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Posts Tagged ‘società civile’

sardine - la presse

“A chi gli fa notare più di qualche sedia vuota nel palazzetto, Salvini replica: “Non c’è il pienone? Ci sono 10 pullman bloccati da ‘sti delinquenti. Fuori ci sono teppisti che pensano che a Bologna possano manifestare solo quelli che paiono a loro. Spero non ci siano contusi fra le forze dell’ordine.” Ma non risultano pullman in attesa.”

“Il leader della Lega, commentando la sentenza di condanna per i carabinieri ritenuti responsabili della morte di Stefano Cucchi, ha detto che rispetta la famiglia ma il caso “dimostra che la droga fa male”. “Che c’entra la droga? Salvini perde sempre l’occasione per stare zitto. – ribatte Ilaria Cucchi – Anch’io da madre sono contro la droga, ma Stefano non è morto di droga. Contro questo pregiudizio e contro questi personaggi ci siamo dovuti battere per anni. Tanti di questi personaggi sono stati chiamati a rispondere in un’aula di giustizia, e non escludo che il prossimo possa essere proprio Salvini.”

“Non è un caso che a volte ricompaiano emblemi e azioni tipiche del nazismo. – ha detto Papa Bergoglio durante il suo incontro con i penalisti – Io vi confesso che quando sento qualche discorso di qualche responsabile del governo mi vengono in mente i discorsi di Hitler nel ’34 e nel ’36. Sono azioni tipiche” del nazismo che, “con le sue persecuzioni contro gli ebrei, gli zingari, le persone di orientamento omosessuale, rappresenta il modello negativo per eccellenza di cultura dello scarto e dell’odio.”

sardine - bologna 2019

Per la manifestazione “delle sardine” si parla di 13.000 partecipanti e c’è chi arriva a 15.000. L’importante non è il numero preciso, ma l’aver aperto così tante scatolette in cui troppe sardine restavano rinchiuse fra disperazione e rabbia. Grazie, fieri e resistenti pesci piccoli, da una di voi.

Maria G. Di Rienzo

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“La gente pensa cose del tipo “Lei non può riuscirci.” oppure “Come può fare quella cosa? Una donna non può aver fondato un’organizzazione, forse non sarà in grado di portare avanti le attività.”… Perciò, questi atteggiamenti sono la sfida più grande per me.” Undrakh Chinchuluun – in immagine sotto – fondatrice del Centro Principessa in Mongolia.

undrakh chinchuluun

Il Centro suddetto si occupa di diffondere conoscenza e consapevolezza sulla salute sessuale e riproduttiva, sui diritti umani e in special modo sui diritti di donne e bambine: Undrakh l’ha messo in piedi quando era ancora una studentessa universitaria, avendo come orizzonte una società accogliente per la sua parte femminile. “Devi partire con una visione – dice l’attivista – e restare fedele a quella visione durante il tuo percorso.”

All’epoca, era il 2003, non esisteva nel suo paese nessun servizio medico o di sostegno per le adolescenti sebbene ogni anno di media, in Mongolia, 8.000 ragazze fra i 15 e i 19 anni restino incinte e metà di esse cerchino di interrompere la gravidanza. Il Centro, concentrato dapprima su questo segmento di popolazione, nel 2009 ha espanso i propri servizi alle sopravvissute alla violenza sessuale e alle loro famiglie.

Sebbene l’organizzazione debba maneggiare ancora un certo grado di scetticismo menzionato dalla fondatrice all’inizio – e un’ostilità maschile che di recente si è concretizzata in cyberbullismo, la scarsità di fondi (il governo non la finanzia) e la gestione di un’enorme mole di lavoro con quattro dipendenti e una marea di volontarie, il Centro Principessa gode oggi di alta stima sociale e ha ricevuto riconoscimenti e premi a livello internazionale. Le ragazze che lo hanno frequentano hanno spontaneamente creato club basati sui propri interessi e lavorano insieme per realizzare i propri sogni: le attiviste hanno incoraggiato i ragazzi interessati all’eguaglianza di genere a fare la stessa cosa, poiché ritengono fondamentale che maschi e femmine sviluppino fra loro relazioni basate sul reciproco rispetto.

Undrakh Chinchuluun è stata cresciuta da una madre single, un’avvocata e appassionata attivista per i diritti delle donne che è la sua prima ispiratrice e una grande sorgente di forza dietro le sue scelte: “Avrei voluto studiare legge anch’io – racconta Undrakh – ma i miei talenti scolastici andavano più verso le scienze sociali, in cui eccellevo, per cui mi iscrissi all’università nel corso per assistenti sociali. Era un corso nuovissimo per la Mongolia e io fui la prima iscritta.”

