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Posts Tagged ‘immagine del corpo’

manichini

L’immagine riprende una sezione del “reparto donne” della Nike in Oxford Street, a Londra. La presenza del manichino in primo piano fa parte dell’impegno preso dall’azienda a onorare diversità e inclusione, quello per cui l’ex atleta e attivista antirazzista Colin Kaepernick è diventato un loro testimonial. Poi, non è che la Nike sia tutta umana nobiltà e non ci guadagni: le persone di colore e quelle di sesso femminile sono più invogliate a fare acquisti dove si sentono benvenute, ma le donne in particolare sono in effetti più inclini a comprare un capo d’abbigliamento se esso è presentato su un manichino che assomiglia al loro corpo (sul tema c’è anche un recente studio dell’Università di Kent). L’anno scorso, adottando questa strategia, il marchio di biancheria intima “Aerie” ha incrementato le vendite del 38%, contro il passivo prima e il modesto + 1% finale realizzato nello stesso periodo dai prodotti di “Victoria’s Secret” (sempre pubblicizzati dagli “angeli”, le prevedibili modelle sottilissime, abbronzate e ritoccate al computer).

Il manichino della Nike, ancora una rarità fra le migliaia di pupazzi scheletrici in vista in tutte le vetrine del mondo, ha però infastidito i cultori e cantori della “grassofobia” – sono quelli che danno dei malati, dei tossicodipendenti da cibo, degli schifosi pigri e ingordi agli individui le cui caratteristiche corporee non corrispondono agli attuali interessi economici delle industrie farmaceutiche, dietetiche, cosmetiche, ecc.

Su “The Telegraph”, per esempio, è apparso un articolo che in fase di redazione deve aver sciolto con il vetriolo la tastiera della sua ignorante autrice: “Quella (ndt. il manichino) è obesa sotto tutti gli aspetti e non si sta preparando a una corsa nel suo scintillante abbigliamento Nike. Lei non è in grado di correre. E’ più probabile che sia pre-diabetica e che stia aspettando una protesi all’anca.”

Naturalmente una valanga di donne larghe che fanno sport per piacere o che sono delle vere e proprie atlete l’hanno mandata dove meritava di andare. Alcune maratonete, in questo gruppo, hanno chiesto alla cafona giornalista se vuol venire a correre con loro, così vede se riesce a provare le stronzate che spara.

Io non so ovviamente come sia nato l’odio di questa persona per altri esseri umani che semplicemente vivono le loro vite e non le stanno facendo nulla, ma so da dove prende le informazioni scorrette che lo alimentano: da ogni media a sua disposizione. Se oggi, per ventura, avesse scorso dei quotidiani italiani, avrebbe trovato su ognuno di essi un pezzo sull’imperativa necessità – per le donne – di perdere peso, subito e con ogni mezzo necessario (c’è persino il folle “Dimagrire: la dieta del gelato” sulla prima pagina odierna di giornali a tiratura nazionale).

Il dato davvero interessante di tale ossessiva campagna è questo: non ha nulla a che fare con la salute delle donne.

1. Che il grasso sia una “malattia” l’ha detto nel 2013 l’Associazione dei medici statunitensi, di cui fanno parte diversi azionisti o consulenti dell’industria dietetica – e già questo inficia un po’ la dichiarazione (conflitto di interessi), inoltre l’Associazione ha una storia pesante di parametri su patologie stabiliti “ad minchiam”.

Lo hanno detto, ma non sono stati in grado sino ad ora di provarlo scientificamente. Nello stesso rapporto, hanno dovuto tra l’altro ammettere che gli individui “sovrappeso” hanno un rischio più basso di morte prematura degli individui con peso “normale” e che non c’è relazione diretta fra l’essere grassi e il morire prematuramente. C’è ormai una vasta letteratura sul “paradosso” del grasso corporeo, basata sui dati: pazienti con patologie cardiache e peso non “normale” vivono meglio e più a lungo dei loro corrispettivi specchi della fitness.

