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Posts Tagged ‘women living under muslim laws’

(“Solidarity Amidst Diversity – An Interview with the Board Chair of Women Living Under Muslim Laws”, di Samina Ali per International Museum of Women, 2013. L’intervista a Zarizana Aziz e l’immagine fanno parte del progetto Muslima – Muslim Women’s Art & Voices: http://muslima.imow.org/ Il dipinto, intitolato “La musulmana invisibile” è dell’indiana Haafiza Sayed. Zarizana Abdul Aziz è un’avvocata specializzata in diritti umani. E’ stata la presidente del Centro di crisi per le donne (oggi diventato il Centro delle donne per il cambiamento) in Malesia, dove forniva sostegno legale ed emotivo alle vittime della violenza contro le donne. Successivamente è stata coinvolta nelle riforme legali su violenza contro le donne, eguaglianza di genere, diritto familiare e leggi religiose in Malesia, Indonesia, Bangladesh e Timor Est. In tutte queste aree è stata formatrice per avvocati, attivisti della società civile, religiosi e funzionari statali. Ha funto da consulente per le Nazioni Unite e svariate organizzazioni internazionali sulle “buone pratiche”. Trad. Maria G. Di Rienzo.)

the invisible muslima

Samina Ali: Prima di tutto, congratulazioni per tutti i tuoi successi. Sei un’avvocata praticante e la presidente di Women Living Under Muslim Laws (Donne che vivono sotto le leggi musulmane – WLUML). Puoi dirci il focus e gli scopi di questa organizzazione?

Zarizana Aziz: Women Living Under Muslim Laws è una rete di solidarietà internazionale che fornisce informazioni, sostegno e uno spazio collettivo per le donne le cui vite sono modellate, condizionate o governate da leggi e costumi che si dice derivino dall’Islam. Da più di due decenni WLUML mette in collegamento donne e organizzazioni.

Samina Ali: A che tipo di organizzazioni avete collegato le donne? Come le donne ricevono aiuto da esse?

Zarizana Aziz: Le organizzazioni e gli individui a cui le donne si connettono tramite WLUML sono quelle che condividono le nostre preoccupazioni. Sin dall’inizio della nostra storia ci siamo assicurate di agire in collaborazione con le reti locali, così che ogni azione intrapresa da WLUML sia in linea con le strategie di queste reti e le sostenga. Rispettiamo i bisogni e le strategie dei network locali e lavoriamo insieme con loro verso gli stessi obiettivi condivisi. Ricordiamo sempre che le donne consapevoli, in ogni paese, generalmente hanno una visione per il loro futuro ed hanno speso un mucchio di impegno nel cammino per raggiungerla.

Samina Ali: WLUML è attiva in più di 70 paesi, che vanno dal Sudafrica all’Uzbekistan, dalla Gran Bretagna al Brasile, dal Senegal all’Indonesia. Lavorate con donne che vivono in paesi in cui l’Islam è la religione di stato e paesi che hanno governi laici. Ci sono temi comuni che le donne devono affrontare, al di là di dove vivono?

Zarizana Aziz: WLUML sfida il mito del “mondo musulmano” unico ed omogeneo. Le donne, in tutti questi paesi, hanno a che fare con leggi e costumi che si dice derivino dall’Islam. Però, queste leggi chiamate musulmane variano da un contesto all’altro e le leggi che interessano le nostre vite vengono da fonti diverse: religiose, tradizionali, coloniali e laiche. Le donne sono governate simultaneamente da molte leggi differenti: quelle riconosciute dallo stato (codificate o no) e quelle informali, come le pratiche tradizionali che variano in accordo al contesto culturale, sociale e politico.

Samina Ali: Puoi farci un esempio?

Zarizana Aziz: Alcuni paesi hanno un sistema legale plurale e cioè esistono leggi che si applicano a tutti e leggi (usualmente dall’applicazione ristretta, come le leggi familiari) che interessano solo una particolare comunità. Nel contesto musulmano queste ultime sono di solito comprese nel diritto di famiglia musulmano, che si applica solo ai musulmani mentre tutti gli altri possono essere soggetti ad una serie di leggi generali sulla famiglia. Una donna può anche essere soggetta ad altre leggi informali o tradizionali, o ad usi e costumi sanciti o meno dal governo. Ciò include i consigli tribali e le autorità religiose che possono emanare dei pronunciamenti (conosciuti anche come “fatwa”). Tali “leggi”, ad esempio, possono proibire il matrimonio fra persone musulmane e persone di altre fedi o permettere che solo un musulmano erediti da un altro musulmano deceduto. Perciò queste leggi vanno ad interessare anche persone non musulmane: tipo una madre che non può ereditare dal proprio figlio convertitosi all’Islam.

