Feeds:
Articoli
Commenti

Posts Tagged ‘natale’

“Ogni giorno, persone muoiono come risultato di incidenti sul lavoro o malattie collegate al lavoro: più di 2 milioni e 780.000 decessi per anno. In aggiunta, ci sono circa 374 milioni di infortuni sul lavoro non mortali che comportano più di quattro giorni di assenza. Il costo umano di questa avversità quotidiana è enorme e il fardello economico dovuto a pratiche insufficienti di tutela della sicurezza e della salute sul lavoro è stimato attorno al 3,94% annuale del PIL globale. (…) Un lavoro decente è un lavoro sicuro.” Organizzazione Internazionale del Lavoro, 2019.

“Non solo gli infortuni sono in aumento, ma sono in aumento soprattutto le morti. Questa è una strage: se uno guarda i dati degli ultimi dieci anni sono 17 mila le persone che sono morte sul lavoro (in Italia) contando anche quelli morti mentre andavano o tornavano dal lavoro.”, Maurizio Landini, Segretario CGIL, 13 ottobre 2019 – Giornata nazionale per le vittime degli incidenti sul lavoro.

La sicurezza di chi lavora è una priorità sociale ed è uno dei fattori più rilevanti per la qualità della nostra convivenza. Non possiamo accettare passivamente le tragedie che continuiamo ad avere di fronte. Le istituzioni e la comunità nel suo insieme devono saper reagire con determinazione e responsabilità. Sono stati compiuti importanti passi in avanti nella legislazione, nella coscienza comune, nell’organizzazione stessa del lavoro. Ma tanto resta da fare per colmare lacune, per contrastare inerzie e illegalità, per sconfiggere opportunismi. Punto di partenza è un’azione continua, rigorosa, di prevenzione.” Sergio Mattarella, Presidente della Repubblica, 13 ottobre 2019 – Giornata nazionale per le vittime degli incidenti sul lavoro.

Safety and Health at Work

Questo è l’unico “albero” che posso associare oggi al Natale (pubblicizzava un’iniziativa internazionale su lavoro e sicurezza), perché non riesco a smettere di pensare a Giuseppina Marcinnò, deceduta sul lavoro il 22 dicembre u.s. – a 66 anni e alla vigilia della pensione – e a Stefano Strada, 45 anni, deceduto sul lavoro due giorni dopo. Lasciano in uno scioccante dolore figlie e figli, amati, amici – e persino una sconosciuta come me: l’una schiacciata da una pressa, l’altro folgorato in una cabina elettrica, la loro fine ha raggiunto probabilmente le prime pagine proprio per la concomitanza con le festività natalizie.

Il numero 17.000 ci dice però che non sono eccezioni a una regola. Se il giornalismo italiano non fosse una barzelletta di sicurezza sul lavoro e di lavoro in genere darebbe conto quotidianamente (lavoro, non le pagliacciate sugli/sulle influencer e i resoconti sui pasti di un ex ministro che non ha mai lavorato un giorno in vita sua). L’Italia non è fatta di culi al vento, scarpine trendy e “vipperia” varia: le eccezioni sono loro – noi, noi italiani siamo un popolo intero invisibile ai media e da essi considerato mero target pubblicitario. La richiesta implicita in tale trattamento è che noi ci si accapigli sulla stupidaggine del momento (presepi o seni rifatti o biscotti alla Nutella) e si muoia in silenzio: da me, NO e tanti auguri per un veloce risveglio alla realtà.

Maria G. Di Rienzo

Read Full Post »

Jólakötturinn

Una strana creatura del folklore islandese è Jólakötturinn (che si traduce come “Gatto del Solstizio d’Inverno” ed è poi divenuto semplicemente il “Gatto di Natale”).

Jólakötturinn è un gatto enorme, vive nelle montagne assieme alla gigante Grýla ed è una specie di incallito e terribile fashionista: scende a valle durante le festività invernali per mangiare i bambini che non hanno avuto in dono, per esse, abiti nuovi.

Sebbene la storia affondi nell’antichità, non abbiamo sue versioni scritte datate prima del 19° secolo: la spiegazione accademica è che sia stata usata come “incentivo” per mettere fretta ai pastori affinché terminassero in tempo la tosatura delle pecore, di modo che i nuovi abiti fossero tessuti e che loro stessi avessero abbastanza denaro per trascorrere felicemente il Natale.

