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Posts Tagged ‘zombie’

In quel di Bari, Italia, anno 2017, annuncio via Facebook:

“Cercasi parrucchieri: no cadaveri, vogliamo persone che diventino leader, che con gentilezza sprizzino professionalità dagli occhi e delle quali i clienti si innamorino”. Retribuzione? Il gestore la valuta “al momento”, ma non so dirvi con esattezza cosa ciò significhi nell’era in cui parlare di tutele per i lavoratori / le lavoratrici è peccato mortale. Potrebbe essere una cosa del tipo: “Mercoledì e giovedì non hai mostrato sufficiente impegno per diventare leader, per quattro giorni i tuoi occhi non sprizzavano abbastanza professionalità e nell’ultimo weekend nessun cliente ha chiesto la tua mano… non credo proprio di poterti pagare questo mese.”

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Non capisco neppure l’esclusione a priori degli zombie: ce ne sono così tanti, a Bari? E per di più disoccupati? Ad ogni modo, c’è un’altra categoria che il professionista dei capelli non tollera e non assumerebbe mai: le donne sposate e/o con figli.

“Mi dispiace. – risponde infatti a una di costoro interessata all’offerta di lavoro – Ho sempre avuto problemi con donne sposate.” E se un’eventuale sua lavoratrice volesse sposarsi o diventare madre dovrà “fare delle scelte” (leggi: lasciare il posto). Inoltre, spiega: “Anche io ho avuto una moglie e un figlio e in quel periodo l’ho tenuta a casa”. Nell’ultima parte della frase sta forse racchiuso il segreto dell’aver avuto una moglie in passato e del non averla più ora: una donna può restare a casa, per propria decisione, ma se è qualcun altro a “metterla via” come un cactus in una serra o un bracco nella cuccia, alla lunga potrebbe pensare di sollevare il proprio controllore da tutta questa fatica e chiedere il divorzio.

Di fronte alle proteste piovutegli addosso, che hanno determinato alla fine la rimozione dell’annuncio, il coiffeur ha sottolineato – in un italiano che sprizza leadership e innovazione, lasciandosi alle spalle vecchiumi quali grammatica e sintassi – quanto ama le donne: “Sono contento che le donne siano tra loro solidali. Ma io… sono d’accordo alle donne lavoratrici. Ma se queste provocano problemi di malattie, assenze, e altro come la richiesta di part time, ovviamente do la priorità a chi non crea problemi del genere”.

Ma allora perché “no cadaveri”? Gli zombie sono già morti e non possono ammalarsi, difficilmente si sposeranno, se sono femmine non restano incinte e al massimo sono assenti la notte, quando il negozio di mister parrucchiere è chiuso…

Naturalmente costui sta ricevendo tutta la comprensione possibile dai suoi informatissimi sodali maschi che piangono per la sorte dei “nanoimprenditori” (forse sono quelli creati con la famosa stampante nanotecnologica di Grillo) costretti a pagare due anni di maternità alle dipendenti (sono cinque mesi e li paga l’Inps). E alla donna che stufa dell’andazzo dice: “Allora fateli voi uomini i figli e portateveli anche al lavoro” rispondono in coro che “Con l’utero in affitto presto non ci sarà più bisogno delle donne per fare figli”. Come se gli uteri fossero separabili dai corpi delle donne e li producesse la Michelin: Ampia gamma di uteri per ogni tua esigenza, invernali, estivi, turistici, sportivi, montati su cerchioni in lega. E ricorda, quando hai finito di usarli non gettarli in discariche abusive e mettili nel compost.

Chissà, chissà perché il tasso di natalità nel nostro felice paese (1,35 nel 2015), che tanto rispetta le donne e anzi le favorisce e le adora, continua a scendere! Maria G. Di Rienzo

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Sarah Graley è una giovane fumettista inglese che vive a Birmingham “con quattro gatti e un ragazzo che somiglia a un gatto”, e questo è il suo ultimo lavoro: “Kim Reaper”.

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Il titolo è un gioco di parole che contiene il nome di una delle due protagoniste principali, Kim, e suona un po’ come “Grim Reaper”: il Tristo Mietitore, l’Angelo della Morte, il Messaggero dell’Aldilà ecc. E in effetti, la giovane Kim si sta addestrando proprio per questo mestiere. La sua compagna di scuola Becka, che ha per lei una cotta totale (la definisce con altri un esempio vivente di “belle arti”), lo scopre per caso seguendola e…

Vediamo che ne dice l’Autrice, intervistata da Mey di Autostraddle il 7 febbraio scorso:

