Feeds:
Articoli
Commenti

Posts Tagged ‘terrorismo’

(tratto da: “Yazidi girls sold as sex slaves create choir to find healing”, di Emma Batha per Thomson Reuters Foundation, 4 febbraio 2020, trad. Maria G. Di Rienzo.)

Quando Rainas Elias aveva 14 anni, i militanti dello stato islamico invasero la sua terra natale yazida nel nord dell’Iraq, la rapirono e la vendettero a un combattente che la stuprò e la torturò ripetutamente prima di venderla a un mostro ancora più brutale.

Due anni dopo la sua fuga, Elias sta visitando la Gran Bretagna questa settimana con un coro creato dalle sopravvissute alle atrocità dell’Isis.

Le ragazze, che hanno dai 15 ai 22 anni, dicono che il coro fornisce loro amicizia, guarigione e una fuga dai ricordi traumatici che le perseguitano.

“Sono molto felice con loro. Questo mi ha aiutata molto psicologicamente.”, dice Elias tramite un’interprete dopo la performance al Conservatorio musicale di Londra.

Il coro ha cantato all’Abbazia di Westminster e si esibirà in parlamento alla presenza del principe Carlo, da lungo tempo patrono di AMAR, un’organizzazione umanitaria che dà assistenza alla riabilitazione delle ragazze in Iraq.

yazidi choir

(il coro durante un’esibizione a Greenwich, immagine di Thomson Reuters Foundation / Morgane Mounier, 3 febbraio 2020)

La comunità yazida in Iraq, stimata in 400.000 persone, è una minoranza curda la cui fede combina elementi del cristianesimo, dello zoroastrismo e dell’islam.

L’Isis, che li considera adoratori del demonio, ha ucciso e rapito migliaia di yazidi dopo aver scatenato un assalto nel 2014 nella loro area del monte Sinjar, in quello che le Nazioni Unite hanno definito genocidio.

Sebbene i militanti siano stati cacciati tre anni fa, gli yazidi per la maggior parte vivono ancora nei campi profughi, troppo spaventati per fare ritorno. (…)

La musica è centrale per la religione e la cultura yazida, ma non è mai stata scritta su spartiti o registrata. Il virtuoso del violino Michael Bochmann ha lavorato con i musicisti yazidi e AMAR per registrate la musica antica. Martedì scorso, Bochmann e il coro hanno consegnato l’archivio alla biblioteca dell’Università di Oxford.

Il progetto mira anche a proteggere la musica yazida insegnandola alle centinaia di giovani nei campi. Sebbene tradizionalmente sia eseguita da uomini, circa metà di coloro che stanno imparando sono ragazze e donne, dal che Bochmann è deliziato. Ha detto che il coro sta avendo un effetto di trasformazione.

“E’ straordinario come la loro fiducia in se stesse sia aumentata. – ha detto Bochmann a Thomson Reuters Foundation – La grande cosa della musica è che ti fa vivere qui ed ora. Più di qualsiasi altra forma d’arte, può renderti felice nel momento presente.” (…)

La maggior parte delle coriste non vuole raccontare la propria storia, ma Elias era disposta a parlare. “Non credo mi riprenderò mai dalle esperienze che ho fatto.”, ha detto la giovane che ha passato tre anni in prigionia.

Elias è stata venduta tre volte a differenti uomini dopo che il suo rapimento l’ha condotta in Siria. Il secondo, di nazionalità saudita, morì mentre lei era incinta. Fu venduta in stato di gravidanza a un marocchino che la stuprava “come un mostro”, fino a sei volte al giorno.

Restò incinta due volte ma ambo le volte perse i bambini e attribuisce in parte il primo aborto spontaneo alle torture. La sua famiglia pagò il suo riscatto di quasi 11.000 euro nel 2017, ma l’Isis non la lasciò andare. Sua sorella e due suoi fratelli sono nella lista degli yazidi di cui ancora non si sa nulla.

Alcune coriste erano ancora più giovani di lei quando furono rapite. Una ragazza fu venduta cinque volte a stupratori dell’Isis dopo essere stata rapita all’età di 11 anni. Un’altra ne aveva nove quando fu costretta a diventare una schiava domestica. La sua forma minuta suggerisce quanto poco le dessero da mangiare.

