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(Tratto da: “In Italy, Illusion Is the Only Reality”, di Tim Parks per The New York Times, 24.2.2012. Trad. Maria G. Di Rienzo. Tim Parks è romanziere e traduttore. Sta per uscire il suo libro: “Italian Ways: On and Off the Rails From Milan to Palermo.”)

Ci vuole un certo talento per vivere in un stato di felice negazione, per scivolare dall’orlo di un precipizio ed essere perfettamente rilassati. Di tutti i talenti per cui gli italiani sono famosi, questa nonchalance è forse il più grande. La loro economia è in profonda recessione; più di un giovane adulto su tre è disoccupato; sono incapaci di competere economicamente con i loro vicini: pure, vanno avanti come se nulla stesse accadendo, o come se un piccolo strappo nella “dolce vita” potesse essere messo a posto da un colpo di bacchetta magica.

In particolare, che sia con ammirazione o con orrore, continuano ad essere incantati dal pifferaio Silvio Berlusconi, l’ex e forse il futuro Primo Ministro e magnate dei media favolosamente ricco. (…) Io ho vissuto in Italia per 32 anni. Una delle prime cose che mi hanno colpito è la relazione fra l’azione e le sue conseguenze, che è diversa negli altri paesi che conosco, come la Gran Bretagna e gli Stati Uniti. In Italia qualcuno che viene scoperto ad abusare della sua posizione in una carica pubblica – dare lavori ai parenti, accettare mazzette, spendere denaro pubblico per piaceri personali – non si dimette dalla carica, non ci pensa neppure: attacca i “moralisti” e continua a vele spiegate. (…) L’Italia ha di recente completato il servizio ferroviario più veloce d’Europa; uno può percorrere le 360 miglia da Milano a Roma in sole 2 ore e 45 minuti. In un paese con un enorme debito pubblico, questo meraviglioso prodotto d’ingegneria è costato 150 miliardi di euro. Nessuno sembra sapere con certezza da dove gli investimenti sono arrivati o come il progetto ripagherà questa somma. Una cosa è certa: molto del denaro che legalmente avrebbe dovuto essere impiegato nei servizi locali deve aver trovato la strada per arrivare a questo progetto d’alta velocità. Per la comodità dei pochi che viaggiano velocemente, legioni di lavoratori si recano in ufficio a denti stretti in treni sporchi e sovraffollati. Ma quel che importa è l’immagine luccicante del progresso che il servizio proietta. Benito Mussolini, forse il primo grande propagandista dell’era moderna, capiva alla perfezione questo aspetto della psicologia degli italiani. “E’ la fede che muove le montagne, perché dà l’illusione che le montagne si muovano.” disse “L’illusione è forse la sola realtà della vita.” Il 27 gennaio u.s., ad una cerimonia che ricordava l’Olocausto, il sig. Berlusconi ha sentito che era giusto dire come Mussolini avesse fatto molte buone cose e non fosse poi una così cattiva persona. E’ stato ricompensato da una salita nei sondaggi.

E’ impressione persistente della gente che vive fuori dall’Italia che Berlusconi sia una specie di buffone malefico e che la maggioranza degli italiani lo ripudi. Non riescono a capire come un uomo costantemente sotto processo per ogni sorta di corruzione, un uomo con un enorme conflitto d’interessi (possiede tre canali tv nazionali e una larga fetta dell’industria editoriale del paese) resti al centro del potere. La risposta, messi da parte un sistema giudiziario straordinariamente lento e complesso e l’inquietante mancanza di vero giornalismo indipendente, è che gli istinti politici del sig. Berlusconi si fondono alla perfezione con la determinazione collettiva degli italiani di non guardare in faccia la verità, che a sua volta si combina con la profonda paura che un leader più serio potrebbe chiedere loro troppo. Una delle cose che ha promesso è il condono per gli evasori fiscali. Solo in un paese in cui l’evasione fiscale è endemica ci si può appellare agli evasori alle spese di coloro che invece le tasse le pagano.

L’immagine speculare del sig. Berlusconi potrebbe essere il Primo Ministro badante Mario Monti, un professore di economia non eletto che ha preso il potere verso la fine del 2011, nel mezzo della crisi dell’euro. Gli osservatori stranieri sono convinti che il sig. Monti abbia fatto un gran lavoro e meriti la rielezione: questa è ingenuità. Per come la vedono molti italiani (ed io sono d’accordo) il professore non ha fatto altro che inchinarsi alle pressioni di Berlino, ha tagliato la spesa dove incontrava minor resistenza e ha tassato tutti senza riguardo alle loro entrate. La sua campagna elettorale, basata sulla retorica della severa serietà, è stata deludente. Come mi ha detto un collega, se uno deve essere comunque tosato dal governo, meglio l’intrattenitore del pedante.

Un intrattenitore che cerca avvantaggiarsi di questa situazione è Beppe Grillo, un litigioso ex comico diventato blogger politico, il cui Movimento 5 Stelle propone di spazzar via il corrotto ordine politico e promette un’utopia di salari per i disoccupati e settimane lavorative di 30 ore. Lo stile del sig. Grillo è così demagogico e il suo partito così dipendente dal suo incendiario carisma che il 20% che si suppone voterà per lui deve aver di sicuro deciso che semplicemente non gliene frega nulla se il paese sarà ingovernabile dopo le elezioni. In alternativa, può essere che la gente creda che nulla può essere comunque fatto, dato il grande potere esercitato sull’Italia dall’Unione Europea: quindi, è del tutto ininfluente per chi votano. Forse è l’effetto di secoli di paternalismo cattolico e promesse elettorali sconsiderate, ma nessuno sembra prospettare una serie di riforme pratiche per andare da dove siamo ora a dove vorremmo essere: al loro posto ci sono preghiere e fantasie fiscali.

Mussolini più tardi corresse il suo commento sull’illusione. “E’ impossibile ignorare la realtà”, disse “per quanto triste sia.” Ci si chiede, mentre queste elezioni si avvicinano, quanto l’Italia sia vicina al momento in cui la negazione non sarà più possibile. Mi immagino il sig. Berlusconi rieletto e il mercato finanziario che crolla, la credibilità del paese che si scioglie, così che la sua rimozione sarà questione di giorni. Ma forse le doglie dell’Italia saranno attribuite alle perversità dalla finanza internazionale. (…) Praticamente tutti i programmi politici italiani esprimono il desiderio di tornare al passato, anziché la comprensione di che posto ha il paese in un mondo che è cambiato.

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