Samina Ali: Qual è stato l’aspetto del tuo lavoro che ti ha presentato più sfide?

Zarizana Aziz: Lottare per l’eguaglianza e la libertà dalla violenza di fronte al crescere di forze che cercano di giustificare la discriminazione e la violenza contro le donne in nome della cultura e della religione.

Samina Ali: Puoi raccontarci qualcuna di quelle che tu consideri le “storie di successo” di WLUML?

Zarizana Aziz: Il Programma Donne e Legge. L’organizzazione si impegnò in una ricerca durata più anni sulle leggi musulmane come codificate o praticate in diversi paesi musulmani. La ricerca indica che queste leggi sono assai diverse fra loro, frantumando il mito che le leggi musulmane (comunemente indicate in modo erroneo come “sharia”) siano divine e immutabili, quando esse sono invece il risultato dell’interpretazione umana e dell’umana comprensione dei testi.

Gli istituti per la leadership femminista, che forniscono 12/14 giorni di istruzione per giovani femministe (giovani in relazione all’attivismo, non all’età) che cercano di equipaggiarsi con la conoscenza del diritto (incluse le leggi religiose), dei sistemi internazionali, del come fare rete e campagne, del come raccogliere fondi.

Le nostre numerose pubblicazioni sulla sfida ai fondamentalismi, che reinterpretano il Corano, leggono la militarizzazione ed il suo impatto sulle donne, e recano le voci delle donne e dei loro molti e ammirevoli sforzi comuni per l’eguaglianza e contro la discriminazione. WLUML è stata fra i primi soggetti ad identificare alcune questioni, come i fondamentalismi, e a lavorarci sopra.

Attualmente la nostra organizzazione ha creato una mostra sui codici di abbigliamento, che presenta tali codici nelle comunità musulmane e non musulmane. La mostra cerca di suscitare consapevolezza e di educare alla diversità della cultura musulmana. Non possiamo dimenticare che l’Islam si è diffuso così velocemente ed ampiamente grazie alla sua abilità di riconoscere diverse culture e convivere con esse attraverso l’intero pianeta. In molte questioni l’Islam permette l’adozione dei costumi locali (“urf”). Per esempio, da noi in Malesia, le leggi musulmane adottano il riconoscimento legale del coniuge privo di reddito nel matrimonio, dovuto al fatto che contribuisce comunque all’unione, perciò le donne musulmane condividono i beni matrimoniali.

Samina Ali: Quali delle leggi che sono considerate “musulmane” richiedono le azioni più urgenti?

Zarizana Aziz: Ce ne sono parecchie. Le leggi che negano l’eguaglianza alle donne (per esempio quelle che indicono “complementarietà” di uomini e donne anziché uguaglianza), il tutoraggio degli uomini sulle donne, la negazione della partecipazione politica alle donne, la negazione della loro mobilità, il diritto di famiglia e il diritto ereditario.

Samina Ali: Che consiglio daresti alla prossima generazione di donne in tutto il mondo?

Zarizana Aziz: Non accettate che le donne siano nate per soffrire discriminazione, diseguaglianze e violenza. Più vi istruite, meglio capirete come la cultura e la religione siano state politicizzate per giustificare la discriminazione e ridurre al silenzio le voci delle donne. La cultura è dinamica ed è influenzata dai bisogni sociali contemporanei, e deve riflettere la nostra comprensione di giustizia ed eguaglianza. Per esempio, la schiavitù è stata norma e pratica tradizionale accettata in molte culture ed era sancita dai leader religiosi delle varie epoche. Non è accettabile oggi e in effetti ci ripugna. Pratiche tradizionali di questo tipo non meritano di essere preservate e devono recedere di fronte alla giustizia e all’istruzione.

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