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Posts Tagged ‘analfabetismo’

analfabeta

La storia

– A questo individuo, come realtà virtuale non bastavano i Pokémon. Perciò si è inventato uno scenario tutto suo dove figurare come “eroe”.

– In effetti, è molto coraggioso circondare in tanti una persona sola, armata inoltre di pericolosissima carta igienica (sì caro, si scrive così).

– Al giorno d’oggi, però, non serve a niente compiere atti eroici di questo tipo se non li si pubblicizza adeguatamente, perciò il nostro si diffonde nel primo resoconto (a sinistra nell’immagine) e lo affida al web.

– Poiché ignora che ogni essere umano è titolare di diritti umani a prescindere dal suo orientamento politico, ignora pure che vantarsi di averne pestato uno in gruppo è un’ammissione di reato.

– Come se non bastasse, è furbissimo: cita caratteristiche identitarie – “ultras”, “casapound” – dei propri complici, così se qualcuno indaga sa dove andare a pescarli.

– Quando, presumibilmente, qualcuno gli fa notare tutto ciò, il tipo sconfessa se stesso, nega ogni coinvolgimento e posa da vittima: il gruppo Facebook era “privato”! Si è trattato di “satira e goliardia”! Sono soggetto a “gogna mediatica”!!! “Violento antidemocratico” io? Quando mai!

I testi

– L’autore dei post sembra un analfabeta di ritorno (“di cui non ne necessitano”???). Chi gli ha insegnato l’italiano potrebbe attualmente essere in terapia per la depressione.

– Mi piacerebbe sapere chi è “l’uomo fumetto dei Simpson” – confesso di non seguire la serie: si tratta di Homer o esiste nella saga un personaggio detto uomo-fumetto? Comunque prendo nota per l’ennesima volta che l’aggressione fisica riesce meglio se prima si umilia il proprio bersaglio, disumanizzandolo.

– La signora anziana che parla come un ultrà (lo scambio di battute con il contestatore è francamente inverosimile) dev’essere un ulteriore parto della satirica e goliardica fantasia del nostro eroe.

– Confrontate i due testi: le migliaia di persone del primo diventano centinaia nel secondo. Da “tempo dieci secondi lo circondiamo” a “ero accanto ai fatti” (creatura, tu al massimo eri accanto ad altre persone e presente quando i fatti sono accaduti o molto vicino al luogo in cui i fatti sono accaduti: la lingua italiana non è un’opinione)…

– Perché dunque costui ha scritto un sacco di balle? Si è fatto “prendere dalla foga del momento”, il momento in cui ha pensato che più fai lo stronzo più sei “fico” e perciò non sei tenuto a rispettare nessuna regola del vivere civile ne’ a osservare alcuna legge.

– Se il primo testo è, per ammissione del suo autore, un’accozzaglia di menzogne, quanto è credibile il secondo?

Maria G. Di Rienzo

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Sulla diffusa maleducazione della nostra epoca da parecchi anni non ho alcun dubbio: è stata progressivamente legittimata sul piano sociale e politico dallo sdoganamento dell’ignoranza e dalla sua conseguente esaltazione come “virtù popolare”. Più insulti e strilli, più sbagli congiuntivi e condizionali, più invochi e minacci violenze, più diffondi come notizie, certezze, verità rivelate quelle che sono a colpo d’occhio immani sciocchezze, più sei apprezzato – puoi finire persino a governare un Paese: male, va da sé.

In questo scenario, l’aggressione verbale è presentata in termini di “opinione” e “critica”, per cui quando reagisci chiamandola con il suo proprio nome e rendendo chiaro che non intendi accettarla, i violenti si indignano, posano da vittime, urlano alla censura, cercano di ridicolizzarti, ti insultano ulteriormente e così via. E’ la quotidiana manfrina visibile sui social media, su cui personalmente posso persino stendere un velo pietoso, visto che rifiuto questo tipo di interazione.

