Feeds:
Articoli
Commenti

Posts Tagged ‘relazioni’

Non è casa sua

legs

La prossima volta in cui lui

sottolinea che i

peli sulle tue gambe stanno

ricrescendo ricorda

a quel ragazzo che il tuo corpo

non è casa sua

lui è un ospite

avvisalo di

non andare oltre

il suo benvenuto

un’altra volta

Rupi Kaur (trad. Maria G. Di Rienzo)

Read Full Post »

In tutt’Italia manifestazioni spontanee di ringraziamento e giubilo hanno accolto il 29 aprile u.s. “le dieci regole infallibili per conquistare un uomo” gentilmente messe a disposizione da “Cosmopolitan”. Le donne hanno sfilato trasgressive e liberate, per propria scelta – alcune indossando gli abiti di “tulle firmato” consigliati dalla medesima rivista per “non essere out”, dopo aver rapinato un paio di banche per pagarli: ma assicurano di aver sfondato i caveau con la massima ironia.

In obbedienza alla prima regola (“è universale: sorridere”) tutte le dimostranti hanno mantenuto dall’inizio alla fine delle marce l’espressione della maschera comica del teatro latino. Le mandibole bloccate sono state schiodate a pugni al termine delle manifestazioni da volontari di sesso maschile anch’essi assai trasgressivi, che hanno scelto questo modo per esprimere liberamente il loro vigoroso sostegno alle donne e mantenere stabili le percentuali di violenza di genere in Italia.

In obbedienza alla seconda regola (“ridere insieme, puntare sull’umorismo”) le proprietarie delle mascelle schiodate hanno accolto con entusiastici trilli e aperte sghignazzate ogni livido, incrinamento o frattura. “Adesso non vado al pronto soccorso, ma torno a casa e mi esercito davanti allo specchio, come Cosmopolitan consiglia, per sorridere ancora meglio.”, hanno dichiarato in molte alla stampa. D’altronde, la rivista ha basato le sue regole infallibili su solidissime basi scientifiche: “Sono sempre di più gli studi medici che sostengono che una persona sorridente risulterà sempre più piacevole e gradevole di un muso lungo.”

A qualcuno potrà sembrare bizzarro che la ricerca in medicina si stia occupando dei sorrisi, ma d’altronde, l’Istituto Nazionale di Astrofisica sta studiando la potenza delle emissioni relativistiche nei soggetti affetti da azoospermia ostruttiva e il Monza Research Institute ha appena brevettato un nuovo tipo di guard-rail che invece di far rimbalzare la fidanzata noiosa gettata fuori dall’auto la assorbe completamente, cancellandone ogni traccia. Nel frattempo, l’Istituto di Ricerca sulle Neuroscienze dell’Università di Pechino sta mettendo a punto un’applicazione per cellulare generante stimoli occulti che raggiungono il subconscio, seguendo proprio gli avvisi di Cosmopolitan: “per sedurre un uomo, sii aperta, ma lascia intatto un certo alone di mistero. Non essere mai totalmente sfrontata, ma lanciare messaggi subliminali ti aiuterà a raggiungere in fretta il tuo scopo.”

Infine, la Fondazione per le scienze religiose Giovanni XXIII – pur eccependo a quelli che sembrano inviti a rapporti sessuali fra persone non unite in regolare matrimonio cattolico – plaude alla cura per il sesso maschile che “le dieci regole infallibili” esprimono chiaramente dicendo alle donne di comportarsi bene e di produrre performance adeguate “senza inibizioni”: “un messaggino con una parolina dolce, o anche provocante, è il modo migliore per tenere viva la relazione. Ma fai attenzione a non esagerare o a non risultare asfissiante.”; “sii seduttrice. Non aver paura di giocare con il tuo corpo, seduci il tuo uomo con un ballo sexy o uno spogliarello, un gioco innocente perfetto per fare impazzire per sempre il tuo uomo.”… perché, spiega la saggia redazione di Cosmopolitan, “raramente un uomo lascia una donna quando è soddisfatto a letto”.