“Forse suonerà imbarazzante dirlo ora, ma quando avevo 12-13 anni sognavo di diventare una Trista Mietitrice. Vivevo nei pressi di un cimitero ed ero davvero terrorizzata dagli zombie, avevo un sacco di incubi sugli zombie, perciò quello era il modo in cui maneggiavo la cosa: gli zombie e altre creature del genere non potevano farcela contro la Morte, giusto? Posso confermare oggi, alla tenera età di 25 anni, che non sogno più cose del genere! Ma mi piacevano le idee che quei sogni mi facevano venire e ho pensato che avrebbero potuto costituire un fumetto davvero divertente. (…)

Mi piace anche scrivere storie a tema omosessuale. Sono cresciuta con televisione e libri a cui mancava questa rappresentazione (che un’adolescente come me avrebbe davvero apprezzato) perciò adesso mi scrivo da sola tutte le avventure gay che voglio. La storia in “Kim Reaper” è alimentata dal fatto che Kim si sta preparando alla professione di Trista Mietitrice, ma il focus della storia stessa è la relazione fra Kim e Becka. Sto sperando che chi leggerà “Kim Reaper” passerà gli stessi bei momenti che ho passato io lavorandoci. Quel che accade nel mondo attualmente è molto preoccupante e stressante, perciò io spero che i miei fumetti servano da “pausa dolce” alle lettrici e ai lettori.”

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Il primo numero di questa serie uscirà il 5 aprile 2017. Traduzione in italiano? Speriamo. Maria G. Di Rienzo

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Allora, siete appena usciti dal cinema. Diciamo che avete visto “L’Anima del Caos”, dove il Principe dal destino segnato deve sconfiggere le sue paure e svariati nemici, o morire nel tentativo; oppure “Il mistero del bacio di sangue” dove il soprannaturale irrompe orribilmente in una quieta cittadina a causa di un vampiro terrorizzato che tenta di chiudere l’oscuro portale da cui fluisce il suo nero passato; oppure “Oltre Lemuria”, in cui un’era di peccato e follia ha invaso la galassia, e il destino dell’umanità è nelle mani di un giovane druido, un danzatore in anti-g sul viale del tramonto e una veggente cieca che cercano un’antico prezioso oggetto…

Track B, va bene, non è questo che vi irrita: lo sapevate prima di comprare il biglietto e il pop-corn. Però siete seccati lo stesso e continuate a chiedervi perché mai l’Eroe e/o l’Eroina hanno fatto tante stupidaggini. Alla fine vincono, ovvio, ma avrebbero potuto risparmiarsi un sacco di fastidi se solo avessero agito con del comune buon senso. In più, anche i personaggi secondari commettono un’enorme quantità di errori per farsi ammazzare meglio.

Posso solo concordare con voi e dirvi che nei panni dell’eroina e dell’attrice non protagonista “buona”, o dei suoi corrispettivi maschili, io…

Non lascio porte, finestre o grate aperte dietro di me mentre sto fuggendo.

Se scopro un passaggio segreto, invece, lo tengo aperto con qualcosa di solido prima di entrare.

Presto attenzione agli animali che improvvisamente si comportano in maniera strana.

Se sono un maschio eterosessuale, non mi fido della prima sconosciuta che mi fa delle avance, per quanto straordinaria sia. Idem se sono gay e lo sconosciuto è un uomo fantastico.

Se sono una femmina eterosessuale, non mi fido del primo sconosciuto che si dice affascinato da me, per quanto straordinario sia. Idem se sono lesbica e la sconosciuta è una donna fantastica.

Ascolto quel che hanno da dirmi gli altri, specialmente gli anziani, e specialmente quando cominciano a parlare di maledizioni, leggende e profezie.

Ascolto il personaggio che ha una brutta sensazione su questo o quello.

Non porto in vacanza con me un mucchio di amici in un posto su cui ci sono dicerie orribili o strambe.

Non resto in una casa che viene definita “infestata”, per nessuna ragione al mondo.

Non ci credo quando a metà film mi dicono che il “cattivo” della storia è morto. Prima devo vederlo con i miei occhi.

Vi pare che questo schiatti facilmente?

Vi pare che questo schiatti facilmente?

Nemmeno intendo credere al cattivo che all’improvviso dichiara di essere completamente cambiato.

Se il cattivo penzola da un crepaccio la mia mano non l’avrà. In caso sia davvero necessario tirarlo su, lo faccio con un ramo, un attrezzo, una pertica, una sbarra di ferro… e se cerca di tirarmi giù con lui lascio la presa immediatamente.

Non libero il cattivo in un momento di compassione. E’ assodato da 10.000 film precedenti che mi pugnalerà alla schiena non appena mi giro. Non dico che devo per forza farlo fuori, ma non lo mollo almeno sino a che la polizia non lo arresta.

E a proposito di polizia: se sento un rumore strano là fuori non vado a investigare di persona, i poliziotti sono fatti apposta.

