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Posts Tagged ‘immagine del corpo’

E’ la versione americana, gonfiata e amplificata e molto più abbiente, di Feltri o di Sgarbi.

Le frasi seguenti vengono da un libro degli anni ’90 composto di sue citazioni:

“Se le donne volessero essere apprezzate per i loro cervelli, andrebbero in biblioteca invece che da Bloomingdale’s.”

“Voglio sesso orale da Jane Fonda. Avete dato un’occhiata a Jane Fonda? Non è male per essere una cinquantenne.”

“So per certo (è fattuale!) che ogni donna che ha del rispetto per se stessa, quando cammina accanto a un cantiere e non riceve un fischio si gira e continua a camminare avanti e indietro fino a che non ne ottiene uno.”

“La famiglia reale (britannica) – che mucchio di disadattati: un gay, un architetto, quella lesbica con la faccia da cavallo e un ragazzo che ha rinunciato a Koo Stark per una manza grassa.”

“Uno sport che non usa palle? Il sesso lesbico.”

“(i computer delle mie aziende) fanno qualsiasi cosa, incluso fornirvi sesso orale. Immagino che questo metta fuori gioco un bel po’ di voi ragazze.”

Il resto qui di seguito è invece cosa assai più recente rilasciata in pubblico:

“Mi piace il teatro, andare a cena e dar la caccia alle donne. Lasciate che vi spieghi: sono un miliardario single ed eterosessuale a Manhattan. Che ne pensate? E’ un sogno bagnato.”

Ne ha anche per “l’enorme massa di maschi neri e latini dell’età, diciamo, fra i 16 e i 25 anni” senza impiego e senza prospettive semplicemente perché non sa “come comportarsi nel posto di lavoro”, pensa che avere una sanità pubblica (“Obamacare”) sia “una disgrazia” e soffre di una sorta di disagio psicologico per cui pensa di essere vittima di razzismo (i tipi come lui dicono cose del genere dopo aver preso una multa per velocità eccessiva): “La polizia ferma sproporzionatamente e troppo i bianchi – e troppo poco le minoranze.”

Il libro è “The Portable Bloomberg: The Wit and Wisdom of Michael Bloomberg” (wit and wisdom, capito, arguzia e saggezza): i curatori hanno assicurato che tutte le citazioni sono proprio del sig. Bloomberg e che nulla è stato abbellito o esagerato e inoltre che alcune frasi sono state lasciate fuori dal testo perché “troppo oltraggiose” (cioè, c’era davvero di peggio?). Bloomberg, da par suo, non ne ha mai smentita nessuna. Ha solo ammesso che sì, forse ha detto delle cose “inappropriate” che potrebbero aver offeso qualcuno e in tal caso, ovviamente, si scusa.

“Le sue parole – hanno aggiunto i suoi sostenitori – non sempre hanno concordato con i valori su cui fonda la sua vita.” Ah be’, questo aggiusta tutto. Sono sicura che se questo pagliaccio ricco sostituisce il pagliaccio ricco attuale (Trump) possiamo aspettarci massimo rispetto e altissima considerazione per le donne – in particolare per le donne lesbiche e per le minoranze di qualsiasi tipo nonché una affettuosa attenzione per chi non può permettersi i costi della sanità privata:

A chi sta morendo perché non può pagare le proprie cure mediche invio un saluto e una preghiera. Mi scuserà se non gli faccio visita, ma dopo il teatro devo andare a cena e a caccia di manze, sa quelle robe senza cervello che passano il tempo nei grandi magazzini e attorno ai cantieri. Pensi che in biblioteca non ne ho mai vista una, anche perché non ci vado mai.”

Repubblicano o democratico – Bloomberg è passato per ambo i partiti – il “sogno americano” sembra essere ridotto a un anziano cafone sessista, razzista, classista e omofobo… va da sé, strafogato di soldi.

Maria G. Di Rienzo

(Le citazioni vengono da: The Week in Patriarchy, “Who said it – Trump or Bloomberg? Take our revealing quiz”, di Arwa Mahdawi per The Guardian, 22 febbraio 2020.)

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(Le dimostranti gettano vernice sulla porta del palazzo presidenziale – Città del Messico, 14 febbraio 2020)

Trasformate le nostre morti in uno spettacolo”: questa frase, detta dalle donne messicane durante la manifestazione illustrata sopra, è la chiave di volta attorno a cui ruota l’intero sistema della rappresentazione femminile nei media.

