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Posts Tagged ‘giovani’

Come ho detto (e raccontato in numerosi casi specifici) altre volte, la generazione di Greta Thunberg che lotta per salvare il pianeta dalla catastrofe climatica e di Olga Misik che lotta per ridare senso alla democrazia, comprende in tutto il mondo giovanissime attiviste ugualmente brillanti per passione, intelligenza e coraggio.

Quelle che cito oggi fanno parte di “Girl Up”, un movimento globale per l’eguaglianza di genere ispirato dalle Nazioni Unite a partire dal 2010. L’istituzione riconosce gli sforzi per il cambiamento sociale operati da queste ragazze e li sostiene, perché da qualsiasi retroscena esse provengano mostrano il potere della trasformazione di se stesse, delle loro comunità e del mondo intero che le circonda: “Eppure, le ragazze continuano ad avere scarso accesso alle opportunità. – spiega la presentazione di “Girl Up” – Ciò è sbagliato. E’ ingiusto. E, detto chiaro e tondo, non è furbo. (Ndt: è dimostrato che l’economia di una nazione ove le donne hanno eguali opportunità migliora sensibilmente.) Dobbiamo lavorare verso un mondo ove tutte le adolescenti possano andare a scuola e dal medico ed essere protette dalla violenza. Ciò è il fattore critico per ridurre la povertà e per dare spinta al cambiamento economico e sociale. Ottenere questi risultati non sarà un compito facile e non accadrà nello spazio di una notte, ma questa non è una scusa per non agire. In effetti, è la ragione per migliorare il nostro impegno collettivo, perché quando investi in una ragazza, tu stai investendo nella sua famiglia, nella sua comunità e nel nostro mondo.”

Durante l’ultimo incontro internazionale delle giovani attiviste, nel luglio scorso, sono state effettuate diverse interviste in cui le ragazze parlano della misoginia e del sessismo che incontrano nella loro vita quotidiana (il che comprende spesso l’atteggiamento dei loro stessi parenti). Tutto molto noto a noi attiviste più vecchie. Le giornaliste Luisa Torres e Susie Neilson hanno posto alle ragazze anche una domanda inconsueta e cioè qual era il termine con cui sono definite, per il loro lavoro sociale, che produce in loro maggior frustrazione. Di seguito qualche risposta:

attiviste

(da sin. Valeria Colunga e Eugenie Park)

Valeria Colunga, 18 anni, Monterrey, Messico.

Femminazista“. Valeria si dice nauseata da questo termine perché indica la mancanza di conoscenza di ciò che è il femminismo. Molte persone, sottolinea, si dicono “umaniste” anziché “femministe” per evitare l’insulto, perciò lei si prende puntualmente la briga di chiarire che si tratta di due cose differenti. “E’ faticoso. – ammette – Ma se devo spiegarlo all’infinito lo farò. Perché, se non lo faccio io, chi lo farà?”

Eugenie Park, 17, Bellevue, Washington.

Guerriera per la giustizia sociale“. “In se stesso, quando lo senti, sembra una cosa incoraggiante. – dice Eugenie – Ma nella realtà, è un termine usato per minimizzare un bel mucchio di lavoro che i giovani compiono per la giustizia sociale, facendo apparire le attiviste e gli attivisti come se stessero semplicemente facendo qualcosa di trendy.

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(Lauren Woodhouse)

Lauren Woodhouse, 18, Portland, Oregon.

Influencer“. Lauren sostiene che questo termine, riferendosi a una persona con del “potere sui social media”, riduce l’attivismo a qualcosa di individualistico e di moda anziché dare riconoscimento alla sua dimensione sociale. “Quando le corporazioni economiche ti dicono questa è l’influencer da seguire e il suo è il femminismo che vogliamo è veramente noioso e stancante. Ho chiuso con roba del genere.”

Maria G. Di Rienzo

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hye-in

Som Hye-in, che vedete in immagine, è una giovane coreana che di recente ha fatto il suo coming out come bisessuale. Sul suo profilo Instagram ha pubblicato qualche giorno fa due fotografie: due mani strette l’una nell’altra e il segmento di due volti vicini (il suo e quello di un’altra giovane donna: credo la foto sia “tagliata” per non permettere il riconoscimento della seconda persona) con una dicitura del tipo “la mia meravigliosa ragazza”.

