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dark ages

Sai, c’è stata un’altra epoca

in cui la scienza non era presa sul serio

e la religione governava il mondo.

Li abbiamo chiamati secoli bui.

L’Espresso ha pubblicato ieri un’intervista al sacerdote Vilmar Pavesi, indicato come consigliere spirituale del ministro “della famiglia” Lorenzo Fontana. Le dichiarazioni di entrambi sembrano posizionarli abbastanza lontani nel tempo e nello spazio: in pratica scollegati dalla realtà e desiderosi di una replica del medioevo.

Le prime due frasi sono di Pavesi, la terza e la quarta sono state dette da Fontana in un’intervista concessa a La Stampa:

“C’è il diavolo dietro ogni peccato di superbia, di sensualità, di lussuria. L’omosessualità è un peccato contro natura. Istigato dal maligno.”

“In questa Chiesa vengono solo uomini perché ci vuole uno sforzo mentale per seguire la messa in latino.”

“Impediremo alle donne di abortire.”

“Abolirei le unioni civili, la famiglia è quella naturale.”

Se le gerarchie ecclesiastiche per il sacerdote e il governo per il ministro non hanno niente da dire al proposito, noi siamo costretti a supporre che queste affermazioni abbiano la loro approvazione e il loro consenso.

Se per quel che riguarda la chiesa cattolica, non essendo credente e quindi a essa non affiliata, io possa dire che non mi interessano anatemi, scomuniche e fantasie paranoiche sul demonio, per quel che concerne il governo del mio paese è tutt’altra musica: la garanzia che i diritti umani miei e altrui (Costituzione della Repubblica, Dichiarazione Universale delle Nazioni Unite) siano rispettati sta ampiamente nelle mani di chi fa le leggi.

Credo sia ora di preoccuparsi, entusiasti elettori e sostenitori dell’attuale coalizione al potere, perché Probitas laudatur et alget – L’onestà è lodata ma muore di freddo (Giovenale) e Nam tua res agitur, paries cum proximus ardet – Se brucia la casa del vicino, è in ballo anche casa tua (Orazio).

Sì, Pavesi e Fontana, sono una donna e ho fatto uno sforzo mentale. Sono ancora viva. Il prossimo sforzo mentale dovrebbe toccare a voi, magari – visti i vostri ruoli – dopo un esame di coscienza.

Maria G. Di Rienzo

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Quest’estate è stata un susseguirsi di rivelazioni e illuminazioni (si fa per dire) fornite a noi comuni mortali da autorità (si sempre per dire) in campo politico, religioso o educativo. Sono riuscite a darci i brividi nonostante le alte temperature, mille grazie.

L’estate è finita, almeno ufficialmente. Oggi è l’Equinozio d’Autunno. Vale la pena di fare un sommario delle cose più clamorose che abbiamo appreso.

1. Quando un ponte crolla per mancanza di manutenzione e l’incidente uccide 43 persone e ne ferisce 9, i comportamenti giusti da tenere sono: presenziare a sagre distanti centinaia di chilometri, scrivere idiozie sui social media del tipo “brutta notizia, però ce n’è una di buona: abbiamo respinto un barcone di immigrati!” (se siete riusciti a farlo affondare va ancora meglio), farsi selfie sorridenti in televisione con il plastico dell’opera crollata – ciò segnalerà ai sopravvissuti e ai parenti delle vittime il vostro interesse e il vostro rispetto per il loro dolore.

2. E’ la politica a decidere come la scienza funziona e quali risultati deve avere. Non è proprio nuovissimo, come atteggiamento: governi di ogni tipo hanno storicamente perseguitato, rinchiuso, ostracizzato e persino giustiziato un bel po’ di scienziati. Perché, a differenza di quanto credono gli ignoranti nei consigli regionali e in parlamento, se parliamo di scienza i “dogmi” non esistono – ogni teoria deve essere tesa alla descrizione dell’esistente e comprovata da fatti e ogni teoria può finire nel dimenticatoio dall’oggi al domani qualora i fatti la contraddicano.

3. Non abbiamo più garanzie che a scuola si impari qualcosa di vero. Se una squinternata si inventa un tunnel che collega il Gran Sasso al Cern – e per nostra sventura quando lo fa ricopre il dicastero all’Istruzione – la cosa finisce dritta nei libri di testo Mondadori. Ma non basta: se nello scenario precostituito e predigerito che deve sostituire la realtà, mostrandosi grato al governo “del cambiamento”, si inseriscono frammenti di verità storica per essi scatta la censura. E’ stato il caso del liceo di Trieste la cui mostra sulle leggi razziali è saltata perché il manifesto non è piaciuto al Comune (sindaco Forza Italia, assessore alla cultura centro-destra): foto in bianco e nero di tre ragazze sorridenti, con libri e cartelle in mano, e riproduzione della prima pagina del quotidiano Il Piccolo, datata 3 settembre 1938, su cui campeggiava il titolo: “Completa eliminazione dalla scuola fascista degli insegnanti e degli alunni ebrei”. Troppo forte, hanno detto, ma forse era un complimento.

4. L’orizzonte per le donne è anch’esso non troppo nuovo, com’era prevedibile (casa, chiesa, cucina e camera da letto). I politici del “cambiamento” stanno mettendo le mani sulla legge che regolamenta il divorzio e la tutela dei figli dei divorziati, dichiarano “impediremo alle donne di abortire” e di voler abolire le unioni civili, aprono “sportelli anti-gender”. Ringalluzzito dall’atmosfera, un parroco veneto propone una tassa sulle scollature e sugli spacchi dei vestiti delle donne che contraggono matrimonio religioso: “Potremmo istituire una sorta di offerta da riscuotere in proporzione alla decenza dell’abito della sposa, che molto spesso si presenta sguaiato e volgare. Così chi più si presenta svestita più paga.” E’ bello sapere che adesso nei seminari si studiano i trend della moda, eleganza e decoro, e ogni parroco è diventato un esperto fashionista. Mancano purtroppo almeno un paio di lezioni sul rispetto dovuto ai corpi e alle scelte delle donne.

5. Siete passati per qualche motivo da una questura, ultimamente? Conoscete qualcuno che ci lavora? Sono senza carta per le fotocopie, senza cancelleria, senza benzina per le auto, non ricevono materiali e aggiornamenti sufficienti per fare un lavoro decente. Ma adesso è arrivata la legge “Spazzacorrotti” e un video del sottosegretario agli Affari regionali ci spiega che i “polizziotti” – a lui va bene con due zeta, vedremo se ciò avrà ricadute su testi scolastici e dizionari – avranno la possibilità di diventare come “Johnny Depp in Donnie Brasco”. Posso solo immaginare le entusiastiche reazioni dei lavoratori delle forze dell’ordine.

6. Per fare un cerchio completo non bastano più 360°, ce ne vogliono 365. Aggiorniamo anche la matematica, che è sempre più un’opinione e le opinioni, come sapete, sono sacre e intoccabili: è la realtà che deve adeguarsi. “Le ricerche dovrebbero essere estese a 365 gradi”, dichiara infatti lo stesso consigliere regionale leghista che ha appena spiegato come la legionella sia “la malattia dei legionari, che non hanno mai operato in Austria o in Svezia o in Nordtirolo, ma hanno operato dove ben sappiamo”. La legionella ha preso questo nome dopo che un malessere non meglio identificato colse 221 persone appartenenti all’American Legion, un’associazione di veterani statunitensi che nel luglio 1976 partecipavano a una riunione in un albergo, e ne uccise 34. Il batterio è stato identificato nel gennaio 1977. Perciò, consigliere, cos’è che “ben sappiamo”?

Maria G. Di Rienzo

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Mie care, miei cari: avete anche voi qualche problema nello stare a guardare la democrazia italiana mentre muore? Credete sia possibile rianimarla? Perché quella in cui stiamo vivendo è ormai un’oclocrazia (“governo/potere della folla”, Polibio – Storie, Libro VI) in cui politici “desiderosi di preminenza, non potendola ottenere con i loro meriti e le loro virtù” adulano e allettano le masse stimolandone sentimenti gretti e paure con rozza – e più spesso che no sgrammaticata – retorica; infine, “quando sono riusciti, con la loro stolta avidità di potere, a rendere il popolo corrotto e avido di doni, la democrazia viene abolita e si trasforma in violenta demagogia”. Le azioni di governo che ne conseguono sono prive di raziocinio, volubili, volgari, irresponsabili, ignoranti, dannose e inefficaci. Le minoranze finiscono immediatamente sotto tiro. I diritti umani diventano concessioni ai meritevoli (id est lecchini – parenti – amici – sodali). Le tutele alla dignità delle persone conquistate dalle lotte operaie, studentesche, femministe, sindacali sono bollate come “privilegi”. L’analfabetismo (di ritorno, funzionale, quel che volete) è una virtù. La violenza verbale e/o fisica diventa il solo modo di comunicare.

Il ruolo democratico dei cittadini è “ridotto in pratica al solo processo elettorale” (Hasanović), perché il principale difetto della democrazia in sé è questo: funziona solo se la cittadinanza conosce e si cura della democrazia stessa.

Perdonatemi se vi sembrano ovvietà. So che gran parte della mia audience fa parte di quell’ultimo, ormai assai ristretto, segmento di cittadinanza. So anche che niente attualmente, in Italia, incoraggia le persone a interessarsi attivamente del proprio paese: non abbiamo educazione alla partecipazione democratica ne’ nelle scuole ne’ altrove e nessun partito – stia al governo o all’opposizione – è interessato a promuoverla per come dev’essere, un modo civile, intelligente e inclusivo in cui le persone si impegnano nella costruzione della società in cui vivono tramite decisioni basate su dialogo (che può divenire confronto anche aspro, ma rigetta l’insulto e l’aggressione) e consenso… e lo fanno non per costruirsi una carriera, pagare diciassette amanti, avere lo yacht, il fuoristrada e l’attico in centro città, ma perché vogliono vivere in un mondo decente, in grado di dare un minimo di serenità e giustizia a tutti.

Dobbiamo avere un orizzonte. Dobbiamo avere un minimo di valori e sogni condivisi. Dobbiamo accordarci almeno su degli standard di base per cui una nazione non è un’azienda, le istituzioni non sono distributori automatici di regali agli amici degli amici e qualsiasi parlamento o assemblea decisionale non sono parcheggi per ambosessi svitati. C’è qualcuno, là fuori? Maria G. Di Rienzo

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Fuori posto. Così ci sentiamo in molti nell’Italia del 2018 e del governo dei soccorsi negati, dei censimenti etnici (illegali) e delle corruzioni passate e presenti. Ci sentiamo così pochi, così diversi, così impotenti che spesso preferiamo persino non essere visti.

Quando arriviamo al punto di cancellare noi stesse/i, abbiamo bisogno di Storia e di Orgoglio. Quando la situazione permette alle persone di essere legittimate all’odio, all’abuso, alla discriminazione, all’ignoranza e all’avidità, abbiamo bisogno di Storia e di Orgoglio.

Quando cominciamo a dimenticare la Storia, quando essa viene ridefinita, ripulita, manipolata e noi scordiamo che sono stati i poveri e i diseredati a sollevarsi in ogni lotta per la dignità umana, abbiamo bisogno di ricordarli, di nominarli, di dichiararci loro eredi – con Orgoglio.

Sono donne e uomini radici dell’albero della Storia: hanno acceso fuochi sacri, creato interi nuovi sistemi di pensiero, rovesciato bigottismo e oppressione; hanno sognato – e lottato affinché i sogni divenissero realtà e nel fare questo hanno aperto per se stesse/i e per noi migliaia e migliaia di strade.

Quindi stracciate i fondali che li coprono, perché sono gli stessi fondali che cancellano voi. Se sappiamo da dove veniamo, prenderemo migliori decisioni su dove andare.

Deliziatevi di chi voi siete, dentro e fuori.

Dispiegate le vostre ragioni, le vostre passioni, la vostra forza come rami di quello stesso albero della Storia. E preparatevi a diventare radici, per coloro che verranno dopo di voi.

Pensateci bene: non siamo noi a doverci vergognare.

Maria G. Di Rienzo

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Ogni volta in cui il “progressista” papa in carica apre la bocca in materia di relazioni fra uomini e donne – e dei rispettivi ruoli sociali – infila perle di medioevo senza che nessuno dei giornalisti / commentatori riesca a contestualizzarne e contestarne neppure una. E’ ovvio, dicono, che Bergoglio si esprima in tal modo, è questa la dottrina della chiesa cattolica.

Così, l’aborto “è di moda”, praticato da “nazisti in guanti bianchi” su donne che vogliono una “vita facile” e respingono i bambini “mandati da dio” con qualche difetto: portare avanti una gravidanza per dare alla luce una creatura che morirà a causa di una grave malformazione congenita non appena partorita (come per l’anencefalia, decesso sicuro al 100%) o che vivrà un’esistenza breve e tormentata è meglio, dio e Bergoglio sono contenti – dopotutto, non è toccato a loro.

Poi, sempre durante lo stesso pistolotto rivolto al Forum delle Famiglie (un plurale che il papa non gradisce e che ha subito “corretto”) ha lodato quelle che fanno finta di niente mentre i loro mariti si puliscono il didietro con i voti coniugali: “Una cosa che nella vita matrimoniale aiuta tanto è la pazienza, sapere aspettare. Ci sono nella vita situazioni di crisi forti, brutte, dove anche arrivano tempi di infedeltà”. Di qui, la lode di Francesco alla “pazienza dell’amore che aspetta. Tante donne, ma anche l’uomo talvolta lo fa, nel silenzio hanno aspettato, guardando da un’altra parte, aspettando che il marito tornasse alla fedeltà. La santità che perdona tutto perché ama.”

A questo punto vorrei mandarlo al cinema. A New York, tanto a lui i soldi per il viaggio e il biglietto non mancano, al Film Festival di Human Rights Watch (14 – 21 giugno 2018), per vedere “Un migliaio di ragazze come me”.

A Thousand Girls Like Me

E’ un documentario su una giovane donna afgana, la ora 23enne Khatera – in immagine nel poster – che la regista Sahra Mani presenta così: “Ogni donna in questo paese ha un centinaio di proprietari. Padri, fratelli, zii, vicini di casa: tutti credono di avere il diritto di parlare per noi e di prendere decisioni al nostro posto. Questo è il motivo per cui le nostre storie non sono mai udite, ma vengono seppellite con noi.” La religione è diversa, ma i fondamenti patriarcali sono gli stessi.

Khatera è stata presa a botte e abusata sessualmente da suo padre per più di 13 anni. E’ rimasta incinta e ha abortito innumerevoli volte. Due figli, una femmina e un maschio, li ha messi al mondo. Come da precetti suggeriti da Bergoglio, è stata molto paziente. Sua madre ha cercato di guardare da un’altra parte. Hanno aspettato, immerse ogni singolo giorno in un dolore letteralmente inenarrabile – non dovevano parlare, perché la vergogna e la condanna sarebbero ricadute su di loro. E la violenza non è finita.

Non è finita sino a che Khatera ha denunciato il suo stupratore ed è riuscita a mandarlo in galera. Lei e sua madre ricevono a tutt’oggi minacce di morte dai parenti per aver “rovinato la loro reputazione”. Tollerare l’abuso e la sofferenza, scusando e legittimando con ciò il comportamento dei perpetratori maschi, è il consiglio che non solo il papa cattolico, ma sistemi giudiziari e attitudini socio-culturali sessiste danno alle donne in tutto il mondo. Può darsi che ciò le renda “sante” agli occhi di qualche dio, ma noi non possiamo farci carico delle vostre fantasie, signor Bergoglio, in quelle che sono le nostre esistenze reali e anche se ci aspetta l’inferno dopo la morte (del che molte di noi dubitano seriamente) preferiamo mettere fine all’inferno in cui sono state trasformate le nostre vite.

Maria G. Di Rienzo

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tina costa

Tina Costa – in immagine sopra – è una di quelle persone a cui dobbiamo molto di quel che diamo per scontato nelle nostre vite quotidiane: diritti umani, diritti civili, una repubblica democratica fondata sul lavoro (almeno sulla Carta) al posto di una dittatura, suffragio universale. Tina, 93enne ex partigiana, è stata una “testimonial” del Pride romano di sabato scorso, a cui ha partecipato rilasciando dichiarazioni del tutto sensate e condivisibili sul senso della sua presenza e sulla necessità di combattere le discriminazioni e tutelare ogni cittadino/a in quanto tale.

Le marce dell’orgoglio LGBT hanno di fondo, ovunque, lo stesso messaggio – alta visibilità atta a suggerire eguaglianza, rispetto, presenza attiva e persino mera esistenza quando condizioni esterne, ad esempio legislazioni e/o compagini governative omofobe, la negano – ma possono presentarlo in modi diversi a seconda dei momenti storici. Abbiamo avuto Pride semplicemente e felicemente celebrativi, ma quello di sabato 9 giugno aveva una spiccata componente politica e una richiesta esplicita di alleanze relative: ha convogliato il senso, anche tramite la presenza degli ex partigiani, che la lotta per i diritti umani è una lotta comune. Perciò, cantando in coro “Bella Ciao” con Tina Costa, i/le dimostranti hanno preso una posizione e dato un segnale.

Se la cosa ha generato in me speranza e sollievo, e persino un briciolo di commozione, sono rimasta però agghiacciata dai commenti che corredavano i video al proposito: so che i troll sembrano più presenti degli altri per il loro malato e ossessivo impegno a scatarrare i loro insulti dappertutto (e difatti alcuni commenti si ripetevano identici e con identico account sotto ogni video), tuttavia ciò fornisce un quadro preoccupante per una componente significativa della popolazione: sta, spesso dichiaratamente, fra quella che ha votato l’attuale governo e vuole – lo vedrete di seguito in forma letterale, nulla è stato corretto – la sparizione di chiunque possa essere classificato come “differente” dai loro arbitrari standard di “normalità”; la creazione di una società a compartimenti stagni, i cui segmenti non devono comunicare fra loro; la validazione della loro (spesso consapevole e scelta e difesa) ignoranza nel gettare nello stesso calderone con l’etichetta di “ambiguità” violenza su donne e minori, tossicodipendenze, orientamento sessuale; il silenziamento delle donne e il loro stoccaggio nelle cucine (e poi verosimilmente, a seconda del grado di scopabilità, nelle camere da letto).

Ecco una selezione degli sproloqui:

1. “che vergogna…nella vostra vita fate quello che volete, scopatevi chi volete, state insieme a chi volete, ma se davvero aveste una dignità umana, queste pagliacciate non le fareste! queste sono cose inutili, fastidiose, di costume e di un costume fastidioso che non porta a niente se non ad autoemarginarvi e basta. Io sono etero e non per questo motivo organizzo sfilate e faccio il pagliaccio in giro per le città. Vivo la mia vita e la mia sessualità nella vita privata come cazzo voglio. Senza fare il circo come voi. Se davvero foste intelligenti, sensibili e, ripeto, degni delle vostre tendenze e delle vostre scelte, non fareste minimamente queste cose. E lasciate stare la storia, la guerra, i partigiani, la sinistra, voi non c’entrate niente con tutte queste cose!”

E in che modo l’eterosessualità sarebbe una faccenda “privata”? I fidanzamenti e i matrimoni non sono pubblici? Non esistono leggi che regolano le relazioni all’interno della famiglia eterosessuale? Qualche ministro ha per caso detto che le famiglie basate su una coppia eterosessuale non esistono? Questo è il motivo per cui bisogna ancora andare a fare “circo”, mister.

2. “I movimenti omosessuali sono finanziati da George Soros. Il mio consiglio è di andarsi a leggere i documenti trafugati da DCleaks alla sua fondazione. Chiedetevi come mai l’omosessualità è vista come una cosa positiva “dai giornali dell’establishment” ? Perchè c’è qualcuno che PAGA. Ripeto, documenti di DCleaks alla mano, la galassia omosessuale è finanziata dalla speculatore finanziario americano. Uno zozzo.

E’ comprovato – sono atti pubblici – che Soros ha finanziato e finanzia i democratici americani e varie fondazioni / iniziative. Ma sicuramente non ha creato il movimento LGBT. Quando i poliziotti manganellavano e arrestavano la gente a New York, Stonewall Inn, era il 28 giugno 1969, Soros aveva appena iniziato la sua carriera finanziaria e non poteva fregargliene di meno. L’anno dopo, quando le manifestazioni commemorative della rivolta di Stonewall si diedero in varie città statunitensi – New York ovviamente, Chicago, Los Angeles, San Francisco – gli attivisti cucirono a mano le loro bandiere mentre Soros stabiliva il suo secondo fondo speculativo di investimenti grazie ai guadagni ottenuti dal primo. Credo che del movimento omosessuale gliene fregasse ancor meno dell’anno precedente.

3. Penso che se dovessimo dare spazio a tutte le nostre ambiguità : droga ,pedofilia , violenza sulle donne , questo mondo sarebbe così, un pedofilo reclama ok diamo lui cio che desidera ! Un povero drogato reclama ok diamo lui cio che vuole ! Un pezzo di m…. Vuole una donna da violentare ok diamo lui cio che vuole! Ora basta le ambiguità in cantina come si è sempre fatto ai tempi dei miei nonni , tutto ciò non collide per niente , oppure la cura esiste ma non la si vuole provare! Con questo non voglio discriminare nessuno fatevi curare un mio amico ghey c’è riuscito!

L’amico “ghey” c’è riuscito, complimenti, l’avrà aiutato Povia. Non so che problemi di salute avesse, ne’ cos’è esattamente un “ghey”, ma gay e lesbiche non possono “guarire” dall’essere se stessi/e. E suggerire che essere se stessi sia essere malati è proprio discriminazione, patetico individuo.

Seguono fascisti in serie:

4. vi sentite fighi che vi parate il culo coi partigiani sporchi di rosso sangue ma non durerete a lungo frocioni di merda vi meritate un pieno genocidio di massa

5. Ora capisco a pieno il pericolo del comunismo,alla fine si è dimostrato la stessa ed identica faccia del neoliberismo ultracapitalista. Gloria ed onore a coloro che capirono tutto prima e dichiararono guerra ad entrambi; Hitler e Mussolini!

6. Che cazzo centra bella ciao? Assurdi!!! Poi sti comunisti fasulli si sono appropriati della resistenza come se l’avessero fatta solo loro. Ignoranti asini e presuntuosi.

7. La sinistra e questi finocchi se la prendono guardacaso con le categorie deboli: Feti, bambini e malati, imponendo loro destini anche contro la loro volontà. Sinistra=merda.

8. Io sto con Salvini,i finocchi e i neri più o meno sono uguali,fanno sempre le vittime e fomentano odio. Il fascismo sta imperando: negri,finocchi e zingari avete i giorni contati

9. Sono simpatizzante al Fascismo volevo dire una cosa di ricordare le persone che sono morte per portare l’Italia in alto e non parlo dei partigiani ma delle camicie nere onore per queste persone quando sono andate in Africa a portare civilità e quando in Italia si stava bene si mangiava c’erano gli ospedali che funzionavano meglio di adesso è un economia più stabile VIVA LA REPUBLICA DI SALO DUX MEA LUX

Non sanno l’italiano, che è la loro lingua madre, e questo già è problematico. Propagano della Storia una visione basata sulle loro fantasie e non su merito e cronaca, e questo è grave. Perché se mettete insieme le due cose il risultato dà come impossibile il farsi capire da questi individui con argomenti razionali. E una massa di disturbati con accesso alle cabine elettorali non promette bene per il futuro di questo paese.

Dulcis in fundo, un invito a Tina Costa e, per estensione, alle donne tutte (compresa quella che ha scritto questa stronzata, se il suo pseudonimo corrisponde davvero a una persona di sesso femminile):

10. Ma va a casa a fare la calza e infornare la lasagna

A dire il vero, Tina aveva risposto in anticipo, il giorno prima del Pride:

Sono una donna libera, vado dove voglio io, non devo chiedere il permesso a nessuno e ho accettato subito. Come Anpi abbiamo sostenuto diverse loro iniziative. Sono persone che, esattamente come tutti gli altri, hanno il diritto di fare quello che ritengono più opportuno della loro vita. L’orientamento sessuale non può e non deve essere un fattore di discriminazione.”

Maria G. Di Rienzo

pride roma 2018

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Parma, 6 giugno 2018 – “Studentessa denuncia un compagno di scuola per violenza sessuale in classe”.

Ore 12, Istituto Tecnico Bordoni, nell’aula sono in tre: la 18enne a cui il titolo di cui sopra fa riferimento e due ragazzi. Entra uno studente di un’altra classe, 19enne, e la aggredisce: le sottrae il cellulare, la immobilizza stringendola alla gola e con l’altra mano la palpeggia, la bacia – tutto questo per venti minuti di fila, nonostante la ragazza continui a respingerlo. I due presenti non intervengono. Quando l’assalitore decide di andarsene la ragazza è in stato di shock traumatico e riceve assistenza medica.

Tre punti degni di nota nei vari articoli al proposito (l’enfasi su alcune frasi è mia):

1. “I carabinieri stanno portando avanti le indagini per verificare le accuse nei confronti dello studente, un 19enne di origine africana. All’origine dell’episodio denunciato potrebbero esserci delle avance rifiutate.” Il che equivale a dire: lei potrebbe aver causato l’assalto che ha subito. Come già sappiamo, se ti opponi è colpa tua, se non ti opponi è colpa tua, se eri al bar è colpa tua, se eri in casa è colpa tua, se eri in classe è colpa tua, eccetera, perché la tua VERA colpa è essere femmina.

2. “(…) quando il 19enne ha cominciato con le avance, i due compagni si sarebbero limitati a dirgli di smetterla. Lui però avrebbe insistito (…)” Capite, quando qualcuno ti strozza e ti mette le mani nelle mutande si tratta di una “avance”, un galante e romantico approccio.

3. “Ora gli inquirenti stanno cercando di capire se i due ragazzi si conoscessero già e che tipo di rapporto ci fosse fra loro.” Come se facesse qualche differenza. Fosse stata la sua fidanzata o la sua ex, o un’amica, il perpetratore diventerebbe in qualche modo meno colpevole di violenza sessuale?

Infine c’è la Preside, Luciana Donelli, che si dice “allibita” perché “L’istituto è sempre stato in prima linea nel portare avanti i valori di rispetto e tutela delle persone, come abbiamo fatto con le assemblee d’Istituto con Lucia Annibali e tanti altri momenti di questo tipo che hanno sempre cercato di coinvolgere i ragazzi. Proprio per questo siamo i primi a sentirci feriti”.

studenti

Lucia Annibali è una donna intelligente, capace e sensibile la cui testimonianza – importantissima – è quella di una sopravvissuta. La scuola in questione ha fatto bene a invitarla. Purtroppo, l’incidenza sul clima culturale corrente (che giustifica e glorifica la violenza, soprattutto contro le donne poiché la associa all’erotismo / al sesso) di un’assemblea di istituto, o di cinquanta assemblee di istituto, con autorevole testimone o esperto, risulta alla fine in uno zero virgola qualcosa.

E’ un momento di ascolto in cui il coinvolgimento attivo delle / degli studenti è minimo. Possono appunto ascoltare, decidere cosa memorizzare, fare domande, ricevere alcune informazioni e magari sentirsi in seguito motivate/i a cercarne di ulteriori. Ripeto, è sensato farlo, ma non giustifica il sentirsi allibiti e feriti dopo, quando la violenza continua a manifestarsi. Il numero degli stimoli che vanno in senso contrario a quanto l’evento può aver suggerito è preponderante (media: rileggete solo i brani degli articoli che ho riportato, socializzazione di genere, pressione del gruppo di pari, usanze culturali/religiose, ecc.)

Inoltre, Lucia Annibali non è una trainer sull’eguaglianza di genere, che è il nodo fondamentale da sciogliere per eliminare la violenza contro le donne, ne’ una trainer alla nonviolenza, che è il sistema per contrastare la violenza di genere, attivamente, da subito. E l’assemblea non incide sul rendimento scolastico, per cui – come la Preside di certo sa – molti presenti preferiscono “dormire” durante la stessa, o non presentarsi proprio.

Per cui, signora Donelli, quel che c’è da fare è introdurre nelle scuole, a ogni livello, momenti formativi – corsi veri e propri, che contino nella valutazione dell’apprendimento – sull’eguaglianza di genere (al minimo), su cosa la violenza è e su come ad essa esistano alternative. Forse lo troverà sorprendente ma persino in Italia abbiamo un bel po’ di donne impegnate a combattere la violenza e in grado di soddisfare questo bisogno: stanno nei collettivi femministi, nei centri e nelle reti anti-violenza, nel movimento nonviolento.

Poiché personalmente sono già entrata in diversi istituti a svolgere questo lavoro, so che può essere fatto. Ciò che manca è dargli sistematizzazione e legittimazione formale. Provi a parlarne agli insegnanti. Maria G. Di Rienzo

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