Elias, che ha ora 19 anni, dice che la comunità internazionale dovrebbe essere d’aiuto nel soccorrere chi è ancora prigioniero ed assicurarsi che gli yazidi non siano di nuovo perseguitati. E’ il messaggio che il coro sta portando a leader politici e religiosi durante il suo viaggio in Gran Bretagna. Sebbene gli uomini dell’Isis siano stati sconfitti, gli yazidi dicono che non se ne sono andati e che potrebbero ripresentarsi.

“Il pericolo è ancora là. L’unica cosa che può salvarci è l’impegno mondiale a proteggerci. – ha detto Elias – Quello che ho sperimentato, la tortura e lo stupro, non lo posso dimenticare. E’ ovvio che ho ancora paura.”

P.S. – Potete ascoltare il canto delle ragazze qui:

https://www.youtube.com/watch?v=OCWheGSp1EQ

Read Full Post »

(“Lone-wolf” terrorists and domestic violence: it’s time to start joining the dots, di Suzanne Moore – in immagine – per The Guardian, 29 ottobre 2018. Trad. Maria G. Di Rienzo.)

suzanne

L’omicidio di anziani ebrei in preghiera, bombe fatte in casa, la sparatoria contro un uomo e una donna neri in Kentucky. Tutti si stanno chiedendo: “Chi radicalizza questi tizi?” La risposta più facile è Donald Trump e la sua feroce retorica politica. Ma è davvero così semplice? L’antisemitismo stava crescendo in Europa da prima che Trump fosse eletto. Nel 2015, ebrei furono assassinati a Parigi e una sinagoga fu assalita a Copenaghen. Un rabbino e tre bambini furono uccisi a Tolosa nel 2012.

Richard Spencer, il leader della supremazia bianca che scandiva lo slogan “Gli ebrei non ci rimpiazzeranno” a Charlottesville nel 2017 sta divorziando da sua moglie, che lo accusa di averla aggredita in innumerevoli occasioni – una volta mentre era incinta. Spencer lo nega. Negli Usa, si stima che una donna su tre farà esperienza di abuso o stupro da parte di un partner durante la sua vita. In Inghilterra e Galles la violenza domestica ammonta al 16% delle denunce totali.

Uniamo i puntini. Nel retroscena di quasi ogni attacco da parte di un “lupo solitario” c’è la violenza domestica, da Omar Matteen (l’attacco al nightclub di Orlando) e Mohamed Lahouaiej-Bouhlel (l’attacco con il camion di Nizza) a Khalid Masood (Westminster). L’uomo accusato di spedire bombe ai Democratici, Cesar Sayoc, ha una lunga sfilza di precedenti, inclusa la violenza domestica.

Ciò che questi uomini fanno alle donne è terrorismo quotidiano, ma cosa radicalizza uomini comuni a terrorizzare donne? Sì, c’è il vocabolario della violenza di Trump, ma manca qualcosa da questo dibattito. Trump ha incoraggiato ciò che c’era già. Fra il 2001 e il 2012, 6.488 soldati americani morirono in Iraq e in Afghanistan. Nello stesso periodo, circa il doppio di donne americane furono assassinate dai loro partner di sesso maschile: 11.766. Questi omicidi apparentemente non hanno nulla a che fare con la guerra al terrorismo e non sono considerati materia da titoloni in prima pagina.

Un’intera opera omnia, compilata da attiviste, studiose e strateghe femministe esiste e tratta di tale violenza eppure, ogni volta in cui un atto di terrore accade, la si ignora. Nessuno di questi “lupi solitari” esiste nel vuoto. La loro paura dell’ “altro”, sia esso femmina, gay, nero o ebreo, non è un’invenzione recente, ma il sottotesto di un discorso sempre più impotente, sia quello ufficiale sia quello dei progressisti.

La sinistra sta perdendo questa battaglia perché, come sempre, ne ha di più importanti da fare. I ragazzi svegli di Twitter si agitano (1) sbandierando le loro credenziali femministe sul “sex work” o qualsiasi altra cosa assicuri ristoro ai bisogni degli uomini. Nel frattempo, liste di istruzioni su come combattere il fascismo sono state pubblicate dal momento in cui un fascista è stato eletto in Brasile. Qua abbiamo un uomo razzista, apertamente anti-gay, anti-donne e pro-tortura: pure, di nuovo, c’è pochissima comprensione di come il femminismo sia essenziale per combattere questo. Mancando di capire come il potere opera tramite genere e razza, così come tramite l’economia, la sinistra si sbriciola di fronte al discorso populista che enfatizza tutto ciò che alcuni maschi avrebbero perduto.

Questa è la “destra alternativa” che prende potere; c’è una crisi della democrazia sociale e una crisi del progressismo. Ma il filo che tesse insieme tutti questi movimenti di estrema destra? Nominatelo. Ci sono movimenti di uomini che vogliono far tornare indietro l’orologio al tempo in cui le donne avevano pochi diritti. Questo movimento è globale: guardate come la Russia ha parzialmente decriminalizzato la violenza domestica.

Se la sinistra vuole contrastare ciò, deve prestare attenzione. Persone ebree stanno dicendo di sentirsi minacciate da lungo tempo, ma ciò è stato messo in dubbio. Le femministe hanno analizzato la violenza maschile per decenni, ma questa cosa è in qualche modo fuori moda in confronto alle nuove lotte su come usare gli spogliatoi.

Noi parliamo di genere come di un costrutto precisamente perché pensiamo che possono esserci nuove forme di mascolinità così come di femminilità, nuovi modi di organizzarci che non dipendono dalla forza bruta. Ciò può sembrare ottimistico mentre Jair Bolsonaro va al potere assieme a Trump, Viktor Orbán, Vladimir Putin, Recep Tayyip Erdoğan e Mohammed bin Salman. Il punto è che nessuno di questi uomini ha attivamente radicalizzato i propri seguaci. Questo è ciò che il patriarcato fa mentre ribolle sotto la superficie, demonizzando qualsiasi cosa giudichi differente.

Benvenuti al nuovo odio, uguale all’odio vecchio. Senza la comprensione di questo, la sinistra è impotente.

(1) ndt.: con detto umoristico, letteralmente, “gli si attorcigliano le mutande”.

Read Full Post »

La paura, nelle situazioni di abuso domestico, è peculiare – cioè ha caratteristiche proprie e specifiche e non è un semplice sottoprodotto della violenza. Il controllo emotivo e psicologico che risulta dalla paura, definito dalle ricerche in merito terrorismo quotidiano, nutre il modo in cui l’abuso continua a “funzionare”:

1) Subire abusi in ambiente domestico, da un partner intimo, dà forma alla natura della paura immediata durante gli incidenti violenti. Questa paura diventa cronica con il tempo, opera un trauma profondo e ha effetti negativi sulla salute e il benessere in generale. Chi abusa adotta una serie di tattiche e comportamenti per mantenerla costante;

2) L’isolamento – ma forse sarebbe più corretto definirlo “intrappolamento” – sociale e fisico che sovente accompagna gli abusi rinforza la paura e rende il cercare aiuto più difficoltoso. Le vittime sperimentano un’enorme umiliazione legata anche alla sensazione di essere impotenti;

3) La paura è la principale ragione-chiave per il silenzio e il non abbandono dell’abusante e dell’ambiente domestico;

4) Tenere una persona uno in stato di paura cronica non richiede di usare violenza fisica continuamente e persino del tutto;

5) Usare questa paura e “giocarci” sono azioni comuni per coloro che abusano e sono rese possibile dalla loro conoscenza intima della persona di cui stanno abusando;

6) I violenti raccontano storie “verosimili” e “razionali” sugli abusi che perpetuano, recitano il ruolo della vittima, e spessissimo gettano il biasimo per le loro azioni sulle persone di cui stanno abusando: come risultato, molte di queste ultime fanno esperienza di una sorta di “bispensiero” in cui stentano a riconoscere come violazioni dei loro diritti ciò che loro accade;

7) I ruoli di genere all’interno delle relazioni intime (in altre parole, a chi è demandato il lavoro domestico, di cura, emozionale) rendono più facile l’abuso per i perpetratori e più difficile la fuga alle loro vittime. La violenza non accade in un vuoto sociale, ma in una società che ha ancora forti aspettative sui comportamenti e i ruoli che uomini e donne devono tenere nelle loro relazioni: questo scenario indebolisce la reazione di chi subisce abusi e rende più agevole per chi abusa continuare a farlo senza essere contrastato;

8) Altre diseguaglianze sociali, in special modo quelle che riguardano l’orientamento sessuale, il reddito, la classe sociale, l’appartenenza etnica, la disabilità, esasperano gli effetti della violenza domestica e la paura a essi collegata;

9) Nemmeno la paura si crea in un vuoto sociale. I nostri sentimenti sono influenzati da quelli di chi abbiamo intorno e dalle nostre supposizioni su come costoro si sentono. Nel caso della violenza domestica, sulla paura ha influenza come la società vede e giudica questa stessa violenza (prescrizioni morali e religiose ad esempio), hanno influenza familiari e amici, personale medico e dei servizi sociali, personale delle forze dell’ordine, giudici e avvocati, eccetera.