E’ qualcosa che gli eterosessuali fanno di continuo, ma nel suo caso il post è stato ripreso e amplificato da vari media e Hye-in ha ricevuto un virulento attacco su internet che è ancora in corso. E’ una storia che si ripete in pratica ovunque ed è perciò che la riporto qui come emblematica.

Som Hye-in non è propriamente una celebrità. Ha partecipato in passato a uno di quegli squallidi programmi per “aspiranti idoli” e si è dovuta ritirare quasi subito perché i suoi medici le hanno detto che se voleva avere speranze per sconfiggere l’anoressia quello non era il posto giusto dove stare. I suoi aggressori le rinfacciano anche, in questi giorni, di essere stata una “bulla” a scuola: mentre frequentava le medie ha infatti aggredito fisicamente una compagna che sparlava in modo pesante di lei e di una sua amica.

Così, ieri 14 agosto, la giovane ha risposto ai suoi detrattori:

“Salve, qui è Som Hye-in. Penso che la maggior parte della gente probabilmente non sappia chi sono. Onestamente sono stata presa alla sprovvista dal fatto che qualcuna come me sia al top delle ricerche su internet. Non sono famosa, sono stata solo presente a un episodio di “Scuola per Idoli” due anni fa, perciò mi ha sorpreso vedere a quanta gente importa del mio coming out.

Innanzitutto, per quel che riguarda la controversia sulla violenza scolastica, le parti coinvolte si sono già parlate e hanno già risolto la questione, perciò non intendo parlarne più. E voglio chiarire una volta di più che non sono uscita allo scoperto per coprire una qualsiasi controversia o per farmi conoscere.

Molti hanno detto: “E’ forse qualcosa di cui vantarsi? Hai proprio bisogno di attenzione?” oppure “Non puoi vivere la tua relazione in modo quieto, perché la stai urlando da in cima a un tetto?” Ma io non sono mai stata rumorosa al proposito. L’ho detto in precedenza, ma non ho mai chiesto attenzione.

Mi sono dichiarata da principio il 31 luglio scorso. Allora, non c’è stato proprio tutto questo grande interesse o responso come ora, e io pensavo di aver già avuto una risposta enorme. Poco più di una settimana dopo, questo è accaduto.

Non sono una persona famosa. La gente lo ha scoperto per l’improvvisa copertura giornalistica, i commenti e i video. Non ho mai chiesto attenzione. Le persone stanno riprendendo storie su di me e le pubblicano online come se fosse chissà che evento. In che modo pensate io possa mettere fine a ciò?

Proprio come chiunque altro, ho pubblicato foto di me assieme alla persona che amo. Volevo solo esprimere questo apertamente, come per i “lovestagrams” che molta gente mette online. Perché si è liberi di esprimere se stessi su Instagram. Io non voglio diventare famosa. Non voglio diventare una personalità televisiva. Sto solo facendo quel che desidero.

Se avessi voluto diventare famosa, mi sarei piazzata sullo schermo dopo aver appena rilasciato un album. Se avessi fatto coming out per essere in tv, mi sarei già preparata l’apparizione in un programma. Ma non ho pensato neppure un attimo all’essere in televisione in Corea e a vivere all’interno dello schermo. Questo è il motivo per cui ho detto che se la gente continua a pubblicare speculazioni, articoli malevoli, commenti e video, io intraprenderò azioni legali.

Inoltre, non ho in mente di chiedere alle persone di capire il mio amore o la mia bisessualità. Ma perché devo ascoltare gente che mi dice misandrica, malata mentale, disgustosa e altri grossolani insulti sessuali?

Penso a me stessa semplicemente come a una delle persone che vivono su questo pianeta, perciò quando sono uscita allo scoperto non pensavo di alzare un polverone, ne’ di ignorare la sofferenza di coloro che amo e di usare la mia sessualità come un’arma.

Perché il mio amore è stato così distorto che sono costretta a spiegare me stessa? Sono stata solo onesta e non ho chiesto nulla a nessuno.

P. S. Non vedo solo i commenti negativi. Ho visto tutti i commenti grandiosi, l’appoggio, l’incoraggiamento, la preoccupazione di ognuno di voi e sono davvero, davvero grata, dal profondo del cuore. Mi danno così tanta forza e mi sento indegna di tanta gentilezza, perciò mi salgono le lacrime agli occhi ogni volta in cui li leggo. Sul serio.”

