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Due notizie in cronaca ieri 30 aprile:

– Revenge porn, denunciati amministratori di tre canali Telegram. Tra le vittime anche personaggi dello spettacolo.

– Abusa della figlia della compagna, arrestato 42enne a Catania. L’aveva già fatto con la figlia avuta dall’ex moglie.

La prima tratta dell’operazione della polizia postale “Drop the revenge”, che “(…) è riuscita a bloccare tre canali Telegram denigratori e violenti sin dal titolo: La Bibbia 5.0, Il Vangelo del Pelo e uno dei canali denominati Stupro tua sorella 2.0. L’applicazione di chat istantanea tra le più diffuse al mondo veniva utilizzata per vendicarsi di persone, prevalentemente donne, con temi a carattere sessuale. Basti pensare che il canale «madre» Stupro tua sorella 2.0, annoverava quasi 45 mila iscritti con un volume di circa 30 mila messaggi al giorno.

Migliaia le foto e i video di ragazze, anche minorenni, con pressanti istigazioni alla pedopornografia e al femminicidio. Il tutto corredato da commenti che incitavano all’aggressione fisica e alla violenza.

Gli account degli amministratori, un 35enne di Nuoro e un 17enne, sono stati sequestrati. Il diciassettenne, amministratore di Il Vangelo del Pelo, ha creato una sorta di mercatino di immagini private (anche di natura pedopornografica), grazie al quale è riuscito a guadagnare finora 5.000 euro. Le foto erano in vendita a 3 euro l’una, per i video la cifra era superiore.

C’è una terza persona indagata, un 29 enne bergamasco, che ha utilizzato quei gruppi per vendetta nei confronti della ex compagna, pubblicandone foto e video privati. Come detto, i tre sono stati denunciati. Rischiano da 1 a 6 anni di carcere e fino a 15 mila euro di multa. Ma l’indagine va avanti: sono in corso le identificazioni sia delle vittime, sia degli utenti. Chi, infatti, si è iscritto ai canali e ha pubblicato, ricevuto o diffuso foto private, rischia la stessa pena. I gruppi di Telegram, però, sono ancora accessibili.

Solo con una querela di parte di una vittima si può procedere per il reato di revenge porn, che punisce chi diffonde illecitamente immagini o video sessualmente espliciti a scopo di vendetta.”

La seconda vicenda riguarda una bambina che comincia a essere molestata dal compagno della propria madre a 9 anni:

L’uomo l’ha costretta a toccarlo nelle parti intime: «Così impari», le aveva detto per giustificare quel comportamento. Gli abusi sono andati avanti per anni, l’uomo la portava con sé in campagna con la scusa di raccogliere la frutta e ne abusava; la costringeva a vedere immagini del suo telefonino in cui c’erano rapporti sessuali della madre, con lui o con altri uomini; si faceva trovare nudo e la costringeva a toccarlo. (…) Un giorno però la vittima è riuscita a confidarsi con la figlia maggiore di quell’orco che, in lacrime, a sua volta ha confidato alla bambina di avere in passato subito dal padre le stesse turpi attenzioni. Dopo qualche tempo, è ancora la ricostruzione dei pm, la bambina è riuscita a parlarne con la propria madre e con l’anziana madre dell’uomo. Le due donne si sarebbero limitate a rimproverare l’uomo che, scusandosi, avrebbe promesso di non farlo più.

Ma l’incubo non è ancora finito perché la bambina a questo punto subisce da quell’uomo continue vessazioni che la convincono a trasferirsi in casa del padre naturale. Poi, è ancora la ricostruzione della procura, durante un incontro di famiglia quell’uomo ha nuovamente «abbracciato» la bambina che, a quel punto, decide di raccontare tutto alla nuova compagna del padre e alla nonna paterna, le quali vanno subito a denunciarlo, facendo partire l’inchiesta. (…) Il calvario della bambina ora sembra davvero finito. A 12 anni. Dopo tre anni di violenze e abusi.