Quel che invece trovo inammissibile è il trasferimento di tutto ciò sui quotidiani, il cui compito è dare notizie (verificate) nella lingua della propria nazione (nel nostro caso l’Italia). Quando un giornalista non sa, il suo dovere professionale è fare ricerca. Se un giornalista non conosce l’italiano, o lo impara o cambia mestiere. Su questi due punti, non c’è mediazione possibile.

Ieri, raggiunge la cronaca la sentenza del tribunale di Roma che respinge al mittente la richiesta di risarcimento di un’emittente radiofonica nei confronti di Arcigay Roma e Gay Center. I fatti risalgono al settembre dell’anno scorso, quando un conduttore di Radio Globo dà voce al suo “disgusto” nel vedere due uomini che si baciano e lo razionalizza descrivendo la cosa come “non normale”. Le due associazioni summenzionate, dopo avere inutilmente chiesto all’emittente delle scuse formali, chiamano gli inserzionisti pubblicitari al boicottaggio; la radio segue in modo prevedibile e noioso il copione de “se mi dici che ti ho fatto torto, la vittima sono io”: dichiara il suo rispetto per i valori antidiscriminatori sanciti dalla nostra Costituzione (non sono omofobo, non sono razzista, non sono sessista), annuncia di avere persino una persona transessuale in redazione (ho un sacco di amici gay, di amici africani e amo le donne), definisce l’uscita del suo conduttore una legittima opinione personale (adesso non si possono neppure avere delle opinioni, ma l’avete letto Voltaren, ah sì volevo dire Voltaire, sempre con questo politicamente corretto che alla fine è censura), ma le scuse ai froci NO, manco morti. Inoltre, la radio querela Arcigay Roma e Gay Center per i supposti mancati guadagni relativi al boicottaggio – e come abbiamo visto, perde la causa. Ribadiamo: non sono state le associazioni a portare l’emittente in tribunale, è il contrario.

Se l’ignoranza volontaria fosse un po’ meno diffusa, o se i giornalisti radiofonici prendessero sul serio il loro ruolo, Radio Globo non avrebbe mai presentato la denuncia: il chiamare al boicottaggio è un’azione nonviolenta con alle spalle un bel po’ di Storia e non è sanzionabile, poiché non costringe nessuno a comportarsi in un modo o in un altro, bensì si appella alla coscienza civile/democratica di coloro ai quali si rivolge, la cui scelta è parimenti del tutto legittima e non sanzionabile anch’essa. La sentenza, per chi non vive in un mondo che gira attorno al suo ombelico, era scontata.

Se l’ignoranza volontaria fosse un po’ meno diffusa, o se i giornalisti in genere prendessero sul serio il loro ruolo, a commentare i fatti non avremmo letto questo tipo di frasi:

“Si può boicottare un’attività commerciale per protestare contro chi critica i gay.”

Chi ha criticato i gay, scusate, e come? Dire “quel che sei mi fa ribrezzo” non è una critica, è un insulto, oltretutto nella stragrande maggioranza dei casi gratuito, perché chi lo riceve a chi lo vomita non ha di solito chiesto una valutazione sulla propria persona. La critica è la capacità intellettuale di esaminare e valutare l’operato umano, non l’affermazione dei propri sentimenti di disgusto, disagio, rifiuto pregiudiziale di una caratteristica umana.

“La campagna per il boicottaggio è lecita, la difesa della libertà di pensiero un po’ meno. (…) Insomma, o ti pieghi ai diktat del politicamente corretto o peggio per te: finirai “bastonato” due volte.”

Quindi, a Radio Globo uno speaker ha affermato coraggiosamente che la Terra gira intorno al Sole (be’, visti i tempi è più probabile sentirne uno che delira sulla Terra piatta) e Torquemada lo ha trascinato nelle segrete per farlo abiurare? Pare di no. Ha detto che è ora di finirla con sessismo e misoginia e gli hanno dato della “femminazista”, dello zerbino, del frocio, del non-vero-uomo prima di licenziarlo in tronco? Pare di no.