Undrakh sostiene che la maggior difficoltà ad essere una giovane donna leader in Mongolia è l’attitudine degli adulti che persino negli spazi della società civile alle ragazze non danno valore. Questo sostrato spiega il perché della “Principessa” nel nome del gruppo, ovvero il concetto che ogni bambina e ragazza debba essere trattata come una creatura preziosa.

Maria G. Di Rienzo

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“E’ impossibile far esperienza di diritti umani in un paese che non ha una forte società civile. E’ come tentare di volare con un’unica ala. Per quel che riguarda la mia sicurezza personale tento di non pensarci troppo: se lo fai, cominci a vivere nella paura. Chi è spaventato muore un pochino ogni giorno, chi ha coraggio una volta sola. Io voglio morire una volta sola.” – Shahla Ismayil (in immagine, particolare di una foto di Johanna Lingaas Türk per Kvinna till Kvinna)

Shahla Ismayil

Shahla Ismayil è un’attivista femminista in Azerbaijan, fondatrice dell’ “Associazione di Donne per lo sviluppo razionale” con sede nella capitale Baku, che da vent’anni si occupa di diritti umani. Il gruppo ha creato un “parlamento” delle donne che fa leva sugli impegni internazionali sottoscritti dal paese per l’avanzamento dell’eguaglianza di genere e il miglioramento delle condizioni di vita di tutte le donne: alle quali si impedisce di prendere decisioni indipendenti sulla propria istruzione, sul proprio lavoro e sul proprio matrimonio nel mentre sono ritenute le sole responsabili del benessere familiare e domestico.

Dal 2014 è in atto in Azerbaijan un giro di vite nei confronti di giornalisti, attivisti per i diritti umani e in genere di chiunque osi criticare il governo, che ha prodotto arresti e condanne penali. In tale contesto lo stato dei diritti delle donne è rapidamente deteriorato, ma il restringimento dei diritti civili e delle libertà politiche sta ormai causando la migrazione di molti cittadini. Shahla resta al suo posto, perché crede che l’unica via d’uscita sia continuare a lottare.

Maria G. Di Rienzo

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civicus

E’ uscito di recente il rapporto 2018 di Civicus sullo status della società civile nel mondo. Presenta i risultati del monitoraggio effettuato in 195 nazioni e potete leggerlo per intero qui:

https://www.civicus.org/documents/reports-and-publications/SOCS/2018/socs-2018-overview_top-ten-trends.pdf

Di seguito, la traduzione di due paragrafi esplicativi particolarmente interessanti.

Politica polarizzata (ndt. che aumenta i contrasti) e società divise.

Le persone a cui è negata voce e una quota equa di benessere a causa di modelli difettosi di amministrazione sono comprensibilmente arrabbiate. In molti paesi, la gente è stanca dell’offerta di politica e leader convenzionali; c’è stato un crollo nel sostegno ai partiti convenzionali, a meno che non siano guidati da leader che promettono un taglio netto con il passato.

La gente ha ragione di essere adirata, ma la rabbia ha sparato e si è inceppata in tutti i tipi di direzione. Alcuni hanno abbracciato piattaforme ampie e progressiste, ma molti si sono mostrati pronti a spalleggiare qualsiasi cosa sembri differente – incluse politiche identitarie restrittive che promettono soluzioni semplici a problemi complessi.

Le politiche basate sull’identità stanno surclassando le politiche basate sulle istanze. Le persone sono incoraggiate a biasimare minoranze e gruppi esclusi per i loro problemi. Ideologie neofasciste si stanno affermando, offrendo i canti di sirena del nazionalismo e della xenofobia. I confini, sia fisici sia simbolici, sono rinforzati e l’estrema destra sta distorcendo l’agenda politica mentre i partiti convenzionale tentano di riconquistare l’elettorato.

Queste tendenze, evidenti nel 2016, hanno guadagnato terreno nel 2017 come provato da un’elezione dopo l’altra in Europa.

Come risultato, leader dal braccio di ferro sono in ascesa, avendo come epitome il presidente russo

Vladimir Putin, che esporta le sue insidiose strategie da gioco d’azzardo nel sistema politico per concentrare, centralizzare e personalizzare potere politico. Molti seguono tattiche simili, inclusi

Viktor Orbán in Ungheria, Narendra Modi in India, Benjamin Netanyahu in Israele, Rodrigo Duterte nelle Filippine, Recep Tayyip Erdoğan in Turchia, Yoweri Museveni in Uganda e Donald

Trump negli USA, per nominarne solo alcuni. I governanti della linea dura mantengono il potere legiferando sugli interessi dei blocchi di popolazione che li sostengono, piuttosto che della società nel suo insieme, sopprimendo le voci dissenzienti e di minoranza.

