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italia donne.jpg

Giovanotte, grazie. Siete già andate oltre gli obiettivi prefissati (qualificazione agli ottavi) e oltre ogni aspettativa di riconoscimento da parte del pubblico – quale che sia il risultato finale della vostra impresa ai mondiali, il passo successivo dev’essere ottenere lo status da professioniste e le tutele relative.

Ma il motivo principale per cui vi ringrazio è che mi avete restituito le ragioni di una passione.

Da bambina giocavo, come voi avete giocato da bambine, per quanto dovessi spesso farlo da sola – era difficile essere accettate nei gruppi di maschi. Avevo il mio quadernino autoprodotto con foto di squadre e calendari e coppe e arbitri – questi ultimi nella sezione “dannati”. Memorizzavo le formazioni e gli schemi di gioco. Ovviamente guardavo i campionati europei e mondiali.

Poi, pian piano, il piacere e l’interesse si sono sbriciolati.

Cos’avevo a che fare, io, con giovani miliardari e modelle sugli spalti e scommesse e società quotate in borsa e giri astronomici di soldi? La parte “epica” della faccenda – la sfida, il legame di un gruppo teso a uno scopo comune – non esisteva già più.

Prima di questo mondiale femminile, prima di Giuliani e Bonansea e Gama ecc. e una commissaria tecnica e due donne che in Rai fanno la radiocronaca… erano trent’anni che non guardavo una partita.

Il calcio ha comunque definitivamente perso molto per me e non credo proprio che in futuro darò la minima occhiata al campionato maschile o quant’altro. Ma voi giovani donne meritavate attenzione, sostegno e gratitudine e tifo scatenato per la partita di stasera (mannaggia, non so niente delle calciatrici cinesi… vado a informarmi). Auguri, Italia!

Maria G. Di Rienzo

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arthdal poster

Ecco qua (per la serie: oggi parliamo di “fuffa”, my friends). Questo è il manifesto di “Arthdal Chronicles” – “Le Cronache di Arthdal”, attesissimo sceneggiato fantasy sudcoreano che ha persino vinto un premio (per il drama più atteso…) ancor prima di andare in onda su TvN e Netflix, cosa che è finalmente accaduta il 1° e il 2 giugno.

Definito nelle conferenze stampa, non dai suoi autori, “la risposta orientale a Il Trono di Spade”, criticato in modo drastico in questi giorni sul web proprio per le supposte somiglianze alla serie tv sunnominata, “Le Cronache di Arthdal” è in effetti deludente – ma non per questi motivi, e inoltre è partito con percentuali d’ascolto molto buone che sono persino cresciute per il secondo episodio.

“Non ho neppure mai pensato di paragonare la nostra serie a “Il Trono di Spade” e non penso che il nostro scopo sia creare qualcosa di simile. Penso che il paragone non sia appropriato. Abbiamo tentato di creare una serie televisiva costruendo un mondo fantastico a partire dalla nostra immaginazione e spero che vedrete la nostra serie per quello che essa è.”, ha detto lo scrittore e sceneggiatore Park Sang-yeon ai giornalisti, ma sembra che non lo abbiano ascoltato.

Partiamo dalla “risposta orientale”. La prima stagione de “Il Trono di Spade” ha cominciato ad andare in onda il 17 aprile 2011 e non è un mistero che la sottoscritta ne ha preso visione, ha registrato i motivi del suo successo – sangue, brutalità, torture, efferatezza, oggettivazione sessuale delle donne, stupri, stupri e ancora stupri – e ha bellamente ignorato lo show sino alla sua fine. Tuttavia, se vogliamo mentire e dire che il fascino dello sceneggiato era in realtà la lotta per il potere con i suoi tradimenti e intrighi, le sue guerre e colpi di stato e omicidi politici, be’, potremmo definirlo “la risposta occidentale” a “The Legend” (11 settembre – 15 dicembre 2007) o meglio ancora a “La Regina Seon Deok” (25 maggio – 28 dicembre 2009): quest’ultimo avrebbe dovuto contare 50 episodi, ma il suo successo fu talmente clamoroso che i produttori ne aggiunsero altri 12.

