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Posts Tagged ‘humor’

Black is black

linea piatta

Il monitor è andato. L’appendice umana del sistema – io – sarà probabilmente di nuovo operativa giovedì o venerdì prossimo. MG

P.S. Se l’annuncio suscita in voi disappunto, commozione, rimpianto, ecc. potete convertire i vostri sentimenti nell’acquisto dell’e-book (guardate verso destra) e darmi una mano…

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jacinda

Jacinda Ardern, 37 anni – in immagine – è stata eletta capo di governo della Nuova Zelanda il 26 ottobre 2017. Fa parte del Partito Laburista (socialdemocratico) ed è la più giovane fra i Primi Ministri di tutto il mondo.

La scorsa settimana partecipava al summit per l’Asia Orientale in Vietnam. C’era anche il Presidente degli Usa Trump e sebbene i due si fossero già parlati al telefono quella era la prima volta in cui si incontravano. Così Jacinda ha riportato la scena ai giornali:

“Stavo aspettando di uscire per essere presentata al pranzo di gala del summit, dove tutti sfilavamo, e durante l’attesa Trump si è messo a scherzare con la persona che aveva vicino: gli ha battuto sulla spalla, ha puntato il dito verso di me e ha detto: “Questa signora ha causato un bel po’ di scombussolamento nel suo paese.”, riferendosi alle elezioni, e io ho risposto: “Be’, via, magari forse al 40%.” Allora lui ha ripetuto la frase e io ho detto ridendo: “La sa una cosa, nessuno è sceso nelle strade a protestare quando sono stata eletta io.”

Come ricorderete, le donne invece chiamarono alla mobilitazione (Women’s March) non appena Donald Trump fu eletto e non marciarono solo nelle strade statunitensi, perché la protesta si allargò all’intero pianeta. Per inciso, Jacinda Ardern stessa partecipò alla protesta, nella città neozelandese di Auckland.

Maria G. Di Rienzo

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(“If racism was a burning kitchen” – “Se il razzismo fosse una cucina in fiamme”, scena teatrale in tre atti – più un quarto in premio – di Christy NaMee Eriksen. Trad. Maria G. Di Rienzo. L’Autrice, in immagine, è un’artista multimediale e pluripremiata, nata in Corea del Sud e cresciuta in Alaska, che usa la creatività come attrezzo per l’attivismo sociale e la creazione di comunità “inclusive rispetto alle differenze e dotate di voci forti”. Il suo linguaggio preferito è la poesia.)

Christy - foto di AnnaMin

ATTO I: SE IL RAZZISMO FOSSE UNA CUCINA IN FIAMME

Una persona asiatica (A) e una persona caucasica (C) sono in una cucina. La cucina è in fiamme.

A: Accidenti. La cucina sta bruciando?

C: Mi stai dando del piromane?! Io non sono un piromane!

A: Mi sto letteralmente scottando. Sono del tutto sicura che la cucina è IN FIAMME.

C: Non ho costruito io questa casa! Ci vivo solamente!

A: Andiamocene e costruiamo una nuova casa!

C: Io non vado da nessuna parte. Questa è CASA MIA.

ATTO II: SE IL RAZZISMO FOSSE UNA BARCA CHE AFFONDA.

Una persona asiatica (A) e una persona caucasica (C) sono su una barca. C. sta tenendo in mano una pistola. La barca sta affondando.

A: Oh mio dio, la barca sta affondando!

C: Non intendevo affondarla, ho solo sparato e fatto un buco sul fondo!

A: Be’, ora sta affondando!

C: Non dare la colpa a me! A me piacciono i buchi, volevo solo vederne uno!

A: Non sparare altri colpi per fare buchi, uomo, o moriremo qui fuori.

C: (tirando su con il naso) Pensi che io sia razzista?

ATTO III: SE IL RAZZISMO FOSSE UN’APOCALISSE DI ZOMBIE.

E’ l’apocalisse. Una persona asiatica (A) e una persona caucasica (C) sono su una strada. Gli zombie corrono avanti e indietro sul palcoscenico.

A: Merda. Zombie.

C: Cosa facciamo adesso?

A: Be’, penso che dovremmo andarcene di qui prima che ci uccidano.

C: Come fai a sapere che ci uccideranno?

A: Perché l’ho visto, sai! Hanno ucciso i miei genitori!

C: Oh, è terribile!

A: Sì, perciò andiamo via di qui.

C: Perché?

A: Di modo che non ci uccidano!

C: Pensi che ci uccideranno? Io conosco quel tizio là, è veramente mitico.

A: Sono sicura che è mitico! Ma in questo momento è uno zombie! E gli zombie uccidono la gente!

C: Cosa? Come fai a saperlo?

A: Te l’ho appena detto!

C: Non mi ricordo.

BONUS – ATTO IV: SE IL RAZZISMO FOSSE QUESTO PEZZO TEATRALE

C: Non voglio essere la persona caucasica; non posso essere semplicemente un umano?

A: No.

C: Questo è razzista.

A: Amico, il pezzo tratta di un sistema di oppressione.

C: Posso fare il regista, allora?

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(“As a man with no daughters, here are my views on feminism”, di Jonn Elledge per New Statesman, 11 ottobre 2017. Trad. Maria G. Di Rienzo.)

Quando leggo storie su molestie sessuali, la cultura dello stupro o il mansplaining (1), mi sento completamente e decisamente indifferente. C’è una ragione per questo. Io – a differenza degli uomini che dichiarano a voce alta di deplorare il sessismo perché sono padri di figlie – non ho figlie. Come uomo senza figlie, sono del tutto incapace di provare dell’empatia verso qualsiasi donna.

Non è che le donne non abbiano avuto un ruolo nella mia vita. Una delle mie maggiore influenze formative è stata mia madre, la quale non solo mi ha nutrito e vestito, ma si è spinta al punto di crescermi nel suo grembo e persino mi ha partorito. Io ho sempre apprezzato la gentilezza che lei mi ha mostrato, in larga parte perché non avrei mai desiderato passare la mia infanzia affamato e nudo, o non essere nato del tutto. Grazie, madre, per avermi sfornato. Sei stata di grande aiuto.

Oggi molti dei miei colleghi sono pure donne: molte hanno un lavoro nonostante siano donne. Non è grandioso? Io devo ancora imparare a distinguerle l’una dall’altra – penso che una di esse potrebbe essere bionda – ma la cosa importante è che le riconosco come persone con cui lavoro, alle quali inoltre capita di essere donne. Facciamo loro un bell’applauso.

Forse, la mia più grande ragione nel comprendere che alcuni esseri umani sono donne è che la mia stessa moglie lo è: allo stesso tempo essere umano e donna. Sì! Io, un uomo, sono in effetti sposato con una donna. Perciò, lo capirete, l’idea che io in qualche modo possa essere sessista è ridicola. Cosa potrebbe esserci di più femminista dell’essere sposato a una femmina vivente e respirante?

Pur essendo conscio di tutte queste donne ed essendo qualche volta abbastanza valoroso da parlare con loro, mi trovo a essere incapace di provare empatia verso le donne come classe. Non sono del tutto sicuro, infatti, che esistano sul serio. Io sono certo di esistere perché so che posso provare emozioni, come gioia e dolore e la linea della metropolitana di Piccadilly.

Ma le donne provano emozioni proprie? Come possiamo saperlo? Come può veramente saperlo, qualcuno di noi?

Sono umane, poi, le donne? E se lo sono, perché Katy Arbour è stata così stronza con me in cortile, quella volta che le ho chiesto di uscire insieme nel 1994? Perché ha fatto ridere tutti sui miei capelli?

Presto ci sarà la guerra. Milioni bruceranno. Milioni periranno di malattia e miseria. Perché una singola morte dovrebbe avere importanza, al confronto di tante?

Nel mentre non provo al momento empatia per le donne, credo ciò potrebbe cambiare se dovessi produrre della mia progenie. Questo perché mia figlia non sarebbe semplicemente una donna: sarebbe la miniatura di donna di mia proprietà, cresciuta del seme degli homunculi che giacciono in attesa nei miei lombi.

Mi aspetterei quindi che il mondo la rispettasse, in parte a causa del mio naturale impulso genitoriale a proteggerla e in parte per il mio egualmente naturale impulso a vederla in primo luogo come un’estensione di me stesso anziché come un essere umano di suo.

“Le donne meritano rispetto! – direi – Perché alcune di esse potrebbero essere mia figlia!” Questo è il modo in cui noi uomini parliamo quando vogliamo far sapere che siamo uomini buoni.

Si potrebbe arguire che i miei sentimenti per mia madre o mia moglie, o le mie amiche o colleghe o diavolo, non sono mica un sociopatico, dovrebbero significare che sono in grado di concepire le donne come persone – esseri umani che meritano rispetto, tanto quanto le persone vere come me. Al che io risponderei: “Bernie avrebbe vinto. Hillary Clinton dovrebbe tenere la bocca chiusa.”

(1) https://lunanuvola.wordpress.com/2014/07/14/mo-ti-spiego/

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Caffè corretto molestie

(“4 Cozy Coffee Shops You’ll Still Get Harassed At”, di Loretta Donelan per Reductress, 6 ottobre 2017, trad. Maria G. Di Rienzo.)

girl in a coffee shop

Non c’è nulla di altrettanto rilassante del sorseggiare un latte macchiato caldo nel caffè del tuo quartiere. Che tu abbia bisogno di un posto in cui svolgere un po’ di lavoro, di un punto in cui chiacchierare con le amiche, o che tu stia solo cercando una pausa nel mezzo di una settimana indaffarata, i caffè sono i posti perfetti in cui riposarsi e poi essere avvicinata da uomini strani.

Fermati in uno di questi quattro adorabili caffè se stai cercando una bevanda calda e compagnia non desiderata.

Il posto in cui tu e le tue amiche andate sempre:

Andare al caffè di tendenza all’angolo è diventato un rituale per te e il tuo gruppo di amiche. Il fatto che siate clienti abituali e che il barista conosca in anticipo la tua ordinazione di un latte alla cannella vi farà sentire a casa, sempre che ciascuna delle tue amiche non abbia già fatto incontri inquietanti con lo stesso identico tipo nei bagni. Almeno, potrete godervi tutte i mattoni a vista – perfetti per le foto!

Il caffè che è abbastanza da tranquillo da poterci lavorare:

Il locale a un paio di isolati dal tuo appartamento ha un caffè grandioso, ma non è affollato e chiassoso come altri posti che ti piacciono. Riesci sempre a trovare un tavolo a cui sedere e a lavorare per qualche ora, e l’ambiente quieto e “studioso” è l’ideale per la concentrazione o lo sarebbe se dei tipi della tua età non stessero sempre a domandarti su cosa stai lavorando rifiutandosi di cogliere il tuo linguaggio corporeo che dice “mi sto concentrando”. Assicurati di assaggiare i muffin – yum!

Quello nella tua città natale, dove conosci i proprietari:

Sei andata al piccolo, accogliente locale nella cittadina dove vivono i tuoi genitori per quel che sembra la tua vita intera. Ogni volta in cui ritorni, sei sicura di imbatterti in qualcuno che conosci, oltre al vecchio uomo raccapricciante che ti dirà che sei bellissima e chiederà se conosci sua nipote. Per fortuna, i biscotti fatti da Nancy sono ancora squisiti dopo tutti questi anni.

Il caffè vicino al tuo ufficio:

Nel mezzo di una lunga, confusa giornata, a volte tutto quel di cui hai bisogno è di fermarti nel confortevole piccolo posto vicino al tuo ufficio. Puoi sederti, controllare il tuo telefono e prenderti una piccola pausa, che sarebbe di certo più rilassante se regolarmente un tizio non si sedesse al tavolo di fronte al tuo e ti fissasse, leccandosi di quando in quando in quando le labbra per qualche disgustosa ragione. Da brividi!

Questi caffè sono i luoghi perfetti per rilassarsi con una bevanda calda e una pasta, e poi per essere scocciate da un uomo. Se stai cercando un posto dove rilassarti senza essere molestata, raccomandiamo la tua stessa casa. E non pensare neanche di passare del tempo in libreria.

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Soavi compagne/i di viaggio, da cinque giorni sto combattendo contro il solito battaglione di streptococchi maligni e la mia gamba destra sembra essere stata investita da un’esplosione nucleare. Ho fatto del mio meglio per mantenere il ritmo di pubblicazione, ma adesso sono stanchissima e devo mollare per un po’.

Vi lascio con una perla di giornalismo però, così potete mettervi le mani nei capelli anche voi:

La Repubblica, 13 agosto 2017: “Torino: litiga con la compagna, parte un colpo e si uccide convinto di averla ammazzata – Ferisce la compagna alla testa che voleva lasciarlo e poi si uccide davanti agli agenti della squadra volante della polizia…”

Messa così, la frase seguente dovrebbe essere qualcosa del tipo: “Il collo e la milza della donna volevano invece restare con lui.”

A presto, MG

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bridget everett performance

Di Bridget Everett, attrice di cabaret e non solo (in immagine qui sopra), vi avevo già parlato:

https://lunanuvola.wordpress.com/2017/04/04/bridget-e-poppy/

Il 1° agosto, partecipando per la prima volta al talk show di Jimmy Fallon, ha parlato della sua carriera e del motto della sua vita: “I sogni non hanno data di scadenza”.

L’intervista a Bridget è qui:

https://www.youtube.com/watch?v=K8Ab-PuF1DY

Ma quel che dovete assolutamente vedere di essa parte dal minuto 5.35 circa. Su richiesta del conduttore – “Ogni bella serata inizia con il karaoke e finisce con il karaoke” – Bridget interpreta un pezzo del brano di Janis Joplin “Piece of My Heart”. La sua voce e la sua attitudine sono semplicemente fantastiche.

Questa è la traduzione del brano:

Tu sei in giro per le strade e sembri stare benone

E piccolo, nel profondo del tuo cuore credo tu sappia che non è giusto

Mai, mai, mai mi senti quando piango la notte

E piccolo, piango tutto il tempo

Ma ogni volta in cui dico a me stessa che non posso sopportare il dolore

quando mi prendi fra le braccia io te lo canterò di nuovo

Dirò avanti, avanti, avanti, prendilo

Prendi un altro pezzo del mio cuore ora, piccolo

Oh, oh, spezzalo

Spezza un altro frammento del mio cuore ora, caro, sì

Oh, oh, prendi un altro pezzetto del mio cuore ora, piccolo

Sai che lo avrai, bambino, se ti fa sentire bene

Nell’originale la voce di Janis ha un tale rabbioso, doloroso orgoglio – Ti mostrerò quanto dura può essere una donna, dice un altro dei versi da indurmi in gioventù a cantare questo brano migliaia di volte e persino per strada, in bici o a piedi (ok, è vero, facevo spesso anche “Summertime”). Ehi, ragazze e donne là fuori, femmine di qualsiasi età, di qualsiasi aspetto, di qualsiasi colore e provenienza ecc. ecc.: i vostri sogni non hanno data di scadenza. E nemmeno una taglia specifica. A proposito, Bridget, dannazione: voglio anch’io quel vestito!

Maria G. Di Rienzo

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