Sebbene parecchi nella società civile siano stati in prima linea nell’esporre il fallimento di sistemi politici ed economici, la società civile può scoprirsi mistificata grazie a presunte associazioni con il globalismo e le elites, e messa in contrasto da asserzioni sull’interesse nazionale.

I governanti della linea dura reprimono la società civile quando essa tenta di denunciare le loro responsabilità e difende i gruppi esclusi quali migranti, rifugiati e persone LGBTI. Società aggressivamente polarizzate creano il bisogno urgente per la società civile dell’offerta di spazi ove il consenso possa essere ricostruito, rendendo nel contempo tale lavoro più difficile.

La sfida per la società civile, mentre lotta contro la repressione, è riconoscere la legittimità della rabbia offrendo alternative ragionevoli, realistiche ma immaginative che parlino alle aspirazioni delle persone a una vita migliore e incanalino quella rabbia che può essere diretta verso un cambiamento positivo.

In un contesto di politica polarizzata, abbiamo la necessità di costruire comprensione e sostegno per la nozione che le nostre società sono migliori quando il potere è condiviso. Dobbiamo promuovere di nuovo l’idea che, nel mentre votare in elezioni libere e pulite è un diritto duramente conquistato ancora non goduto da molti, la democrazia non comincia e finisce con le elezioni, e il dissenso espresso da coloro che non si situano fra i vincitori è una parte importante e di valore del processo democratico. Dobbiamo incoraggiare un approfondimento della democrazia, fondato sul concetto che la democrazia esiste ovunque vi sia dialogo: nella strada, sul posto di lavoro e a casa tanto quanto nella cabina elettorale.

L’ascesa della società incivile.

La nostra comprensione di ciò che la società civile è e di ciò per cui prende posizione è messa alla prova dal crescente affermarsi di voci regressive che si posizionano nell’arena della società civile.

Sebbene la società civile sia sempre stata una sfera diversa, competitiva e discorsiva, non è più assodato presumere che solo la società civile che crede nei diritti fondamentali, cerca il bene comune e sostiene le necessità delle persone escluse sia in grado di accedere a processi decisionali chiave. La società incivile è in ascesa.

Forze sociali conservative stanno reclamando gli spazi della società civile: fra di loro vi sono gruppi di pressione che cercano di derubare le donne dei loro diritti riproduttivi; “pensatoi” che hanno la funzione di agire come battistrada per idee nazionaliste e xenofobe e di pubblicizzare il fondamentalismo; movimenti di protesta contro i diritti di persone LGBTI, rifugiati e migranti.

Queste forze regressive che lavorano all’interno dell’arena della società civile stanno diventando sempre più confidenti. Ciò non accade per caso: sono spesso sostenute da governi regressivi che vogliono indebolire l’impatto della società civile che porta avanti posizioni progressiste. In alcuni paesi, inclusa la Polonia di recente, lo schema dei finanziamenti statali è stato rielaborato per permettere maggior sostegno alla società incivile.

I governi possono presentare se stessi come se stessero sostenendo e promuovendo la società civile, qualcosa che fa buon gioco a livello internazionale e permette ai governi di contrastare le critiche ai loro attacchi alla società civile. La società incivile sta facendo sempre di più sentire la sua presenza nella sfera internazionale – molto organizzata, numerosa, finanziata da governi amici e interessi economici poco lungimiranti – per reclamare lo spazio, argomentare contro i diritti umani e seminare confusione su cos’è la società civile mentre sembra impegnata a consultare la cittadinanza.

Poiché i gruppi anti-diritti aumentano, si espandono e colonizzano gli spazi della società civile, noi abbiamo bisogno di maggior chiarezza su cosa la società civile è, su cosa fa e in cosa crede. La cosa importante della società civile non è tanto la sua forma organizzativa o il modo in cui lavora, quanto ciò per cui si batte. Il test chiave è vedere se stiamo difendendo e producendo avanzamenti nei diritti fondamentali e se siamo guidati da una visioni di eguaglianza umana e di giustizia sociale. Per quanto la diversità e il pluralismo siano caratteristiche importanti dell’arena della società civile, dobbiamo chiarire e riaffermare i valori essenziali che definiscono chi può essere identificato come membro della società civile.

Dobbiamo reclamare gli spazi nei forum nazionali e internazionali che sono stati occupati dai gruppi anti-diritti. Dobbiamo anche prestare rinnovata attenzione agli sforzi per dimostrare che siamo responsabili e trasparenti, di modo che l’opinione pubblica possa capire cosa realmente è la società civile e ciò in cui crede.