L’articolo, come avrete notato, definisce “orco” l’uomo in questione e sembra ignorare che “Così impari” non è qualificabile come “giustificazione” – a meno che non siano largamente accettate a livello sociale un paio di cose: 1) Le persone di sesso femminile, qualsiasi sia la loro età, sono mero materiale da scopata; 2) Il loro ruolo al mondo è tentare di diventare il miglior materiale da scopata possibile e pertanto l’addestramento precoce è un vantaggio.

Il fatto che uno solo dei canali pornografici menzionati nella prima notizia annoverasse “quasi 45 mila iscritti con un volume di circa 30 mila messaggi al giorno” sembra dimostrare proprio questa vasta accettazione dei suddetti assunti: inoltre, toglie l’etichetta di “orco” dalle spalle dello stupratore di bambine della seconda notizia, perché se su un unico canale Telegram ci sono 45.000 persone che gli somigliano, be’, lui è del tutto “normale”.

Com’è diventato “normale” chiedetelo in primo luogo al clima culturale italiano, fatto per le donne e per le bambine di sessualizzazione coatta e altamente invasiva spacciata per “ricerca della bellezza” e ai media che sparano in un ciclo continuo influencer, modelle, tette-cosce-culi, consigli prescrittivi su come essere sexy-hot-da urlo eccetera. Poi potete chiederlo ai conniventi farabutti che si arrampicano sugli specchi per negare che tutto ciò abbia collegamento diretto con la violenza.

Maria G. Di Rienzo

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not amused

(Non siamo divertiti – “I pinguini di Madagascar”)

1. Lapo Elkann

Non so se debba fondare un partito alla fine dell’emergenza e quanto abbia eventualmente investito per avere la copertura di cui gode attualmente, ma i media del gruppo Gedi (Repubblica, Espresso, Huffpost, radio, tv) lo stanno “sparando” da un paio di settimane a tutto volume – e stanno francamente annoiando.

Visto che notizie relative al soggetto non ci sono, a meno che si vogliano considerare tali le dirette sui social in cui si impegnano senza soluzione di continuità centinaia di altre celebrità e politici, la holding di Elkann (Laps to Go o solo Laps – società che possiede azioni/quote di altre società) è presentata come una sorta di opera pia, una ong caritatevole il cui solo scopo è essere di conforto alla popolazione italiana.

Per esempio: “Italia Per Sempre, la diretta con Lapo Elkann e Frankie Hi-Nrg – Continuano le dirette dal profilo Instagram di Italia Indipendent (sic) per il progetto Italia Per Sempre, “l’inno all’Italia” creato da Lapo Elkann e volto a sostenere i cittadini durante l’emergenza coronavirus con un momento di svago.”

Italia Independent è una società che produce accessori di lusso personalizzabili, che è andata in rosso nel 2018 e che è stata salvata da una immissione di capitale esterno (Talent EuVeca) all’inizio del 2019: non è un’informazione irrilevante, ma nei peana alle attività del benefattore Lapo Elkann non c’è.

Sarebbe anche da notare che il patriotico rampollo della famiglia Agnelli strilla gli inni all’Italia dal Portogallo, come ha dichiarato alla radio il 17 aprile scorso: “Sto trascorrendo la mia quarantena a Lisbona. Sto a casa, lavoro tutto il giorno per supportare ed aiutare il mio Paese con la nostra campagna di solidarietà. Poi pulisco e cucino. Il mio cavallo di battaglia culinario è lo spaghetto sciué sciué.” (E chi se ne frega.)

Nessuno degli entusiastici articoli o servizi ricorda neppure i trascorsi dello spaghettaro, uso a festini con droga (nel 2005 un’overdose di oppiacei quasi lo uccide) in compagnia di persone transessuali (2005, 2016 – in quest’ultimo caso avrebbe simulato il proprio sequestro per ottenere soldi dalla famiglia) o di altri uomini (nel 2014 due fratelli lo ricattano con un filmato ad hoc).

Consigli per Lapo? Usi “sostenere” al posto di “supportare”, non definisca “lavoro” l’autocelebrazione, faccia coming out e viva felice senza sfiancarsi per il nostro svago. Consigli per i giornalisti? Fate i giornalisti.

2. Le levate di scudi a difesa della Lombardia.

Sono di un’ipocrisia e di una noia mortali. Ne prendo una per tutte. Ho controllato e sono sicura che Carlo Magno non è tornato a proclamarsi re dei longobardi, ne’ orde di francesi o spagnoli hanno rivendicato il territorio. Dovete sapere però che criticare la gestione della sanità e dell’epidemia da parte della Lega (Attilio Fontana e compagnia) e indagare sulle morti al Trivulzio equivalgono a “assalti polemici”, “demagogie”, “propaganda e partigianeria” e occultano “la voglia di dominio della politica sull’economia invece che la competitività e il mercato ben regolato” (manca un verbo, ma l’autore è coltissimo e ci raccomanda anche un libro di Savinio). Cercate di ficcarvi in testa che “la regione vale un quarto del Pil italiano” e che “giocare contro Milano significa giocare contro il futuro dell’Italia”: “Un punto dev’essere fermo, nella coscienza generale: la ricchezza, il lavoro, il benessere sono frutto dell’attività d’impresa.” Questo è ciò che il neoliberismo crede e divulga, ma non pertanto diventa dogma divino, essendo una mera asserzione smentita più volte da Storia e dati.

Ci sono anche veri e propri voli pindarici sul merito premiato e sulla capacità di stare insieme dei coraggiosi imprenditori: pensate che “Carlo Bonomi, presidente di Assolombarda, è stato designato con due terzi dei voti del Consiglio generale dell’organizzazione. Per lui hanno votato lombardi e veneti, emiliani e campani, romani, calabresi e siciliani”. Cioè, sarebbe oggetto di reverente meraviglia il fatto che un gruppo settario di ricchi ha scelto il proprio ricco rappresentante senza badare alla sua origine regionale. Fiato alle trombe! Cavalierato per tutti!

Al sig. Antonio Calabrò, vicepresidente di Assolombarda, che ci ha regalato queste profonde riflessioni nel suo pezzo complottista “Le polemiche contro Milano nascondono una cultura anti-impresa”, consiglio un libro anch’io: “Teoria generale dell’occupazione, dell’interesse e della moneta”, di John Maynard Keynes. Parla tra l’altro della necessità dell’intervento statale nell’economia nelle fasi di crisi. Se non ha voglia di leggere, provi ad ascoltare le canzoni di Gualtiero Bertelli sulle metodologie non proprio umane con cui l’impresa ha costruito il suo “virtuoso” primato, oppure presti attenzione a qualche notizia: come quella dell’operaio licenziato da ArcelorMittal Italia, qualche giorno fa, per aver denunciato pubblicamente la mancanza di protezioni dal coronavirus in fabbrica. Sa, l’azienda ha dichiarato di avergli dato il benservito perché “è venuta a mancare la fiducia” nel dipendente. “Insieme”, ancora una volta. – così lei chiude il suo pistolotto soffiandosi il naso dalla commozione – ma solo se tieni la bocca chiusa, operaio di m.!

Maria G. Di Rienzo

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3000

Sì, questo è il pezzo n. 3.000 e questa è la poesia con cui festeggiamo (voi 1.003 “seguaci” ed io):

“Disclosure” – “Rivelazione”, di Camisha L. Jones (trad. MG DR)

Scusi potrebbe ripetere. Sono dura

d’orecchio.

Al cassiere

All’addetto al ricevimento

All’uomo insistente che chiede indicazioni per strada

Mi dispiace, ci sento poco. Potrebbe

ripetere?

Alla riunione d’affari

Al seminario di scrittura

Al telefono per prendere appuntamento con il medico

Scusi – scusi – mi dispiace tanto – Sono

dura d’orecchio.

Ripetere.

Ripetere.

Ciao, il mio nome è Scusa

Alla stanza piena di estranei

che fatico a udire

Vomito scuse ovunque

Volano su ali di pipistrello

verso qualsiasi suono faccia cenno

Scusi. Scusi. Mi dispiace tanto

e ripetere

e non sentire

Caro (di nuovo)

Mi rammarico dell’informarti

che io sono

qui

camisha

Spiegando perché ha scritto questi versi, Camisha (in immagine) ha detto: “Una persona sbatte contro di me per strada e io istintivamente replico “Mi dispiace.” Pochi secondi più tardi, me ne pento. Noto la stessa compulsività verso le scuse mentre navigo nel mondo come persona un po’ sorda. Cosa significa che io mi senta obbligata in questo modo a chiedere perdono ripetutamente, per aver disturbato l’agio di altre persone? Attraverso questa poesia mi cimento con quel che accade al di sotto della superficie di questi scambi, con il costo di queste scuse (…)”

Io non sono dura d’orecchio ma faccio la stessa cosa. Mi pestano i piedi, mi urtano, mi sbattono borse nelle costole e io chiedo scusa. Il meccanismo è chiaro: come Camisha sono diversa dagli individui cafoni – neppure rispondono mai – in cui mi imbatto, so che quella diversità è per loro colpa e inferiorità, sento il loro disprezzo, e mi scuso di esistere.

E’ un po’ buffo dichiarare buoni propositi alla mia età, ma in occasione del tremillesimo articolo eccone uno: io smetto. Da adesso. Subito, blog compreso. Come, direte voi, non ricordiamo di aver letto pezzi in cui ti scusi ossessivamente.

Vero, il mio “mi dispiace” qui è stato il silenzio. Da dieci anni imbecilli odiatori di ogni tipologia e sesso vagano sul web inventandosi sul mio conto una varietà di idiozie, fraintendendo a bella posta quel che scrivo, ululando nella mia direzione insulti cretini e dispiegando pseudo analisi ancora più cretine. E io non ho detto loro una singola parola. Non intendo mettermi a discutere con questa gente ma da qualche giorno, per esempio, blocco ogni mio articolo a cui mettono collegamenti con titoli tipo “campagna d’odio contro gli uomini” e “questa femminazista delira” (e peggio): a me non frega un piffero e posso riaprirli quando voglio, gli odiatori invece restano a mani vuote.

Poi ci sono i due segmenti di opinionisti/e scemergenti che ripetono ad oltranza frasi di questo genere, sperando inutilmente che io non pubblichi più e ai quali fornisco qui le mie risposte definitive:

1.”Adesso che hai scritto questa cosa non succede niente.”

Adesso che tu hai composto quest’illuminato commento, invece, l’universo si rovescia sottosopra e un nuovo big bang è alle porte… Ridimensiona la sperequata opinione che hai di te stesso/a e trovati un hobby serio, dai.

2. “Quelli che frignano a ogni uscita di x hanno stufato.”

Quelli che fanno commenti a caxxo, prima di dare aria alla ciabatta dovrebbero verificare se quanto dicono corrisponde a verità, perché le loro balle hanno stufato in grado assai maggiore: io non faccio la stalker, non uso ne’ FB ne’ Twitter, non vado in giro per il web a lasciare le mie “opinioni” ovunque e non rompo gli zebedei a gente che non conosco: cerca di assomigliarmi un po’ e vivremo tutti/e meglio.

E, per inciso: finché vivo scrivo, che fa anche rima.

Maria G. Di Rienzo

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(“Boxer Billy Joe Saunders apologises for advice on hitting women in coronavirus lockdown”, di Amber Milne per Thomson Reuters Foundation, 29 marzo 2020. Trad. Maria G. Di Rienzo.)

Il campione dei pesi supermedi della WBO (Ndt.: World Boxing Organization) Billy Joe Saunders si è scusato domenica per un video in cui dà consigli agli uomini su come pestare le loro partner di sesso femminile durante la quarantena da coronavirus.

Nel video, il trentenne pugile inglese tira due pugni a un sacco nella sua cascina, dicendo che questo è il modo in cui gli uomini devono agire “se la vostra vecchia sta abbaiando forte” (Ndt.: Il verbo usato da Mr. Bully – sì, bullo, non è un refuso – è “give mouth”, specifico per i cani).

“Non appena lei entra e sta per dire qualcosa, tutto di colpo tu esplodi e bam!”, dice Saunders nel video, mentre dimostra come “colpirla sul mento” e poi “distruggerla completamente”.

Dopo la protesta su Twitter, con alcuni che chiedevano il bando di Saunders dallo sport, il pugile si è scusato e ha chiarito che non giustifica gli uomini che picchiano le donne.

“Non tollererei mai la violenza domestica e se vedessi un uomo toccare una donna lo farei a pezzi io stesso. – ha detto su Twitter – Mi scuso se qualche donna si è offesa.” (1)

Questo non è stato il suo primo episodio controverso sui social media. Saunders è stato multato di 100.000 sterline (Ndt.: 114.000 euro) per aver pubblicato un video in cui offre droghe a una donna affinché lei faccia sesso con un’altra persona. L’ultimo video, che è diventato noto dopo che aveva circolato su Whatsapp, arriva nel mezzo della crescente preoccupazione per l’aumento della violenza domestica durante l’isolamento da coronavirus.

La Ministra dell’Interno britannica Priti Patel, in una lettera inviata domenica ai giornali, riconosce che le misure di isolamento possono far sentire vulnerabili le vittime e chiarisce che chiunque sia a rischio può lasciare la propria casa nonostante le restrizioni.

(1) Ciò che questo individuo ha fatto è offensivo in sé e basta, per donne e uomini, perché è violento, pericoloso e stupido oltre misura – ma la manfrina autoassolutoria, in Gran Bretagna e ovunque, è sempre la stessa: qualche zoccola senza senso dell’umorismo s’è risentita! Mi minaccia e umilia con lo strapotere del dominio femminista! Sono costretto a dire che mai e poi mai io farei quel che consiglio ad altri, che io amo le donne (in realtà mi piace fotterle, ma le disprezzo profondamente)… Adesso devo chinare la testa, ma aspettate e vedrete!

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(“I Went As A Nurse For Halloween in Third Grade – Here’s What You Need To Know About Coronavirus”, 18 marzo 2020, Reductress, trad. Maria G. Di Rienzo.)

ah-ha-moments

In questi tempi terribili, è assai importante non cadere preda della disinformazione o addirittura contribuire a diffonderla. Tuttavia, non è nemmeno il momento di infilare la testa nella sabbia. L’unico modo per combattere le cattive informazioni è essere provvisti di buone informazioni e questo è il motivo per cui sono qui a fornirvele.

Essendomi vestita da infermiera per Halloween, quando ero in terza elementare, vi dirò quel che avete bisogno di sapere sul coronavirus.

Lo si può prendere dalle superfici, o no?

Come una che non solo si è vestita da infermiera a otto anni, ma persino voleva diventare tale per un certo periodo alle medie, posso affermare con sicurezza che una mia amica mi ha detto che il coronavirus può vivere sulle superfici. La buona notizia è che la mia amica (amica su Facebook di cui non ricordo come ci siamo conosciute, forse al campeggio estivo? Ci sono poi andata al campeggio? Non so.) mi ha detto questo: il virus rimane sulle superfici per la durata di una puntata di una serie con elementi comici dell’HBO, ma si può ridurre questo tempo alitando sulla superficie e poi strofinandola come si fa con gli occhiali. Assicuratevi di aver indossato i guanti! Quelli senza dita, se volete sembrare fantastiche mentre combattete la malattia. Sono certa di non aver fatto errori.

Potete fare il test a casa vostra.

Tutti si stanno agitando sull’inaccessibilità dei kit per l’esame, dicendo che è un panico creato dal governo per controllare la popolazione o cose del genere. Ha a che fare con le elezioni ma, guardate, io per Halloween mi sono vestita da infermiera, non da politologa.

In ambo i casi, non c’è motivo di preoccuparsi perché potete controllare se avete o no il virus comodamente nella vostra casa. Basta chiudere gli occhi e recitare l’alfabeto al contrario. Se avete le capacità mentali per fare questo, allora non siete infettati. Funziona per tutte le età.

Ricordate di apprezzare i professionisti della sanità.

Fra le persone più a rischio ci sono i lavoratori della sanità che si giocano tutto per aiutare a mantenere altri in salute. Prendetevi un momento per apprezzarli. Per esempio, io sto sacrificando del tempo che avrei potuto spendere per la “sfida alla cannella” (la cannella è una delle cure note per il coronavirus), perché ho più a cuore il fornire informazioni salvavita agli altri. Che ci volete fare, io sono così.

Quindi, restate al sicuro, infilatevi in un sacco a pelo dallo spessore considerevole (il Covid può viaggiare solo attraverso due centimetri di stoffa) e lavatevi le mani con acqua abbastanza gelata da paralizzare i batteri. No, no, non occorre ringraziare. Non c’è di che.

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Da un paio di giorni, illustri pensatori (stimati tali da altri – non si bene perché – o sedicenti) propongono una ricetta “politica” per l’emergenza coronavirus: far rientrare Salvini al governo per “rafforzarlo”. Il “lo” sarebbe riferito all’esecutivo in carica, ma se lo riferite al “leader dell’opposizione” è probabilmente più corretto.

“Sarebbe un bel segnale d’unità”, “La maggioranza non corrisponde agli umori elettorali prevalenti”, “Allargherebbe il consenso sulle decisioni del governo”… così cinguettano via social media, chiudendo con “Che ne pensate?” o “Che ne pensate amici?” (a somiglianza del loro eroe)

Visto che lo chiedete ve lo dirò:

1. Non sono vostra amica.

2. Dovreste vergognarvi di utilizzare a beneficio della vostra parte politica una crisi nazionale in cui sono MORTE già più di 1.200 persone.

3. Il sig. Salvini ha abbondantemente dato prova di sé quando era Ministro dell’Interno e raramente il Ministero beneficiava della sua presenza; quando ha ridotto a odio razzista il concetto di “sicurezza” con i suoi decreti; con le varie scandalose vicende giudiziarie in cui è coinvolto; con la pagliacciata del far cadere il suo stesso governo pensando di ottenere una svolta autoritaria e antidemocratica ecc. ecc. Abbiamo già dato, grazie.

4. Da quando in qua un governo varia in base a degli “umori elettorali” non meglio specificati? Zaia vi ha dato alla testa e pensate che l’esecutivo sia composto da influencer e debba misurare i suoi interventi sulla base di quanti “like” essi prendono su Facebook? Sino a che saremo in democrazia (cioè sino a quando un megalomane crudele e analfabeta non otterrà “pieni poteri” instaurando una dittatura, speriamo mai) gli “umori” devono essere espressi tramite libere elezioni, non basta millantarli.

5. Se in molti ospedali manca il sangue per la scarsità di donazioni, la risposta è “Mettiamo Vlad Dracula a capo del Servizio sanitario nazionale”? Ovviamente, NO.

6. In questo momento abbiamo un’infinità di preoccupazioni, poche certezze e stiamo faticando per tenere insieme le nostre vite e questo paese. Ci fareste la cortesia di lasciarci in pace?

Maria G. Di Rienzo

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2 marzo 2020 – Bologna, foto osé in chat. Ricattata bambina di 10 anni. – Lo scambio sarebbe avvenuto con un 17enne che la piccola aveva conosciuto su Internet: “Fai come dico io, altrimenti divulgo le foto”. Sequestrati computer e telefonino del ragazzo.

Questi sono titolo e occhiello del pezzo che Elisa ha scritto per un quotidiano a tiratura nazionale e la responsabilità del definire la pedopornografia “osé” molto probabilmente non è sua. Per quel che riguarda il contenuto dell’articolo, invece e com’è ovvio, sì.

