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“Quando una bambina vi dice che un uomo l’ha toccata in modo inappropriato, o che l’ha molestata…

Quando una donna vi dice che un uomo l’ha stuprata, o l’ha molestata sessualmente…

Perché come prima cosa mettiamo in discussione la veridicità di quell’esperienza, per la cui condivisione da parte della bambina o della donna possono esserci voluti grande coraggio, il rendersi vulnerabili e il mettersi a nudo? Perché stiamo subito a ponderare quanto danno questo può portare all’uomo in questione?

Quando un bimbo maschio vi dice che un uomo l’ha toccato in modo inappropriato, o che lo ha molestato, o che lo ha stuprato… Cosa ci induce a credere immediatamente al bambino, ad arrabbiarci e a cominciare a fare tutto quel che è in nostro potere affinché sia resa giustizia al bimbo stesso?

Perché non possiamo credere immediatamente anche alle nostre bambine e donne, e fare tutto quel che è in nostro potere affinché sia resa loro giustizia? Perché?

Perché tutte le volte, in tutte le circostanze, non svergogniamo il perpetratore e forniamo guarigione, cura e sostegno ai/alle sopravvissuti/e – tutti/e?

Come mai la reputazione di un uomo diventa una questione così critica, quando è accusato di aver perpetrato violenza sessuale contro donne e bambine, che noi volontariamente e talvolta ciecamente trascuriamo l’umanità di quelle donne e bambine?

Che tipo di società abbiamo creato per noi stessi?

Dov’è la protezione del valore e della dignità di donne e bambine?

Io voglio per donne e bambine una Giamaica differente. E spero che l’Esercito del Tamburello (#TambourineArmy) creerà la Giamaica differente di cui c’è bisogno.”

Così una delle “capitane” di questo nuovo gruppo di attiviste, Stella Gibson, spiega ciò che sta a cuore alle sue aderenti.

esercito-del-tamburello

Il nome scelto non è casuale. Dalla fine del 2016, quando un pastore 64enne della chiesa moraviana (confessione protestante) è stato beccato mentre assaliva sessualmente una ragazza di 15 anni all’interno di un’automobile, molti altri casi simili sono venuti alla luce. Il 9 gennaio scorso, le sopravvissute e i sopravvissuti alla violenza sessuale da parte dei sacerdoti hanno protestato di fronte alla chiesa suddetta e nel battibecco che è nato fra i dimostranti e il leader moraviano Paul Gardner, quest’ultimo si è preso un colpo di tamburello in testa. Gardner e il suo vice presidente hanno dato le dimissioni pochi giorni dopo, in quanto sono entrambi indagati per abuso sessuale di minori.

L’Esercito del Tamburello mira a costruire “una della più grandi coalizioni di organizzazioni e individui in Giamaica che lavorino per rimuovere la piaga dell’abuso sessuale, dello stupro e di tutte le altre forme di violenza sessuale contro bambine/i e donne”. Una delle strategie che il gruppo sta usando è l’hashtag #SayTheirNames (Dì i loro nomi) tramite il quale le donne sono incoraggiate a farsi avanti e a raccontare le storie degli abusi subiti nominando i perpetratori. Ma non usano solo le loro tastiere: il 6 febbraio 2017 hanno organizzato una campagna di protesta vestendo di nero, l’11 marzo prossimo terranno la Marcia di Potere delle Sopravvissute, stanno già tenendo Circoli di Guarigione per le vittime di violenza e stanno creando connessioni ovunque sia possibile per far pressione sui legislatori affinché la legge contro i reati sessuali sia resa più efficace.

Buon lavoro, amiche. Chissà che il tamburello risuoni (metaforicamente) su moltissime altre teste. Maria G. Di Rienzo

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“Il Dio del cielo e della terra semplicemente chiede. Il Fato è la domanda che ho posto. Voi potete trovare la risposta.”

Così 천지신명 (la pronuncia resa in italiano è “cion-gi-scin-miong”), la suprema divinità di un pantheon coreano antecedente buddismo, cristianesimo e confucianesimo, crea una delle scene più significative dello sceneggiato “Goblin” (도깨비 – “docchebi”, accento sulla finale) attualmente trasmesso dal canale via cavo “tvN” e decisamente sulla cresta dell’onda: 15,3% di share, con picchi di 18.

goblin-poster

Secondo la mitologia a cui fa riferimento le cose per gli esseri umani vanno così:

A crearti è la Nonna Samshin, la Dea del Parto che protegge madri e bambine/i. La sua protezione ti segue sino ai 10 anni.

Dopo di ciò, passi sotto la vigilanza di sette divinità che sono le sette stelle del Grande Carro dell’Orsa Maggiore (칠성신 – “cil-song-scin”): con il tempo, queste figure si sono fuse con quella del dio supremo succitato.

Quando incontri un Messaggero dell’Aldilà (저승사자 – gio-sung-sa-gia) muori.

Nel tribunale dell’Aldilà ciò che hai fatto durante la tua vita è giudicato dal Grande Re 염라 (“iom-ra”), che comanda i Messaggeri. Se sei stato giusto puoi andare in Cielo o reincarnarti, se non lo sei stato soffri eterno dolore (in alcuni casi ti reincarni in una forma inferiore e in altri ancora diventi un Messaggero come forma di espiazione).

goblin

(da sinistra, il Messaggero dell’Aldilà e il Goblin)

Se hai un desiderio fortissimo o un rancore altrettanto intenso che ti spingono a voler vivere anche dopo la morte, resti a vagare in questo mondo come spirito (fantasma).

Questa mitologia comprende creature come i draghi e il nostro 도깨비: un essere fatato non necessariamente maligno come i goblin del folklore anglosassone (tradurre è sempre un po’ tradire) ma che da buon folletto può creare oro e compiere altri incantesimi. In più il “docchebi” non nasce tale: in origine era una creatura umana e subisce la trasformazione a causa di diverse circostanze – per esempio, come nel caso dello sceneggiato, il subire un grave tradimento intriso da molto sangue versato.

La storia del drama, in sé, non mi attira in modo particolare. Il folletto vive in eterno, trafitto dalla propria spada, e per raggiungere pace e oblio deve trovare la propria “moglie”, una donna umana che lo ami, perché in virtù di questo amore lei è in grado di sfilare la spada dal suo corpo: capite bene quanti fazzoletti si inzuppano di lacrime per il triste destino di entrambi…

goblin-sword

Ma la scrittrice che ha vergato la sceneggiatura, Kim Eun-Sook, lo ha fatto in modo superbo, utilizzando il meglio della letteratura e della poesia del suo paese. Con uno “script” del genere, persino un guitto (parlo degli idol-boys e delle idol-girls gettati in modo improvvido nelle produzioni cinematografiche e televisive) non può fare altro che diventare un attore. Perciò sto guardando le puntate di “Goblin”, per ascoltare più che per vedere.

Maria G. Di Rienzo

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annelinde

(“The Way”, di Annelinde Metzner – in immagine qui sopra – 9 luglio 2014. Trad. Maria G. Di Rienzo. Poeta, musicista, attivista, Annelinde ha scritto questo pezzo per ricordare “Il brillante e instancabile lavoro delle donne per il pianeta, che sta dà dando forma al futuro di tutte/i noi.”, comprendendo in esso “Le piccole azioni giornaliere delle donne che conoscete, che vi sono vicine, che abitano nel vostro quartiere.” Per tal motivo, dice, nella poesia ha incluso il Coro per la Pace “Sahara”, che lei dirige. Il Coro è stato fondato nel 2008 per promuovere relazioni pacifiche e amichevoli fra musulmani, ebrei e cristiani. “Sahara” è infatti la fusione dei nomi Sarah e Hagar, le “madri” di tutte e tre le religioni. Per il Coro Annelinde ha scritto numerose canzoni sulle dee europee, africane e mediorientali.)