Per quel che sappiamo dalla tradizione orale, all’inizio Jólakötturinn si limitava a spazzar via il cibo di quelli senza vestiti nuovi e la sua percezione come mangiatore-di-carne-umana si deve principalmente alla poesia che porta il suo nome e fu scritta da uno dei più amati poeti islandesi, Jóhannes úr Kötlum (Jóhannes Bjarni Jónasson, 1899-1972).

La teoria popolare è che la storia del gatto vendicatore avesse la funzione di dare una spintarella all’altruismo, di modo che ai bambini più poveri fossero donati abiti di lana nella stagione più fredda. Allo stesso modo la vicenda è stata letta dalla cantautrice e compositrice Björk (Björk Guðmundsdóttir) che nel 1987 registrò una canzone tradizionale su Jólakötturinn – nella quale, tra l’altro, la creatura è identificata sia al maschile sia al femminile. Le strofe finali recitano:

“Se lei esista ancora io non lo so

ma il suo viaggio sarebbe inutile

se tutti per il prossimo Natale

avessero qualche abito nuovo.

Potresti voler tenere in mente

di dare aiuto ove ve ne sia bisogno

perché da qualche parte possono esserci bimbi

che non ricevono nulla del tutto.

Forse il curarsi di coloro che soffrono

per mancanza di luci copiose

ti darà una stagione felice

e un allegro Natale.”

Alcune pratiche tradizionali prevedono di lasciar fuori del cibo per il/la Jólakötturinn durante l’inverno e anche questo può iscriversi nella cornice del favorire la compassione e la condivisione (in più, in questo modo la bestia non ti entra in casa di soppiatto per fregare l’arrosto dal tavolo natalizio…). La mia Jólakötturinn attuale è molto meno spaventosa dell’originale: è bianca, con gli occhi azzurri e non so se abbia un proprietario – se lo ha, se ne cura molto poco e Björk dixit non avrà un Natale allegro – tuttavia vado a darle una piccola colazione di cibo per gatti ogni mattina.

La cosa mi rende felice di per sé e non ho certo bisogno di ricompense, ma è consolante sapere che gli islandesi mi augurano implicitamente uno splendido Solstizio d’Inverno (21 dicembre, ore 23.23) e io giro gli auguri a ognuna/o di voi.

Maria G. Di Rienzo

Read Full Post »

vetrina m&s

Alle clienti la vetrina natalizia di Marks & Spencer, in quel di Nottingham, non è piaciuta. Come vedete, sul lato sinistro ci sono i “completi indispensabili per lasciare un’impressione” per gli uomini e le “indispensabili piccole mutandine raffinate” per le donne.

A dire inizio alla protesta è stata Fran Bailey, che ha pubblicato l’immagine sulla pagina Facebook del gruppo Feminist Friends Nottingham; un estratto del suo commento dice:

“Ok, M&S Nottingham, non abbiamo davvero imparato nulla negli ultimi 35 anni? O sono la sola a trovare questa, l’esposizione nella loro vetrina principale, completamente vomitevole? Il problema è che siamo così vessate da tale tipo di immagini che non le riconosciamo neppure più per quel che sono.” Una normalizzazione degli stereotipi di genere, continua Fran, e un insulto non solo sessista: “must-have”, che io ho tradotto – correttamente – come “indispensabile” ha il significato letterale di “devi averlo” e la donna trova ciò intollerabile in presenza di un largo settore di cittadinanza che si situa sotto la soglia di povertà.

Un’altra donna, Kiri Tunks, ha commentato: “Cari di Marks & Spencer, il vostro divario di genere sugli stipendi è del 12,3% (ndt. le dipendenti sono pagate meno dei dipendenti) e voi pensate che “piccole mutandine raffinate” siano ciò che le donne devono avere? Pagate in modo adeguato il vostro staff femminile e smettete di insultare il resto di noi.”