(trad. Maria G. Di Rienzo)

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(“All Together, We Can Create Miracles” di Martha Llano per World Pulse, 20 dicembre 2016, trad. Maria G. Di Rienzo. Martha è, nelle sue stesse parole, una narratrice – l’originale cuentista suona e spiega meglio, ma ahimè non ho trovato una traduzione migliore – fotografa, sognatrice, poeta e innamorata degli alberi. E’ anche una straordinaria e resistente attivista ambientalista. Martha è nata e vive in Colombia.)

martha

Se preservare le nostre specie viventi è una sfida, proteggere i nostri alberi è una sfida ancora più grande. Una terra protetta sembra un’utopia. La mia visione del proteggere gli alberi sostenendo nel contempo le nostre specie viventi è stata considerata una sorta di follia.

Ma io non sono una pazza.

Io credo che noi abbiamo bisogno degli alberi quanto abbiamo bisogno di acqua, aria e terra. Sapendo questo nel profondo del cuore, ho deciso più di vent’anni fa di proteggere la terra, di proteggere gli alberi, di proteggere l’aria, di proteggere l’acqua. Queste sono le risorse di cui abbiamo bisogno per proteggere tutte le specie viventi. Conservare il nostro pianeta mentre avanziamo richiede un delicato equilibrio.

Nei due decenni passati ho lavorato per proteggere la terra attorno a una città in espansione. Dove io posso vedere aria pura, altri vedono solo fumo. Dove io posso vedere acqua pura, altri vedono piscine. Dove io vedo alberi, altri vedono edifici. Quando cammino io vedo uccelli, mammiferi e farfalle: i fautori dello “sviluppo” vedono solo spazio per più edifici.

Ci sono molti che stanno tentando di arrivare a questi straordinari territori per conquistarli con lo scopo di aver più soldi nei loro conti bancari. Per molti anni, ho tentato di istruire le persone che vivono in città sul fatto che il miglior conto bancario è lasciare la natura intatta. In natura noi scopriamo la capacità di essere flessibili e recuperare come il principio più importante: può insegnarci tutto il resto.

Il mio progetto, che io chiamo “Resiliencias”, è lo sforzo di collegare le aree preservate private del mio paese. Nel mio sforzo ho incontrato moltissime difficoltà, ma almeno altrettanti miracoli. Sì, miracoli. I miracoli accadono ogni volta in cui fronteggio un ostacolo nel connettere terra, donne e alberi. Questi miracoli sono possibili solo quando noi crediamo profondamente in noi stesse e in ciò che i nostri corpi ci dicono.

Quando sono stata scelta come “guida influente” da World Pulse, il mio problema principale era dovermi concentrare su un solo soggetto. Vivere in Colombia, un paese in guerra, significa che non ti è concesso fare una cosa alla volta. Dobbiamo pensare velocemente e creare differenti e complesse strategie. E’ normale avere approcci multipli allo stesso problema, solo per precauzione.

Ma le cose stanno cambiando nel mio paese. Nella sezione centrale delle Ande, a 2.600 metri sul livello del mare, la vita sembra diversa ora. E’ un habitat più pacifico e mi ha dato la forza, il tempo e l’energia per cominciare a parlare alle donne di argomenti di cui non avevo mai parlato loro in precedenza. La sopravvivenza veniva sempre prima: cibo, rifugio, salute. Ora, stiamo facendo lavoro di conservazione e abbiamo creato una prima rete tramite WhatsApp per condividere idee su come preservare le nostre specie viventi, alcuni semi, alcuni alberi. Questa rete sarà connessa a una più vasta, prima in Colombia, poi nel resto del mondo.

Dobbiamo essere tutte collegate per poterci aiutare reciprocamente. Possiamo trovare soluzioni. Possiamo condividere esperienze. Possiamo educare la società civile sull’importanza degli alberi e della preservazione delle terre per la nostra stessa sopravvivenza.

L’altra mia difficoltà è stata il tempo. Ho avuto solo un breve periodo per raccogliere informazioni per un nuovo sito web e per disegnarlo. Sono stata in grado di comprare il dominio solo pochi giorni fa e presto riempirò il sito con tutte le informazioni necessarie a proteggere suolo e alberi e a collegare la gente “verde” ai verdi alberi in tutto il pianeta. Tutto questo in un unico spazio.

Insieme, se abbiamo le informazioni giuste e le connessioni adeguate, e se crediamo in noi stesse, noi possiamo creare miracoli.

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