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Posts Tagged ‘fiori’

Juliet

Quando chiesero a Juliet Sargeant – giardiniera e presentatrice televisiva inglese – se avrebbe disegnato un giardino ispirato all’istanza della schiavitù moderna, per la Mostra dei Fiori di Chelsea, la donna ne restò sorpresa: “Non avevo compreso davvero che la schiavitù è anche qui, nel Regno Unito, oggi.” L’Home Office (che equivale al nostro Ministero degli Interni) stima vi siano circa 13.000 persone vittime di schiavitù in Gran Bretagna: al lavoro forzato nelle fabbriche e nelle fattorie, vendute per il sesso nei bordelli, tenute in servitù dietro porte chiuse. L’anno scorso il paese si è dotato di una legislazione apposita, il Modern Slavery Act, per contrastare meglio i trafficanti e per fornire misure di protezione alle persone a rischio di essere ridotte in schiavitù.

Dopo essersi informata meglio, Juliet si è sentita in dovere di esporre la questione a un pubblico che, come lei in precedenza, può conoscerla poco: “E’ un’opportunità unica perché la Mostra dei Fiori di Chelsea è un grande evento in Gran Bretagna, a cui partecipano moltissime persone. Il soggetto è uno di quelli difficili da trattare e usando un approccio creativo si riesce a introdurlo in modo accessibile anche alle persone che non ne sanno assolutamente nulla.”

progetto giardinoIl progetto

Al Giardino che è risultato dal suo impegno, hanno collaborato sopravvissute/i al traffico di esseri umani e alla schiavitù che oggi vivono in una casa protetta: “Usano il giardinaggio come modo per allontanarsi dai problemi, per stare insieme, divertirsi un po’, coltivare del cibo. Perciò sono state/i veramente felici di essere coinvolte/i nel creare il Giardino.”

particolare del giardino

Particolare del Giardino

Juliet e la sua squadra hanno tentato di assicurarsi che tutte le piante e le sementi da loro usate fossero intoccate dalla schiavitù, chiamando ogni fornitore e controllando la relativa filiera: “Persino avendo le migliori intenzioni, a volte è difficile per le ditte sapere se i loro prodotti sono in effetti liberi dall’impiego di schiavi, quando si risale ai materiali grezzi.”

Intanto il Giardino fiorisce di speranza e, come desideravano i suoi ideatori e i suoi creatori, incoraggia chi vi passeggia a pensare: I prodotti e i servizi che acquisto hanno a che fare con la schiavitù? Ci sono schiavi nella mia città, nel mio quartiere? Non sono domande oziose, perché la consapevolezza dei comuni cittadini gioca un ruolo davvero importante nell’identificare e smantellare le reti del traffico.

rosa contro lo schiavismo

Rosa che è stata dedicata alla lotta contro la schiavitù

http://www.modernslaverygarden.com/

Maria G. Di Rienzo

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Sampaguita

(“Legend of the Sampaguita”, di Saquina Karla Guiam, poeta contemporanea, trad. Maria G. Di Rienzo. Saquina ha 25 anni e vive nelle Filippine a General Santos City, che lei preferisce chiamare Pacquiao Central. “Sampaguita” è l’evoluzione della frase “Sumpa kita” e cioè “Te lo prometto” o “Te lo giuro”; è il nome del fiore – jasminum sambac – che vedete in immagine ed è l’emblema di una leggenda locale sull’amore eterno di due amanti divisi.)

sampaquita

Sumpa kita, hai detto, sollevando le mani.

Reggevi fiori pallidi come la luna,

baciati al loro centro da oro tenue.

Ho tolto un petalo, ho morso la sua levigatezza

e sentito il sapore di sale marino e una promessa di tornare.

Ma non l’ho mai fatto, e tu sei diventata Ofelia:

coronata di fiori,

come io ero coronata di alghe.

Tu sei diventata tutt’una con la terra,

immortalata nel linguaggio della fioritura

di verde e bianco e giallo.

Io sono annegata in una tempesta, spazzata via da

acqua salata e schiuma, divenuta un nome su una lista

di morti in mare.

Non ho potuto tornare.

soul art di sedona

(Nel 2015 sono morti per naufragio nel Mediterraneo oltre 3.200 migranti, di cui circa 700 bambini. L’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati ha confermato che sarebbero svariate centinaia – forse 500 – i morti nell’ultimo “incidente” della scorsa settimana, occorso a un barcone partito dalla Libia e diretto in Italia che i trafficanti hanno caricato con troppe persone.)

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Giardino notturno

fantasy rock 14 di collect and creat

(“Night garden”, di Rosa Walling-Wefelmeyer, poeta contemporanea. Trad. Maria G. Di Rienzo.)

il giardino notturno

si espande

muove la sua sembianza d’acqua

da occhio a orecchio

colore respirato indietro nelle foglie

le pelli per sentire e far risuonare il cambiamento

il fruscio

orecchie di salvia

vibrisse di rosmarino

pelliccia di melissa

bianca corta coda di soffione

che si spinge fuori, oltre le mura del giardino

la creatura

estende il suo corpo delicato

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dea della primavera - tom grill

Domani, 20 marzo, è l’Equinozio di Primavera: nuovi inizi, questo è il cuore della faccenda. Semi. Nuove avventure nel trionfo della luce, farsi avanti per i propri sogni, cominciare relazioni, ripulire e rinnovare, preparare il terreno affinché dia frutto. Il mondo sta purificando se stesso e si muove verso il bilanciamento. La metafora della Dea è allargata su tutto il suolo vivente, l’erba ritorna verde e tenera, i primi fiori selvatici spuntano (io qui ho margheritine, violette e “occhi della madonna”, e voi?)

Anticamente, in Italia, le donne celebravano la Primavera con i cosiddetti “Giardini di Adone”: piantavano lenticchie, semi di finocchio, lattuga o fiori in cesti e piccoli vasi e quando i germogli spuntavano ne facevano mazzetti da deporre sulle tombe, a simboleggiare la rinascita (credo che l’usanza sia ancora viva in alcune zone della Sicilia). Altrove i vasetti erano posti sui tetti o affidati alle acque correnti.

Semi: avete modo di piantarne qualcuno? E’ un buon momento per le erbe aromatiche: prezzemolo, basilico, coriandolo, rosmarino, maggiorana e timo. Anche la menta, ma vedete di contenerla o si prenderà al galoppo tutto lo spazio disponibile. Preferite i fiori? Fiordalisi e nasturzi e garofani, verbena (sacra a Iside) e calendula… tutte queste creature attirano insetti impollinatori e benefici. Ricordate che le piante hanno un gran bisogno di essere nutrite in questo periodo dell’anno (potete usare un infuso di alghe marine o il vostro sangue mestruale assieme all’innaffiata di primo mattino).

nature goddess di diana bryer

Se non siete portate per la botanica niente paura, ci sono un sacco di altre cose che potete fare per salutare il ritorno della primavera. Un aquilone, per esempio: potete salire su una collina, lanciarlo in cielo e correre come lepri marzoline, godendovi il vento e la sensazione che nulla vi fermerà mai più. Oppure potete radunare famiglia e amici e fare un picnic, sempre che dalle vostre parti non sia troppo freddo nel qual caso potete organizzare un pranzo “primaverile” all’interno (asparagi e spinaci e uova sode, per dire, e magari queste ultime potete colorarle con la buccia delle cipolle rosse).