Un post scriptum anche dalla traduttrice: 1) queste cose non possono continuare a succedere nel 2019 e dobbiamo urlare con quanto fiato abbiamo a sostegno di chiunque sia investito dalla misoginia e dall’omofobia; 2) coming out è la formula corretta che indica il dichiararsi da parte di una persona lgbt, non outing come continuo a leggere su giornali, blog, commenti: quest’ultimo termine indica l’essere messi allo scoperto da altri, a propria insaputa e contro la propria volontà.

Maria G. Di Rienzo

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Ola

La giovane donna in immagine è Ola Ince, la brillante regista di teatro di cui si discute di più in questo momento in Gran Bretagna. Ola ha trent’anni, si è diplomata con lode nel 2010 alla scuola di recitazione Rose Bruford College, ha diretto una serie impressionante di opere e collezionato una cascata di premi. Una delle sue particolarità è il modo di affrontare i pregiudizi razziali e di genere senza paura e fuori da ogni stereotipo.

La passione per il teatro, dice la regista, è nata essenzialmente come passione per la narrazione: “Con mio papà guardavo i film, mia madre mi leggeva libri: il teatro era troppo costoso, così riuscivo ad andarci qualcosa come una volta l’anno. – ha raccontato alla BBC – Il teatro stimola conversazioni importanti; è ovvio che puoi andarci solo per l’intrattenimento, ma io penso sia davvero importante tentare di cambiare il mondo. Se aiuto qualcuno a vedere il mondo in modo differente o rendo più facile affrontare determinati argomenti, penso che ciò sia splendido.”

Farsi strada nel mondo del teatro, per Ola, non è stato semplice: “Non ho un retroscena accademico, non parlo latino e non suono il pianoforte ad alto livello, così ho preso altre strade. Sono fiera di essere riuscita a trasformare una forma di espressione in un lavoro che amo.”, ne’ – ve lo aspettavate, suppongo – ha ricevuto grandi incoraggiamenti: “Quando sei una giovane artista ti dicono spesso: E’ bello che tu voglia fare la regista, ma pensaci perché sarai povera e infelice per sempre. Mentre le persone che ti sono care faranno mutui per la casa e metteranno al mondo bambini, tu sarai solo un’artista indigente. E invece quest’anno (Ndt.: 2019) ho imparato che puoi avere entrambe le cose. Qualcosa su cui ho lavorato davvero a lungo mi sta pagando le bollette e mi permette di viaggiare per il mondo. E’ bello che io non debba più soffrire per l’arte, ma che essa mi stia in effetti aiutando.”

Maria G. Di Rienzo

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workers

Comunque sarà gestita la crisi politica italiana in atto, al voto dovremo andare in un prossimo futuro. Gli scenari consueti della propaganda elettorale sono comunque già installati e funzionanti: dall’aspirante padre-padrone che chiede pieni poteri per rimetterci tutti a posto a bastonate, al nonno un po’ scentrato che gli ha retto le falde della felpa sino a ieri e oggi si propone quale salvatore dell’Italia dalla deriva e dalla rovina.

Consuete anche le proposte/risposte “alternative” sino ad ora disponibili: federalismo regionale, gestione dell’immigrazione, sviluppo del mezzogiorno, investimenti per la formazione dei ceti imprenditoriali… non devo continuare, vero? E’ sempre la stessa indigeribile minestra, a cambiare sono unicamente i nomi dei cuochi. E, sempre come al solito, se si cerca di attirare l’elettorato con le parole d’ordine dell’avversario politico – solo infiocchettate di (sedicenti) moderazione e buonsenso – si perde. Si perde anche ricorrendo gli avversari in termini di “immagine”, mostrando dell’Italia una versione virtuale in cui sfilano personaggi da première e matinée che se sono donne parlano di trucco e tacchi e se sono uomini commentano la Formula 1. Se la situazione sono in grado di leggerla io, non dovrebbe essere difficile farlo per chi in tali analisi e disamine si dichiara specialista. Per favore, Sinistra e Centro-sinistra o quant’altro si collochi all’opposizione, lo chiedo da elettrice e non solo in mio nome: BASTA.

