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Posts Tagged ‘giovani’

Dumplin Movie

Esattamente come l’immagine promette, sto per dirvi “tutto quel che avete bisogno di sapere sul film Dumplin’ ” (produzione Netflix).

E’ tratto dal bestseller dallo stesso titolo di Julie Murphy (che ho già lodato in queste pagine).

E’ un film su una ragazza grossa, ma il suo focus NON è il tentativo di costei di cambiare aspetto.

L’amicizia fra donne vi è rappresentata in luce forte e attraente.

I personaggi hanno più di un lato di se stessi da mostrare e si evolvono in sintonia con la storia.

A fungere da “fate madrine” per la protagonista, incoraggiandola a essere sempre e fieramente se stessa, sono alcune “drag queens”.

Nella colonna sonora la parte del leone, o meglio della leonessa, ce l’ha Dolly Parton (cantante country-pop), che ha anche composto musica specificatamente per il film.

La regia è di una donna, Anne Fletcher e la sceneggiatura pure, di Kristin Hahn.

A interpretare la giovane Willowdean Dumplin’ Dickson è Danielle Macdonald, mentre la co-protagonista principale, sua madre Rosie Dickson, è interpretata da Jennifer Aniston (entrambe in immagine qui sotto).

dumplin

Un accenno alla trama, il più possibile privo di spoilers: Willowdean, soprannominata “raviolo” dalla madre (ma nella traduzione italiana verrà fuori qualcosa come “polpetta”) è figlia di un ex reginetta di bellezza che ora funge da giudice in concorsi simili. Rosie non presta grande attenzione alla figlia, se non per farsi scarrozzare in auto da un evento all’altro, e in famiglia Willowdean trova apprezzamento e affetto più dalla zia Lucy, che le fa conoscere sia la musica di Dolly Parton sia Ellen, la ragazza che diventerà la sua migliore amica. La morte della zia e la prima cotta di Willowdean per un ragazzo innescano un processo di riflessione / ribellione che porterà “Raviolo” a iscriversi a uno dei concorsi organizzati dalla madre. Altre ragazze non conformi a standard di bellezza artificiosi e imposti seguiranno il suo esempio…

Maria G. Di Rienzo

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“Per una donna, il solo atto di scrivere o parlare in pubblico è un atto politico. Per lungo tempo la donna è stata confinata a un ruolo di procreazione e matrimonio, e null’altro. Esprimere se stessa tramite la scrittura è reclamare un ruolo che le è stato confiscato. Quest’atto è un mezzo di liberazione e un’arma che difende. Dare parola al suo dolore e al suo status sono modi di sconfiggere le sue drammatiche condizioni e di essere in carico del proprio destino. Essere consapevole della propria condizione, portare testimonianza, denunciare l’ingiustizia, concepire se stessa in altra maniera, cambiare le cose – tutto ciò può essere lo scopo di qualsiasi poeta, ma certamente è il mio.” Rachida Madani, scrittrice e poeta marocchina contemporanea, attivista femminista.

Anche le parole che seguono sono sue. Sono tratte dal suo libro “Tales of a Severed Head” (“Storie di una testa mozzata”), nello specifico da “The First Tale” (“La prima storia”) – le ho scelte per commemorare Fatima, che nel pomeriggio di domenica 25 novembre si è lanciata contro un treno in corsa a Pontedera. I giornali non la identificano con un cognome, era “una ragazza marocchina di 18 anni, incinta al terzo mese”. Fatima se n’era andata di casa per stare con un “fidanzato” – uso a maneggiar stupefacenti e con un divieto di dimora nel Comune di Pisa – che alla fine non voleva occuparsi del figlio in arrivo. Lei lo ha lasciato, ma pare che la famiglia non l’abbia riaccolta. Era sola. Ha cominciato a correre, ha corso sino all’impatto, violentissimo, che l’ha distrutta. Di lei resta una borsetta “con i documenti e pochi spiccioli”.

Lei è giovane, bella come un grappolo

primaverile

che tenta di fiorire per l’ultima volta

(…)

Ma il treno arriva

ma il ramo si spezza

ma di colpo sta piovendo nella stazione

nel mezzo della primavera.

E il treno emerge da tutte le direzioni

Fischia e attraversa direttamente la donna

per tutta la sua lunghezza.

Dove la donna sanguina, non ci sarà primavera

mai più.

Maria G. Di Rienzo

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cuor di cibo

Il mese scorso sono stati resi pubblici i risultati di una ricerca dell’Istituto australiano per la salute e il benessere, dal titolo “La nutrizione nei diversi stadi della vita”. Per quel che riguarda le donne, il rapporto nota che la loro necessità di ferro e calcio non è soddisfatta:

– nel gruppo di età fra i 14 e i 18 anni, nove ragazze su dieci non consumano abbastanza calcio e due su cinque non consumano abbastanza ferro;

– nel gruppo di età fra i 19 e i 50 anni, circa una donna su sette è carente di calcio e circa due su cinque sono carenti di ferro.

La mancanza di calcio si evolve spesso in osteoporosi e quella di ferro in anemia – malattie che colpiscono le femmine più dei maschi. Sembra che una grossa responsabilità la abbiano le diete che si consiglia assiduamente alle donne di seguire per perdere peso.

La professoressa Clare Collins, docente di Scienze della salute all’Università di Newcastle, dice che le donne più giovani possono non essere consapevoli di avere necessità di livelli di ferro più alti in quel che mangiano: “Una delle prime cose da sapere che è la richiesta di ferro è davvero molto alta (fra i 14 e i 50 anni) a causa delle perdite mestruali e perché si tratta degli anni in cui si può concepire. Le giovani soprattutto sono interessate a perdere peso e se guardano unicamente alla lista delle chilocalorie fanno ragionamenti del tipo Guarda quante chilocalorie nella carne, non la mangio più e riduco le mie.” Ma i corpi non funzionano come ci suggerisce la pubblicità, con calorie immesse / calorie bruciate.

Collins riconosce che la scelta di non consumare carne può essere etica per le donne vegetariane e vegane, a cui suggerisce di fortificare la propria dieta con calcio e di consumare legumi e lenticchie assieme alla vitamina C, che aumenta l’assorbimento del ferro contenuto in tali alimenti.

Un secondo commento viene dalla psicologa Leanne Cooper, fondatrice del “Cadence College of Nutrition and Health Coaching” di Sidney, che dopo aver sottolineato il ruolo giocato da media e social media nella faccenda dice: “La nutrizione è diventata molto di moda. Le donne tendono a consumare i cibi “leggeri” (ndt. nel senso che creano carenze) e ciò è direttamente collegato all’immagine corporea, dove avere qualche chilo in più va bene per gli uomini, ma non per le donne.” Come volevasi dimostrare. L’altra carenza, per le donne, è quella di opzioni diverse dal tentare di somigliare ai manichini anoressici che vedono nelle vetrine.

Maria G. Di Rienzo

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Emmanuel Macron è Presidente della Francia dal 14 maggio 2017. Salutato all’inizio come il “salvatore liberale” da una più che possibile deriva di destra nel paese, sta attualmente vedendo scemare il consenso nei suoi confronti. Dire perché non è difficile: il maggior potere di intervento che detiene rispetto agli altri Presidenti europei lo ha usato per tagliare i fondi di sostegno agli alloggi per studenti, per opporsi a tassazioni più alte per i ricchi, per spingere una “riforma del lavoro” che ha eroso i diritti dei lavoratori e beneficiato solo i padroni, per tagliare le pensioni.

Il suo Ministro per l’Ambiente si è dimesso. La sua Ministra per lo Sport si è dimessa. Uno dei deputati del suo partito si è dimesso paragonando quest’ultimo al Titanic. Infine, si è dimesso anche il suo Ministro dell’Interno – e gli ci sono volute due settimane per trovare qualcuno disposto a rimpiazzarlo. Il suo atteggiamento nelle interazioni con la gente comune è di solito sprezzante; ha risposto malamente (e a sproposito) a legittime questioni a lui rivolte da studenti, pensionati, disoccupati, sindacalisti eccetera.

Voglio dire: se devi imbastire della satira su Macron, le azioni che ha compiuto da quando ricopre la carica di Presidente sono più che sufficienti. Perciò, signor Grillo, cosa c’entra sua moglie? Perché dovrebbe farci ridere la sua affermazione per cui “il vibratore della collezione più vecchia (di Brigitte Trogneux) ha le pile scariche”? Dopo Montalcini (vecchia puttana) e Boldrini (da maneggiare in automobile) e le “veline del PD” il campo del sessismo a cinque stelle si è allargato a livello internazionale?

E’ vero che molti uomini non riescono a entrare in conflitto o persino solo a discutere con i loro pari senza passare da insulti / umiliazioni sessuali rivolti a donne con cui costoro hanno relazioni – ma è davvero roba vecchia, signor comico, da sagra paesana o da sottoscala di oratorio. L’attualità, per contro, offre molteplici occasioni a chi fa il suo lavoro. Dia un’occhiata solo a questa notizia: stamattina sui giornali c’è l’annuncio che il Portavoce M5S al Parlamento Europeo, Marco Valli, si è autosospeso per aver, a suo dire, “commesso un errore”.

In effetti, quando elencò le proprie credenziali da candidato, nel 2014, mise nella lista una laurea in Economia aziendale alla Bocconi che non ha mai conseguito. Uno sbaglio. Può capitare a tutti. Io per esempio scrivo sempre di essere la regina Maria di Scozia – in omaggio a una delle mie nonne – nelle mie biografie. Poi, quando come per il suo parlamentare il Sole 24 Ore mi fa notare che la credenziale sparisce dai testi, mi autosospendo da nipote. Il curriculum di Valli, misteriosamente, è svanito da internet senza lasciare traccia – una minima, minuscola traccia di umana decenza: non c’è.

Maria G. Di Rienzo

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Romanticismo

(“Romance” di Jessica J. Horowitz – in immagine – poeta contemporanea. Jessica è coreana di nascita e attualmente vive nel New England dove studia mitologia asiatica e scherma antica. Giudico la sua arguzia illuminante.)

jessica

“Romanticismo”

Tu dici di non credere ai fantasmi

ma sei più che disposto

a baciarmi sotto la luce

di stelle morte da lunghissimo tempo.

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(“Happiness for me is speaking out and standing up for myself” – Kvinna till Kvinna, ottobre 2018, trad. e adattamento Maria G. Di Rienzo. L’immagine di Francine Kasimba è il particolare di una foto di Bertin Mungombe.)

Francine

Francine Kasimba è cresciuta circondata da otto sorelle nella Repubblica democratica del Congo. Nonostante avesse così tante sorelle, le è sempre stato detto che sua madre non aveva figli. La ragione? Solo i maschi contavano.

Oggi Francine, a 17 anni, è la presidente della sezione giovanile dell’ong CEDEJ-GL, partner della Fondazione Kvinna till Kvinna, nella città di Uvira. L’organizzazione lavora in diversi modi per rafforzare i diritti delle donne nel paese. Promuove discussioni di gruppo in forma di forum affinché le persone possano parlare delle istanze che le preoccupano. Sia donne sia uomini sono i benvenuti a partecipare e ci sono anche gruppi specifici per la gioventù. CEDEJ-GL usa anche il teatro per suscitare consapevolezza sui ruoli di genere.

Francine era attiva in uno di questi gruppi giovanili. Parlando ad altri della stessa età ha acquisito maggior fiducia in se stessa. Dopo un po’ ha ottenuto un lavoro all’interno dell’ong. Oggi, è la presidente del gruppo giovanile a Uvira, nella zona orientale della Repubblica democratica del Congo lacerata dal conflitto. I gruppi di discussione offrono alla gente lo spazio per parlare dei loro problemi e bisogni: Francine aiuta i partecipanti a trovare soluzioni per essi.

Ora Francine sa di avere il potere di spingersi così distante – nonostante le sia stato detto per tutta la vita che le femmine non hanno valore: “La felicità per me è parlare apertamente e affermare me stessa. Mostro che sono una ragazza, che ho idee e che ho talento.”, dice.

Un soggetto su cui Francine si è concentrata nei gruppi di discussione che ha diretto sono i diritti sessuali e riproduttivi. Ha scelto di occuparsi di come le gravidanze adolescenziali non desiderate possono essere prevenuti tramite il controllo delle nascite, materia che è stata molto discussa nei gruppi giovanili dell’ong.

CEDEJ-GL ha lavorato per i diritti sessuali e riproduttivi anche in altri modi. Nel paese la violenza sessuale nelle scuole è un enorme problema. Per contrastarla, l’organizzazione ha dato inizio a gruppi di discussione nella scuole, a cui le/gli studenti possono rivolgersi per avere sostegno. Ha anche educato gli insegnanti sui diritti umani delle donne e si è assicurata che quelli che abusavano della loro scolaresca fossero sospesi.

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Il motto che accompagna la rivolta è “scappa dal bustino” (o corsetto). Migliaia di video e post in cui le donne equiparano il “regime della bellezza” loro imposto a una forma di lavoro coatto per cui non ricevono compenso alcuno stanno sciamando lungo i social media. Le ribelli stanno distruggendo i cosmetici che hanno e si rifiutano di comprarne ancora; contestano gli standard per cui, per essere “carine”, devono avere pelle chiara, grandi occhi, naso all’insù, labbra siliconate, faccia piccola, lunghi stuzzicadenti al posto delle gambe e magrezza da campo di concentramento – sono gli standard che nel loro paese mettono un terzo delle giovani donne sotto i ferri del chirurgo plastico.

Il paese è la Corea del Sud e questa qui sotto è Cha Ji-won nel classico prima e dopo.

cha ji-won

Ji-won ha cominciato a truccarsi a 12 anni nel tentativo di somigliare all’irreale figurina proposta dai media e dalle industrie di cosmesi e moda e quando ha raggiunto i vent’anni spendeva ormai 100.000 won (circa 78 euro) al mese in prodotti per il trucco e si ossigenava i capelli. Adesso ha ventidue anni e nel mezzo del risveglio femminista in Corea, ha raccontato ai giornalisti del Guardian, ha deciso di buttare via tutto: “Mi sono sentita come se fossi rinata. C’è un limite all’energia mentale che una persona può usare in una giornata e io ne spendevo la maggior parte preoccupandomi di essere carina. Adesso uso quel tempo per leggere e per fare esercizio.”

L’iniziativa è del tutto coerente con la spallata che il movimento femminista ha dato alla società sudcoreana negli ultimi tempi, con le donne che sono scese più volte in strada chiedendo maggior eguaglianza e la fine delle molestie e delle aggressioni sessuali.

“Il movimento non solo mira a sfidare l’oggettivazione sessuale delle donne, ma anche a cambiare il loro status che ora le vede subordinate agli uomini. – ha spiegato Lee Na-young, docente di studi sulle donne all’Università Chung-An di Seul – Come risultato, non c’è solo il cambiamento di attitudine rispetto ai cosmetici, ma anche un cambiamento nel modo in cui le donne scelgono di vestirsi. Queste donne stanno facendo esperienza della liberazione e una volta che ne fai esperienza non torni più indietro.”

Sebbene non ci sia ancora modo di quantificare l’impatto della rivolta sui produttori coreani di cosmetici, già alcune ditte stanno progettando di aumentare le vendite di prodotti diretti agli uomini: credo sia la cosa giusta da fare – gli uomini hanno inventato gli standard, gli uomini li impongono e gli uomini ci guadagnano. Se i soldi finiscono per sborsarli loro, piuttosto che siano estorti alle donne strozzando le loro esistenze, tanto meglio.

Maria G. Di Rienzo

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