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Posts Tagged ‘fiori’

“Sono una giardiniera organica, la nipote di una contadina originaria di Praga, Maria Nedvedova, che crebbe tredici figli e vendeva verdura alla gente che viveva nei pressi del fiume Hudson negli anni ’90. Spingeva un carretto con sopra gli ortaggi e suonava una campanella mentre camminava. Io sono una giardiniera e un’ambientalista grazie a lei e da lei ho appreso che la terra è importante e che la natura dev’essere rispettata.

Pratico il buddismo tibetano da decenni e sono una poeta gay e femminista che ha cominciato a scrivere e pubblicare nel 1970. Il mio lavoro è apparso accanto alle poesie di Audre Lorde e sedevo sul divano accanto a Adrienne Rich la notte di Capodanno, nell’anno in cui si dichiarò lesbica. Lei è una maestra per me e il suo lavoro ancora mi guida in molti modi.

A settant’anni, sono un’ecologista radicale. Due anni fa mi sono rotta il femore e ora sono zoppa ma continuo a fare giardinaggio e a lottare per quel che è giusto nel mondo. Se non lo facessi, sarei travolta. Non ha importanza quanto sia stata marginalizzata nella mia vita, ho sempre sentito il bisogno di tentare di fare la cosa giusta.” Charlene Langfur (trad. Maria G. Di Rienzo – quella che segue è una sua poesia)

buddhist garden statue

“Un buon posto per un piccolo giardino”

Chi non vuole più entroterra?

Fiori porpora sul muro e non è tutto,

spruzzate di campanule anche, azzurro

che salta fuori dal nulla, sorprese

in un mondo piatto

Sì, grandi idee sull’eternità

nel giardino, il sollevarsi, i fiori

a forma di stella, semi diretti dal vento,

nuovi germogli dopo un inverno con molta neve,

uccellini nella luce della luna,

scriccioli, piccolini e sì, tutto ciò

è palpabile, il mondo, la terra, mappe degli appezzamenti

centinaia di loro come risultato dell’umana sottigliezza

sì e ciò ci cambia, le rose,

il senso che tutto è possibile

persino in un mondo spezzato,

ambizioni in cucina, progettare i letti delle piantagioni,

numeri su carta, le misure

del suolo entroterra,

file ordinate di alti

girasoli, gialli, giganti,

petali grandi come mani, semi commestibili

in una brocca di vetro nel sole,

i piselli odorosi sui pali da giardino,

chiari fiori bianchi del colore delle perle,

verdi viticci su cui arrampicarsi con

nettare nei fiori per accendere l’anima.

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Pace

Lisa

(“Peace”, di Lisa Suhair Majaj (nata nel 1960, in immagine). Lisa è una poeta e scrittrice palestinese-americana. E’ cresciuta in Giordania e vive a Cipro. “In tempi difficili, – sostiene – poeti e scrittori hanno sempre fornito salvagenti.”)

PACE

La pace sono due bambini (1) che camminano l’uno verso l’altro da

differenti lati di una barricata. Alle loro spalle ci sono le baracche

di latta dove vivono con i loro genitori nella rabbia e nella

disperazione e nella perdita. Alla barricata solennemente

si mostrano l’un l’altro cos’hanno portato. Un bambino ha una

vanga, l’altro bambino ha un annaffiatoio. Ognuno di loro ha un seme.

Scavano la terra, piantano i semi, spruzzano acqua

con attenzione, poi vanno a casa. Ogni giorno si incontrano di nuovo alla

barricata per vedere se i semi sono cresciuti. Quando i primi

minuscoli germogli emergono loro battono le mani gioiosamente attraverso il

recinto. Quando un bocciolo spunta ridono forte. Quando un

fiore si apre alla luce, petali vellutati come il calore del sole, loro vanno

a casa canticchiando una canzone sul fiore, ognuno nella sua propria

lingua.

kids and flower

(1) “children” può qui indicare indifferentemente due femmine, due maschi, una femmina e un maschio.

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(brano tratto da: “There is Beauty in Our Differences”, di Karen Quiñones-Axalan per World Pulse, 27 aprile 2018. Trad. Maria G. Di Rienzo. Karen, filippina, è una giovane attivista ambientalista e per i diritti umani – lavora in special modo con le persone disabili e i gruppi indigeni, è sposata e ha due figli piccoli. Metterli al mondo non è stato facile nelle sue condizioni, poiché è affetta dalla nascita da una rara combinazione di lordosi e scoliosi che influisce sulla dilatazione della cervice e sulla durata del travaglio. Raccontando queste sue esperienze e l’essere colpevolizzata dalle persone attorno a lei per aver dovuto sottoporsi a taglio cesareo e non essere stata in grado di allattare al seno, Karen è giunta alla conclusione seguente.)

wild flowers

Le rose possono essere i fiori più glorificati, ma non sono l’unico tipo di fiori. E tutti i fiori sono belli. Mi ci è voluto molto tempo per capire che questa metafora si applica anche alle nostre esperienze come donne.

Come donne, lottiamo contro la depressione a tassi allarmanti. La società pone standard molto alti intesi per essere accettati da tutti su ogni persona, ma specialmente su di noi. Una donna dev’essere questo e quello. Se non lo siamo, veniamo denigrate, picchiate, bullizzate.

La nostra bellezza sta nella nostra capacità di dare vita: biologicamente o tramite i nostri lavori artistici, le nostre carriere, il nostro sacerdozio o il nostro impegno sociale. La nostra bellezza sta nei nostri talenti, che noi si sia prive di handicap o differenti per abilità. La nostra bellezza sta nella nostra pelle, anche quando è bruna o nera o gialla o rossa.

Il mondo sarebbe noioso se non ci fossero differenze nell’umanità, o se i colori in un arcobaleno fossero solo il verde e il viola.

Perciò abbracciamo la nostra unicità e la nostra bellezza, e smettiamo di scusarci per il colore della nostra pelle, la nostra altezza, il nostro peso, il nostro stato civile, i nostri cicli mestruali, il nostro umore, le nostre storie di parto o il nostro non aver storie al proposito.

Noi fioriamo nelle pianure, su in montagna, lungo i fiumi, dentro le foreste pluviali, nei deserti e sotto l’immenso oceano. Smettiamo di misurare noi stesse sulle bilance dei mass media e delle aspettative sociale. Il mondo può ritenere pregiate solo le rose: ma noi fioriamo come margherite, crisantemi, tulipani, petunie, iris, lavanda, lillà, girasoli, orchidee, gigli, denti di leone, papaveri, sampaguita (gelsomino d’arabia), stelle alpine, calendole…

Celebriamo le nostre differenze, celebriamo e fioriamo insieme.

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Juliet

Quando chiesero a Juliet Sargeant – giardiniera e presentatrice televisiva inglese – se avrebbe disegnato un giardino ispirato all’istanza della schiavitù moderna, per la Mostra dei Fiori di Chelsea, la donna ne restò sorpresa: “Non avevo compreso davvero che la schiavitù è anche qui, nel Regno Unito, oggi.” L’Home Office (che equivale al nostro Ministero degli Interni) stima vi siano circa 13.000 persone vittime di schiavitù in Gran Bretagna: al lavoro forzato nelle fabbriche e nelle fattorie, vendute per il sesso nei bordelli, tenute in servitù dietro porte chiuse. L’anno scorso il paese si è dotato di una legislazione apposita, il Modern Slavery Act, per contrastare meglio i trafficanti e per fornire misure di protezione alle persone a rischio di essere ridotte in schiavitù.

Dopo essersi informata meglio, Juliet si è sentita in dovere di esporre la questione a un pubblico che, come lei in precedenza, può conoscerla poco: “E’ un’opportunità unica perché la Mostra dei Fiori di Chelsea è un grande evento in Gran Bretagna, a cui partecipano moltissime persone. Il soggetto è uno di quelli difficili da trattare e usando un approccio creativo si riesce a introdurlo in modo accessibile anche alle persone che non ne sanno assolutamente nulla.”

progetto giardinoIl progetto

Al Giardino che è risultato dal suo impegno, hanno collaborato sopravvissute/i al traffico di esseri umani e alla schiavitù che oggi vivono in una casa protetta: “Usano il giardinaggio come modo per allontanarsi dai problemi, per stare insieme, divertirsi un po’, coltivare del cibo. Perciò sono state/i veramente felici di essere coinvolte/i nel creare il Giardino.”

particolare del giardino

Particolare del Giardino

Juliet e la sua squadra hanno tentato di assicurarsi che tutte le piante e le sementi da loro usate fossero intoccate dalla schiavitù, chiamando ogni fornitore e controllando la relativa filiera: “Persino avendo le migliori intenzioni, a volte è difficile per le ditte sapere se i loro prodotti sono in effetti liberi dall’impiego di schiavi, quando si risale ai materiali grezzi.”

Intanto il Giardino fiorisce di speranza e, come desideravano i suoi ideatori e i suoi creatori, incoraggia chi vi passeggia a pensare: I prodotti e i servizi che acquisto hanno a che fare con la schiavitù? Ci sono schiavi nella mia città, nel mio quartiere? Non sono domande oziose, perché la consapevolezza dei comuni cittadini gioca un ruolo davvero importante nell’identificare e smantellare le reti del traffico.

rosa contro lo schiavismo

Rosa che è stata dedicata alla lotta contro la schiavitù

http://www.modernslaverygarden.com/

Maria G. Di Rienzo

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Sampaguita

(“Legend of the Sampaguita”, di Saquina Karla Guiam, poeta contemporanea, trad. Maria G. Di Rienzo. Saquina ha 25 anni e vive nelle Filippine a General Santos City, che lei preferisce chiamare Pacquiao Central. “Sampaguita” è l’evoluzione della frase “Sumpa kita” e cioè “Te lo prometto” o “Te lo giuro”; è il nome del fiore – jasminum sambac – che vedete in immagine ed è l’emblema di una leggenda locale sull’amore eterno di due amanti divisi.)

sampaquita

Sumpa kita, hai detto, sollevando le mani.

Reggevi fiori pallidi come la luna,

baciati al loro centro da oro tenue.

Ho tolto un petalo, ho morso la sua levigatezza

e sentito il sapore di sale marino e una promessa di tornare.

Ma non l’ho mai fatto, e tu sei diventata Ofelia:

coronata di fiori,

come io ero coronata di alghe.

Tu sei diventata tutt’una con la terra,

immortalata nel linguaggio della fioritura

di verde e bianco e giallo.

Io sono annegata in una tempesta, spazzata via da

acqua salata e schiuma, divenuta un nome su una lista

di morti in mare.

Non ho potuto tornare.

soul art di sedona

(Nel 2015 sono morti per naufragio nel Mediterraneo oltre 3.200 migranti, di cui circa 700 bambini. L’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati ha confermato che sarebbero svariate centinaia – forse 500 – i morti nell’ultimo “incidente” della scorsa settimana, occorso a un barcone partito dalla Libia e diretto in Italia che i trafficanti hanno caricato con troppe persone.)

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Giardino notturno

fantasy rock 14 di collect and creat

(“Night garden”, di Rosa Walling-Wefelmeyer, poeta contemporanea. Trad. Maria G. Di Rienzo.)

il giardino notturno

si espande

muove la sua sembianza d’acqua

da occhio a orecchio

colore respirato indietro nelle foglie

le pelli per sentire e far risuonare il cambiamento

il fruscio

orecchie di salvia

vibrisse di rosmarino

pelliccia di melissa

bianca corta coda di soffione

che si spinge fuori, oltre le mura del giardino

la creatura

estende il suo corpo delicato

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dea della primavera - tom grill

Domani, 20 marzo, è l’Equinozio di Primavera: nuovi inizi, questo è il cuore della faccenda. Semi. Nuove avventure nel trionfo della luce, farsi avanti per i propri sogni, cominciare relazioni, ripulire e rinnovare, preparare il terreno affinché dia frutto. Il mondo sta purificando se stesso e si muove verso il bilanciamento. La metafora della Dea è allargata su tutto il suolo vivente, l’erba ritorna verde e tenera, i primi fiori selvatici spuntano (io qui ho margheritine, violette e “occhi della madonna”, e voi?)

Anticamente, in Italia, le donne celebravano la Primavera con i cosiddetti “Giardini di Adone”: piantavano lenticchie, semi di finocchio, lattuga o fiori in cesti e piccoli vasi e quando i germogli spuntavano ne facevano mazzetti da deporre sulle tombe, a simboleggiare la rinascita (credo che l’usanza sia ancora viva in alcune zone della Sicilia). Altrove i vasetti erano posti sui tetti o affidati alle acque correnti.

Semi: avete modo di piantarne qualcuno? E’ un buon momento per le erbe aromatiche: prezzemolo, basilico, coriandolo, rosmarino, maggiorana e timo. Anche la menta, ma vedete di contenerla o si prenderà al galoppo tutto lo spazio disponibile. Preferite i fiori? Fiordalisi e nasturzi e garofani, verbena (sacra a Iside) e calendula… tutte queste creature attirano insetti impollinatori e benefici. Ricordate che le piante hanno un gran bisogno di essere nutrite in questo periodo dell’anno (potete usare un infuso di alghe marine o il vostro sangue mestruale assieme all’innaffiata di primo mattino).

nature goddess di diana bryer

Se non siete portate per la botanica niente paura, ci sono un sacco di altre cose che potete fare per salutare il ritorno della primavera. Un aquilone, per esempio: potete salire su una collina, lanciarlo in cielo e correre come lepri marzoline, godendovi il vento e la sensazione che nulla vi fermerà mai più. Oppure potete radunare famiglia e amici e fare un picnic, sempre che dalle vostre parti non sia troppo freddo nel qual caso potete organizzare un pranzo “primaverile” all’interno (asparagi e spinaci e uova sode, per dire, e magari queste ultime potete colorarle con la buccia delle cipolle rosse).

Ma se siete in grado di stare all’aperto… perché non radunare un cerchio di donne attorno a un fuoco? E condividere storie, cantare, suonare bongos e chitarre, ballare, scambiarsi piccoli doni come un cristallo, una candela decorata, una poesia, un disegno… senz’altra ragione che la felicità di essere vive e di essere insieme il primo giorno di Primavera. Maria G. Di Rienzo

eireen - peace

Io sono il seme della vita

io sono il seme della creazione

io sono il seme della speranza

io sono il seme della fiducia

io sono il seme del coraggio

io sono il seme del cambiamento

io sono il seme della comprensione

io sono il seme del rispetto

io sono il seme della gioia

io sono il seme dell’amore

io sono il seme dello spirito

(canto delle moderne streghe irlandesi in occasione dell’arrivo della primavera)

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