Dunque, che caxxo di malattia è quella grazie a cui ho un’aspettativa di vita più alta?

2. Guardare un pezzo di plastica sagomato e dedurre che sta per diventare diabetico e dovrà sottoporsi a intervento chirurgico è francamente idiota. Ma non meno idiota del guardare un corpo umano e prodursi nella stessa diagnosi.

Il fatto è che sul diabete di tipo 2, o mellito, l’associazione peso/malattia è fallace: molte persone magre sviluppano il diabete, molte persone grasse no. La ricerca scientifica non dà attualmente al proposito conclusioni definitive: non è chiaro se l’obesità causi il diabete, se sia il diabete a causare l’obesità, o se ambo le condizioni siano causate da fattori terzi come nutrizione povera, stress o eredità genetica. Vedete, io prima di scrivere qualsiasi cosa faccio i compiti a casa – e mi sciroppo interi studi di facoltà universitarie di medicina e serie complete di riviste scientifiche.

3. Un fattore di rischio legato al peso corporeo, certo e comprovato, c’è: è però grandemente sottostimato. Si tratta dell’effetto che la discriminazione, gli svergognamenti, il bullismo nei confronti delle persone grasse hanno sulla loro salute, sulla qualità delle loro esistenze e sulla durata di queste ultime (a cui spesso pongono fine prematuramente e volontariamente, soprattutto se femmine).

Medici e paramedici non sono esenti da pregiudizi in virtù delle loro lauree e diplomi, sono bombardati dalla campagna “grassofoba” quanto gli altri e spesso associano arbitrariamente il grasso alla scarsa salute e la scarsa salute all’immoralità (sei malato di ciccia e se sei malato di ciccia è colpa tua): un gran numero di persone ricevono diagnosi sbagliate perché il dottore di turno si limita a dar loro uno sguardo schifato e a consigliare il dimagrimento – in assenza di terapie adeguate ai loro veri problemi di salute, che con il grasso non avevano niente a che fare, ovviamente queste persone peggiorano e magari schiattano, ma cosa volevano aspettarsi? Erano delle merde ciccione, no? Gli sta bene!

Chi deve soffrire ostilità, battute del menga, reprimende ecc. negli ambulatori finisce logicamente per frequentarli il meno possibile: perciò le donne classificate come “sovrappeso” crepano più spesso di cancro cervicale – ma non lo causa il grasso, è che non vanno a fare il Pap test e se ne accorgono quando è troppo tardi.

Molte donne rispondono alla propria umiliazione continua smettendo di fare ciò che loro piace (pattini, pallone, danza… ma come ti permetti? SEI GRASSSSAAAAA!!!!) e persino uscendo di casa il meno possibile (o non uscendo proprio più: d’estate vai in giro con le spalle scoperte e i calzoncini? Ma come osi mostrarci il tuo lardo che dondola? SEI GRASSSSAAAA!!!!). L’imperativo urlato, costantemente aggressivo e spesso violento, di somigliare alle figurine della pubblicità conduce migliaia di bambine, ragazze e donne a sviluppare disturbi alimentari e problematiche legate all’immagine corporea. Molte ne portano le cicatrici per sempre, molte ne ricavano problemi di salute mentale e fisica, molte ne muoiono – se non le uccide l’intervento di liposuzione o di resezione dello stomaco, possono sempre buttarsi dal balcone o sotto il treno. E lo fanno.

4. Nonostante tutto ciò, c’è in giro il curioso convincimento che lo svergognamento relativo al peso corporeo debba essere accettato da chi lo riceve, perché si tratterebbe dell’espressione di preoccupazione per la sua salute. Una preoccupazione falsa, disinformata, stupida e brutale che nega rispetto, dignità e diritti umani a chi la riceve. Be’, tenetevela. Ai nostri corpi ci pensiamo noi.

La vulgata “grassofoba” dice che chi viene preso a pesci in faccia dovrebbe tenere gli occhi bassi, vergognarsi, assicurare che farà del suo meglio per diventare uno stuzzicadenti e scusarsi per il suo “corpo disobbediente”. Ma è mezzo secolo che io disobbedisco alla violenza patriarcale, ai dettami sessisti, agli stereotipi misogini. Figuratevi se smetto adesso o se smetto di incoraggiare altre/i a fare altrettanto.

Maria G. Rienzo

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Ginevra 2019

“Governi, datori di lavoro e maestranze si stanno incontrando a Ginevra (…) per negoziare una nuova convenzione globale che metta fine alla violenza e alle molestie nel mondo del lavoro.

Chiediamo loro con urgenza di ricordare i 235 milioni di donne nel mondo che lavorano senza avere alcuna protezione legale, perché una nazione su tre non ha leggi contro le molestie sessuali sul lavoro. Sono le donne più povere a essere le più vulnerabili – domestiche, operaie, quelle donne che vivono alla giornata e non possono permettersi il rischio di perdere il lavoro difendendo se stesse e le altre. C’è bisogno urgente di una legislazione internazionale.”

Questo è il passo centrale di una lettera aperta diretta al governo britannico e pubblicata dal Guardian il 9 giugno scorso. E’ corredata da oltre quaranta firme “eccellenti” (attiviste/i e personalità politiche prominenti, artiste/i ecc. – dal sindaco di Londra Sadiq Khan a Annie Lennox passando per una considerevole serie di rappresentati di ong umanitarie e femministe) e fa riferimento alla 108^ sessione della Conferenza internazionale sul Lavoro – promossa dall’Organizzazione internazionale del Lavoro delle Nazioni Unite – che si sta tenendo in Svizzera, a Ginevra, dal 10 al 21 giugno. La richiesta delle firmatarie e dei firmatari è che la compagine governativa inglese “usi saggiamente la propria influenza” per contribuire a metter fine alla violenza e alle molestie subite dalle donne nei luoghi di lavoro.

Nei cinque giorni trascorsi da che l’ho letta, ho cercato invano notizie relative alla Conferenza sui quotidiani nostrani. Ho scaricato dal sito dell’Organizzazione i documenti pubblici disponibili e rilevato la consistenza (nutrita) e la composizione della delegazione italiana: anche volendo confermare la completa indifferenza dell’attuale giornalismo italiano per il mondo del lavoro in generale e per le lavoratrici che non appartengono al settore dell’intrattenimento in particolare – la maggioranza – si poteva imbastire un trafiletto con le dichiarazioni dei partecipanti “famosi” (Di Maio è nella lista, per esempio). Per quanto vuote e banali potessero poi risultare tali dichiarazioni, almeno un settore maggiore dell’opinione pubblica avrebbe saputo di che si discute a Ginevra in questi giorni. Meglio ancora, si poteva prestare attenzione ai sindacati (gli unici al momento a pubblicizzare la Conferenza), chiedere qualcosa ai loro delegati e confrontare le loro risposte con quelle dei rappresentanti di Confindustria e Confcommercio che sono pure là.

Ma probabilmente non c’era spazio per articoli che trattino della violenza che le donne subiscono al lavoro. Nemmeno nelle rubriche a loro esplicitamente dedicate, giacché tale spazio è occupato da pezzi importantissimi che hanno questi titoli:

* Trend – Tutte in posa da fenicottero (articolo corredato da foto di fenicottero e foto di una modella scheletrica infagottata in velo rosa – ma la copertura è solo a “filo vagina” – in bilico su una gamba);

* In barca a vela con i cosmetici giusti, perché la bellezza non va in vacanza (vuoi mai che qualcuna pensi di tirare il fiato per cinque minuti);

* Sesso: i luoghi pubblici dove statisticamente le donne adorano farlo (i gusti sono gusti, ma quale che sia la percentuale delle esibizioniste non può essere fatta passare per “le donne” tout court);

* Jennifer Lopez in abito di Gucci: lo spacco rivela il calzoncino contenitivo (ORRORE!)

No, queste non sono le “cose che interessano alle donne”. Sono le cose di cui voi volete le donne si interessino, sia perché pensate che con quei cervellini da oche non possono certo desiderare / cercare / vivere altro, sia perché non vi comoda per niente quando mettono bocca in materie come politica, economia, lavoro – in altre parole, quando discutono del potere e lo reclamano.

Molestie sul lavoro? Nessuna o scarsa protezione legale? Suvvia, fate i fenicotteri e non rompete le scatole.

Maria G. Di Rienzo

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La più recente delle tendenze in politica – in Italia e non solo – è, in sintesi, agire come se i periodi elettorali e le relative campagne non finissero mai. Il quadro della competizione fornisce una scusa per l’aggressività smodata e per pesanti attacchi diretti alle persone in quanto tali e non alle loro posizioni politiche: è solo un appassionato desiderio di vincere, abbiate pazienza, succede di esagerare un po’ ma… in fondo era solo ironia, doppio senso, umorismo, scherzo. Quando poi vi sono davvero elezioni in corso il trend si amplifica sino a raggiungere l’abominevole.

Il prossimo 9 giugno abbiamo una serie di ballottaggi per le elezioni locali e già due iniziative “elettorali” leghiste in perfetta linea – pericolose e sguaiate – hanno raggiunto la cronaca.

A Ferrara il candidato comunale Solaroli mette online un video in cui mostra di andare a letto con la propria pistola Beretta ed esorta alla massima condivisione dello stesso. Si augura che divenga “contagioso”. Il signore purtroppo non sa che non c’è assolutamente bisogno del suo aiuto come untore della violenza, in questo campo.

Il rapporto 2018 di Small Arms Survey – il gruppo di ricerca del Graduate Institute of International and Development Studies, che lavora in base alla Dichiarazione di Ginevra sulla violenza armata e lo sviluppo del 2006 – stima in 8.609.000 le armi in mano a civili nel nostro Paese. A livello globale più di 740.000 persone muoiono ogni anno grazie alle armi leggere: costo umano. Il danno economico tocca i 163 miliardi di dollari – è lo 0,14 del PIL mondiale. La diffusione delle armi leggere è considerata dalle Nazioni Unite una seria minaccia agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile.

Di quant’altro contagio avremmo bisogno, secondo il sig. Solaroli? Non sarebbe il caso di cercare una cura, invece di gongolare diffondendo la malattia?

La seconda pensata è questa:

solita solfa

Il parlamentare Paolo Tiramani lavora di Photoshop per incitare i suoi concittadini vercellesi a non rivotare la sindaca Maura Forte. Non tutela i loro interessi? Ha svolto male il suo mandato? E’ implicata in qualche episodio di corruzione? No. Tutto questo potrebbe essere riferito a una pletora di politici che stanno mantenendo i deretani incollati alle loro poltrone, leghisti compresi. Il motivo per cui non si dovrebbe votare la sindaca lo vedete – si nasconde dietro i cosmetici, ma in realtà è BRUTTA.

In una società che presenta ossessivamente le donne come oggetti per la soddisfazione sessuale maschile, questa è invero l’unica preoccupazione che un elettore dovrebbe avere: la candidata alla tal carica istituzionale mi fa avere erezioni o no? Quali idee e competenze abbia è del tutto irrilevante. Se ha le tette rifatte e un bel culo e si veste come un’idiota con profusione di spacchi e trasparenze e scollature ecc. è più che sufficiente, chi se ne frega se di politica non sa una beata mazza. L’Italia può ben continuare ad andare a rotoli sino alla distruzione: prima i piselli!

Guardate, le elezioni sono un principio fondamentale della democrazia ma obiettivamente sono anche una spesa. Potremmo risparmiare assegnando le cariche, con voto televisivo, alle partecipanti ai concorsi di bellezza o prendendo direttamente deputate e consigliere ecc. dal parco veline / ballerine / serve mute che occupa già il 99% dello spazio femminile sui media.

Se poi devono votare qualcosa di cui non sanno nulla non ha importanza. Nemmeno i loro colleghi maschi sono così ferrati, perché nemmeno a loro è richiesto di avere idee, abilità e capacità politiche. Il requisito per gli uomini è aderire come il Bostik al Capo e ripetere come pappagalli i suoi slogan e le sue azioni. Nessuno ti misura i fianchi ed è invero un sollievo, ma sempre un incapace – al meglio inutile, al peggio dannoso – resti.

Maria G. Di Rienzo

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Ayleen Diaz - Nuestro Cuerpo

“Tu sei bella proprio con tutte le tue curve, con tutte le tue forme e colori. Non c’è bisogno di fare standard di bellezza. In realtà, la bellezza arriva in milioni di modi diversi, tutto dipende da come tu vedi le cose. Puoi mettere in luce la tua propria bellezza. Disegnando tipi di corpi differenti e differenti tipi di capigliature, voglio che la gente impari come tutto è bello.”

Ayleen Díaz, architetta e illustratrice, Perù (l’immagine sopra “Nostro corpo – nostro potere” è di un suo dipinto).

Specchiatevi. L’immagine seguente è di Carla Llanos, illustratrice cilena che vive in Gran Bretagna. La scritta sul dorso della ragazza con in mano un disco di Janis Joplin dice: “Ho bisogno di soldi, non di ragazzi”.

carla llanos

Donne insieme, corpi veri anche per Alja Horvet, illustratrice 22enne slovena.

alja horvat

E qui c’è un’opera della brasiliana Brunna Mancuso (non è un errore, il nome ha proprio due “enne”).

brunna mancuso

Mi avete detto, in sintesi, che avete difficoltà a uscire dagli stereotipi imposti su di voi, a vedervi con altri occhi. Oggi potete usare quelli pieni di passione di queste giovani artiste. Ricordate: proprio come dice Ayleen Díaz il vostro corpo è il vostro potere. Non cedetelo. Non riducetelo. Non minate la sua forza. Celebratelo.

Maria G. Di Rienzo

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La notizia l’ho letta il 21 maggio u.s. – è rimasta a ribollire in un angolo della mia mente, mentre cercavo di rendere razionale la mia rabbia e la mia angoscia, giacché è difficile non commentarla urlando. Sono stata sul punto di cancellare tutto e di mettermi a tradurre qualcosa, che ne so, una poesia motivazionale. Ma no. No perché c’è una giovane donna, nel napoletano, che sta rischiando di morire di… immagine.

Venticinquenne, laureata a pieni voti in scienze infermieristiche, in quel momento della vita in cui la preparazione per i sogni è finita e cominci a cercare di realizzarli, “aveva un solo disagio”, ci dicono i quotidiani. Il suo peso.

“Tutte le diete sperimentate non avevano prodotto risultati.” E ci credo. Come ho già dettagliato in altri articoli, le diete falliscono nell’oltre il 90% dei casi. Questo è un dato di fatto, scientifico, provato, che chissà come mai non è finito in nessuno dei cinquecento spot pubblicitari che avete ricevuto oggi sulla necessità imperativa di dimagrire – se siete donne: lo si fa per la vostra salute, perbacco.

Infatti la ragazza in questione nel dicembre scorso “decide di tentare la strada della chirurgia per dimagrire drasticamente. Si affida ad una clinica convenzionata del salernitano dove, il 3 dicembre, si sottopone ad un intervento di resezione di una parte dello stomaco per via laparascopica.”

E nessuno le dice che sta aumentando di quattro volte – altro dato scientificamente controllato – la probabilità di morire poco dopo. Meglio cadaveri che “cesse ciccione”, in ogni caso, vero?

“Sei giorni dopo la ragazza ritorna a casa per cominciare la sua nuova vita. Qualcosa, però, va storto. (la ragazza) è sempre più inappetente, mangia poco e vomita tutto ciò che riesce a ingerire.”

Adesso il suo peso è inferiore ai cinquanta chili, non si regge in piedi, è ricoverata in ospedale e sua madre sta disperatamente chiedendo aiuto: “Non sappiamo più a chi rivolgerci. Vorrei solo che qualche specialista, leggendo questa storia, potesse raccogliere il nostro appello e studiare il caso di mia figlia, che si sta spegnendo giorno dopo giorno. Non voglio accusare nessuno. Voglio solo che (nome della figlia) torni a vivere e a sorridere.”

Vita quotidiana: aprite un giornale, accendete la tv, usate i social, cercate qualcosa su internet, andate a scuola – al lavoro – a far la spesa – in ambulatorio – a trovare vostra zia… e siete inondate da immagini e parole che vi dicono come il vostro corpo di donna sia inaccettabile. Dal colore alla forma alla taglia all’odore… fate schifo, siete brutte, non siete degne di essere amate ne’ di avere sogni per il futuro: inoltre, per un po’ di deficienti (con laurea o senza) siete anche malate – persino quando le analisi mediche dicono l’esatto contrario.

Nessuno dei vostri talenti, nessuna delle vostre caratteristiche ulteriori alla vostra rispondenza al modello di corpo in voga ha un ruolo nel definire chi siete. La misura e il senso della vostra esistenza stanno nella soddisfazione dello sguardo maschile e nel numero di mutande rigonfie relative. Se c’è un posto per il vostro corpo non conforme – che il discorso sociale separa continuamente da voi presentandovelo come un “disagio” o uno “sbaglio” su cui intervenire – è quello del comico (potete raccontare barzellette alle feste), o quello dell’amica-paragone con cui confrontarsi per trovare sollievo (sono meno grassa di lei!), o quello della figura materna da cui spremere ascolto e consigli e consolazione che per quelle brave con il peso giusto sono dovuta ricompensa: per voi no, qualsiasi altra preoccupazione esprimiate, andiamo, è sempre una sciocchezza di fronte al vostro assai visibile problema principale… dimagrire, dimagrire, dimagrire!

Chiunque, solo guardandovi e financo per la primissima volta, è titolato a esprimere il suo giudizio negativo, a classificarvi in stereotipi (come se tutte le persone larghe avessero lo stesso retroscena, le stesse esperienze, le stesse motivazioni, la stessa relazione con se stesse e il proprio corpo – siete macchiette, pupazzi, non complessi esseri umani allo stesso modo di ogni altro/a), a darvi consigli – ordini – prescrizioni affinché intraprendiate azioni per cambiare chi siete, a ironizzare su di voi o a insultarvi ferocemente. E non è neppure sufficiente: per tutto ciò, il farabutto o la cretina di turno aspetta le vostre scuse.

Dovete mostrarvi mortificate, contrite, vergognose, nonché assicurare che farete il possibile per cancellare il vostro corpo (il quale non è separato da voi, è chi voi siete) e avvicinarlo il più possibile al modello (scientemente inarrivabile) che le industrie dell’estetica vi stampano sui manifesti pubblicitari. Il problema, vedete, è che in questo modo non si distruggono solo la vostra autostima e il vostro conto in banca. Come la vicenda riportata all’inizio dimostra, andando ad aggiungersi alle conseguenze dell’anoressia e ai suicidi, quest’enorme abuso può reclamare la vostra vita in ogni momento.

Perciò, per favore, ribellatevi. Quando vi monta dentro un sentimento di furia riguardo ai modi in cui siete trattate, trasformatelo in determinazione a lottare. Ci sono un mucchio di cose su cui dubitate, non è vero? Quel che la televisione dice, quel che avete visto sul web, quel che ha detto il tale o la tale… non siete sicure, perciò richiedete altri pareri, fate le vostre ricerche, costruite le vostre opinioni.

Adesso ditemi, il vostro corpo – e quindi voi stesse – merita minore attenzione del verificare se la notizia sull’ultima offerta di cellulari nasconde qualche trucco? Quel che vi dicono ossessivamente su di voi di trucchi ne contiene parecchi, compreso il comando a non esprimere la vostra rabbia poiché ciò vi renderebbe meno “femminili”, ma il vostro essere femmine è un dato di fatto, non un atteggiamento ne’ un accessorio. Non avete nessun motivo di stare zitte, poiché il farlo vi mantiene solamente impotenti e marginalizzate, vi lascia sole a maneggiare un dolore imposto per ottenere la vostra sottomissione e tutti gli stramaledetti soldi che cosmetici, vestitini striminziti di moda, diete e interventi di chirurgia invasiva spremono da voi.

Non morite di immagine, sorelle mie. Vi prego.

Maria G. Di Rienzo

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dito puntato

“Claudio Santamaria e Francesca Barra aspettano il primo figlio insieme. (…) La notizia è stata data in diretta tivù al programma “Live-Non è la D’Urso” quando la Barra è stata accusata di essere grassa dal dietologo e concorrente del Grande Fratello Alberico Lemme. Una disputa francamente di basso livello che ha costretto la Barra ad annunciare “Non sono grassa, sono incinta”, prima di lasciare lo studio.”

Probabilmente l’unico commento davvero appropriato sarebbe “e chi se ne impippa”. Tuttavia, gli articoli al proposito sono circondati da ogni sorta di strilli allarmistici su peso / diete / malattie varie: lo spettro delle stupidaggini (fino a che non sono scientificamente provate tali restano) è così ampio che davvero non so cos’altro potranno inventarsi in futuro. Qualche giorno fa ho persino letto che il mio corpo, poiché non pesa quaranta chili bagnato, sarebbe inadatto al sesso: secondo questi pagliacci fanatici non sono in grado di contorcermi in maniera appropriata, segno che tutto quel che sanno del sesso lo hanno appreso dalla pornografia. Ho vagheggiato per un attimo di dettagliare loro la mia, del tutto soddisfacente, vita sessuale con l’aggiunta di qualche commento sulla loro abissale ignoranza ma sono una persona civile.

Quel che volevo sottolineare qui sono le scelte operate nel dare la non-notizia citata in apertura, giacché sono in perfetto accordo con il “basso livello” della cosiddetta “disputa”. Cosa significa accusare qualcuna di essere grassa? Equivale ad accusarla di essere mora, di essere alta, di avere il naso a patata e le mani dalle dita affusolate. Come possono le caratteristiche specifiche di un corpo qualsiasi costituire un’accusa e cioè, secondo il dizionario italiano “l’atto, le parole con cui si attribuisce a qualcuno una colpa“?

Di cosa sarebbe colpevole, la signora Barra, di non far rizzare niente al dietologo? Perché si sarebbe sentita “costretta” a difendersi, rivelando in tv qualcosa che forse avrebbe preferito tenere ancora per sé?

A costei, e a tutte quelle che si trovano in situazioni simili, ho questo da dire: NON avete il dovere di piacere agli uomini in generale e ai dietologi in particolare; NON avete il dovere di tormentare all’infinito il vostro corpo per raggiungere standard che non gli appartengono: non ci riuscirete comunque e la vostra sofferenza non vale l’apprezzamento del primo stronzo che passa; NON avete il dovere di smontare l’accusa di non essere acciughe, perché non essere acciughe non è una colpa, e se qualcuno prova a usare la vostra apparenza in questo modo – per farvi sentire inadeguate, fallite, schifose – rovesciategli addosso una raffica di strafottenza: “Pensa per te, non sono affari tuoi, infilati le tue diete dove ti pare perché io non le voglio e non ho ne bisogno, il mio corpo mi rende assolutamente felice e come sia fatto non ti riguarda.”

Ogni tanto, quando sono di buon umore, io rispondo così: “No, no, ti sbagli: sono in effetti sotto la mia altezza-forma, ma ho in programma 12 interventi chirurgici per allungarmi le gambe. E adesso vai a quel paese.”

Maria G. Di Rienzo

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L’oceano

non si scusa per la sua profondità

e le montagne

non chiedono perdono

per lo spazio che prendono

perciò, neppure io devo farlo

Becca Lee

kathryn bishop - elated

Il mio corpo non è difettoso, è il tuo modo di pensare che lo è.

Stephanie Lahart

(trad. MG Di Rienzo)

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