(“Honduran Women Campaign For Rights And Dignity”, intervista a Reyna Isabel Quintanilla di Francis McDonagh per Latin America Bureau, 5.2.2013, trad. Maria G. Di Rienzo.)
Honduras ha la più grande industria manifatturiera tessile del bacino dei Caraibi ed è il terzo paese esportatore negli Usa dopo la Cina e il Messico. Le sue 24 “zone di lavorazione per l’export” impiegano oltre 133.000 lavoratori, di cui il 75% sono donne.
(Ndt: Non per cercare il pelo nell’uovo, ma se tre quarti sono donne forse si sarebbe dovuto scrivere “impiega oltre 133.000 lavoratrici, di cui il 25% sono uomini.” Scusa Francis, dev’essere un raptus… non ho saputo trattenermi.)
Queste zone sono complessi industriali ideati per attrarre finanziamenti stranieri tramite basse tassazioni o assenza delle stesse. Sin dagli anni ’70 le multinazionali si sono avvantaggiate di tale offerta tagliando i costi della produzione e massimizzando i loro profitti.
Le lavoratrici guadagnano, di base, 100 lempiras al giorno (circa 3 euro) che non sono sufficienti a coprire i costi base dell’esistenza come il cibo, la cura della salute e l’istruzione per i loro bambini. Le lavoratrici devono anche difendersi da molestie e violenza da parte dei manager. La sicurezza sul lavoro è scarsa. Poiché unirsi a un sindacato o crearne uno è attivamente scoraggiato, poche lavoratrici sono in grado di denunciare queste ed altre violazioni dei loro diritti.
Il Collettivo delle donne dell’Honduras (Colectiva de Mujeres Hondureñas, in sigla Codemuh) lotta per i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori da oltre vent’anni. E’ l’unica organizzazione nel paese che si occupa della salute di chi lavora, specialmente delle donne che sono la maggioranza della forza lavoro delle maquilas (Ndt: dette anche sweatshops. Laboratori in condizioni disagiate e insicure in cui si opera uno sfruttamento intensivo della forza lavoro, spesso per 14/16 ore al giorno.) Reyna Isabel Quintanilla ci parla del lavoro di Codemuh.

Reyna Isabel Quintanilla: La nostra organizzazione concerne i diritti umani, in special modo i diritti umani delle donne. Ha ventitré anni. E’ nata nella capitale, Tegucigalpa, ma si è spostata verso nord, a Cortès, il centro delle maquilas dove si abusa delle donne. Abbiamo cercato di organizzarle, di persuaderle che il nostro gruppo poteva difendere i loro diritti umani.
E’ stato difficile persuadere le donne? C’era molta paura?
Reyna Isabel Quintanilla: Sì, è stato difficile. Abbiamo di fronte un sistema patriarcale, dominato dai maschi, in cui le donne non prendono decisioni: sono gli uomini che decidono. All’inizio è stato difficile convincere le donne a uscire dalle loro case, dal mondo fra quattro mura, perciò abbiamo inventato attività a cui potevano partecipare, come la costruzione di giocattoli per i loro figli o di bigiotteria. E quando venivano, spiegavamo loro che avevano diritti e di come questa conoscenza sia necessaria per rivendicarli. Quando tornavano a casa potevano mostrare di aver costruito giocattoli eccetera, non erano sospette. Ma era chiaro che dovevamo trovare anche altri modi. Abbiamo prodotto materiali d’informazione, abbiamo fornito loro tutti i servizi che potevamo fornire.
Ma ora, dopo 23 anni, Codemuh è un’associazione conosciuta e rispettata?
Reyna Isabel Quintanilla: Sì, a livello nazionale ed internazionale. Siamo cresciute moltissimo. Abbiamo oltre 1.000 donne nell’organizzazione. La maggior parte di esse sono lavoratrici nelle maquilas e poi ci sono le madri delle lavoratrici, che si occupano dei piccoli, e giovani e adolescenti che studiano. In maggioranza, le lavoratrici delle maquilas sono molto giovani. Codemuh opera sistematicamente per renderle consapevoli dei loro diritti. Diciamo loro che sono innanzitutto donne, prima di essere operaie nei laboratori sono donne, e che nessuno può permettersi di interferire con i nostri corpi eccetto noi, parliamo dei nostri diritti relativi alla riproduzione. E’ istruzione al genere, ai diritti sessuali e riproduttivi e sulla violenza nei luoghi di lavoro. Abbiamo 32 gruppi nelle comunità che maneggiano quest’ultima questione, raccogliendo testimonianze e assistendo le denunce.
