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Posts Tagged ‘poesia’

Primo impiego

(“First Job”, di Elizabeth Acevedo – in immagine – poeta contemporanea statunitense, trad. Maria G. Di Rienzo. Elizabeth ha vinto il National Poetry Slam ed è autrice di due raccolte di poesie. Il suo ultimo libro, “Poet X”, uscirà nel giugno 2018.)

elizabeth

PRIMO LAVORO

Mi sveglio con il pane.

Con occhi assonnati e sbadigliando

cammino per i quattro isolati,

timbro il cartellino e pulisco le finestre.

Ho dimenticato di chiudere a chiave la porta.

Metto le ciambelle di pane vecchie di un giorno

accanto alla parte anteriore della vetrina.

Spazzo. Lavo i banconi.

Controllo il registratore di cassa.

Ho dimenticato di chiudere a chiave la porta.

Nel momento in cui sento lo scampanellio d’ingresso

il barbone ha già il suo uccello in pugno e si strofina.

Miguel, che cuoce focaccine nel retro,

mi sente urlare.

Ride mentre fa correre via l’uomo.

Perché ti tremano le mani, ragazza?

Ho dimenticato di chiudere a chiave la porta.

E quindi passo lo straccio. Saluto i clienti.

Faccio il caffè con il filtro. Riscaldo il pane.

Sorrido.

Fingo che la ragazza dentro di me

non sia solo un piccolo scarafaggio

sempre in attesa dello stivale sotto cui cadrà.

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(“Communiqué of the Indigenous Revolutionary Clandestine Committee, General Command of the Zapatista National Liberation Army”, 29 dicembre 2017, trad. Maria G. Di Rienzo.)

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Alle donne del Messico e del Mondo:

Alle donne originarie del Messico e del Mondo:

Alle donne dei Consigli di governo indigeni:

Alle donne del Congresso nazionale indigeno:

Alle donne nazionali e internazionali dei Sei continenti:

Compañeras, sorelle:

Vi salutiamo con rispetto e affetto da quelle donne che siamo – donne che lottano, che resistono e si ribellano contro lo stato sciovinista e patriarcale.

Sappiamo bene che un brutto sistema non solo ci sfrutta, ci reprime, ci deruba e non ci rispetta come esseri umani, ma ci sfrutta, ci reprime, ci deruba e non ci rispetta di nuovo come donne.

E sappiamo che le cose ora vanno peggio, perché siamo assassinate in tutto il mondo. E gli assassini non pagano alcun prezzo – il vero omicida è sempre il sistema che sta dietro la faccia di un uomo – perché le loro azioni sono occultate, loro sono protetti e persino ricompensati dalla polizia, dai tribunali, dai media, dai cattivi governi e da tutti quelli che vogliono mantenere le loro posizioni stando sulle schiene della nostra sofferenza.

Tuttavia non siamo terrorizzate, o se lo siamo controlliamo la nostra paura e non ci arrendiamo, non ci fermiamo e non ci vendiamo.

Perciò, se sei una donna in lotta che è contro quel che ci fanno perché donne; se non sei spaventata (o se lo sei, ma controlli la tua paura), allora ti invitiamo a un incontro con noi, per parlarci e ascoltarci come le donne che siamo.

Pertanto invitiamo tutte le donne ribelli del mondo al:

Primo incontro internazionale di politica, arte, sport e culture per le donne in lotta, che sarà tenuto a Caracol di Morelia, zona Tzotz Choj del Chiapas, Messico, l’8 – 9 – 10 marzo 2018.

Gli arrivi sono previsti per il 7 marzo e la partenza per l’11 marzo.

Se sei un uomo, stai ascoltando o leggendo questo invano, perché non sei invitato.

Per quel che riguarda gli uomini zapatisti, li metteremo al lavoro in tutte le faccende necessarie, di modo che noi si possa suonare, parlare, cantare, danzare, recitare poesie e impegnarci in ogni altra forma di arte e cultura che desideriamo condividere senza imbarazzo. Gli uomini si occuperanno di tutte le mansioni necessarie in cucina e alle pulizie.

Si può partecipare come singole o come collettivi. Potete registrarvi a questa e-mail:

encuentromujeresqueluchan@ezln.org.mx

Includete il vostro nome, da dove venite, se partecipate da sole o in collettivo, e come volete partecipare o se volete semplicemente festeggiare con noi.

La tua età, il tuo colore, la tua taglia, la tua fede religiosa, la tua razza e il tuo modo di essere non importano; quel che solo importa è che tu sia una donna e che tu stia lottando contro il sistema capitalista, sciovinista e patriarcale.

Se vuoi venire con i tuoi figli maschi ancora piccolini, va bene, puoi portarli. L’esperienza servirà a iniziare a mettere nelle loro teste che le donne non accetteranno più violenza, umiliazione, scorno o o altre stronzate dagli uomini o dal sistema.

E se un maschio dall’età superiore ai 16 anni vuol venire con te, è una scelta tua, ma qui non andrà oltre la cucina. Potrebbe a ogni modo essere in grado di ascoltare alcune delle attività e di imparare qualcosa.

Riassumendo, gli uomini non possono venire a meno che una donna li accompagni.

Per il momento è tutto, vi aspettiamo qui, compañeras e sorelle.

Dalle montagne del sudest messicano, per il Comitato clandestino indigeno rivoluzionario – Comando generale dell’esercito zapatista di liberazione nazionale, e in nome di tutte le ragazze, le giovani donne, le donne adulte e le donne anziane, vive e morte, le consigliere, le rappresentanti donne del Consiglio del buon governo, le donne promotrici, le miliziane, le insorgenti, e la base di sostegno zapatista,

le Comandanti Jessica, Esmeralda, Lucía, Zenaida e la bambina Defensa Zapatista

Messico, 29 dicembre 2017

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Autobiografia

(“Autobiography”, di Tamar Shapiro-Tamir, poeta e scrittrice contemporanea. Tamar, che ha oggi 19 anni, scrisse questa poesia quando ne aveva quattordici: è stato il primo suo lavoro a essere pubblicato. Testo e immagine vengono dall’ultimo numero – dicembre 2017 – di “Lavender Review: lesbian poetry & art”. Trad. Maria G. Di Rienzo.)

Berthe Morisot

(Berthe Morisot, Due Ninfe abbracciate – 1892)

AUTOBIOGRAFIA

Il mio nome è Tamar, e ho quattordici anni…

con tutti quei dettagli banali.

Sono una ragazza… più o meno.

Come il personaggio che interpreto nel musical di quest’anno

“Il femminile riempie la mia mente, il mio cuore, e alcuni dei miei sogni.”

(Se mi conoscete, probabilmente ciò già lo sapete, ma è una parte importante di chi io sono.)

Sì, faccio parte del musical di quest’anno

recitando un personaggio che sembra contenere

i miei stessi segreti, desideri e paure,

al di sotto della sua apparenza risoluta.

Cantare e recitare non è tutto quel che faccio, comunque: scrivo anche,

tessendo parti di me stessa nel mezzo delle storie che racconto.

Circa un anno fa, ricordo di aver detto a mio padre:

“La mia vita è perfetta.”

Come se il Destino avesse voluto mettere alla prova quella convinzione,

mi sono innamorata.

La mia vita è cambiata drasticamente.

Per proteggermi,

ho dovuto diventare più forte, più dura.

Ero certa che tutti mi avrebbero odiata quando mi sono rivelata.

Ma mantenere segreti non ha mai fatto parte di chi io sono.

Perciò, lentamente, ho cominciato a dirlo alle persone.

Per alcuni versi è stato difficile.

Alcuni individui non mi hanno creduta subito;

alcune relazioni sono state danneggiate

apparentemente in modo irreparabile.

Ma altre sono diventate più strette.

Immagino sia vero quel che si dice

sullo scoprire chi

sono i tuoi veri amici.

Ci sono cose che mi interessano oltre alle relazioni d’amore,

il modo in cui mi presento, in generale,

è cambiato ma la maggior parte delle persone

amano e accettano la nuova me stessa

come facevano con quella vecchia.

Nel profondo, dove conta,

io sono ancora la medesima persona,

appassionata, premurosa,

forse un po’ più pazza

di come usavo essere.

E sono anche arrivata ad amare quella persona.

Va bene, forse ho avuto più sofferenza e confusione durante lo scorso anno che nella mia intera vita…

ma pure più gioia e più sicurezza.

Così com’è,

la mia vita attuale è perfetta.

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Guarigione

(“Recovery”, di Odelia Fried, trad. Maria G. Di Rienzo. Odelia – in immagine – è una giovane poeta, scrittrice e attrice che vive a New York. La punteggiatura e l’assenza di maiuscole della traduzione sono conformi al suo testo.)

odelia

GUARIGIONE

io, un’astronoma che tenta di mappare

le stelle spinta a colpi di spillo negli spazi vuoti

dentro di me.

all’inizio, ero

ubriaca del mio stesso dolore, emettevo un

odore non diverso da una formaldeide dolce in modo nauseabondo.

la gente mi seguiva, con le mascelle in movimento,

facendo domanda dopo domanda dopo domanda

eccomi qui,

la mia gola, il mio polso, la curva delle mie costole,

il mio cuore,

tutto disteso sotto i cieli come un sacrificio,

consacrato con l’unzione e così via,

preparata per l’intera vita a mangiare solo la mia stessa fame

preparata per indossare solo lo spazio negativo da me creato

io sono cambiata

io sono pronta

io sono pronta

non voglio più morire

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Camminare sul ghiaccio

(“Test”, di Tara Shea Burke, poeta lesbica contemporanea: “Sono quasi morta a causa del peso del mondo sulle mie ossa. Ma nonostante tutto il malinconico dolore, amo. Con il mio intero corpo, al modo della luce e dell’ombra, io amo.” Trad. Maria G. Di Rienzo.)

little river canyon - ice storm di anne hamilton

TEST

Preferirei camminare sul ghiaccio

piuttosto che sull’acqua, e una notte

lo faccio. Cammino nel sonno su terra

morta, corteccia spezzata e rami,

e mi sveglio a piedi nudi presso un freddo

laghetto di montagna. Sto pregando.

Io non credo in dio.

La luna è mezza

vuota e l’aria è rumorosa,

forte, esattamente come dovrebbe essere

dopo una tempesta di ghiaccio. Io credo

in questo: le quiete risposte

che danno i miei piedi mentre torno indietro,

ora insensibili all’aspro terreno,

consci solo di ciò di cui il mio corpo ha bisogno.

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Magici portali

(“Tula [“Books are door-shaped”]” – Tula: i libri sono fatti a forma di porta, di Margarita (Margaret) Engle, in immagine. Poeta, giornalista, romanziera, Margarita è nata nel 1951 da madre cubana e padre statunitense. E’ autrice di molti libri per bambine/i, compreso quello di cui ho parlato qui: https://lunanuvola.wordpress.com/2015/09/02/il-tamburo-nella-luna/ )

margarita

I libri sono fatti a forma di porta

portali

che mi trasportano

attraverso oceani

e secoli,

aiutandomi a sentirmi

meno sola.

Ma mia madre crede

che le ragazze che leggono troppo

siano poco femminili

e brutte,

per cui i libri di mio padre sono chiusi

in una vetrinetta trasparente. Io fisso

allettanti copertine

e titoli misteriosi,

ma raramente mi è permesso

di toccare

l’incanto

delle parole.

Poesie.

Storie.

Opere teatrali.

Tutte sono proibite.

Le ragazze non dovrebbero pensare,

ma non appena la mia mente appassionata

comincia a correre, liberi pensieri

entrano in fretta

a rimpiazzare

quelli intrappolati.

Immagino tempi distanti

e luoghi lontani.

Fantasmi.

Vampiri.

Antichi guerrieri.

La fantasia si muove all’interno

l’ingarbugliato labirinto

di una solitaria confusione.

In segreto, apro

un invisibile libro nella mia mente

e passo

attraverso la sua magica forma di porta

in un universo

di pericolosi cattivi personaggi

e eroi mozzafiato.

Molti degli eroi sono uomini

e ragazzi, ma alcune sono ragazze

così alte

forti

e intelligenti

che salvano altri bambini

dai mostri.

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(“Arianrhod’s Joy”, poesia e immagine di Gaia Woolf-Nightingall. L’Autrice trae ispirazione dalle tradizioni spirituali basate sulla Terra e dalle mitologie celtiche che si rifanno alla sua propria origine. Non esprime tutto ciò solo con parole e immagini, ma con la creazione di orti e giardini – ha studiato orticoltura organica in Irlanda.)

Arianrhod

LA GIOIA DI ARIANRHOD (1)

Una figura nera stilizzata contro lo scuro orizzonte.

Braccia sollevate a salutare il vasto buio cielo.

E nel mezzo di delicati attimi, la signora dei destini attrae in basso la carne del multiverso.

Una ruota di luce nasce al suo comando, facendo piovere le stelle dell’eventualità.

Il calderone del fato, vita e morte, gorgoglia e bolle attorno a lei.

Una rossa, calda pulsar (2) che si manifesta.

La soglia fra terreno ondeggiante, cielo nero e il mare della sorte è illuminata.

E in ritmo vibrante un mondo sorge fra le sue braccia sovrane:

un inizio, una nascita, vita, morte e declino, tutto contemporaneo e incessante.

Uno spirito concreto si spinge in avanti nell’immenso cosmo.

La signora della ruota d’argento guida le mani di coloro che sono, che sono stati e che saranno.

Tessendo sogni e fortuna con il suo fuso scintillante.

Lei è, lei si erge, ricolma e intera in se stessa.

La Regina regnante delle Stelle.

(1) Arianrhod, il cui nome è comunemente tradotto come “ruota d’argento” e collegato alla luna piena, appare nei due testi gallesi più antichi: il Mabinogion e le Triadi – Trioedd Ynys Prydein, con due storie differenti ma con identica “potenza”. In Galles vi è ancora una formazione rocciosa costiera denominata Caer Arianrhod, il Castello di Arianrhod.

(2) termine il cui significato originario è “sorgente radio pulsante”, indica una stella di neutroni. La costellazione della Corona Boreale, che nella mitologia occidentale è il diadema d’oro donato da Dionisio a Arianna, nella mitologia gallese è la regale corona di Arianrhod (le stelle che la compongono sono disposte a semicerchio e suggeriscono l’associazione).

corona borealis

(Corona Borealis)

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