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Posts Tagged ‘poesia’

Amore fatto a mano

(“Handmade Love”, di Julie R. Enszer – in immagine – poeta, scrittrice, editrice contemporanea, femminista e lesbica: “Ho cominciato a scrivere quando sono arrivata a vedere, a capire, la necessità di un cambiamento radicale e trasformativo nel mondo in cui vivo. Sono diventata una poeta perché sono diventata una rivoluzionaria.” Trad. Maria G. Di Rienzo.)

julie

AMORE FATTO A MANO

All’asilo, portavo con me una cartella

che mia madre aveva fatto di stoffa, con scene di fiabe.

Per tre anni, fu la cosa mia che valutavo di più.

Quando ero spaventata, guardavo la mia borsa e mi raccontavo

fiabe. Riccioli d’Oro, Cappuccetto Rosso,

il Cigno Dorato. Quelle ragazze avevano affrontato la paura ed erano sopravvissute.

Nella mia borsa accuratamente abbottonata, portavo libri, sassi, matite

e altri tesori d’infanzia. A sette anni, presa in giro dai bambini

per la mia borsa fatta a mano e il mio vestito della stessa stoffa, chiesi

abiti comprati in negozio e uno zainetto. Ora la mia valigetta

è di pelle e stracolma di documenti, ma bramo la mia borsa d’infanzia

che è ancora nel mio armadio. A volte quando sono sola

la tiro fuori e la porto in giro per casa piena di oggetti diversi:

carte, penne, pietre e libri, oggetti non così diversi

da quando ero piccola. Io dò valore alle cose fatte a mano.

Credo ci siano due tipi di amore in questo mondo:

ereditato e fatto a mano. Sì, noi ereditiamo l’amore

ma la mia gente, la mia gente fa l’amore a mano.

borsetta

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Non è casa sua

legs

La prossima volta in cui lui

sottolinea che i

peli sulle tue gambe stanno

ricrescendo ricorda

a quel ragazzo che il tuo corpo

non è casa sua

lui è un ospite

avvisalo di

non andare oltre

il suo benvenuto

un’altra volta

Rupi Kaur (trad. Maria G. Di Rienzo)

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Non è ancora domani

kate tempest

(“The point”, di Kate Tempest – in immagine qui sopra, trad. Maria G. Di Rienzo. Nata Kate Esther Calvert a Londra nel 1985, è poeta, rapper, drammaturga, romanziera. Ha fatto il suo debutto sul palcoscenico a 16 anni: le sue performance vibrano di un’incredibile energia che usualmente “dà fuoco” al pubblico.)

IL PUNTO

I giorni, i giorni si aprono per poi svanire.

Cosa li riempie l’ho dimenticato.

Ogni tocco e odore e gusto.

Questo sole, che sta per tramontare

non può durare per sempre. Mi spezza il cuore.

Ogni gioia sembra una minaccia:

sebbene vi sia bellezza ovunque,

la sua ombra è il rimpianto.

Pure, qualcosa nell’incombente tramonto

sussurra di non affligersi.

Non importa cosa perderemo oggi.

Non è ancora domani.

dipinto di geraldine alexander

(P.S. Nei prossimi giorni sarò lontana dal computer. Ci risentiamo martedì 16 maggio, au revoir.)

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Lealtà e violenza

(“Loyalty and Violence” di Ruth Daniell – in immagine – poeta, scrittrice, editrice, insegnante canadese contemporanea. Trad. Maria G. Di Rienzo.)

ruth

Quando infine ti ho detto che il mio primo ragazzo

mi aveva stuprata, ero preoccupata che ti arrabbiassi

perché non te l’avevo detto prima. Tu e papà credevate in modo così innocente

di potermi proteggere da rendere difficile

il dirvi che avevate fallito. Io volevo proteggere

voi dalla verità e cioè che proteggere qualcuno è impossibile;

ero mezza nauseata dal paradosso per cui amo

gli uomini. Quando hai annuito e hai detto che eri contenta

io avessi atteso per parlartene ero sollevata, e grata.

Hai spiegato: “Penso di essere solo ora abbastanza matura

per non saltare nella mia auto e rintracciare il bastardo

e prenderlo a pugni in faccia.” So che è sbagliato ma

una parte di me arrossisce di piacere – non perché

desidero dolore per il mio primo ragazzo ma perché

mi piace l’idea che valga la pena lottare per me.

E’ un godimento, mi sovviene, assegnato in modo appropriato

a una donna ed è di suo un altro tipo di violenza.

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Il nome di mia madre

kelly

(“My mother’s name”, di Kelly Beecher – in immagine qui sopra – giovane poeta e scrittrice contemporanea, nonché femminista lesbica di colore. Trad. Maria G. Di Rienzo.)

Il nome di mia madre

Parla di trionfo

di ponti bruciati e battaglie vinte

di radici di sangue e vene di seta.

Nemico dell’oscurità

Portatore di speranza e resurrezione.

Il nome di mia madre

Parla del tributo

di spirito ferito e malvagità vista.

Evocatore di luce

Campione di lode e perdono.

Il nome di mia madre

canta la capacità di recupero

di campi calpestati e mani lacerate.

Cercatore di verità

Agente di amore e potere.

Il nome di mia madre

è libertà.

love

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Dichiarazione

(“Declaration”, di Jamie Dedes – in immagine – poeta e attivista contemporanea, trad. Maria G. Di Rienzo. “La poesia – dice Jamie – è necessaria alla vita come l’acqua. Con essa prendiamo posizione, solleviamo la consapevolezza collettiva, mostriamo il dovuto rispetto all’intuizione e all’istinto. La poesia libera le nostre speranze e i nostri sogni da sotto i ciottoli e stabilizza come un’ancora il nostro potere.” Ndt: il testo è privo di maiuscole.)

Jamie Dedes

DICHIARAZIONE

noi, i nessuno, la piccola gente

fustigata dai capriccci degli affamati di potere,

che ci inchiodano a una croce di narcisismo e avidità

che ci gettano nella spazzatura della storia

noi, i feriti e nobili senza nome,

con tutte le nostre ossa, sangue, cuore e spirito

dichiariamo inequivocabilmente –

che non troviamo salvezza nel caos,

nessuna gioia nel dividere mari di sangue,

nessuna grazia nell’ucciderci l’un l’altro

adesso noi offriamo non le nostre guance, ma le nostre schiene

lasciando i bulli alla loro nuda illusione,

alle loro anime rudimentali; rinunciando

alle spade che ci hanno messo fra le mani, noi impegniamo

i nostri muscoli all’aratro e reclamiamo

il nostro diritto di nascita a tutto ciò che è sano e buono

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Attorno al 1943, quasi metà dei membri della Resistenza italiana al nazifascismo erano donne: 105.000 su 250.000. I numeri ufficiali dicono che in 4.600 furono arrestate, 2.750 deportate nei campi di concentramento tedeschi e 623 giustiziate da fascisti o nazisti. A guerra finita, 17 partigiane ricevettero la medaglia d’oro al valore.

pistoia partigiane

L’Europa occidentale non aveva mai testimoniato in precedenza un coinvolgimento così vasto di donne in un movimento di opposizione al totalitarismo, in special modo trattandosi dell’Italia – un paese profondamente patriarcale in cui ci si aspetta ancor oggi che le donne rispondano a ristretti e inferiori ruoli di genere. Le donne della Resistenza italiana non hanno lottato solo per la democrazia e la pace ma per la loro stessa indipendenza, rompendo tutti gli stereotipi tradizionali e religiosi a cui si chiedeva loro di rispondere.

Oggi è il 25 aprile, la festa della nostra libertà, e io ricordo chi mi ha dato la mia. Maria G. Di Rienzo

“La mia Patria è morta.

L’hanno bruciata

nel fuoco.

Vivo nella mia Matria –

la Parola.”

Rose Ausländer (austriaca, 1901-1988)

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