Ho visto sul vostro sito che gli infortuni sul lavoro sono un problema serio.
Reyna Isabel Quintanilla: In aggiunta alla discriminazione e alla violenza domestica le donne soffrono anche di violenza industriale. Le ditte violano i loro diritti alla libertà e alla salute. Abbiamo investigato l’intera faccenda ancora nel 1996. Abbiamo cominciato con i seminari e i forum, invitando i medici del servizio sanitari e i rappresentanti dei movimenti sociali affinché capissero il problema. Abbiamo intrapreso una serie di ricerche per capire come accadeva, e abbiamo scoperto che parte del problema è il modo in cui le maquilas organizzano il lavoro, gli orari lunghissimi, le posizioni che le lavoratrici sono costrette a tenere.
Le leggi sul lavoro dell’Honduras dicono che la giornata lavorativa è di otto ore, o sette/sei la notte. Ma i laboratori hanno infranto le leggi e stabilito un sistema che chiamano “quattro per quattro”, quattro giorni al lavoro e quattro giorni no. Suona bene, vero? Lavori solo quattro giorni. Ma la giornata lavorativa è lunghissima, e le donne compiono 60.000 movimenti ripetitivi ogni giorno, il che causa problemi alla loro struttura ossea.
Per cui siamo andate a vedere cosa il sistema di sicurezza sociale aveva da offrire. C’era una Commissione per gli infortuni sul lavoro, ma non era funzionante: c’era un ufficio, vuoto, senza personale. Per cui abbiamo fatto in modo che l’ufficio cominciasse a lavorare, di modo che le donne fossero esaminate da specialisti e la Commissione potesse poi stabilire se si trattava di infortuni sul lavoro o no. In 48 casi le ditte sono state riconosciute responsabili dell’infortunio e hanno dovuto compensare le lavoratrici; inoltre, 12 donne hanno ottenuto una pensione dallo stato. Noi diciamo alle donne “Il tuo corpo non ha prezzo”, ma le ditte pagano i compensi irrisori fissati dalla legge per gli infortuni e non fanno nient’altro. Però persino un compenso irrisorio è meglio che niente. Il risultato principale del nostro lavoro è stato far riconoscere legalmente gli infortuni sul lavoro nelle maquilas: il codice era stato scritto cinquant’anni fa e riconosceva gli infortuni in miniera, ma non nei laboratori.
Perché le maquilas non rispettano le leggi sul lavoro? Sono in una zona franca?
Reyna Isabel Quintanilla: Dovrebbero rispettarle, ma sono compagnie straniere che non rispondono alla nostra Costituzione. Il problema è la tolleranza del nostro governo. Queste ditte transnazionali vengono nel nostro paese e ottengono i posti migliori per mettere in piedi le loro industrie. Violano le nostre leggi, sfruttano le lavoratrici, e ricevono servizi praticamente gratis: per esempio, non devono pagare bollette dell’acqua o dell’elettricità.
A chi appartengono le maquilas?
Reyna Isabel Quintanilla: La gran maggioranza appartiene agli Stati Uniti. C’è capitale hondureño, c’è capitale asiatico, ma principalmente appartengono agli Usa, dove le merci poi sono vendute. Dopo il colpo di stato le condizioni di lavoro sono peggiorate. E’ stata emanata una legge sull’impiego a ore, presentata come “risposta alla crisi”. Tre anni fa ci avevano detto che era un esperimento. I tre anni stanno per finire e il Presidente del Congresso ha detto: “La legge funziona”. La lobby affaristica ha risposto: “Perché non renderla permanente?” e sta raccogliendo firme per questo. Ma si tratta di una violazione del codice sul lavoro: questa legge non riconosce alle donne il congedo per maternità, o una tredicesima, o vacanze, e neppure la copertura sanitaria, perché sono pagate a ore. E’ un tremendo passo indietro e noi di Codemuh lo stiamo combattendo, assieme ad altri movimenti sociali. Stiamo facendo campagna contro la legge e se passerà come permanente resisteremo ad essa.
