giorno – non cambieranno?

Maria G. Di Rienzo

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Pat Parker

(“My Lover Is a Woman”, di Pat Parker (Patricia Cooks, 1944 – 1989, in immagine). Pat, femminista lesbica, è stata oltre che poeta una grande attivista per i diritti umani e testimoniò davanti alle Nazioni Unite sulla violenza di genere: la sua stessa sorella maggiore morì uccisa dal proprio marito, il che Pat raccontò in versi nel poema “Womanslaughter” del 1978 – l’uomo ricevette la sentenza ad un anno di carcere con il permesso di continuare a lavorare all’esterno di esso.)

IL MIO AMORE E’ UNA DONNA

I.

il mio amore è una donna

& quando l’abbraccio

sento il suo calore

mi sento bene

mi sento al sicuro

quindi – non penso mai

alle voci della mia famiglia

non sento le mie sorelle dire

lesbicone, strambe, ridicole

vieni a trovarci, ma non

portare le tue amiche

a noi va bene,

ma non dirlo alla mamma

le si spezzerebbe il cuore

non percepisco mio padre

rigirarsi nella tomba

non sento mia madre piangere

Dio, che tipo di bambina è questa?

II.

i capelli della mia amata sono biondi

& quando si strofinano sulla mia faccia

sento che sono soffici

sembrano un migliaio di dita

che toccano la mia pelle e mi abbracciano

e io mi sento bene

quindi – non penso mai al ragazzino

che ha sputato e mi ha chiamato negra

non penso mai al poliziotto

che ha preso a calci il mio corpo & ha detto striscia

non penso mai ai Neri corpi

penzolanti dagli alberi o pieni

di buchi di pallottole

non sento le mie sorelle dire

i capelli dei bianchi puzzano

non fidarti di nessuno di loro

non percepisco mio padre

rivoltarsi nella tomba

non sento mia madre parlare

del suo mal di schiena dopo aver grattato pavimenti

non odo il suo pianto

Dio, che tipo di bambina è questa?

III.

gli occhi della mia amata sono azzurri

& quando mi guarda

io fluttuo in un lago caldo

sento i muscoli farsi deboli dal desiderio

mi sento bene

mi sento al sicuro

quindi – non penso mai agli azzurri

occhi che mi hanno squadrata

e si sono mossi a tre sgabelli di distanza da me

in un bar

non sento le mie sorelle infuriarsi

su uomini Neri sifilitici usati come cavie

infuriarsi su bambini sterilizzati

non le vedo fermarsi giusto a

un crocevia per terrorizzare la vecchia

stronza bianca

non sento mio padre rigirarsi

nella sua tomba

non ricordo mia madre

insegnarmi i sissignore e sissignora

per mantenermi in vita

non sento mai mia madre piangere

Dio, che tipo di bambina è questa?

IV.

& quando vado in un bar gay

& la mia stessa gente mi evita perché

ho oltrepassato un limite

& la gente di lei la guarda per vedere

cosa c’è di sbagliato in lei

che difetto

l’ha attirata verso di me

& quando camminiamo per le strade

di questa città

dimentichiamo e ci tocchiamo

o ci teniamo per mano

& la gente

fissa, guarda male, aggrotta la fronte & sfotte

i froci

io ricordo

ogni parola che mi è stata insegnata

ogni parola che mi è stata detta

ogni atto fatto a me

e allora odio

guardo la mia amata

& per un istante

dubito

allora – stringo la sua mano più forte

e posso sentire mia madre piangere.

Dio, che tipo di bambina è questa?

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Mi domando se sia possibile che i titoli per gli articoli di cronaca sulla violenza di genere li scriva tutti un’unica persona, per ogni quotidiano online: non è possibile, giusto? Sarebbe bello, chiaro, così potrei dire che c’è solo un individuo – al minimo superficiale e disinformato, al massimo connivente – a fornire alimento alla violenza giustificandone i perpetratori e chiederne conto direttamente a costui.

Oggi, 19 ottobre 2019:

1. Strangolata dal marito, il messaggio di Roberto all’amico: «Giuro non ero in me».

Avevo accennato alla vicenda qui:

https://lunanuvola.wordpress.com/2019/10/17/cosa-ci-vuole/

Mentre scrivevo due giorni fa la giovane donna era ancora viva. Adesso è morta. Secondo il giornale in questione il suo decesso è dovuto al fatto che “lei voleva separarsi, lui no” e il marito “non accettava di averla persa”, in più non era in sé (raptus). Ma il sé precedente all’uxoricidio non appare tanto gradevole, se dobbiamo dar conto di quello che metteva online, tipo il meme sul femminicidio “Fatti brutta o ti uccido” corredato da faccine sorridenti sue e di altri 480 farabutti, o i messaggi alla moglie in cui le spiega ripetutamente “ai sbagliato” (letterale). Certi uomini devono avere il raptus cronico: è indotto dalle donne, ovviamente, giacché queste ultime si ostinano a voler prendere decisioni sulle proprie vite, quando tutti sanno che solo gli uomini sono titolati a farlo.

Per l’assassinata Giulia Lazzari ci sarà una fiaccolata nel suo Comune, Adria. Potete scommettere che i politici locali saranno presenti, va sempre bene farsi vedere. Quanto ad aver capito qualcosa della vicenda, be’, quello è notoriamente più difficile: “Provo un profondo dolore e un rammarico – dichiara il capogruppo locale della Lega Paolo Baruffaldi – nell’apprendere la notizia della scomparsa di Giulia, barbaramente strangolata dal marito che diceva di amarla. Oggi è tempo di piangere la sua scomparsa e di rimanere vicino alla piccola, a sua figlia vittima anche lei di un gesto sciagurato ed inspiegabile. Restiamole vicino. Lei più di tutti avrà bisogno dell’aiuto da parte di tutta la città. Non lasciamola sola.”

Peccato che femministe e attiviste antiviolenza la sciagura la denuncino e analizzino da decenni, sapendola spiegare benissimo. Ma non c’è peggior sordo eccetera. “Vorrei chiedere di portare rispetto a mia nipote”, ha detto alla stampa la zia di Giulia. E infatti, ripeto, non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire: non lo ha avuto da viva e non l’avrà da morta.

2. Accoltellata 11 volte dallo spasimante impazzito, Aliona muore dopo 45 giorni di agonia.

Lei moldava, 33enne, lui albanese 27enne. E’ stata assalita sotto gli occhi di madre e sorella.

Dall’articolo: “L’aggressore ha raccontato al Gip di essere passato quella mattina a casa della ragazza, perché lei ormai da giorni non gli rispondeva più al telefono e ignorava i suoi messaggi sui social. Stando al racconto del ragazzo, quel martedì mattina del 3 settembre, prima di andare al lavoro avrebbe deciso di passare a casa di Aliona. Davanti al rifiuto della giovane di parlargli, lui ha deciso di scavalcare il cancello per entrare nel cortile dell’abitazione, ha perso la testa, e ha inferto 11 coltellate ad Aliona.”

Chi lavora nella stampa nostrana dovrebbe conoscere a sufficienza l’italiano per sapere che:

– spasimante significa innamorato, corteggiatore, pretendente;

– innamorato è chi nutre amore per una persona;

– amore è quel “sentimento di viva affezione verso una persona che si manifesta come desiderio di procurare il suo bene“.

L’autore del titolo sembra pensare che questo delinquente (e lo dico con cognizione di causa non solo per il femminicidio, visti i suoi precedenti penali), manifesti il suo desiderio di procurare il bene dell’amata a coltellate. A questo punto gli “impazziti” sono almeno due.

3. Felice Maniero arrestato per maltrattamenti: l’ex boss piange davanti ai poliziotti.

Stiamo parlando del condannato (con pene ridotte come collaboratore di giustizia) ex capo della Mala del Brenta. Vista la grande pratica di violenza che ha alle spalle non stupisce abbia malmenato e maltrattato la sua compagna 47enne sino a finire di nuovo in manette. Sono sconcertata invece dalla richiesta di compassione fatta ai lettori dal titolo dell’articolo: pensate, Felicetto piange! Sicuramente non voleva fare del male alla donna, gli è capitato, aveva questi raptus ricorrenti perché lei non gli obbediva abbastanza, o rimbeccava troppo, o metteva dosi di sale inadeguate nelle pietanze… quanto può sopportare un povero uomo?