La foto è così arrivata a “FiLia”, un’ong che organizza la più vasta conferenza femminista annuale in Gran Bretagna, da Sian Steans (l’immagine sotto è sua): “Mi sono sentita a disagio quando l’ho vista. Come femminista e come madre di una bambina mi sono sentita in imbarazzo a doverle spiegare di nuovo perché le donne sono rappresentate con così poco rispetto. Nottingham ha una lunga storia di sostegno ai diritti delle donne. Poiché si tratta della prima città nel Regno Unito che ha reso la misoginia un crimine dell’odio, è deludente vedere in essa una vetrina che riduce le donne alla loro biancheria intima, mentre l’affermazione per gli uomini è come vestire per lasciare un’impressione.”

“FiLia” ha girato l’immagine tramite Twitter e il caso è esploso sui media inglesi (se n’è occupata persino la BBC). Nel frattempo, le attiviste hanno corretto la vetrina, come potete osservare di seguito. La scritta dice che le donne “devono avere” DIRITTI UMANI AL COMPLETO.

vetrina corretta - sian steans

La firma per l’azione stava sul marciapiede, giusto sotto il cartello, ed era fatta con il rossetto: recitava semplicemente la parola “donne”. Il negozio Marks & Spencer ha deciso di oscurare la vetrina. Speriamo che in futuro cambi anche agenzia pubblicitaria.

Maria G. Di Rienzo

Read Full Post »

Per Breiehagen - 2007 - Anja

Cat Reynolds stava studiando per gli esami, l’11 dicembre scorso, scorrendo (lei dice pigramente) ricerche sulla zootecnia relative agli animali artici. Nel processo, ha scoperto qualcosa che non sapeva e ha girato la sua “illuminazione”, in tono scherzoso, su Twitter:

“Le renne di sesso maschile perdono le loro corna in inverno e quelle di sesso femminile no. Perciò, la slitta di Babbo Natale è in effetti trainata da una squadra di forti, potenti, sottovalutate femmine! Siete grandi ragazze! Io vi vedo!”

Il messaggio ha ricevuto oltre 600.000 “mi piace” ed è stato girato 180.000 volte. In questo modo, Cat ha di nuovo imparato un paio di cose: “Primo, c’è un allarmante numero di persone che non sa che le renne sono animali veri. E, secondo, gli uomini diventano davvero, davvero arrabbiati se tenti di portar via loro la rappresentazione delle renne.” In altre parole, l’autrice è stata investita da una massa di messaggi insultanti provenienti da sessisti imbecilli, a cui ha risposto con un lungo spiritoso articolo il 15 dicembre. Ne riporto qualche brano:

“I maschi delle renne perdono le loro corna all’inizio dell’inverno, mentre le femmine non rinnoveranno le loro sino alla tarda primavera, dopo aver dato alla luce i cuccioli. Le renne sono native dell’emisfero nord. E’ comunemente noto che Babbo Natale vive al Polo Nord, perciò l’inverno arriva per lui e per le renne volanti attorno a dicembre. Per il 25 di dicembre, i maschi di renna hanno già perso le loro corna. Le renne che tirano la slitta, quindi, di solito raffigurate con le corna, devono per forza essere femmine!

C’è un’alternativa alla narrazione che prevede le renne femmine, se l’idea di una forte signora renna che porta le gioie del Natale a bambini e bambine ovunque non vi aggrada. Tradizionalmente, le renne che trainano le slitte nelle regioni più fredde sono maschi castrati. La castrazione li rende docili e permette loro di mantenere le corna durante l’inverno. (…)

Ad ogni modo, le renne femmine ci costringono a discutere l’etica delle pratiche in uso nel luogo in cui si lavora per Babbo Natale. L’integrità del suo laboratorio era già stata messa in questione in passato, giacché molti si chiedono quali siano le condizioni di lavoro degli elfi e se ricevono un salario minimo. Le renne femmine mantengono le loro corna in inverno per poter meglio reperire cibo mentre sono gravide, poiché l’inverno segue la stagione degli accoppiamenti per la loro specie.

Ciò significa che queste signore stanno trainando una slitta attorno al mondo, di notte, mentre sono incinte? Sembra che il Polo Nord non abbia legislazione sul congedo di maternità e questo lascia le renne vulnerabili allo sfruttamento sul lavoro. (…)

Nel frattempo, Babbo Natale è contento di prendersi tutto il merito mentre una squadra di forti renne femmine si impegna duramente e fa tutto il lavoro pesante. Certo, accettare le renne femmine significa riconoscere un bel po’ di difetti nel modello adottato da Babbo Natale, ma c’è un difetto anche nel fatto che le renne sono state rappresentate come maschi per un secolo e mezzo, privando le bambine di una raffigurazione necessaria: potenti renne femmine. Non mi importa quanti uomini furiosi mi mandano i loro “tweet”, Rudolph (1) sarà sempre femmina ai miei occhi.”

Probabilmente per molte/i di voi, come per me, il sesso delle renne di Babbo Natale non è materia di interesse e l’Autrice è palesemente ironica quando dice che abbiamo bisogno di “potenti renne femmine”: ma questa vicenda ribadisce per l’ennesima volta come le rappresentazioni sociali in cui i maschi dirigono tutto – persino una slitta che non esiste – siano fondamentali e intangibili per gli uomini che costruiscono su di esse il loro senso di superiorità e legittimazione.

Maria G. Di Rienzo

(1) La renna dal naso rosso nel folklore natalizio statunitense.

Read Full Post »

In effetti, la parola noia figura assai raramente nel mio vocabolario ma il periodo dell’anno in cui vado più vicina a comprenderne davvero il senso è quello attuale: contribuiscono a ciò le lucette intermittenti appese sui muri delle strade, i babbi natale di pannolenci, i presepi, i pini e gli abeti – finti o veri – ingozzati di lampadine e cianfrusaglie e, soprattutto, la melassa retorica e ipocrita che cola da questa fiera del consumo e spesso dello spreco. (Non si offenda chi trova allegria e/o significato nelle festività natalizie: è una questione di gusti e come vi ho detto altre volte, sapervi felici manda briciole di felicità anche verso di me e ve ne sono grata.) In più, è il periodo in cui è in pratica “obbligatorio” passare del tempo con i parenti: compresi quelli che evitate come la peste per il resto dell’anno, compresi quelli a cui invece di porgere il pacchetto regalo mettereste in mano un petardo acceso, compresi quelli che sembrano non vedere l’ora di avere un pubblico seduto attorno al tavolo a cui servire battute sessiste, tirate fascistoidi, barzellette razziste, stronzate omofobe e altra spazzatura di vario tipo.

Personalmente non mi capita più da almeno vent’anni, ma ricordo la giovane me stessa le volte in cui ingoiava fiele per “quieto vivere” e giurava dentro di sé di trovare una scusa per la propria assenza l’anno successivo, le volte in cui reagiva all’ennesima idiozia – per l’effetto “vaso traboccato” – e pur mettendoci tutta la buona volontà del mondo non riusciva ad avere una conversazione sensata con il cafone di turno, le volte in cui accampava pretesti e svaniva prima del tempo. Però intanto invecchiavo e studiavo e imparavo. Ecco quindi cosa la vostra trainer preferita (e dai, lasciatemelo dire anche questa volta!) può condividere con quelle/i di voi che stanno rimuginando su come sopravvivere alla cena di Natale.

cena-natalizia

Innanzitutto: lo zio e la cugina che hanno appena invocato le ruspe contro i migranti, il nonno o il suocero che hanno vantato le qualità delle donne di una volta che obbedivano eccetera (cioè hanno ripetuto una loro vana fantasia, perché le donne ribelli al patriarcato sono nate con esso), nella maggioranza dei casi non pensano minimamente di avervi disturbato: mica stavano parlando di voi, oppure scherzavano, perché fate quel muso?

Se decidete di rispondere:

1) Tenete la vostra voce a livello normale, discorsivo. Se la alzate, il vostro interlocutore si irrigidirà in un modulo difensivo; similmente lo farà se darete inizio alla frase con “sei razzista, sessista, omofobo”: se il vostro scopo è comunicargli qualcosa, non offritegli scuse per alzare muri che gli impediranno di ascoltarvi;

2) Identificate il merito della questione: “Ho capito male, o stai dicendo che… (dovremmo respingere con la violenza chiunque entri in Italia non da turista? Tutti gli uomini preferirebbero avere delle schiave mute che delle compagne di vita? Eccetera)

3) Diventate moooolto curiose/i e ponete domande “aperte”: “Perché dici questo?”, “Da dove hai preso le cifre che citi?” “In che modo sei arrivato a questa conclusione?” “Quando dici tutte le donne di chi stai parlando esattamente? E’ compresa anche nostra zia, qui? Anche la mamma? Tua moglie? Tua figlia?” “Quindi le persone che sono x, y e z non ti piacciono? Per quali motivi?”