La maggioranza delle persone che sono scese in strada opponendosi al colpo di stato erano donne, e Codemuh fra loro. Il nostro gruppo è membro del Fronte nazionale di resistenza popolare. Abbiamo fatto campagne per riavere un governo costituzionale, sottolineando le violazioni dei diritti umani, la violenza contro le donne, gli omicidi di donne e gli attacchi ai diritti dei lavoratori.
Che prospettive ci sono per la resistenza?
Reyna Isabel Quintanilla: Be’, noi facevamo resistenza da prima del colpo di stato. Resistenza al patriarcato, al machismo, al sistema capitalista, e sappiamo che il modo di resistere è organizzare e istruire le donne, è il solo modo in cui otteniamo cambiamenti. Il governo attuale sta violando i nostri diritti di base come persone, come donne, i nostri diritti all’istruzione e alla salute. Questi servizi hanno subiti tagli finanziari. In molti ospedali non ci sono medicine: la gente ottiene la prescrizione ma non il farmaco. I costi dell’elettricità sono altissimi, i servizi pubblici sono stati privatizzati, e noi stiamo lottando contro tutto questo perché alla fine chi paga il costo maggiore sono le donne. Continueremo a lottare per una vita decente e per il rispetto dei nostri diritti umani.
Prima hai parlato di omicidi di donne.
Reyna Isabel Quintanilla: E’ una situazione assai difficile. C’è stato un aumento di questi omicidi. Nel 2010 il numero delle assassinate era 400. Nel 2011 sono state uccise circa 500 donne, e nel 2012 si è andati oltre questo numero. Le donne uccise sono molto giovani: dai 18 ai 25/30 anni. I casi non vengono registrati specificatamente come femminicidi. Quando chiediamo informazioni ci rispondono che stanno indagando, ma le autorità non appaiono davvero preoccupate. Non hanno interesse a dar risposte alla gente, o a fare giustizia per i due grandi gruppi vulnerabili, che sono i giovani e le donne.
Perché sta accadendo? E’ violenza domestica?
Reyna Isabel Quintanilla: Ha certamente a che fare con la violenza domestica, ma è molto difficile scoprire cosa è davvero accaduto in parecchi casi. Ad esempio, due donne della nostra organizzazione sono state assassinate. Una era a casa sua e parlava con un’altra persona: un uomo è passato in bicicletta e le ha sparato. L’altra era appena uscita al mattino presto, per andare al lavoro nella maquila, ed è stata uccisa allo stesso modo. Abbiamo chiesto alle autorità di darci informazioni su quel che è accaduto e non abbiamo ottenuto nulla. Le famiglie hanno spesso paura di denunciare gli omicidi.
Sono state uccise per le loro attività sindacali o sociali?
Reyna Isabel Quintanilla: Durante il colpo di stato ci sono stati parecchi omicidi. C’era violenza organizzata, c’erano sparizioni, e le donne venivano uccise perché coinvolte nella resistenza. E’ davvero arduo dire cosa succede. Le autorità non fanno nulla. La repressione, durante il colpo di stato, è stata terribile, sia da parte dell’esercito sia da parte della polizia. Le donne venivano portate alle stazioni di polizia e stuprate. E’ un modo per tentare di farci stare zitte. La tortura, lo stupro, lo sparare in bocca: tutto manda un messaggio.
E tu, che messaggio vuoi mandare a chi legge la tua intervista?
Reyna Isabel Quintanilla: La solidarietà internazionale è davvero importante. E’ importante nei paesi in cui i governi non agiscono per assicurare giustizia alla povera gente. La solidarietà è importante quando i diritti umani sono violati. Ogni persona può agire nel suo paese, diffondendo le informazioni che noi provvediamo. (Ndt: Fatto, mia cara Reyna Isabel!)
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