Be’, lo ignoro. So però quanto posso sopportare io, e il mio pazientissimo limite è ormai stato superato di qualche anno luce.

Maria G. Di Rienzo.

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jennifer 42

Uscirà nell’aprile del prossimo anno, ma merita di essere segnalato con largo anticipo: si tratta del documentario d’animazione britannico “Jennifer, 42”.

Potete averne un assaggio di circa sette minuti qui:

https://vimeo.com/jennifer42doc

Le voci che sentite commentare e descrivere le scene in sottofondo sono quelle dei tre figli della protagonista, la quarantaduenne Jennifer Magnano. Dopo quindici anni di abusi sempre crescenti da parte del marito, questa donna architetta un piano di fuga rocambolesco e riesce ad allontanarsi assieme ai bambini.

“Da questo momento – spiegano le autrici del filmato – Jennifer ha fatto tutto quello che ci si aspettava da lei e tutto quello che le è stato detto di fare: ma è finita assassinata. E’ stata uccisa di fronte ai figli sui gradini d’ingresso di casa.”

Il film non è un giallo in cui dobbiamo scoprire l’assassino: fu il marito di Jennifer a premere il grilletto. E’ una ricostruzione degli eventi che hanno preparato l’omicidio e un’indagine approfondita degli stessi, ovvero la disamina del regime di controllo coercitivo che l’uomo aveva imposto alla sua famiglia – la complicata, minuziosa violenza di orari, silenzi, rituali, preparazione di pasti… il tutto senza una logica, senza relazione causa/effetto, a capriccio del marito-padre-padrone che minaccia e punisce in caso di “infrazioni”: conosco il genere per esperienza e vi assicuro che è infernale.

Le regole sono stabilite con il solo scopo di farti sentire costantemente in ansia e in colpa, vulnerabile, fragile. “Quando uscivi dalla tua stanza per andare a scuola non potevi rientrarci – ricorda per esempio una delle figlie – nemmeno se avevi lasciato indietro qualcosa che ti sarebbe servito.”

Lo staff che ha creato il documentario d’animazione è composto da donne e uomini di grande abilità, con brillanti successi precedenti e un impegno costante contro la violenza di genere, fra cui la regista Elle Kamihira, la criminologa Laura Richards (con un decennio di lavoro per Scotland Yard alle spalle), la produttrice Katie Hyde e la direttrice dell’animazione Yulia Ruditskaya (che ha offerto gratuitamente i suoi talenti anche a Unicef e Amnesty International).

Maria G. Di Rienzo

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aristolochia salvadorensis

Le sacrosante preoccupazioni di un padre, il sig. Fabio Volo, espresse con accorata dignità tramite Radio Deejay (corsivo e sarcasmo miei):

A un certo punto sulla tv appare una che si chiama Ariana Grande: bellissima ragazzina, mora. Sembra abbia 15 anni, vestita di rosa, tutta sexy. Se sono a una festa e una viene vestita così dico ‘Chi è ‘sto puttanun? Come si è introiata’. Le donne sono come i fiori, in base ai colori e ai profumi attirano un certo tipo di uomo. Se hai paura perché sei insicura e quindi esageri con la sessualità, attirerai solo gente che ti vuole sdraiare. Questa ragazzina è a quattro zampe, in ginocchio, impecorata che muove il culo. Tutto il videoclip era un richiamo sessuale. Pensate a me, padre di due femmine: vado al lavoro, faccio le mie cose, mentre una società mi sta imputtanando la figlia.”

(Le illustrazioni di questo articolo sono fiori: attendiamo che gentilmente il sig. Volo ci precisi quale tipo di uomo e/o insetto attraggono.)

Il papà angosciato si è preso del moralista e del bigotto, ma io credo abbia semplicemente fatto sfoggio di sessismo – quel sessismo quotidiano che in Italia è soffocante, nauseante, pervasivo, ossessivamente normalizzato e che investe tutte le donne, comprese le figlie del signore in questione.

skulls

Tanto per cominciare: crede il sig. Volo che se Ariana Grande non fosse bellissima, non avesse l’aspetto di una ragazzina e la sua performance non fosse sessualmente allusiva starebbe in televisione? Se avesse quarant’anni, pesasse ottanta chili e fosse vestita in jeans e maglietta potrebbe anche diffondersi nella danza in acrobazie da stuntwoman e gli studi televisivi le resterebbero proibiti. Quel che lei ha visto, mister, è ciò che gli uomini vogliono vedere e pertanto è ciò che passa in tv ab ovo usque ad mala – dall’inizio alla fine, delle trasmissioni – non solo tramite Ariana Grande. I mass media non forniscono modelli differenti a cui le sue figlie possano ispirarsi: c’è solo la introiata che deve dimostrare 15 anni anche in menopausa, qualsiasi mestiere faccia, qualsiasi ruolo svolga, al di là delle sue preferenze personali, delle sue capacità e della sua storia.

Punto secondo: poiché tali rappresentazioni soddisfano una richiesta a stragrande maggioranza maschile (maggioranza assoluta nelle redazioni dei media), per quale motivo lei ne considera responsabili le donne? Si rende conto esattamente di quel che ha detto? Paurose e insicure esagerano con la sessualità e attirano gente che le vuole “sdraiare”: quindi quando gli uomini le molestano, quando le assalgono, quando le stuprano, la colpa è loro, giusto?

Assecondando il ragionamento, in questi giorni sono accadute delle cose di cui le vittime sono responsabili, tipo:

“Varcaturo: segrega per dodici ore l’ex e sua figlia, poi violenta la donna – Per l’uomo, 27 anni, c’era già un divieto di avvicinamento. Arrestato con le accuse di violenza sessuale, sequestro e stalking. Ha tenuto prigioniere per dodici ore in auto la sua ex compagna 28enne, picchiandola ripetutamente, e la figlia di due anni.”

“Messina, picchiano e violentano una novantenne: arrestati due minorenni – In manette un 17enne e un 14enne. Uno di loro è amico del nipote dell’anziana. Hanno aggredito una 90enne, l’hanno selvaggiamente picchiata e poi hanno abusato di lei. Per entrambi l’accusa è di rapina aggravata, tentato omicidio e violenza sessuale, indagati a piede libero anche per porto di strumenti atti a offendere.”

E’ palese che non occorre vestirsi come Ariana Grande ne’ dimenare il didietro per essere investite dalla violenza, ma gli offensori in genere possono davvero “stare sereni” come va di moda dire: nei tribunali c’è un mucchio di gente che la pensa in modo non dissimile dal sig. Volo (sempre dalla cronaca di questa settimana):

“Uccisa dall’ex nel Casertano, pena ridotta per l’assassino – La sentenza di appello emessa dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere riduce di due anni (in primo grado furono comminati 19 anni) la pena inflitta all’assassino ed ex compagno di Maria Tino, uccisa a Dragoni, nel Casertano, il 13 luglio del 2017.”

“Sorrento, stupro nel ristorante: Pepe ai domiciliari dopo nove mesi. Il 57enne accusato di aver drogato e violentato una 23enne di Piano di Sorrento nell’autunno del 2016, va agli arresti domiciliari. Lo ha stabilito il Tribunale di Torre Annunziata davanti al quale il ristoratore è a processo con le accuse di spaccio di droga e violenza sessuale.”

Venus Flytrap

Nella sua prossima trasmissione, il padre preoccupato potrebbe provare a commentare le richieste che la società (guidata – diretta – normata da uomini come lui) fa non solo alle sue figlie, ma a tutte le donne:

“Il decalogo dell’amante perfetta” (articolo della settimana, sul quotidiano Libero diretto da Vittorio Feltri): “L’amante perfetta: indipendente, passionale, non invia sms e video nel cuore della notte; sembra sempre uscita dal parrucchiere; non ha mai il mal di testa; frizzante emotivamente e sessualmente; è sempre disponibile; è depilata; (…)”.

E per finire, potrebbe cominciare a contemplare la possibilità che le donne non siano al mondo con lo scopo unico e prescrittivo di attirare e soddisfare uomini.

Maria G. Di Rienzo

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