Alcune aree critiche, ma la rivista le affronterà con comodo nei prossimi secoli, riguardano le situazioni in cui tu donna a letto non sei per niente soddisfatta e se sei tu quella che vuole lasciarlo. Su questo, per il momento, abbiamo solo cronaca (“1° maggio – Roma, omicidio in centro: massacra la compagna e si costituisce”). Maria G. Di Rienzo

Read Full Post »

La generosità di un uomo

(“Man Generously Offers Not to Judge Woman He’s Trying to Fuck” – di Taryn Englehart per Reductress, 20 aprile 2017, trad. Maria G. Di Rienzo. Ndt.: è un pezzo satirico e le persone menzionate non sono reali.)

All’inizio di questa settimana, il ventisettenne Jeremiah Grant si è generosamente offerto di non giudicare la donna con cui stava attivamente tentando di fare sesso. Le ha detto: “Non preoccuparti, non ti giudicherò.”, rassicurandola sulla sua intenzione di gentiluomo di scoparla esattamente una sola volta.

lizbeth not amused

“Ho pensato: Ma guarda che stronzo. E’ lui che sta cercando di scoparmi!”, dice Laura Shepard, la donna in questione. Ma Grant vuole farle sapere che lui non è quel tipo d’uomo: “Io tento di essere generoso con le donne, perché a volte sono giudicate male se hanno un rapporto occasionale con un uomo solo per una notte. Io sono più riflessivo di così, comunque. Io, assolutamente, non ti chiamerò “troia” se questo significa tenere la porta aperta affinché tu ti senta a tuo agio nel venire di nuovo a letto con me.”

Shepard ha scelto di non andare a letto con Grant, ne’ ha apprezzato la gentilezza della sua offerta. “Be’, non si incontra tutti i giorni un uomo che si dice disposto a non umiliarti se lo scopi. Immagino che sia proprio… qualcosa.”

Grant non è d’accordo: “Stavo solo facendo sapere a Laura che, sebbene io abbia il potere di degradarla, non lo avrei usato a meno che lei dicesse di no. Perciò dirmi di sì era probabilmente la miglior scelta che potesse fare.”

La volontà di Grant di lasciarla passare alle donne, sino a che costoro acconsentono ad andare a letto con lui, è una dimostrazione di generosità della qualità più alta.

“Ancora non posso crederci. – dice Grant, dopo essere stato respinto – Voglio dire, le sto offrendo l’immunità dall’essere chiamata “puttana” se solo ci sta! Anche quando ne parlo ai miei amici lo faccio con vera classe. Voglio dire, questo è femminismo.”

Grant chiarisce che la sua offerta non è rivolta solo a Shepard, ma a ogni altra donna che voglia fargli la cortesia di scoparlo. In cambio, lui non giudicherà queste donne per aver fatto proprio la cosa che lui le sta implorando di fare.

Alla fine dell’intervista, abbiamo sentito per caso Grant mentre tentava di convincere una donna a scoparlo, rassicurandola sul fatto che poi avrebbe potuto “dare la colpa a quel che aveva bevuto”.

Read Full Post »

world can be scary

– Lo so che il mondo può essere spaventoso.

– Ma non temere, io starò al tuo fianco. – Lo so.

– Non hai bisogno di nasconderti. – Oh, non mi sto nascondendo.

– E allora perché sei qui tanto spesso? – E’ solo che mi piace stare con te.

– Oh. (amore amore)

Didascalia in diversi colori: TU MI HAI DATO IL CORAGGIO DI ESSERE FELICE.

Una delle tante, bellissime, piccole storie a fumetti di Guy Kopsombut. Scusatemi, ne avevo bisogno. Maria G. Di Rienzo

Read Full Post »

(tratto da: “How I Came To Love My Fat, Beautiful Body”, un più lungo articolo di Sarah Blohm – pseudonimo – per Role Reboot, 4 gennaio 2017. Trad. e adattamento Maria G. Di Rienzo.)

carol-rossetti-marina

Ci sono giorni in cui celebro il mio corpo come il contenitore della Dea che è ed altri in cui mi sento tradita da esso, vorrei dargli fuoco e passarci sopra con l’auto nel mezzo della strada.

Vivere con una serie di malattie croniche, soffrire gli effetti della manipolazione ormonale – l’uso di steroidi per controllare stati infiammatori – e dover maneggiare le fluttuazioni di peso relative hanno creato questo grande varco fra ciò che io penso essere vero e la realtà.

