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Posts Tagged ‘scuola pubblica’

Flying Spaghetti Monster

Io preferirei davvero che tu evitassi di usare la Mia esistenza come motivo per opprimere, sottomettere, punire, sventrare e/o, lo sai, essere meschino con gli altri. Io non richiedo sacrifici e la purezza va bene per l’acqua potabile, non per le persone.

Io preferirei davvero che tu evitassi di giudicare le persone per come appaiono, o per come si vestono, o per come camminano o, comunque, di giocare sporco, va bene? Ah, e ficcati questo nella tua testa dura: Donna = Persona. Uomo = Persona. Tizio noioso = Tizio noioso…

R’amen! Questi sono un paio degli eccellenti otto comandamenti – condimenti emanati dallo Spaghetto Volante (con polpette, in immagine sopra) per i fedeli del Pastafarianesimo e mi servono come apertura per dirvi che il documentario “I, Pastafari” del regista Michael Arthur sarà disponibile online da martedì prossimo, 26 maggio.

https://www.ipastafaridoc.com/

Il documentario ripercorre la nota storia di come l’allora studente Bobby Henderson – era il 2005 – reagì alla possibilità che il creazionismo fosse insegnato nelle scuole del Kansas, chiedendo che lo stesso numero di ore fosse dedicato al Flying Spaghetti Monsterè il nome originale della divinità – e alla sua creazione del mondo, e passa a illustrare numerosi casi in cui i pastafariani sono comparsi nei tribunali di diverse nazioni affinché la loro religione ricevesse le tutele che tutte le altre fedi hanno… e quindi, anche per il diritto di farsi le foto per il passaporto con lo scolapasta in testa.

Il Pastafarianesimo è stato a lungo visto come nulla di più di uno scherzo, ma il documentario analizza i suoi messaggi dando ad essi il credito che meritano; per quel che mi riguarda, credo che le idee e i concetti si possano veicolare in mille maniere e che farlo ridendo sia sicuramente meglio che farlo urlando o minacciando.

La satira di Henderson e accoliti era ed è terribilmente seria: nelle stesse parole del fondatore include la necessità di “tenere la religione fuori dalle scuole pubbliche, tenere il denaro fuori dalla religione e questo genere di cose”. Quando la scienza diventa solo un’opinione come un’altra, sostengono i pastafariani, le opinioni dei potenti diventano fatti alternativi: “Sopprimere l’istruzione e nutrire l’ignoranza è il talento di ogni autoritario di successo. Questo si è verificato durante tutta la storia umana e ne stiamo testimoniando una rinascita oggi. Non tutto è perduto. L’antidoto ai fatti alternativi e alle fake news è la scienza. Non è più razionale accettare che assassinare gli infedeli garantisca l’accesso al paradiso. Se solo fossimo tutti abbastanza istruiti da pronunciare una semplice parola, PROVALO, è possibile che molti degli odierni titoli disturbanti sulle prime pagine dei giornali scomparirebbero. Solo quando condivideremo di nuovo una base comune per definire un “fatto” potremo smettere di battibeccare e cominciare a discutere di soluzioni realistiche per raddrizzare le disgrazie del mondo.”

Maria G. Di Rienzo

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fabbri editore

(immagine da Rising Feminism)

Dunque, questo è un testo per le scuole elementari, ed. Fabbri, anno corrente.

Lucia è troppo grassa per indossare una minigonna”.

Rossella è così bella da sembrare un angelo, mentre sua sorella è talmente brutta che nessun ragazzo la degna di uno sguardo”.

L’upgrade per le medie potrebbe essere così:

“Alle donne piace:

– fare i lavori di casa;

– ricevere fischi e palpate per strada;

– depilarsi, truccarsi e stare a dieta;

– essere stuprate.

(Esercizio trabocchetto, perché tutte le risposte sono giuste!)”

Alle superiori potremmo magari entrare più nei dettagli:

Presente:

“Nadia non riesce ad avere un ragazzo perché non è abbastanza coraggiosa e liberata e ironica per mandargli le foto di nudo che lui richiede;

Irene non ha amici perché non si veste bene e non va in discoteca;

Marta ha 14 anni ed è ancora vergine!”

Presente e futuro:

“Elena va male a scuola: ma tanto la scuola a cosa le serve, è una femmina e per quanto studi non capirà mai nulla!

Marta ha 15 anni, è ancora vergine e se continua a non lavorare sulla propria bellezza lo sarà per sempre.”

Passato:

“Marta aveva 16 anni ed era una schifosa lesbica, ma dopo uno stupro di gruppo correttivo imparò ad apprezzare gli uomini e qual era il suo posto nel mondo.”

Ehi, Ministra Azzolina, se il trend è questo le dobbiamo proprio riaprire le scuole? Chiedo per circa trenta milioni di amiche, la metà della popolazione italiana, fra cui Marta e la sua ragazza che mi incaricano di mandarla a quel paese (ambasciator non porta pena).

