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Posts Tagged ‘femminicidio’

grim reaper

Il brano viene da un articolo di ieri, 16 agosto, a firma di Daniele Tissone, segretario generale del sindacato di polizia Silp Cgil: “(…) come ha evidenziato il recente rapporto Eures dal significativo titolo “Omicidio in famiglia”, le armi legalmente detenute nelle case degli italiani uccidono più di mafia, camorra e ‘ndrangheta. C’è un dato che fa riflettere, confermato anche dall’ultimo dossier ferragostano del Viminale: gli omicidi sono in calo nel nostro Paese, ma crescono quelli tra le mura di casa. (…) Sempre secondo i dati diffusi dal Ministero dell’Interno, oltre il 63% degli omicidi “casalinghi” riguarda le donne. Una vera e propria emergenza, con un fil rouge che lega pericolosamente assieme la delittuosità in famiglia e la diffusione delle armi. Per questo, come poliziotti democratici, restiamo fermi nella nostra convinzione che il numero di fucili e pistole in circolazione debba diminuire e non aumentare, che il legislatore debba mettere le forze di polizia nella condizione di poter controllare in maniera più cogente i titolari di porto d’armi ad uso sportivo o caccia che spesso costituiscono l’occasione a buon mercato per avere in casa delle vere e proprie santabarbara.”

Istat, agosto 2019: quasi 7 milioni di donne italiane dai 16 ai 70 anni hanno subito almeno una volta nella vita una forma di violenza (20,2% violenza fisica, 21% violenza sessuale). Nella maggior parte dei casi i perpetratori sono partner o ex partner: sapete, quelli stressati, depressi, disoccupati, lasciati o non lasciati dalle loro vittime; ad ogni modo, innamorati (16 agosto – Reggio Emilia. Omicidio Hui Zhou. I parenti di Hicham Boukssid: “Era innamorato di lei”) e recidivi in questo tipo di “amore” (3 agosto – Omicidio/suicidio a Pesaro. La figlia di Maria Cegolea: “Papà spesso la picchiava, anche di fronte a noi”). In Italia 120 donne all’anno, di media, muoiono così.

Inail, luglio 2019: aumentano i morti sul lavoro. Le denunce di infortunio mortale sono state l’anno scorso 1.218, in crescita del 6,1% rispetto al 2017. I casi accertati “sul lavoro” sono invece 704, il 4,5% in più di cui 421, pari a circa il 60% del totale, avvenuti fuori dell’azienda (con un mezzo di trasporto o in itinere, di cui 35 ancora in istruttoria). Anche gli infortuni non mortali sono in aumento: circa 3.000 in più rispetto al 1° trimestre dell’anno precedente (da circa 154.800 a 157.700).

Adesso mi dica il sig. Ministro dell’Interno: sono i 134 disgraziati rimasti bloccati a bordo della “Open Arms” – in condizioni igieniche insostenibili e da ben quindici giorni – a minacciare la sicurezza delle italiane e degli italiani?

Maria G. Di Rienzo

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Cinquanta le donne vittime di femminicidio, in Italia, dall’inizio del 2019.

La media (ultimo rapporto Censis) è di una donna assassinata ogni 60 ore.

I numeri della violenza riferiti agli episodi denunciati – stupri, maltrattamenti in famiglia, pestaggi, stalking – restano nell’ordine di migliaia.

Il 25 luglio u.s. la deputata Rossella Muroni (Liberi e uguali) presenta un ordine del giorno per assicurare l’impegno del governo “a investire sulle politiche contro la violenza di genere e sulla sicurezza delle donne”, chiedendo fra l’altro “fondi ulteriori per le forze dell’ordine e per la magistratura e di erogare le risorse stanziate nel 2018 per i centri antiviolenza e le case rifugio”: respinto.

Il 30 luglio successivo, arriva l’annuncio che due centri antiviolenza della rete D.i.Re in Umbria (a Perugia e a Terni), mentre aspettano ancora i finanziamenti previsti per il 2019, rischiano di chiudere: entro il prossimo 10 agosto, non in un nebuloso e lontano futuro.

Non sono le uniche strutture a rischio, ovviamente, e un paese civile si sarebbe accorto da un pezzo che la violenza contro le donne è un grave e persistente problema sociale. Il nostro governo preferisce strombazzare i titoli di piani, leggi e decreti colmi di promesse sesquipedali (la scomparsa della povertà, tanto per dirne una) che non è in grado di mantenere. L’importante è suonare la grancassa nelle orecchie dell’opinione pubblica: il più delle volte in modo così aggressivo e volgare che l’appellativo “onorevoli” di questi parolai si sbriciola miseramente davanti ai nostri occhi.