Negli ultimi anni ho lavorato duro per costruire un ponte sul varco. Alle volte fallisco in modo clamoroso, altre volte mi muovo nella vita con un sorriso soddisfatto, fiduciosa e allegra. Chiunque abbia mai avuto a che fare con le precisazioni poste davanti ai complimenti sa esattamente di che sto parlando.

“Per essere una ragazza grossa sei davvero carina.”

“Per qualcuno della tua taglia sei in forma splendida.”

“Anche se sei larga, piaci ai ragazzi.”

“Mi sorprende che pur essendo una ragazza grassa tu abbia lo stomaco piatto.”

Nonostante, anche se, sebbene… parole e frasi dette prima di complimenti ambigui che invece di rinforzarti ti schiantano.

La faccenda è questa: le cose dette sopra possono essere tutte vere, ma il mio corpo e io siamo di più della somma delle nostre parti. Il mio peso non è la cosa più interessante di me. E il mio corpo, questo mio largo corpo, ha attraversato tutto.

Non mi ha abbandonata quando mi è stato diagnosticato il cancro. Mi ha sostenuta attraverso operazioni chirurgiche dolorose, biopsie, colposcopie, laparoscopie e un numero apparentemente infinito di medicine (ognuna delle quali con il proprio orrendo effetto collaterale, fra cui il mio preferito, si fa per dire, è stato perdere i capelli).

Il mio corpo è rimasto risoluto di fronte all’abuso coniugale, ad ogni parola odiosa e ogni minaccia in esso contenute. Il mio corpo mi ha portata nell’esercito e nei giorni precedenti il mio 19° compleanno, quando sono stata assalita mentre tornavo a casa da una festa. Mi ha portata su piedi veloci quando ero in grado di correre per un miglio (Ndt.: circa un chilometro e 600 metri) in sei minuti, salire su una corda in meno di trenta secondi e sollevare 300 libbre (Ndt.: poco più di 226 kg.)

Mi ha tenuta in piedi attraverso ogni scazzottata. Attraverso l’abuso sessuale infantile e il trauma che ne è seguito: il mio corpo ha bruciato di rabbia e mi ha aiutata ad aggrapparmi alla mia vita.

Mi ha portata avanti dopo che sono stata stuprata durante un appuntamento, un momento in cui ho preso in seria considerazione l’idea di farla finita. Il mio corpo ha guarito se stesso. Il mio corpo ha guarito me.

Non è perfetto: ha gonfiori, cicatrici, segni. E’ quasi sempre dolorante. Ma il mio corpo è capace di straordinarie prove di forza. E il mio corpo è sexy.

Questo è qualcosa che devo ricordare a me stessa ogni qualvolta le precisazioni fanno capolino nei mie stessi discorsi. “Per essere una ragazza grassa, ho un bel sorriso.”, “Nonostante sia grossa, sembro gradevole oggi.”, oppure “Uh… anche se sono così, quel tizio ha appena flirtato con me.”

No. Io ho un bel sorriso. Io sono gradevole. I ragazzi mi chiedono di uscire con loro (la mia agenda al proposito è spettacolare).

Mi ci sono voluti otto anni per capire che la bellezza e la percentuale di grasso corporeo non si escludono l’una con l’altro. Vi invito a fare altrettanto. Senza aggiungere precisazioni.

Read Full Post »

(“On surviving the Christmas holidays as a lesbian in Bulgaria” di Lora Novachkova – in immagine – per Open Democracy, 9 gennaio 2017, trad. Maria G. Di Rienzo. Lora, femminista anarchica, si è laureata all’Università di Vienna con una specializzazione in Studi di genere.)

lora

Mi trovo di nuovo in Bulgaria per le vacanza di Natale e Capodanno e sono in un luogo che si suppone essere “casa mia”, con i membri della mia famiglia omofobica che sono convinti di amarmi incondizionatamente.

