Quello che segue è un esercizio che proviene dal programma seminariale di educazione al genere di DCAF – Centro per la sicurezza, lo sviluppo e la legalità, tenutosi l’anno scorso alle forze di polizia di diversi paesi, fra cui Sudafrica, Norvegia, Timor Est, Sierra Leone.
Ve lo propongo principalmente per due ragioni: la disintossicazione dai commenti vomitevoli agli ultimi stupri/pestaggi/omicidi di donne e la prova provata che da altre parti uno sforzo per essere civili lo fanno. Maria G. Di Rienzo
Un Re e una Regina vivono in un castello da qualche parte. Un giorno, il Re lascia il castello per un viaggio che concerne affari di stato. Prima di partire, ordina alla Regina di non uscire sino a che lui non farà ritorno. Non appena se ne è andato, però, la Regina si reca ad un villaggio vicino per vedere il suo amante. Dopo aver passato molte ore con lui ritorna al castello.
La Guardia le sbarra l’ingresso, perché ha avuto ordine dal re di non lasciarla rientrare se fosse uscita. La Regina torna dal suo amante per chiedere aiuto, ma lui le risponde che la loro relazione non è seria al punto che lui debba farsi carico dei suoi problemi. La Regina corre allora da un’Amica che ha nel villaggio e chiede la sua assistenza. La risposta è che, purtroppo, questa donna è amica anche del re e non vuole distruggere la relazione che ha con lui.
La Regina comincia ad essere disperata. Si ripresenta alla Guardia e chiede di essere lasciata entrare al castello, ma la Guardia rifiuta di nuovo. Come ultima possibilità, la Regina si rivolge ad un uomo del villaggio che possiede una barca: gli chiede di portarla in barca dietro il castello (che è circondato dall’acqua) di modo che lei possa entrare di nascosto, prendere quel che le appartiene e andarsene. Il Barcaiolo è disposto a farlo, se la regina gli paga 50 monete d’oro e questo denaro lo vuole subito. La Regina non può pagarlo, perché il suo oro è nel castello. Ma il Barcaiolo non sente ragioni. O le dà i soldi prima, o non avrà il passaggio. Non avendo altri a cui rivolgersi, la Regina decide di entrare correndo nel castello, prendere le sue cose e scappare via subito dopo. Così fa, e la Guardia la uccide.
Pensateci su un attimo. Adesso attribuite ai personaggi un grado di responsabilità per la morte della Regina, cominciando da quello che per voi è maggiormente responsabile. Possono uscire liste del tipo: Re, Regina, Amante, Amica, Guardia, Barcaiolo; oppure: Guardia, Regina, Re, Amica, Barcaiolo, Amante, o ogni altra possibile variante.
Adesso riflettete sul perché avete messo ogni personaggio nella tale posizione. Fatto? Domandatevi: cosa sapete veramente del re e della regina? Le vostre risposte sarebbero state uguali se: la regina fosse uscita, nonostante la proibizione, perché nel castello non c’era cibo ed era affamata; il re avesse detto che era in viaggio per ragioni di stato ma in realtà fosse andato dalla sua amante; aveste saputo che i due erano stati sposati a forza e che era impossibile per loro divorziare, o che il re picchiava regolarmente la regina.
La nostra socializzazione rispetto al genere, i nostri pregiudizi sul genere, le opinioni scontate su uomini/donne ripetute perché “tutti” le sostengono, la doppia morale per cui ciò che è di pregio per un sesso (un uomo sposato che abbia una o più amanti) è disdicevole per l’altro (una donna sposata che abbia uno o più amanti), intervengono nel modo in cui classifichiamo la violenza. Soprattutto, intervengono nel modo in cui ci rivolgiamo, come società e come istituzioni sociali, alle vittime di violenza. L’Amante, l’Amica e il Barcaiolo hanno agito come spesso le istituzioni agiscono sulla questione della violenza di genere: più preoccupate delle relazioni da mantenere, del denaro e del potere che del dare sostegno a qualcuno in difficoltà.
Inoltre: il Re ha dato l’ordine di uccidere, la Guardia lo ha eseguito. La Regina poteva persino chiamarsi Messalina e agire di conseguenza, ma questi due restano mandante ed esecutore del suo omicidio. Quant’era cattiva la Regina non ha la minima importanza nel loro grado di responsabilità.









