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Posts Tagged ‘immagine del corpo’

L’Apparenza delle Cose

Milk and Sap - 2017 - Jocelyn Lee

(Latte e Linfa, 2017)

Le immagini che vedete sono parte di una mostra intitolata “The Appearance of Things” – “L’Apparenza delle Cose”, attualmente allestita al Center for Maine Contemporary Art di Rockland, nel Maine.

La celebrata e premiata Autrice è la 56enne Jocelyn Lee (nata a Napoli) e da dieci anni sta lavorando a questo ultimo progetto che, nelle sue stesse parole, opera “uno spostamento di prospettiva in cui un corpo – un ritratto – diventa un paesaggio; una natura morta diventa un ritratto e un paesaggio diventa un corpo.”

July burn - 2016 - Jocelyn Lee

(Bruciore di Luglio, 2016)

La critica d’arte del New Yorker, Rebecca Bengal, nella sua recensione della mostra scrive: “Al posto dello scambio fra macchina fotografica e soggetto, queste fotografie pittoriche rivelano una simbiosi fra forme umane e forme naturali, ove ogni forma esalta la bellezza prodigiosa e costantemente mobile dell’altra.”

Riding the apple tree - 2016 - Jocelyn Lee

(A cavallo del melo, 2016)

Maria G. Di Rienzo

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luna piena labirinto

Rituale, esercizio, coccola? E’ un po’ tutto questo e ha numerose versioni che differiscono in qualche dettaglio a seconda di chi propone la cosa e del contesto in cui si essa svolge. Nel mio caso ho usato il labirinto con gruppi di attiviste/i come aiuto per rinnovare energia, concentrazione e impegno. La versione che vi presento di seguito è semplificata da un testo di Jenya T. Beachy e permette l’esecuzione anche in solitario.

Cosa vi serve:

1. Un labirinto a spirale: all’esterno potete disegnarlo nel terreno o nella sabbia, usare sassi ecc., all’interno potete farlo con pezzi di cartone, tappeti o quant’altro. Potete anche usare un labirinto già esistente, se è accessibile nei paraggi.

2. Un modo per segnare i quattro punti cardinali. Potete creare quattro “altari” come preferite, o segnare i luoghi con una pietra / un oggetto che sia molto visibile.

3. Quattro fogli su cui saranno scritte le indicazioni relative a ogni punto cardinale, come leggerete di seguito: potete farne dei cartelli e lasciarli in loco o portarveli dietro.

3. Un calderone al centro del labirinto – quella grossa vecchia pentola in cui nonna faceva la polenta andrà benone – e accanto ad esso fogli di carta e penne (su un tavolino se potete mettercelo, altrimenti usate un blocco note con dorso rigido).

Cosa dovete fare:

Entrate nel labirinto. Fermatevi al punto Nord. Chiudete gli occhi per un momento e respirate profondamente. Leggete il foglio / cartello.

Senti i tuoi piedi saldi su questa Terra.

Senti come sei tenuta abbracciata al corpo della Terra.

Lei non ti abbandonerà mai. Ti ama moltissimo.

Sii benedetta, Figlia della Terra.

Continuate a camminare sino al punto Est. Chiudete gli occhi per un momento e respirate profondamente. Leggete il foglio / cartello.

Il tuo respiro ti libera dalle scorie, ti rinfresca e dà vigore alle tue cellule.

Senti la chiarezza che viene da una mente non affaticata.

Gli uccellini stanno cantando per te.

Sii benedetta, Figlia dell’Aria.

Continuate a camminare sino al punto Sud. Chiudete gli occhi per un momento e respirate profondamente. Leggete il foglio / cartello.

Inspira e senti la fiamma che accende il tuo essere in profondità.

Vibrante, luminosa, calda, emozionante!

La luce del Sole copre un’incredibile distanza solo per toccarti.

Sii benedetta, Figlia del Fuoco.

Continuate a camminare sino al punto Ovest. Chiudete gli occhi per un momento e respirate profondamente. Leggete il foglio / cartello.

Mettiti la mano sul petto e percepisci il battito del tuo cuore fedele.

Il tuo sangue fluisce come i fiumi del pianeta, in un ciclo costante dall’inizio alla fine.

Sentiti dissetata dall’amore.

Sii benedetta, Figlia dell’Acqua.

Arrivate al centro del labirinto, dove carta e penna e calderone aspettano le vostre intenzioni. Scrivetele: quel che volete ottenere, ciò in cui sperate, l’orizzonte a cui tendete… Ripiegate il foglio e mettetelo nella pentola. Il percorso che avete fatto e questo momento sono vostri e solo vostri. Tenete in mente che la vostra persona e il vostro lavoro sono unici e preziosi.

Quando tutti avranno attraversato il labirinto, o subito se non siete in compagnia, bruciate – con le dovute precauzioni – i foglietti nel calderone e significate in questo modo la vostra volontà individuale (e eventualmente collettiva) all’universo.

E poi? Be’, io direi di far partire la musica, di cantare e ballare. Prole della Terra, dell’Aria, del Fuoco, dell’Acqua… siete davvero, tutte/i, una benedizione. Non dimenticatelo.

Maria G. Di Rienzo

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Niente nomi, perché la povera signora protagonista del classico “quarto d’ora di fama” è disperata: una celebrità ha criticato il suo comportamento (social media), centinaia di fan / seguaci della stessa hanno commentato e il cielo si è spalancato in una tormenta: i figli della signora non vogliono andare a scuola, il marito ha persino problemi sul lavoro (dice lei) ecc. ecc.

Lo scenario è proprio l’istituto che i figli frequentano: la signora è andata a una festa scolastica, ha fotografato di spalle tre altre madri i cui corpi non somigliano al suo con lei stessa in primo piano, una smorfia di disgusto in volto e la didascalia in cui invitava a comprare un prodotto / programma dimagrante… perché i mariti, diceva la scritta, “si girano a guardare” le donne “molto più ben curate” (la prosa di Scanzi dev’essere il suo modello di scrittura).

La celebrità si indigna per la “stupidità” della tipa, le assicura che neppure lei è Belen (ma chi vi ha detto che TUTTE desideriamo somigliare a questa produzione televisiva, la quale in quanto a stupidità – se tale vogliamo definirla – non ha niente da invidiare alla signora dell’improvvido selfie?) e afferma che “il grasso si sconfigge con la dieta” dimostrando di non sapere dei corpi umani più di quanto sappia la donna da lei criticata. (Non siamo macchine che funzionano a calorie introdotte / calorie consumate, ma non mi ripeterò su questo, chi vuol saperne di più studi, io sono stanca e nessuno mi paga.)

Ho letto questa roba ieri, che era il mio compleanno. E pensavo: è questa la faccia che perfetti estranei fanno alle mie spalle, mentre sono in coda alla cassa del supermercato, mentre sono per strada, in autobus, al bar, in libreria? Mentre altri perfetti estranei non si producono in smorfie, ma basta loro uno sguardo per essere sicuri che io dovrei “combattere” me stessa cercando di diventare accettabile o “normale” ai loro occhi?

Ho letto anche cose diverse, ieri. Per esempio, un articolo sul cambiamento climatico che citava un’intervista della BBC alla scienziata, docente universitaria, attivista e esperta del settore ambientale Diana Liverman. Questa donna sta svolgendo un lavoro prezioso e urgente, a livello di ricerca e a livello di coinvolgimento di decisori politici e istituzioni internazionali, è affascinante, sicura di sé, ispira fiducia con il solo sorriso – e il suo corpo somiglia al mio, non a quello della signora schifata ne’ a quello della celebrità indignata ne’ a quello dell’intrattenitrice in topless.

Cosa sapete di noi, fottuti imbecilli? I nostri corpi non sono proprietà pubbliche. Giudicateli pure in privato, guardandovi allo specchio e chiedendo alle vostre costole sporgenti chi è la più bella del reame e quante mutande maschili avete gonfiato oggi – e magari chi vivrà più a lungo fra voi e quelle che ricoprite delle vostre bave di disprezzo, perché le ricerche non pendono in vostro favore.

I nostri corpi sono appunto nostri. Non avete il diritto di usarli per vendere le vostre cazzate dimagranti. Non avete il diritto di usarli per sentirvi moralmente / fisicamente superiori e sbattere quest’arroganza sulle nostre facce. Non avete il diritto di aggredirci, diffamarci, insultarci. Non avete il diritto di passare la linea del rispetto che ci è dovuto in quanto esseri umani titolari di diritti umani perché non vi piace la forma, il peso, l’apparenza dei nostri corpi. Non avete il diritto di spingere ragazzine sotto il treno o giù dal balcone, perché è questo il risultato dei vostri disgustosi sforzi.

E se proprio devo “combattere”, Miss Famosa, non è certo contro me stessa – preferisco combattere il trend che affama, svergogna, umilia e infine uccide. La informo inoltre che il mio corpo non è un bagaglio, da fare e disfare a seconda del cambio delle mode, il mio corpo SONO IO: e ne’ lei ne’ la tizia smorfiosa avete titolo a mettere bocca in chi io sono.

Maria G. Di Rienzo

P.S. Suggerisco come colonna sonora per questo pezzo “We’re not gonna take it” – Twisted Sister. Nel testo, tra l’altro, si legge:

Non scegliere il nostro destino perché

tu non ci conosci, non fai parte di noi.

Oh, non lo accetteremo

No, non lo accetteremo

Non lo accetteremo più!

Tu sei così condiscendente,

il tuo rancore è senza fine.

Non vogliamo niente, neanche una sola cosa da te.

La tua vita è banale e stanca,

noiosa e confiscata.

Se questo è il meglio che sai fare,

il tuo meglio non funziona.

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tracey thorn

Tracey Thorn (in immagine), nata nel 1962, è una musicista, cantautrice e scrittrice inglese. Ex membro del duo “Everything But The Girl”, è una solista dal 2000 e tiene una rubrica per The New Statesman dal 2014.

Nello scorso aprile avrebbe voluto rispondere alla richiesta “descrivi te stessa come farebbe un autore maschio” (1): “C’erano migliaia di risposte esilaranti (ndt.: su Twitter), con donne che immaginavano quanto male sarebbero state descritte. Ho pensato di mandare un mio esempio, ma poi ho capito che non avevo bisogno di immaginare questa cosa: sono stata descritta da giornalisti maschi per più di 35 anni.”

Come? Così:

“Non convenzionalmente carina Thorn tuttavia, in qualche modo, riesce a essere curiosamente attraente.”

“La sua faccia può non essere tecnicamente bella, ma ha una risata affascinante.”

“La sua intelligenza brilla attraverso le sue fattezze bizzarre.”

A volte, spiega Tracey, ad essere irritante non è l’insulto sotteso ma l’aver completamente mancato il bersaglio:

“E’ senza trucco.” (Non lo era.)

“Ha addosso una sorta di sottoveste informe.” (Era un abito del marchio Comme des Garçons.)

Qualche settimana prima di scrivere il pezzo da cui sono tratte le citazioni, Tracey si è recata a Bruxelles e a Parigi per rilasciare interviste “e sono stata di nuovo spiazzata dall’assenza di giornaliste che mi intervistassero sul mio nuovo album (2), il quale è stato descritto ovunque come “nove fuochi d’artificio femministi”. Quando il quattordicesimo uomo è entrato dalla porta ho avuto una piccola stretta al cuore. Mi sembra di essere una noiosa che si ripete, ogni tanto, ma mi lascia attonita il fatto che alcuni aspetti di questa industria (ndt.: musicale) restino così dominati dagli uomini. Persino i giornalisti di sesso maschile hanno la buona grazia di notarlo, qualche volta. Uno dei più giovani (anche se non giovanissimo) mi ha detto che ero la terza donna da lui mai intervistata, il che mi ha tolto il fiato.” Perché ovviamente donne musiciste da intervistare, di cui molte di successo, non mancano affatto. Ma persino i loro lavori non sfuggono a un’interpretazione stereotipata:

“Una delle canzoni del mio ultimo disco si chiama “Chitarra”, si tratta di una canzone d’amore per la mia prima Les Paul. C’è incidentalmente la parola “ragazzo” nel testo e il fatto si è impresso nelle teste di un paio di recensori maschi, per cui tutto quel che hanno visto era una canzone su un ragazzo. Questo è il problema, non vero? – conclude Tracey – Ti perdi delle cose quando lasci le donne fuori dal quadro, o vedi i personaggi femminili attraverso il prisma della loro avvenenza, o quando dai per scontato di essere al centro di ogni storia, di ogni testo. Ci scommetto, stai pensando che questo articolo parla di te.”

Maria G. Di Rienzo

(1) https://lunanuvola.wordpress.com/2018/04/04/molta-strada-da-fare/

https://lunanuvola.wordpress.com/2018/04/13/marlowe-era-un-bel-moretto/

(2) “Record”, uscito nel marzo 2018.

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(tratto da: “I Don’t Hike to Lose Weight. I Hike Because I Love It.”, di Jenny Bruso per Outdoor, 3 maggio 2018, trad. e adattamento Maria G. Di Rienzo. Jenny è un’escursionista – hiker – da 6 anni e ogni mese guida gruppi su sentieri di montagna. Ha creato al proposito una piattaforma su Instagram che si chiama “Unlikely Hikers” – “Escursionisti Improbabili” per dare spazio a persone di ogni taglia, colore, orientamento sessuale e con disabilità che amano le escursioni.)

jenny bruso

“Ce l’hai quasi fatta! Ne varrà la pena.”

“E’ la prima volta che vieni qui?”

“Forse dovresti fare un pausa.”

“Stai bene?”

Quando parliamo di escursionisti di taglia larga, la mancanza di abbigliamento e attrezzatura e rappresentazione stanno diventano leggermente più visibili nei media che trattano di attività all’aria aperta, così come dovrebbe essere. Ma ci molti modi in cui la fobia del grasso si fa strada nelle nostre vite.

Molti commenti provenienti da altri escursionisti – persino cose apparentemente innocue tipo “Stai facendo un bel lavoro!” – intendono essere di sostegno e incoraggianti, ma non sempre riescono a essere tali. Questi commenti sono, a volte indirettamente, sui nostri corpi: creano un’alterità.

C’è sorpresa per le nostre abilità, preoccupazione su ciò che è interpretato come mancanza di abilità e ogni tanto sfacciata maleducazione. Numerose persone con cui ho parlato hanno raccontato di momenti in cui sono state trattate come se fossero un intralcio per un altro escursionista. Tali interazioni non ci permettono di essere semplicemente escursionisti su una pista.

Se sto passando una buona giornata, io mi limito a sorridere e a dire “Grazie” o a uscire con un esageratamente gioviale “Oh sì, ho già percorso questa pista molte volte.”, quando quello che vorrei dire è “Sì, ho capito. Probabilmente ho fatto questa pista più volte di quante la farai tu in tutta la tua vita.”

L’amica escursionista grassa Ashley Manning sta attualmente percorrendo il Sentiero degli Appalachi (ndt.: lungo circa 3.510 chilometri, percorre i monti Appalachi sulla costa orientale degli Usa). Di recente ha avuto questo da dire su “Escursionisti Improbabili”: “Un tizio è venuto da me oggi, mentre ero alla pompa dell’acqua, e ha detto: ‘Tu sei più tosta di tutti noi. Senza offesa, ma non si vede gente della tua taglia qui in giro.” Se c’è una cosa che ho già imparato, è che il sentiero è abbastanza duro da mettere in ginocchio la gente. Non importa che taglia hai, è difficile. Io non sono più tosta di quel tipo, perché è così dannatamente duro farlo. Io sono orgogliosa di chiunque sia qui.”

Perciò, se volete essere incoraggianti, un semplice “Ciao, buona escursione!” fa miracoli. Inoltre: non presumete che noi si voglia cambiare i nostri corpi.

Un’altra assunzione che parecchie persone fanno su gli escursionisti larghi è noi si sia impegnati in un’attività fisica perché vogliamo perdere peso. Il modo in cui il fare esercizio è diventato sinonimo di dimagrimento nella cultura dominante rimuove la gioia del muoversi e dell’abitare i nostri corpi, al di là delle dimensioni di ciascuno.

