Feeds:
Articoli
Commenti

Posts Tagged ‘logica’

“Accetto qualunque critica, ma non da donne che non hanno figli. C’è chi parla e non è nemmeno madre, forse prima di parlare dovrebbe passare per quel sacro vincolo. Sono arrabbiata con chi non capisce che non strumentalizzo i bambini e che il mio interesse è tutelarli: lo faccio per mio figlio e per tutti i bambini. Perché i figli sono dei genitori e non dello Stato, al contrario di quanto credono alcune parti politiche. Con il disegno di legge ‘Allontanamenti zero’ stiamo toccando interessi per quasi 60 milioni – è questo il valore annuale del sistema infanzia in Piemonte – capisco che ci sia chi si preoccupa. Spostiamo i fondi per darli alle famiglie, è questo che preoccupa.”

Chiara Caucino, leghista, assessora della Regione Piemonte a (come da sito ufficiale) “politiche della Famiglia, dei Bambini e della Casa, Sociale, Pari Opportunità”;

vanta autoscatto con Salvini e striscione a sostegno del suo disegno di legge con l’hashtag “prima i bambini”;

assurta in precedenza agli onori della cronaca: a) per i tagli di bilancio nel sostegno alle persone non autosufficienti e b) per un addetto stampa solito pregare in ginocchio davanti alla tomba di Benito Mussolini e pubblicare “aforismi” di costui su FB (assieme ai doverosi selfies con Salvini, va da sé).

Molte/i hanno già spiegato quanto inutile e dannoso sia un provvedimento che considera i figli proprietà dei genitori (non sono nemmeno una risorsa statale, sono cittadini minorenni che appartengono a se stessi), che alle “famiglie in difficoltà” non darà quegli strombazzati 60 milioni perché li sposta su non ben specificati interventi del servizio sociale a favore del “nucleo” (sempre come da sito ufficiale della Regione), che considera l’allontanamento praticabile “solo in casi estremi, come quelli legati alla violenza e agli abusi conclamati”, mentre le leggi al proposito (184/1983 e 149/2001) prendono in considerazione uno spettro di situazioni estremamente disagevoli per un minore considerando comunque l’affido familiare una misura temporanea (e riconoscendo i diritti all’informazione e al coinvolgimento di minore, famiglia d’origine e famiglia affidataria).

Quel che vorrei invece discutere io è l’impianto ideologico e strutturale delle dichiarazioni della signora Caucino, che ha un incarico politico in un’istituzione laica: quindi, in primis, del sacro vincolo della maternità può discutere in parrocchia, in casa, al bar e persino con zia Pillon (1) durante le riunioni di partito, ma non nel suo ruolo di assessora per difendere un provvedimento contestato sul merito. Agitare rosari sui palchi dei comizi politici (come esporvi bambini, usare i propri figli ecc.) è solo squallida ricerca di consenso tramite strumentalizzazione, perché fra una carica legislativa e Suor Chiara (e Fra’ Matteo) passa una differenza fondamentale e costituzionale.

In secondo luogo, struttura logica: per esempio, se per parlare di bambini bisogna averli messi al mondo, la delega alla Casa della signora Caucino su cosa basa? Ha mai preparato la malta e piazzato mattoni? No? Allora revocatele questo incarico, non accettiamo critiche da chi non ha mai messo in funzione una betoniera. Se lei è autosufficiente, perché ha legiferato su quelli che non lo sono? Eccetera.

Peraltro, il sig. Salvini con cui si fa fotografare commenta (a capocchia) qualsiasi cosa senza mostrare le credenziali relative: accettiamo critiche sulle politiche di accoglienza da qualcuno che non solo non è mai stato soccorso in mare, ma che ha fatto al proposito tutti i danni che l’ignoranza e la malizia possono fare? Può parlare di lavoro uno che non ha mai lavorato? O di musica uno che ha cantato solo cori del tipo “Senti che puzza, scappano anche i cani, stanno arrivando i napoletani”? O di fede e cuori di madonne uno che ha mandato in tribunale un prete ultraottantenne reo di aver detto: “Ero straniero e mi avete accolto. O siete cristiani o seguite Salvini.”?

Ecco, è la solita storia delle pagliuzze e delle travi (Luca 6,41).

Maria G. Di Rienzo

(1) è quel signore con il farfallino che ride facendo “hi hi hi” ed è ossessionato dall’omosessualità.

Read Full Post »

Enigma

Nel mio studiare il comportamento umano staziona un enigma logico che temo non riuscirò a risolvere in questa vita. Ci ho riflettuto parecchio, ho letto, elaborato, paragonato, cercato e però il nodo non si scioglie. La situazione è la seguente: 1 – la persona A vuole dalla persona B una qualche forma di affetto e riconoscimento che stringa o rinnovi un legame fra loro due; 2 – la persona B è riluttante o contraria e lo dice; 3 – la persona A comincia a tormentare, insultare, minacciare, seguire, controllare, picchiare, diffamare la persona B: persistendo nella richiesta di essere amata.

logica elementare

Ora, se io voglio suscitare almeno simpatia in un’altra persona la cosa più semplice ed efficace che mi viene in mente è essere gentile e rispettosa con lei: se la chiamo “idiota” o “vacca” ogni volta in cui la vedo, se le comunico in modo ossessivo quant’è stronza e patetica a non amarmi o a non essermi amica, se arrivo persino a metterle le mani addosso… è maledettamente ovvio che non faccio nascere in lei sentimenti di tenerezza e comprensione. Ed è altrettanto ovvio che la persona così trattata non può credermi quando dico di adorarla o le dedico poesie cinguettanti e zuccherose: le sto facendo del male, quindi non mi sto comportando con lei come qualcuno che le vuole bene.

Per questo mi domando, per esempio, cosa ci fosse nella zucca del sig. Andrea D. di Collegno, arrestato il 29 agosto scorso dopo otto mesi di stalking nei confronti della sua ex fidanzata. In questo lasso di tempo passava le serate appostato in auto sotto casa della donna; ha clonato la chiave di ingresso al condominio dove lei vive per lasciarle messaggi nella cassetta della posta; le ha telefonato e telefonato e telefonato; l’ha pedinata… e le ha mandato ventimila sms. Di questi, 385 sono arrivati in un paio di giorni dopo la denuncia della donna ai carabinieri. La relazione fra i due era durata tre mesi: lei aveva deciso di troncarla per la gelosia asfissiante dell’uomo nei suoi confronti… e mi sembra che avesse perfettamente ragione.

Ma lui la ama! Non può fare a meno di lei! E’ un romantico incompreso (che forse ha esagerato un po’), merita la galera per questo?

No, lui non la ama: vuole possederla in esclusiva, e questa è un’altra faccenda. Se la amasse, tenetevi forte, saprebbe proprio fare a meno di lei, perché lei non vuole una relazione in cui soffre e amare qualcuno significa anche desiderare che tale persona non soffra. A volte puoi dimostrare il tuo affetto solo lasciando andare la persona a cui lo tributi, lasciando che si allontani, accettando la morte come parte del ciclo – che si tratti della morte di un rapporto o di una creatura.

letting go di the dark rayne

In quanto alla galera, sarà difficile ci passi più di qualche giorno, a meno che un giudice consideri il suo reato meritevole di tre anni di carcere (assai improbabile). Le modifiche all’art. 275 del Codice penale, in vigore dal 28 giugno scorso, dicono infatti che: “Non può applicarsi la misura della custodia cautelare in carcere se il giudice ritiene che, all’esito del giudizio, la pena detentiva da eseguire non sarà superiore a tre anni”. I magistrati chiedono che non sia applicabile per lo stalking aggravato, ma chiedere non è ottenere ed anche se la correzione in questo senso arrivasse, non sappiamo se il caso sarebbe valutato come “stalking aggravato” oppure no. Maria G. Di Rienzo

Read Full Post »

Melisanda si avventura nel grande mare del web. Ha opinioni. Le piace discutere. Fa ragionamenti logici. E’ aperta e informata. Che tipi di atteggiamenti incontrerà? Come minimo, TUTTI quelli descritti di seguito.

scribble

Attacco personale:

Di base, il dichiarare l’erroneità e/o la falsità di un ragionamento o di un’affermazione poiché proviene dalla tal persona, o il rovesciare su quest’ultima ogni sorta di insulti e insinuazioni invece di affrontare il merito (e cioè il ragionamento/l’affermazione in questione).

La frase ricorrente è del tipo: “Certo, Melisanda, non potevi dire altro essendo… una femminista odiatrice di uomini, una che non scopa, una lecchina, una buonista, una nazista, una vacca, una radicale, ecc.”

Una volta che le si abbia appiccicato l’etichetta in fronte, nulla di quanto Melisanda ha da dire è degno di considerazione, e tutto quello che dice proviene comunque dall’etichetta frontale ed è perciò sbagliato e nefando a priori.

Attacco alla fonte:

Il proclamare che l’informazione di cui si discute deve essere una panzana perché la fonte è ritenuta non (abbastanza) accurata. “Melisanda, scusa, sono dati dell’Organizzazione Mondiale per la Sanità? Ma per favore, lo sanno tutti che l’Organizzazione Mondiale per la Sanità la finanziano poteri occulti per non farci avere le medicine mistiche lasciate sulla Luna dagli alieni!” E non si chieda a chi dice ciò di suffragare le sue affermazioni con qualcosa di più concreto e logico del “lo sanno tutti”, per carità! Se ha bisogno di concretezza e logica, Melisanda si è già qualificata come fiancheggiatrice del male/del complotto/della casta/della controrivoluzione…

Attacco alla competenza:

La delegittimazione di ogni critica su qualsivoglia argomento/prodotto con l’affermazione che – ad esempio – poiché Melisanda non è una scrittrice non può dire niente sul tal libro, e visto che non è un’economista non può dire niente della manovra economica, e visto che non è una chef non può lamentarsi della qualità del cibo nel MIO ristorante: deve mangiare spaghetti scotti o pizza bruciata e stare zitta.

Spaventapasseri:

E’ la distorsione di un ragionamento, argomento o affermazione, creata per aver un bersaglio più facile da colpire. Non ha niente a che fare con il convincere l’oppositore (è raro che abbia quest’effetto) ma serve a rincuorare i seguaci di chi attacca, spesso intervenuti in seconda battuta e non in grado di vedere la differenza fra lo spaventapasseri e la questione reale. Se l’omino di paglia viene demolito, esulteranno per la propria vittoria.

Melisanda parla del suo programma tv preferito, e dice che il personaggio X però non le piace – è troppo carico, troppo potente, sovraesposto, e ogni volta in cui appare in scena il plot va a farsi friggere e tutto ruota attorno a lui/lei.

Ed ecco cosa ricevono gli “amici” del/la fan di X su Facebook:

1) “La faccia tosta di questa femminista isterica è incredibile! Melisanda odia X solo perché è un uomo che fa sesso! Secondo questa schifosa dovremmo tutti tagliarcelo!” (E non importa che non abbia mai detto nulla del genere, che non si sia lamentata degli uomini che fanno sesso, che fra “non mi piace” e “lo odio” ci sia differenza, ecc.)

2) “La faccia tosta di questa sessista misogina è incredibile! Melisanda odia X solo perché è una donna che fa sesso! Secondo questa schifosa dovremmo tutte metterci le mutande di latta!”(E non importa che non abbia mai detto nulla del genere, che non si sia lamentata delle donne che fanno sesso, che fra “non mi piace” e “la odio” ci sia differenza, ecc.)

Doppio standard:

E’ particolarmente presente sulla violenza, dove ad esempio per lo stupratore immigrato si invoca la pena di morte e per quello italiano si forniscono le giustificazioni più insensate e cervellotiche, e nell’evidenza richiesta a sostegno dell’opinione altrui rispetto alla propria:

Mia cara Melisanda, le fate esistono eccome. Com’è possibile che ci siano tante storie, libri, film, fumetti, mitologie, modi di dire che riguardano le fate, se le fate non esistessero? Per quanto riguarda quel che dici sul sessismo, mi dispiace, vorrei delle prove, dei testimoni oculari, citazioni di studi specifici e bibliografie.”… che per le fate, va da sé, non sono necessarie.

Polarizzazione – detta anche “bianco e nero tagliati con l’accetta”:

Consiste nell’incastrare a forza qualsiasi cosa in categorie binarie molto ristrette: è il cosiddetto pensiero “o/o” che non prevede altre opzioni o sfumature e alimenta l’attitudine “noi contro di loro”, ove noi abbiamo ogni virtù e risplendiamo di purissima luce, mentre loro sono l’incarnazione di Satana.

Melisanda ha detto qualcosa che ci piace? Wow, che perfetto essere umano è quella donna, chiunque non ami Melisanda è un deficiente!

Melisanda ha detto qualcosa che non ci piace? Aaargh, che sacco di immondizia è Melisanda, chiunque ami Melisanda è un deficiente!

La nostra Meli, come ogni altra creatura umana, è un mix di pregi e difetti ma questa possibilità non è contemplata dalla polarizzazione, così come non è possibile per chi la usa attaccare le opinioni o le pratiche di Melisanda senza rovesciare valanghe di insulti sulla sua persona.

La polarizzazione ci porta direttamente al…

Pensiero causa/effetto “non euclideo”:

Perché piove? Perché quella stronza di Melisanda si è messa a cantare “Singing in the rain”, e quando ha finito è cominciato il diluvio! Coincidenza, eh? Sveeegliaaa!!!

Perché il gruppo etnico di Melisanda mostra alti tassi di depressione, suicidio e povertà? Be’, perché loro sono più inclini a queste cose per natura, cultura e tradizioni: non sia mai che si prenda in considerazione la discriminazione a cui sono soggetti.

Perché Melisanda non è riuscita a… (qualsiasi cosa)? Perché è una donna, e le donne non possono, non dovrebbero, non sono capaci, non sanno, ecc. ecc. ecc.

Questo tipo di pensiero ha una variante importante, quella che ritiene “meritato” qualsiasi accadimento – buono o cattivo – nella vita (degli altri). Se Melisanda imprenditrice è ricca sfondata, è evidente che deve averlo meritato in qualche modo: di sicuro ha lavorato duramente, e con onestà, e per lunghissimo tempo, era povera quando ha cominciato! Non importa che i suoi profitti vengano dallo sfruttamento dei lavoratori nei paesi in cui è legale pagarli pochissimo e metterli in condizioni pericolose, o del tagliare le paghe dei suoi operai locali al minimo di sopravvivenza, o dell’usare materiali difettosi nelle sue produzioni ecc.

Melisanda è stata stuprata? Doveva aspettarlo, visto come si veste!

Il marito di Melisanda le ha sparato? Lei deve aver fatto qualcosa per provocarlo.

Il paese di Melisanda è stato devastato da un uragano, nella stagione degli uragani, in un’area nota per la ricorrenza di uragani? Se Melisanda e i suoi compatrioti pregassero di più e criminalizzassero l’interruzione di gravidanza non sarebbe successo.

Il falso dilemma:

E’ il presentare una questione come se avesse solo due possibili soluzioni (e quella che noi indichiamo è di sicuro la migliore, mentre l’altra conduce ad un abisso infernale).

Se non vuoi lavorare in quel posto a cinquanta centesimi l’ora, Melisanda, allora devi accettare di essere una scioperata mangiapane a ufo, una choosy, una bambocciona viziata! E diventerai una mendicante come tua zia! E morirai in solitudine, strozzata da un osso di pollo alla mensa dei poveri!!!”

Senti, Melisanda, tu dici di non credere ai fantasmi, ma in questo libro di Grande Esperto Famoso (GEF) sulla nostra città ci sono storie di incontri con gli spiriti. Allora tu implichi che GEF, docente universitario, è un completo bugiardo, uno che si inventa tutto! Io non penso sia un bugiardo, perciò questi incontri con fantasmi sono davvero accaduti.” Ma ci sono altre possibilità: che le storie siano state incluse come parte dell’eredità culturale della nostra città e non come fatti storici, o che GEF creda in buona fede nel soprannaturale anche se questo non prova assolutamente un fico secco; inoltre, il fatto che Melisanda invece non ci crede non implica null’altro che questo, che Melisanda non ci crede.

Erosione del significato:

L’alterare una definizione, un termine, una parola, di modo non abbia più il significato che il nostro oppositore intendeva esprimere usandola, il che rende l’argomento originario difficile o persino impossibile da discutere ulteriormente. Ha la funzione di un cerotto silenziatore sulla bocca altrui: la ridefinizione avviene in modo da restringere o annullare la possibilità dell’altra persona di comunicare un particolare concetto.

Melisanda, non so di che parli quando dici violenza di genere. Il genere non esiste, in ognuno di noi ci sono parti maschili e parti femminili, siamo tutti persone e la violenza non ha sesso.” Mettetevela via, che le vittime di violenza siano in stragrande maggioranza femmine e i perpetratori in stragrande maggioranza maschi è un mero caso.

Guarda, maiali che volano!

Ovvero, tecniche di distrazione di massa: il gettare nel discorso qualcosa di completamente irrilevante per far deragliare la discussione.

Melisanda, perché sei così… (quel che volete)?”, oppure: “Il tuo tono, Melisanda, indica che… (quel che volete)” Non discutiamo più della questione, discutiamo di Melisanda, psicanalizziamo Melisanda, costringiamo Melisanda a giustificare la propria esistenza, hip hip hurrà!

Non ci sono cose più importanti di cui preoccuparsi? Ben altri sono i problemi, cara Melisanda… Dici che un tetto di alluminio è pericoloso, ma lo sai o no che ci sono persone che neppure lo hanno, un tetto?”

Senti, Melisanda, se l’evoluzione fosse un dato di fatto allora l’eugenetica sarebbe giustificata. Se tu mi dici che credi all’evoluzione è come se mi dicessi che ti sta bene esporre alla nascita i bambini malformati, o fare esperimenti assieme a Mengele, e io non posso discutere con una persona malvagia come te!”

Fuori contesto:

Tecnica nota anche come “la parte per il tutto”.

Melisanda, astrofisica e romanziera, dice in un’intervista: “Come scrittrice di fantasy, un mondo con draghi e vampiri è per me del tutto plausibile, ma come scienziata so che il nostro mondo è diverso dalla mia immaginazione.”

Su Facebook, Twitter, ecc.: “Avete letto? Anche Melisanda dice che un mondo con draghi e vampiri è del tutto plausibile, adesso dovete finirla di dirmi che ho le visioni perché persone rispettabili e autorevoli – e la scienziata Melisanda è solo una di loro – la pensano come me!”

Oppure, basta estrapolare una frase da un libro e attribuire all’autore/autrice il pensiero che lui/lei mette in bocca ad un personaggio (il “cattivo” della storia, per esempio) e si demonizza chi scrive e ciò che ha scritto in un batter d’occhio.

Vero per sfinimento:

La semplice arte di ripetere il proprio punto di vista ad oltranza, senza preoccuparsi di avere qualcosa di concreto per sostenerlo o del fatto che è già stato demolito centocinquantasei volte.

Mi dispiace, Melisanda, ma non c’è nessuna prova che – come tu dici – le mele crescano sugli alberi.”

Melisanda mostra foto di meli carichi di frutti.

Ok, ma questa non è una prova che le mele crescano sugli alberi, è solo la prova che tu hai delle fotografie, e come dicevo…”

Melisanda mostra testi di orticoltura.

Guarda, questo prova solo che dei testi sono stati scritti, tu non hai evidenza del fatto che le mele…”

Melisanda spedisce tramite i drone di Amazon un intero frutteto di Golden Delicious, Granny Smith, Seuka e Renetta.

Quando non si hanno prove, Melisanda, non si dovrebbe insistere a dire che le mele…”

Melisanda manda a quel paese il suo oppositore e si rifiuta di discutere ulteriormente.

Visto? Avevo ragione, Melisanda non dice più niente, ho vinto io!!!”

Associazioni fallaci:

L’errore logico per cui se A condivide una caratteristica con B, allora condivide anche tutto il resto (o gran parte) delle caratteristiche di B: “Io sono allergico ai limoni, che sono gialli. Perciò so di essere allergico anche alle banane, pur non avendo mai provato a mangiarle, ne’ fatto alcun test al proposito, perché anch’esse sono gialle.”

Melisanda, allora tu sei vegetariana? Bella roba. Lo sapevi che pure Hitler era vegetariano, sì?”

Eh, non mi stupisce che Melisanda abbia un labrador e un siberian husky, anche a Hitler piacevano i cani…”

A rovescio:

Sei amica di Melisanda? Ma allora sei anche tu (quel che volete) come lei!”

La tua attrice preferita è Melisanda? Allora dovresti anche tu (quel che volete) come lei!”

Ehi, fatti coraggio e resta allegra, Melisanda. Pensa che come “obiezione” hanno detto a qualcuno che conosco: “Ah, be’, se vai avanti con la logica…”

Maria G. Di Rienzo

Read Full Post »

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: