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“Sono ancora viva perché qualsiasi cosa mi voglia morta non sa: che non puoi uccidere qualcuna che non ha più paura.”

Terisa Siagatonu

Terisa Siagatonu (in immagine), poeta, attivista e organizzatrice per il cambiamento sociale contemporanea; samoana per nascita e queer per autodefinizione.

La sua citazione spiega perché oggi compio di nuovo gli anni. Non era scontato, my friends. E poi, lo sapevate che condivido il compleanno con Filippa di Lancaster, Claudia de’ Medici, Alla Nazimova e Judith Malina? C’è da meditare, ne convengo. 😉

Maria G. Di Rienzo

TaraOBrien Bust Final

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La dea e il mercante d’armi

Nafanua incontra il signor Raytheon (1)

Nafanua va al bar “Kitty O’Malley”, il giorno di San Patrizio è passato per metà nel centro di Honolulu e uomini adulti camminano dietro ad ambulanze giocattolo.

Nel bar la band suona “Scotland the Brave” (2) e l’uomo della Raytheon spiega che lui non fa parte della macchina della guerra.

Lui non è Louise Francesconi, presidente del Sistema Missilistico – Colpire Aria/Aria Esoatmosferico Uccidere Armi ad Energia Diretta – Louise Francesconi ha capelli color borgogna.

Lui le dice che gli piace la musica ma si sente a disagio, L’Età, dice, 45 dice, e si toglie il cappello e le mostra la testa.

Lui non è una lente d’ingrandimento sul mondo – Portare a Casa la Promessa della Difesa Missilistica – una torre d’oro che buca i cieli.

Tu lo sai che lavori per il Diavolo, lei risponde. Lui non si offende. Straordinario, dice, straordinario.

Lui non è Bill Swanson, Presidente e Consigliere d’Amministrazione – uomo bianco donna nera donna asiatica uomo nero uomo ispanico pari opportunità azione affermativa ampia diversità cittadinanza americana sicurezza richiesto sdoganamento.

Lo sai che il dieci per cento della popolazione, qui, è nell’esercito? Dice lui.

Giusto quelli che servono per spazzar via i nativi, lei dice, Magari dovrebbero sollevarsi e fabbricare le fionde ma’a (3) per tirare in giro oggetti.

Lui non è Dual Mount Stinger (4): peso leggero, spara-e-dimentica, due colori, corto raggio, missile per difesa aerea, azione superiore ad una frazione del costo.

Ti piacerebbe un… Sono sicuro che sei gentile… Mi dispiace ma i nostri stili di vita non sono più…

Lui sorride come se fosse Soluzioni di Missione per il Combattente di Guerra, lui sorride come Ventidue Punti e Due Miliardi di Dollari.

Lei fa ondeggiare le braccia intorno come qualcosa di grosso, fatto di qualcosa di affilato.

Questo è un segno.

Questo è un avvertimento.

(1) Raytheon (“raggio di dio”) è il nome di un’industria bellica.

(2) “Scozia la Coraggiosa”, pezzo tradizionale per cornamusa

(3) Arma tradizionale locale

(4) Un tipo di mitragliatrice

 

Tusiata Avia, l’autrice di questo pezzo da me tradotto, poeta e attrice di teatro, è nata nel 1966 ad Aranui, uno dei sobborghi più poveri di Christchurch. Dal 1990 ha viaggiato, imparando ed insegnando, nelle isole Samoa, in Europa, in Australia, in Medio Oriente ed in Africa, prima di far ritorno alla Nuova Zelanda nel 2001. Avia è di origini samoane: battezzata con il nome di “Donna” ha in seguito scelto di cambiarlo in “Tusiata” che significa “pittrice e/o artista”. La sua prima raccolta di poesie, pubblicata nel 2004, è “Wild Dogs Under My Skirt” (“Cani selvatici sotto la mia gonna”) ma la piece teatrale dallo stesso titolo che ha reso famosa Tusiata prima in Nuova Zelanda e poi in tutto il mondo data a due anni prima. La seconda raccolta di versi, del 2009, si chiama “Bloodclot” (“Grumo di sangue”) ed ha come protagonista Nafanua, una figura storica di governante e guerriera, e poi figura leggendaria di dea, delle Isole Samoa. “Bloodclot” è dedicato alla figlia di Tusiata, Sepela, che ha due anni. I lavori di Tusiata Avia sono stati pubblicati e tradotti in antologie letterarie e quotidiani in Nuova Zelanda, Australia, Olanda, Belgio, Russia, Hawai, Israele e Usa.

 

Del suo ultimo lavoro Tusiata dice:

Le poesie su Nafanua sono venute fuori con grande urgenza, a partire dall’inizio del 2005. Quello che mi interessava particolarmente è che Nafanua è tabù. E’ stata una divinità samoana molto importante, una dea guerriera, sino a metà del 1800, quando il paese si convertì al cristianesimo. Fu la fondatrice del sistema politico samoano, e predisse l’avvento di una religione che avrebbe finito per cancellarla. Da allora, è stata vista come parte di un culto pagano di cui non si deve parlare. Ma Nafanua fu una leader straordinaria, ed era molto avanti ai suoi tempi. Mentre scrivevo “Bloodclot” a volte mi sembrava di star giocando con il fuoco. Il problema, con Nafanua, è che è realmente esistita, e quindi ha una linea di discendenti che potevano essere irritati dal modo in cui io scrivo di lei. In effetti, ho ricevuto dei gentili ammonimenti dall’establishment samoano mentre stavo componendo la raccolta. Ciò mi ha frenato un po’, è la ragione per cui mi ci sono voluti quattro anni per capire che io posso fare quel che diavolo voglio e pubblicarla. Alcune delle poesie che parlano di gravidanza e bambini hanno ovviamente a che fare con mia figlia. Forse dirlo è un cliché, ma avere Sepela è stata l’esperienza più grande della mia vita. Prima che lei nascesse non avevo idea del fatto che l’essere madre investe ogni parte della tua esistenza. Sono tra l’altro una madre single, per cui se per esempio devo andare ad un festival letterario devo portarmi dietro Sepela, ma questo è anche piacevole. Ogni tanto guardo la mia bambina e penso: “Oh, che vita meravigliosa fai!”. Avrei voluto anch’io essere portata ai festival di poesia da piccola, non riesco a pensare a niente di più divertente. Sin da quando Sepela è nata ho tenuto letture di poesia una volta al mese. Penso che questo sia merito del fermento della scena poetica e teatrale che abbiamo qui in questo momento. Mi ritengo fortunata. Sono salita sul palcoscenico nel momento in cui l’ambiente artistico delle Isole del Pacifico cominciava ad uscire dai suoi confini. Ma questo significa anche che sono vista come un’immagine più che come una persona: samoana, femmina, afa kasi (mezza-casta), dice quel che pensa, rompe tabù. In passato andavo contro questa cosa a testa bassa, ma oggi non permetto che mi disturbi più di tanto. Quindi, visto che gli dei sono stati assai gentili con me sino ad ora, come attrice e come poeta, tutto quel che chiedo al futuro è di continuare a scrivere e a recitare. Se posso fare queste due cose sino al termine della mia vita, sarò una donna davvero felice.”

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