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Torno fra quindici giorni, cominciate pure il conto alla rovescia… Baci, MG

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Così mi strillano ogni giorno diversi luoghi virtuali in cui mi imbatto per le più svariate ragioni (e da cui mi scollego immediatamente): è uno sforzo inutile, perché le intimidazioni hanno su di me il solo effetto di radicarmi nelle mie posizioni e gli appelli alla compassione per il profitto delle compagnie commerciali, purtroppo, non toccano il mio cuore di pietra.

Sì, ho un aggeggio che blocca la pubblicità – o meglio, che tenta di farlo.

Molto spesso l’annuncio è scritto all’interno del filmato o del testo che sto cercando di vedere e svariate finestre si aprono nonostante il famigerato AdBlocker che rischia di ridurre i proprietari del sito in miseria.

Quel che vogliono vendermi tramite esse, in più del 90% dei casi, è pornografia. Ma io non stavo cercando pornografia. Volevo vedere un film non vietato ai minori o leggere un testo parimenti accessibile a ogni fascia d’età. Chi accetta tali pubblicità sui propri siti questo lo sa benissimo ma se ne sbatte: significa che espone volontariamente bambine/i e ragazze/i a una visione mercificata e sempre più violenta della sessualità.

Il restante poco meno del 10% tenta di convincermi a comprare cose che mi renderebbero degna di essere sbattuta / fottuta / spaccata negli scenari pornografici di cui sopra: lingerie pacchiana da sexy shop, porcherie dimagranti, porcherie rassodanti, porcherie volumizzanti ecc. ecc.

Questa è la ragione, signori che vi vantate di aver “beccato” l’AdBlocker, per cui non solo non lo disabilito ma spero di trovarne uno ancora più potente: io ho “beccato” voi. Non vi sembra eccessivo chiedere aiuto a una femminista per il mantenimento dell’oceano di escrementi sessisti in cui annegate le donne?

Maria G. Di Rienzo

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Veramente, mi aspettavo che il reportage di cui sto per tradurvi l’essenziale – Channel 4 News, 19 marzo 2018 – rimbalzasse sui media italiani, ma alle 10.00 del 21 marzo non ho trovato granché. Magari sono io che cerco male, può essere. Magari lo riprenderanno più tardi. Magari questa ditta, Cambridge Analytica, che ufficialmente si occupa di tecnologie informatiche e metodologie di analisi assomiglia troppo a quella di Casaleggio – esteriormente, per carità.

L’indagine sotto copertura di Channel 4 News riguarda i modi in cui Cambridge Analytica interviene nella manipolazione delle elezioni in giro per il mondo, operando anche tramite una rete di società-schermo o subappaltando determinati lavori. La ditta, che ha sede legale negli Stati Uniti ma si trova in Gran Bretagna, si vanta pubblicamente di essere il motore dietro la vittoria di Trump. I suoi capi sono stati filmati mentre parlano di usare tangenti, ex spie, false identità e prostitute a discredito dei concorrenti dei loro clienti.

Alla richiesta di spiegazioni del falso cliente (giornalista della rete televisiva britannica) il principale dirigente della compagnia, Alexander Nix spiega che loro possono per esempio “mandare un po’ di ragazze attorno alla casa del candidato”, aggiungendo che quelle ucraine “sono molto belle e la cosa funziona benissimo”, oppure possono “offrire una grossa somma di denaro al candidato, per finanziare la sua campagna, in cambio di terra magari: registriamo ogni cosa, nascondiamo solo la faccia del tizio e postiamo tutto su internet.” (Le mazzette ai candidati sono reato sia nel Regno Unito – UK Bribery Act, sia negli Usa – US Foreign Corrupt Practices Act.)

Tanto premesso, passo alla traduzione:

“Le ammissioni sono state filmate durante una serie di incontri in alberghi londinesi per quattro mesi, fra novembre 2017 e gennaio 2018. Un giornalista in incognito di Channel 4 News ha finto di essere un mediatore per un cliente facoltoso che voleva far eleggere determinati candidati in Sri Lanka.