3) Ricordatevi che gli individui sono complessi. Quel che dicono in un determinato momento non è necessariamente il loro vangelo. Cominciate a chiarirlo anche a loro, appellandovi alle loro migliori qualità: “Io ti ho sempre visto trattare benissimo i tuoi vicini cinesi e il collega di lavoro con cui vai più d’accordo è senegalese, non capisco perché dici una cosa del genere.”

4) Sottolineate l’effetto che le parole possono avere su altre persone attestando i vostri sentimenti (con il modulo Io mi sento così quando, non Tu mi stai scassando le ovaie – anche se quest’ultima è la verità): “Non riesco a trovare questa cosa divertente, anzi mi rattrista.”, “Mi sento ferita al pensare che tu lo creda sul serio.”

5) Se vi stancate, o se decidete di non rispondere, potete chiudere la questione in ogni momento: cambiando argomento, andando in bagno o ad aiutare in cucina, rivolgendo una domanda a un altro commensale, mettendovi a cantare “Bianco Natal” eccetera.

6) Se il commento iniziale, invece di essere generale era diretto a voi e non lo avete gradito o vi ha messo a disagio, riflettete un attimo: era diretto al vostro comportamento/ aspetto / rispondenza a stereotipi? Era diretto alle vostre relazioni? Chi l’ha fatto voleva bullizzarvi o ha dato l’impressione di essere genuinamente interessato/a a conoscervi di più?

Nel primo caso potete: ripercorrere i punti da 1 a 5; scoppiare in una bella risata e sparare qualcosa del tipo “E’ l’ultima moda, retrogrado!”; sorridere amabilmente e rispondere off topic citando uno dei vostri migliori ultimi successi in qualsiasi campo: avete finalmente cambiato casa, avete passato un esame difficile all’università, avete ritrovato una vecchia amica, al lavoro avete messo a posto lo stronzo che vi tormentava e l’ultima visita medica ha attestato che scoppiate di salute. Non è fantastico?

Nel secondo caso, anche se la persona vi è cara e vorreste risponderle, non siete obbligate/i a farlo di fronte ad altre dieci di cui vi interessa poco o niente: “Grazie per avermelo chiesto, nonna, ma preferisco parlartene più tardi, va bene?” E attaccate la solfa di prima sui traguardi che avete raggiunto.

Invecchiando, studiando e imparando sono arrivata anche a questa conclusione: spesso non entriamo in un confronto diretto con membri della nostra famiglia non perché non siamo coraggiose/i, ma perché ci abbiamo già provato 12.000 volte e sappiamo che il confronto non produrrebbe il loro ascolto. Non c’è nulla di sbagliato nello scegliere le proprie lotte. Personalmente, entro più volentieri in quelle che hanno senso e mi danno una possibilità di vincere.

Per cui, invece di biasimarvi perché la tal volta avreste voluto dire qualcosa e non l’avete detto, congratulatevi piuttosto con voi stesse/i: pur crescendo in quell’ambiente, con quelle persone, avete scelto di pensare e comportarvi in modo diverso. Non era scontato e sono sicura che spesso è stato difficile. Godetevi questa felice fierezza. Maria G. Di Rienzo

Read Full Post »

Tre Regine Maghe

McKenzie - Epiphany

Se fossero state Tre Regine Maghe…

Avrebbero chiesto indicazioni sulla strada da prendere.

Sarebbero arrivate in tempo.

Avrebbero aiutato Maria a mettere al mondo il bambino.

Avrebbero dato una ripulita alla stalla.

Avrebbero cucinato uno stufato.

Avrebbero portato doni utili (come pannolini, biancheria e un ciuccetto)

e ci sarebbe stata Pace in Terra.

(Questo scherzo, in forme leggermente diverse, circola da tempo in inglese. Vi offro la mia versione italiana come augurio per le feste in arrivo, in qualsiasi forma le celebriate e anche se non le celebrate affatto. E’ il mio modo per dirvi che vi leggo, vi ascolto, apprezzo quel che fate, vi penso affettuosamente. Vedo che siete qui con me ogni giorno e sono molto grata a voi tutte/i. Maria G. Di Rienzo)

Read Full Post »

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: