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Posts Tagged ‘immagine del corpo’

(tratto da: “Opinion: Criminal justice system is failing women”, di Hilla Kerner – in immagine – per The Vancouver Sun, 6 novembre 2017. Hilla lavora per il Vancouver Rape Relief and Women’s Shelter. Trad. Maria G. Di Rienzo.)

hilla

Noi, le donne che lavorano nei centri antistupro, non avevamo bisogno della campagna #MeToo (“Anch’io”) per sapere quanto comune è per le donne far esperienza di aggressione sessuale e stupro. Essere una bambina e una donna in questo mondo significa essere probabilmente assalite. Se siamo povere, indigene, donne di colore, o donne con disabilità cognitive o fisiche, è ancora più probabile che noi si sia aggredite sessualmente – è quasi garantito.

Il comune sessismo e il disprezzo delle donne in tutti gli aspetti delle nostre vite private e pubbliche insegnano agli uomini a vederci e trattarci come “cose” e non come completi esseri umani. La pornografia è devastante ed efficace come promozione e rinforzo della violenza sessualizzata degli uomini contro le donne. La prostituzione è una devastante ed efficace promozione della mercificazione della donne – l’uso delle donne come merci che possono essere comprate e vendute da uomini.

Noi usiamo spesso il termine “cultura dello stupro” per descrivere l’accettazione, la collusione, la promozione della violenza maschile contro le donne. E gli uomini usano la cultura dello stupro per sostenere la struttura dello stupro; una struttura che mantiene gli uomini in posizione di dominio e noi donne in posizione di sottomissione.

L’accumulazione e l’impatto di tutti gli stupri individuali che gli uomini commettono contro singole donne sostengono il potere di tutti gli uomini su tutte le donne. Naturalmente, sappiamo che non si tratta di ogni uomo. Sappiamo che non tutti gli uomini picchiano le loro mogli o comprano sesso o sono stupratori o pornografi. Ma è certo che molti uomini sono così.

Sappiamo questo grazie a tutte le donne che chiamano il nostro centro antistupro e altri centri, e grazie a tutte le donne che stanno vivendo nei nostri, e altri, rifugi. E ora, chiunque presti attenzione pure lo sa, grazie a tutte le donne che stanno dicendo #MeToo.

Noi crediamo che gli uomini possano cambiare. Noi crediamo che gli uomini possano fare meglio. Noi crediamo che gli uomini possano trattarci meglio. Ma non è probabile che cambino sino a che hanno il permesso e l’incoraggiamento a violare la nostra autonomia e integrità corporea.

Il modo per scuotere i pilastri della struttura dello stupro consiste nel far rispondere in termini di responsabilità gli uomini che commettono violenza contro le donne. Fino a questo momento, il sistema giudiziario ha mancato in tal senso. (…)

Rendere accessibili i dati del sistema giudiziario-penale rivelerà tutti i punti in cui fallisce quando tratta la violenza maschile contro le donne. E’ un primo cruciale passo che deve essere fatto se vogliamo vedere un qualsiasi cambiamento. E noi dobbiamo vedere del cambiamento, e dobbiamo vederlo presto. Abbiamo aspettato troppo a lungo.

Vogliamo la nostra sicurezza, la nostra eguaglianza e libertà, e le vogliamo ora.

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Parole sporche

(“The F word”, di Avleen Kohli, poeta indiana contemporanea, trad. Maria G. Di Rienzo.)

stand my own

LA PAROLA EFFE

Va’ avanti a giudicarmi

da quanto scure sono le mie labbra

o da quanto chiara è la mia pelle

da quanto è corto il mio abito

o dalla lunghezza dei miei capelli o del mio mento

Va’ avanti a insultarmi

per la fiducia nel mio tono di voce

quando chiedo eguaglianza

O per come resto in piedi da me stessa

nel mezzo della brutalità patriarcale

E dopo tutto questo giudicare e insultare

rispondimi per favore

Dopo tutto il “****” “****” “****” che ho sentito

come fai ancora a dire

che è Femminismo la parola sporca?

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“Thunder Thighs” (“Cosce di tuono – Cosciotti”) di Miss Eaves è stato un hit dell’estate appena trascorsa. L’Artista definisce la sua musica “electro – pop – rap – dance” e se stessa una femcee, ove l’ultima parola indica una donna/femminista all’interno della scena hip hop.

Il mix non è il tipo di musica che mi attira (resterò una rocker sino alla scelta delle canzoni per il mio funerale, i gusti son gusti) ma l’operazione che Miss Eaves ha realizzato con il video del pezzo è sublime.

thighs.gif

https://www.youtube.com/watch?v=fY1o9igy0a0

Il pezzo è contenuto nel suo album “Feminasty” (“Femminista cattiva”), uscito lo scorso 4 agosto.

Il testo è in slang e perciò di ardua traduzione, ma in sintesi celebra la diversità dei corpi femminili e l’attitudine positiva nei loro confronti con versi tipo: Cosce grosse, prendisole, ho un bell’aspetto e anche Cosciotti, cosciotti succosi… non essere gelosa/o quando le mie cosce si scuotono.

Nel clip sopra Miss Eaves è quella con la gonna bianca stampata a gatti neri. Oggi farà probabilmente troppo fresco per scendere in piazza con gonne corte, shorts e prendisole ma se riusciamo ad andarci assumendo l’attitudine sfrontata e invincibile e fiduciosa di Miss Eaves e delle sue amiche, ragazze mie, faremo un bel passo lungo verso la nostra liberazione.

La liberazione dalla violenza di genere è infatti anche liberazione dallo sguardo maschile normativo dei nostri corpi. Maria G. Di Rienzo

thunder.jpg

(immagine dal video)

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zadie

Zadie Smith (in immagine) è una scrittrice inglese di 41 anni – ha vissuto un anno a Roma con la famiglia e in italiano sono disponibili quattro dei suoi romanzi.

Partecipando in questi giorni al Festival Internazionale di Edimburgo (che si tiene dal 4 al 28 agosto) ha raccontato alla stampa come a causa della frustrazione ispiratale dal vedere la figlia Kit passare moltissimo tempo davanti allo specchio abbia imposto a questa sua attività un limite di 15 minuti: “L’ho spiegato a lei in questi termini: stai perdendo tempo, tuo fratello non perderà mai tempo in questo modo. Ogni giorno della sua vita si mette una camicia, esce dalla porta e non gliene frega un fico secco se tu perdi un’ora e mezza a farti il trucco.”

Madre cattiva, state pensando? Be’, sapete, Kit ha sette anni.

Maria G. Di Rienzo

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bridget everett performance

Di Bridget Everett, attrice di cabaret e non solo (in immagine qui sopra), vi avevo già parlato:

https://lunanuvola.wordpress.com/2017/04/04/bridget-e-poppy/

Il 1° agosto, partecipando per la prima volta al talk show di Jimmy Fallon, ha parlato della sua carriera e del motto della sua vita: “I sogni non hanno data di scadenza”.

L’intervista a Bridget è qui:

https://www.youtube.com/watch?v=K8Ab-PuF1DY

Ma quel che dovete assolutamente vedere di essa parte dal minuto 5.35 circa. Su richiesta del conduttore – “Ogni bella serata inizia con il karaoke e finisce con il karaoke” – Bridget interpreta un pezzo del brano di Janis Joplin “Piece of My Heart”. La sua voce e la sua attitudine sono semplicemente fantastiche.

Questa è la traduzione del brano:

Tu sei in giro per le strade e sembri stare benone

E piccolo, nel profondo del tuo cuore credo tu sappia che non è giusto

Mai, mai, mai mi senti quando piango la notte

E piccolo, piango tutto il tempo

Ma ogni volta in cui dico a me stessa che non posso sopportare il dolore

quando mi prendi fra le braccia io te lo canterò di nuovo

Dirò avanti, avanti, avanti, prendilo

Prendi un altro pezzo del mio cuore ora, piccolo

Oh, oh, spezzalo

Spezza un altro frammento del mio cuore ora, caro, sì

Oh, oh, prendi un altro pezzetto del mio cuore ora, piccolo

Sai che lo avrai, bambino, se ti fa sentire bene

Nell’originale la voce di Janis ha un tale rabbioso, doloroso orgoglio – Ti mostrerò quanto dura può essere una donna, dice un altro dei versi da indurmi in gioventù a cantare questo brano migliaia di volte e persino per strada, in bici o a piedi (ok, è vero, facevo spesso anche “Summertime”). Ehi, ragazze e donne là fuori, femmine di qualsiasi età, di qualsiasi aspetto, di qualsiasi colore e provenienza ecc. ecc.: i vostri sogni non hanno data di scadenza. E nemmeno una taglia specifica. A proposito, Bridget, dannazione: voglio anch’io quel vestito!

Maria G. Di Rienzo

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Non so come dirlo. Capisco che potrebbe urtare la vostra sensibilità. Sto cercando perifrasi, metafore e giri di parole… ma non mi esce dalla testa niente che riesca a rendere meno sconvolgente l’affermazione che ho in mente. E quindi eccola qui: “Non voglio essere Sharon Stone”. E quella seguente è peggio ancora: “Conosco un mucchio di donne che non vogliono essere Sharon Stone”. Prendete fiato, mi rendo conto dello shock e non voglio essere crudele.

Questo è il terzo giorno, se non sbaglio, in cui i giornali italiani mettono in prima pagina la suddetta in bikini o nell’atto di ballare in shorts e ci fanno notare che ha 59 anni. La “notizia” è questa, non è che l’attrice abbia in programma un nuovo film o che abbia fatto qualcosa di fuori dall’ordinario, Sharon Stone merita le prime pagine perché è ancora altamente scopabile a 59 anni! E il messaggio è questo: vedete, donne, è possibile essere “belle” e far rizzare pendoli anche durante la mezza età e se a voi non succede (che possa non interessarvi non è contemplato) è perché non ci state mettendo abbastanza impegno. Cosa aspettate quindi? Dieta, prodotti dimagranti, palestra, personal trainer, solarium, digiuno, detox, chirurgia plastica, cosmetici, è tutto alla vostra portata, datevi da fare!!!

Io non ho fatto la vita di Sharon Stone, non sono una sua collega di lavoro, non ho i suoi soldi e non ho il suo interesse nel presentare ai fotografi e ai produttori qualcosa che li faccia sbavare per guadagnare altri soldi. Anche questo vi turberà profondamente, ma prendetene atto: per un’unica Sharon Stone che non mi somiglia – e a cui io non voglio somigliare – ci sono milioni di donne simili a me. Fra loro ci sono artiste, attiviste, professioniste, lavoratrici, disoccupate ecc. con migliaia e migliaia di preferenze e abilità e caratteristiche diverse. Molte di loro meriterebbero le prime pagine per quel che fanno, ma non hanno le tette della misura giusta o non vogliono promuovere se stesse scuotendo il culo davanti a un pubblico di pipparoli.

E’ incredibile, vero? Anche se bombardate ogni giorno da una salva di annunci che dicono loro “non sei abbastanza sexy per gli uomini e quindi non vali niente”, continuano a credere di essere umane, hanno sogni e scopi e persino relazioni e talvolta figli/e. Il loro valore, per inciso, non è determinato dallo sguardo e dalla conseguente valutazione maschile. Ma i “consigli” che dicono il contrario continuano a fioccare: La Repubblica, 29 luglio 2017 – “Sorriso da star: in sala operatoria per avere le fossette di Miranda Kerr”. Io morirò PRIMA, siatene certi – e rallegratevene se così vi pare. Purtroppo moriranno prima anche un bel po’ di ragazze e adulte che i consigli li prendono per buoni (di malattie causate dall’ossessione alimentare e dalla fissazione-fitness, di legatura/amputazione dello stomaco, di chirurgie “estetiche” andate in malora, ecc.). Maria G. Di Rienzo

anarchy 18 giugno 2016

(Sono quella con il palo della bandiera sul naso, in mezzo agli occhiali, e non voglio essere nessun’altra.)

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(brani tratti da: “The Politics of Pockets”, di Chelsea G. Summers, 2016, trad. e adattamento Maria G. Di Rienzo. Vi avevo già detto quanto mi indispettisce non trovare tasche sugli abiti da donna, o trovarne di così minuscole da essere inutili, vero?)

pockets

“Scrivendo per “The Spectator” nel 2011, Paul Johnson offre un’arguta storia in sintesi della consuetudine di sartoria relativa alle tasche e inizia il suo pezzo con una battuta di Christian Dior del 1954: “Gli uomini hanno le tasche per tenerci cose dentro, le donne per decorazione.” Considerate solo la citazione e avrete una visione decisamente essenzialista di come i ruoli di genere si esprimano nell’abbigliamento. I vestiti per uomini sono disegnati per l’utilità, i vestiti delle donne sono disegnati per la bellezza. Non occorre un salto da gigante per capire come le tasche, o la mancanza di esse, rinforzino le idee sessiste sui generi. Gli uomini sono occupati a fare cose, le donne sono occupate a farsi guardare. Chi ha bisogno di tasche, quindi? (…)

(storicamente) Le tasche delle donne erano spazi privati che esse portavano in pubblico con crescente libertà e questa libertà faceva molta paura. Meno le donne potevano portare con sé, meno libertà avevano. Privatele delle tasche e limiterete la loro abilità di attraversare gli spazi pubblici, di portare scritti sediziosi (o semplicemente amorosi), o di viaggiare senza essere accompagnate.”

P.S. Naturalmente ci sono anche abiti femminili trendy con taschine incorporate: “per sapere dove nascondere mani ingombranti durante le feste”, dicono le riviste di moda…

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