La vicenda sullo sfondo è quella della 25enne Ingrid Escamilla, uccisa a coltellate dal convivente – Erik Francisco, 46 anni – che immediatamente dopo l’omicidio squarta e spella in parte il cadavere.

Due quotidiani, La Prensa e Pasala, pubblicano foto esplicite del corpo macellato: il primo due volte, anche dopo la prima reazione online delle donne che hanno inondato i social di immagini di Ingrid che inneggiavano alla vita; il secondo con il titolo “E’ stata colpa di Cupido”.

A La Prensa si sono difesi dicendo che loro coprono crimini su cui il governo preferisce tacere (“Oggi comprendiamo che ciò non è stato sufficiente e stiamo entrando in un processo di profonda revisione.”) e dichiarando di essere aperti alla discussione sugli standard di pubblicazione. In altre parole, la manifestazione li ha spaventati, ma non hanno ancora capito dove hanno sbagliato.

Pasala, almeno sino a ieri, non ha risposto alle richieste di commento da parte dei colleghi messicani e stranieri.

Sull’assassinio di Ingrid è intervenuta anche l’Agenzia Donne delle Nazioni Unite: “Chiediamo azioni esaurienti per eliminare la violenza contro donne e bambine. Chiediamo completo accesso alla giustizia e non-rivittimizzazione per tutte. Ingrid non è un caso isolato.” Di media infatti, dicono le statistiche ufficiali, in Messico muoiono di femminicidio 10 donne al giorno. L’anno scorso la cifra ha segnato un nuovo record: 1.006 casi contro i 912 del 2018.

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(Le dimostranti in piedi davanti alla porta del palazzo presidenziale. Si leggono le parole “Ingrid” e “Stato femminicida” – Città del Messico, 14 febbraio 2020)

Le donne in piazza hanno denunciato l’inerzia del governo al proposito ma hanno ripetuto che della situazione “la stampa è complice”. E non è solo complice quando sbatte in prima pagina budella estratte da un cadavere accoppiandoci le alette di Cupido. E’ complice quando si arrampica sugli specchi per giustificare e coccolare gli assassini (stressati, abbandonati, disoccupati, depressi, vittime del raptus, “giganti buoni”), quando scarica la responsabilità sulle vittime (lo aveva lasciato, voleva lasciarlo, non ha denunciato: Ingrid lo aveva fatto, tra l’altro), quando inserisce di forza queste ultime nell’unica cornice in cui le donne possono apparire sui media: la “bellezza”.

Ingrid Escamilla, la bellezza che sopravvive

Ingrid Escamilla aveva 25 anni e grandi occhi neri

Il sorriso perduto di Ingrid

Sono tutti prodotti italiani: sorriso, grandi occhi e bellezza che sopravvive sospesa in aria, sopra un corpo atrocemente mutilato – le nostre preoccupazioni su come affrontare e sconfiggere la violenza scompaiono, Ingrid era bella, sarà bella per sempre, che sollievo!

In Messico, come in Italia, come ovunque, femministe, attiviste, artiste, scrittrici, ecc. regolarmente chiedono conto del modo in cui la violenza di genere è riportata dalla stampa.

In ambito internazionale (Nazioni Unite) da anni si firmano protocolli e si sottoscrivono impegni sulla rappresentazione mediatica delle donne.

Abbiamo tonnellate di studi e ricerche che spiegano perché e come essa giochi un ruolo cruciale nel creare e mantenere la violenza contro le donne.

La signora Nessuno, io, riesce a raggiungere tutte queste informazioni con incredibile facilità e si domanda costantemente perché alle redazioni esse sembrino non arrivare affatto.

Si domanda anche perché per essere viste e ascoltate – spesso solo di striscio e solo per un giorno – sia necessario spalmare vernice rossa su edifici pubblici e venire alle mani con la polizia (o la cosa è eclatante e potenzialmente strumentalizzabile o col piffero che i media si attivano).

Si domanda infine perché, però, alla prima modella / influencer / velina / cantante che frigna sulla cattiveria e sulla frustrazione delle femministe, quegli stessi media diano taglio alto e titoloni senza pensarci un attimo, senza contestualizzare niente, senza essere nemmeno curiosi di quel che il femminismo è e di quel che in tutto il pianeta, quotidianamente, fa: nulla vogliono saperne e nulla vogliono ne sappiano i loro lettori e le loro lettrici.