E allora di che “libertà di pensiero” si parla? Prendetene atto, per favore: un’ingiuria (sei disgustoso/a e non normale) non è la libera espressione di un’opinione astratta, ne’ un’intellettuale e audace “scorrettezza” da difendere citando Voltarencioè ok, errore di battitura, volevo dire Voltaire – è un’offesa diretta alla persona che la riceve, punto e basta. Potete continuare all’infinito a suggerire che tale persona dovrebbe prendersi la secchiata di immondizia in faccia e stare zitta, ma siamo sempre in meno disposte/i a farlo. Get over it.

Maria G. Di Rienzo

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Ci vorranno circa 10 giorni per esaminare la richiesta di asilo della 18enne saudita Rahaf Mohammed Alqunun (in immagine).

rahaf

A salvarla dal rimpatrio forzato dalla Thailandia, ove si trova attualmente, è stato il suo adamantino coraggio unito a una massiccia campagna a suo favore sui social media. Il video in cui si barrica nella stanza d’albergo a Bangkok, chiedendo fermamente la protezione dell’Alto Commissariato NU per i Rifugiati, ha fatto il giro del mondo. Sul suo account Twitter ce n’è un altro, che val la pena vedere pur se brevissimo: mostra il rappresentante saudita a Bangkok, signor Alshuaibi, mentre dice “Avrebbero dovuto portarle via il telefono, invece del passaporto”. Il traduttore al suo fianco ride servile alla squallida battuta.

Rahaf pianifica la propria fuga da quando aveva 16 anni. Suo fratello e altri membri della famiglia hanno l’abitudine di picchiarla ed è stata chiusa per sei mesi in una stanza perché si era tagliata i capelli in un modo che loro non approvavano. Se fosse costretta a tornare da loro, ha aggiunto, “mi uccideranno perché sono scappata e perché ho dichiarato il mio ateismo. Loro vogliono che preghi e che mi metta il velo, io non voglio.” In questo momento, suo padre e suo fratello sono a Bangkok. Le richieste di impiccagione per Rahaf riempiono i forum in lingua araba.

Ogni donna in Arabia Saudita è una minorenne legale quale che sia la sua età. Per tutta la vita ha un “guardiano” di sesso maschile (padre, fratello, zio o persino figlio) da cui deve ottenere una serie di permessi – lavorare, andare dal medico, affittare un appartamento, intraprendere un’attività economica, viaggiare, sposarsi, divorziare ecc. non sono decisioni che lei può prendere autonomamente. Nel 2017 le regole si sono allentate un poco per casi in cui vi siano “speciali circostanze”, ma di fatto questo sistema non ne è stato minimamente scosso.

Spesso la polizia chiede il permesso del “guardiano” per una donna che voglia sporgere denuncia, rendendo in pratica impossibile riportare la violenza domestica qualora commessa dal suddetto. Avete chiaro il quadro.

Gli uomini decidono, gli uomini pontificano, gli uomini sanno e fanno e disfano… anche sotto gli scarni articoli che la stampa italiana dedica alla vicenda: al 99,99% sono gli uomini a commentare.

C’è l’analfabeta becero:

“eroina de che? e (è, signore, è) fuggita dal paese con tanto di passaporto, diciamo che è scappata dalla famiglia x dei motivi che non conosciamo”

e l’analfabeta colto e solidale:

“Diciamo che la ignoranza e (è, perdinci) una cosa normale. (…) Il fatto è che sia la donna che l’uomo devono essere riguardati come una espressione della essenza umana senza considerazioni pregiudiziali che limitano il diritto alla scelta libera sebbene responsabile. (I beg your pardon?)