Ora, se volessimo usare gli stessi metodi comunicativi chiederemmo a Vincenzo Spadafora e a Giulia Bongiorno di “portarsi a casa” le donne che la loro colpevole inerzia lascerà prive di sostegno, ancora più sole di quanto la connivenza sociale per la violenza di genere le renda già: ma visto che siamo persone civili, chiediamo loro solo di fare il lavoro per cui noi cittadine/i, titolari della sovranità nazionale, li paghiamo. Grazie.

Maria G. Di Rienzo

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(tratto da: “Bolivia Declares Femicide a National Priority”, di Anastasia Moloney per Thomson Reuters Foundation, 16 luglio 2019, trad. e adattamento Maria G. Di Rienzo.)

La Bolivia, che ha una delle percentuali più alta di donne uccise per il loro genere in Sudamerica, ha dichiarato il femicidio una priorità nazionale e aumenterà gli sforzi per contrastare la crescente violenza. Da gennaio le autorità hanno registrato 73 femicidi (1), il numero più alto dal 2013. Gli omicidi ammontano a una donna uccisa ogni due giorni.

Tania

“Nei termini del numero di femicidi la Bolivia è al top della classifica.”, ha detto Tania Sanchez (in immagine sopra), a capo del “Servizio plurinazionale per le donne e per la fine del patriarcato” (2) del Ministero della Giustizia boliviano, nonostante le protezioni legali in essere.

Una legge del 2013 definisce il femicidio come crimine specifico e prevede sentenze più severe per i perpetratori condannati. “Noi non siamo indifferenti. – ha detto Sanchez a Thomson Reuters Foundation – La priorità nazionale sono le vite delle donne, di tutte le età, e per tale ragione il Presidente ha sollevato la questione del femicidio come la forma di violenza più estrema.”

L’ultima vittima di femicidio è stata la madre 26enne Mery Vila, uccisa la scorsa settimana dal suo partner a martellate in testa. Questa settimana il governo ha annunciato il suo “piano d’emergenza” in 10 punti.

In Bolivia, la violenza contro le donne è motivata da una radicata cultura machista che tende a biasimare le vittime e a condonare la violenza stessa. Secondo un’indagine governativa nazionale del 2016, sette donne boliviane su dieci dichiarano di aver sofferto qualche tipo di violenza da parte di un compagno.

Sanchez dice che il nuovo piano “prende in conto la prevenzione, così come la cura delle vittime e la sanzione della violenza, la violenza macho” e che una commissione valuterà l’aumentata spesa del governo sulla violenza di genere e la sua prevenzione, così come il grado di successo delle svariate iniziative. Altre misure includono formazione obbligatoria per funzionari statali e operatori del settore pubblico su violenza di genere e prevenzione. Insegnanti di scuole e università riceveranno anche formazione su “la violenza psicologica, sessuale e fisica” che le donne e le bambine sperimentano.

Le vittime dei femicidi in Bolivia e nella regione in generale spesso muoiono per mano di attuali o ex fidanzati e mariti con una storia di abuso domestico alle spalle, dicono gli esperti. “Noi crediamo che l’aumento (dei femicidi) si dia in relazione a un sistema patriarcale che si appropria dei corpi e delle vite delle donne.”, ha detto Violeta Dominguez, capo dell’Agenzia Donne delle Nazioni Unite in Bolivia.

I casi di femicidio restano spesso impuniti, con le famiglie delle vittime che lottano per la giustizia, ha detto ancora Sanchez: dei 627 casi accertati dal 2013, 288 restano aperti senza sentenza, il che Sanchez giudica “allarmante”.

Il Presidente boliviano Evo Morales ha scritto su Twitter lunedì scorso: “E’ ora di metter fine all’impunità e di affrontare i problemi come società.”

(1) In America Latina si usano sovente due termini per definire la mattanza di donne: femicidio – l’assassinio di donne da parte di uomini perché sono donne, a causa della loro “subordinazione” di genere, e femminicidio – che sottolinea l’impunità e le complicità relative ai femicidi: il crimine non viene commesso solo quando si uccide una donna, ma anche quando lo Stato non investiga accuratamente e si fa complice, cioè non garantisce alle donne una vita libera dalla violenza e il loro diritto alla giustizia.

