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Posts Tagged ‘bullismo’

tina costa

Tina Costa – in immagine sopra – è una di quelle persone a cui dobbiamo molto di quel che diamo per scontato nelle nostre vite quotidiane: diritti umani, diritti civili, una repubblica democratica fondata sul lavoro (almeno sulla Carta) al posto di una dittatura, suffragio universale. Tina, 93enne ex partigiana, è stata una “testimonial” del Pride romano di sabato scorso, a cui ha partecipato rilasciando dichiarazioni del tutto sensate e condivisibili sul senso della sua presenza e sulla necessità di combattere le discriminazioni e tutelare ogni cittadino/a in quanto tale.

Le marce dell’orgoglio LGBT hanno di fondo, ovunque, lo stesso messaggio – alta visibilità atta a suggerire eguaglianza, rispetto, presenza attiva e persino mera esistenza quando condizioni esterne, ad esempio legislazioni e/o compagini governative omofobe, la negano – ma possono presentarlo in modi diversi a seconda dei momenti storici. Abbiamo avuto Pride semplicemente e felicemente celebrativi, ma quello di sabato 9 giugno aveva una spiccata componente politica e una richiesta esplicita di alleanze relative: ha convogliato il senso, anche tramite la presenza degli ex partigiani, che la lotta per i diritti umani è una lotta comune. Perciò, cantando in coro “Bella Ciao” con Tina Costa, i/le dimostranti hanno preso una posizione e dato un segnale.

Se la cosa ha generato in me speranza e sollievo, e persino un briciolo di commozione, sono rimasta però agghiacciata dai commenti che corredavano i video al proposito: so che i troll sembrano più presenti degli altri per il loro malato e ossessivo impegno a scatarrare i loro insulti dappertutto (e difatti alcuni commenti si ripetevano identici e con identico account sotto ogni video), tuttavia ciò fornisce un quadro preoccupante per una componente significativa della popolazione: sta, spesso dichiaratamente, fra quella che ha votato l’attuale governo e vuole – lo vedrete di seguito in forma letterale, nulla è stato corretto – la sparizione di chiunque possa essere classificato come “differente” dai loro arbitrari standard di “normalità”; la creazione di una società a compartimenti stagni, i cui segmenti non devono comunicare fra loro; la validazione della loro (spesso consapevole e scelta e difesa) ignoranza nel gettare nello stesso calderone con l’etichetta di “ambiguità” violenza su donne e minori, tossicodipendenze, orientamento sessuale; il silenziamento delle donne e il loro stoccaggio nelle cucine (e poi verosimilmente, a seconda del grado di scopabilità, nelle camere da letto).

Ecco una selezione degli sproloqui:

1. “che vergogna…nella vostra vita fate quello che volete, scopatevi chi volete, state insieme a chi volete, ma se davvero aveste una dignità umana, queste pagliacciate non le fareste! queste sono cose inutili, fastidiose, di costume e di un costume fastidioso che non porta a niente se non ad autoemarginarvi e basta. Io sono etero e non per questo motivo organizzo sfilate e faccio il pagliaccio in giro per le città. Vivo la mia vita e la mia sessualità nella vita privata come cazzo voglio. Senza fare il circo come voi. Se davvero foste intelligenti, sensibili e, ripeto, degni delle vostre tendenze e delle vostre scelte, non fareste minimamente queste cose. E lasciate stare la storia, la guerra, i partigiani, la sinistra, voi non c’entrate niente con tutte queste cose!”

E in che modo l’eterosessualità sarebbe una faccenda “privata”? I fidanzamenti e i matrimoni non sono pubblici? Non esistono leggi che regolano le relazioni all’interno della famiglia eterosessuale? Qualche ministro ha per caso detto che le famiglie basate su una coppia eterosessuale non esistono? Questo è il motivo per cui bisogna ancora andare a fare “circo”, mister.

2. “I movimenti omosessuali sono finanziati da George Soros. Il mio consiglio è di andarsi a leggere i documenti trafugati da DCleaks alla sua fondazione. Chiedetevi come mai l’omosessualità è vista come una cosa positiva “dai giornali dell’establishment” ? Perchè c’è qualcuno che PAGA. Ripeto, documenti di DCleaks alla mano, la galassia omosessuale è finanziata dalla speculatore finanziario americano. Uno zozzo.