L’idea che la donna non può esercitare un livello di autorità e responsabilità uguale al (all’) uomo e (è, voce del verbo essere, terza persona singolare) regressiva, primitiva e porta ad un trattamento criminale non dissimile alla (dalla) schiavitu (l’accento, per piacere) istituzionalizzata del passato. Una donna che rischia la vita per difendere i suoi legittimi diritti e (è!!!) definitivamente eroica. (…)” Omettiamo pietosamente il resto…

Trovando difficile l’iter burocratico per essere accolta in Australia, che era la sua prima scelta, Rahaf ha chiesto asilo al Canada: sto sperando che tale nazione apra le braccia per lei. L’Italia? Be’, non è un paese per donne.

Maria G. Di Rienzo

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Quest’estate è stata un susseguirsi di rivelazioni e illuminazioni (si fa per dire) fornite a noi comuni mortali da autorità (si sempre per dire) in campo politico, religioso o educativo. Sono riuscite a darci i brividi nonostante le alte temperature, mille grazie.

L’estate è finita, almeno ufficialmente. Oggi è l’Equinozio d’Autunno. Vale la pena di fare un sommario delle cose più clamorose che abbiamo appreso.

1. Quando un ponte crolla per mancanza di manutenzione e l’incidente uccide 43 persone e ne ferisce 9, i comportamenti giusti da tenere sono: presenziare a sagre distanti centinaia di chilometri, scrivere idiozie sui social media del tipo “brutta notizia, però ce n’è una di buona: abbiamo respinto un barcone di immigrati!” (se siete riusciti a farlo affondare va ancora meglio), farsi selfie sorridenti in televisione con il plastico dell’opera crollata – ciò segnalerà ai sopravvissuti e ai parenti delle vittime il vostro interesse e il vostro rispetto per il loro dolore.

2. E’ la politica a decidere come la scienza funziona e quali risultati deve avere. Non è proprio nuovissimo, come atteggiamento: governi di ogni tipo hanno storicamente perseguitato, rinchiuso, ostracizzato e persino giustiziato un bel po’ di scienziati. Perché, a differenza di quanto credono gli ignoranti nei consigli regionali e in parlamento, se parliamo di scienza i “dogmi” non esistono – ogni teoria deve essere tesa alla descrizione dell’esistente e comprovata da fatti e ogni teoria può finire nel dimenticatoio dall’oggi al domani qualora i fatti la contraddicano.

3. Non abbiamo più garanzie che a scuola si impari qualcosa di vero. Se una squinternata si inventa un tunnel che collega il Gran Sasso al Cern – e per nostra sventura quando lo fa ricopre il dicastero all’Istruzione – la cosa finisce dritta nei libri di testo Mondadori. Ma non basta: se nello scenario precostituito e predigerito che deve sostituire la realtà, mostrandosi grato al governo “del cambiamento”, si inseriscono frammenti di verità storica per essi scatta la censura. E’ stato il caso del liceo di Trieste la cui mostra sulle leggi razziali è saltata perché il manifesto non è piaciuto al Comune (sindaco Forza Italia, assessore alla cultura centro-destra): foto in bianco e nero di tre ragazze sorridenti, con libri e cartelle in mano, e riproduzione della prima pagina del quotidiano Il Piccolo, datata 3 settembre 1938, su cui campeggiava il titolo: “Completa eliminazione dalla scuola fascista degli insegnanti e degli alunni ebrei”. Troppo forte, hanno detto, ma forse era un complimento.

4. L’orizzonte per le donne è anch’esso non troppo nuovo, com’era prevedibile (casa, chiesa, cucina e camera da letto). I politici del “cambiamento” stanno mettendo le mani sulla legge che regolamenta il divorzio e la tutela dei figli dei divorziati, dichiarano “impediremo alle donne di abortire” e di voler abolire le unioni civili, aprono “sportelli anti-gender”. Ringalluzzito dall’atmosfera, un parroco veneto propone una tassa sulle scollature e sugli spacchi dei vestiti delle donne che contraggono matrimonio religioso: “Potremmo istituire una sorta di offerta da riscuotere in proporzione alla decenza dell’abito della sposa, che molto spesso si presenta sguaiato e volgare. Così chi più si presenta svestita più paga.” E’ bello sapere che adesso nei seminari si studiano i trend della moda, eleganza e decoro, e ogni parroco è diventato un esperto fashionista. Mancano purtroppo almeno un paio di lezioni sul rispetto dovuto ai corpi e alle scelte delle donne.