(2) “Plurinazionale” fa riferimento alla definizione ufficiale del Paese: Stato plurinazionale della Bolivia. Adesso vi pregherei di immaginare il Ministro della Giustizia italiano, Alfonso Bonafede, che chiede l’apertura del dipartimento per mettere fine al patriarcato nel suo dicastero. Mission impossible. In alternativa, potete immaginare che lo chieda il Ministro dell’Interno: fantascienza.

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“Questo caso verrà forzatamente classificato come “femminicidio” per aumentarne le statistiche ma tecnicamente non lo è. in (Nda: minuscolo come nell’originale) quanto il femminicidio è una “violenza esercitata sulle donne in nome di una sovrastruttura ideologica di matrice patriarcale” e non economica come in questo caso.

Le statistiche dei femminicidi sono costantemente falsate in quanto ormai qualsiasi omicidio di essere umano di sesso femminile viene così classificato (compresi ad esempio i delitti a scopo di rapina, gli omicidi-suicidi degli anziani malati ecc..)”

Nostradamus – suppongo sia lui – fa riferimento per questa sua profezia e correlata indignazione all’assassinio di Deborah Ballesio avvenuto sabato scorso per mano (e pistola rubata) dell’ex marito Domenico Massari. Non lo fa in perfetto italiano ma possiamo perdonarlo, giacché è nato a Saint-Rémy-de-Provence nel 1503 e per comporre le sue quartine ha sempre usato mescolare lingue diverse.

L’omicida ha dichiarato ai giornalisti di non aver ucciso la donna “per motivi passionali. Ma solo per questioni economiche.” e il veggente, oltre ad aver preso per oro colato ogni sillaba, è stato anche in grado di indicarci la malefica cospirazione per aumentare le statistiche relative alla strage di donne. Immediatamente sotto questo suo illuminato commento un sodale reitera con consueto strascico di puntini di sospensione: “Se è per questioni economiche… allora è quasi legittima difesa. Vedremo come va a finire….” (So che si fatica a crederci, ma questo tizio è serio.)

Domenico Massari era stato denunciato per stalking dalla ex moglie, che aveva pesantemente e lungamente minacciato in vari modi, con conseguente divieto di dimora in tre Comuni; era stato l’autore di un incendio doloso al locale di lei nel 2015 e perciò condannato a tre anni e due mesi di carcere; infine, l’ha uccisa tramite sparatoria in pubblico, ha ferito altri due “esseri umani di sesso femminile” (una è una bambina di tre anni) ed è andato a costituirsi al carcere di Sanremo esplodendo in aria tre colpi di pistola “per attirare l’attenzione”: suonare il campanello era troppo banale. Con una personalità del genere, quel che dice è attendibile quanto le (poche) previsioni in cui Nostradamus ha indicato date precise: non se n’è avverata nessuna.

Inoltre Deborah Ballesio si aspettava di morire in questo modo, l’ha detto a molti e l’ha persino lasciato scritto – lui mi ucciderà. “Solo per questioni economiche” generalmente uno lo denunci per truffa, furto, appropriazione indebita e persino – se del caso – circonvenzione di incapace: non ti metti a perseguitarlo sino a essere condannato per stalking, non dai fuoco al night di sua proprietà e non lo ammazzi, perché tramite ognuna di queste azioni non un centesimo ti arriva o ti torna in tasca. Tutte queste cose le fai, d’altra parte, se il tuo scopo non è essere risarcito di un danno ma infliggere dolore e sofferenza e morte per vendetta: vieppiù se chi pensi ti abbia usato un torto si trova nella posizione meno indicata per osare tanto – quella di un essere inferiore non completamente umano, intrinsecamente maligno e stupido, tuo possesso per diritto naturale o divino… che sono le classificazioni affibbiate alle donne, da qualche migliaio di anni, dalla “sovrastruttura ideologica di matrice patriarcale”. La violenza che ne deriva prende una miriade di forme (fisica, sessuale, psicologica, economica) e tutte potenzialmente conducono al femicidio / femminicidio ma se di esso si conosce solo una definizione da Wikipedia è più difficile vederle. Quanto a rigettarle, sul Nostradamus “de noantri” non mi faccio illusioni.

A questo punto restano solo un paio di domande. Alla prima, che è “Chi vuole “aumentare le statistiche” (cioè gonfiare le percentuali) e per quale motivo?” non c’è una risposta intelligente, poiché la domanda è idiota e basa su presupposto falso, ma è comunque intuibile: sono le bieche orribili femministe, il cui scopo è rovinare ogni uomo sul pianeta; poi ci sono i sotto-complotti “donne vittimiste”, “donne avide di denaro che usano le statistiche per ottenere chissà che”, “donne vili che usano e abusano e poi se le ammazzano si lamentano” (vabbé, si lamentano quelle che restano vive). Tutto già visto / udito sino alla nausea.

Per la seconda domanda non ho trovato una replica soddisfacente, perciò la giro agli interessati: non avete niente di meglio da fare che sparare caxxate immani in giro per il web?

Maria G. Di Rienzo

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“Donne, il silenzio del governo sulle politiche di contrasto alla violenza” – Vita – 3 luglio 2019:

“Il 30 giugno era attesa la relazione del sottosegretario Spadafora sui fondi antiviolenza, ma dall’esecutivo nessuna notizia. Silenzio anche sullo stato di avanzamento del Piano nazionale antiviolenza 2017-2020. Con ActionAid anche D.i.Re, Be Free e Telefono Rosa. Per Isabella Orfano esperta della ong «un’occasione persa». «Un totale stallo nelle politiche nazionali di prevenzione e contrasto della violenza maschile contro le donne» osserva Lella Palladino, presidente di Donne in Rete.”

Il Governo non rispetta la legge sul femminicidio – LetteraDonna – 04 luglio 2019:

“A che punto siamo con i fondi antiviolenza? Quante sono le risorse stanziate ad oggi e come sono state utilizzate? A queste domande avrebbe dovuto rispondere la relazione che, secondo la legge sul femminicidio, il sottosegretario alla Presidenza con delega alle Pari Opportunità Vincenzo Spadafora doveva presentare alle Camere entro il 30 giugno. Ma la scadenza non è stata rispettata, e gli interrogativi sulle risorse stanziate, così come sullo stato di avanzamento del Piano nazionale antiviolenza 2017-2020 restano inevasi”.

Quelle 33 mila donne in fuga dalla violenza – La Repubblica – 8 luglio 2019:

“Primo censimento ufficiale dei 338 centri in Italia che aiutano chi subisce aggressioni e minacce. Il piano delle Pari opportunità: arrivano più risorse, quest’anno 37 milioni. Ma anche più controlli. E il sottosegretario Spadafora attacca: “L’Italia è più sessista, e Salvini dà il cattivo esempio”.

In fuga da violenze e abusi. Spesso in pericolo di vita. Senza nulla, a volte, se non i loro bimbi impauriti, portati via per mano, nella notte, addirittura in pigiama. Sono state oltre 33 mila le donne accolte nel 2017 dalla rete capillare dei 338 centri antiviolenza italiani, per la prima volta censiti dall’Istat e dal Cnr su incarico del dipartimento per le Pari opportunità. Ma oltre cinquantamila donne hanno chiesto aiuto (…)”.

Relazione sullo stato di utilizzo delle risorse per centri antiviolenza e case rifugio – no. Relazione sui piani d’azione nazionali contro la violenza di genere – no. (Ambo gli impegni sono previsti dalla legge 119/2013).

Arrivano più risorse? Ma lo stanziamento serve a poco se poi i soldi restano in cassa: Erogazione fondi – 2015/2017 – oscillante fra il 25,9 e il 35,9%. Risorse liquidate da parte delle Regioni, nel 2018, pari al 56,3% del totale. Per la serie: neanche dalla cima dell’Everest si scorge la vastità di quanto allo stato italiano non importi nulla della violenza contro le donne.

Il sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri (pari opportunità, politiche giovanili e servizio civile universale) Vincenzo Spadafora ha sicuramente ragione quando dice che “L’Italia è più sessista, e Salvini dà il cattivo esempio”, ma non può scaricare su altri il proprio palese e dimostrato disinteresse per uno dei dipartimenti che dovrebbe dirigere: “Il Dipartimento per le Pari Opportunità ha il compito statutario e politico di favorire l’affermazione dei diritti universali per tutte e tutti. Spiace constatare che, lungi dall’impegnarsi in azioni realmente trasformative, il Dpo è anche inottemperante rispetto a compiti già messi a sistema e normati, anche rispetto a calendari e scadenzari decisi da tempo, e resi organici attraverso le Conferenza Stato Regioni, che ha normato le azioni governative antiviolenza.”, Oria Gargano di “Be Free”.

Però, Spadafora è uno che può cambiare idea e non solo perché è stato per tre anni presidente di Unicef Italia. Cambiare sembra venirgli facile: segretario particolare del presidente della Regione Campania Andrea Losco (Udeur, cioè Mastella, cioè “cristianesimo democratico” qualunque cosa ciò voglia dire); poi nella segreteria dei Verdi con Alfonso Pecoraro Scanio; poi capo segreteria del Ministero dei Beni Culturali con Francesco Rutelli, Margherita; poi nominato garante per l’infanzia e l’adolescenza da Gianfranco Fini (allora presidente della Camera, Futuro e Libertà) e Renato Schifani (allora presidente del Senato, Forza Italia); infine, nel 2016 entra nello staff di Luigi Di Maio come responsabile delle relazioni istituzionali e nel 2018 è candidato, ed eletto, per il Movimento 5 Stelle.

Se mette questa volontà di esserci sempre e comunque e con chiunque contro la violenza di genere può essere un buon alleato: noi attiviste siamo pragmatiche e puntiamo al merito. Intanto, visto che con Salvini ha a che fare direttamente, potrebbe chiedergli se al “Comitato nazionale ordine e sicurezza” invece di giocare a Risiko con “l’utilizzo di radar, mezzi aerei e navali, presenza delle navi della Marina e della Guardia di Finanza per difendere i porti italiani” possono spendere qualche minuto a riflettere su cosa mina e persino azzera la sicurezza nelle esistenze delle cittadine italiane.

Maria G. Di Rienzo

P.S. Questo l’ho letto dopo aver pubblicato l’articolo e lo riporto così com’è scritto:

“Utilizzare il dramma (1) della violenza che troppe donne hanno subito o subiscono per attaccare Salvini è vile – afferma Erika Stefani ministro (2) per gli Affari Regionali e le Autonomie – un comportamento che male si addice a chi ha un incarico di Governo così delicato come quello che ricopre Spadafora e che quindi andrebbe ripensato. Sono costernata. La politica non dovrebbe mai arrivare a questo livello”.

Signora Stefani, quando nel 2016 Salvini si produsse nella pagliacciata con la bambola gonfiabile paragonata a Laura Boldrini lei scrisse le stesse cose online, dirette a lui vero? VERO? E gli ha risposto così, per anni “Sono costernata. La politica non dovrebbe mai arrivare a questo livello” ogni volta in cui il suddetto si è prodotto in attacchi squinternati e volgari via twitter a quella che allora era la Presidente della Camera. E’ andata così, VERO?

(1) No, non è uno tsunami ne’ un terremoto ne’ un fuoco d’artificio di raptus: è un problema sociale alimentato anche da linguaggi, stereotipi, atteggiamenti, insulti, “scherzi” sessisti. Come la bambola gonfiabile di cui sopra.

(1) Ministra, grazie. E’ ITALIANO. Foscolo usava il termine già ai tempi suoi e per forza di cose non era stato indottrinato “dalla Boldrini”, giusto?

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Non è parodia, non è satira, non è uno scherzo: “Europee, ritorna il gioco social Vinci Salvini“. Lo stakanovista per sagre e comizi elettorali spiega in un video che “Fa più punti chi mette più velocemente “mi piace” ai miei post su Facebook e, da quest’anno, anche su Twitter e Instagram. Cosa si vince? Ogni giorno la tua foto diffusa sui miei canali social a sei milioni di amici, una telefonata con me e, ogni settimana, un caffè di persona”.

Gli articoli relativi hanno sottolineato il rischio per la privacy, poiché in questo modo si raccolgono i dati personali di chi partecipa (nome, cognome, sesso, indirizzo di posta elettronica, Stato – Comune – Provincia di residenza, account Facebook, Instagram e Twitter…), esplicitamente per l’elaborazione di “statistiche per promuovere lo sviluppo e le attività del movimento”. Ho letto anche che i “6 milioni di amici” sarebbero stimati per circa il 50% come fake (account fasulli, bot, ecc.), ma non sono in grado di verificare questo dato.