Non tocco l’antico e prezioso oggetto, specialmente se sta su un altare nel bel mezzo del tempio.

Se proprio devo avere l’antico e prezioso oggetto, lascio che il cattivo ci arrivi per primo. Una volta che la trappola sia scattata (c’è sempre) posso andare a prenderlo da lui senza danni.

Non metto insieme una squadra di specialisti o amici per imbarcarmi nell’avventura: è chiaro che moriranno tutti o quasi ben prima che io arrivi alla fine.

Ma se lo faccio non mi metto poi ad esplorare da sola, ne’ suggerisco che il gruppo si divida.

Non resto in giro per cinque minuti chiamando disperatamente il nome di qualcuno che è appena caduto da una scogliera.

E non importa quante volte io gridi “NOOOO!”: il compagno morto non si rialzerà.

E per soprammercato, se stiamo scappando da un’orda di zombie, e tutti ripetono che il nostro compagno “E’ morto”, mi assicuro che lo resti sparandogli io una pallottola supplementare.

Pianificando un’avventura, farò tutti i piani alternativi che riesco a immaginare.

Se sto per partire per un’avventura non mi porto dietro qualcuno che urla non appena vede un insetto di un certo tipo o un pipistrello.

Se sto per partire per un’avventura, e so che dovrò combattere, mi vesto in modo adeguato: solo un’idiota fa la ninja o quant’altro a cosce scoperte.

... e così mi hanno detto: va bene, puoi tenere le gambe coperte ma la scollatura deve arrivare all'ombelico...

… e così mi hanno detto: va bene, puoi tenere le gambe coperte ma la scollatura deve arrivare all’ombelico…

Così come solo una super-idiota fa la ladra acrobata, l’agente segreto o la poliziotta indossando scarpe assurde con i tacchi a spillo.

La persona che amo, se non è in grado di cavarsela, può restare a casa. Non posso salvarla ogni cinque minuti.

Se sono un eroe di sesso maschile, non bacio contro la sua volontà la donna che ha appena attestato di odiarmi, solo per far vedere quanto sono “macho”. Posso trovare modi meno misogini per provare la mia mascolina eccellenza.

Se sto fuggendo con addosso una catena da cui non posso liberarmi non la lascio penzolare dietro di me mentre corro, così che mi insegue possa afferrarla o piantarci un piede sopra. La raccolgo e la reggo.

Se le porte di una stanza si stanno chiudendo ad una ad una per imprigionarmi all’interno, non vado verso quella che sta cominciando a chiudersi, corro direttamente verso quella che è ancora aperta.

Non onorerò alcun desiderio di una persona morente che a lungo termine causerebbe più danni che benefici.

Tengo a mente che la carriera di mio padre, maligna o benefica che sia, non ha nulla a che fare con la mia, e che non sono obbligata a seguire le orme genitoriali.

Alla guida di una nazione, di un regno, di una coalizione intergalattica o del paese delle fate, non permetto a nessun individuo o gruppo di costruire grandi edifici che sembrano teste di morto, o creature demoniache, o che semplicemente fanno venire i brividi e la nausea. Visto che ci sono, controllo stato mentale, retroscena e aspirazioni dei costruttori.

Se mi dicono cose terribili su una cara amica, un amante, il mio maestro, eccetera, controllo con altre fonti prima di dare di matto, in special modo se le notizie vengono da qualcuno con cui non sono particolarmente in confidenza.

Se qualcuno/a da cui sono attratta mi dice di andare all’inferno, che non mi può sopportare e di sparire dalla sua vista, mi caccia via, mi sputa dietro, eccetera: per quanto doloroso sia, devo dargli retta. Solo una cretina integrale e masochista non lo farebbe.

Se qualcuno/a che davvero io non riesco a sopportare è attratto/a da me, e continua a corrermi dietro e a comparirmi davanti nei posti più improbabili dopo che io gli ho detto tutte le “piacevolezze” di cui sopra, ci sono solo due alternative: provo a mettermi le dita nel naso e a produrre disgustosi rumori corporei di fronte a questa persona, per vedere se la sua passione si raffredda, oppure la denuncio per stalking.

A proposito: se lo stalking me lo sta propinando qualche mostro venuto dal passato/dal futuro, uno zombie, un lupo mannaro, un vampiro, non dirò alla polizia che: “Uno skolg dallo spazio profondo mi perseguita!”, dirò piuttosto che è il mio ex fidanzato. Così le probabilità che facciano qualcosa salgono almeno dello 0,5%.

Consiglio agli addetti ai lavori: create personaggi abbastanza intelligenti da individuare le soluzioni che sono istantaneamente ovvie al pubblico del film. Please. Maria G. Di Rienzo

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