5. Siete passati per qualche motivo da una questura, ultimamente? Conoscete qualcuno che ci lavora? Sono senza carta per le fotocopie, senza cancelleria, senza benzina per le auto, non ricevono materiali e aggiornamenti sufficienti per fare un lavoro decente. Ma adesso è arrivata la legge “Spazzacorrotti” e un video del sottosegretario agli Affari regionali ci spiega che i “polizziotti” – a lui va bene con due zeta, vedremo se ciò avrà ricadute su testi scolastici e dizionari – avranno la possibilità di diventare come “Johnny Depp in Donnie Brasco”. Posso solo immaginare le entusiastiche reazioni dei lavoratori delle forze dell’ordine.

6. Per fare un cerchio completo non bastano più 360°, ce ne vogliono 365. Aggiorniamo anche la matematica, che è sempre più un’opinione e le opinioni, come sapete, sono sacre e intoccabili: è la realtà che deve adeguarsi. “Le ricerche dovrebbero essere estese a 365 gradi”, dichiara infatti lo stesso consigliere regionale leghista che ha appena spiegato come la legionella sia “la malattia dei legionari, che non hanno mai operato in Austria o in Svezia o in Nordtirolo, ma hanno operato dove ben sappiamo”. La legionella ha preso questo nome dopo che un malessere non meglio identificato colse 221 persone appartenenti all’American Legion, un’associazione di veterani statunitensi che nel luglio 1976 partecipavano a una riunione in un albergo, e ne uccise 34. Il batterio è stato identificato nel gennaio 1977. Perciò, consigliere, cos’è che “ben sappiamo”?

Maria G. Di Rienzo

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tina costa

Tina Costa – in immagine sopra – è una di quelle persone a cui dobbiamo molto di quel che diamo per scontato nelle nostre vite quotidiane: diritti umani, diritti civili, una repubblica democratica fondata sul lavoro (almeno sulla Carta) al posto di una dittatura, suffragio universale. Tina, 93enne ex partigiana, è stata una “testimonial” del Pride romano di sabato scorso, a cui ha partecipato rilasciando dichiarazioni del tutto sensate e condivisibili sul senso della sua presenza e sulla necessità di combattere le discriminazioni e tutelare ogni cittadino/a in quanto tale.

Le marce dell’orgoglio LGBT hanno di fondo, ovunque, lo stesso messaggio – alta visibilità atta a suggerire eguaglianza, rispetto, presenza attiva e persino mera esistenza quando condizioni esterne, ad esempio legislazioni e/o compagini governative omofobe, la negano – ma possono presentarlo in modi diversi a seconda dei momenti storici. Abbiamo avuto Pride semplicemente e felicemente celebrativi, ma quello di sabato 9 giugno aveva una spiccata componente politica e una richiesta esplicita di alleanze relative: ha convogliato il senso, anche tramite la presenza degli ex partigiani, che la lotta per i diritti umani è una lotta comune. Perciò, cantando in coro “Bella Ciao” con Tina Costa, i/le dimostranti hanno preso una posizione e dato un segnale.

Se la cosa ha generato in me speranza e sollievo, e persino un briciolo di commozione, sono rimasta però agghiacciata dai commenti che corredavano i video al proposito: so che i troll sembrano più presenti degli altri per il loro malato e ossessivo impegno a scatarrare i loro insulti dappertutto (e difatti alcuni commenti si ripetevano identici e con identico account sotto ogni video), tuttavia ciò fornisce un quadro preoccupante per una componente significativa della popolazione: sta, spesso dichiaratamente, fra quella che ha votato l’attuale governo e vuole – lo vedrete di seguito in forma letterale, nulla è stato corretto – la sparizione di chiunque possa essere classificato come “differente” dai loro arbitrari standard di “normalità”; la creazione di una società a compartimenti stagni, i cui segmenti non devono comunicare fra loro; la validazione della loro (spesso consapevole e scelta e difesa) ignoranza nel gettare nello stesso calderone con l’etichetta di “ambiguità” violenza su donne e minori, tossicodipendenze, orientamento sessuale; il silenziamento delle donne e il loro stoccaggio nelle cucine (e poi verosimilmente, a seconda del grado di scopabilità, nelle camere da letto).

Ecco una selezione degli sproloqui:

1. “che vergogna…nella vostra vita fate quello che volete, scopatevi chi volete, state insieme a chi volete, ma se davvero aveste una dignità umana, queste pagliacciate non le fareste! queste sono cose inutili, fastidiose, di costume e di un costume fastidioso che non porta a niente se non ad autoemarginarvi e basta. Io sono etero e non per questo motivo organizzo sfilate e faccio il pagliaccio in giro per le città. Vivo la mia vita e la mia sessualità nella vita privata come cazzo voglio. Senza fare il circo come voi. Se davvero foste intelligenti, sensibili e, ripeto, degni delle vostre tendenze e delle vostre scelte, non fareste minimamente queste cose. E lasciate stare la storia, la guerra, i partigiani, la sinistra, voi non c’entrate niente con tutte queste cose!”

E in che modo l’eterosessualità sarebbe una faccenda “privata”? I fidanzamenti e i matrimoni non sono pubblici? Non esistono leggi che regolano le relazioni all’interno della famiglia eterosessuale? Qualche ministro ha per caso detto che le famiglie basate su una coppia eterosessuale non esistono? Questo è il motivo per cui bisogna ancora andare a fare “circo”, mister.

2. “I movimenti omosessuali sono finanziati da George Soros. Il mio consiglio è di andarsi a leggere i documenti trafugati da DCleaks alla sua fondazione. Chiedetevi come mai l’omosessualità è vista come una cosa positiva “dai giornali dell’establishment” ? Perchè c’è qualcuno che PAGA. Ripeto, documenti di DCleaks alla mano, la galassia omosessuale è finanziata dalla speculatore finanziario americano. Uno zozzo.

E’ comprovato – sono atti pubblici – che Soros ha finanziato e finanzia i democratici americani e varie fondazioni / iniziative. Ma sicuramente non ha creato il movimento LGBT. Quando i poliziotti manganellavano e arrestavano la gente a New York, Stonewall Inn, era il 28 giugno 1969, Soros aveva appena iniziato la sua carriera finanziaria e non poteva fregargliene di meno. L’anno dopo, quando le manifestazioni commemorative della rivolta di Stonewall si diedero in varie città statunitensi – New York ovviamente, Chicago, Los Angeles, San Francisco – gli attivisti cucirono a mano le loro bandiere mentre Soros stabiliva il suo secondo fondo speculativo di investimenti grazie ai guadagni ottenuti dal primo. Credo che del movimento omosessuale gliene fregasse ancor meno dell’anno precedente.

3. Penso che se dovessimo dare spazio a tutte le nostre ambiguità : droga ,pedofilia , violenza sulle donne , questo mondo sarebbe così, un pedofilo reclama ok diamo lui cio che desidera ! Un povero drogato reclama ok diamo lui cio che vuole ! Un pezzo di m…. Vuole una donna da violentare ok diamo lui cio che vuole! Ora basta le ambiguità in cantina come si è sempre fatto ai tempi dei miei nonni , tutto ciò non collide per niente , oppure la cura esiste ma non la si vuole provare! Con questo non voglio discriminare nessuno fatevi curare un mio amico ghey c’è riuscito!

L’amico “ghey” c’è riuscito, complimenti, l’avrà aiutato Povia. Non so che problemi di salute avesse, ne’ cos’è esattamente un “ghey”, ma gay e lesbiche non possono “guarire” dall’essere se stessi/e. E suggerire che essere se stessi sia essere malati è proprio discriminazione, patetico individuo.