E’ comprovato – sono atti pubblici – che Soros ha finanziato e finanzia i democratici americani e varie fondazioni / iniziative. Ma sicuramente non ha creato il movimento LGBT. Quando i poliziotti manganellavano e arrestavano la gente a New York, Stonewall Inn, era il 28 giugno 1969, Soros aveva appena iniziato la sua carriera finanziaria e non poteva fregargliene di meno. L’anno dopo, quando le manifestazioni commemorative della rivolta di Stonewall si diedero in varie città statunitensi – New York ovviamente, Chicago, Los Angeles, San Francisco – gli attivisti cucirono a mano le loro bandiere mentre Soros stabiliva il suo secondo fondo speculativo di investimenti grazie ai guadagni ottenuti dal primo. Credo che del movimento omosessuale gliene fregasse ancor meno dell’anno precedente.

3. Penso che se dovessimo dare spazio a tutte le nostre ambiguità : droga ,pedofilia , violenza sulle donne , questo mondo sarebbe così, un pedofilo reclama ok diamo lui cio che desidera ! Un povero drogato reclama ok diamo lui cio che vuole ! Un pezzo di m…. Vuole una donna da violentare ok diamo lui cio che vuole! Ora basta le ambiguità in cantina come si è sempre fatto ai tempi dei miei nonni , tutto ciò non collide per niente , oppure la cura esiste ma non la si vuole provare! Con questo non voglio discriminare nessuno fatevi curare un mio amico ghey c’è riuscito!

L’amico “ghey” c’è riuscito, complimenti, l’avrà aiutato Povia. Non so che problemi di salute avesse, ne’ cos’è esattamente un “ghey”, ma gay e lesbiche non possono “guarire” dall’essere se stessi/e. E suggerire che essere se stessi sia essere malati è proprio discriminazione, patetico individuo.

Seguono fascisti in serie:

4. vi sentite fighi che vi parate il culo coi partigiani sporchi di rosso sangue ma non durerete a lungo frocioni di merda vi meritate un pieno genocidio di massa

5. Ora capisco a pieno il pericolo del comunismo,alla fine si è dimostrato la stessa ed identica faccia del neoliberismo ultracapitalista. Gloria ed onore a coloro che capirono tutto prima e dichiararono guerra ad entrambi; Hitler e Mussolini!

6. Che cazzo centra bella ciao? Assurdi!!! Poi sti comunisti fasulli si sono appropriati della resistenza come se l’avessero fatta solo loro. Ignoranti asini e presuntuosi.

7. La sinistra e questi finocchi se la prendono guardacaso con le categorie deboli: Feti, bambini e malati, imponendo loro destini anche contro la loro volontà. Sinistra=merda.

8. Io sto con Salvini,i finocchi e i neri più o meno sono uguali,fanno sempre le vittime e fomentano odio. Il fascismo sta imperando: negri,finocchi e zingari avete i giorni contati

9. Sono simpatizzante al Fascismo volevo dire una cosa di ricordare le persone che sono morte per portare l’Italia in alto e non parlo dei partigiani ma delle camicie nere onore per queste persone quando sono andate in Africa a portare civilità e quando in Italia si stava bene si mangiava c’erano gli ospedali che funzionavano meglio di adesso è un economia più stabile VIVA LA REPUBLICA DI SALO DUX MEA LUX

Non sanno l’italiano, che è la loro lingua madre, e questo già è problematico. Propagano della Storia una visione basata sulle loro fantasie e non su merito e cronaca, e questo è grave. Perché se mettete insieme le due cose il risultato dà come impossibile il farsi capire da questi individui con argomenti razionali. E una massa di disturbati con accesso alle cabine elettorali non promette bene per il futuro di questo paese.

Dulcis in fundo, un invito a Tina Costa e, per estensione, alle donne tutte (compresa quella che ha scritto questa stronzata, se il suo pseudonimo corrisponde davvero a una persona di sesso femminile):

10. Ma va a casa a fare la calza e infornare la lasagna

A dire il vero, Tina aveva risposto in anticipo, il giorno prima del Pride:

Sono una donna libera, vado dove voglio io, non devo chiedere il permesso a nessuno e ho accettato subito. Come Anpi abbiamo sostenuto diverse loro iniziative. Sono persone che, esattamente come tutti gli altri, hanno il diritto di fare quello che ritengono più opportuno della loro vita. L’orientamento sessuale non può e non deve essere un fattore di discriminazione.”