Maria G. Di Rienzo

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L’istruzione è l’arma più potente che si può usare per cambiare il mondo – Nelson Mandela

“Fano, frasi volgari all’alunna. Prof delle medie sotto processo. – L’accusa è maltrattamenti. Vittima una ragazzina di seconda media.”

Il professore è un “figo”, diciamolo: a cinquant’anni sembra appena il fratello maggiore dei suoi alunni. Mostra loro il tatuaggio sul braccio spiegando che lo eccita, gli fa ascoltare Fabri Fibra che inneggia al sesso e alla dodicenne che ha un pennarello in mano, appoggiato alle labbra, chiede a voce alta di fronte all’intera classe: “Stai cominciando gli allenamenti per fare i pompini?”.

I compagni della ragazzina ridono. Ai bulli è offerto un bersaglio legittimato dall’atteggiamento del docente: nei giorni seguenti ripetono ad oltranza la frase alla dodicenne, rendendo la sua vita scolastica così infernale da indurre la famiglia a farle cambiare istituto.

Adesso immaginatevi il professore coinvolto in qualche programma teso a contrastare la violenza di genere diretto ai suoi alunni. Farà un buon lavoro, vero? E’ solo uno a cui piace scherzare e se proprio si deve arrivare in tribunale, be’, allora lui non ha detto niente del genere e i bulletti sosterranno la sua versione:

“E’ stata ascoltata anche una mamma di una compagna di classe della 12enne: «Mi figlia mi disse la storia del pennarello, ma considerandolo uno scherzo». I difensori dell’imputato hanno annunciato la testimonianza di molti ragazzini che negherebbero la frase incriminata.”

Immagino che lo spiritoso e giovanile insegnante sia un po’ frastornato dalla faccenda: nella società italiana di cui fa parte è normale sessualizzare le bambine, è normale svilire ogni femmina – qualsiasi sia la sua età – ricordandole che è mero materiale da scopata ed è normale riderci sopra. A parte quelle stronze brutte sfatte delle femministe, non c’è nessuno che protesti per questo e si sa che quelle vacche protestano solo perché non trombano abbastanza…

campagna bologna

I genitori della vittima sono parimenti consci della situazione, al punto da non aver denunciato in proprio ne’ essersi costituiti parte civile al processo. Probabilmente pensano, non a torto, che la loro figlia abbia già sofferto abbastanza.

Il problema è che nello scenario già descritto la ragazza continuerà a subire assalti sessisti per l’intera sua esistenza. Come ognuna di noi.

L’istruzione è la chiave che apre il mondo, un passaporto per la libertà. – Oprah Winfrey

Maria G. Di Rienzo

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Poche righe sul docente di Piacenza che ha minacciato i suoi studenti affinché non partecipassero alla manifestazione delle “sardine”. La storia la conoscete già: Giancarlo Talamini Bisi li informa che sarà presente a monitorare la situazione e che se ne riconoscerà in piazza qualcuno renderà la sua vita a scuola “un inferno”. Quanto uno/una studente si impegni e impari non ha importanza: se manifesta vedrà “il 6 col binocolo” e passerà “la prossima estate sui libri”.

Nel suo spazio social, ora scomparso perché il professore “non teme di metterci la faccia”, palesa il suo sostegno alla Lega per le elezioni regionali, si definisce “fascistoide” e razzista e rende noto, altresì, di avere “due motoseghe, tre marazzi, un cane, una falce, due accette: credo bastino per darvele sulle vostre teste vuote”.

La reazione di studenti, docenti, politici, sindacati ecc. è stata, com’è ovvio, enorme: è palesemente inaccettabile che un insegnante abusi della propria posizione in questo modo. Lo stesso Ministro dell’Istruzione Lorenzo Fioramonti aveva dichiarato: “A tutela dei diritti degli studenti e della stessa scuola ho attivato gli uffici del Miur per verificare i fatti e procedere con provvedimento immediato alla sospensione”.

A questo punto il giustiziere si scusa inviando una mail ai quotidiani:

“Buonasera, sono Giancarlo Talamini, il docente che ha pubblicato su Facebook, le esternazioni, attualmente circolanti in rete. Ne approfitto per scusarmi pubblicamente con tutti gli studenti, genitori, colleghi e dirigenti che non era certo nelle mie intenzioni mettere in difficoltà attraverso il mio scritto. Chi mi ha conosciuto sa che non sarei mai e poi mai in grado di compiere azioni del genere”.

Naturalmente sono “scuse” fasulle, formulate nello stile escapista assai diffuso in quest’epoca: non trasmettono il riconoscimento di aver compiuto un errore in prima persona (sarebbe bastato scrivere “Ho sbagliato.”), ma trasferiscono la responsabilità dell’accaduto a chi lo ha subito perché le intenzioni non tracciabili del professore erano diverse da quelle espresse in modo palese nel suo post e quindi lui è stato frainteso da chi non lo conosce di persona… Mi torna in mente la vecchia barzelletta sulla cacca di cane che due tizi continuano a mangiare dubitando possa trattarsi di cioccolata: quando stabiliscono che è proprio una cacca commentano: “Be’, meno male che non l’abbiamo calpestata.”

Fattore notevole: Talamini è docente di italiano e storia. Pensare sia in grado di insegnare quest’ultima comporta già delle difficoltà, visto che da essa sembra non aver imparato nulla, ma l’uso che fa della lingua italiana lo classifica al massimo come ripetente, non come professore.

Se già nel “due motoseghe, tre marazzi, un cane, una falce, due accette: credo bastino per darvele sulle vostre teste vuote” soggetti e verbi non sono in accordo, nella mail ai giornali è errato che le esternazioni a cui si collega il circolanti stiano fra due virgole e vieppiù errato e surreale quel “sono Giancarlo Talamini” per cui “ne approfitto per scusarmi”.

In molti, ricordando che il fascismo non è un’opinione ma un reato, giudicano non opportuno che un individuo del genere sia pagato dalla scuola pubblica dell’Italia repubblicana nata dall’antifascismo. Io concordo, ma trovo ancora meno opportuno mettere in cattedra un tamarro (“mercante di datteri”, dall’arabo) a insegnare una lingua italiana che non conosce.

Maria G. Di Rienzo

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C’è una scuola statale, in Gran Bretagna, che si chiama “Oxford Spires Academy”, che non ha nulla di altisonante oltre il nome e dove gli/le studenti parlano fra loro più di 30 lingue. Ci lavora la professoressa e scrittrice Kate Clanchy (in immagine sotto questo paragrafo) che ha trascorso gli ultimi dieci anni insegnando poesia a bambini e ragazzi – in maggioranza rifugiati o migranti – per aiutarli a guadagnare fiducia in se stessi e a dar forma alle loro proprie narrazioni.

teacher kate

L’anno scorso, guidati da questa donna, gli alunni e le alunne hanno pubblicato un’antologia dal titolo “Inghilterra: Poesie da una scuola”, che ha ottenuto risonanza e lodi a livello nazionale. I due migliori studenti della scuola, una femmina e un maschio, sono anche vincitori di concorsi di poesia.

“Non c’era un grande piano al proposito. – ha spiegato Clanchy – Il successo è arrivato mentre andavamo avanti. E’ il modo in cui alcune scuole diventano famose per il cricket: noi siamo molto bravi a fare poesia.”

L’insegnante racconta di essersi trovata ad avere una scolaresca fatta di “rifugiati dalla guerra e rifugiati dalla povertà”, i cui retroscena di esperienze difficili e in cui avevano sperimentato o testimoniato violenza, davano origine a una serie di memorie e narrazioni taciute, spesso intrise di vergogna. Clanchy ha pensato giustamente che le ferite non curate si infettano – perciò, ha cominciato a guarirle con la poesia: “Penso sia particolarmente importante per i migranti raccontare le loro storie e avere il controllo su di esse. Le loro storie gli sono sottratte non appena arrivano, perché entrando nel paese devono attenersi a una versione precisa e da quella non possono deviare. Molto spesso le narrano in una lingua diversa, mentre hanno paura, e le loro storie finiscono per essere distorte in diversi modi. La poesia ha un’importanza speciale in moltissime tradizioni, per esempio in Afghanistan, soprattutto per le donne: si parlano l’una con l’altra in versi, fanno giochi e gare con la poesia. Perciò, se tu dai modo a queste persone di raccontare le loro storie con la poesia permetti loro di parlare e di essere ascoltate. I miei studenti rifugiati arrivano in una scuola accogliente in cui possono parlare, in cui la poesia permette loro di parlare e l’intera istruzione che ricevono li autorizza a parlare, a essere ascoltati, ad ascoltare gli altri. La scuola è la comunità, e la scuola è l’Inghilterra.”

Nel 2013, l’insegnante creò un club di poesia per un piccolo numero di “ragazze straniere molto riservate”, appena arrivate a scuola, che si riuniva al giovedì per parlare e scrivere. Nei successivi cinque anni, il gruppo produsse lavori che sono stati inondati da premi e riconoscimenti in tutta la nazione.

Da allora, racconta Clanchy, lei ha potuto vedere le ragazze fiorire. Una è avvocata; una si è diplomata con il massimo dei voti e ora studia lingue, inglese e scrittura creativa all’università; sempre all’università ce n’è un’altra che ha vinto una borsa di studio per rifugiati e un’altra ancora che si sta laureando in scienze politiche. Le restanti due stanno studiando per diventare insegnanti.

“Non c’è bisogno che la poesia sia il loro focus e non devono necessariamente diventare scrittrici: la poesia dà solo loro un diverso tipo di fiducia in se stesse. E’ nelle loro vite e ancora la leggono e la creano, le ha aiutate ad acquisire sicurezza e cambiamento. Penso sia semplicemente qualcosa che hanno il diritto di avere.”

Maria G. Di Rienzo

Quella che segue è una composizione di Amineh Abou Kerech, che è arrivata in Gran Bretagna e alla scuola suddetta dalla Siria, nel 2014. Oggi scrive poesia nella propria lingua e in inglese: in ciò che sto per tradurvi Amineh parla al Mediterraneo.

I giorni passano, ma il passato non si muove

In passato

andavo al mare

per camminare sulla sabbia dorata

per ricevere ciò che il mare mandava dalle acque profonde, fuori nello spazio vuoto: conchiglie, ostriche, ogni cosa bella che veniva dall’interno del suo cuore abissale,

e guardare tutto come fosse un dipinto appeso al muro.

Mare, come e perché hai cominciato a mandare pezzi

da dentro di te: barche rotte, gente morta, vestiti,

scarpe, giubbotti di salvataggio lacerati e rivoltati?

Ma il Mare non ha risposto. Io ho detto:

Tu hai rubato sogni. Giù sui fondali

hai rubato bambini, come se fossi affamato, hai continuato a mangiare

senza mai dire sono sazio.

Ma il Mare ancora non ha risposto. Io ho detto:

Mare, dimmi quanto grande è la tua terra,

quanto profonda è la tua acqua, quanto vasto è il fondale che

può sistemare milioni di esseri umani morti.

E ancora il Mare non ha risposto. Io ho detto:

Mare, spero che un giorno tornerai a questo mondo

come una madre che salva il suo piccolo dal pericolo.

E il Mare non aveva nulla da dire.

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Per una scrittrice / uno scrittore di fantascienza creare universi è il pane quotidiano. Cercando di rispondere alle domande “cosa succederebbe se” o “cosa sarebbe successo se” puoi descrivere realtà parallele e dimensioni alternative e svilupparle in ogni possibile direzione.

Personalmente faccio questo ogni giorno, che le mie riflessioni finiscano per prendere la forma di una pagina scritta oppure no: ma sono sempre consapevole di vivere nella realtà e non in uno dei miei mondi fantastici. Quando non sei più in grado di distinguere fra le tue fantasie e i dati di fatto non sei meravigliosamente creativo, stai manifestando un disagio psicologico o una vera e propria malattia mentale.

In questi ultimi casi, il dovere morale della comunità che ti circonda è cercare di ancorarti di nuovo alla realtà prima che tu faccia del male a te stesso o agli altri: se tu pensi di avere le ali e noi non le vediamo, non possiamo comunque permetterti di andar giù in picchiata dal tetto di un grattacielo per provare la tua tesi; se tu credi che le persone con i capelli rossi siano tutte figlie di Satana e debbano essere sterminate noi non possiamo permetterti di tenere in mano un fucile a lunga gittata.

Il concetto è chiaro? Bene. Quel che io trovo sconvolgente della società attuale è come abbia perso gran parte del senso comune che serve a tenerci insieme in relativa salute (mentale, fisica e relazionale) come comunità umana.

Quando il papa in pensione, invece di godersi la primavera in giardino leggendo buoni libri e grattando di tanto in tanto la testolina del suo gatto, se ne esce con la teoria strampalata che ascrive al movimento del 1968 lo sdoganamento della pedofilia e spiega con ciò l’esistenza di sacerdoti pedofili nella chiesa cattolica, una società sana non dovrebbe fornire a questi vaneggiamenti alcuna validazione – il contrario di quanto oggi fanno gran parte della stampa italiana e degli opinionisti correlati.

Le violenze sessuali su minori da parte di preti cattolici hanno tristemente secoli di storia negli ordini religiosi, nei seminari, negli orfanotrofi, nei monasteri ecc.: è teoricamente possibile, anche se assai improbabile, che Ratzinger non lo sappia, ma noi sì e almeno per rispetto verso le vittime non dovremmo assecondare ne’ la sua ignoranza ne’, se del caso, la sua confusione o la sua malizia.

Allo stesso modo dovremmo comportarci con un altro che sembra vivere in un – distopico – universo alternativo e cioè il senatore leghista Pillon.

https://lunanuvola.wordpress.com/2019/04/09/un-paragone-insostenibile/

Costui è stato condannato ieri per diffamazione: “dovrà versare 30.000 euro per la sua campagna omofoba” contro l’associazione Omphalus e l’attivista Monni come condizione per la sospensione della pena, mentre il risarcimento del danno sarà stabilito in sede civile. A commento della sentenza, Pillon dichiara di voler ricorrere in appello e non trova di meglio che posare da martire: “Difendere le famiglie dall’indottrinamento costa caro”.

Tutti i giornalisti riportano – ma nessuno fa il suo mestiere ponendo domande:

Quale indottrinamento, signor senatore? I programmi scolastici non li fa l’Arcigay.

Durante il processo lei aveva dichiarato di aver fatto della mera “sferzante ironia”, adesso è diventata una “difesa delle famiglie”?

Di cosa sta parlando, esattamente, senatore? A quale titolo lei sarebbe difensore delle famiglie e di che famiglie si tratta? Chi le starebbe indottrinando, su cosa e perché?

Ha pensato di cambiare pusher? (questa è la domanda di Zonker Harris per il giornalino del college, saltatela pure) (1)

Illusione: forte convincimento che non cambia nonostante l’evidenza si opponga a esso e che potrebbe segnalare un episodio psicotico. Per esempio, un individuo può credere che qualcuno stia rubando i suoi pensieri, di essere sorvegliato o pedinato, di essere dio o che la malvagia lobby omosessuale finanziata dai poteri forti stia indottrinando le famiglie… ma il fatto che lo creda non rende il suo convincimento reale e, ripeto, noi abbiamo il dovere di dirglielo.

Maria G. Di Rienzo

(1) Personaggio del fumetto Doonesbury di Garry Trudeau, qui sotto in immagine.

zonker

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Onorevoli membri della Commissione Giustizia del Senato, oggi 9 aprile a partire dalle ore 14.00 discuterete in seduta plenaria di diversi argomenti, fra cui le proposte del senatore leghista Pillon in materia di affido condiviso.

La rivolta di ampi settori della società civile contro queste ultime vi è di certo nota ed è stata dettagliata sotto il punto di vista giuridico e tecnico non meno che sotto il punto di vista ideale, ove l’idea di famiglia prospettata richiama disagevoli associazioni con una struttura di comando e controllo (tipo una caserma con un marito-padre colonnello, una moglie-madre attendente e dei figli soldatini). A noi contestatori / contestatrici preoccupa anche il conflitto di interessi riguardante il senatore, giacché un disegno di legge che prevede la mediazione familiare a pagamento e la relativa offerta presentata dallo studio legale di chi quella medesima legge presenta, insieme suonano davvero male.

Fra poche ore, il senatore Pillon vi esporrà la sua relazione e voi avrete di fronte lo stesso uomo che in questi giorni siede sul banco degli imputati in un processo per omofobia; se la vicenda non vi fosse nota, sottolineo innanzitutto che non si tratta di un processo alle sue opinioni, ma del fatto che ha orchestrato una vera e propria campagna diffamatoria dell’associazione Lgbt “Omphalos”, affiliata Arcigay, con tanto di manipolazione del loro materiale informativo (volantini “taroccati”, per stare sul colloquiale).

In una serie di performance pubbliche in tutta Italia, questo individuo ha anche ripetuto che “quelli di Arcigay vanno nei licei e spiegano ai vostri figli che per fare l’amore bisogna essere o due maschi o due femmine e non si può fare diversamente e… venite a provare da noi, nel nostro welcome group”. Cioè, ha scientemente trasformato l’opera di sensibilizzazione contro il bullismo omofobo e di informazione sulle malattie a trasmissione sessuale in una squallida manovra per adescare minorenni.

So che in aula il sig. Pillon si è giustificato dichiarando che la campagna diffamatoria era solo “ironia sferzante”, paragonando la stessa alla “satira dei libri di Guareschi”. Giovannino Guareschi, celebrato creatore di Don Camillo e Peppone, dichiaratamente uomo di destra per quanto rigettasse il nazifascismo, si trovò in effetti a doversi difendere in tribunale da un’accusa di diffamazione a mezzo stampa (per la quale fu poi condannato e scontò più di un anno di galera). Aveva pubblicato nel 1954 due lettere in cui apparentemente De Gasperi, durante la II guerra mondiale, esortava gli alleati a effettuare bombardamenti. Guareschi le credette vere, ma le analisi storiche hanno comprovato che si trattava di due falsi prodotti dal neofascista De Toma, che fuggì all’estero a processo concluso.

Guareschi non aveva manipolato personalmente le due lettere. Pillon ha personalmente manipolato il materiale dell’associazione diffamata.

Guareschi aveva buoni motivi per lamentarsi del comportamento del collegio giudicante e si considerò condannato ingiustamente: tuttavia, per questione di principio, non presentò appello ne’ successivamente chiese la grazia. Era, nel senso relativo alla sua epoca, un “galantuomo”. Temo, Onorevoli membri della Commissione Giustizia del Senato, che a tal proposito il senatore Pillon si stia gloriando di un paragone insostenibile.

E’ impossibile accettare che una persona del genere abbia titolo per “riformare” il diritto di famiglia, poiché carente sia a livello di competenze (è evidente che ignora il reale status delle famiglie italiane) sia, come risulta da quanto esposto sopra, a livello etico. Prima di prendere qualsiasi decisione, dovreste necessariamente riflettere su ciò.

Maria G. Di Rienzo

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Il “biasimo della vittima” è l’espressione della convinzione che chi subisce un abuso qualsiasi sia, in toto o in parte, responsabile per ciò che è accaduto. E’ molto forte nei confronti delle vittime di violenze sessuali (giacché in maggioranza costoro sono donne e il biasimo trae alimento dal sessismo e dalla misoginia) ma in effetti, in Italia, il biasimo della vittima entra ormai come fattore di peso in qualsiasi dibattito / controversia – senza essere minimamente riconosciuto per tale e rigettato. La tendenza a dar la colpa a chi ha patito un danno, anziché a chi quel danno ha provocato, cresce in un determinato territorio quando la sua popolazione è in uno stato di allerta sociale a causa di minacce percepite o reali e questo è giusto il caso del nostro Paese.

Il biasimo della vittima ha un profondo e devastante impatto su chi sopravvive alla violenza, perché il processo di guarigione comincia proprio quando una/un sopravvissuta/o narra a voce alta le proprie esperienze: racimolare il coraggio per dire la verità e poi veder negata tale verità – con accuse varie che scandagliano il comportamento e le intenzioni “nascoste” delle vittime e con l’asserzione che esse avrebbero “frainteso” le azioni loro dirette – costituisce un ulteriore trauma.

Il supposto “fraintendimento” è la cifra del dibattito che circonda, per esempio, la vicenda della scuola elementare di Foligno accaduta in questi giorni: un maestro supplente umilia in particolare i suoi alunni di colore (ma sembra adottare comportamenti di abuso nei confronti dei bambini in modo generalizzato). Nella fattispecie, costringe un bimbo di origine nigeriana a dare le spalle al resto della classe dichiarando che “è troppo brutto per essere guardato in viso” e dà della “scimmia” alla sorellina di costui. Pare – lo verificheranno le indagini – che gli insulti e le beffe fossero costanti.

Di fronte alle proteste il maestro in questione, Mauro Bocci, segue uno schema che è diventato come dicevo consuetudinario e comporta:

1. Il posare da vittima. Il signore dichiara di non essere stato capito e ne consegue che i bambini, i loro genitori e noi opinione pubblica siamo un po’ scemi e non possiamo fidarci ne’ del nostro intelletto ne’ delle nostre sensazioni;

2. Il posizionarsi in una posizione superiore rispetto alle vittime reali. Il signore suggerisce la motivazione principale di questa incomprensione da parte nostra: lui è un genio, come educatore, infatti stava mimando il razzismo per compiere un “esperimento sociale” (di cui non aveva avvisato nessuno, ne’ direzione scolastica ne’ genitori, ma perché mai l’Einstein della formazione dovrebbe rispondere alle regole che valgono per i comuni mortali?).

3. Il ripulire i propri spazi mediatici. Prima che le loro azioni strabordino in abusi fisici, spesso i perpetratori si allenano sul web sentendosi protetti e invulnerabili dietro la tastiera. Quando sono sotto i riflettori cercano di cancellare “i vecchi post più volgari e razzisti” e poi chiudono del tutto le loro pagine (come riportano i quotidiani a proposito del sig. maestro).

4. Lo spostare il focus dalle azioni compiute alle intenzioni che le avrebbero animate. In questo caso della riverniciatura si occupa il legale del maestro: “Le sue intenzioni erano diametralmente opposte alle accuse di razzismo. È il suo profilo a dirlo. È un padre di due bambini, ha anche una nipotina adottata di altra nazionalità e una certa sensibilità proprio verso i temi che riguardano la sfera umana.”

Il quarto punto vi è molto familiare, vero? I padri, dall’inizio dei tempi, non hanno mai usato violenza, non hanno mai abusato dei loro figli, non hanno mai malmenato – stuprato – ucciso donne. Se hanno contribuito a mettere al mondo delle creature devono essere per forza sensibili come delicate fronde di felce. Figuriamoci se il padre in questione, che ha persino una nipotina straniera (e non ha ancora sputato in faccia ne’ a lei ne’ ai parenti che l’hanno adottata, è un santo!), può essere razzista, andiamo.

Sinceramente, però, a me di dare un’esatta definizione e misura del razzismo di questa persona importa poco. Io rigetto e biasimo le sue azioni, non la sua persona, perché le sue azioni hanno causato dolore in altri esseri umani. Dovrebbe bastare a chiedere scusa – e basta, non “chiedo scusa ma non mi avete capito”, non “chiedo scusa ma sono un genio dalla profonda sensibilità che stava operando un esperimento sociale”, piuttosto: “Chiedo scusa, ho sbagliato, intendo riflettere e impegnarmi affinché ciò non si ripeta mai più.”

Riconoscimento dei propri errori, rispetto per i propri simili, assunzione di responsabilità. Avrei aggiunto empatia, ma probabilmente sarebbe chiedere troppo.

Maria G. Di Rienzo

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Ve la ricordate, la “Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica”, detta più semplicemente “Convenzione di Istanbul” e firmata dall’Italia nel 2013? La maggioranza di chi fa politica in Italia non solo se l’è scordata ma probabilmente non sa neppure di cosa si tratta (ne’ che è un trattato vincolante per i paesi che lo hanno sottoscritto).

All’art. 3 la Convenzione spiega correttamente cos’è il “genere”: è composto da “i ruoli socialmente costruiti, i comportamenti, le attività e gli attributi che una determinata società considera appropriati per donne e uomini” e cos’è la “violenza basata sul genere contro le donne”: è “violenza che è diretta contro una donna perché è una donna o che interessa le donne in modo sproporzionato”.

La Convenzione dice questo giacché è assodato da decenni di studi e analisi che gli stereotipi di genere sono sia inneschi sia alimentatori della violenza contro le donne. Metterli in discussione è precisamente quel che ogni nazione firmataria dovrebbe fare, ovunque: nei parlamenti e sedi decisionali, sui luoghi di lavoro, nel volontariato, nelle scuole. E qui salta fuori, appunto, un titolo de La Repubblica di ieri: Terni. “Bambole azzurre, soldatini rosa”: il no gender a scuola bloccato dalla Lega.

Wow, gli eroici difensori delle piccole patrie regionali hanno bloccato il “no gender”! Viva Salvini che salva i bambini dall’infrocimento coatto! Ma un momento… cosa cavolo è il “no gender”? Be’, lo ignora persino chi ha redatto l’articolo, pare, perché esso comincia così: No al gender nelle scuole. No gender, gender, agender segreto? In italiano si chiama genere. Di che si tratta è scritto sopra.

I fatti: il Forum Donne Amelia, con il sostegno delle Consigliere di Parità della Provincia di Terni, organizza un’iniziativa per gli alunni/le alunne della scuola primaria di una frazione del Comune, mirata a educare alla “parità tra donne e uomini”.

L’assessorato alla Scuola del Comune stesso, tramite la sua responsabile Valeria Alessandrini dà inizio a una protesta… su Facebook. Adesso la politica si fa così, con i tweet, i post e gli sms (solo che non è politica, è chiacchiera da bar al meglio e propaganda ignorante al peggio): “Rispetto per tutti – scrive Alessandrini – ma giù le mani dai bambini. Nelle scuole di Terni non entrerà mai un progetto del genere. Come assessore della Lega esprimo fin da subito il mio disappunto. La scuola non può e non deve sostituirsi alla famiglia”. In breve, l’esperienza chiude dopo due incontri e le organizzatrici sono costrette a spiegare l’ovvio e cioè che non c’è nessuna ideologia giender occultata biecamente nel diffondere il concetto di eguaglianza e nel contrastare gli stereotipi di genere.

Valeria Alessandrini, dice l’articolo, ha ribadito “il suo impegno contro la discriminazione femminile e la violenza sulle donne.” E in che consiste tale impegno se della questione dimostra non solo di non sapere nulla, ma di non essere neppure intenzionata ad ascoltare chi qualcosa ne sa?

La violenza di genere in Italia, che ha cifre allucinanti e che rovina ogni giorno un bel po’ di vite (e ne spegne una ogni paio di giorni) non può essere usata come veicolo per strillare a casaccio indignazione complottista. Farlo significa avere rispetto zero e ascolto zero per le vittime, non essere in grado di decostruire ne’ discriminazione ne’ cultura della violenza e quindi non essere in grado di disegnare o sostenere politiche appropriate.

A meno che il palco su cui scende la bambola gonfiabile che “assomiglia alla Boldrini” sia considerato più adatto ai bambini delle bambole azzurre e dei soldatini rosa. Sulla condizione femminile in Italia è stato di una precisione inarrivabile.

Maria G. Di Rienzo

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Quest’estate è stata un susseguirsi di rivelazioni e illuminazioni (si fa per dire) fornite a noi comuni mortali da autorità (si sempre per dire) in campo politico, religioso o educativo. Sono riuscite a darci i brividi nonostante le alte temperature, mille grazie.

L’estate è finita, almeno ufficialmente. Oggi è l’Equinozio d’Autunno. Vale la pena di fare un sommario delle cose più clamorose che abbiamo appreso.

