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Posts Tagged ‘religioni’

Scaffali vuoti e zuffe nei supermercati, truffa dei tamponi a domicilio, notizie false e denunce per procurato allarme, disinfettanti e mascherine che costano come diamanti: tutto questo è disturbante e ignobile quanto era prevedibile, perché in condizioni di ansia e incertezza estreme ci sono molte persone che danno il peggio di se stesse, mentre i farabutti conclamati tentano di volgere la situazione in profitto.

Quel che non riesco a sopportare, attualmente, sono i sedicenti “padri” che esternano – di continuo – la loro comprensione per le preoccupazioni dei “figli” (il popolo italiano) infilando un’idiozia dietro l’altra e facendo sfoggio di onniscienza e/o onnipotenza. Un caso è quello del vescovo Massimo Camisasca, che vede un’emergenza sanitaria come “un’occasione di ravvedimento e conversione”, poi si domanda pensoso da dove venga il coronavirus e così si risponde (ma non occorreva ce ne rendesse edotti): “Dal cuore della Cina, non certo dal cuore di Dio, ma è anche vero che Dio si sta servendo di esso per richiamarci tutti a uno sguardo più profondo sulla nostra vita”.

E’ anche vero: Dio gli ha mandato un messaggio al proposito su Tik Tok proprio ieri, ma non ve lo mostrerà, perché dovete aver fede.

Poi c’è “Jackal” Salvini, che invoca la crisi di governo nel momento in cui averla getterebbe la nazione nel caos più devastante, straparla di barconi, ulula contro governatori di regioni in cui non ci sono focolai dell’epidemia e se ne esce in (infiniti) post di questo tipo:

24 febbraio – “Non è il momento delle mezze misure: servono provvedimenti radicali, serve l’ascolto dei virologi e degli scienziati, servono trasparenza, verità e un’informazione corretta, servono controlli ferrei ai confini su chi entra nel nostro Paese. Già da oggi sarò in Lombardia, poi in Umbria, a Roma, in Veneto, in Trentino e ovunque ci sarà bisogno.

Capito? Lui incorpora tutto quel che serve: è allo stesso tempo provvedimento radicale, virologo, scienziato, trasparente e vero nonché divulgatore di informazioni corrette e bastione ai confini. Erede di Edoardo il Confessore e dei re suoi successori, ritenuti in grado di guarire la scrofola, imporrà le mani sui sofferenti – probabilmente lasciando macchie d’unto e Nutella – e tutto andrà a posto.

Il giorno in cui il suo staff gli scrive questa ed altre scemenze, partecipa a una cena con 1.500 sodali leghisti giunti a Genova da Piemonte, Lombardia e Veneto. Partecipa anche, ovviamente, il governatore ligure Giovani Toti, il quale dispone con ordinanza la sospensione di manifestazioni pubbliche o aperte al pubblico un’ora dopo. Alle 22.49 andava bene farsi i selfies con Salvini durante un assembramento, a mezzanotte la carrozza si è mutata in zucca e il coronavirus è diventato un problema.

C’è una sola cosa buona che può uscire dalle grandi difficoltà di questi giorni e cioè che gli italiani si rendano finalmente conto di non poter affidare la cosa pubblica a cialtroni e incompetenti, ma non oso sperarvi.

Maria G. Di Rienzo

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(tratto da: “Former IS Woman Combats Online Radicalization in Indonesia”, di Sirwan Kajjo e Rio Tuasika, 26 dicembre 2019, trad. e adattamento Maria G. Di Rienzo.)

Naila Syafarina

Naila Syafarina – in immagine sopra – aveva 19 anni quando si trasferì con la famiglia in Siria nel 2015. Tutto ebbe inizio quando sua sorella minore cominciò a cercare letture religiose su internet e più tardi ebbe a conoscere qualcuno online che la persuase ad andare in Siria.

La sorella ebbe successo nel convincere la famiglia a trasferirsi. Ma la vita sotto il dominio dello stato islamico (IS) era completamente differente da quella che era stata promessa online. Determinati a fuggire dalla terribile realtà siriana, Naila Syafarina e i suoi riuscirono a tornare in Indonesia nel 2017.