Io sono all’aperto perché l’aperto voglio godermelo, voglio onorare la natura e apprezzare il dono di questo mio corpo che mi porta in giro. Preferirò sempre l’escursione alla palestra perché voglio distanziarmi dalle diete e dalla cultura dell’essere “in forma”. Molti di noi non vogliono in effetti perdere peso. Molti di noi non hanno nessun problema nell’essere grossi. Ascoltateci quando vi raccontiamo le nostre esperienze. Trattenetevi dal fare domande o asserzioni – anche se avete buone intenzioni – che sono avvelenate da pregiudizi e preconcetti sui nostri corpi.

Che aspetto avrebbero le nostre relazioni con noi stessi e gli uni con gli altri, se togliessimo da esercizio fisico, cibo e corpi gli imperativi culturali e l’essenzialismo? Io credo che saremmo più felici e compiremmo scelte più sane.

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Era il 2015 e un manifesto pubblicitario della Protein World, affisso lungo il percorso della metropolitana, chiedeva alle donne di Londra se i loro corpi erano “pronti per la spiaggia”, assicurando di avere un’intera gamma di prodotti atti a renderle bidimensionali come la loro modella.

https://lunanuvola.wordpress.com/2015/05/14/vivere-vivere/

La protesta che li investì fu enorme, al punto che l’anno successivo il sindaco di Londra bandì gli annunci pubblicitari che “umiliano le persone, in particolare le donne” dall’intera rete dei trasporti pubblici della città.

In questi giorni Navabi, una ditta che produce abiti per taglie larghe, ha lanciato una campagna utilizzando lo stesso stile e gli stessi colori del vecchio poster di Protein World nei suoi manifesti.

ready piccadilly circus

“I nostri corpi sono pronti per la spiaggia”, recita la grande scritta a fianco delle donne ritratte (Bethany Rutter, Lauren Tallulah Smeets e Stephanie Yeboah) mentre una più piccola, evidenziata dallo sfondo nero, dice: “Sono passati tre anni: un piccolo promemoria”.

ready oxford circus

“Sentiamo che le cose non sono cambiate abbastanza da quando apparve l’annuncio originale di Protein World nel 2015. – ha detto Bethany Rutter, che lavora per Navabi come social editor – Dopo tre anni le cose avrebbero dovuto cambiare di più di quanto abbiano fatto, perciò volevamo prenderci un’opportunità di cambiarle. Volevamo dire, senza esitazioni, che non dovrebbe esserci una nuvola nera appesa sulla tua estate perché pensi di non avere il corpo “giusto”. E volevamo mostrare alla gente corpi che non vedono ogni giorno nelle pubblicità.”

Maria G. Di Rienzo

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Così mi strillano ogni giorno diversi luoghi virtuali in cui mi imbatto per le più svariate ragioni (e da cui mi scollego immediatamente): è uno sforzo inutile, perché le intimidazioni hanno su di me il solo effetto di radicarmi nelle mie posizioni e gli appelli alla compassione per il profitto delle compagnie commerciali, purtroppo, non toccano il mio cuore di pietra.

Sì, ho un aggeggio che blocca la pubblicità – o meglio, che tenta di farlo.

Molto spesso l’annuncio è scritto all’interno del filmato o del testo che sto cercando di vedere e svariate finestre si aprono nonostante il famigerato AdBlocker che rischia di ridurre i proprietari del sito in miseria.

Quel che vogliono vendermi tramite esse, in più del 90% dei casi, è pornografia. Ma io non stavo cercando pornografia. Volevo vedere un film non vietato ai minori o leggere un testo parimenti accessibile a ogni fascia d’età. Chi accetta tali pubblicità sui propri siti questo lo sa benissimo ma se ne sbatte: significa che espone volontariamente bambine/i e ragazze/i a una visione mercificata e sempre più violenta della sessualità.

Il restante poco meno del 10% tenta di convincermi a comprare cose che mi renderebbero degna di essere sbattuta / fottuta / spaccata negli scenari pornografici di cui sopra: lingerie pacchiana da sexy shop, porcherie dimagranti, porcherie rassodanti, porcherie volumizzanti ecc. ecc.

Questa è la ragione, signori che vi vantate di aver “beccato” l’AdBlocker, per cui non solo non lo disabilito ma spero di trovarne uno ancora più potente: io ho “beccato” voi. Non vi sembra eccessivo chiedere aiuto a una femminista per il mantenimento dell’oceano di escrementi sessisti in cui annegate le donne?

Maria G. Di Rienzo

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