Date spazio alla gente comune. Date riconoscimento alla classe lavoratrice. Date solidarietà concreta alla lotta contro la violenza di genere. Date sostegno alle competenze, alle capacità, alla passione e alla tensione ideale verso un sogno differente. Non ci importa come sono fatte le persone che ci parlano, ne’ quel che indossano, ne’ dove vanno in vacanza, ne’ se piacciono ai dietologi: ci importa ciò che dicono, ciò che sanno e ciò di cui fanno esperienza.

ladies

E’ per noi fondamentale poterci riconoscere e rispecchiare in loro, persone che ci somigliano, che usano i nostri stessi mezzi pubblici, che vanno al lavoro nei nostri stessi luoghi o ricevono la pensione dagli stessi enti, che hanno le nostre stesse difficoltà con la sanità pubblica e la scuola e il welfare e la casa e il futuro in genere: è questo che riduce la distanza fra cittadini e politica, non la manfrina sulle autonomie regionali ne’ l’ennesima manifestazione di servilismo nei confronti degli abbienti. Guardate i volti che appaiono nelle immagini con cui ho illustrato questo pezzo. Sono quelli che vogliamo vedere. Sono i nostri.

Abbiamo bisogno del vostro coraggio. Abbiamo bisogno di vedervi balzar fuori da questo insensato balletto di slogan e rappresentazioni tanto virtuali quanto obsolete. Alcuni/e di voi lo vivranno come un salto mortale, lo capisco: ma vi assicuro che ad attendervi dall’altra parte c’è la rete di sicurezza delle nostre braccia intrecciate.

Maria G. Di Rienzo

lab worker

Non è facile vivere di sogni

Ma maggiori sono le difficoltà, migliore è il risultato

Love of the Common People, versione degli Stiff Little Fingers:

https://www.youtube.com/watch?v=zA9q7QF45pM

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(due composizioni senza titolo della poeta indiana contemporanea Sonia Motwani, in immagine sotto, trad. Maria G. Di Rienzo. Sonia è l’autrice del libro di poesia “Silent Defiance” – “Sfida Silenziosa”, si dichiara fermamente convinta del potere insito nell’amore di sé e nella capacità della poesia di dare sollievo e guarigione. Il suo account su Instagram si chiama “Poesie femministe”.)

Devi a te stessa

delle scuse.

Delle scuse per

esserti considerata

meno che magica.

sonia

La guerra

che fai contro la tua pelle

spezzerà

le tue stesse ossa.

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(“Women never invented anything”, Radical Girlsss, 1.5.2019, trad. Maria G. Di Rienzo. Radical Girlsss è “un movimento multietnico, laico, femminista radicale di giovani donne e ragazze” formatosi all’interno della Rete Europea delle Donne Migranti – European Network of Migrant Women.)

RADICALGIRLSSS

Per tutte le nostre vite, come ragazze, come giovani donne, ci è stato detto di continuo che le donne non hanno mai inventato, non hanno mai creato, non sono mai esistite.

Quando eravamo bambine e abbiamo cominciato a leggere, i libri ci hanno insegnato che i maschietti potevano fare qualsiasi cosa – esplorare e conquistare, combattere l’ingiustizia, salvare altri e se stessi. Quegli stessi libri non hanno mai mostrato che le bambine erano in grado di fare lo stesso. Ci hanno fatto credere che il nostro ruolo fosse lo starcene ad aspettare che un ragazzo arrivasse a salvarci. Perché nei libri e nelle fiabe le solo donne con del potere sono le streghe e ci si dice che le streghe sono cattive. Sono destinate a essere brutte, meschine e sempre sole.

Quando eravamo bambine e siamo andate a scuola per la prima volta, ci siamo guardate attorno e tutto quel che abbiamo visto erano maschietti – che correvano in giro, occupavano lo spazio come se appartenesse a loro, esploravano e conquistavano proprio come nei libri che leggevamo. Le femminucce? Eravamo inchiodate ai lati, sempre discrete, sempre calme, perché da una bambina ci si aspetta questo, giusto? Graziose, con bei vestitini che ci impediscono di correre, belle acconciature che ci impediscono di vedere. Tenere e dolci, incapaci di difendere noi stesse quando i bambini arrivavano a sollevarci le gonne o a imporre baci, non in grado di ricevere aiuto perché gli adulti guardavano invariabilmente da un’altra parte e dicevano: “I maschi sono fatti così”.

Quando eravamo bambine e abbiamo cominciato a parlare, abbiamo imparato il francese, una lingua in cui le donne non ci sono, una lingua che ha regole del tipo “la forma maschile ha la precedenza sulla forma femminile”. Quando siamo cresciute e abbiamo imparato altre lingue abbiamo capito che non si tratta solo del francese. Nella maggior parte delle lingue le donne non esistono.