The Legend poster

Nel primo caso abbiamo: due giovani principi apparentemente designati entrambi come l’atteso sovrano delle leggende e delle profezie, l’uno quasi privo di appoggi a corte e l’altro membro di una potente e spietata coalizione interna; quattro semi-dei, custodi mistici del regno, e le loro interazioni con i due rivali; un clan di assassini adoratori del fuoco che giustificano la loro brama di potere assoluto con un’antica sete di vendetta… magia, spade, veleno, eserciti, ambizioni personali, creature fantastiche (il Serpente-Tartaruga, la Fenice, la Tigre Bianca, il Drago Blu) ecc. C’è tutto: “Il Trono di Spade” ha copiato?

queen seondeok poster

Nel secondo caso abbiamo: una principessa – e poi unica legittima erede al trono – allontanata alla nascita per evitarne l’omicidio, che cresce ignorando il proprio status; sicari e profezie; religione asservita al potere temporale; frenetiche e crudeli lotte fra i cortigiani; sfrenata ambizione personale soprattutto nell’antagonista principale della principessa, una cortigiana che sale di forza a vette sempre maggiori di potere usando letteralmente e implacabilmente se stessa e gli altri: un personaggio “cattivo” così affascinante, intelligente, profondo, complesso – e magistralmente reso dall’attrice che lo interpretava – da rendere impossibile odiarlo del tutto. Anche qui magia e spade e veleno e eserciti, ecc.: il “Trono di Spade” ha copiato?

Gli elementi tipici, universali, di queste storie semplicemente si ripetono. Qualunque cosa tu crei avendo come sfondo un trono conteso – ed è questo il caso per tutti e tre gli sceneggiati citati – li rende inevitabili. C’è da dire che “The Legend” e “La Regina Seon Deok” li hanno semmai espressi in modo assai più coinvolgente e raffinato di quanto abbia fatto quel carnaio – bordello noto come “Il Trono di Spade”.

Se “Le Cronache di Arthdal” è deludente, come ho detto all’inizio, non è perché abbiamo i “figli della profezia”, i politici avidi e sfrenati, i guerrieri macellai – e nemmeno i (francamente per me ridicoli) “neandertaliani” con il sangue blu e la magia dei sogni: è perché, almeno per il momento, non è riuscito a suscitare la nostra simpatia, identificazione, passione per nessuno dei personaggi che in esso si muovono.

cast

(i quattro principali sono qui sopra)

Gli scenari sono di sicuro bellissimi, i dettagli che differenziano le varie aggregazioni molto curati, la recitazione non merita meno di impeccabile… è il copione che fa acqua, assieme al ritmo assai confuso delle riprese. Ma una somiglianza con “Il Trono di Spade” c’è, sebbene di segno opposto: invece di spogliare ossessivamente le attrici, “Le Cronache di Arthdal” denuda di continuo i torsi degli attori. Ambo i trucchetti rivelano che tipo di pubblico si sta cercando di agganciare – guardoni maschi occidentali o idol-fan femmine orientali… l’importante, sapete, è soddisfare gli sponsor pubblicitari con ogni mezzo necessario.

Maria G. Di Rienzo

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La prima cosa che ricordo relativa alla visione di “Dark Crystal” al cinema, probabilmente durante il lontano 1983 (il film uscì nel dicembre 1982 negli Usa e nel febbraio dell’anno dopo in Gran Bretagna), è la voce di un bimbo nella fila davanti che tenta di mettere in guarda dai nemici incombenti uno dei personaggi: “Scappa Aughra, scappa!” (L’amata astronoma, per chi non la conoscesse, è qui sotto.)

Aughra

Come forse già saprete, di questa pellicola “cult” sta per uscire un prequel in 10 puntate per Netflix, con inizio il 30 agosto prossimo. Il trailer di “Dark Crystal: Age of Resistance” è carino e sono sicura di averci visto un’Aughra – o qualcuna di molto simile – per un paio di secondi, ma è un po’ troppo frammentato e non chiarisce molto di che storia si tratti.

dark crystal prequel

(immagine dal trailer)

Quella originale, in effetti, era perfettamente conclusa e a mio parere non si sarebbe prestata bene a un seguito. Rapidissimo riassunto: il pianeta fantastico su cui svolge la vicenda doveva la sua armonia e prosperità al Cristallo della Verità; purtroppo esso si è spezzato durante l’allineamento dei soli, avvenuto un migliaio di anni prima, e allo stesso modo si sono spezzati i suoi guardiani – in precedenza creature complesse composte di “bene” e “male”, diventano incarnazioni fisse del primo o del secondo (gli anziani Mistici e i simil-avvoltoi Skeksis). Il Cristallo della Verità è diventato il Cristallo Nero del titolo, usato dai malvagi Skeksis per i loro scopi di dominio e per estendere la durata delle loro esistenze. Mistici e Skeksis, nonostante la divisione, restano in effetti i medesimi individui: quando un Mistico muore, il suo corrispettivo “cattivo” fa la stessa fine e viceversa.

Ma il Cristallo può essere riparato. Il compito di rinvenire la scheggia mancante e restituirla al Cristallo spetta al giovane Jen, del gruppo forse estinto dei Gelfling (grandi orecchie, tratti elfici: Jen crede di essere solo ma troverà Kira, una sua simile)… e qui parte l’avventura.

Da quel che ho capito nella serie Netflix, ambientata molto tempo prima di questi eventi, i Gelfling sono ancora numerosi e si ribellano all’uso corrotto del Cristallo. Sono curiosa di vedere come si evolverà lo storia su questo sfondo, perché se segue i dettami dell’originale noi spettatori sappiamo già che i ribelli sono destinati a fallire – e personalmente non la ritengo una grande offerta narrativa.

Ad ogni modo, ripetere i fasti del film potrebbe essere difficile. “Dark Crystal” è stato il capolavoro di Jim Henson (il creatore degli indimenticabili Muppets), un film fatto di pupazzi animati ed effetti speciali che allo spettatore appare ancora oggi magicamente concreto e tangibile. E la cosa migliore di esso erano i suoi messaggi. Ai bambini in quella sala cinematografica, più di 35 anni fa, ha detto che spezzare la verità uccide i mondi, che bene e male sono una nostra scelta, che avere valore non dipende dall’aspetto o dall’ascendenza, che le nostre azioni più importanti sono quelle tese al bene comune. Mi domando se oggi lo ricordino.

Maria G. Di Rienzo

P.S. Non potevo esimermi dall’onorare il “fizzgig”, l’adorabile animaletto compagno di Kira… eccolo qui.

fizzgig

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Ricordate? L’Autrice del libro sul ministro Salvini escluso dal Salone del Libro di Torino, Chiara Giannini, va a sventolarne comunque una copia in loco e l’11 maggio appaiono sulla stampa le sue dichiarazioni:

“Massimo rispetto per gli scampati ai campi di concentramento, è un capitolo della storia vergognoso e che mi addolora moltissimo. Loro hanno subito una restrizione della loro libertà, la stessa che sto subendo io.”

“Le censure sono brutte e questa è la dimostrazione che il mio libro può e deve entrare ovunque (…) la cultura spacca i ponti e può entrare ovunque.”

“Questa è la democrazia, viva la democrazia.” (reggendo il libro come una fiaccola davanti a personale di case editrici e pubblico che le stanno cantando “Bella Ciao”)

Lo stesso giorno si sprecano dichiarazioni indignate sulla decisione di non accettare una casa editrice vicina a CasaPound (“Per quanto riguarda CasaPound – sempre Giannini – non mi sembra sia un partito illegale.”), come quella del consigliere d’amministrazione Rai Giampaolo Rossi:

“Assistiamo da decenni a forme di intolleranza nei confronti delle realtà non allineate all’ideologia dominante. Quello ai danni di Altaforte è solo l’ennesimo esempio. E’ un fenomeno che si ripete spesso in Occidente; agli intellettuali non conformisti, spesso, non è consentito di parlare nelle università, non possono trattare temi considerati scomodi.”

patetico

Adesso state vedendo a profusione, sui social media, questa pagina del libro menzionato. E’ superfluo, ma ricordo che nessuno ha censurato tale roba: è in vendita ovunque, persino da Feltrinelli. Il fatto che un evento specifico abbia negato i propri spazi a un prodotto è del tutto legittimo.

Quel che invece vorrei sapere è:

1. La sig.a Giannini pensa di scusarsi con i sopravvissuti / le sopravvissute ai lager nazisti per l’improvvido paragone?

2. Dov’è la cultura che spacca i ponti?

3. Dove sono la ricerca, lo studio, l’inchiesta, il sondaggio o quant’altro che provano come le donne italiane (io sono una di loro) in genere e quelle di sinistra (io sono una di loro) di nascosto amano alla follia il sig. Salvini? La “giornalista” lo ha guardato e soprattutto lo ha ascoltato con attenzione?

4. Che occhiali bisogna mettersi per vedere nella sig.a Giannini una “intellettuale non conformista” che tratta “temi considerati scomodi”? Il testo è sdraiato a tappetino, in modo completamente conformista, sotto i piedi di un uomo di governo presente ossessivamente in televisione (e alle sagre di tutta Italia). Leccare un potente ha le sue scomodità ma molte persone, considerando i benefici, ci si abituano velocemente.

5. Trattandosi di un peana della divinità Salvini, se ne daranno letture pubbliche accompagnate da coro e lira?

6. Ci sarà un sequel del tipo “I segreti del letto di Matteo”, “Quarantanove milioni di sfumature di Salvini”, “Barcone malandrino: un’avventura erotica del ministro spaccalenzuola”?

Maria G. Di Rienzo

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(“Dude Corner: Why I’m Not Ready for a Female President, But Totally Stoked for a Woman to Rule Westeros”, 24 aprile 2019, Reductress, trad. Maria G. Di Rienzo.)

Io non ho niente contro le donne forti, ma quando si tratta di scegliere un Presidente bisogna essere pratici. Certo, un sacco di donne sarebbero fantastiche come Segretarie di Stato o solo come una sorta di assistenti gnocche, ma Presidenti? Proprio per niente.

A noi serve qualcuno che si possa guardare dicendo: “Quel tipo prende tutti a calci in culo.” Ma tanto per non farvi pensare che io sessista o merda del genere, ciò non significa che non sia favorevole ad avere una donna energica e tosta come governante della terra fittizia di Westeros. Voglio dire, hanno dei fottuti draghi! Questa sì che è roba! Mostratemi una singola candidata donna per il 2020 che abbia un animale da compagnia che sputa fuoco e cambierò idea.

light fury

(Ndt. Furia Chiara ha di sicuro in serbo un po’ di fiamme per costui…)

Il problema nell’avere una donna a capo dell’America è che quando una donna alza la voce è fottutamente stramba e quando parla è noiosa in modo superlativo. Se sei a Westeros, allora è figo vedere Cersei che perde la testa e ammazza un po’ di gente, perché alla fine lei rimane sexy e completamente immaginaria, ma in questo Paese? Farebbe senso avere una cagna stridula che dirige le cose – e in più l’incesto è incasinato. Per essere seri, dico. Sarebbe abbastanza divertente, comunque.

La mia leader favorita per Westeros è probabilmente Daenerys perché è calda ed è un po’ bastarda. E’ figo vedere questa grande stronza cavalcare un drago in una terra medievale fittizia, perché “Game of Thrones” non ha niente a che fare con la vita reale. Io voglio un candidato Presidente che sappia come sfrecciare su uno skateboard, o almeno sappia urlare quel che vuole sino a che alla fine lo ottiene. Questo è il tipo di leader che posso seguire.

Se una donna dovesse vincere la presidenza, sarebbe assai difficile per la gente ascoltarla. Come fai a sapere se sta dicendo qualcosa che dovresti ascoltare o se si sta solo lagnando di qualche stupidaggine da donne? Comunque penso anche che sarebbe mitico vedere Brienne di Tarth come re/regina di Westeros, perché è alta e quella è una cosa con cui posso entrare in relazione.

Le donne reali non sanno parlare di cose come il controllo delle armi, quando a malapena sanno tenere un fucile in mano – o come la leadership, quando non sono mai state Presidenti. Ah, ma Arya sa come tenere in mano una spada, è il tipo di pollastra che muori dalla voglia di vedere in battaglia.

Perciò no, non sosterrò mai una candidata femmina in questo campo. Ma sono completamente favorevole a qualsiasi donna governi Westeros, sempre che sia gnocca e che non gareggi contro Bernie. Quello sarebbe un bel casino!

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dito puntato

“Claudio Santamaria e Francesca Barra aspettano il primo figlio insieme. (…) La notizia è stata data in diretta tivù al programma “Live-Non è la D’Urso” quando la Barra è stata accusata di essere grassa dal dietologo e concorrente del Grande Fratello Alberico Lemme. Una disputa francamente di basso livello che ha costretto la Barra ad annunciare “Non sono grassa, sono incinta”, prima di lasciare lo studio.”

Probabilmente l’unico commento davvero appropriato sarebbe “e chi se ne impippa”. Tuttavia, gli articoli al proposito sono circondati da ogni sorta di strilli allarmistici su peso / diete / malattie varie: lo spettro delle stupidaggini (fino a che non sono scientificamente provate tali restano) è così ampio che davvero non so cos’altro potranno inventarsi in futuro. Qualche giorno fa ho persino letto che il mio corpo, poiché non pesa quaranta chili bagnato, sarebbe inadatto al sesso: secondo questi pagliacci fanatici non sono in grado di contorcermi in maniera appropriata, segno che tutto quel che sanno del sesso lo hanno appreso dalla pornografia. Ho vagheggiato per un attimo di dettagliare loro la mia, del tutto soddisfacente, vita sessuale con l’aggiunta di qualche commento sulla loro abissale ignoranza ma sono una persona civile.

Quel che volevo sottolineare qui sono le scelte operate nel dare la non-notizia citata in apertura, giacché sono in perfetto accordo con il “basso livello” della cosiddetta “disputa”. Cosa significa accusare qualcuna di essere grassa? Equivale ad accusarla di essere mora, di essere alta, di avere il naso a patata e le mani dalle dita affusolate. Come possono le caratteristiche specifiche di un corpo qualsiasi costituire un’accusa e cioè, secondo il dizionario italiano “l’atto, le parole con cui si attribuisce a qualcuno una colpa“?

Di cosa sarebbe colpevole, la signora Barra, di non far rizzare niente al dietologo? Perché si sarebbe sentita “costretta” a difendersi, rivelando in tv qualcosa che forse avrebbe preferito tenere ancora per sé?

A costei, e a tutte quelle che si trovano in situazioni simili, ho questo da dire: NON avete il dovere di piacere agli uomini in generale e ai dietologi in particolare; NON avete il dovere di tormentare all’infinito il vostro corpo per raggiungere standard che non gli appartengono: non ci riuscirete comunque e la vostra sofferenza non vale l’apprezzamento del primo stronzo che passa; NON avete il dovere di smontare l’accusa di non essere acciughe, perché non essere acciughe non è una colpa, e se qualcuno prova a usare la vostra apparenza in questo modo – per farvi sentire inadeguate, fallite, schifose – rovesciategli addosso una raffica di strafottenza: “Pensa per te, non sono affari tuoi, infilati le tue diete dove ti pare perché io non le voglio e non ho ne bisogno, il mio corpo mi rende assolutamente felice e come sia fatto non ti riguarda.”

Ogni tanto, quando sono di buon umore, io rispondo così: “No, no, ti sbagli: sono in effetti sotto la mia altezza-forma, ma ho in programma 12 interventi chirurgici per allungarmi le gambe. E adesso vai a quel paese.”

Maria G. Di Rienzo

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federation

“Pregherei la regia di inquadrare l’assistente donna che è una cosa inguardabile (…) Annalisa Moccia, cosa impresentabile per un campo di calcio (…) E’ uno schifo vedere le donne venire a fare gli arbitri in un campionato in cui le società spendono centinaia di migliaia di euro, è una barzelletta della Federazione una cosa del genere.” Sergio Vessicchio, giornalista e telecronista calcistico per l’emittente locale CanaleCinqueTv.

Ho visto il video, ho ascoltato le parole e devo ancora capire perché la normalissima sig.a Moccia fosse “inguardabile” e “impresentabile”, sebbene abbia compreso subito perché fosse una cosa, anzi più esattamente perché fosse uno scioglilingua: una cosa che deve stare in casa e in chiesa e tenere la bocca chiusa. Id est, una femmina.

Vessicchio è stato sospeso dall’Ordine dei giornalisti della Campania (e non per la prima volta) senza mercé e senza che nessuno gli allungasse un bicchiere di effervescente Brioschi per alleviare la sua nausea alla vista di una donna arbitro. Potrebbe avere l’ulcera, essere incinto o aver rimasticato un po’ troppa misoginia ritrovandosela poi attaccata ai denti… cerchiamo di capirlo, questo poveretto.

E comunque si è scusato e ha spiegato come lo abbiamo frainteso, davvero, leggete qua:

1. “Mi rendo conto di avere usato degli attributi forti, per questo chiedo totalmente scusa, anche perché ritengo che le donne abbiano un’intelligenza straordinaria.”

Quali attributi, mister? Si riferisce agli aggettivi “inguardabile” e “impresentabile” (“schifo” è un sostantivo)? Non sono forti, nel contesto sono inappropriati e insultanti, esattamente come il “senso di disgusto provocato da cosa o persona fisicamente o moralmente ripugnante” che il dizionario fornisce quale definizione del sostantivo suddetto. Lei non ha detto di nulla di altamente controverso e quindi non giudicabile e da rubricare come “forte opinione”, lei ha espresso un profondo disprezzo per Annalisa Moccia e per ogni donna che non si conformi alla sua abominevole visione patriarcale del genere femminile. Non occorre un’intelligenza straordinaria, per capirlo, può riuscirci anche lei.

2. “La cosa è stata travisata e strumentalizzata a tutti i livelli.”

Come, dove? La sua telecronaca è accessibile e verificabile. Le parole che lei ha pronunciato sono quelle riportate fra virgolette nell’incipit e sono espresse così chiaramente da rendere impossibile il mistificarle.

3. “Non sono sessista, non sono razzista, sono per l’integrazione a 360°, ho fatto una stupidaggine, ho sbagliato i modi nell’esprimere il mio pensiero.”

Modalità inadeguate, quindi, ma pensiero corretto: lei crede sul serio che riformulare le sue frasi in tono più educato le trasformerebbe in qualcosa di accettabile? Vediamo: “Pregherei la regia di inquadrare l’assistente donna, Annalisa Moccia, che riveste a mio parere un ruolo improprio in quanto il denaro speso dalle società deve beneficiare esclusivamente il genere maschile, dopotutto pagare meno una donna o non pagarla affatto significa amarla di più, come afferma anche un nobile filosofo della discriminazione…” Eh, mi dispiace, resta sempre una stronzata.

4. Tenetevi forte, perché questa è la VERA RIVELAZIONE: Vessicchio non ce l’aveva con le donne, perbacco, voleva “attaccare la Federazione”!

Non possiamo accettarlo – non io, non il Capitano Kirk, non la Tenente Uhura e non il signor Spock. Non esiste alcuna giustificazione per l’attacco alla Federazione Unita dei Pianeti (o Federazione dei Pianeti Uniti e comunemente chiamata Federazione), repubblica federale interstellare basata su principi universali di libertà, diritti, uguaglianza e condivisione di conoscenze e risorse nella cooperazione pacifica per l’esplorazione spaziale. La Flotta Stellare è in stato di allarme e pronta a respingere qualsiasi aggressione.

Il sedicente giornalista televisivo ammetta di essere un Romulano guerrafondaio e si consegni alla clemenza della Federazione prima di provocare (altri) danni. Non impedirà all’astronave Enterprise, e tanto meno a noi donne, di “esplorare strani nuovi mondi, di cercare nuova vita e nuove civiltà, di andare coraggiosamente dove nessun altro è mai andato prima” – anche nei campi di calcio.

Maria G. Di Rienzo

weyoun

“Romulani. Così prevedibilmente infidi!” – Weyoun, Star Trek: Deep Space Nine – Stagione 7

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