Il modo in cui le giovani apprendiste, piene di speranza,

contano semi nella fattoria di Vandana Shiva.

Il modo in cui la sottile nervosa ragazza, danneggiata dalla guerra,

getta indietro la sua testa e canta.

Il modo in cui Wangari Maathai ci ha insegnato

a piantare alberi in barattoli di latta,

rendendo il Kenya di nuovo verdeggiante.

Il modo in cui le donne del Coro per la Pace “Sahara” vengono a cantare,

visualizzando un verde prato cittadino al posto del catrame.

Il modo in cui Lisa Shannon ride in faccia alla violenza,

mentre corre per le sue sorelle in Somalia e in Congo.

Il modo in cui due donne rotonde si sollevano per danzare,

le loro mani che compiono gesti in alto,

costruendo un futuro di meraviglia davanti ai nostri occhi.

Il modo in cui un iridescente raggio di sole

si fa strada fra la nebbia e atterra ai nostri piedi.

Ci incontriamo nell’Amore, nell’Onorare, nella Passione!

Creiamo un nuovo mondo,

mentre il vecchio mondo si sbriciola tutto intorno a noi,

e noi lo lasciamo andare.

Questo è il modo.

dipinto-di-emily-balivet

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Mentre andava a braccio su “l’indottrinamento della teoria gender” che è “contro le cose naturali”, poco più di una settimana fa, il pontefice ha parlato di scuole in cui si praticherebbe la “colonizzazione ideologica”. Per quanto riguarda la fantomatica “teoria gender” si sbaglia di grosso, come ormai gli hanno spiegato inutilmente in molti, ma sull’ultimo punto potrebbe avere ragione. Il fatto è, purtroppo, che l’ideologia con cui si tenta di “colonizzare” gli allievi degli istituti scolastici è la sua.

Come a Caserta, dove la dirigente della scuola superiore Ferraris ha mandato il 4 ottobre una circolare alle classi in cui convocava gli studenti a partecipare a una marcia contro l’interruzione volontaria di gravidanza (scopo: abolizione della legge 194 tramite referendum) e chiedeva pure la giustificazione per gli eventuali assenti. Come ciliegina sulla torta, la faccenda era presentata a guisa di “compito” su Madre Teresa di Calcutta “Premio Nobel e Santa”. Dato che le reazioni, ovviamente negative, a questo atto di colonizzazione ideologica non si sono fatte attendere, la dirigente ha mandato una seconda circolare: “Oggetto: revoca partecipazione 5° Corteo nazionale per la Vita. La scrivente comunica che per motivi organizzativi interni è annullata la partecipazione di questa istituzione scolastica alla manifestazione in oggetto. Pertanto alunni e docenti svolgeranno regolarmente lezione.”

Ma se il Papa vuole trovare tracce di “gender” nelle scuole può fare riferimento a un altro fatto finito in cronaca: quello dell’istituto Carducci di Bari, ove il dirigente “per motivi di sicurezza” ha stabilito che gli alunni maschi entrino dall’ingresso principale e le alunne femmine dal retro. Quando qualcuno dei genitori ha eccepito il preside ha: ridacchiato, definito le proteste fesserie, operato del simpatico benaltrismo spiegando che chi “fa queste osservazioni non ha visto le immagini di Amatrice, dove l’anno scolastico è iniziato con mille difficoltà. E non capisce che quelli sono i veri problemi.”, mentre i giornalisti reiteravano le necessità di “non cadere nello stereotipo” e di “non dare al fatto il solito significato sessista”. (Solito, capito. Ci sono queste stronze fissate che qualsiasi cosa dici/fai ti trovano il significato sessista, e che palle! Ha ragione il preside quando dice che “La gente non ha proprio altri pensieri.”…)

Ma se per motivi di sicurezza i 635 allievi e allieve non possono entrare dall’ingresso principale tutti insieme, non è necessario dividerli per sesso – sapendo benissimo che farlo porta una carica simbolica e ponendo la sua parte negativa, tipo ingresso della servitù, alle femmine: si poteva per esempio dire che le classi prime e seconde entravano di qua e le restanti di là, senza metterci di mezzo il “gender” (e eventualmente preoccupare Bergoglio).

Questo se l’educazione al genere, non la scemenza-gender, fosse davvero entrata nelle scuole, il preside della Carducci di Bari lo saprebbe e magari sarebbe meno supponente e maleducato nei confronti dei genitori delle/degli studenti.

L’educazione al genere, infatti, crea rispetto reciproco, attitudine nonviolenta, relazioni egualitarie, empatia. Se un pizzico di educazione simile fosse stata fruibile da Bergoglio quando andava a scuola, forse non si sarebbe “molto rattristato” – come ha riportato monsignor Angelo Becciu – nell’apprendere “la notizia delle due ‘suore’ spose!” (cit. integrale) Come sapete si tratta di due ex suore che si sono unite civilmente a Pinerolo. La consapevolezza che due donne sono felici insieme al punto di volerlo sancire con una cerimonia pubblica non dovrebbe rattristare nessuno: è una tristezza che sa troppo di rigetto e di rancore. Maria G. Di Rienzo

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La guerra è uno stato di conflitto armato fra società umane. Attualmente una cinquantina di situazioni di questo tipo sono in corso sul pianeta: quella che sta facendo più vittime è il conflitto in Siria.

Io ripudio la guerra con la stessa fermezza di coloro che redassero la nostra Costituzione (Art. 11: “come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”), e a differenza di Papa Bergoglio so almeno cos’è.

So che si basa su interessi disputati e che spesso necessita di un “casus belli” per iniziare – tipo l’attentato di Sarajevo o la campagna di Polonia che accesero la miccia dei due conflitti mondiali. La guerra concerne il controllo di territori e/o risorse; il riconoscimento di concessioni economiche (come per le guerre anglo-olandesi, 1652/1784); la sovranità nazionale (guerre di indipendenza); il controllo del potere interno (guerre civili)… per farla breve, ogni conflitto mira a ottenere benefici territoriali, economici, politici, militari eccetera.

Se a dire che la malefica – inesistente – “teoria del gender” è “il grande nemico” che ha lo scopo di “distruggere il matrimonio” e perciò ha messo in atto una “guerra mondiale” fosse un predicatore da strapazzo, in piedi su una cassetta di frutta in un parco di una città qualsiasi, io potrei scrollare le spalle e persino riderne: ma che lo faccia il rappresentante di una delle maggiori religioni mondiali, con tutti i riflettori puntati su di lui e innumerevoli microfoni che gli fanno eco sull’intero pianeta mi preoccupa.

Come può un essere umano con neuroni funzionanti imbastire questo tipo di ragionamento: una teoria che non esiste, la cui paternità/maternità nessuno rivendica, che nessuno sa spiegare se non ricorrendo all’omofobia e a deliri complottisti su bambini “indottrinati” a fare non si sa bene cosa, dichiara guerra a livello mondiale (come, dove, con quali eserciti, quali armi?) allo scopo di distruggere un negozio giuridico (il matrimonio) e cioè un atto con cui un privato è autorizzato dall’ordinamento giuridico a regolare interessi individuali nei rapporti con altri soggetti.

Bergoglio, quella che scrive fantascienza sono io ma una trama del genere è talmente illogica che neppure ricorrendo a speculazioni non-euclidee e a salti mortali di fantasia riesco a farla stare in piedi. Cosa guadagna il misterioso e innominato ma sicuramente ferocissimo nemico dalla “distruzione del matrimonio”? E’ un sociologo pazzo che vuole dimostrare l’impossibilità delle relazioni umane regolate giuridicamente? Vuole vendicarsi del mondo intero perché non è riuscito a sposarsi (e quindi niente più nozze per nessuno, tiè!)? E’ un economista tormentato dai costi dei congedi di maternità/paternità che pensa alla solitudine assoluta degli individui come al prossimo upgrade del neoliberismo?

Il Papa non lo ha spiegato nel suo sproloquio, ma dalla distruzione da profezia apocalittica del matrimonio al divorzio nella realtà il passo è stato obbligato: “Il matrimonio è la cosa più bella che Dio ha creato (ma non sappiamo quale dio, in caso Bergoglio abbia ragione, perché come consuetudine è più vecchia della Bibbia e dei Vangeli)… cioè l’uomo e la donna che si fanno una sola carne sono l’immagine di Dio… (perciò il divorzio lo paga dio, perché) quando si divorzia una sola carne sporca l’immagine di Dio.” Mi manca qualcosa: un “si” o un “ciò” prima di “sporca”, per esempio.

Ma il fatto è che per quanto ci si arrampichi sugli specchi i due sposi restano due persone distinte e diverse, non si annullano l’uno nell’altra e viceversa, non acquisiscono alcuna qualità divina per l’aver firmato un contratto in chiesa o davanti al sindaco, ne’ diventano dopo averlo firmato un ermafrodita a quattro gambe e due nasi: se poi quest’ultima è l’immagine dell’onnipotente mi piacerebbe sapere in quale concilio vaticano è stata stabilita.

Tralasciando l’ovvia solfa sui poveri bambini vittime dei divorzi dei genitori (meglio che subiscano violenza domestica e magari ne schiattino, ma in una famiglia che non ha sporcato l’immagine di dio, vuoi mettere?) e la solita ingiustificabile banalizzazione della violenza domestica stessa (“alle volte volano i piatti. Ma se è vero amore, si fa la pace subito.” – poi domani volano i pugni e dopodomani le coltellate, ma se è vero amore tutto si perdona… basta dire “permesso, grazie, scusa”), il clou della performance papale in Georgia è raggiunto con le “situazioni più complesse”.

Tali circostanze sono quelle in cui “il diavolo si immischia e mette una donna davanti all’uomo e questa gli sembra più bella della sua. O quando mette un uomo davanti a una donna e gli sembra più bravo del suo…”.

Sarete contenti/e, spero: adesso sapete perché la vostra relazione con X è finita. Non prendetevela, Belzebù è fatto così. E sapete finalmente anche l’unica ragione per cui un uomo sposa una donna: è bella. E perché una donna sposa un uomo: è bravo. Ne consegue che possono essere tentati di lasciare il/la coniuge qualora appaia una “più bella” o uno “più bravo”. E questo è il vero amore secondo Bergoglio: talmente segnato dagli stereotipi del “gender” che può tenerselo. Amen.

Maria G. Di Rienzo

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In agosto ha fatto troppo caldo anche per dio.

* In Sudan nove giovani donne – dai 17 ai 23 anni – sono state condannate ciascuna a quaranta frustate perché indossavano pantaloni. La locale “sharia” giudica tale indumento “indecente” per le donne. Le nove giovani sono cristiane ma quelli che pensano di essere il braccio armato dell’onnipotente se ne fregano.

* In Pakistan, il Consiglio dell’ideologia islamica ha presentato una proposta di legge per regolamentare i pestaggi delle mogli da parte dei mariti: le botte devono essere “leggere”, s’intende, storpiare la serva di casa non sarebbe intelligente. Entrando nei dettagli, la bozza prevede il pestaggio quando una donna “sfida gli ordini del marito”, “non si veste come lui desidera”, “rifiuta il rapporto sessuale”, “non fa il bagno dopo il rapporto sessuale o il periodo delle mestruazioni”.

* A New York, la setta ebrea ultra-ortodossa Satmar ha fatto circolare un decreto che bandisce la frequentazione dell’università da parte delle donne. Istruirle a tal punto, spiegano, “è pericoloso” e nel farlo infilano una perla dietro l’altra: “Di recente è diventata la nuova moda per ragazze e donne sposate cercare di ottenere diplomi universitari. Alcune frequentano i corsi direttamente e altre lo fanno online. Perciò vogliamo far sapere ai loro genitori che questo è contro la Torah. Saremo molto severi su questo punto. A nessuna ragazza che frequenti la nostra scuola è permesso studiare e prendere una laurea. (E se non possono studiare, che ci fanno nella loro scuola?). Inoltre, non daremo ne’ lavoro ne’ posizioni d’insegnamento nella scuola a donne che abbiano frequentato l’università o abbiano una laurea (Anche l’idiozia può raggiungere la perfezione: i rabbini Satmar ci sono riusciti!). Dobbiamo mantenere sicura la nostra scuola e non possiamo permettere influenze laiche nel nostro ambiente sacro.”

* Il Gran Mufti Ismail Berdyev – massima autorità sulla giurisprudenza religiosa per musulmani sunniti e ibaditi – dalla repubblica della Karačaj-Circassia ha fatto sapere che le mutilazioni genitali femminili nella vicina repubblica del Daghestan vanno benone: “Non contraddicono i principi dell’Islam e sono necessarie per sedare energia non necessaria (???), inoltre garantiscono la purezza delle future spose. Si tratta di un rituale tipico del Daghestan che non viola le norme religiose e sociali della regione. (Infatti, viola i corpi delle bambine, ma questo è irrilevante)”

La solenne stronzata è stata sfiatata dal Gran Mufti subito dopo che la difensora civica dei bambini del Daghestan, Intizar Mamutayeva, aveva pubblicamente definito le mutilazioni genitali femminili “violazioni dei diritti umani”. Due giorni dopo, Mamutayeva è stata rimossa dall’incarico: faceva il suo lavoro troppo bene.

Maria G. Di Rienzo

Scusate, adesso torno dalle ferie e cerco di mettere un po' in ordine

Scusate, adesso torno dalle ferie e cerco di mettere un po’ in ordine

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bagpiper

Brice Ehmig ha dovuto sopportare i predicatori anti-omosessualità nel campus per tutta la durata della sua permanenza all’università (a Fort Myers, Miami). Adesso è all’ultimo anno, non intende ingoiare oltre le falsità e gli insulti e lo ha dimostrato il 30 agosto scorso.

https://www.youtube.com/watch?v=9zZ5bXJjoio

Ho visto fin troppe tragedie nella comunità LGBTQ per lasciare che un uomo in pantaloni mimetici mi dica che sono l’incarnazione del peccato. Sono una suonatrice di cornamusa gay e sono fiera di esserlo. Dopo aver avuto a che fare per anni con i commenti omofobici diretti a me dai predicatori – che sono qui sempre e fanno tutti parte dello stesso gruppo – ho sentito il bisogno di contrastare questi falsi profeti che sputano bigottismo. (Nel video potete ad esempio sentire il tizio con il megafono equiparare l’omosessualità alla bestialità, Nda.)

Ho cominciato con il suonargli un pezzo classico di rinnovo spirituale e sana malinconia con “Amazing Grace”. Vedevo dai suoi occhi e dalle vene tese in faccia e nel collo che era furibondo per la mia presenza. Perciò, dopo quattro minuti, gli ho dato un po’ di spazio. Ma lui ha ricominciato con l’omosessualità e si è guadagnato ancor di più la mia musica implacabile. Alla fine ho chiamato accanto a me la mia ragazza e ci siamo scambiate un bacio di fronte al predicatore e al pubblico.”

Tra l’altro, Brice suona molto bene. Secondo me l’odiatore che mistifica Gesù Cristo avrebbe dovuto ringraziarla. Maria G. Di Rienzo

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