(Fonti: Times of India, New York Times, Safe World for Women, Dio – mi ha finalmente telefonato ma non chiedetemi il suo numero, ha troppi impegni.)

Ecco una fiaba per voi. C’era una volta, fino a lunedì 4 febbraio scorso, una rock band del Kashmir composta da 3 ragazze: due di 15 anni e una di 16. Le tre ragazze si chiamano Noma Nazir (chitarra), Aneeqa Khalid (basso), Farah Deeba (batteria). La band si chiama Praagaash, lo troverete scritto anche come Pragash e con tutte le varianti fra una e due “a” nella prima e nella seconda sillaba, e può essere tradotto come “Prima luce” o “Dall’oscurità verso la luce”. I gruppi a cui la band si rifà sono Iron Maiden, Metallica, Green Day, Cradle of Filth e simili, alternando le cover ai loro pezzi.
E’ successo, nel dicembre scorso, che Praagaash abbia partecipato ad una competizione rock, la “Battaglia delle Band” a Srinagar, e abbia ottenuto il podio con il terzo posto. Le ragazze erano ovviamente al settimo cielo: per quanto piene di passione e talento sono giovanissime e sono entrate nella scena rock da solo un anno. Ma una straordinaria standing ovation ha salutato la fine del loro spettacolo e le offerte di tenere concerti sono cominciate ad arrivare.
Nella Valle del Kashmir i musicisti rock di sesso maschile sono pochi e non se la passano bene, per quanto stiano facendo cose interessanti e innovative come il fondere rock e musica sufi tradizionale nelle loro composizioni. I bigotti locali pensano e dicono che la loro musica è “contro la religione”, però nessuno ha mai pensato di ordinargli di smettere tramite “fatwa” (che da oggi in poi mi rifiuto di tradurre come “ordinanza religiosa” o “decreto di fede”, perché è solo il blah blah blah di un ignorante a caso, pieno di odio, dotato di un titolo vuoto: mufti, ayatollah, sheik, mullah, trallallà, sono tutte cariche che gli uomini si sono conferiti l’un l’altro o a cui si sono addirittura nominati da soli. Religione e fede sono i mezzi che queste persone usano per giustificare dominio e violenza, nient’altro).
Domenica scorsa, invece, il “Gran Mufti” Bashiruddin Ahmad, ha appunto emanato la sua fatwa proibendo esplicitamente alle ragazze di cantare in pubblico. Il sig. Ahmad ha spiegato che le donne possono cantare solo nelle loro case e in presenza esclusiva di altri membri della famiglia di sesso femminile. Lunedì la band si è sciolta. C’è da dire che la pensata del sig. Ahmad è stata solo la ciliegina sulla torta. Subito dopo il loro successo nella competizione, la pagina Facebook della band era stata inondata da messaggi di odio e minacce: molti pii musulmani hanno detto a Noma, Aneeqa e Farah che erano così “anti-islamiche” da meritare di essere stuprate. I media le hanno usate come attrezzo simbolico nella contesa fra la maggioranza hindu e la minoranza musulmana e persino nelle tensioni fra le differenti fazioni di tale minoranza. I politici, che non aspettavano altro, sono saltati direttamente sotto i riflettori approvando o condannando Praagaash.
Le ragazze, prima della decisione di sciogliere la band, avevano detto in tutte le salse che quel che volevano era solo continuare a suonare. Che non avevano interessi particolari e diversi nel voler fare musica, che la musica è uno scopo in se stessa, è tutto quello che le muove. Che non volevano essere costrette dai media a recitare il ruolo stereotipato delle “ragazze musulmane che infrangono le barriere dei conservatori”. Che le minacce non le avevano sconvolte, che il bullismo e l’indivia non le avevano ferite. Lasciateci in pace, lasciateci fare musica. E’ tutto qui.
“Il rock e il metal io ce li ho nel sangue.”, aveva spiegato la cantante e chitarrista Noma Nazir, “Quando sono triste, o arrabbiata, è sempre questa musica a tirarmene fuori. E’ la mia àncora di salvezza.” E Aneeqa Khalid aveva aggiunto: “La prima volta in cui ho sentito il suono di una chitarra ho saputo. Ho saputo che dovevo imparare e formare un gruppo.”
Le loro famiglie non erano mai state entusiaste della band, ma di fronte ad un desiderio così ardente accoppiato ad un’innegabile bravura avevano ceduto. La madre di Farah ha detto in un’intervista che non se la sentiva di frantumare il sogno della figlia e che suo marito chiese in cambio alla ragazza di pregare cinque volte al giorno (cosa che la batterista ha fatto); la madre di Aneeqa si è chiesta perché sua figlia musicista in pubblico sarebbe anti-islamica, se la televisione del Kashmir mostra performer donne di tutti i tipi sui suoi canali ma “Se viviamo qui rispettiamo le regole, non abbiamo altra scelta.” E’ stata la pressione delle famiglie, hanno detto le ragazze, a far loro prendere la decisione finale di sciogliere Praagaash. Solo il sabato precedente stavano lavorando ad un pezzo punk con testo in hindi e inglese. Ma una fatwa è troppo da sopportare, hanno detto i loro genitori, e non hanno torto: significa che il primo imbecille di passaggio, scambiandosi per un “buon musulmano”, è autorizzato, con la benedizione del “Gran Mufti” Bashiruddin Ahmad, a fare qualsiasi cosa per impedire alle ragazze di suonare. Per esempio, come ricorda con terrore la madre di Aneeqa Khalid, a gettar loro acido in faccia: è successo di recente ad una maestra, a Srinagar, che ha continuato ad insegnare (e ad essere femmina) anche se qualche fatwa e una manciata di delinquenti sessisti non lo approvano e glielo proibiscono.
Mi dispiace, la fiaba non finisce con “e vissero per sempre felici e contente”, ed è una fiaba che ha reso così scontenta anche me da rendere la telefonata di Dio un vero sollievo. La aspettavo da un bel pezzo, a dire il vero, e avevo quasi perso speranza. Dio mi ha assicurato che ha tentato di parlare al telefono con il sig. Ahmad, che chiama un sacco di gente per dir loro: “Guardate che questo e quest’altro sono sopraffazione e violenza, guardate che i miei profeti vi hanno detto il contrario, ma sapete leggere o no quelli che chiamate “libri sacri”, accidenti a voi?” e non riesce mai ad avere una conversazione con queste persone. Non è che non alzano la cornetta o non premono il tasto del cellulare. E’ che come sentono una voce di donna chiudono la comunicazione. Maria G. Di Rienzo
Praagaash in sala prove:
http://www.youtube.com/watch?v=qn4ZGvuObOY
Mi piace:
Mi piace Caricamento...
Read Full Post »