L’anno scorso, all’incirca nello stesso periodo, ho dato le dimissioni dal mio lavoro come direttrice dei programmi del settore “Diritti e Movimenti LGBTI” del Centro Risorse della Fondazione Bilitis, a causa di un grave esaurimento nervoso. Ero frustrata dal vivere a Sofia, un città coperta di svastiche, e ho deciso che era ora di smettere di aver paura di essere assalita per strada. Mi sono trasferita in Spagna, dove posso di nuovo tenere per mano la mia compagna in pubblica. Tuttavia, non appena è stato il momento di far visita a “casa”, l’illusione è svanita e al suo posto è subentrata l’amara riflessione del dover fronteggiare l’omofobia della mia famiglia così come dell’intera società in cui sono cresciuta.

In maggioranza le persone LGBTI in Bulgaria sono costrette a condurre una doppia vita, o a emigrare per poter esprimere il loro orientamento sessuale più o meno liberamente. Sebbene sia difficile avere le statistiche nazionali sulle attitudini verso le persone LGBTI, i risultati di un sondaggio dell’Unione Europea del 2015 hanno mostrato che il 68% della popolazione si oppone ai matrimoni fra persone dello stesso sesso, che sono stati banditi dal governo nel 1991. La stragrande maggioranza dei bulgari vede questi desideri come malattia o devianza ma mai, per niente, come qualcosa di “naturale” (qualsiasi cosa questa parola significhi).

Ricordo il Natale del 2011, quando mi fu gentilmente chiesto dai miei familiari, che sono cristiani ortodossi come la maggioranza dei bulgari, di consultare un imam per rompere la “malvagia maledizione” che aveva fatto di me una lesbica, perché la mia famiglia crede che la mia omosessualità sia il risultato di magia nera. Ironicamente, i miei genitori non riuscirono a spiegare al tipo di cosa erano preoccupati e si aspettavano che lui lo “vedesse” in qualche modo. E’ una pratica assai diffusa, in Bulgaria, consultare imam di origine turca quando c’è il sospetto di essere sotto l’influenza di magia nera. Normalmente, vai a casa dell’imam e gli lasci una donazione per il suo lavoro. Non so se quello in questione fosse in grado di “vedere” il “problema”, ma pare che il suo lavoro non raggiunse il risultato sperato. Perciò, la procedura dovette essere ripetuta nel 2014.

Questa volta consultammo una “vrachka”, un’indovina di sesso femminile in grado anche di rompere incantesimi. Mi chiese perché, dopo aver avuto un ragazzo per alcuni anni, ho cominciato a uscire con le ragazze. Pensò che la mia risposta non fosse convincente, ma non sentivo il bisogno di arrivare a farle capire qualcosa.

Mentre facevo ricerche per la mia tesi di laurea, in cui indagavo le interconnessioni fra l’omofobia sociale e quella familiare in Bulgaria, mi sono imbattuta in storie simili raccontate da molte altre lesbiche. Io visitai questi “consulenti” perché ero per lo più curiosa come ricercatrice ma anche se non l’avessi fatto i miei genitori avrebbero comunque visto la mia omosessualità come l’influenza di un oscuro incantesimo. Un consulto psicologico è anche, tristemente, non la risposta perché in Bulgaria queste istituzione non possono garantire uno spazio sicuro a causa della natura del soggetto. Ovviamente, in tale contesto omofobico, ci sono un mucchio di psicologi incompetenti che fanno affari non etici rinforzando l’omofobia e traumatizzando le giovani persone LGBTI che dovranno poi affrontarne le conseguenze per tutta la vita. Poiché in Bulgaria non ci sono telefoni amici o qualsiasi altra risorsa pubblica per venire incontro alle necessità delle persone LGBTI, siamo in pratica lasciati a gestire il processo da soli, nei modi in cui possiamo farlo. In simili circostanze (senza l’aiuto di specialisti), la reazione familiare diventa assolutamente cruciale nella percezione che un individuo ha di se stesso.

Tornando alle mie riflessioni sul Natale, non è stato un periodo allegro. Lo sforzo mentale di sopprimere la rabbia verso l’ignoranza della propria famiglia è duro, e dover recitare il ruolo di una persona felice di essere tornata a “casa” non lo rende meno pesante. Per me, questo mondo ha perso il suo significato quando un paio d’anni fa tornai in Bulgaria da Berlino con la mia ragazza e ci fu richiesto di non venire a “casa”. Stavamo insieme da tre anni, e avevamo trascorso metà di questo tempo a Sofia, ma ciò non ha indotto i miei genitori a volerla conoscere. Mia madre non ha mai messo piede nel nostro appartamento. Mio padre osò farlo, ma solo quando lei non c’era. Quando lo incontravo, dovevo raggiungere il posto dove si trovava da sola. La legittimazione per la “mancanza di simpatia” della mia famiglia nei suoi confronti è che lei è più vecchia di me di tredici anni. Come sappiamo, l’omofobia raramente arriva da sola. Più spesso che no, si intreccia con il sessismo, con i pregiudizi sull’età, eccetera.