Quando eravamo bambine e amavamo andare a lezione, amavamo anche apprendere la storia e la letteratura, le scienze e le arti. Ma ci è stato detto solo quel che hanno creato gli uomini. Quel che gli uomini hanno fatto per la storia, quel che gli uomini hanno inventato… nessuno ci ha mai detto di Alice Guy, che ha inventato il cinema quale lo conosciamo oggi, ne’ di Nelly Bly che ha rivoluzionato il giornalismo contro ogni avversità, ne’ di Emmy Noether che è stata cruciale per lo sviluppo della matematica, ne’ di Mary Andersen, Maria Telkes, Grace Hopper, Stephanie Kwolek, Ann Tsukamoto…

Non abbiamo mai saputo che le donne hanno inventato zattere di salvataggio, refrigeratori, macchine per fare il gelato, sistemi per elaborazione di dati, tecnologia delle telecomunicazioni, trasmissione senza fili, video sorveglianza, seghe circolari, riscaldamento centrale, razzi di segnalazione, vetro trasparente, ponti sospesi, sottomarini…

Non abbiamo mai saputo di aver scoperto la struttura del DNA, il codice genetico dei batteri, la composizione chimica delle stelle, la terapia per il virus del papilloma umano, i cromosomi X e Y.

Non abbiamo mai saputo di Enheduanna, la prima scrittrice conosciuta, di Fatima el Fihriya che ha fondato la più antica delle università, di Trotula da Salerno che fu una delle prime a parlare di salute delle donne e ginecologia.

Non abbiamo mai imparato delle donne coraggiose e forti che lottarono contro la colonizzazione in ogni singolo continente: Fatma N’Souer in Algeria contro i francesi, Manuela Saenz in Sudamerica contro gli spagnoli, Tarenorerer in Australia contro gli inglesi.

Non abbiamo mai saputo di aver combattuto guerre e viaggiato, esplorato e scoperto, non abbiamo mai saputo di aver guidato popoli e eserciti, di aver ispirato e creato. Non abbiamo mai saputo di aver volato e navigato, di essere state pilote e pirate… non l’abbiamo mai saputo perché nessuno ce l’ha detto.

Per tutte le nostre vite, come bambine e ragazze, come giovani donne, ci è stato detto che andava così, che “le donne non hanno mai inventato nulla”. Non abbiamo mai visto esempi femminili forti e complessi nei libri di storia, in televisione, alla radio, in politica, nei musei, al cinema… non ci siamo trovate da nessuna parte.

Si dice spesso che le bambine cominciano a considerarsi inferiori ai bambini attorno ai sei anni. E perché non dovremmo, quando tutto è fatto per limitare il nostro universo? In un mondo in cui tutto è maschile, dai nomi delle nostre strade ai personaggi dei libri che amiamo, dagli dei ai presidenti, in che modo potremmo sognare noi stesse come forti, ispiratrici, complete?

Pensiamo a tutte queste donne che sono state cancellate… Tutte queste donne che a noi è impedito ammirare o aspirare a divenire. Le loro stesse esistenze sono annientate per indurci a credere che non possiamo realizzare nulla, che esistiamo solo per essere belle e prenderci cura degli altri… avremmo voluto conoscerle tutte prima, imparare i loro nomi. Tutte queste donne che hanno fatto la storia ma sono state dimenticate. Artiste, scienziate, attiviste, eroine, sopravvissute che sono scomparse dalla nostra memoria collettiva a causa del sessismo.

Come donne, crediamo di avere il dovere di raccontare le loro storie, di tutte loro. Alle nostre sorelle, alle bambine attorno a noi e al mondo. Perché parlare di loro è parlare di noi stesse. E’ riprenderci le nostre voci e i nostri posti. E’ riprenderci le nostre vite.

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(“The Startling Rise of Choking During Sex”, di Olga Khazan per The Atlantic, 24 giugno 2019, trad. Maria G. Di Rienzo.)

Ci sono un mucchio di emozioni comunemente associate al sesso: amore, felicità, eccitazione, forse anche rilassamento. Ma per molte donne, una sensazione sessuale che salta in mente è più oscura: la paura.

In uno studio recente Debby Herbenick, docente e ricercatrice sul sesso alla Scuola di Salute Pubblica dell’Università dell’Indiana, ha rilevato che circa un quarto delle donne adulte negli Usa si sono sentite spaventate durante il sesso. Su 347 soggetti, 23 hanno descritto il sentirsi impaurite perché il loro partner aveva tentato inaspettatamente di soffocarle. Per esempio, una 44enne ha scritto di come il suo compagno avesse “messo le sue mani sulla mia gola in modo che a stento riuscivo a respirare”.

Il sesso può comportare del soffocamento consensuale, ma non è questo il caso, come Herbenick ha spiegato al pubblico durante una conferenza all’evento “Idee Aspen: la Salute”, che è organizzato dall’Aspen Institute e dall’Atlantic. Invece, “questo era chiaramente del soffocamento di cui nessuno aveva parlato e che a sorpresa era stato imposto su qualcuno”, ha detto. Secondo la sua ricerca, il 13% delle ragazze sessualmente attive fra i 14 e i 17 anni è già stato soffocato.

La ragione per cui persone così giovani conoscono un atto sessuale di tale violenza è molto probabilmente la pornografia, ha detto Dan Savage, editorialista su temi sessuali e conduttore di Savage Lovecast, che era pure presente alla conferenza. E non si tratta dell’unico cambiamento disturbante che si può attribuire alla pornografia, ha aggiunto Kate Julian, redattrice capo all’Atlantic e autrice di un recente servizio da copertina sul comportamento sessuale dei giovani. Per scrivere la sua storia, ha parlato con diverse donne che le hanno detto come i loro partner maschi sembrino prendere indizi da quel che vedono nella pornografia, “martellando” durante il coito o penetrandole analmente mentre loro non erano pronte a ciò.

Julian è venuta a sapere di un centro sanitario universitario che stava curando donne con lacerazioni alla vulva, qualcosa che è segno tipico dell’assalto sessuale. Solo che queste donne non erano state stuprate. “Avevano solo fatto del sesso che non desideravano fare. – ha detto Julian – Non sapevano che si suppone la faccenda vada diversamente.”

Savage crede che la ragione per cui la pornografia sta strisciando nelle vite sessuali dei giovani, peggiorandole, è che le scuole mancano di fornire ai ragazzi e alle ragazze educazione sessuale che sia consapevole della pornografia stessa. Invece di imparare che quel che vedono nella pornografia potrebbe non somigliare alla vita reale, i giovani guardano la pornografia e arrivano a credere che sia quel che le loro partner vogliono. Savage ha riassunto questa mentalità come “Non mi va di farlo, ma è quel che devo fare perché è quel che lei si aspetta da me.”

Ovviamente, una soluzione è che i genitori semplicemente tentino di tenere distanti i ragazzi dalla pornografia che promuove violenza sessuale. (1) Ma altrimenti, come incoraggiamo i giovani – e i più vecchi – a parlare e a chiedere alle loro partner se vorrebbero fare esperienza di qualche mossa ispirata dalla pornografia?

Savage, che è gay, ha detto che questo è qualcosa che “le persone gay possono dare alle persone etero”.

“Poiché i partner dello stesso sesso hanno gli stessi genitali, quando sono pronti ad andare a letto insieme – ha detto Savage- spesso devono discutere di cosa, precisamente, stanno per fare. Le chiamo le quattro parole magiche. E’ la domanda che viene posta quando due ragazzi sono a letto insieme per la prima volta: Cos’è che ti piace? Perché non può essere dato per scontato. (2) La gente etero, come impostazione predefinita, ha il coito vaginale.”

Troppo spesso, ha detto Savage, “quando le persone eterosessuali arrivano al consenso, smettono di parlare di quel che viene dopo, di quel che vogliono fare. Quando le persone gay raggiungono il consenso, quello è l’inizio della conversazione.”

Quella conversazione in cui la coppia discute cosa va bene e cosa no. Forse questa è una cosa che le coppie etero possono imparare dalle coppie gay.

(1) Suggerimento assai inefficace per diversi motivi – per esempio, il controllo coercitivo genera reazione opposta negli adolescenti – e spesso improponibile: discutere con i ragazzi e le ragazze di cosa la pornografia è attualmente forse sarebbe più utile, perché ormai quella che “promuove violenza sessuale” è l’assoluta maggioranza di ciò che il mercato offre.

(2) Le parole di Dan Savage, che condivido, sono il motivo per cui ho tradotto questo pezzo. E a proposito, oggi il Pride sfila nella mia città, Treviso, a partire dalle ore 15.00 (inizio corteo davanti alla stazione dei treni). Se siete in zona, venite a camminare con la speranza, la dignità, la gioia e l’orgoglio.

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