A me sono apparsi fasulli pure i quattro personaggi che nel video posavano da belle statuine attorno a quello che sembrava un televenditore di pentole ma – in effetti – era il Ministro dell’Interno della Repubblica Italiana. Le competenze del dicastero in questione, per non dettagliare troppo, sono il garantire costituzione e funzionamento degli organi elettivi locali; la tutela della sicurezza e dell’ordine pubblico; il coordinamento delle forze di polizia; la tutela dei diritti civili: Costituzione, art. 3 – Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Tutela in questo contesto significa “difesa” e “protezione”. Nei giorni in cui è lanciato il “gioco social” del sig. Ministro, la camorra impazza sparando per le strade di Napoli, operai muoiono sul lavoro come mosche, i femicidi si susseguono a ritmo orribilmente regolare (più di tre donne uccise a settimana, dati Eurostat 2019), l’abuso di bambine e ragazze raggiunge la cronaca con allarmante frequenza (9/10 maggio: Adescava ragazzine su Facebook: bidello condannato a due anni; Nonno orco stupra la nipote 16enne: «Ti è piaciuto?»; Conosce una 12enne su Facebook e la costringe a filmarsi nuda; Reggio Calabria, abusi sessuali e bullismo su ragazzine: sei ragazzi finiscono in comunità; Violenta minore, arrestato medico; ecc. ecc.) e i naufragi di migranti fanno sì notizia ma per non più di cinque minuti, tanto la prossima tragedia è prevista per dopodomani.

“Vedi, è solo intrattenimento

Un episodio superficiale mentre la vita continua a rivelarsi.

Solo intrattenimento

controllato e copiato, loro hanno piantato il seme

che germoglia nella tua visione del mondo.”

Only Entertainment, Bad Religion, 1992

https://www.youtube.com/watch?v=TSd3509D7PY

Tutto quel che il Ministro dell’Interno fa nei giorni suddetti, video compreso, è:

1. CAMPAGNA ELETTORALE – spesso con frasi roboanti sparate a vuoto, sia perché poi non può concretizzare le “promesse” in esse espresse, sia perché appaiono come fondate su una realtà (e una lingua italiana) alternativa, tipo quella che prevede la chiusura degli “spacci di droga”: “La droga fa male, se bisogna legalizzare o liberalizzare qualcosa, parliamo invece della prostituzione, visto che far l’amore fa bene sempre e farlo in maniera protetta e controllata medicalmente e sanitariamente.”

La supposta pericolosità della marijuana come “porta d’ingresso” ad altri stupefacenti è stata ripetutamente smentita da numerosi seri studi scientifici al proposito. La “cannabis light” attualmente commercializzata tramite la legge 242/2016 ha un contenuto di principio attivo (Thc – tetraidrocannabinolo) inferiore allo 0,6%: per l’effetto psicotropo (sballo) ce ne vuole tra il 5 e l’8% – e la discussione sulla “droga” è chiusa.

Punto secondo. Prostituirsi in Italia non è vietato dalla legge: è illecito agevolare o favorire la prostituzione o indurre alla prostituzione altre persone. Pagare una prostituta, inoltre, non è “amore”, ne’ per costei ne’ per chi la compra: usare e sfruttare non sono sinonimi di amare. Uno zio Nane qualsiasi al bar, dopo la sesta grappa, “normalmente” diffonde la propria becera ignoranza in questo modo, ma proveniente da un Ministro dell’Interno tale comportamento è inaccettabile.

2. PARATA DI ATTEGGIAMENTI AGGRESSIVI – che oltre agli ululati pieni di eleganza contro oppositori e contestatori, hanno previsto l’uso delle forze dell’ordine come personale milizia del Ministro. In generale posso capire e simpatizzare con chi si sente offeso da questo paragone perché consapevole del proprio (spesso ingrato, malpagato e poco considerato) ruolo lavorativo e istituzionale, ma sono i vostri colleghi che sequestrano cellulari o rimuovono striscioni – in assenza totale di mandati e condizioni di pericolo o emergenza – a uno schiocco di dita del sig. Salvini a essere in torto.

3. ANNUNCI DI NUOVI “GIRI DI VITE” (Decreto Sicurezza bis) – Le nuove norme proposte hanno queste finalità:

– dare al Ministero dell’Interno carta bianca in materia di sbarchi, ovvero le competenze sul transito nelle acque italiane ora in carico al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti;

– punire le navi di soccorritori che operano salvataggi di profughi e migranti (multe di 3.500 / 5.500 euro per ogni straniero trasportato, revoca della licenza per imbarcazioni battenti bandiera italiana, ecc.);

– punire chi osa manifestare in piazze e strade il proprio dissenso (a questo splendido governo e al suo luminoso futuro) trasformando in reati da sanzioni pesanti quelle che attualmente sono rubricate come contravvenzioni. La resistenza a pubblico ufficiale, in queste nuove norme, se attuata durante una dimostrazione diventa automaticamente “aggravata”; proteggersi da una carica tramite “l’utilizzo di scudi o altri oggetti di protezione passiva” è vietato.

