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(“How can we use our voices more effectively? Navigating narratives, privilege and power”, di Aya Chebbi per ACEVO – 30 things to think about, 25 novembre 2017, trad. Maria G. Di Rienzo.

Aya Chebbi – in immagine – è un’attivista femminista tunisina, tra le altre cose fondatrice e presidente dell’Afrika Youth Movement. Avevo già scritto di lei qui:

https://lunanuvola.wordpress.com/2012/12/06/se-nasco-di-nuovo/ )

aya

Per fare la differenza, in un mondo che sta cambiando moltissimo, dobbiamo essere in grado di maneggiare le narrazioni, il privilegio e il potere.

Narrazioni

Per i prossimi decenni, il mondo continuerà a essere costruito attorno alle narrazioni.

Chi dà forma alle narrazioni? E quali voci sono udite?

Prendete come esempio i giovani. L’anno scorso ho fatto ricerca sulla radicalizzazione giovanile, portando avanti uno comparato fra il reclutamento di Al-Shabaab in Kenya e quello di Daesh in Tunisia. La mia scoperta più importante è stata che la narrativa della vittimizzazione della gioventù marginalizzata sta contribuendo alla radicalizzazione della gioventù stessa.

La narrativa della vittimizzazione è usata dai gruppi estremisti per il reclutamento e per mantenere il sostegno che hanno. Molti giovani hanno interiorizzato l’idea di essere marginalizzati e sono percepiti come eroici quando si uniscono a questi gruppi violenti.

Dobbiamo chiedere a noi stessi: stiamo contribuendo a narrazioni di responsabilizzazione / legittimazione o di immiserimento? Offriamo contro-narrazioni o creiamo nuove narrazioni sulla leadership, la partecipazione e la rappresentanza della gioventù?

Ci sono attualmente due modi in cui il settore dedicato allo sviluppo parla dei giovani – come beneficiari dello “sviluppo della gioventù” o come partecipanti allo “sviluppo guidato dalla gioventù.” Spesso non è chiaro se, come gruppo, i giovani siano ritratti come problema o come soluzione.

Il numero dei giovani raddoppierà nei prossimi decenni. Il primo passo per potenziare la gioventù è cambiare la narrazione, andando dai giovani come soggetti dello sviluppo a elementi motore dello sviluppo. Più generalmente, siamo esposti in modo regolare a narrazioni di misoginia, violenza e sfruttamento, a volte senza alcune visione alternativa del mondo.

Le narrazioni diventano un luogo di appartenenza e identità per molti. E’ cruciale fornire narrazioni alternative per le sfide attuali e l’ignoto futuro. Per esempio, come si manifesta la dignità in narrazioni che degradano gli esseri umani?

Privilegio

Se stai leggendo questo, significa che sei uno/a del 52% delle persone che ha il privilegio di essere online.

Il 48% della popolazione mondiale è offline. Noi possiamo parlare della trasformazione digitale come di una forza innovativa, ma il digitale è anche uno spazio privilegiato, chiuso, elitario. L’informazione è potere e il potere è largamente diseguale, dipendendo da chi può avere accesso all’informazione e controllare la connettività e chi non può.

Quelli che non sono connessi possono essere invisibili, fuori dal raggio della rivoluzione digitale.

Quelli di noi che sono online hanno la responsabilità e l’opportunità di fare la differenza. Far sentire le nostre voci non significa che stiamo parlando per conto di tutti. Significa invece alzare e amplificare le voci di chi è più vulnerabile.

Lo spazio online può essere un respiro di libertà, specialmente nelle società repressive e nei luoghi della società civile. Tuttavia, dobbiamo cercare di prevedere quando il divario digitale si amplierà o si chiuderà.

E cosa stiamo facendo su questo in relazione al genere? O allo sviluppo? Quali sono gli spazi di cui abbiamo bisogno online e offline, per assicurarci che i privilegi dell’accessibilità diventino diritto per tutti? E’ come rendere la cultura accessibile a chiunque e non solo a quelli che possono permettersi i festival.

Potere

Per fare la differenza, dobbiamo credere nel potere delle persone. Il loro potere non di guardare il sistema e lamentarsene, ma di cambiarlo. Il loro potere di migliorare l’umanità e non di distruggerla. Il loro potere che le guida, a partire da un luogo d’amore, a portare guarigione ovunque e a riparare gli spazi spezzati del nostro mondo.

Il potere più forte della nostra era è la solidarietà transnazionale. C’è il potere politico, il potere economico e c’è il potere del lavorare insieme per affrettare il cambiamento con gli attrezzi e i talenti che abbiamo acquisito. Nel mondo globalizzato con le sue varie sfumature di oppressione, le nostri voci saranno efficaci solo se sono unite e disposte a collaborare.

Nel mentre il mondo diventa un villaggio globale, il controllo delle frontiere cresce, dipingendo un futuro incerto. Il legame della solidarietà può essere forgiato o distrutto. Perciò, più costruiamo sul potere della solidarietà, più saremo pronti per il futuro. Le lotte dei prossimi decenni richiederanno la solidarietà transnazionale.

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protesta ny

L’immagine viene da un video reportage di Sonia Rincon per la CBS, il luogo è il quartiere SoHo di New York e i cartelli dicono:

Pornhub vende lo stupro – Sì all’erotismo, no alla violenza sessuale – Boicotta la violenza sessuale – Non c’è posto per Pornhub a New York – Pornhub vende l’incesto – Pornhub vende il razzismo.

Altri due dichiarano l’appartenenza delle manifestanti: NOW – Organizzazione nazionale delle donne e CATW – Coalizione contro il traffico di donne.

Era l’8 dicembre u.s. e le donne stavano protestando per l’apertura da parte di Pornhub di un “negozio temporaneo” promozionale (chiuderà il prossimo 20 dicembre), dicendo la semplice verità e cioè che il “fulcro della pornografia” – una possibile traduzione di Pornhub – non vende erotismo ma oggettivazione, abuso, traffico, violenza, razzismo e umiliazione, il tutto rivolto alle donne. C’era anche Gloria Steinem (in immagine qui sotto), che assieme a Sonia Ossorio del NOW ha spiegato alla stampa quanto insana è diventata la pornografia:

gloria protesta ny

“Normalizza la violenza e la degradazione di donne e bambine. Pornhub è un fulcro di violenza, un fulcro di pericolo per le donne.”, ha detto Gloria.

“Pornhub vende l’idea dell’abuso sessuale di bambini, vende insulti e stereotipi razzisti.”, ha aggiunto Sonia, che ha anche chiesto all’amministrazione cittadina di proibire l’apertura di simili negozi da parte di Pornhub in futuro.

Maria G. Di Rienzo

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Black is black

linea piatta

Il monitor è andato. L’appendice umana del sistema – io – sarà probabilmente di nuovo operativa giovedì o venerdì prossimo. MG

P.S. Se l’annuncio suscita in voi disappunto, commozione, rimpianto, ecc. potete convertire i vostri sentimenti nell’acquisto dell’e-book (guardate verso destra) e darmi una mano…

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Quando nei giorni scorsi avete letto dello stupro di gruppo subito da una 15enne a Bari (cinque aggressori, un solo maggiorenne) vi siete chiesti chi ha spiegato a questi giovani maschi cos’è il sesso e come farlo? Io sì.

In primo luogo la pornografia.

Stante il facilissimo accesso a quella online essa è diventata una delle forme principali di “educazione sessuale” per le nuove generazioni. Quel che vedono e a cui si abituano è un contesto in cui non vi è consenso, rispetto o piacere reciproco, ne’ sicurezza. Lo scenario prevede maschi aggressivi totalmente in carico dell’iniziativa e dei suoi sviluppi, legittimati a usare i corpi delle donne in ogni modo loro aggradi coprendoli nel contempo di una valanga di insulti: schiaffi, pugni, calci, strangolamenti, penetrazioni così violente da causare lacerazioni ecc. sono ingredienti comuni della pornografia cosiddetta “mainstream”, cioè la maggioranza della pornografia prodotta e accessibile. Le donne che subiscono questi assalti recitano passività e/o godimento, di modo da indurre nello spettatore il concetto che alle “cagne” piace da morire essere umiliate, picchiate e “sfondate” sino a dover ricorrere alla chirurgia per ricostruire ani e vagine. Ad essere resa “erotica” è la violenza contro le donne, non c’è modo di girarci intorno blaterando che sono tutte fantasie – le donne che vedete brutalizzate nella pornografia sono reali e soffrono danni reali. Le ragazze e le donne con cui partner maschi vogliono copiare gli scenari suddetti anche.

In secondo luogo l’attitudine socio-culturale che il nostro paese riserva alle donne.

Qualsiasi età abbiano, dalla pupattola alla vecchietta; qualsiasi cosa facciano, dalla pulitrice alla ministra; qualsiasi opinione abbiano e rendano pubblica; qualsiasi talento mostrino; di qualsiasi vicenda siano protagoniste; stiano sul podio come vincitrici di medaglie olimpiche o in una cassa di legno perché ammazzate dal marito/fidanzato “geloso” – la narrazione comincia, finisce e ruota attorno alla loro appetibilità sessuale. Bella – bella – bella, scollature spacchi e tacchi, tanga e bikini, o brutta – brutta – brutta, aggettivo spesso meglio specificato come “non scopabile”.

In terzo luogo il reiterare nei confronti delle donne ogni stereotipo sessista ripescabile da un barile puzzolente vecchio migliaia di anni.

Magari i ragazzini si sentono moderni e trasgressivi a ripetere che le donne sono stupide e inferiori, forse credono di dire una gran novità (o addirittura una “verità scomoda”), ma si tratta di un assunto patriarcale più decrepito dei loro bisnonni, smentito costantemente dalla Storia e falso come le immagini create con Photoshop su cui si fanno le pippe.

In quarto luogo gli adulti maschi loro modelli di riferimento, che sono troppo spesso una manica di stronzi.

L’affascinante attore che picchia la moglie, il grande atleta che ammazza la compagna, i fratelli maggiori che maltrattano fidanzate e quando costoro diventano “ex” postano le loro foto di nudo su Facebook – per “vendetta”, dicono, ma è soprattutto il riconoscimento dei loro pari che desiderano: guardate che gnocca ho trombato, amici, adesso che non vuole darmela più io la getto a voi come carne andata a male a un branco di cani sbavanti.

Non è che scuola e famiglie offrano agli adolescenti molte alternative, lo so. Quello che mi stupisce è che, per esempio, parecchi dei loro genitori e parecchi di loro stessi sono pronti a dubitare di tutto quel (poco) che hanno imparato a scuola. Possono sostenere che l’Olocausto non è mai avvenuto, l’allunaggio nel 1969 nemmeno, i rettiliani e le sirene esistono e recitando delle sequenze numeriche o degli incantesimi in latinorum si guarisce da ogni tipo di malattia e si vincono lotterie… perché l’hanno visto su internet. L’unica cosa di cui non dubitano mai è questa: le donne sono tutte troie e si meritano ogni singola schifezza sia loro inflitta. Be’, non è che internet dica loro molto di diverso, vero?

Maria G. Di Rienzo

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missing

“Missing Children Europe” (“Bambini Scomparsi/Mancanti Europa”, da ora in sigla MCE) è una federazione che mette in rete 30 organizzazioni non governative con sedi in 26 paesi europei: “Forniamo i collegamenti fra la ricerca, le politiche e i gruppi che lavorano sul territorio per proteggere i bambini da ogni tipo di violenza, abuso o abbandono causati dal loro essere dispersi.”

Di recente, MCE ha pubblicato il rapporto annuale per il 2016, da cui traggo un po’ di “numeri”:

* 250.000 bambini spariscono ufficialmente (nel senso che la loro scomparsa è denunciata) ogni anno nell’Unione Europea, il che fa un bambino ogni due minuti. La definizione di scomparsi include quelli che fuggono di casa, quelli rapiti da un genitore o da criminali, i bambini migranti non accompagnati ecc.;

* 89.000 minori migranti non accompagnati hanno chiesto asilo all’interno dell’Unione Europea nel 2015. 11.800 di loro avevano meno di 14 anni;

* MCE ha ricevuto oltre un milione di chiamate da quando ha aperto la linea telefonica di soccorso al numero 116 000;

* Una bambina/un bambino su cinque, in Europa, è vittima di qualche forma di violenza sessuale. Dal 70% all’85% dei casi il perpetratore è qualcuno che la vittima conosce e di cui si fida;

* 2 milioni di bambine/i sono trafficati in Europa a scopo di sfruttamento sessuale ogni anno;

* Il 75% del materiale relativo all’abuso infantile trovato online dalla Internet Watch Foundation riguarda vittime di sesso femminile. L’81% delle vittime identificate ha meno di dieci anni.

* Le immagini di abuso infantile su internet sono in crescita e mentre le vittime sono sempre più giovani, i tipi di violenze che subiscono sono sempre più gravi.

Mi sono attenuta fin qui al linguaggio “neutro” della ricerca, ora faccio un’inutile domanda retorica da quella bastarda femminista che sono: di che sesso pensate siano, in strabordante maggioranza, i perpetratori?

Maria G. Di Rienzo

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laura

Laura Poitras (in immagine) è la regista che ha vinto l’Oscar con il documentario “Citizenfour” su Edward Snowden e ha denunciato il programma globale di spionaggio dell’Agenzia nazionale per la Sicurezza britannica. Negli ultimi sei anni ha lavorato a un film su Julian Assange (WikiLeaks), passando da semplice sostenitrice (dice di ammirarlo tuttora) all’essere ammessa al “cerchio interno” dell’organizzazione.

Adesso il film è pronto, il suo titolo è “Risk” – “Rischio”, ma Assange non vuole più che sia reso pubblico. Il fatto è che Poitras si rifiuta di tagliare le parti del documentario che riguardano le denunce per violenza sessuale presentate contro l’eroe della trasparenza. In uno di questi pezzi, Assange parla con la pari laburista Helena Kennedy QC di come maneggiare le accuse: lui dice che si tratta di una “cospirazione delle femministe radicali” e liquida come “lesbiche” le donne che lo hanno denunciato (il ragionamento sotteso è mooolto intelligente: se non ti piace essere assalita sessualmente da uno splendido toro da monta come lui è ovvio che non devi essere una “normale” donna eterosessuale, quelle vanno pazze per l’essere aggredite…).

Kennedy gli risponde che presentare la faccenda così non è utile. “Non in pubblico, no.”, conviene Assange. E poi spiega che è controproducente, per le donne, denunciare: “Arrivare davvero in tribunale sarebbe molto duro per queste donne… sarebbero denigrate da un largo segmento della popolazione mondiale. Penso non sia nel loro interesse procedere in tal modo.”

Infatti: è così che si chiudono le bocche alle donne vittime di violenza, facendo loro subire ulteriori insulti e disprezzo che le spingeranno ancora di più ai margini nelle società in cui vivono, suggerendo che mentono per antonomasia e che chi le sostiene e le aiuta (le femministe) sta in realtà ordendo vili cospirazioni. In altre parole, siamo tutte zoccole e false e streghe maligne dalla nascita, basta riconoscerlo e vivere una vita di pentimento e contrizione – tenendosi però umilmente a disposizione degli imprescindibili e non controllabili bisogni sessuali maschili: poi andremo a confessarci per l’aver provocato i nostri violentatori.

Il film mette in luce altri aspetti non proprio gradevoli del carattere di Assange e del modo in cui tratta le persone che lavorano con lui, ma è il suo odio per le donne a farlo crollare come individuo, ai miei occhi, in miserabili coriandoli. Maria G. Di Rienzo

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Jeanette Edwards, docente di Antropologia Sociale all’Università di Manchester (GB), ha di recente diretto una ricerca sugli aspetti etici della chirurgia plastica per conto del “Nuffield Council on Bioethics”, un’organizzazione indipendente che esamina e rende note questioni etiche in biologia e medicina: in oltre vent’anni di attività l’istituto ha raggiunto una reputazione internazionale per il modo in cui stimola i dibattiti che ruotano attorno alla bioetica.

Presentando i risultati della ricerca suddetta, la prof. Edwards ha detto: “Siamo rimasti sconcertati da alcune cose che abbiamo visto, incluse le applicazioni per cellulare e i giochi online che riguardano la chirurgia cosmetica e mirano a bambine che possono non avere più di nove anni. C’è un bombardamento giornaliero fatto tramite pubblicità e i canali dei social media come Facebook, Instagram e Snapchat che promuove incessantemente irrealistici e spesso discriminatori messaggi su come le persone, in special modo bambine e donne, “dovrebbero” apparire.”

I giochini (di cui vedete due immagini in questo pezzo) hanno nomi tipo “Principessa della chirurgia plastica”, “Piccolo dottore della pelle” e “Sistemami la faccia” – ove il verbo usato per quest’ultimo si riferisce usualmente a edifici o automobili, oggetti, e come sostantivo è il famoso “pimp” che si traduce con magnaccia”, “pappone”, ecc.

La narrativa che introduce i giochi è abominevole: “Ti diremo come mantenere bella la tua pelle e maneggiare ogni sorta di problemi delle pelle. Una faccia pulita gioca un ruolo molto importante nella bellezza. Ma a volte abbiamo brufoli, ferite, lentiggini e altri problemi della pelle.” Quest’ultimo “problema” sta attorno al mio naso e sulle mie braccia da tutta la vita ed è la prima volta che lo sento definire tale: le lentiggini, attestano la scienza e la medicina, NON SONO una malattia della pelle ma una particolarità genetica. (1)

Il messaggio è molto chiaro: se non rispondi agli standard arbitrari della bellezza femminile ideati per la soddisfazione maschile sei “malata”. Come mai ti sei ammalata? Be’, dev’essere colpa delle altre donne, possono essere davvero cattive, sai: “Aiuto! Le principesse sono state maledette da una strega malvagia! La strega le ha fatte diventare brutte! Solo tu puoi aiutarle! – questa manfrina urlata a punti esclamativi appartiene a “Principessa della chirurgia plastica” – Opera della fantastica chirurgia e dai alle principesse ciò che sognano. Viso, naso, occhi, labbra, fai ogni chirurgia plastica che riesci a immaginare!”

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Prima che gli alfieri della “libertà di espressione” si agitino troppo, sarà utile sottolineare che il “Nuffield Council on Bioethics” non ha chiesto il bando delle schifezze illustrate sopra, ma ha chiesto ai loro produttori di condurre proprie ricerche e capire sino a che punto quel che fanno contribuisce a creare e mantenere ansia, depressione e bassa autostima relative all’immagine del corpo. Mark Henley, chirurgo plastico e membro del gruppo che ha effettuato la ricerca, ha detto al proposito: “Un bando su queste applicazioni ci starebbe, ma quel che vogliamo molto di più è che la società riconosca quanto sono rivoltanti.” In Gran Bretagna, il “telefono amico” nazionale per i bambini – collegato ai servizi sociali – ha ricevuto nel 2016 1.600 telefonate di bambine preoccupate di essere brutte: il 17% in più dell’anno precedente.

Maria G. Di Rienzo

(1) Da non confondere con le efelidi, che compaiono per l’esposizione al sole e poi spariscono, le lentiggini sono minuscole macchie cutanee permanenti, presenti nelle persone con carnagione molto chiara e/o capelli biondi o rossi.

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