Cosa succede con tutte queste classi di individui nominate al punto 9)? Che troppi di essi non hanno formazione specifica sulla violenza, ne’ in generale ne’ su quella domestica e di genere, perciò rispondono alle vittime basandosi sui propri pregiudizi sociali, umiliandole di nuovo e creando in loro la sensazione di essere RESPONSABILI di ciò che subiscono, completamente SOLE e persino PAZZE.

Dopo una vita vissuta nell’abuso domestico inflittole dal marito e una prima coltellata ricevuta da costui nel 1995, Rosanna Belvisi è stata massacrata definitivamente il 15 gennaio: questa volta, le coltellate coniugali erano 23.

I giornali riportano che, “per il Questore di Milano Antonio De Iesu, questo caso «è emblematico di un quadro famigliare malato, con rapporti violenti che non vengono alla luce». È la storia di una donna che è stata lasciata sola, senza aiuti per uscire da una vita di terrore. «La normativa in materia adesso c’è – ha ricordato De Iesu – le vittime di stalking devono ricorrere ai centri antiviolenza e avvisare le questure, che hanno il potere di “ammonire” gli uomini violenti». Eppure poche lo fanno. (rileggete i 9 punti precedenti e non sarà difficile capire perché, ma come vedremo c’è dell’altro, nda.) «Il sistema funziona. – dice sempre il Questore – Ma a Milano riceviamo centinaia di chiamate per violenze nei confronti di donne che invece non denunciano fino a quando è troppo tardi». Per questo, «la cosa più importante è sensibilizzare le donne: devono chiedere aiuto».”

Ma quando lo fanno, che tipo di aiuto ricevono dalle istituzioni che ora “hanno la normativa” in base a cui agire? E’ proprio sicuro che il sistema funzioni? Mi segua, signor De Iesu: siamo nella Questura della mia città, è il 5 novembre scorso, e io sto presentando un esposto per “stalking condominiale”. E’ violenza generalizzata, non di genere o domestica, ma sempre violenza è (l’art. 612 del Codice Penale può essere applicato a tutte quelle situazioni capaci di “creare inquietudine a chi le subisce” e io ho sviluppato in 6 mesi di tortura uno “stato d’ansia reattivo con conseguenti episodi di tachicardia e dispnea ansiogena tali da ricorrere all’uso di terapia farmacologica”). Il mio scritto espone i fatti dettagliatamente, ho testimoni e vi sono altre vittime. Il funzionario, una volta finito di registrarlo, alza la testa e dice: “Tanto dirà che lei è pazza e si è inventata tutto.” La funzionaria n. 2 mi chiama al telefono il 13 gennaio, giorno in cui la persona che tramite l’esposto chiamo ad assumersi le sue responsabilità si degna di presentarsi al colloquio: il signore le ha detto che lui non fa nulla, e quindi nulla è accaduto. Ha fatto la vittima, si è detto davvero dispiaciuto, eccetera eccetera. Sottilmente, la funzionaria suggerisce che forse mi sono sbagliata. Allibita, poiché ci sono altri sei adulti in tre appartamenti differenti che “si sbagliano”, riassumo il caso e le faccio notare le contraddizioni in cui il tipo continua a cadere. Risposta piccata: “Può presentare querela, se vuole, ma tanto non otterrà nulla lo stesso.”

Non so cosa la funzionaria pensi io voglia “ottenere”, ma in realtà è molto semplice: non sono compensazioni e risarcimenti e neppure scuse – voglio che si smetta di farmi del male.

E vede, signor Questore, quest’uomo è per me un estraneo. Si immagini cosa vuol dire emergere dal “terrorismo quotidiano” che ho esposto sopra e andare a denunciare un marito, un compagno, il padre dei tuoi figli, il quale dirà similmente “si è inventata tutto”, “esagera”, “è ipersensibile” “ha frainteso”, “è eccessivamente emotiva”, “è esaurita” (a forza di vessazioni non è difficile raggiungere questo stato)… immediatamente creduto e legittimato. E nel terrorismo quotidiano si ripiomba. Il tuo timore più grande si avvera: anche se parli, le tue parole non hanno valore. Non è successo niente. Lo ha detto un uomo, perciò dev’essere andata così. Perché si sa, non è vero, che le donne mentono, le donne non sono in grado di distinguere bene una carezza da un cazzotto, le donne sono perfide, le donne non sono affidabili. Come possono le parole di una donna essere vere e quelle di un uomo false qualora due versioni siano in conflitto?

Perciò, la “cosa più importante” non è “sensibilizzare le donne”: il clima culturale che le opprime dev’essere sfidato, chi deve essere reso più consapevole e più capace è l’apparato istituzionale e i consigli per un diverso comportamento, se vogliamo che la musica cambi, devono essere dati AI PERPETRATORI, NON ALLE VITTIME.

Sensibilizziamo gli uomini, signor Questore.

Maria G. Di Rienzo

Read Full Post »

E’ bene sapere di chi è veramente la colpa: Mohamed Lahouaiej Bouhlel, nato nel 1985, francese di origine tunisina che ha ucciso 84 persone e ne ha ferite altre 200 a Nizza falciandole alla guida di un camion era “depresso e instabile da quando era iniziata la procedura per il divorzio dalla moglie”.

I quotidiani italiani sparano questa frase – o una frase simile – direttamente nel titolo o nell’occhiello dei loro pezzi in materia; non c’è bisogno di essere enigmisti o crittografi per capire che la considerano un’informazione assai rilevante. Ma fra le notizie raccolte sino ad ora sull’autore delle strage, che era possibile sottolineare, c’è per esempio anche questa: fra i suoi “piccoli” precedenti penali c’è la violenza contro la ex compagna, per la quale era stato allontanato nel 2012 dall’abitazione che con lei condivideva.

Comunque, nei prossimi giorni devo aspettarmi cose di questo tipo? “Il disastro ferroviario del 12 luglio: una “dama bianca” avrebbe respinto gli approcci di due dirigenti di Ferrotramviaria, causando loro forte stress.”, oppure “Il generale che sta manovrando il colpo di stato in Turchia è stato lasciato dalla moglie e friend-zonato dall’amante: Sono un uomo, dovevo pur sfogare la mia rabbia in qualche modo, ha detto alla stampa.”, o più precisamente ancora: “Cherchez la femme e fategliela pagare, ce n’è di sicuro almeno una dietro qualsiasi atrocità o canagliata un uomo commetta.”

Il brano seguente è tratto da un’intervista a Gloria Steinem (attivista femminista di lunghissimo corso, ha 82 anni) rilasciata a Samiha Shafy dello Spiegel il 6 luglio scorso:

Steinem dice che tutto quello che hai bisogno di sapere su una società qualsiasi è come tratta le donne che ne fanno parte. Non è un caso, dice, che così tanti terroristi moderni crescano in ambienti dove gli uomini hanno controllo sulle donne: “L’indicatore più affidabile per capire se c’è violenza all’interno di un paese, o se esso userà violenza militare contro un altro paese, non è la povertà ne’ l’accesso alle risorse ne’ la religione e persino non il livello di democrazia. E’ la violenza contro le donne. Normalizza tutte le altre forme di violenza.” Maria G. Di Rienzo

Read Full Post »

Naturalmente cerco di prendere tutto quel che leggo sui quotidiani cum grano salis, ma sembra che almeno uno dei giovani signori che avrebbero “reagito” alla “giocattolizzazione” della loro fede (ci sei, Bergoglio?) facendo stragi in quel di Parigi, il Corano non lo abbia mai aperto: ha letto l’interpretazione sul web. Salah Abdeslam sarebbe insomma un “laureato all’Università YouTube”, come si dice da noi, un ignorante infarcito di nozioni pescate a caso su internet e scollegate sia fra loro sia da qualsiasi approfondimento o riflessione.

Secondo il suo avvocato belga, che lo gratifica di ogni sorta di epiteti poco lusinghieri parlando della sua intelligenza, appartiene a una generazione che crede di vivere in un videogioco. Non so quanti anni abbia l’inviato de La Stampa che oggi, 28 aprile 2016, riporta la notizia dell’estradizione in Francia di Salah Abdeslam, ma a giudicare dal suo articolo potrebbe appartenere alla medesima generazione di young and ignorant people: citando l’avvocato suddetto infatti scrive “… c’è stato uno scambio di colpi, ma io so’ difendermi.”

Signore, mi ascolta? Coniugazione del verbo sapere, presente indicativo – io so, tu sai, egli sa, noi sappiamo, voi sapete, essi sanno. So’ è, al massimo, l’elisione di “sono”, presente soprattutto in alcuni dialetti: “Ciao, so’ Gino, che fai, esci?” “Nun posso, sto a scrive n’articolo… è difficile, perché lo devo scrive in lingua straniera… in italiano, li mortacci.”

Maria G. Di Rienzo

Read Full Post »

(“Baghdad Before the Occupation”, di Amal Al-Jubouri, poeta contemporanea e attivista per i diritti umani nata a Baghdad – Iraq, trad. Maria G. Di Rienzo. In una recentissima intervista (12 aprile u.s.), Amal ha raccontato di come a 16 anni perse la voce e come la ritrovò: aveva partecipato a un festival di poesia e i suoi fratelli adolescenti intendevano ucciderla per questo. “Ero terrorizzata… e come risultato, divenni muta.” Ma la sua voce tornò a lei poco tempo dopo, quando il poeta Nizar al-Qabbani disse pubblicamente: Io mi sono sposato nel 1963 e l’Iraq allora era una società dalla mente aperta. Com’è che nel 1984 una giovane poeta viene minacciata solo per aver partecipato a un festival? “Questa storia diede una scossa al mio cervello e ripresi a parlare.”, ha detto Amal. Due anni dopo avrebbe pubblicato la sua prima raccolta di poesie e più tardi avrebbe lavorato in televisione a un proprio programma culturale. Nel 1997 è fuggita dall’Iraq con sua figlia e si è stabilita a Monaco, in Germania. Sempre nell’intervista parla dell’esplosione di un’autobomba nella Strada Al-Mutanabbi (5 marzo 2007, 26 vittime) e della lezione che da essa ha appreso: “Perdonare, ma non dimenticare. E non aprire le porte alla vendetta.” La strada porta il nome di un poeta iracheno del 10° secolo ed è sempre stata il cuore della Baghdad letteraria e intellettuale. Dopo il disastro, ci volle un anno di lavoro per riaprirla.)

amal

BAGHDAD PRIMA DELL’OCCUPAZIONE

La mia solitudine, a cui sono sempre tornata

Città che custodisce la mia religione segreta nelle sue biblioteche

Sono tornata per posare la testa sulla sua spalla

e, con un solo sguardo, lei ha visto quanto stanca ero.

Ha avvolto i suoi giardini, la sua fragranza, attorno a me

Mi ha riscaldata e nei suoi occhi ho visto

quanto sciocca ero stata

Le mie poesie erano lacrime che avevano raggiunto la mia amata

ben prima che lo facessi io

baghdad flower festival

(Festival Internazionale dei Fiori a Baghdad)

Read Full Post »

lahore

Almeno 65 morti e oltre 300 feriti – donne e bambine/i in maggioranza: è l’ancora incerto bilancio dell’ennesimo giorno del terrore, questa volta a Lahore, in Pakistan, in un parco giochi. Parigi, Bruxelles, Istanbul… la lista è lunga e fa il giro del mondo. Leggeremo le analisi, ascolteremo le invettive e le richieste di guerra – muri – espulsioni – più armi, più morti, più morti, più morti.

I terroristi stanno avendo questo successo: ci reclutano. Siamo spinti ad adottare la loro visione del mondo, a usare le loro parole, a chieder loro scusa per Guantanamo (di cui non può fregargliene di meno) mentre lasciano una scia di corpi spezzati ovunque passino e che nulla con Guantanamo avevano a che fare, oppure a credere che l’unica risposta sia un imperialismo ancora più bellicoso e razzista di quello esistente. Paura e arroccamento. Odio contro odio.

Il terrorismo funziona perché divide tutti coloro che gli sopravvivono, polarizzandoli e imponendo loro di schierarsi. Con chi stai, con noi assassini o con gli assassini americani? Fanno le manifestazioni per Bruxelles, vedi, ma di quello che è successo con i droni a casa tua se ne fregano.

Io vorrei dare una risposta, ma non posso darla da sola. Ho bisogno che il movimento pacifista, il movimento nonviolento e il movimento delle donne la diano con me, e a livello internazionale. Fissiamo un giorno e scendiamo davvero nelle strade, in tutto il mondo, come facemmo contro la guerra in Iraq, a dire che NOI SIAMO SCHIERATE/I CONTRO LA VIOLENZA. Che ogni vittima, ovunque, chiunque l’abbia strappata alla vita l’ha strappata anche al nostro cuore e non lo accettiamo. Vi prego. Maria G. Di Rienzo

Read Full Post »

Older Posts »

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: