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Posts Tagged ‘violenza’

“Era una giornata talmente bella che decisi di rimanere a letto.” William Somerset Maugham.

bella giornata

Che bella giornata, in effetti, è stata il 19 febbraio 2020.

Tanto per cominciare, la nostrana commissione parlamentare di inchiesta per l’Infanzia e l’Adolescenza ha ascoltato il rapporto della pm Maria Monteleone, ricevendo l’informazione che una serie di crimini contro i minori sono aumentati: prostituzione minorile (uno dei “reati più inquietanti che dobbiamo registrare perché vede come vittime bambine e bambini, anche di età compresa tra i 10 e i 13 anni”); abusi sessuali con correlata crescita dell’adescamento tramite internet; abuso dei mezzi di correzione (particolarmente sotto i cinque anni d’età); elusione dei provvedimenti sull’affidamento; violazione dell’obbligo di mantenimento: rassicuriamoci, l’Italia ama i bambini e giù le mani dai bambini e prima i bambini.

Nella sezione CULTURE dell’Huffington Post abbiamo potuto scorrere nei dettagli la notizia relativa al padre 25enne che in quel di Milano ha seviziato il proprio figlioletto per due giorni riuscendo infine ad ucciderlo: “Il pm ha anche contestato l’aggravante di avere agito “con crudeltà verso il bambino, per motivi futili consistiti nel fatto che il piccolo, lasciato senza pannolino, si fosse sporcato”. L’uomo è accusato anche di maltrattamenti nei confronti della moglie e degli altri due figli piccoli.”

L’assassino ha origini croate, ma dobbiamo ancora capire cosa c’entri la “cultura” con il prendere a calci e pugni un bimbo di due anni, ustionarlo con sigarette accese, bruciargli i piedi e ammazzarlo a colpi in fronte. O il suggerimento era: Eh, da loro i bambini li trattano così, è la loro cultura?

Gli effetti dell’educazione impartita dagli adulti tramite pornografia imperante, sessismo quotidiano e misoginia di default, si sono concretizzati una volta di più:

Violentata a turno a soli 10 anni dal branco di minorenni in uno scantinato e ripresa con lo smartphone. Questo il dramma vissuto da una bambina del napoletano.

I sei stupratori hanno dagli 11 ai 14 anni. E probabilmente la bambina era “bella”, come la nostra giornata, e un po’ di avvocati e giudici e stronzi vari avranno tutta una serie di “errori” da contestarle – si sarà fidata, sarà sembrata più grande, avrà avuto pantaloni troppo stretti / vistosi… per cui alla fine le diranno che ha semplicemente meritato quel che le è successo. Tra l’altro, mica è una violenza sessuale di gruppo: è un dramma.

Come si educano i minori al “dramma”? Un esempio dal 19 febbraio, così:

“A Ragusa è polemica per un cartellone pubblicitario per la promozione di uno scooter elettrico: ritrae una donna di spalle, seminuda, a bordo di una moto, e la scritta Vienimi dietro: sono elettrica“.

Maria G. Di Rienzo

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bellinzona

(reminder)

In soli due giorni, 16 e 17 febbraio 2020, la cronaca ha disegnato il prontuario della violenza di genere in Italia.

Uomini adulti picchiatori, stupratori e aggressori nei confronti di minori femmine e maschi:

Terrorizzato dal padre violento si rifugia a scuola

“A., rintanato in un angolo, aveva l’aspetto impaurito e sofferente.

Inizialmente è apparso reticente, ha solo pronunciato ripetutamente la stessa frase: “Non ce la faccio più”. Il quindicenne ha raccontato la condizione drammatica in cui viveva e di questo padre violento che ogni giorno picchiava lui e la madre.”

Ragazzina violentata nel vano caldaia della casa, indagini sul convivente della madre

“La ragazza sarebbe stata vittima dell’indagato da gennaio 2016 fino a settembre 2018, quando è divenuta maggiorenne. La reiterata e lunga catena di abusi sessuali ha ingenerato nella vittima un grave danno psicologico.”

Allenatore spinge e insulta l’arbitra di 16 anni

“Un match di calcio dilettantistico è terminato con un’aggressione all’arbitra, sabato pomeriggio, in Brianza, con la ragazza, una 16enne, che è stata strattonata e insultata dall’allenatore della squadra ospite e da un tifoso allontanatosi poi per l’intervento del padre di lei.”

Degno di nota l’atteggiamento dell’assalitore, che si ritiene una vittima: Il mio errore è stato solo quello di metterle una mano su un braccio: avrei dovuto parlarle con le mani dietro la schiena.”