Seguono fascisti in serie:

4. vi sentite fighi che vi parate il culo coi partigiani sporchi di rosso sangue ma non durerete a lungo frocioni di merda vi meritate un pieno genocidio di massa

5. Ora capisco a pieno il pericolo del comunismo,alla fine si è dimostrato la stessa ed identica faccia del neoliberismo ultracapitalista. Gloria ed onore a coloro che capirono tutto prima e dichiararono guerra ad entrambi; Hitler e Mussolini!

6. Che cazzo centra bella ciao? Assurdi!!! Poi sti comunisti fasulli si sono appropriati della resistenza come se l’avessero fatta solo loro. Ignoranti asini e presuntuosi.

7. La sinistra e questi finocchi se la prendono guardacaso con le categorie deboli: Feti, bambini e malati, imponendo loro destini anche contro la loro volontà. Sinistra=merda.

8. Io sto con Salvini,i finocchi e i neri più o meno sono uguali,fanno sempre le vittime e fomentano odio. Il fascismo sta imperando: negri,finocchi e zingari avete i giorni contati

9. Sono simpatizzante al Fascismo volevo dire una cosa di ricordare le persone che sono morte per portare l’Italia in alto e non parlo dei partigiani ma delle camicie nere onore per queste persone quando sono andate in Africa a portare civilità e quando in Italia si stava bene si mangiava c’erano gli ospedali che funzionavano meglio di adesso è un economia più stabile VIVA LA REPUBLICA DI SALO DUX MEA LUX

Non sanno l’italiano, che è la loro lingua madre, e questo già è problematico. Propagano della Storia una visione basata sulle loro fantasie e non su merito e cronaca, e questo è grave. Perché se mettete insieme le due cose il risultato dà come impossibile il farsi capire da questi individui con argomenti razionali. E una massa di disturbati con accesso alle cabine elettorali non promette bene per il futuro di questo paese.

Dulcis in fundo, un invito a Tina Costa e, per estensione, alle donne tutte (compresa quella che ha scritto questa stronzata, se il suo pseudonimo corrisponde davvero a una persona di sesso femminile):

10. Ma va a casa a fare la calza e infornare la lasagna

A dire il vero, Tina aveva risposto in anticipo, il giorno prima del Pride:

Sono una donna libera, vado dove voglio io, non devo chiedere il permesso a nessuno e ho accettato subito. Come Anpi abbiamo sostenuto diverse loro iniziative. Sono persone che, esattamente come tutti gli altri, hanno il diritto di fare quello che ritengono più opportuno della loro vita. L’orientamento sessuale non può e non deve essere un fattore di discriminazione.”

Maria G. Di Rienzo

pride roma 2018

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L’articolo, pubblicato un paio di giorni fa, concerne le molestie che uno studente avrebbe subito da un suo insegnante e la conseguente sospensione di quest’ultimo dall’ incarico (per un mese). I due hanno una storia pregressa di scontri: “La vicenda è cominciata a novembre dello scorso anno, quando dopo un episodio avvenuto in classe, il ragazzo è stato sospeso e denunciato dall’insegnante per resistenza a pubblico ufficiale e lesioni. Il docente sosteneva di essere stato aggredito dal giovane dopo avergli impedito di stare seduto vicino alla fidanzata, poiché si distraevano a vicenda. Da quel momento in poi sarebbero però partiti una serie di messaggi ambigui, mandati dal prof al diciannovenne. Conversazioni su Facebook che in brevissimo tempo si sono trasformate in inviti a bere il caffè e infine in un pranzo a casa dell’insegnante. L’obbiettivo dichiarato era quello di mettere a punto un piano di studi per il ragazzo, che non va molto bene a scuola e che il docente diceva di voler aiutare. In realtà però il pranzo, a quanto ha raccontato il diciannovenne, sarebbe stato condito da una serie di avances, prima verbali, poi anche fisiche.”