1. Quando un ponte crolla per mancanza di manutenzione e l’incidente uccide 43 persone e ne ferisce 9, i comportamenti giusti da tenere sono: presenziare a sagre distanti centinaia di chilometri, scrivere idiozie sui social media del tipo “brutta notizia, però ce n’è una di buona: abbiamo respinto un barcone di immigrati!” (se siete riusciti a farlo affondare va ancora meglio), farsi selfie sorridenti in televisione con il plastico dell’opera crollata – ciò segnalerà ai sopravvissuti e ai parenti delle vittime il vostro interesse e il vostro rispetto per il loro dolore.

2. E’ la politica a decidere come la scienza funziona e quali risultati deve avere. Non è proprio nuovissimo, come atteggiamento: governi di ogni tipo hanno storicamente perseguitato, rinchiuso, ostracizzato e persino giustiziato un bel po’ di scienziati. Perché, a differenza di quanto credono gli ignoranti nei consigli regionali e in parlamento, se parliamo di scienza i “dogmi” non esistono – ogni teoria deve essere tesa alla descrizione dell’esistente e comprovata da fatti e ogni teoria può finire nel dimenticatoio dall’oggi al domani qualora i fatti la contraddicano.

3. Non abbiamo più garanzie che a scuola si impari qualcosa di vero. Se una squinternata si inventa un tunnel che collega il Gran Sasso al Cern – e per nostra sventura quando lo fa ricopre il dicastero all’Istruzione – la cosa finisce dritta nei libri di testo Mondadori. Ma non basta: se nello scenario precostituito e predigerito che deve sostituire la realtà, mostrandosi grato al governo “del cambiamento”, si inseriscono frammenti di verità storica per essi scatta la censura. E’ stato il caso del liceo di Trieste la cui mostra sulle leggi razziali è saltata perché il manifesto non è piaciuto al Comune (sindaco Forza Italia, assessore alla cultura centro-destra): foto in bianco e nero di tre ragazze sorridenti, con libri e cartelle in mano, e riproduzione della prima pagina del quotidiano Il Piccolo, datata 3 settembre 1938, su cui campeggiava il titolo: “Completa eliminazione dalla scuola fascista degli insegnanti e degli alunni ebrei”. Troppo forte, hanno detto, ma forse era un complimento.

4. L’orizzonte per le donne è anch’esso non troppo nuovo, com’era prevedibile (casa, chiesa, cucina e camera da letto). I politici del “cambiamento” stanno mettendo le mani sulla legge che regolamenta il divorzio e la tutela dei figli dei divorziati, dichiarano “impediremo alle donne di abortire” e di voler abolire le unioni civili, aprono “sportelli anti-gender”. Ringalluzzito dall’atmosfera, un parroco veneto propone una tassa sulle scollature e sugli spacchi dei vestiti delle donne che contraggono matrimonio religioso: “Potremmo istituire una sorta di offerta da riscuotere in proporzione alla decenza dell’abito della sposa, che molto spesso si presenta sguaiato e volgare. Così chi più si presenta svestita più paga.” E’ bello sapere che adesso nei seminari si studiano i trend della moda, eleganza e decoro, e ogni parroco è diventato un esperto fashionista. Mancano purtroppo almeno un paio di lezioni sul rispetto dovuto ai corpi e alle scelte delle donne.

5. Siete passati per qualche motivo da una questura, ultimamente? Conoscete qualcuno che ci lavora? Sono senza carta per le fotocopie, senza cancelleria, senza benzina per le auto, non ricevono materiali e aggiornamenti sufficienti per fare un lavoro decente. Ma adesso è arrivata la legge “Spazzacorrotti” e un video del sottosegretario agli Affari regionali ci spiega che i “polizziotti” – a lui va bene con due zeta, vedremo se ciò avrà ricadute su testi scolastici e dizionari – avranno la possibilità di diventare come “Johnny Depp in Donnie Brasco”. Posso solo immaginare le entusiastiche reazioni dei lavoratori delle forze dell’ordine.

6. Per fare un cerchio completo non bastano più 360°, ce ne vogliono 365. Aggiorniamo anche la matematica, che è sempre più un’opinione e le opinioni, come sapete, sono sacre e intoccabili: è la realtà che deve adeguarsi. “Le ricerche dovrebbero essere estese a 365 gradi”, dichiara infatti lo stesso consigliere regionale leghista che ha appena spiegato come la legionella sia “la malattia dei legionari, che non hanno mai operato in Austria o in Svezia o in Nordtirolo, ma hanno operato dove ben sappiamo”. La legionella ha preso questo nome dopo che un malessere non meglio identificato colse 221 persone appartenenti all’American Legion, un’associazione di veterani statunitensi che nel luglio 1976 partecipavano a una riunione in un albergo, e ne uccise 34. Il batterio è stato identificato nel gennaio 1977. Perciò, consigliere, cos’è che “ben sappiamo”?

Maria G. Di Rienzo

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