Ma se siete in grado di stare all’aperto… perché non radunare un cerchio di donne attorno a un fuoco? E condividere storie, cantare, suonare bongos e chitarre, ballare, scambiarsi piccoli doni come un cristallo, una candela decorata, una poesia, un disegno… senz’altra ragione che la felicità di essere vive e di essere insieme il primo giorno di Primavera. Maria G. Di Rienzo

eireen - peace

Io sono il seme della vita

io sono il seme della creazione

io sono il seme della speranza

io sono il seme della fiducia

io sono il seme del coraggio

io sono il seme del cambiamento

io sono il seme della comprensione

io sono il seme del rispetto

io sono il seme della gioia

io sono il seme dell’amore

io sono il seme dello spirito

(canto delle moderne streghe irlandesi in occasione dell’arrivo della primavera)

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Digna ricorda ancora. Ogni assalto, ogni indegnità, nel corso di anni. Quando ne aveva cinque i soldati arrivarono a casa sua sparando, minacciarono di morte lei e la sua famiglia: semplicemente perché i familiari di Digna non volevano andarsene dalla terra in cui erano fittavoli per far spazio ai progetti delle multinazionali. Le altre famiglie di coltivatori fronteggiavano la stessa violenza, indifese dagli assalti di potenti proprietari terrieri spalleggiati dall’esercito e da un sistema politico-giudiziario corrotto.

digna e famiglia(Digna, al centro, e la sua famiglia)

Stiamo parlando dell’Hondurars, più precisamente della comunità agricola “La Confianza” nella valle di Bajo Aguan. Le 227 famiglie che ne facevano parte finirono a vivere sotto tende fatte di sacchetti di plastica, ma grazie alla loro forza di volontà nello stare e nel lottare insieme e al sostegno della comunità internazionale degli attivisti, nel 2011 riuscirono ad acquistare 4.000 ettari di terra in proprietà collettiva: oggi li lavorano come cooperativa, ripagando a poco a poco il debito che hanno contratto con lo stato. La sicurezza continua ad essere una delle loro principali preoccupazioni – le molestie nei loro confronti, sebbene meno eclatanti, continuano – ma ora che la loro storia ha varcato i confini dell’Honduras sono più difficili da aggredire e spaventare.

Digna ha attualmente 10 anni e frequenta la quarta elementare della scuola che la cooperativa agricola ha messo in piedi come primo progetto a partire dal suo insediamento. La sua mamma è un’assistente sanitaria volontaria che fa lavoro di istruzione e di cura nel Centro per la salute che è stato il secondo progetto portato a termine. A Digna piace aiutarla, in casa e fuori, e le piace studiare, ma compiti a parte ha anche il suo lavoro da fare, un lavoro che si è scelta lei stessa e che sognava da tempo: crescere un giardino pieno di fiori.

digna

(Ed eccola qui, con i primi risultati color rosa intenso)

Maria G. Di Rienzo

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Una sera ordinaria come questa

(“Paradise Found (for Mary)”, di Lesléa Newman , trad. Maria G. Di Rienzo. Lesléa Newman, nata nel 1955, è l’autrice di oltre 60 testi che spaziano fra narrativa e poesia, fra cui il famoso libro per bambini “Heather ha due mamme”. L’immagine la ritrae il giorno del suo matrimonio: Lesléa è quella di sinistra.)

leslea matrimonio

Ogni sera alle sei la colibrì

fa un salto nel nostro cortile, senza una parola

tu ti fermi con la canna in mano e ti immobilizzi

sotto i nostri alberi carichi di ghiande.

L’uccellina si prende un sorso delicato

(tu non osi far rumore o battere ciglio).

Volteggia, batte le ali – zip! – se n’è andata

e tu ti riprendi e continui.

Sforbici, tagli, curi, annaffi

ogni margherita, giglio, erica, rosa,

poi con la tua mano forte e gentile

cogli le più belle della terra.

Una sera ordinaria come questa

non potrebbe portare una goccia in più di beatitudine.

Garden Hummingbird di Tom Wood

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Dopo l’Olanda, la Colombia è il paese maggior esportatore di fiori al mondo. Le donne sono il 65% della forza lavoro relativa (che ammonta a circa 100.000 persone). La Colombia è anche la nazione più pericolosa sul pianeta per i sindacalisti: il 55% degli omicidi di sindacalisti commessi fra il 2001 ed il 2010 è avvenuto in Colombia.

“Se dici di essere una sindacalista è come se dicessi di essere una guerrigliera o una terrorista: l’atmosfera è quella e al minimo sei trattata con sospetto.”, spiega Aura Rodriguez, presidente di “Corporación Cactus”, un’organizzazione non governativa con sede a Bogotà che sostiene i diritti delle lavoratrici nell’industria della floricoltura. Circa il 12% delle floricoltrici e dei floricoltori sono iscritti ad un sindacato, ma meno dell’1% di questi “sindacati” sono realmente indipendenti dalle compagnie commerciali… e cioè ci sono due sindacati indipendenti in tutto il paese. “Erano 15 solo l’anno scorso.”, dice con rammarico la 43enne Lydia López, presidente di uno dei due rimasti, Untraflore, “Abbiamo 2.500 membri, quasi tutte donne, ma solo 42 si fanno riconoscere come tali sul luogo di lavoro. Anch’io subisco pressioni dai datori di lavoro e dai colleghi, ma fino ad ora non ho ricevuto minacce. Essere la leader cambia un po’ lo scenario. E sono orgogliosa se questa mia visibilità aiuta a fare differenza rispetto ai diritti di chi lavora.”

Gli abusi ai danni delle lavoratrici, aggiunge Aura Rodriguez, stanno infatti peggiorando mano a mano che l’industria espande i suoi profitti. Un grosso problema delle lavoratrici è il deterioramento della loro salute dovuto alla continua esposizione ai pesticidi: si va dalle nausee alle eruzioni cutanee, dai problemi respiratori agli aborti spontanei. “La maggioranza delle lavoratrici sono le principali provveditrici di reddito per le loro famiglie. Hanno davvero bisogno di quel lavoro, non possono lasciarlo. E questo le rende più vulnerabili allo sfruttamento.” “Corporación Cactus” maneggia più di 200 denunce l’anno, inclusi molti casi di floricoltrici licenziate perché incinte o perché infortunate sul lavoro. Yolanda Castaneda, 41enne, è una di queste ultime. Da più di un anno sta lottando assieme a “Corporación Cactus” per essere riassunta e perché le paghino gli stipendi che le devono; nel gennaio 2011 è caduta mentre tagliava fiori e si è ferita abbastanza seriamente: da allora è stata ripresa di continuo perché i suoi standard produttivi erano “sotto la media” e licenziata nel giugno successivo. Se state pensando che non doveva lavorare in quelle condizioni e che l’infortunio doveva essere pagato (ma che, vi illudete ancora che operaie e operai siano esseri umani?) eccovi la storia di Juanita – che non fornisce il cognome perché il suo, di licenziamento, è in agguato.

All’avvicinarsi di S. Valentino il carico di lavoro e gli orari, nei campi di fiori colombiani, si allungano a dismisura. E’ stato così anche quest’anno, ma ad un certo punto la mano destra di Juanita, 32enne, era talmente dolorante da renderle impossibile il continuare. Timidamente, lo disse al suo datore di lavoro. “Mi rispose: No, mamacita, stai benissimo. Se sei malata sei incapace, e se sei incapace non lavori qui. Mi avrebbe licenziata all’istante, e allora mi sono condizionata a lavorare sopportando dolori sempre più forti.” Juanita, che paventa il momento in cui crollerà, è madre di due figli e la sola responsabile del loro mantenimento. I campi dove lavora sono ad un’ora di viaggio da Bogotà, fra verdi valli che ricevono pioggia regolarmente e dodici ore di sole al giorno: i fiori, a differenza di lei, sono in condizioni ottimali. Se Juanita si rivolgesse ad un sindacato potrebbe, anche se a fatica, ottenere un permesso per malattia, o un compenso per le cure mediche. Ma non sarà facilissimo convincerla: quando la parola “sindacato” è stata menzionata in sua presenza Juanita, che non la conosceva, ha chiesto di che si trattava. Maria G. Di Rienzo

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