Il resto sono fumogeni (quelli che, come da punto precedente, non dovete assolutamente usare voi durante i cortei li usa il “Decreto Sicurezza bis”): 800 persone assunte per anno per smaltire i procedimenti di esecuzione delle sentenze definitive – stanziamento 25 milioni di euro; poliziotti stranieri in incognito “con riferimento alle attività di contrasto del delitto di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina” – stanziamento 3 milioni di euro…

Vi sentite meglio, più sicuri, tutelati, difesi da questo incredibile miscuglio di buffonate e minacce?

E se non è così, perché non parlate?

“Sonmi 451: Se fossi restata invisibile, la verità sarebbe rimasta nascosta. Non potevo permettere questo.

Archivista: E se nessuno credesse a questa verità?

Sonmi 451: Qualcuno ci crede già.”

Cloud Atlas, 2012

Maria G. Di Rienzo

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I coltelli di ieri, 22 aprile, finiti in cronaca:

Roma – Accoltella la moglie davanti ai bambini, salva grazie all’allarme dato dalla figlia 12 enne;

Salerno – Una coltellata al cuore dal suo ex: donna in fin di vita.

Nel primo caso l’uomo ha 59 anni ed è originario del Senegal, la moglie italiana ne ha 39 e il “salva” del titolo è un eufemismo, in quanto è ricoverata in pericolo di vita; nel secondo caso l’uomo ha 64 anni ed è italiano, la ex compagna è rumena, ne ha 38, è stata colpita più volte all’addome ed è parimenti ricoverata in pericolo di vita: il perpetratore in questione è recidivo, per quanto riguarda l’uso della violenza, infatti nel 2014 era stato condannato per stalking e aveva il divieto di avvicinamento relativo a un’altra donna con cui aveva avuto una relazione.

Il tentato omicidio romano è spiegato così: “È stata accoltellata per gelosia dal marito davanti ai suoi tre bambini.” Il marito le ha sottratto il cellulare e dopo averlo esaminato l’ha aggredita, l’ha rincorsa con un grosso coltello da cucina e con quello l’ha colpita alle spalle. La donna è fuggita in strada e si è accasciata nel sangue, sempre inseguita dal marito, che come si è visto di fronte a potenziali testimoni è tornato a barricarsi e a urlare in casa dove tre bambini terrorizzati di 12, 8 e 4 anni si erano rinchiusi in camera da letto per sfuggirgli.

Senza un battito di ciglia, gli articoli riportano anche la spiegazione del perpetratore: “Ho letto dei messaggi e mi ero accorto che mi tradiva. Sono innamorato di lei e non volevo perderla.”

Il tentato omicidio salernitano ha invece, sempre secondo i sedicenti giornalisti che ne scrivono, questa motivazione: “Non si era rassegnato alla fine della loro storia d’amore e così ha deciso di vendicarsi, accoltellandola.” L’ha fatto in pubblico, fermando l’automobile in cui la donna si trovava con un altro e aprendo la portiera per colpirla, e se un carabiniere che si trovava in zona per caso non fosse intervenuto a bloccarlo avrebbe continuato a infilzarla.

Alla parola “amore”, il dizionario Treccani dà come definizione primaria “sentimento di viva affezione verso una persona che si manifesta come desiderio di procurare il suo bene e di ricercarne la compagnia”. Salta all’occhio che infilare lame nel corpo di un’altra persona, tentando di ucciderla, non corrisponde al “desiderio di procurare il suo bene”, vero? Inoltre, ammazzare qualcuno significa proprio “perderlo”, senza occasioni ulteriori, per sempre. Presentare un uomo violento che tenta un omicidio come un poveraccio “non rassegnato” a una chiusura sentimentale e quindi ancora innamorato sarebbe solo una patetica stupidaggine, se non contribuisse a mantenere in essere il clima culturale per cui la violenza di genere è accettabile e scusabile e perciò, signore e signori della stampa, dovete smettere di farlo. Ieri era già troppo tardi.

Maria G. Di Rienzo

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