Se poi si tratta di analizzare la violenza contro le donne, è tutto affare delle donne stesse: denunciate, c’è il Codice Rosso, reagite.

15 febbraio 2020, Sassari – Donna uccisa a coltellate dopo una lite: fermato il compagno.

“Ha ucciso la sua ex compagna, una donna di 41 anni di nazionalità ceca, dopo aver violato la misura restrittiva, un divieto di avvicinamento, che gli impediva di andare a Sorso, il paese in cui viveva la donna, nei confronti della quale aveva già usato violenza. L’uomo è stato fermato dai carabinieri ed ora è sotto interrogatorio.”

Okay: denunciato, ottenuta misura restrittiva, morta. Cosa devo fare adesso?

Maria G. Di Rienzo

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“Molte di noi vogliono difendere il nostro diritto all’essere individui sessuali – il non sentirsi vergognose o represse rispetto ai modi in cui danziamo, facciamo sesso o guadagniamo soldi.

Il problema è che, invece di difendere il diritto delle donne a comprendere ed esprimere la loro effettiva sessualità, alcune donne stanno difendendo la mercificazione di tale sessualità: una “sessualità” che ha poco a che fare con il piacere femminile e tutto a che fare con l’eseguire performance per lo sguardo maschile.

C’è qualcosa, nel voyeurismo che feticizza i corpi delle donne, di profondamente ingranato nella nostra psiche. Al punto che, collettivamente, non riusciamo neppure a concepire una sessualità femminile che non ruoti attorno all’oggettivazione. La sessualità femminile è così profondamente intrecciata con il nostro sfruttamento che spesso le due cose sono difese come una cosa sola.

A me non sorprende che così tante ragazze facciano di colpo esperienza di problemi relativi a salute mentale e immagine corporea mentre raggiungono la maturità sessuale, considerando l’ammontare di dissonanza cognitiva che dobbiamo sopportare vivendo in un mondo dove rappresentare la sottomissione è descritto come la nostra unica strada verso la maturità o l’esplorazione sessuali.”

Laura McNally, psicologa con dottorato di ricerca, 10 febbraio 2020. Ha scritto – fra gli altri – per The ABC, The Guardian, The Australian, The Ethics Centre. Trad. Maria G. Di Rienzo.

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(“I am not old”, di Samantha Reynolds, poeta canadese contemporanea. Samantha – che ha anche fondato la casa editrice Echo Memoirs – ispirò migliaia di persone a esplorare la propria vita tramite la poesia nel 2011, anno di nascita del suo primo figlio, grazie all’apertura di un blog in cui si impegnò a scrivere una poesia al giorno sino a che il bimbo non avesse compiuto un anno: “Bentility—The Art of Noticing Your Life” è ricordato ancor oggi come una “internet sensation”. Trad. Maria G. Di Rienzo.)

figurine

(Figurina in pietra ritrovata nel 2016 a Catalhoyuk in Turchia, datata 8.000 anni.)

NON SONO VECCHIA

Non sono vecchia, ha detto

Sono rara

Sono l’ovazione in piedi

alla fine dello spettacolo

Sono la retrospettiva

della mia vita

come arte

Sono le ore

collegate come puntini

dentro il buonsenso

Sono la pienezza

dell’esistere

Voi pensate che io stia aspettando di morire

ma io aspetto di essere scoperta

Io sono un tesoro

Io sono una mappa

queste rughe sono le tracce

del mio viaggio

Chiedetemi

qualsiasi cosa.

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(tratto da: “All it takes for a woman to be reduced to an object is too much eyeliner”, di Arwa Mahdawi per The Guardian, 1° febbraio 2020, trad. Maria G. Di Rienzo.)

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Più trucco hai addosso, meno umana sembri. E’ la piuttosto deprimente conclusione di un nuovo studio pubblicato sulla rivista “Sex Roles”, che ha indagato su come i cosmetici influenzino il modo in cui percepiamo le donne. I ricercatori hanno chiesto a 1.000 persone (in maggioranza britannici e statunitensi) di valutare le facce delle donne con e senza pesante makeup. Hanno scoperto che i partecipanti, sia maschi sia femmine, hanno classificato le donne con molto trucco meno umane e dotate di meno calore e meno moralità. Non si può non amare questa misoginia interiorizzata!

I risultato dello studio sono persino peggiori per chi preferisce una marcata ombreggiatura all’occhio a uno sgargiante rossetto: “alle facce con gli occhi truccati sono state attribuite le quantità minori di calore e competenza”.

“Può essere che le facce con trucco pesante siano percepite come aventi meno tratti umani perché sono esaminate visivamente in un modo che richiama quello in cui sono esaminati la maggior parte degli oggetti.” ha spiegato Philippe Bernard, il principale autore dello studio. Bernard, ricercatore alla Libera Università di Bruxelles, ha notato inoltre che mentre c’è un crescente corpus di ricerche che dimostrano come le immagini sessualizzate promuovano la disumanizzazione delle donne, meno attenzione è prestata a “come forme più sottili di sessualizzazione, tipo il trucco” influenzino l’oggettivazione. Da quel che ne esce, tutto ciò che ci vuole a una donna per essere ridotta a oggetto è un tocco in più di eyeliner.

Ad ogni modo, non buttate ancora via i vostri cosmetici. Secondo uno studio del 2011, compiuto da ricercatori dell’Università di Boston e della Scuola di Medicina di Harvard, le donne che indossano un ammontare “professionale” di trucco in ufficio sono viste come più competenti, capaci, affidabili e amabili delle donne con la faccia spoglia (val la pena notare che lo studio è stato finanziato da Procter & Gamble, che possiede marchi di prodotti cosmetici come Olay e SK-II: perciò prendetelo con un pizzico di sali da bagno).

Ma se indossare livelli “professionali” di trucco può aiutarvi al lavoro, dovete fare attenzione a non apparire troppo carine. Uno studio del 2019 attesta che “le donne d’affari attraenti sono giudicate come meno sincere di quelle meno attraenti”. E in ogni caso, un altro studio ancora dice che gli individui attraenti guadagnano di più dei loro pari più semplici. (…)

Non abbiamo neppure cominciato sul come il vostro taglio di capelli influenzi ciò che fate nella vita. Ci sono numerose ricerche che suggeriscono come le donne con capelli lunghi siano giudicate “assai ben tenute” e dall’alto “potenziale riproduttivo”. Tuttavia i capelli lunghi possono anche segnalare “potenza in declino” ed essere visti come meno professionali (può essere per questo che Ivanka Trump si è fatta il caschetto di recente). La capigliatura è ancora più complicata per le donne di colore, ovviamente, che sono spesso costrette a conformarsi agli standard di bellezza bianchi per essere percepite come professionali.

Essere una donna significa camminare costantemente su un filo da acrobata teso fra l’essere invisibile e l’essere oggettivata. Devi essere carina, ma non troppo carina! Devi essere attraente, ma non troppo attraente! Devi truccarti, ma non troppo!

Forse è arrivato il momento di spalmarci in faccia i colori di guerra e di stabilire le nostre proprie regole.

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feminism - monica garwood

(“Femminismo”, dipinto di Monica Garwood)

Gentile sig.a Francesca Sofia Novello, sono ormai venti giorni che la “vipperia” mediatica italiana ripete “la frase accusata di sessismo (che la riguarda) è stata fraintesa”, compreso chi l’ha proferita; venti giorni di battute stantie da parte di Fiorello (fate un passo avanti e lasciate stare Sanremo – perché sa, dipende solo da noi diventare presidenti di repubblica: non è che una composizione di votanti 30 f / 70 m – quando va bene – abbia peso, Amadeus sei diventato un mostro, Amadeus mi ha voluto perché sono bello, ecc.); venti giorni di “difese” del presentatore e di lei stessa da non si sa cosa, vuote di argomentazioni sensate e condite da una colata di ingiurie velate o esplicite a chi si è permesso di dire “questo scenario non mi sta bene”.

Anche lei ha reiterato più volte di non essere offesa, che il presentatore non è stato capito nel mentre capiva benissimo lei, che è stata semplicemente lodata perché vuole brillare di luce propria, eccetera. E in molte hanno spiegato, a lei e agli indignati e frementi vip, che la cosa andava oltre la sua persona e che la reazione era dovuta al desiderio di un cambiamento della rappresentazione femminile nella televisione pubblica: pagata anche dalle donne, che quindi pagano anche i compensi astronomici conferiti a conduttori e cantanti e figuranti della kermesse in questione – anche il suo.

Adesso esce la sua intervista rilasciata a Vanity Fair ove oltre a ripetere tutta la manfrina summenzionata lei dichiara:

“Sono stanca che molte donne parlino per me: perché nessuna donna che era lì in conferenza si è sentita offesa e tutte quelle hanno ascoltato da fuori sì? La verità è che ho smesso di farmi domande quando sui social venivo insultata e criticata proprio dalle donne, le prime che esaltavano il femminismo e parlavano di solidarietà e del bisogno di essere tutte vicine in una battaglia. Leggere commenti così cattivi e così frustrati mi ha fatto male. (…) Quello che non si dice è che questo femminismo, in merito a questa faccenda, io l’ho sentito cattivo, completamente in contraddizione con quello che professa. In queste settimane sono stata bullizzata sui social dalle donne, molto spesso madri di famiglia, in un modo che neanche s’immagina. Allora mi chiedo: è questo il femminismo di cui andare fiere?”

Che sui social media si scatenino senza freno idioti e maleducati di tutti i tipi e di ambo i sessi non mi sorprende (per quanto mi disturbi e mi dispiaccia, caso suo compreso), ma naturalmente qui il bersaglio deve spostarsi per guadagnare titoli e citazioni dell’intervista e nuovi articoli e non riguarda più le azioni di cui singole persone sono responsabili, ma un soggetto di cui lei sembra non sapere nulla: il femminismo, che infatti descrive accordandosi alla vulgata in auge – è cattivo, contraddittorio e professato da donne frustrate, niente di cui andar fiere.

Secondo lei questo “non si dice”? A me non risulta, perché leggo / sento cose identiche quotidianamente da quando avevo 14 anni (e da allora sono passate ere geologiche, era il 1973) e mi calpestavano o mi trascinavano in centrali di polizia durante le manifestazioni pro diritti delle donne. Il nostro impegno ha ottenuto diverse cose che sono andate a beneficio di tutte le donne, lei compresa, e il nostro impegno non è mai cessato ed è costante perché sessismo, discriminazione e violenza correlata sono vivi e vegeti: provi a fare una ricerca in merito alla biblioteca universitaria, visto che studia Giurisprudenza, perché oltre a non parlare per lei io non intendo posare da sua insegnante.

Non ho ne’ tempo ne’ voglia neppure per la “difesa non richiesta dalla modella 26enne”, difatti tutto quel che ho scritto a proposito della sua persona è che se a lei il quadro dipinto da Amadeus stava bene la cosa era del tutto legittima e non discutibile ne’ da me ne’ da altre/i.

La sua intervista include anche questi passi:

1. “Mi fa male quando si limitano a giudicarmi solo esteriormente ignorando completamente che dentro di me c’è tanto altro. Se mi conoscessero scoprirebbero che ho qualcosa da dire, che ho un cervello e delle idee (…)”

Lo capisco, tuttavia la professione che lei ha scelto consiste proprio nell’essere “giudicata solo esteriormente”: le modelle sfilano in passerella, posano per servizi fotografici, salgono sui palcoscenici attorniando l’uomo importante di turno (presentatore o stilista) e sorridono. Conoscerle di persona per sapere chi sono accade di rado e comunque non è richiesto dal mestiere. Certamente come ogni essere umano lei ha un cervello e delle idee, comprese quelle assai fuori contesto sul femminismo, e dubito che qualcuna/o lo abbia negato.

2. “Da quando dire che una donna è bella significa dire che è scema? (…) Perché una frase porta a tutto questo putiferio e non si affronta con la stessa energia la questione delle donne che vengono picchiate e discriminate in Italia e nel mondo tutti i giorni?”

La menata della “bella e scema” non l’ha creata il femminismo, sig.a Novello, è uno dei tanti stereotipi della misoginia patriarcale gettati addosso alle donne, proprio come quello della femminista brutta, feroce e frustrata. Conoscere le donne ai sessisti non interessa un fico secco: sono belle o non sono belle, sono scopabili o no, ma restano creature inferiori che possono “essere picchiate e discriminate in Italia e nel mondo tutti i giorni”.

La nostra energia nell’affrontare la questione, che con l’imposizione alle donne dei canoni di bellezza e comportamento purtroppo ha molto a che fare, come le ho già detto è costante, diffusa e tenace: siamo noi a tenere in piedi le reti antiviolenza, siamo noi a scendere in piazza, siamo noi a fare richieste alla politica, siamo noi a fare pressione in sedi internazionali, siamo presenti in pratica ovunque con associazioni o gruppi di lavoro e siamo noi quelle che cercano di cambiare il modello culturale in cui la violenza di genere nasce e prospera. Per cui, noi abbiamo contestato quello stesso modello riproposto nella conferenza stampa a cui lei ha partecipato.

Ma se lei la nostra energia la misura da quel che ne appare in tv o sui quotidiani del mainstream ovviamente non sarà in grado di individuarla e valutarla. Il lavoro del femminismo non ottiene la stessa attenzione del suo fidanzato, di Sanremo e delle modelle. Figuriamoci.

Maria G. Di Rienzo

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Celebrità, opinionisti/e, influencer, commentatori / commentatrici seriali ecc. ecc., abbiamo bisogno del vostro impegno per rendere migliore questo mondo. Per favore, imparate questo alla svelta: quando vi chiedono qualcosa su argomenti che non conoscete dite semplicemente di non saperne abbastanza per rispondere, punto.

1. Non ve l’ha prescritto il medico di aprire bocca o di usare una tastiera e i social media sempre e comunque, sopravviverete anche senza dovervi inventare un’opinione su ciò che vi è ignoto (e potrete sempre darla dopo esservi adeguatamente informati);

2. Non conoscere qualcosa non è una colpa: sembra che solo gli dei siano onniscienti e che tale condizione non sia possibile per gli esseri umani;

3. Sparare frasi “a membro di Canis lupus familiaris” non è senza conseguenze, vieppiù se il pubblico che le riceve è ampio e se la questione trattata è relativa a violenza, discriminazione, marginalizzazione e in genere violazione di diritti umani.

Una delle materie su cui dovete riflettere è la violenza contro le donne.

La Repubblica, 31 gennaio 2020:

Cinque donne uccise in due giorni, sei in una settimana, più il cadavere di una donna ritrovato dopo mesi e il fidanzato arrestato. E’ un bilancio orribile, che porta il Procuratore generale della Cassazione Giovanni Salvi nella sua relazione all’anno giudiziario a parlare dei femminicidi come “emergenza nazionale”.

A Mussomeli, Caltanissetta, un uomo ha ammazzato la compagna e la figlia 27enne della donna, poi si è sparato. A Genova una donna è stata uccisa dall’ex marito che poi ha tentato il suicidio. Ieri una donna è morta dopo tre giorni di violenze fisiche subite dal marito e una 28enne incinta è stata trovata senza vita. Il marito è stato arrestato. Lunedì è stata trovata senza vita nel Bresciano Francesca Fantoni, l’uomo che l’ha uccisa ha confessato dopo due giorni. Ad Alghero, Speranza Ponti, scomparsa mesi fa è stata ritrovata cadavere: il fidanzato è in stato di fermo.”

Come può spiegarvi chiunque se ne occupi seriamente, o l’enorme materiale prodotto al proposito in decenni di studi, i femminicidi avvengono poiché esiste un contesto socio-culturale molto pesante e pervasivo che non solo permette la loro messa in atto e in diversi modi la minimizza e la giustifica, ma la suggerisce persino.

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Vi riassumo il contesto: una donna è “bella – tette – cosce – culo – la scoperei – se non vuole la stupro” o “cessa – stronza – cagna – chi vuoi che ti scopi – se ti stuprano ringrazia” (le due tipologie possono investire la stessa persona nel giro di pochi minuti), ma tutte le donne (a volte “a parte mia mamma”) sono stupide, frivole, superficiali, maligne, infedeli, manipolatrici, false, incapaci, inferiori e talvolta rese arroganti dalle cattive femministe che vogliono uccidere il romanticismo intrinseco a questi ponderati e sereni giudizi. Perché esistono? Per soddisfare i bisogni emotivi, fisici e sessuali degli uomini. Gli assassini e i violentatori di donne sono poveri amanti respinti o delusi, travolti da tempeste emotive e terrificanti raptus, storditi dagli incomprensibili e inaccettabili NO che vengono dalle bocche di questi loro accessori: Da quando in qua il mio attrezzo masturbatorio si permette di prendere decisioni?

Contestare e cambiare tale contesto è conditio sine qua non per mettere fine alla violenza di genere.

Il vederlo riproposto in occasione della presentazione di un evento televisivo ricorrente e assai famoso ha suscitato di recente forti reazioni: di cui celebrità, opinionisti/e, influencer, commentatori / commentatrici seriali continuano a parlare da 15 giorni senza averne compreso nulla.

“Al sig. Amedeo Sebastiani, in arte Amadeus, diverse donne hanno spiegato diffusamente e con precisione cosa trovano inaccettabile:

1) la narrazione per cui la “bellezza” – e cioè il gradimento allo sguardo maschile – è indispensabile all’esistenza stessa di una donna. (…)

2) la lode al “ruolo di servizio” e all’invisibilità sacrificale delle donne. (…)

Hanno contestato la formula “uomo (anziano) al centro della scena circondato da giovani donne”. Hanno chiesto un diverso tipo di rappresentazione, più rispettoso della dignità e soprattutto della realtà delle donne. (…)

Se alla modella Francesca il quadro in cui è stata inserita piace va benissimo, nessuna glielo sta rimproverando: quel che in molte stanno dicendo è che il quadro è una crosta, che sono stanche di essere “apprezzate” perché sono BELLE e perché stanno IN DISPARTE o ZITTE.”

Potete leggere il pezzo per intero qui:

https://lunanuvola.wordpress.com/2020/01/17/servizio-pubblico/

Ora, direste che ci servono un dialogo serio sulla violenza di genere e un deciso mutamento di rotta nell’affrontarla e prevenirla? Giammai, ci serve “un po’ di ironia” e prestare grande attenzione al benessere maschile, altrimenti “inibiremo anche “uomini di qualità che magari vogliono solo farci un complimento” e questo potrebbe portare alla fine della civiltà umana come la conosciamo.

“Antonella Clerici sarà sul palco di Sanremo al fianco di Amadeus e in un’intervista al Corriere della sera, commenta la polemica nata da una frase del conduttore pronunciata in conferenza stampa, invitando ad abbassare i toni. “Amadeus, dopo due ore di conferenza, sarà stato pure stanco e ha sbagliato dei termini, si è un po’ incartato ma sinceramente tutto quello che ne è nato mi ha fatto dispiacere per lui e per noi donne: non possiamo mettere tutto dentro un unico calderone. Bisogna fare dei distinguo perché le battaglie abbiano davvero valore. Non si può fare di tutta l’erba un fascio: va bene il #MeToo, ma stiamo andando troppo oltre.

Se si taglia il capello in quattro per ogni cosa, perdono valore le giuste battaglie. Diventa un ‘al lupo, al lupo’. Amadeus voleva fare un complimento alle donne che aveva scelto parlando della loro bellezza, un po’ come il kalòs kagathòs dei greci, bella e brava.”

Bella, perché senza il giudizio favorevole degli uomini sul suo aspetto una donna non merita neppure di esistere, e brava… a fare cosa? A essere bella, in primo luogo, si vede a colpo d’occhio che le donne scelte dal presentatore ce l’hanno messa tutta per cercare di ottenere gli irrealizzabili standard imposti alle femmine (chiedo scusa, ma il loro ammirevole impegno le rende purtroppo quasi indistinguibili al mio sguardo: lo stesso modo di portare i capelli, le stesse pose, le stesse espressioni) – e continueranno a farlo perché lo sapete, una donna non è mai perfetta e deve inseguirli dalla culla alla tomba in cui sarà calata insoddisfatta della sua immagine.

Brava in che, Clerici? A stare un passo indietro? A sostenere l’uomo della sua vita? Ad accettare “complimenti”? A far da graziosa cornice al presentatore di turno?

La campagna contro gli abusi sessuali nota come #MeToo dev’essere l’unica cosa che costei conosce dell’orrenda e multiforme galassia della violenza di genere: dopotutto, coinvolgendo il settore dell’intrattenimento, è stata sui media per un discreto periodo di tempo. Le stuprate, le abusate, le pestate, le ammazzate ordinarie ottengono di sicuro meno spazio e meno attenzione. Certo, ogni tanto si arriva a “Cinque donne uccise in due giorni, sei in una settimana, più il cadavere di una donna ritrovato dopo mesi” ma immagino che con una citazione greca e un po’ di ironia si possa farsene una ragione e continuare a dire ignoranti idiozie che contribuiscono a mantenere la situazione esattamente com’è.

Ho letto da qualche parte che “nell’era dell’informazione l’ignoranza è una scelta”. Una scelta sbagliata, senza dubbio.

Feminism - Camila Rosa

Maria G. Di Rienzo

Le immagini sono delle artiste femministe Zulfa Ishak e Camila Rosa. Le scritte dicono: “Standard di bellezza tossici non definiranno il mio valore” e “Il nostro momento è ora”.

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