Il signor Nix ha detto al nostro reporter: “… siamo soliti operare tramite veicoli diversi, nelle ombre, e non vedo l’ora di costruire con lei una relazione segreta a lungo termine.” Oltre al sig. Nix, gli incontri includevano Mark Turnbull, direttore in capo di CA Political Global, e il direttore del reparto dati della compagnia, dott. Alex Tayler.

Il sig. Turnbull ha descritto come, dopo aver ottenuto materiale che danneggi gli oppositori, Cambridge Analytica può spingerlo senza farsi notare sui social media e internet. Ha detto: “… noi immettiamo solo un’informazione nel flusso di internet e poi, poi la guardiamo crescere, le diamo una piccola spinta qui e là… siamo come un telecomando. La cosa deve accadere senza che nessuno possa pensare questa è propaganda, perché nel momento in cui pensi questa è propaganda la prossima domanda è: chi ha buttato fuori questa cosa?

Il sig. Nix ha anche detto: “Molti dei nostri clienti non vogliono essere visti mentre lavorano con una ditta straniera, perciò spesso facciamo montature, se stiamo lavorando allora possiamo costruire false identità e falsi siti web, possiamo essere studenti che stanno facendo progetti di ricerca in università, possiamo essere turisti, ci sono moltissime opzioni a cui si può guardare. Io ho un sacco di esperienza in ciò.”

Durante gli incontri, i dirigenti si sono vantati del fatto che Cambridge Analytica e la sua azienda madre Strategic Communications Laboratories (SCL) hanno lavorato in più di 200 elezioni in tutto il mondo, inclusi paesi quali la Nigeria, il Kenya, la Repubblica Cecoslovacca, l’India e l’Argentina. La compagnia è attualmente al centro di uno scandalo per aver raccolto più di 50 milioni di profili Facebook. Il dirigente principale sig. Nix è anche accusato di aver ingannato una commissione parlamentare, che gli sta ora chiedendo di fornire ulteriori informazioni. Lui ha negato ogni accusa.”

Direi che per quanto riguarda la strombazzata “democrazia digitale” per oggi è sufficiente. Maria G. Di Rienzo

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problems

Sto avendo qualche problema nella gestione del sito. Siate pazienti mentre faccio amichevolmente a cazzotti con WordPress. Torno appena possibile. MG

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tweet

Una donna musulmana mi ha scritto un’e-mail dopo aver letto il mio forum online sull’essere assalite durante il pellegrinaggio alla Mecca per condividere l’esperienza di sua madre che è stata assalita durante il pellegrinaggio. Mi ha inviato una poesia che ha frantumato tutti i pezzi che credevo di aver cucito insieme. Ho pianto mentre le rispondevo. – Mona Eltahawy

La giornalista, scrittrice e femminista egiziana autrice del tweet di cui sopra è stata spesso ospite di queste pagine:

https://lunanuvola.wordpress.com/2015/05/21/non-sono-una-fetta-di-torta/

https://lunanuvola.wordpress.com/2012/10/14/imene-e-fazzoletto/

https://lunanuvola.wordpress.com/2012/04/25/una-combinazione-tossica/

https://lunanuvola.wordpress.com/2011/11/30/la-nostra-rivoluzione-continua/

E’ una giovane donna coraggiosa e intelligente e sono sempre felice di convogliare il suo lavoro. Il 5 febbraio scorso ha iniziato una discussione su internet con l’hashtag #MosqueMeToo per fornire alle donne musulmane l’opportunità di parlare della violenza sessualizzata che subiscono durante i pellegrinaggi, nelle moschee e in altri aspetti delle loro vite religiose.

“E’ diventato subito ovvio che tutte provavamo troppa vergogna per parlarne – sebbene noi non si abbia ovviamente fatto nulla di vergognoso – per via della santità della Mecca e del pellegrinaggio.”, ha detto Mona di recente alla stampa, “Ma si tratta di una santità di cui i predatori abusano. Sanno che le donne si sentiranno troppo spaventate e umiliate per parlare.” Il suo hashtag, tuttavia, ha funzionato: al 19 febbraio, già centinaia e centinaia di donne avevano colto l’occasione per testimoniare ciò che accade loro. E, naturalmente, molti uomini hanno subito detto a Mona Eltahawy che sta fomentando l’islamofobia ecc.

“Quando si tratta dell’endemica misoginia del Medioriente, Eltahawy ha ragione da vendere.”, ha risposto la scrittrice iraniana-americana Sohrab Ahmari. E un’altra risposta, direi definitiva, è venuta dalla giornalista Aymann Ismail: “Quando gli anti-musulmani colgono al volo l’opportunità di riformulare l’abuso sessuale come problema esclusivamente esistente nella comunità musulmana, forniscono agli uomini musulmani che non vogliono riconoscerlo la scusa perfetta per ignorarlo: come se riconoscere il problema equivalesse ad ammettere che la xenophobia è valida. L’incudine e il martello si nutrono l’una dell’altro, soffocando le vittime mentre usano le loro vere storie come palloni da calcio politici.”

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(“How can we use our voices more effectively? Navigating narratives, privilege and power”, di Aya Chebbi per ACEVO – 30 things to think about, 25 novembre 2017, trad. Maria G. Di Rienzo.

Aya Chebbi – in immagine – è un’attivista femminista tunisina, tra le altre cose fondatrice e presidente dell’Afrika Youth Movement. Avevo già scritto di lei qui:

https://lunanuvola.wordpress.com/2012/12/06/se-nasco-di-nuovo/ )

aya

Per fare la differenza, in un mondo che sta cambiando moltissimo, dobbiamo essere in grado di maneggiare le narrazioni, il privilegio e il potere.

Narrazioni

Per i prossimi decenni, il mondo continuerà a essere costruito attorno alle narrazioni.

Chi dà forma alle narrazioni? E quali voci sono udite?

Prendete come esempio i giovani. L’anno scorso ho fatto ricerca sulla radicalizzazione giovanile, portando avanti uno comparato fra il reclutamento di Al-Shabaab in Kenya e quello di Daesh in Tunisia. La mia scoperta più importante è stata che la narrativa della vittimizzazione della gioventù marginalizzata sta contribuendo alla radicalizzazione della gioventù stessa.

La narrativa della vittimizzazione è usata dai gruppi estremisti per il reclutamento e per mantenere il sostegno che hanno. Molti giovani hanno interiorizzato l’idea di essere marginalizzati e sono percepiti come eroici quando si uniscono a questi gruppi violenti.

Dobbiamo chiedere a noi stessi: stiamo contribuendo a narrazioni di responsabilizzazione / legittimazione o di immiserimento? Offriamo contro-narrazioni o creiamo nuove narrazioni sulla leadership, la partecipazione e la rappresentanza della gioventù?

Ci sono attualmente due modi in cui il settore dedicato allo sviluppo parla dei giovani – come beneficiari dello “sviluppo della gioventù” o come partecipanti allo “sviluppo guidato dalla gioventù.” Spesso non è chiaro se, come gruppo, i giovani siano ritratti come problema o come soluzione.

Il numero dei giovani raddoppierà nei prossimi decenni. Il primo passo per potenziare la gioventù è cambiare la narrazione, andando dai giovani come soggetti dello sviluppo a elementi motore dello sviluppo. Più generalmente, siamo esposti in modo regolare a narrazioni di misoginia, violenza e sfruttamento, a volte senza alcune visione alternativa del mondo.

Le narrazioni diventano un luogo di appartenenza e identità per molti. E’ cruciale fornire narrazioni alternative per le sfide attuali e l’ignoto futuro. Per esempio, come si manifesta la dignità in narrazioni che degradano gli esseri umani?

Privilegio

Se stai leggendo questo, significa che sei uno/a del 52% delle persone che ha il privilegio di essere online.

Il 48% della popolazione mondiale è offline. Noi possiamo parlare della trasformazione digitale come di una forza innovativa, ma il digitale è anche uno spazio privilegiato, chiuso, elitario. L’informazione è potere e il potere è largamente diseguale, dipendendo da chi può avere accesso all’informazione e controllare la connettività e chi non può.

Quelli che non sono connessi possono essere invisibili, fuori dal raggio della rivoluzione digitale.

Quelli di noi che sono online hanno la responsabilità e l’opportunità di fare la differenza. Far sentire le nostre voci non significa che stiamo parlando per conto di tutti. Significa invece alzare e amplificare le voci di chi è più vulnerabile.

Lo spazio online può essere un respiro di libertà, specialmente nelle società repressive e nei luoghi della società civile. Tuttavia, dobbiamo cercare di prevedere quando il divario digitale si amplierà o si chiuderà.

E cosa stiamo facendo su questo in relazione al genere? O allo sviluppo? Quali sono gli spazi di cui abbiamo bisogno online e offline, per assicurarci che i privilegi dell’accessibilità diventino diritto per tutti? E’ come rendere la cultura accessibile a chiunque e non solo a quelli che possono permettersi i festival.

Potere

Per fare la differenza, dobbiamo credere nel potere delle persone. Il loro potere non di guardare il sistema e lamentarsene, ma di cambiarlo. Il loro potere di migliorare l’umanità e non di distruggerla. Il loro potere che le guida, a partire da un luogo d’amore, a portare guarigione ovunque e a riparare gli spazi spezzati del nostro mondo.

Il potere più forte della nostra era è la solidarietà transnazionale. C’è il potere politico, il potere economico e c’è il potere del lavorare insieme per affrettare il cambiamento con gli attrezzi e i talenti che abbiamo acquisito. Nel mondo globalizzato con le sue varie sfumature di oppressione, le nostri voci saranno efficaci solo se sono unite e disposte a collaborare.

Nel mentre il mondo diventa un villaggio globale, il controllo delle frontiere cresce, dipingendo un futuro incerto. Il legame della solidarietà può essere forgiato o distrutto. Perciò, più costruiamo sul potere della solidarietà, più saremo pronti per il futuro. Le lotte dei prossimi decenni richiederanno la solidarietà transnazionale.

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protesta ny

L’immagine viene da un video reportage di Sonia Rincon per la CBS, il luogo è il quartiere SoHo di New York e i cartelli dicono:

Pornhub vende lo stupro – Sì all’erotismo, no alla violenza sessuale – Boicotta la violenza sessuale – Non c’è posto per Pornhub a New York – Pornhub vende l’incesto – Pornhub vende il razzismo.

Altri due dichiarano l’appartenenza delle manifestanti: NOW – Organizzazione nazionale delle donne e CATW – Coalizione contro il traffico di donne.

Era l’8 dicembre u.s. e le donne stavano protestando per l’apertura da parte di Pornhub di un “negozio temporaneo” promozionale (chiuderà il prossimo 20 dicembre), dicendo la semplice verità e cioè che il “fulcro della pornografia” – una possibile traduzione di Pornhub – non vende erotismo ma oggettivazione, abuso, traffico, violenza, razzismo e umiliazione, il tutto rivolto alle donne. C’era anche Gloria Steinem (in immagine qui sotto), che assieme a Sonia Ossorio del NOW ha spiegato alla stampa quanto insana è diventata la pornografia:

gloria protesta ny

“Normalizza la violenza e la degradazione di donne e bambine. Pornhub è un fulcro di violenza, un fulcro di pericolo per le donne.”, ha detto Gloria.

“Pornhub vende l’idea dell’abuso sessuale di bambini, vende insulti e stereotipi razzisti.”, ha aggiunto Sonia, che ha anche chiesto all’amministrazione cittadina di proibire l’apertura di simili negozi da parte di Pornhub in futuro.

Maria G. Di Rienzo

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