Maria G. Di Rienzo

pride roma 2018

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Niente nomi, perché la povera signora protagonista del classico “quarto d’ora di fama” è disperata: una celebrità ha criticato il suo comportamento (social media), centinaia di fan / seguaci della stessa hanno commentato e il cielo si è spalancato in una tormenta: i figli della signora non vogliono andare a scuola, il marito ha persino problemi sul lavoro (dice lei) ecc. ecc.

Lo scenario è proprio l’istituto che i figli frequentano: la signora è andata a una festa scolastica, ha fotografato di spalle tre altre madri i cui corpi non somigliano al suo con lei stessa in primo piano, una smorfia di disgusto in volto e la didascalia in cui invitava a comprare un prodotto / programma dimagrante… perché i mariti, diceva la scritta, “si girano a guardare” le donne “molto più ben curate” (la prosa di Scanzi dev’essere il suo modello di scrittura).

La celebrità si indigna per la “stupidità” della tipa, le assicura che neppure lei è Belen (ma chi vi ha detto che TUTTE desideriamo somigliare a questa produzione televisiva, la quale in quanto a stupidità – se tale vogliamo definirla – non ha niente da invidiare alla signora dell’improvvido selfie?) e afferma che “il grasso si sconfigge con la dieta” dimostrando di non sapere dei corpi umani più di quanto sappia la donna da lei criticata. (Non siamo macchine che funzionano a calorie introdotte / calorie consumate, ma non mi ripeterò su questo, chi vuol saperne di più studi, io sono stanca e nessuno mi paga.)

Ho letto questa roba ieri, che era il mio compleanno. E pensavo: è questa la faccia che perfetti estranei fanno alle mie spalle, mentre sono in coda alla cassa del supermercato, mentre sono per strada, in autobus, al bar, in libreria? Mentre altri perfetti estranei non si producono in smorfie, ma basta loro uno sguardo per essere sicuri che io dovrei “combattere” me stessa cercando di diventare accettabile o “normale” ai loro occhi?

Ho letto anche cose diverse, ieri. Per esempio, un articolo sul cambiamento climatico che citava un’intervista della BBC alla scienziata, docente universitaria, attivista e esperta del settore ambientale Diana Liverman. Questa donna sta svolgendo un lavoro prezioso e urgente, a livello di ricerca e a livello di coinvolgimento di decisori politici e istituzioni internazionali, è affascinante, sicura di sé, ispira fiducia con il solo sorriso – e il suo corpo somiglia al mio, non a quello della signora schifata ne’ a quello della celebrità indignata ne’ a quello dell’intrattenitrice in topless.

Cosa sapete di noi, fottuti imbecilli? I nostri corpi non sono proprietà pubbliche. Giudicateli pure in privato, guardandovi allo specchio e chiedendo alle vostre costole sporgenti chi è la più bella del reame e quante mutande maschili avete gonfiato oggi – e magari chi vivrà più a lungo fra voi e quelle che ricoprite delle vostre bave di disprezzo, perché le ricerche non pendono in vostro favore.

I nostri corpi sono appunto nostri. Non avete il diritto di usarli per vendere le vostre cazzate dimagranti. Non avete il diritto di usarli per sentirvi moralmente / fisicamente superiori e sbattere quest’arroganza sulle nostre facce. Non avete il diritto di aggredirci, diffamarci, insultarci. Non avete il diritto di passare la linea del rispetto che ci è dovuto in quanto esseri umani titolari di diritti umani perché non vi piace la forma, il peso, l’apparenza dei nostri corpi. Non avete il diritto di spingere ragazzine sotto il treno o giù dal balcone, perché è questo il risultato dei vostri disgustosi sforzi.

E se proprio devo “combattere”, Miss Famosa, non è certo contro me stessa – preferisco combattere il trend che affama, svergogna, umilia e infine uccide. La informo inoltre che il mio corpo non è un bagaglio, da fare e disfare a seconda del cambio delle mode, il mio corpo SONO IO: e ne’ lei ne’ la tizia smorfiosa avete titolo a mettere bocca in chi io sono.

Maria G. Di Rienzo

P.S. Suggerisco come colonna sonora per questo pezzo “We’re not gonna take it” – Twisted Sister. Nel testo, tra l’altro, si legge:

Non scegliere il nostro destino perché

tu non ci conosci, non fai parte di noi.

Oh, non lo accetteremo

No, non lo accetteremo

Non lo accetteremo più!

Tu sei così condiscendente,

il tuo rancore è senza fine.

Non vogliamo niente, neanche una sola cosa da te.

La tua vita è banale e stanca,

noiosa e confiscata.

Se questo è il meglio che sai fare,

il tuo meglio non funziona.

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dorothy

Dorothy Nabakooza – in immagine – è una femminista e un’attivista ecologista, tra le altre cose fondatrice di Climate Change Fighters (“Combattenti contro il cambiamento climatico”) e tutor certificata per i corsi universitari gratuiti forniti online da Coursera (piattaforma creata da docenti di informatica dell’Università di Stanford, coinvolge centinaia di altre università e organizzazioni).

Come moltissime di noi – comprese quelle che si feriscono, si affamano, si ammalano e si uccidono per questo – non assomiglia a Barbie e gliel’hanno fatto notare abbastanza spesso:

“La violenza di genere prende molte forme. Nel contesto di cui parlo, è stata brutale nei miei confronti come donna larga. Secondo mia madre, sono nata minuscola e ho cominciato a prendere peso mentre crescevo. Ero l’unica paffuta in una famiglia con quattro bambini ma la cosa non mi ha mai preoccupato perché la mia famiglia mi amava com’ero.

Poi sono andata alle elementari, dove sono diventata più conscia del mio aspetto. Mi isolavo spesso dagli altri scolaretti, non mi sentivo a mio agio nella mia stessa pelle. Questo mi ha fatto davvero male, non avevo molti amici. Nessuno voleva diventare amico di una “ragazza grossa”. Ero molto sola e a volte odiavo me stessa perché ero grassa. C’è stato un periodo in cui non vedevo l’ora che le lezioni terminassero per scappare via da tutto quell’odio.

Ci sono ancora oggi persone maleducate che mi chiamano “grassa” (ndt.: a guisa di insulto) ma la cosa non mi dà lo stesso fastidio del passato. Alcune persone si riferiscono a me in questo modo quando stanno descrivendo ad altra gente chi sono io: per esempio, durante la conversazione dicono “Oh, intendi Dorothy, quella grassa!”.

C’è segregazionismo nei confronti delle persone larghe ovunque, persino nei trasporti pubblici; la gente non vuol sedersi vicina a me spiegando che essendo grassa li strizzerei. Una volta non ho ottenuto un impiego perché il direttore del personale disse che ero troppo grossa per rappresentare la sua azienda.

Nonostante le difficoltà, io continuo a sensibilizzare ogni ragazza larga in giro per il mondo a non prendersela a cuore. So che fa male, ma io ho raggiunto un punto in cui sono orgogliosa di me stessa e letteralmente non presto attenzione agli svergognatori. Incoraggio le ragazze a amare se stesse: “Smetti di odiarti per quel che non sei e comincia ad amarti per chi sei.”

Spesso resti grossa nonostante la ginnastica e le diete e tutto il duro impegno che ci metti, perciò, continuerai a disprezzare te stessa? Cambia mentalità, perché l’amarti comincia da te. E ci sono persone che ti ameranno per chi tu sei.

Ognuno è bello nella sua propria pelle, nel suo proprio modo; tu non hai bisogno della convalida di nessuno su chi sei e su quel che puoi fare. La vita è troppo breve.”

Maria G. Di Rienzo

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A volte vorresti davvero una spiegazione semplice. Qualcosa grazie a cui esclamare “Ah, allora è per questo!” e che ti permetta di razionalizzare odio, disprezzo, aggressioni, umiliazioni, la ridicolizzazione continua di tutto quel che sei e che fai. Ma anche quando te la forniscono prende la forma di un’ulteriore colpevolizzazione: che tu sia etichettata come “malata” fisica o mentale, si tratta solo di un altro stigma di cui sei completamente responsabile.

Quando ti suicidi lanciandoti da un balcone o sotto un treno ci saranno i cinque minuti in cui fra articoli, interviste, video e post su Facebook, qualcuno ricorderà i tuoi talenti, ti definirà “solare” e dirà melense stupidaggini sul tuo diventare una stella o cantare in coro con gli angeli. Nessuno dirà quel che dovrebbe essere detto: non l’abbiamo lasciata vivere in pace, non abbiamo dato alcun valore alla sua persona, abbiamo sputato sui suoi sogni e sulle sue emozioni, le abbiamo fatto credere che al mondo non ci fosse posto per lei – perché, soprattutto essendo femmina, in questo mondo il suo corpo prendeva troppo spazio.

Beatrice - Porta Susa Torino

Le telecamere della stazione ferroviaria di Porta Susa, Torino, confermano che Beatrice Inguì si è tolta la vita a 15 anni il 4 aprile 2018. “In camera sua gli agenti della polizia ferroviaria hanno scoperto il diario, – scrivono i giornali – su cui Beatrice ha motivato il suo desiderio di farla finita. Nell’ultima pagina, insieme alla richiesta di scuse ai genitori, la parola “Addio”. (…) “Sono troppo grassa”, scriveva la ragazza di Rivoli.”

Adesso, attestano sempre i quotidiani – ma i cinque minuti stanno per finire – “Rivoli piange” e “La bellezza non ha peso” e “Il salto si poteva evitare”. Sono gli stessi quotidiani che ci inondano a ogni edizione di modelle scheletriche con tette enormi al silicone, inviti a mettersi “in forma” (ehi, sta per arrivare la “prova bikini”, allerta, femmine!) e suggerimenti di ogni tipo su come dimagrire in fretta, perché persino l’attrice XY che ha settant’anni con photoshop, dieta di sperma e crack, liposuzione, chirurgia plastica ringiovanente alla vagina e cazzuolate di trucco può essere ancora attraente per gli uomini: unica condizione che giustifica l’esistenza di una donna.

Beatrice, come tutte/i noi, non aveva molte possibilità di sentire opinioni diverse da questa. Beatrice, come molte/i di noi, aveva finito per crederci. Frequentava un “centro specializzato” dove la visione che ti suggeriscono di te stessa è quella spiegata alla stampa da un’altra giovanissima “paziente”: “La gente non capisce che una persona obesa è una persona malata. Si pensa solo che dovrebbe mangiare un po’ meno, invece il cibo è un rifugio, un modo per sfuggire a una realtà in cui si vive male.” La ragazza sta descrivendo la bulimia, ma non tutte le persone grasse sono bulimiche.

Nella propria presentazione online, il centro dichiara di occuparsi della “cura dell’obesità grave” – Beatrice dalle scarse immagini a disposizione non sembra in condizione di obesità grave – e si definisce altamente specializzato “nella ricerca, cura e riabilitazione di malattie metaboliche come l’obesità (l’enfasi è mia), disturbi del comportamento alimentare, disordini della crescita e malattie neurologiche. Queste patologie sono trattate con tecnologie diagnostiche e terapeutiche all’avanguardia (test genetici molecolari, analisi computerizzate del consumo di calorie, microscopio elettronico, analisi del cammino, realtà virtuale e altre) e con la proposta di percorsi di riabilitazione di tipo multidisciplinare integrato.” C’è persino un padiglione speciale per bambine/i e ragazze/i, una vera pacchia. Non ho cercato i costi dei trattamenti, perché non volevo portare il mio disgusto a livelli stratosferici.

Le malattie metaboliche sono errori congeniti del metabolismo: cioè sono dovute a geni difettosi nella codificazione degli enzimi atti alla conversione di alcune sostanze (substrati) in altre (prodotti). Per quanto se ne sa finora, sono ereditarie e spesso dovute a consanguineità dei genitori.

Se tu diagnostichi qualcuno come affetto da un errore congenito del metabolismo, per guarire tale errore non ti servirà a niente analizzare al computer in realtà virtuale quante calorie tal persona consuma, perché nella lista di dette malattie metaboliche ereditarie il grasso corporeo non compare. Poiché molte di esse hanno a che fare con un malfunzionamento nella gestione delle proteine da parte del corpo, sino a trent’anni fa i trattamenti si limitavano a ridurre l’assorbimento di queste ultime, attenuando i sintomi delle varie patologie, ma senza cancellarle. Un errore genetico presente dalla nascita con il test genetico molecolare lo trovi, ma non lo fai scomparire: il che può avvenire invece con sostituzione enzimatica, trasferimento genico, trapianto di midollo osseo o di un organo specifico ecc.

Dire a qualcuno che se è grasso è malato non è meglio del dirgli che fa veramente schifo, che è un tossicodipendente da cibo, che è un cesso che nessuno scoperà mai, eccetera. La cosa peggiore è che NIENTE di tutto questo è vero, NIENTE è sorretto da evidenza scientifica inconfutabile, ma persino se lo fosse nulla giustifica i livelli di bullismo diretti alle persone grasse. Restano esseri umani titolari di diritti umani, sapete, anche se non vi piacciono.

Perciò, la società italiana odierna ha ucciso Beatrice semplicemente perché i suoi membri non potevano sopportarne la diversità: una quindicenne che non somiglia a Barbie non è degna di esistere, e glielo hanno detto così tante volte, con così tanti media diversi, con così tanta forza amplificata dai relativi guadagni di mercato che lei ha portato il giudizio sociale alla sua ultima conseguenza logica.

“Beatrice suonava l’oboe e il pianoforte. Frequentava la seconda classe del Liceo musicale di Vercelli. Il suo sogno era di diventare una cantante lirica. «Anche se aveva una passione per la lirica, amava tutta la musica in realtà» dicono i compagni.”

Vedete, io ho 59 anni, ho ormai percorso la maggior parte del mio cammino e potete scaricarmi addosso tutte le vostre munizioni: vi torneranno indietro come se fossi fatta di diamante e titanio, perché è questo il grado di durezza che il mio spirito, non il mio corpo fatto di sangue, pelle, grasso, ossa, ecc., ha raggiunto. Beatrice ne aveva solo 15 e ogni colpo l’ha ferita, ancora e ancora, sino a che il dolore è diventato troppo intenso da sopportare e la morte è diventata preferibile. Immagino che chiunque si sia fatto beffe di lei sia soddisfatto, adesso. Io, però, non vi darò tregua, sino al mio ultimo respiro.

Maria G. Di Rienzo

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Cara Coop, ieri 14 febbraio ho ricevuto una lettera a firma dell’egregio sig. presidente Adriano Turrini (datata 10 gennaio), definita “una preziosa occasione per ringraziarti della fiducia che dimostri di avere per la Cooperativa” ecc. e che poi entra nel dettaglio di vari progetti.

In verità, la mia fiducia nella Cooperativa – già bassa per motivi che spiegherò di seguito – è scesa al suo minimo storico lo stesso giorno, in cui oltre alla lettera ho ricevuto la rivista Consumatori. Potrei sintetizzare il tutto con una domanda: Cara Coop, vorresti smettere di “bullizzare” i tuoi soci maschi e femmine che non rispondono all’attuale modello di “magra bellezza” spacciata per salute? Per farti un solo primo esempio, io duro una gran fatica a comprare tuoi prodotti contenuti in involucri che riportano dei bambini sull’altalena: per la precisione, nell’immagine due bambini piccoli stanno in alto a un’estremità mentre all’altra un bambinone schiaccia l’attrezzo a terra – non può giocare e impedisce ad altri di giocare, perché è grasso. La narrativa, oltre a essere falsa, è così chiara nella sua violenza e nei suggerimenti discriminatori correlati che io come socia non posso avallarla.

Qualche mese fa ho buttato Consumatori nella carta da riciclo prima di leggere completamente la rivista: l’occhio mi era caduto, sfogliandola, sull’articolo che definiva le persone grasse dei tossicodipendenti da cibo (divise però dottamente in tossici “sapidi” e tossici “dolci”). Dovrei ringraziarvi per aver fornito un insulto in più atto a marginalizzare persone giudicate esclusivamente in base alla loro apparenza non conforme? Prossimamente fornirete premi in forma di buoni per chirurgia plastica e liposuzione ai soci meritevoli?

Sul numero attuale il vostro sedicente esperto insiste: l’obesità è una malattia, se lo dice l’associazione dei medici statunitensi dev’essere vero – peccato che io sappia sia cos’è una malattia (e il grasso corporeo non lo è), sia che il BMI – Body Mass Index è stato ideato da un matematico belga per scopi non medici (fornire al suo governo i dati sul fabbisogno calorico medio di un maschio belga adulto – io sono una femmina italiana anziana e non so cosa farmene), sia cos’è realmente accaduto nel 2013 quando l’associazione medica suddetta – di cui purtroppo fanno parte individui con cospicui interessi nell’industria dietetica, come azionisti o come consulenti – ha rilasciato il suo rapporto: una meta-analisi di 97 studi precedenti. Per esempio, l’associazione ha rilevato che gli individui “sovrappeso” (secondo il BMI) hanno un rischio più basso di morte prematura degli individui con peso “normale” e che non c’era relazione diretta fra l’essere grassi e il morire prematuramente. Solo nei casi di un altissimo grado di obesità il rischio era presente. Il giornalista Paul Campos, per The New York Times, commentò la vicenda così: “Se il governo dovesse definire come peso normale quello che non aumenta il rischio di morte, allora circa 130 milioni dei 165 milioni di americani adulti attualmente definiti sovrappeso e obesi rientrerebbero nella categoria di un peso normale. Si tratta del 79%. Vale la pena ripeterlo: misurando il rischio di morte prematura, allora il 79% delle persone che al corrente svergogniamo per il loro peso sarebbe ridefinita come perfettamente normale. Ideale, persino. Diciamo che siamo felici di essere paffuti, sapendo come un corpo che felicemente bilancia soffice e forte sarà il tipo di corpo che ci porterà attraverso una vita intera.”

Ma no, ma no, è la salute: non aggrediamo le persone (le donne soprattutto) per il loro peso tramite programmi tv, annunci pubblicitari, film, libri, medici incompetenti, non le svergogniamo e non le insultiamo perché l’industria globale dei prodotti dietetici e farmaceutici diretti allo scopo ci guadagna una spaventosa pacca di miliardi l’anno. No, infatti le “medicine” per dimagrire hanno questa simpatica storia:

Dinitrophenol” 2 e 4: prodotto ritirato del mercato nel 1938 perché causava ipertermia fatale;

Amfetamine con il nome di “Obetrol” (assuefazione, vari effetti collaterali): prodotto ritirato dal mercato nel 1973;

Fen-phen” e “Redux”: prodotti ritirati del mercato nel 1997 perché causavano problemi al cuore;

Meridia”: prodotto ritirato dal mercato nel 2010 perché causava danni cardiovascolari e infarti;

Orlistat”: prodotto ancora sul mercato alcuni anni fa, ignoro se ora sia stato ritirato. Causa perdite continue di feci liquide, danno ai reni, non assorbimento delle vitamine e, vivaddio, alleluia, che gioia… modesta perdita di peso.

Ti serve altro, cara Coop? Altre ricerche, magari?

http://www.jabfm.org/content/25/1/9.abstract?etoc

http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/10546694

Sono studi con un database che vanta 1.800.000 osservazioni su persone per almeno un anno:

http://www.cooperinstitute.org/ccls

e sostengono che la salute sia multidimensionale, non direttamente legata al peso corporeo, non interamente controllabile, e che le abitudini salutari siano cosa assai migliore per i corpi umani della perdita di peso. Di mio aggiungo che la salute non è un indicatore di valore delle persone umane.

Inoltre, checché creda il vostro “medico”, è proprio vero: la perdita di peso a lungo termine – parliamo di un ammontare superiore ai 15 chili per un periodo di almeno cinque anni – è quasi impossibile e l’oscillazione fra dimagrimento e ripresa del peso perduto fa decisamente male alla salute (cuore e reni sono quelli che ne risentono per primi):

http://www.cbc.ca/news/health/obesity-research-confirms-long-term-weight-loss-almost-impossible-1.2663585

Cara Coop, nonostante i tuoi “esperti” mi sputino in faccia dicendo che sono tossicodipendente e malata, e nonostante il mio peso e i miei quasi sessant’anni, le mie analisi di sangue e urina NON RILEVANO valori fuori norma. Chiaro? Persino la glicemia è a posto, sebbene io abbia avuto madre e nonna diabetiche. Sì, mi disturba doverti raccontare i fatti miei, ma non mi stai lasciando scelta, perché non mi rispetti come essere umano. Un essere umano grosso, largo, chiamami come ti pare e non accuserò offesa, ma che io resti tua socia dipenderà dal fatto che tu smetta di diffondere falsità sugli individui del mio tipo. Sono un membro attento e impegnato della comunità umana in cui vivo, sono in salute, resto titolare dei diritti umani iscritti nella Dichiarazione Universale del 1948 (diritti inviolabili, intangibili, inalienabili) qualsiasi sia la mia percentuale di grasso corporeo, sono stanca di bambine che si buttano dal balcone a 12 anni perché la propaganda in auge dice loro che sono troppo “pesanti” per essere degne di vivere e non intendo in alcun modo essere complice di quest’andazzo criminale.

Maria G. Di Rienzo, 15 febbraio 2017

P.S. Alcuni dati sono ripresi pari pari da miei articoli precedenti.

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Girls Pride Irlanda

(la scritta sulla maglietta dice: Trasformare le giovani vite delle persone LGBT)

11 agosto 2017: “Roma, Centocelle, assalto omofobo al Vanity Dance Studio: “Froci andatevene!” – Dopo mesi di continui attacchi, ieri notte la sede è stata completamente imbrattata di scritti e disegni osceni e offensivi. E adesso la scuola, diventata punto di riferimento per i ragazzini del quartiere, rischia di chiudere.”

10 agosto 2017: “Insulti omofobi alle baby calciatrici” – Il procuratore federale interregionale della Figc ha deferito al Tribunale federale territoriale (…) la Polisportiva Bruinese a titolo di responsabilità concorrente e oggettiva per l’operato dei propri dirigenti, anch’essi deferiti.

Il deferimento è riferito a “presunti comportamenti omofobi e discriminatori messi in atto da giocatori, dirigenti e tifoseria” della Bruinese nei confronti di calciatrici del Torino in occasione di una partita della categoria giovanissimi fra le ragazze della formazione granata con la squadra maschile della Bruinese giocata il 13 aprile scorso.”

Non so che età avessero gli allievi dello studio di danza, ma la parola “ragazzini” mi fa pensare a minori adolescenti. So invece che età comprende la categoria “giovanissimi” nel calcio: maschi e femmine tra i dodici e i quattordici anni (dalle categorie superiori ragazze e ragazzi giocano in tornei separati e hanno limiti di età diversi).

Si tratta comunque assai spesso del momento in cui le giovani persone omosessuali trovano un punto fermo nel mezzo dei messaggi contraddittori che le hanno rese confuse e incerte sino ad allora: è l’età in cui il coming out lo si fa interiormente, dicendo a se stessi “questo è ciò che io provo, questo è ciò che io sono”. E’ anche il momento in cui la violenza nei loro confronti è giustificata da culture/religioni con il pretesto di “difendere i minori”… da loro stessi.

Oltre settanta nazioni, al mondo, criminalizzano ancora l’omosessualità e per cinque di esse la pena prevista per chi ne sia giudicato “colpevole” è quella capitale. Le leggi che direttamente o indirettamente rendono reato penale una caratteristica umana per “proteggere i bambini”, così come le “campagne anti-gender” (che sono campagne anti-omosessualità), non fanno che esacerbare la violenza e la discriminazione, ottenendo l’esatto opposto effetto per i minori, siano essi LGBT o siano semplicemente sospettati di esserlo o prendano le parti di qualcuno di questi ultimi.

In pratica dappertutto è possibile trovare cialtroni sadici che pretendono – abbiano o meno la benedizione di governi e chiese – di essere in grado di modificare l’identità e l’orientamento delle ragazze e dei ragazzi omosessuali: tale terapie sono “non etiche, non scientifiche e inefficaci e possono essere paragonate alla tortura” (Nazioni Unite, Ginevra, 2015). Per essere oggetto di bullismo a scuola da parte di compagni (e sovente insegnanti) non occorre essere gay o lesbiche, basta essere percepiti e classificati come tali; in alcuni paesi tale giudizio sommario è sufficiente per rifiutare l’ammissione a scuola a uno/una studente o per espellerlo/a.

Credete che tutto questo passi senza lasciare tracce nel cuore di un ragazzo o di una ragazza, ne sia pure lui o lei unicamente testimone? Lo stigma sociale diventa auto-stigmatizzazione. Le abilità personali si affievoliscono e appaiono come non dare più gioia a chi le possiede, la salute ne risente a livello fisico e mentale, l’ansia del doversi mimetizzare e nascondere conduce a entrare in relazioni non desiderate e potenzialmente pericolose, la capacità di immaginare un futuro felice per se stessi va a picco. Ma noi diciamo che Carlo sembra un po’ depresso e Luisa non va più volentieri a scuola “perché l’adolescenza è così”, basta aspettare o magari dargli/darle del Prozac, passerà. Non è vero. Se non interveniamo aiutandoli a restaurare la loro autostima andrà peggio.

Nel continuum di violenza che si abbatte su di loro si creano picchi in cui fra la loro vita e la loro morte resta solo un piccolo spazio. Quando è riempito da “Froci andatevene” o – presumo – da “Lesbiche schifose”, Carlo e Luisa possono pensare che non valga più la pena esistere. Perciò, quelle scritte di vernice spray e quelle parole sputate con disprezzo sono assassine.

Maria G. Di Rienzo

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Il mio sangue

pride flags

abominio.

perversione.

satanica.

meglio morire che essere gay.

e la mia personale favorita,

“per favore ucciditi, disgustosa fica lesbica”.

io porto queste frustate sulla schiena,

ma il sangue che da esse spilla è più puro

di qualsiasi fiala d’acqua santa dei preti.

perché il vostro “dio” è un falso fuoco, che ruggisce per distruggere.

(tratto da: “This Isn’t Me Anymore”, di Bailey Workman, poeta contemporanea e studente universitaria, trad. Maria G. Di Rienzo. Il testo è privo di maiuscole nell’originale.)

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