Syafarina, ora 23enne, assieme a diversi giovani indonesiani che si erano uniti all’IS, sta facendo campagna fra la gioventù contro i pericoli della radicalizzazione online, giacché essa è una delle principali preoccupazioni da alcuni anni in Indonesia, il più grande paese musulmano al mondo.

“Cercate una seconda e una terza opinione. Dopo di che, non accettate tutto di colpo, continuate a pensare in modo critico.” consiglia Syafarina, aggiungendo che molti versetti nel Corano chiedono alle persone di riflettere.

Ci sono circa 600 persone di nazionalità indonesiana che sono tornate a casa dopo essersi unite allo stato islamico in Siria, secondo la rete di ong “Società civile contro l’estremismo violento” (C-SAVE). “Fra esse, circa il 20% è pronto a reinserirsi nella società. – spiega Mira Kusumarini (in immagine sotto), direttrice di C-SAVE – E’ più facile lavorare con quelli che sono tornati, poiché hanno visto con i loro occhi che le promesse erano false, che la realtà era davvero diversa da ciò che la propaganda dell’ISIS dice. Facebook è il canale preferito dagli estremisti per individuare possibili adepti. Poi i contatti proseguono su canali privati come Telegram.”

Mira Kusumarini

Naila Syafarina crede che un modo efficace di contrastare l’estremismo nei giovani sia l’incoraggiare il dialogo fra le fedi: “Continuate a impegnarvi in conversazioni con altre persone, in special modo con quelle che appartengono a una differente etnia e hanno una differente religione. Questo è ciò che apre le nostre menti.”

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“Come può una persona a cui è stato insegnato che le orchidee sono solo bianche compiere una scelta seria fra orchidee bianche e orchidee di altri colori? Come può una persona a cui non è mai stato neppure insegnato che esistono orchidee di altri colori compiere del tutto una scelta per esse?”

Maryam Lee

Così scrive Maryam Lee (in immagine), malese, attivista per i diritti delle donne, nel libro “Unveiling Choice” ove spiega la sua scelta di non indossare l’hijab. Non lo considera un problema in sé, mettendolo in relazione a situazioni e contesti, ma trova assai problematiche “le condizioni sociali che costringono le donne a metterlo o toglierlo”. E’ inoltre convinta che “le donne musulmane, con fazzoletto o senza (…) devono convenire che il loro nemico comune sono uomini ipocriti che continuano a dire alle donne cosa mettersi addosso.”

Maryam in questo momento è indagata dalle autorità religiose (Jabatan Agama Islam Selangor) per possibile violazione dell’articolo di legge che criminalizza “ogni persona la quale tramite parole in grado di essere udite o lette o viste in disegno, tramite segni o altre forme di rappresentazione visibili o in grado di essere viste in ogni altra maniera: (a) insulti o rechi disprezzo alla religione islamica (…)”.

Se l’indagine condurrà a una denuncia e la denuncia a una condanna, la scrittrice può ricevere una multa di 1.080 euro o tre anni di prigione – o entrambi, la cosa sembra dipendere dall’umore dei giudici.

“Unveiling Choice” – “Scelta di svelamento” è stato pubblicato all’inizio di quest’anno e già l’evento pubblico organizzato per il suo lancio fu indagato dal Dipartimento per gli Affari Religiosi. Donne, femministe, gruppi della società civile stanno protestando per l’intimidazione diretta a Maryam Lee, citando nelle loro dichiarazioni numerosi casi simili.

MAJU – Malaysian Action for Justice and Unity, associazione apolitica pro diritti umani, sostiene che siano proprio le autorità religiose a insultare l’Islam, dandone un’immagine fatta di costrizioni e imposizioni: “L’Islam è una religione di discernimento e permette le differenze di opinione (…) Quest’azione (contro la scrittrice) umilia e insulta l’essenza stessa dell’Islam.”

Unveiling Choice cover

Spero ovviamente che le accuse contro Maryam siano lasciate cadere. La sto immaginando fra molti anni, in un’occasione festiva e attorniata da amici e parenti, con una nipotina che le chiede: “Ma per cosa ce l’avevano con il tuo primo libro, nonna?” “Non ci crederai, tesoro, ma ci sono persone che odiano le orchidee e ancora di più le donne che ne parlano.”

Maria G. Di Rienzo

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Fintanto che era possibile contenere il tutto accusando la bambina di cui abusava di “farneticare”, don Michele Mottola negava appassionatamente. Fosse anche la vicenda diventata in qualche modo pubblica, era pur sempre la parola dello stimato sacerdote contro quella di una undicenne e in più l’aggressore poteva contare, com’è consueto, sulla vasta acquiescenza sociale per la violenza di genere che produce discredito e sospetto verso qualsiasi testimonianza femminile: psicologi che cianciano della fantasia delle adolescenti e dell’inconscio desiderio di essere stuprate ecc., opinionisti che lamentano il chiasso delle denunce e la scomparsa del “romanticismo”, odiatori squinternati che sbandierano dati inventati di sana pianta su padri / mariti / compagni accusati falsamente e così via.

Però sono successe due cose: la bambina ha registrato gli incontri con il prete sul cellulare e la famiglia, oltre ad informarne la diocesi, ha contattato la tv (Le Iene). “Lasciami stare, non mi devi più toccare.”, ripete l’undicenne nelle registrazioni. “E’ solo un gioco, non facciamo niente di male.”, risponde don Mottola. E dite di no, diamine, non siete capaci di dire di no? Certo che siamo capaci, ma il NO cade sempre in orecchie sorde: se hai undici anni è “solo un gioco” e se nei hai quindici ti eri vestita da puttana e andavi in cerca e se ne hai venti con lui c’eri già stata quindi non hai il diritto di rifiutare e se ne hai trenta mica sei una verginella lo stai solo provocando e se ne hai quaranta ad assalirti ti si fa un favore… lo sanno tutti che le donne lo vogliono, che le donne amano soffrire, che le donne mentono come respirano e che sono loro le vere violente – così hanno istruito “i tutti” gli psicologi, gli opinionisti e gli sbalestrati di cui sopra.

Adesso il sacerdote non può più negare e può solo puntare a minimizzare la condanna, per cui la sua strategia è cambiata: “Mi assumo tutte le responsabilità. Sono colpevole di tutte le accuse che mi vengono contestate. E’ tutto vero. – ha dichiarato al giudice per le indagini preliminari, aggiungendo – Chiedo scusa alla famiglia della bambina. Spero riescano a perdonarmi. Ho intrapreso un percorso spirituale. Mi affido alla giustizia divina e terrena.” Il suo legale ha subito chiesto che fosse premiato con i domiciliari per la bella confessione.

Tuttavia, persino quando si pente, questo figuro conferma le convinzioni che lo hanno portato ad abusare di una undicenne:

1) quest’ultima non vale niente, è una cosa, non ha dignità ne’ diritto al rispetto, al massimo si può chiedere scusa alla famiglia di cui è proprietà, ma a lei – a lei di cui ha ripetutamente abusato, a lei che ha accusato di essere una bugiarda, a lei a cui ha infranto brutalmente la fiducia negli adulti e nel mondo, a lei a cui ha lasciato addosso una cicatrice di dolorosa memoria indelebile… a lei no – ci mancherebbe, la furba troietta lo ha fatto allontanare dalla parrocchia e cerca di spedirlo in galera (e detto fra noi veri uomini non era neanche un granché);

2) l’unico benessere che conta – fisico o emotivo – è il suo. Il don, maschio e consacrato, sta al centro dell’universo. Perciò ci informa di aver “intrapreso un percorso spirituale” che verosimilmente lo monderà, lo redimerà, lo rinnoverà e da cui emergerà splendente e puro come un diamante. Tutto sarà dimenticato e apparterrà a un passato nebuloso da non nominare mai più. Che dire, ne siamo davvero lieti e sollevati. Per la sua vittima le cose andranno in modo un po’ diverso, ma chi se ne frega, è solo una femmina, essere inferiore emerso da una costola maschile, responsabile della cacciata dall’Eden, peccatrice per antonomasia, utile solo per i servizi (sessuali e non) resi agli uomini. E questa si è pure ribellata! Che tempi!

Maria G. Di Rienzo

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leah

Sembro grassa con questo? Sento per caso una ragazzina dalla taglia ordinaria chiederlo a un’amica nel camerino accanto al mio, mentre io – una vera persona grassa – sono al quinto indumento che non passa oltre le mie cosce e il mio didietro. Sono indumenti “della mia taglia ma non proprio”, giacché molti abiti non corrispondono alla taglia che dichiarano. Resto là, stuzzicata del suo commento, mentre un altro paio di jeans giace alle mie caviglie.

“Sembro grassa con questo?” è una frase che molte di noi usano, hanno usato o hanno sentito dire da altre. Quel che significa davvero è: “Sono brutta?” Significa che nessuna vuol sembrare grassa perché pensa che grassa equivalga a pigra, sciatta, indegna. Significa “Non posso essere uno sballo con questo vestito se mi fa apparire come se avessi un chilo in più.” Una frase del genere urla “insicurezza” da parte di chi la dice. (Lo affermo e sostengo!)

Quando qualcuna la rivolge a me, io la guardo e replico: “Be’, io sono grassa.” La persona in questione diventa rossa in faccia, sgrana gli occhi. “No, no. – balbetta – Non sei grassa!” Oh sì che lo sono.

Sono grassa e nera.

Grassa e musulmana.

Grassa e sto bene.

Grassa e vulnerabile.

Grassa e atletica.

Grassa e grande viaggiatrice.

Grassa non è una parolaccia. Perciò, smettete di usare tale parola per descrivere le vostre insicurezze.”

Leah Vernon, in immagine sopra, è una video-blogger, stilista, conferenziera e scrittrice. Nello scorso ottobre è uscito il suo libro autobiografico “Unashamed: Musings of a Fat Black Muslim” – “Senza vergogna: riflessioni di una grassa nera musulmana”.

unashamed

E’ un testo dall’onestà “feroce”, dove l’Autrice dà conto del processo che l’ha portata a considerare il proprio corpo un simbolo di ribellione e speranza. Povertà, le regole e i gli stereotipi di genere specifici per essere una “brava ragazza musulmana”, un padre perdigiorno e una madre affetta da disagio mentale, dieci anni di matrimonio con un uomo violento, un’interruzione volontaria di gravidanza praticata in segreto – Leah ha vissuto tutto questo e ne è uscita come un raggio di sole da una nube.

Maria G. Di Rienzo

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“Donne in vetrina per rilanciare il turismo”: questa proposta di un altro Salvini leghista (Roberto), consigliere della Regione Toscana, ha ricevuto grande reazione negativa, è stata respinta dal partito e il suo ideatore sospeso dal gruppo consiliare. La Lega, spiegano dalla direzione, è “in prima linea per difendere dignità e diritti delle donne, sotto tutti i punti di vista, familiare, sociale e lavorativo”. E’ bello saperlo: fino a questo momento, confuse dalle bambole gonfiabili e dal senatore con farfallino, non ce n’eravamo proprio accorte.

Quest’altra proposta

firenze

ha parimenti ricevuto grande reazione negativa ed è stata ritirata. Uno dei promotori, il consigliere comunale leghista Andrea Asciuti, è rimasto parecchio seccato dal fatto e si è sfogato su Facebook: “Firenze è prima in Italia per consumo di droga, è tra le prime per consumo di alcol, ed è la città dove ci sono il maggior numero di single e di depressi. Aggiungiamo a questo il disastro delle famiglie distrutte e la piaga dell’aborto che viene continuamente sottovalutata”.

A questo punto, la confusione su quale sia l’idea che i leghisti hanno delle donne scompare: è la “buona” vecchia dicotomia patriarcale santa/puttana. E’ abominevole doverci avere ancora a che fare nel 2019, ma la concezione della cosa pubblica e della fede che l’ordine del giorno e la sua difesa rivelano è persino peggiore.

Forse servirà ricordare che dopo il voto alle elezioni amministrative gli eletti non entrano in uno speciale seminario per aspiranti esorcisti, ma in consigli laici a cui è demandato amministrare il territorio di competenza. Un Comune, quindi, affronta i problemi relativi alle tossicodipendenze con programmi di prevenzione, assistenza e recupero il che comporta analisi sulle cause dei disagi – in privato i suoi componenti possono anche pregare perché i disagi stessi scompaiano per miracolo ma vi assicuro che non è per questo che sono pagati dai contribuenti.

Ignoro da che statistiche salti fuori una Firenze piena di “single e depressi e famiglie distrutte” (da cosa?), ma anche qui un’amministrazione pubblica interviene tramite i Servizi Sociali, lasciando perdere i single perché è appunto un’amministrazione pubblica e non un gruppo di sensali per matrimoni. Con l’interruzione volontaria di gravidanza, infine, essendo quest’ultima garantita e normata con legge statale, i consiglieri comunali non hanno nulla a che fare e meno ancora sono titolati a definirla una “piaga”.

Per quel che riguarda la fede, chi davvero ce l’ha solitamente non la riduce a bancomat (io ti consacro la città e tu la risani, do ut des).

Maria G. Di Rienzo

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Dai giornali: “Un giovane di 25 anni è stato malmenato a Cremona da militanti leghisti durante un comizio del ministro dell’Interno Matteo Salvini, la sera dello scorso 3 giugno, ma il video che testimonia i fatti è stato diffuso solo negli ultimi giorni (…) Mentre il ministro parlava il giovane ha tirato fuori una sciarpa su cui c’era scritto “Ama il prossimo tuo”, tanto è bastato per prendersi spintoni e ceffoni dai presenti.”

Il ministro, dal palco, commenta: “Lasciatelo da solo, poverino. Un applauso a un comunista, perché se non c’è un comunista ai giardinetti non ci divertiamo. Mi fanno simpatia quelli che nel 2019 vanno ancora in giro con la bandiera rossa e la falce e martello. A Milano c’è il Museo della Scienza e della tecnica dove si studiano i dinosauri”.

La Digos, riporta sempre la stampa, ha identificato il giovane, ma non i suoi aggressori. Ci hanno provato, intendiamoci, ma c’era troppa confusione… Il “comunista” (???) ha riportato lesioni, come attestato dal personale dell’ambulanza presente sul luogo del comizio, ma evidentemente ha una prognosi inferiore ai venti giorni perché la denuncia d’ufficio non è partita e sempre i giornali spiegano che “ha 90 giorni di tempo per denunciare le lesioni subite” (art. 528 del Codice Penale).

Dunque, l’ex comunista padano (evidentemente lui si è de-dinosaurizzato), nonché ex membro del comitato di liberazione della Padania (oggi fervente patriota italico e sovranista), autoproclamato padre di 60 milioni di italiani – compreso il venticinquenne con sciarpa – pensa che l’invito ad amare il proprio prossimo sia comunismo conclamato e meritevole almeno di dileggio: che sia meritevole di pestaggio lo pensano comunque i suoi sostenitori.

Voi direte: ma “ama il prossimo tuo” sta nel catechismo della chiesa cattolica! E avete ragione, le conosciamo come parole di Gesù: “Amerai il prossimo tuo come te stesso. Non c’è altro comandamento più importante di questo.” (Mc 12,29-31). Ma vedete, l’interpretazione è tutto. Il ministro leghista Fontana ha già chiarito in televisione che il catechismo bisogna guardarlo meglio, nella fattispecie indossando i suoi occhialini bigotti: “Ama il prossimo tuo, quello nella tua prossimità. Prima di tutto cerchiamo di far star bene le nostre comunità.” E’ un astigmatismo più etico che fisico, comunque ha l’effetto di restringere ai minimi termini empatia, solidarietà, giustizia sociale, rispetto delle persone e dei loro diritti umani.

L’unica nota positiva dell’episodio cremonese la danno i risultati elettorali: nonostante l’impegno messo nella sguaiata performance del 3 giugno, i bulli hanno perso (ha vinto il centrosinistra). A proposito, sig. Salvini: # 60 milioni meno un‘altra ancora – io.

Maria G. Rienzo

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