Persecutori:

Diffonde sul web foto intime dell’ex compagna: arrestato

“Dopo la fine della relazione, l’uomo avrebbe perseguitato la vittima con migliaia di messaggi e telefonate, danneggiandole anche l’auto e portandola a cambiare lavoro. L’ultimo fatto è accaduto il 4 febbraio quando l’uomo, entrando in casa col pretesto di recuperare alcuni effetti personali, avrebbe percosso la vittima con un manico di scopa, nonostante la presenza dei figli minorenni.”

Assassini:

Accoltella a morte la madre e minaccia gli agenti a Bologna: fermato con lo spray urticante

“La donna, 86 anni, inizialmente ricoverata in ospedale con vari lividi e una ferita da arma da taglio all’addome, è deceduta durante la notte.”

Uccisa davanti alle figlie dall’ex compagno che aveva il divieto di avvicinamento per maltrattamenti

“L’ennesimo femminicidio si è consumato sabato in provincia di Sassari in un bar dove la vittima si era rifugiata per sfuggire alla violenza del suo assassino.”

Per fortuna, si fa per dire, quest’ultimo caso ci fornisce in nuce la spiegazione per se stesso e per tutti gli altri: “Tratto le donne come mi pare”.

Sono le precise parole dell’omicida:

“Mi interessano solo due cose: i soldi e le donne. I soldi so come procurarmeli. Le donne le preferisco dell’Est; loro non creano problemi e io le tratto come mi pare.”

A scanso di equivoci, tutti i perpetratori sono italiani. E’ consolante sottolineare che non affollano personalmente il pronto soccorso delle loro città: gli basta mandarci donne e minori.

Maria G. Di Rienzo

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andres martinez casares-reuters

(Le dimostranti gettano vernice sulla porta del palazzo presidenziale – Città del Messico, 14 febbraio 2020)

Trasformate le nostre morti in uno spettacolo”: questa frase, detta dalle donne messicane durante la manifestazione illustrata sopra, è la chiave di volta attorno a cui ruota l’intero sistema della rappresentazione femminile nei media.

La vicenda sullo sfondo è quella della 25enne Ingrid Escamilla, uccisa a coltellate dal convivente – Erik Francisco, 46 anni – che immediatamente dopo l’omicidio squarta e spella in parte il cadavere.

Due quotidiani, La Prensa e Pasala, pubblicano foto esplicite del corpo macellato: il primo due volte, anche dopo la prima reazione online delle donne che hanno inondato i social di immagini di Ingrid che inneggiavano alla vita; il secondo con il titolo “E’ stata colpa di Cupido”.

A La Prensa si sono difesi dicendo che loro coprono crimini su cui il governo preferisce tacere (“Oggi comprendiamo che ciò non è stato sufficiente e stiamo entrando in un processo di profonda revisione.”) e dichiarando di essere aperti alla discussione sugli standard di pubblicazione. In altre parole, la manifestazione li ha spaventati, ma non hanno ancora capito dove hanno sbagliato.

Pasala, almeno sino a ieri, non ha risposto alle richieste di commento da parte dei colleghi messicani e stranieri.

Sull’assassinio di Ingrid è intervenuta anche l’Agenzia Donne delle Nazioni Unite: “Chiediamo azioni esaurienti per eliminare la violenza contro donne e bambine. Chiediamo completo accesso alla giustizia e non-rivittimizzazione per tutte. Ingrid non è un caso isolato.” Di media infatti, dicono le statistiche ufficiali, in Messico muoiono di femminicidio 10 donne al giorno. L’anno scorso la cifra ha segnato un nuovo record: 1.006 casi contro i 912 del 2018.

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(Le dimostranti in piedi davanti alla porta del palazzo presidenziale. Si leggono le parole “Ingrid” e “Stato femminicida” – Città del Messico, 14 febbraio 2020)

Le donne in piazza hanno denunciato l’inerzia del governo al proposito ma hanno ripetuto che della situazione “la stampa è complice”. E non è solo complice quando sbatte in prima pagina budella estratte da un cadavere accoppiandoci le alette di Cupido. E’ complice quando si arrampica sugli specchi per giustificare e coccolare gli assassini (stressati, abbandonati, disoccupati, depressi, vittime del raptus, “giganti buoni”), quando scarica la responsabilità sulle vittime (lo aveva lasciato, voleva lasciarlo, non ha denunciato: Ingrid lo aveva fatto, tra l’altro), quando inserisce di forza queste ultime nell’unica cornice in cui le donne possono apparire sui media: la “bellezza”.

Ingrid Escamilla, la bellezza che sopravvive

Ingrid Escamilla aveva 25 anni e grandi occhi neri

Il sorriso perduto di Ingrid

Sono tutti prodotti italiani: sorriso, grandi occhi e bellezza che sopravvive sospesa in aria, sopra un corpo atrocemente mutilato – le nostre preoccupazioni su come affrontare e sconfiggere la violenza scompaiono, Ingrid era bella, sarà bella per sempre, che sollievo!

In Messico, come in Italia, come ovunque, femministe, attiviste, artiste, scrittrici, ecc. regolarmente chiedono conto del modo in cui la violenza di genere è riportata dalla stampa.

In ambito internazionale (Nazioni Unite) da anni si firmano protocolli e si sottoscrivono impegni sulla rappresentazione mediatica delle donne.

Abbiamo tonnellate di studi e ricerche che spiegano perché e come essa giochi un ruolo cruciale nel creare e mantenere la violenza contro le donne.

La signora Nessuno, io, riesce a raggiungere tutte queste informazioni con incredibile facilità e si domanda costantemente perché alle redazioni esse sembrino non arrivare affatto.

Si domanda anche perché per essere viste e ascoltate – spesso solo di striscio e solo per un giorno – sia necessario spalmare vernice rossa su edifici pubblici e venire alle mani con la polizia (o la cosa è eclatante e potenzialmente strumentalizzabile o col piffero che i media si attivano).

Si domanda infine perché, però, alla prima modella / influencer / velina / cantante che frigna sulla cattiveria e sulla frustrazione delle femministe, quegli stessi media diano taglio alto e titoloni senza pensarci un attimo, senza contestualizzare niente, senza essere nemmeno curiosi di quel che il femminismo è e di quel che in tutto il pianeta, quotidianamente, fa: nulla vogliono saperne e nulla vogliono ne sappiano i loro lettori e le loro lettrici.

Se poi si tratta di analizzare la violenza contro le donne, è tutto affare delle donne stesse: denunciate, c’è il Codice Rosso, reagite.

15 febbraio 2020, Sassari – Donna uccisa a coltellate dopo una lite: fermato il compagno.

“Ha ucciso la sua ex compagna, una donna di 41 anni di nazionalità ceca, dopo aver violato la misura restrittiva, un divieto di avvicinamento, che gli impediva di andare a Sorso, il paese in cui viveva la donna, nei confronti della quale aveva già usato violenza. L’uomo è stato fermato dai carabinieri ed ora è sotto interrogatorio.”

Okay: denunciato, ottenuta misura restrittiva, morta. Cosa devo fare adesso?

Maria G. Di Rienzo

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(tratto da: “Murders of women and girls are soaring – are we dismissing the danger of controlling men?”, di Sarah Green – in immagine – per The New Statesman, 14 febbraio 2020, trad. Maria G. Di Rienzo. Sarah Green è la direttrice della “End Violence Against Women Coalition”. Nel pezzo fa riferimento all’aumento dei femminicidi in Inghilterra e Galles, ma molte delle sue osservazioni sono ampiamente generalizzabili.)

sarah

Perché questi omicidi stanno aumentando?

Le attiviste per i diritti delle donne stabilirono un’agenda decenni or sono nominando la violenza domestica, costruendo i necessari servizi di sostegno per rispondere alle crisi e sfidando perpetratori e autorità nei tribunali.

A seguito di ciò, polizia e Comuni hanno assorbito una certa dose di addestramento e ideato un sistema per calcolare in apparenza il basso, medio o alto livello di rischio in cui una donna a loro nota può trovarsi in un determinato momento.

Tuttavia ci sono serie preoccupazioni sul fatto che il sistema di “valutazione di rischio” possa essere approssimativo e di scarsa utilità nelle mani di operatori che non comprendono i comportamenti di dominazione, bullismo e relativi ai ruoli di genere che stanno al centro della violenza domestica.

I rapporti sugli omicidi in ambito domestico, in seguito a questi femminicidi (ndt. recenti in Inghilterra e Galles) sono stati raccolti e mostrano come le donne assassinate fossero state di frequente giudicate “a basso o medio rischio” e lasciate a un livello di allerta troppo basso per mantenerle al sicuro.

Questa scarsa capacità di giudizio si è basata spesso per percepire la violenza domestica “seria” come singoli episodi di violenza fisica, minimizzando nel contempo i comportamenti gelosi, di dominio e sorveglianza.

I rapporti mostrano anche che non è la polizia quella che ha le migliori opportunità di raggiungere vittime e perpetratori prima che l’abuso si intensifichi sino ad arrivare all’omicidio. Sono i servizi sanitari, in special modo i medici di base. Le donne che sono soggette ad abuso si recano dai medici con ferite, ansia, depressione e problemi relativi all’assunzione di sostanze più facilmente di quanto chiamino la polizia.

Anche i perpetratori tendono ad essere più presenti in scenari sanitari che in quelli della giustizia penale. Ma i medici di base non sono abitualmente formati a riconoscere la violenza domestica e ad indagare al proposito e si è scoperto che hanno “mancanza di curiosità professionale” al riguardo.

Similmente, i servizi sociali per la cura dei bambini sono in contatto con numerose donne ad alto rischio, ma la loro pratica di rendere le donne responsabili per la protezione dei bambini da uomini che loro stesse temono, ha l’effetto di cassare la possibilità che queste donne rivelino le loro paure. (…)

Pure, trattare la violenza domestica solo come una questione di fallimenti delle agenzie statali maschera il comportamento degli uomini che scelgono di abusare delle donne e di ucciderle. Noi dobbiamo chiederci: perché, nel 2020, ci sono ragazzi che crescono sino a diventare uomini che si sentono legittimati a controllare le donne che fanno parte delle loro vite?

Dovremmo anche riconoscere che i veri esperti in questo campo sono i servizi specialistici locali a sostegno delle donne, i quali sono nella migliore posizione per guidare la composizione di un lavoro coordinato sul campo per proteggere le donne. Però i loro fondi sono stati ampiamente decurtati nell’ultimo decennio.

Perciò, noi già conosciamo molto sulle assassinate, su chi sapeva di loro e su come il comportamento di dominio sia l’elemento motore. Sappiamo che la risposta primaria non è la polizia, il che spiega perché questo aumento di omicidi non può essere attribuito in modo semplicistico ai tagli al budget delle forze dell’ordine.

Gli omicidi di donne stanno verosimilmente aumentando perché noi non stiamo davvero tentando di prevenirli.

Dobbiamo smettere di minimizzare i comportamenti tesi al controllo, il che richiede una conversazione sulle norme di genere e la diseguaglianza. E abbiamo bisogno di servizi pubblici che credano alle donne quando esse dicono di sentirsi minacciate o spaventate, e capiscano che ciò non ha lo stesso aspetto per tutte le donne. Dobbiamo ridisegnare la nostra risposta mettendo le donne al centro e rendendo i perpetratori responsabili anziché invisibili. E per tutto questo abbiamo bisogno di leader e sostenitori in ogni settore della vita pubblica.

Senza di ciò, le donne continueranno a essere assassinate in percentuali allarmanti.

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Principe azzurro

(“Charming”, di Laura Passin – in immagine – scrittrice, poeta, docente e femminista statunitense contemporanea. Ulteriore titolo di merito: dice di vivere con “troppi” gatti. Trad. Maria G. Di Rienzo.)

laura passin

Se un uomo si arrampica

sulla tua finestra, dicono,

lascialo entrare.

Dagli i tuoi capelli.

Lui fa una scala

del tuo corpo,

torcendoti il collo

con il peso del suo orgoglio.

Riconoscerai il principe

perché si impegna al massimo

per mettere le mani

su di te. I mostri

sono altre donne

che lui può uccidere:

matrigne, sibille.

Tu sei il premio,

monterà su di te

come tu fossi un trofeo.

Reclamerà quella corda di capelli.

Ti metterà lunga distesa

su due dozzine di materassi di piume,

solo per vedere

se riesci a localizzare il pisello

che lui ci ha nascosto:

gli hanno detto

che riconoscerà la principessa,

comprendi, perché lei è

quella che prova maggior

dolore.

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12 febbraio 2020, arriva Fineman Too:

“Sono io il molestato. Ho respinto le pressanti avances. E ho compreso per l’invadenza di essere davanti a soggetti pericolosi”. Sono le parole di Francesco Bellomo – ex consigliere di Stato destituito dopo le accuse mosse da alcune studentesse che avevano preso parte al corso di preparazione per il concorso in magistratura della scuola da lui gestita – in un video e una lettera inoltrati al quotidiano ‘Libero’ dopo alcune trasmissioni televisive sul suo caso. Le accuse nei confronti di Bellomo sono state archiviate per quanto riguarda l’inchiesta milanese, mentre risulta ancora indagato a Bari.”

il molestato

D’altronde, basta guardarlo qui sopra e si è colte da una vertigine erotica, meglio ancora da un irresistibile raptus. Come fai a tenere le mani distanti da questo stupendo Adone? (O a non tirargli dietro almeno una ciabatta? Facile, non vuoi scendere al suo livello.) Purtroppo lui è pudico, schivo, virginale e vittimizzato:

“Come riferisce ‘Libero’, l’ex consigliere di Stato afferma: “Da tempo non poche trasmissioni televisive organizzano sul mio conto vere e proprie esecuzioni di piazza, all’insegna del disinteresse per la verità, con la complicità di narratrici di comodo, e improvvisati opinionisti, nei cui discorsi si fa fatica ad intravedere un barlume di pensiero logico”.”

Di che si parla? Del corso “Diritto e scienza” tenuto da Fineman a Milano, Roma e Bari alle cui allieve (no vagine usate fidanzate e sposate, escluse a priori dal virtuoso docente), prescriveva trucco, minigonna, tacchi a spillo, foto porno e quattro salti nel letto: il “diritto” era quello suo di predare donne comunque vulnerabili per la loro posizione (le loro borse di studio potevano essere revocate in qualsiasi momento) e di tutelarsi facendo firmare loro un accordo di non divulgazione di quel che accadeva a “scuola”; la “scienza” consisteva di dottrina del patriarcato, metodologie misogine e cognizioni sessiste. Insomma, tutto quel che serve a una donna per fare davvero un buon lavoro in magistratura.

https://lunanuvola.wordpress.com/2017/12/13/si-chiama-etica/

Nel 2017 il “molestato” difendeva il proprio operato dichiarandosi un genio incompreso “come Einstein”, vittima di censura da parte di moralisti e perbenisti ignoranti. Una dei “soggetti pericolosi”, come lui chiama le sue vittime che non hanno tenuto la bocca chiusa, la prima a sporgere denuncia, grazie al trattamento da lui ricevuto è stata psicologicamente e fisicamente distrutta. Ma all’epoca Bellomo non l’ha controdenunciata, ha cercato ripetutamente di “compensarla” e seppellire la faccenda: “I carabinieri sono venuti più volte, – raccontò all’epoca il padre della donna – chiedevano a mia figlia di firmare un atto di conciliazione. Sono venuti a maggio, e poi a ottobre, ma lei era in ospedale.”

Dal tronfio Einstein dalla braghetta rigonfia si è passati al povero uomo traumatizzato da virago assatanate e arrampicatrici sociali, un disgraziato che ha sofferto assieme alla sua mesta famiglia osservando due anni di silenzio (lo ha sempre detto lui): ora si è “risolto a replicare”. Francamente, questa decisione non sta deponendo a suo favore. Una figura migliore potrebbe ottenerla se chiedesse scusa, invece è “certo di non avere fatto alcunché di sbagliato.”

L’anno scorso avevo dato a tribunali e stampa il consiglio di conferirgli un’onorificenza

https://lunanuvola.wordpress.com/2019/07/31/dategli-una-medaglia/

ma mi rendo conto che la statura morale dell’uomo merita di più. Fategli presentare la prossima edizione di Sanremo.

Maria G. Di Rienzo

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8 febbraio 2020: Bologna, violentata a 14 anni dal ragazzo conosciuto in chat. La ragazzina è stata ricoverata al Sant’Orsola.

“La ragazzina avrebbe raccontato di aver conosciuto il ragazzo più grande, già maggiorenne, su un social network. Tra una chiacchiera e l’altra, i like, il commento alla foto con il cuoricino, tra i due sarebbe nata quella che lei aveva considerato una tenera amicizia. E così aveva acconsentito a incontrare il giovane, per un appuntamento. Pensava si sarebbero baciati, era pronta. Ma non voleva andare avanti. E quando lui l’ha spinta in un angolo appartato, andando ben oltre le parole dolci, lei ha provato a ribellarsi. Ma la paura era troppa. E ha subìto.”

9 febbraio 2020: Salerno, 14enne umiliata e costretta a ferirsi, l’ex 21enne a processo per stalking.

“Stando alle indagini dell’organo inquirente, il ragazzo avrebbe molestato la sua fidanzata, di 14 anni, dunque anche minorenne, in modo da cagionarle un perdurante stato di ansia e di paura, oltre a farle temere per la propria incolumità. Uno schema classico, configurato in un’accusa di stalking, ma con condotta perdurante, che sarebbe sfociato anche in atti di autolesionismo della vittima, incapace di reagire ai modi di fare del fidanzato. (…) In qualche occasione, sarebbe arrivato anche a picchiarla, non solo in luoghi pubblici, ma anche alla presenza di altre persone. Il reato di stalking si sarebbe però consumato anche attraverso i social, con numerosi messaggi inviati utilizzando WhatsApp o Facebook. Offese e insulti ingiustificati, al punto da esercitare però sulla stessa un’attività di controllo e di forte condizionamento psicologico.”

Lasciamo pur perdere la prosa involuta (soprattutto del secondo brano) e il biasimo rivolto alle vittime per non essere riuscite a proteggere se stesse (dal tono compassionevole nel caso bolognese e più netto – “incapace di reagire” – nel caso salernitano). Se due episodi di questa portata raggiungono la cronaca in due giorni, quanto in realtà è diffusa in Italia la violenza di genere nelle relazioni fra adolescenti e giovani?

Tenete conto che l’età si aggiunge ai consueti ostacoli posti davanti a una donna investita dalla violenza per farla stare zitta (lo hai provocato, non sei credibile, ci stavi, cosa ci facevi là, ecc.), perché un’adolescente può non sapere bene a chi rivolgersi o temere che i suoi genitori scoprano la faccenda più di quanto tema il dover continuare a soffrire. Inoltre, molte aree della sua vita sono largamente al di fuori del suo controllo: dove vive e dove va a scuola, a che attività extrascolastiche partecipa, la sua mobilità. Se incontra tutti i giorni il suo tormentatore in classe o sull’autobus che ve la conduce, non è che smettere di studiare sia una soluzione e però la situazione non le offre modi di “reagire”.

girl alone

Uno studio universitario del 2019 (pubblicato da JAMA Pediatr., a cura di Avanti Adhia, Mary A. Kernic, David Hemenway ed altri) definì la violenza nelle relazioni giovanili, per la sua portata, “un’istanza di salute pubblica che dovrebbe esser presa sul serio”. Pur facendo riferimento al territorio statunitense, le conclusioni dei ricercatori sugli effetti che esse hanno sulle singole persone sono ampiamente generalizzabili: gli abusi possono sfociare in ansia, depressione, uso di stupefacenti, disturbi alimentari, autolesionismo, desiderio di morire o suicidi veri e propri. In più, “Queste relazioni gettano le basi per le relazioni future” (Avanti Adhia).

E’ vero che non sappiamo come andasse alle persone menzionate nel trafiletto sottostante quando erano adolescenti, ma esso esemplifica bene il “futuro”:

9 Febbraio 2020: Itri, botte alla moglie, uomo arrestato dai carabinieri.

“A causa di una lite per futili motivi stava aggredendo e minacciando di morte la donna, tanto che le urla provenienti dalla casa hanno indotto i vicini a chiedere l’intervento dell’Arma.”

Noi possiamo inventarci “codici” legislativi di ogni colore disponibile sullo spettro – e questo NON CAMBIA. Non cambia perché la società italiana nel suo complesso la violenza di genere la vede ma non vuole analizzarla, non vuole prendersene responsabilità e reagisce con fastidio a qualsiasi intervento che non comporti richieste di castrazione chimica (soprattutto per migranti) e di inasprimento delle pene: all’intervento televisivo in materia di Rula Jebreal è stato rimproverato di non aver avuto un “contraddittorio”, perché tutto è opinione e forse bisognava metterle accanto un epigono di Jack lo Squartatore che dicesse quant’è bello umiliare, pestare, violare e infine fare a pezzi degli esseri umani – le donne.

Non è che la violenza contro le donne sia un argomento come un altro – è piuttosto costantemente normalizzata, pervasiva nella vita quotidiana e talmente presente nei prodotti di intrattenimento da divenire semplice intrattenimento anch’essa.

In che modo pensiamo di sostenere lo sviluppo fra i giovani di relazioni rispettose e nonviolente – cosa che ha in effetti il potenziale di ridurre la violenza e di prevenire i suoi effetti a lungo termine sulle persone, sulle loro famiglie e sulle loro comunità di appartenenza – se gli adulti da cui questi giovani imparano continuano a muoversi fra i modelli “bella troia / brutta troia” e “stronzo è figo”, a volte sostenendo persino che la grezza imbecillità che santifica la violenza sia arte?

Maria G. Di Rienzo

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