La vicenda accade in quel di Padova e qui sotto c’è un esempio delle conversazioni succitate, così come l’ho trovato:

screenshot

Ora, poiché mi si dice che il giovanotto non brilla negli studi, il suo “tutto apposto” è orripilante ma comprensibile. Però vorrei veramente sapere cosa insegnava il docente: “Tu adesdo devi solo studiare e non sconcertanti dall’obbiettivo.”, “Poi parleremo che ti dovrai fidare di me e lasciarti volete bene.”… Per favore, ditemi che non insegnava italiano. Per favore. Maria G. Di Rienzo

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listino

I giornali assicurano che “la pizza dei froci” è un successo “in termini di marketing”, anche se notano che “l’omofobia non viene presa sul serio”. Infatti, la titolare del panificio che vende la pizza dice che l’hanno chiamata così “senza offesa a loro” (evidentemente è convinta di non conoscere nessuna persona “frocia”, anche se su 100 individui con cui ha a che fare 20 sono omosessuali) e che i clienti la richiedono “scherzando”. Inoltre, la pizza si chiama così dal 1999 e fino a oggi “nessuno si è indignato”.

Mi domando se anche il listino prezzi è così da 17 anni e, in caso, come mai in questo lungo periodo di tempo nessuno ha notato l’ingrediente “wursteel”, che potremmo arditamente tradurre come “salsiccia d’acciaio” anche se è più probabile si tratti della parola würstel (che in italiano ha perso la dieresi, ma non ha guadagnato una “e”).

I panettieri non devono però dolersi troppo di quello che sembra analfabetismo funzionale sia in senso stretto, sia in senso lato: analfabetismo del rispetto, del senso del limite, della civile convivenza – sono condizioni correlate e che condividono con un gran numero di connazionali.

Sul piano del linguaggio:

Indagine OCSE con l’obiettivo di rilevare le competenze alfanumeriche degli adulti tra i 16 e i 65 anni, pubblicata l’8 ottobre 2013: più di 3 milioni di italiani non raggiungono la soglia di lettura o scrittura della singola parola;

Ricerca del Centro Europeo dell’Educazione – 21 laureati italiani su 100 hanno una competenza minima di decifrazione di un testo;

Istat – sette laureati italiani su cento non leggono mai, altri sette leggono solo l’indispensabile per il lavoro. E non è che leggendo quel che oggi si scrive si impari automaticamente qualcosa:

Il disprezzo per la lingua italiana risiede anche in certi romanzi nuovi, pieni di parolacce e di inutili scorciatoie, e nel linguaggio sempre più sciatto dei giornali, dov’è quasi scomparsa la ricchezza della punteggiatura. Oggi s’impara poco anche leggendo. E si studia male.” Tullio De Mauro, linguista. Perciò nessun giornalista ha visto il “wursteel”.

Sul piano della società: quella italiana è la fiera della superficialità. Una giostra dove vanno su e giù, girando in cerchio al suono di musiche così semplicistiche da sconfinare nell’idiozia, cavallini di plastica colorata coperti di lustrini.

Immagine immagine immagine.

Marketing – vendere/vendersi.

Indifferenza etica: opinioni, sono opinioni e bisogna rispettare le opinioni! Con ironia! E’ una scelta!

Primato dell’intenzione nel valutare le azioni: l’ha presa a martellate, ma non voleva farle del male, perciò non gliene ha fatto veramente.

Ascrizione alle vittime della responsabilità di quel che subiscono (ingiurie, minacce, assalti) con lo scrutinio dettagliato del loro aspetto / comportamento.

Essere analfabeti questo comporta, l’incapacità di vedere quanto lontano ci si è spinti nella pratica della violenza, micro e macro, quotidiana e straordinaria, individuale e sociale.

Tante storie per la pizza dei froci e per il “wursteel”? Eeeeh… la maestrina…

Maria G. Di Rienzo

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