La scorsa estate i miei genitori mi fecero visita in Spagna. Ero sinceramente entusiasta della loro visita perché per me significava che, per la prima volta, avrebbero incontrato una mia compagna. Chiedemmo perché accettavano di incontrare lei, ma non la mia ex partner con cui ero stata tre anni. Sarebbe stato meglio non chiedere. Mio padre spiegò che l’età della mia compagna precedente lo aveva indotto a concludere che lei era veramente una lesbica, ma poiché la mia compagna attuale ha nove anni meno di me, loro vedevano la nostra relazione come l’esperimento di una persona giovane. Ero sconvolta, offesa e volevo urlare, ma invece ho dovuto sopportare perché quello era solo il primo giorno e dovevano passarne altri quattro. Dopo di ciò, volammo in Bulgaria, dove mi avvisarono di non portarla.

Questo accadde in estate e ora è inverno, nulla è cambiato. La mia compagna e io siamo nella stessa città per Natale e Capodanno, ma ne’ io ne’ lei possiamo portare l’altra a “casa”. Mi chiedo: quante coppie omosessuali smettono di tenersi per mano non appena atterranno all’aeroporto di Sofia?

Read Full Post »

In effetti, la parola noia figura assai raramente nel mio vocabolario ma il periodo dell’anno in cui vado più vicina a comprenderne davvero il senso è quello attuale: contribuiscono a ciò le lucette intermittenti appese sui muri delle strade, i babbi natale di pannolenci, i presepi, i pini e gli abeti – finti o veri – ingozzati di lampadine e cianfrusaglie e, soprattutto, la melassa retorica e ipocrita che cola da questa fiera del consumo e spesso dello spreco. (Non si offenda chi trova allegria e/o significato nelle festività natalizie: è una questione di gusti e come vi ho detto altre volte, sapervi felici manda briciole di felicità anche verso di me e ve ne sono grata.) In più, è il periodo in cui è in pratica “obbligatorio” passare del tempo con i parenti: compresi quelli che evitate come la peste per il resto dell’anno, compresi quelli a cui invece di porgere il pacchetto regalo mettereste in mano un petardo acceso, compresi quelli che sembrano non vedere l’ora di avere un pubblico seduto attorno al tavolo a cui servire battute sessiste, tirate fascistoidi, barzellette razziste, stronzate omofobe e altra spazzatura di vario tipo.

Personalmente non mi capita più da almeno vent’anni, ma ricordo la giovane me stessa le volte in cui ingoiava fiele per “quieto vivere” e giurava dentro di sé di trovare una scusa per la propria assenza l’anno successivo, le volte in cui reagiva all’ennesima idiozia – per l’effetto “vaso traboccato” – e pur mettendoci tutta la buona volontà del mondo non riusciva ad avere una conversazione sensata con il cafone di turno, le volte in cui accampava pretesti e svaniva prima del tempo. Però intanto invecchiavo e studiavo e imparavo. Ecco quindi cosa la vostra trainer preferita (e dai, lasciatemelo dire anche questa volta!) può condividere con quelle/i di voi che stanno rimuginando su come sopravvivere alla cena di Natale.

cena-natalizia

Innanzitutto: lo zio e la cugina che hanno appena invocato le ruspe contro i migranti, il nonno o il suocero che hanno vantato le qualità delle donne di una volta che obbedivano eccetera (cioè hanno ripetuto una loro vana fantasia, perché le donne ribelli al patriarcato sono nate con esso), nella maggioranza dei casi non pensano minimamente di avervi disturbato: mica stavano parlando di voi, oppure scherzavano, perché fate quel muso?

Se decidete di rispondere:

1) Tenete la vostra voce a livello normale, discorsivo. Se la alzate, il vostro interlocutore si irrigidirà in un modulo difensivo; similmente lo farà se darete inizio alla frase con “sei razzista, sessista, omofobo”: se il vostro scopo è comunicargli qualcosa, non offritegli scuse per alzare muri che gli impediranno di ascoltarvi;

2) Identificate il merito della questione: “Ho capito male, o stai dicendo che… (dovremmo respingere con la violenza chiunque entri in Italia non da turista? Tutti gli uomini preferirebbero avere delle schiave mute che delle compagne di vita? Eccetera)

3) Diventate moooolto curiose/i e ponete domande “aperte”: “Perché dici questo?”, “Da dove hai preso le cifre che citi?” “In che modo sei arrivato a questa conclusione?” “Quando dici tutte le donne di chi stai parlando esattamente? E’ compresa anche nostra zia, qui? Anche la mamma? Tua moglie? Tua figlia?” “Quindi le persone che sono x, y e z non ti piacciono? Per quali motivi?”

3) Ricordatevi che gli individui sono complessi. Quel che dicono in un determinato momento non è necessariamente il loro vangelo. Cominciate a chiarirlo anche a loro, appellandovi alle loro migliori qualità: “Io ti ho sempre visto trattare benissimo i tuoi vicini cinesi e il collega di lavoro con cui vai più d’accordo è senegalese, non capisco perché dici una cosa del genere.”

4) Sottolineate l’effetto che le parole possono avere su altre persone attestando i vostri sentimenti (con il modulo Io mi sento così quando, non Tu mi stai scassando le ovaie – anche se quest’ultima è la verità): “Non riesco a trovare questa cosa divertente, anzi mi rattrista.”, “Mi sento ferita al pensare che tu lo creda sul serio.”

5) Se vi stancate, o se decidete di non rispondere, potete chiudere la questione in ogni momento: cambiando argomento, andando in bagno o ad aiutare in cucina, rivolgendo una domanda a un altro commensale, mettendovi a cantare “Bianco Natal” eccetera.

6) Se il commento iniziale, invece di essere generale era diretto a voi e non lo avete gradito o vi ha messo a disagio, riflettete un attimo: era diretto al vostro comportamento/ aspetto / rispondenza a stereotipi? Era diretto alle vostre relazioni? Chi l’ha fatto voleva bullizzarvi o ha dato l’impressione di essere genuinamente interessato/a a conoscervi di più?

Nel primo caso potete: ripercorrere i punti da 1 a 5; scoppiare in una bella risata e sparare qualcosa del tipo “E’ l’ultima moda, retrogrado!”; sorridere amabilmente e rispondere off topic citando uno dei vostri migliori ultimi successi in qualsiasi campo: avete finalmente cambiato casa, avete passato un esame difficile all’università, avete ritrovato una vecchia amica, al lavoro avete messo a posto lo stronzo che vi tormentava e l’ultima visita medica ha attestato che scoppiate di salute. Non è fantastico?

Nel secondo caso, anche se la persona vi è cara e vorreste risponderle, non siete obbligate/i a farlo di fronte ad altre dieci di cui vi interessa poco o niente: “Grazie per avermelo chiesto, nonna, ma preferisco parlartene più tardi, va bene?” E attaccate la solfa di prima sui traguardi che avete raggiunto.

Invecchiando, studiando e imparando sono arrivata anche a questa conclusione: spesso non entriamo in un confronto diretto con membri della nostra famiglia non perché non siamo coraggiose/i, ma perché ci abbiamo già provato 12.000 volte e sappiamo che il confronto non produrrebbe il loro ascolto. Non c’è nulla di sbagliato nello scegliere le proprie lotte. Personalmente, entro più volentieri in quelle che hanno senso e mi danno una possibilità di vincere.

Per cui, invece di biasimarvi perché la tal volta avreste voluto dire qualcosa e non l’avete detto, congratulatevi piuttosto con voi stesse/i: pur crescendo in quell’ambiente, con quelle persone, avete scelto di pensare e comportarvi in modo diverso. Non era scontato e sono sicura che spesso è stato difficile. Godetevi questa felice fierezza. Maria G. Di Rienzo

Read Full Post »

Older Posts »

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: