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Posts Tagged ‘prostituzione’

C’è uno sceneggiato in preparazione per Netflix che preferiremmo non vedere. Soprattutto, vorrebbero che la produzione si fermasse 56 fra attiviste contro lo sfruttamento sessuale e sopravvissute al traffico sessuale, che hanno spiegato come lo sceneggiato “Baby” normalizza l’abuso sessuale dei minori:

http://endsexualexploitation.org/wp-content/uploads/Netflix_Baby_Sign-On-Letter_FINAL_01-11-18-1-1.pdf

“Come sopravvissute al traffico sessuale e/o esperte della materia, fornitrici di servizi sociali e attiviste per l’abolizione dello sfruttamento sessuale, – si legge nel documento – scriviamo per esprimere la nostra profonda preoccupazione rispetto all’intenzione di Netflix di sviluppare una serie televisiva per il mercato italiano basandosi sulla storia “Baby”. Come sapete, la trama fa generico riferimento allo “Scandalo delle Baby Squillo” (i.e. “scandalo delle prostitute bambine”), che ha coinvolto nello sfruttamento sessuale commerciale ragazze di 14-15 anni, almeno una delle quali trafficata sessualmente dalla propria madre.

https://lunanuvola.wordpress.com/2013/10/29/la-normalita-di-viale-parioli/

Per favore vedete di capire che non esistono “prostitute bambine” – esistono solo bambine abusate sessualmente, sfruttate e stuprate. Più di 40 uomini sono stati sospettati di aver acquistato le ragazze e otto trafficanti sono stati arrestati: il capo della banda ha ricevuto una sentenza di 10 anni di carcere. (…)

Non solo Baby è associato allo sfruttamento sessuale avvenuto nelle vite reali di ragazzine di 14-15 anni, ma è già stato presentato come una storia di “formazione” su adolescenti che “sfidano le norme sociali” nel tentativo di erotizzare il sistema di sfruttamento della prostituzione.

https://lunanuvola.wordpress.com/2016/10/09/non-sono-giocattoli/

Ci sono pochi dubbi sul fatto che il commercio sessuale sarà usato come comodo sfondo per mescolare alla sceneggiatura scene sessualmente esplicite in cui attrici recitano nel ruolo di ragazze adolescenti. Facendo questo, normalizzerete lo sfruttamento sessuale commerciale dei minorenni.

(questa serie tv) è destinata a perpetuare due pericolosi miti che circondano l’abuso sessuale:

Mito n. 1 – La prostituzione delle adolescenti è distinta dal traffico sessuale.

Per la legge (…) non esistono “prostitute minorenni”. Chiunque sia coinvolto in sesso commerciale e sia minore di 18 anni è per legge una vittima di traffico sessuale; la legge perciò afferma che le/i minori non possono acconsentire al proprio sfruttamento sessuale.

Quando la società normalizza l’idea della prostituzione di minori, per esempio per “l’intrattenimento” che essa genera e la assimila, diventa più difficile per le forze dell’ordine ottenere la condanna di trafficanti, magnaccia e compratori di sesso che stanno abusando dei/delle minori. (…)

Mito n. 2 – La prostituzione è un’affascinante, anche se rischiosa, avventura imprenditoriale.

Persino nelle cosiddette cerchie della prostituzione VIP, la prostituzione è raramente un affare conveniente per quelle che sono comprate e vendute. La sopravvissuta alla prostituzione Rebecca Bender ha detto: La maggior parte delle donne che hanno alte tariffe e clientela di alta classe sociale, hanno pure un trafficante che si prende il 100% dei loro soldi. (…)”

La lettera presentata da Lisa Thompson, vicepresidente di NCOSE – National Center on Sexual Exploitation, oltre a contenere precisi – e strazianti – riferimenti a studi e ricerche sulla violenza inestricabilmente legata alla prostituzione, propone a Netflix un codice di condotta.

Se Netflix ha di recente licenziato Kevin Spacey (“House of Cards”) per le molestie sessuali di cui è accusato, ha detto Thompson alla stampa, “produrre uno show che glorifica il traffico sessuale di minori e lo classifica come tagliente intrattenimento è il massimo dell’ipocrisia.”

Maria G. Di Rienzo

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(“Swedish rape law would require explicit consent before sexual contact” – Associated Press / The Guardian – 20 dicembre 2017. Trad. Maria G. Di Rienzo.)

manifestazione svezia

(Dimostrazione contro lo stupro a Malmo, Svezia, 19.12.2017. Foto di Johan Nilsson/EPA.)

La Svezia si sta muovendo per cambiare la sua legge sullo stupro affinché sposti l’onere della prova da chi denuncia al presunto assalitore, in una proposta che richiederà alle persone di ottenere un esplicito consenso prima del contatto sessuale.

Isabella Lovin, la Vice Primo Ministro, ha detto che la recente campagna anti-molestie #metoo (“anch’io”) ha dimostrato la necessità di una nuova legislazione, la cui approvazione da parte del Parlamento è attesa per giovedì.

Secondo l’attuale legge svedese, una persona può essere perseguita per stupro solo se si dimostra che ha usato minacce o violenza. Secondo la proposta di legge, lo stupro potrà essere provato se chi denuncia non ha dato il suo esplicito consenso verbale o ha chiaramente dimostrato il desiderio di intraprendere attività sessuali.

Stefan Lofven, il Primo Ministro, ha ribadito come la “storica riforma, che la sua coalizione stava preparando sin da quando ha preso il potere nel 2014, miri a spostare l’onore della prova da chi denuncia lo stupro o l’assalto sessuale al presunto perpetratore. Rivolgendosi alle vittime ha detto: “La società è al vostro fianco.”

Se la legge sarà approvata, entrerà in vigore il 1° luglio.

La bozza fa parte di una serie di iniziative attualmente proposte. Altre renderanno illegale per gli svedesi assumere prostitute all’estero e aumenteranno le pene per gli offensori. Comprare sesso in Svezia è già illegale.

I critici dicono che la legge proposta non darà come risultato più condanne.

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(brano tratto da “A Women’s Revolt That Targets Far More Than Sexual Abuse”, di Chris Hedges per Truthdig, 3 dicembre 2017. Hedges è un giornalista vincitore del Premio Pulitzer, ex docente universitario e autore di undici libri. L’immagine è un particolare di una fotografia di Agata Chybińska – Agarianna. Trad. e adattamento Maria G. Di Rienzo.)

protesta donne polacche foto di agata chybińska

La stampa, strombettando i dettagli raccapriccianti e volgari delle accuse di aggressione sessuale rivolte a uomini potenti, ha mancato la vera storia – l’estesa rivolta popolare guidata da donne, molte delle quali si sono fatte avanti nonostante i violenti attacchi e i termini dettati da accordi di confidenzialità legalmente vincolanti, per denunciare i privilegi delle élite corporative e politiche.

Questa rivolta delle donne non riguarda solo l’abuso sessuale. Concerne la lotta contro la struttura del potere corporativo che istituzionalizza e abilita misogina, razzismo e bigottismo. Concerne il ripudiare la credenza che ricchezza e potere diano alle élite il diritto di dedicarsi al sadismo economico, politico, sociale e sessuale. Sfida l’etica contorta per cui chi è schiacciato e umiliato dal ricco, dal famoso e dal potente non ha diritti e non ha voce.

Le donne stanno scegliendo con attenzione gli uomini che stanno alle vette del potere per parlare di razza e classe e sesso. – mi ha detto la femminista Lee Lakeman, da me raggiunta al telefono a Vancouver – (Queste donne) sanno quel che stanno facendo. Non puoi abbattere qualcuno come Harvey Weinstein senza coinvolgere un’intera industria. Il femminismo non è mai stato solo il proteggere noi stesse come individui. E’ resistenza collettiva. Ha una vitalità che noi dobbiamo usare per aver a che fare con queste gerarchie. Dobbiamo essere alle spalle di queste donne che stanno fronteggiando i potentati. Abbiamo bisogno di attrarre attenzione sulle strutture del potere. Chiaramente, le donne non vogliono solo la fine delle molestie sessuali sul lavoro. Vogliono lavori seri e sicuri. Vogliono rispetto per il loro lavoro. Vogliono essere credute quando parlano. Vogliono sia dato loro credito per le loro idee. (…)”

La patologia degli uomini che forzano le donne a guardarli mentre si masturbano nella doccia o che chiudono le porte dei loro uffici di modo da potersi abbassare i pantaloni o palpare donne terrorizzate e umiliate in cerca di un lavoro, tirocinanti o colleghe è emblematica del narcisismo e della sfrenata auto-adulazione che arriva con l’eccessivo potere. Questi assalti sono l’espressione di una diffusa oggettivazione delle donne la cui linea principale è una cultura pornificata. L’erotismo non è reciproco nella pornografia o nella prostituzione. Gli uomini godono umiliando, degradando, insultando e violando fisicamente le donne. Le attuali rivelazioni non riguardano alle fine, neppure il sesso. Riguardano l’eccitazione solipsistica che l’umiliazione e l’abuso fisico delle donne, prodotti basilari del porno e della prostituzione, hanno condizionato gli uomini a confondere con il sesso.

Coloro che si comportano in tal modo, e Donald Trump è il manifesto vivente di questa malattia culturale, sono così atomizzati e narcisisti da credere che essi soli esistono. Sono incapaci di vere relazioni. Manca loro la capacità per l’empatia o la riflessione su se stessi. Il loro abuso delle donne, tuttavia, è solo un esempio della miriade di abusi che si sentono legittimati a operare nelle loro interazioni professionali e personali. (…)

Gli uomini potenti che fanno i predatori sessuali vivono in un universo rarefatto in cui possiedono chiunque li circondi. Chiedono obbedienza incondizionata. Devono essere al centro dell’attenzione. Solo la loro opinione conta. Solo i loro sentimenti sono importanti. Non distinguono il giusto dallo sbagliato e le menzogne dalla verità. Sono i moderni padroni di schiavi. Chi lavora per loro è costretto a cantare, danzare, fornire piacere fisico o prendersi le frustate. Perché i padroni hanno il potere, garantito loro dalle istituzioni corporative e politiche, di perseguitare e screditare chiunque li sfidi. (…)

Stiamo guardando la fine dell’Impero Romano.”, mi ha detto ancora Lakeman, “Stiamo vedendo gente che si aggrappa al potere in ogni modo disgustoso. Le donne stanno cercando una via d’uscita. Stanno cercando di mettere a posto almeno alcune cose. Ci sono stati negati tutti i modi che erano stati promessi. Questo è il risultato di cinquant’anni di lavoro femminista contro la violenza. Quelli che sono in posizioni di potere nelle corporazioni economiche e in politica sono molto nervosi. Non possono controllare quel che sta accadendo. C’è una vera rivolta e nessuno è in grado di scoprire chi è la leader per sopprimerla.”

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Solo due su ventisei hanno un nome: Osato Osaro, identificata dal fratello e Marian Shaka, identificata dal marito. Venivano dalla Nigeria e le hanno seppellite tutte a Salerno ieri. La loro età andava dai 14 ai 18 anni. Osato e Marian erano incinte.

salerno funerale

(particolare di una foto di Alessandra Tarantino/AP)

Secondo l’Organizzazione internazionale per le migrazioni, solo quest’anno sono morte o risultano disperse nel Mediterraneo 2.715 persone che tentavano di raggiungere l’Italia.

I risultati delle autopsie dicono che le ventisei ragazze sono decedute per annegamento e non presentavano segni di stupro o abuso fisico. Tuttavia, è possibile che molte di esse fossero vittime di traffico, giacché la maggioranza delle donne nigeriane in Italia è trafficata per lo sfruttamento sessuale o lavorativo e la Libia, paese da cui sono partite, è diventata uno dei fulcri del traffico internazionale di esseri umani.

Questo il nostro mondo ha offerto a giovanissime donne coraggiose e disperate: essere usate e consumate come oggetti o morire aggrappate a un gommone.

Viste o non viste, conosciute o innominate, ogni ferita inferta a loro sanguina in ognuna di noi; ogni loro morte strappa via da noi un brandello di vita. Maria G. Di Rienzo

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(tratto da: “Opinion: Criminal justice system is failing women”, di Hilla Kerner – in immagine – per The Vancouver Sun, 6 novembre 2017. Hilla lavora per il Vancouver Rape Relief and Women’s Shelter. Trad. Maria G. Di Rienzo.)

hilla

Noi, le donne che lavorano nei centri antistupro, non avevamo bisogno della campagna #MeToo (“Anch’io”) per sapere quanto comune è per le donne far esperienza di aggressione sessuale e stupro. Essere una bambina e una donna in questo mondo significa essere probabilmente assalite. Se siamo povere, indigene, donne di colore, o donne con disabilità cognitive o fisiche, è ancora più probabile che noi si sia aggredite sessualmente – è quasi garantito.

Il comune sessismo e il disprezzo delle donne in tutti gli aspetti delle nostre vite private e pubbliche insegnano agli uomini a vederci e trattarci come “cose” e non come completi esseri umani. La pornografia è devastante ed efficace come promozione e rinforzo della violenza sessualizzata degli uomini contro le donne. La prostituzione è una devastante ed efficace promozione della mercificazione della donne – l’uso delle donne come merci che possono essere comprate e vendute da uomini.

Noi usiamo spesso il termine “cultura dello stupro” per descrivere l’accettazione, la collusione, la promozione della violenza maschile contro le donne. E gli uomini usano la cultura dello stupro per sostenere la struttura dello stupro; una struttura che mantiene gli uomini in posizione di dominio e noi donne in posizione di sottomissione.

L’accumulazione e l’impatto di tutti gli stupri individuali che gli uomini commettono contro singole donne sostengono il potere di tutti gli uomini su tutte le donne. Naturalmente, sappiamo che non si tratta di ogni uomo. Sappiamo che non tutti gli uomini picchiano le loro mogli o comprano sesso o sono stupratori o pornografi. Ma è certo che molti uomini sono così.

Sappiamo questo grazie a tutte le donne che chiamano il nostro centro antistupro e altri centri, e grazie a tutte le donne che stanno vivendo nei nostri, e altri, rifugi. E ora, chiunque presti attenzione pure lo sa, grazie a tutte le donne che stanno dicendo #MeToo.

Noi crediamo che gli uomini possano cambiare. Noi crediamo che gli uomini possano fare meglio. Noi crediamo che gli uomini possano trattarci meglio. Ma non è probabile che cambino sino a che hanno il permesso e l’incoraggiamento a violare la nostra autonomia e integrità corporea.

Il modo per scuotere i pilastri della struttura dello stupro consiste nel far rispondere in termini di responsabilità gli uomini che commettono violenza contro le donne. Fino a questo momento, il sistema giudiziario ha mancato in tal senso. (…)

Rendere accessibili i dati del sistema giudiziario-penale rivelerà tutti i punti in cui fallisce quando tratta la violenza maschile contro le donne. E’ un primo cruciale passo che deve essere fatto se vogliamo vedere un qualsiasi cambiamento. E noi dobbiamo vedere del cambiamento, e dobbiamo vederlo presto. Abbiamo aspettato troppo a lungo.

Vogliamo la nostra sicurezza, la nostra eguaglianza e libertà, e le vogliamo ora.

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(tratto da: “This British Human Trafficking Survivor Was Forced to Have Sex 25 Times a Night — But Now Fights Modern Slavery”, di Imogen Calderwood per Global Citizen, 18 ottobre 2017, trad. e adattamento Maria G. Di Rienzo.)

Soho red light district

(Il distretto “a luci rosse” di Soho, Londra. Immagine di Chris Goldberg.)

Sophie aveva appena compiuto 24 anni quando partì da Leeds per l’Italia insieme all’uomo che credeva fosse il suo migliore amico e il suo ragazzo. Pensava che si sarebbe trattato di una settimana di vacanza. Invece, sparì per sei mesi.

Il suo ragazzo l’aveva ingannata e la forzò a cominciare a prostituirsi affinché guadagnasse soldi per lui. La sottopose ad atti di bullismo, la picchiò e la costrinse a fare sesso con estranei. Sophie (uno pseudonimo) divenne ciò che non avrebbe mai immaginato.

Dopo sei mesi, Sophie riuscì a fuggire e ora dirige un programma di sostegno per le sopravvissute, le donne in Inghilterra che sono state identificate come trafficate. Questa è la sua storia:

“Kas disse, c’è qualcosa che puoi fare per me. C’è qualcosa che puoi fare per dimostrare che mi ami. Ho contratto un debito che dev’essere pagato. Tu lo ripagherai per me. Ti troverò un posto in cui lavorerai, per strada. E all’improvviso capii, come se fossi stata colpita fisicamente, che il lavoro nelle strade di cui parlava era la prostituzione.

E’ difficile immaginare di essere totalmente sotto controllo da parte di qualcuno. Io non pensavo neppure di mettere in discussione l’autorità di Kas su di me e gli credevo completamente quando diceva la mia parola è legge, devi fare quel che ti dico. Tutto quello a cui pensavo era il tentare di non fare nulla che potesse irritarlo. Persino il più piccolo, in apparenza il più insignificante degli errori lo rendeva furioso. Ero sempre spaventata.

(Un giorno) senza preavviso, si slanciò attraverso la stanza. Mi afferrò alla gola e prese a sbattere la mia testa sulla parete a piastrelle della doccia. Io cominciai ad annaspare e a tentare di riprendere il respiro. Stavo ancora boccheggiando quando mi afferrò di nuovo alla gola, sbatté di nuovo la mia testa sulla parete e gridò: Tenta di fare una sola fottuta cosa e vedrai cosa farò a te. Se tenti di andare da qualche parte, o di dirlo a qualcuno, ti uccido.

Sopravvivere diventò il separare la mia mente dal mio corpo. Se provavo a pensare ad altro ciò mi sconvolgeva e mi rendeva più difficile scollegarmi da quella che una volta era la mia realtà, ma ora era il mio passato. Quel che volevo, e quel che provavo, non avevano più importanza, perché il mio solo scopo era diventato guadagnare denaro per Kas.

Lavoravo sette notti a settimana, dalle 8 di sera sino alle 5-6 del mattino. Avevo una media di 25 clienti a notte e non ci volle molto perché il mio spirito andasse in pezzi. Ero così stanca che nulla sembrava avere importanza, non mi curavo di essere viva o morta.

Avevo clienti di tutte le età, dagli appena ventenni agli oltre sessantenni o persino più vecchi. E alcuni di loro avevano un bell’aspetto, cosa che non mi ero aspettata. Certamente non avrei immaginato che alcuni di loro fossero tipi normali, con fidanzate, o con mogli e figli.

Non mi sono mai, mai abituata al fatto che la maggioranza degli uomini che mi sceglievano sembravano considerare la cosa normale e chiaramente non provavano alcuna vergogna al riguardo. A volte uno mi chiedeva quanti anni avevo e quando glielo dicevo se ne usciva con ah, hai la stessa età di mia figlia. Il che era raccapricciante per me, ma sembrava non disturbare per niente gli uomini. Era un mondo bizzarro e surreale e sebbene nulla in esso mi fosse familiare, nulla mi sorprendeva davvero.

La mia vita si era ridotta a una manciata di funzioni basilari. Dormivo, mi alzavo, mangiavo, facevo sesso con estranei, tentavo di schivare la polizia o di essere aggredita da qualcuno, tornavo a casa, davo tutti i soldi che avevo guadagnato a Kas.

Un giorno, in uno dei suoi rari momenti di buonumore, mi disse che si era innamorato di me la prima volta in cui mi aveva vista. Come puoi amarmi? Cosa c’è da amare in me? Sono come uno zombie. Non parlo a meno che non mi si rivolga la parola, sorrido solo quando tu mi dici di farlo. Come puoi amare una persona del genere? Ma lui si limitò a ridere e disse: Sei pazza, donna. E’ tutto nella tua testa.

E per un momento, mi sono chiesta se forse mi amava veramente e se io non riuscivo a capirlo perché ero abituata a pensare di non poter essere amata.

E’ facile considerare le ragazze che lavorano sulle strade come lavative o drogate, senza mai pensare al perché si stanno prostituendo. E la verità è molte di loro sono state trafficate e lavorano per lunghe, miserabili ore che distruggono l’anima, a beneficio di uomini crudeli e violenti. Sono costantemente spaventate, non solo per quel che può accadere loro se non fanno quel che gli si dice, ma anche per le minacce assai reali dirette alle loro famiglie e alle persone che amano.

Robin, una poliziotta, mi chiese: Capisci cosa ti è successo? Di essere stata trafficata? Per quanto strano possa sembrare, non avevo mai pensato alla faccenda in quei termini.

Penso ancora a Kas, per qualche ragione, la maggior parte dei giorni. E a volte mi chiedo se sta facendo la stessa cosa ad altre ragazze e prego di no. Se dovessi trovarmelo davanti ora, avrei ancora paura di lui. Ma solo perché sono stata condizionata a temerlo. Sono più forte di prima, e non sono più sola, perciò so che non può ferirmi. E penso che avrei la forza di dirgli di lasciarmi in pace.”

Sophie ha creato nel 2012 la “Sophie Hayes Foundation”, che fornisce servizi di sostegno a donne e bambine che sono state trafficate. La sua testimonianza è tratta dal suo libro “Trafficked: My Story” ed è stata condivisa come parte di un evento organizzato da Equality Now a Soho, il distretto “a luci rosse” di Londra, il 18 ottobre 2017: in Gran Bretagna il 18 ottobre è il Giorno Anti-Schiavitù. Potete ascoltare la voce di Sophie e le voci di altre sopravvissute qui:

https://www.equalitynow.org/stories-of-human-trafficking-survivor-sex-trafficking

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Il 24 agosto scorso il cadavere di Gloria Pompili, 23 anni, è rinvenuto sul ciglio di una strada di Prossedi, in provincia di Latina. A un primo esame, poi confermato dall’autopsia, risulta che la giovane donna sia morta di botte. Gloria era una prostituta e cioè, secondo la narrativa in auge tesa a sfumare – disinfettare – ammorbidire la violenza inerente la prostituzione, una “sex worker” liberata e trasgressiva ecc. che se la gode moltissimo a fare sesso con uomini che non conosce e per cui non prova attrazione, che guadagna bei soldi e li usa per lo shopping “fashionista” e dandoci dentro finirà per comperarsi un attico molto trend in centro città. C’è persino la possibilità che un bellissimo miliardario si innamori di lei (“Pretty Woman” – 1990) e comunque il suo è solo uno stile di vita in cui lei ha il completo controllo della situazione e seduce poveri uomini ingenui come niente fosse (“The girlfriend experience” – 2009 film, 2016 serie televisiva)…

Il 19 settembre i due assassini, un uomo e una donna in coppia (lei parente della vittima, lui fratello del compagno di quest’ultima) che erano i magnaccia di Gloria, sono stati arrestati. La picchiavano regolarmente perché la giovane donna voleva uscire dalla prostituzione. La notte del 23 agosto, spiega La Stampa, “il pestaggio sarebbe andato oltre. Gloria Pompili ha subito la frattura di una costola, che le ha perforato il fegato, la milza, e provocato un’emorragia che non le ha lasciato scampo.” L’articolista definisce tale pestaggio mortale, avendo davanti agli occhi un quadro di violenza continua e premeditata, un “folle gesto”, perché è questo il “politicamente corretto” attuale: qualsiasi tipo di violenza contro le donne, anche quando le ammazza, è una spersonalizzata tragedia e chi ferisce e uccide è solo momentaneamente folle, obnubilato dal terribile raptus.

Gloria non ha potuto compiere le proprie scelte da viva e non avrà giustizia da deceduta – nemmeno il racconto in cronaca della sua vicenda gliela rende. Gloria è morta per i peccati di qualcuno (parafrasando Patti Smith) ma non per i propri. Maria G. Di Rienzo

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