La prosa a singhiozzo – con un punto e a capo usato, nel tentativo di enfatizzare, dove la grammatica italiana prevede virgola, punto e virgola o due punti – non è l’unica sorgente di apnea per chi legge: lo scenario che essa descrive è infatti la sanitizzazione dell’abuso, il quale diviene di volta in volta trasgressione, erotismo, romanticismo. Elisa è inoltre convinta, per qualche arcano motivo, di sapere con esattezza cosa pensasse la bambina coinvolta ma per quel che riguarda il ragazzo la sua “analisi” riesce solo a girare intorno al momento di follia.

Qualche assaggio del testo, i corsivi sono miei:

Il “gioco piccante” in cui vittima e perpetratore sono messi sullo stesso piano – “Lo scambio di messaggi in una manciata di mesi (siamo a fine 2019) era diventato un’abitudine quotidiana e quell’amicizia un gioco sempre più intrigante. Nonostante la giovane, anzi giovanissima, età dei due protagonisti: 10 anni lei e 17 lui. La potenza del social, infatti, era riuscita ad annullare le distanze e ad accrescere la loro voglia di vedersi, di sentirsi sempre più vicini, magari cedendo a qualche piccola trasgressione.”

Il focus sulle azioni di una decenne (con il suggerimento che costei sia “un po’ più grande di quel che è) – “Così quando il ragazzino – residente in un comune dell’hinterland pisano – ha iniziato a chiedere alla poco più che bambina – che vive nel Bolognese – qualche scatto più “particolare” lei non si è meravigliata troppo. Dopo le iniziali remore dettate dall’innocenza che accompagna tutti nel passaggio verso l’adolescenza, ha ceduto. Si è prestata al gioco, credendolo innocente. Chissà, forse una prova d’amore per tenere ancora più stretto a sé l’amico virtuale. Ai testi scritti hanno cominciato quindi ad aggiungersi foto di parti del corpo “più o meno velate” che sarebbero state “richieste” man mano dal suo corrispondente social.”

Era amore (!) ma il raptus si è messo di mezzo – “Poi – forse, secondo quanto messo nero su bianco nella denuncia, davanti al rifiuto della minore di assecondarlo ancora – dopo qualche settimana qualcosa è scattato nella testa del 17enne. Il ragazzo ha cambiato radicalmente atteggiamento, facendole dimenticare all’improvviso i modi gentili e amorevoli ai quali l’aveva fatta abituare, carezzando il romanticismo che stava crescendo nel suo cuore acerbo di donna. “Devi fare quello che ti domando. Se non fai come ti dico, metto le foto che ho in Rete e le faccio vedere a tutti”, le avrebbe detto, stando al racconto della giovane che spaventata alla fine si sarebbe confidata con i genitori.”

La confessione dell’unica vera colpevole – “Ho paura. Io non credevo di fare qualcosa di male – avrebbe confessato la bimba di 10 anni tra le lacrime – Io non so più cosa fare”.

Anche Elisa ha avuto dieci anni, ma sembra aver dimenticato quell’esperienza. Non è in grado neppure di vedere l’enorme differenza fra un diciassettenne pedofilo e ricattatore che pianifica l’abuso e la sua vittima: quest’ultima diventa una donna, un’adulta virtuale che corteggia e invita – in modo innocente, ma in virtù del fascino dell’intrigo e della trasgressione – la violenza dell’essere ridotta a materiale da masturbazione.

Quel che il ragazzo ha fatto in gergo tecnico si chiama “grooming” (o “child grooming”): consiste nell’adescamento di un bambino / una bambina a scopo di abuso sessuale.

1. Si stringe amicizia con la preda, la si coccola e la si complimenta, si conquista la sua fiducia;

2. Si individua una ferita o un bisogno (ha problemi a scuola, si sente inadeguata per qualsiasi motivo, litiga con i genitori ecc.) e si “riempie” quel vuoto con la propria sollecitudine;

3. Se è possibile la si isola da altri contatti che potrebbero indurre dubbi (Loro non sono tuoi veri amici, Tua sorella ti ha sempre mentito);

4. Si abusa sessualmente di lei;

5. Si mantiene il controllo della situazione minacciandola.

Mi auguro che Elisa venga a saperlo e che per il futuro metta definitivamente sotto naftalina i cuori acerbi e il romanticismo: perché il giornalismo deve tornare a essere serio e professionale e perché è necessario smettere di alimentare la violenza di genere riportandola in modo scorretto, connivente o complice.

Maria G. Di Rienzo

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“È inutile che vi sforziate di dare dignità a questa lurida zecca di sinistra per avere visibilità: è solo una terrorista che farà la fine che merita e voialtri siete una pletora di mummie, completamente decontestualizzate dalla vita reale (ecc.)”

da: “Le meraviglie di Facebook”, data 20 febbraio 2020, autrice una poliziotta della questura di Grosseto, soggetto Carola Rackete (la lurida zecca) e chiunque non la insulti a sangue (le mummie decontestualizzate).

Dignity Statue

(questa statua si chiama “Dignità” e si trova nei pressi di Chamberlain, South Dakota. La donna nativa americana indossa un “mantello di stelle”. A mio insindacabile giudizio è un’immagine che sta molto bene qui.)

Il post è ovviamente rimbalzato un po’ troppo ed è stato rimosso, ma quando hanno fatto notare alla vice ispettrice che aveva passato il limite, costei ha più o meno risposto citando la “libertà di espressione” e rivendicando di poter pensare quel che vuole sulle ong. Non so se abbia anche detto “è il concetto che conta”, visto che “Carola zecca terrorista” non è esattamente un’opinione sulle organizzazioni non governative – le quali, ma sicuramente la poliziotta lo saprà, coprono uno spettro di interventi vastissimo e assai variegato, non limitandosi al soccorso in mare. In genere hanno scopi umanitari e filantropici e sono dirette al sostegno di persone in difficoltà: sarebbe interessante sapere perché questo la disturbi visto che facilita, anziché ostacolare, la sua attività professionale (se qualcuno che ha fame e non ha soldi può ricevere un pasto gratuito sarà meno incline a rubare dalle bancarelle del mercato, se qualcuno riceve addestramento alla nonviolenza saprà come risolvere un conflitto senza ricorrere ad azioni che violano il codice penale, e così via).

Inoltre, la magistratura italiana ha lasciato cadere ogni accusa contro Carola Rackete, avendo verificato come corretto e conforme alle leggi il suo comportamento quale capitana della Sea Watch. Ciò solleva qualche perplessità, perché è singolare che a sconfessare i tribunali sia un membro delle forze dell’ordine con il compito (tra gli altri) di mandare le persone sospettate di reati in quegli stessi tribunali.

Capisco che sia difficile sottrarsi alla propaganda – la vice ispettrice usa le stesse identiche parole che il leader della Lega ha ripetuto ossessivamente tramite media e social media – perché come uno accende la tv si trova Salvini da qualche parte che sbraita tutto e il contrario di tutto, non avendo un’opinione sensata su nulla, facendo sentire compreso chiunque sia frustrato per qualsiasi motivo e non voglia assolutamente rifletterci sopra. Basta urlare. Inveire, insultare, demonizzare. Nessun problema si risolve, ma intanto si sono sfogati – e se poi, con sforzi di segno completamente opposto, il problema in qualche modo si attenua o scompare, a seconda dei casi negheranno la realtà, si attribuiranno meriti che non hanno o si scateneranno su una seconda questione con lo stesso metodo.

Forse la poliziotta di Grosseto non ha idea di cos’hanno provato i cittadini come me leggendo il suo post. E’ un’ipotesi migliore del pensare che farli sentire aggrediti e disprezzati da chi indossa una divisa con lo scopo di difenderli fosse proprio il suo intento.

Tuttavia, adesso so di essere per lei una lurida zecca di sinistra nonostante io sia una persona civile e incensurata, usi la doccia regolarmente e indossi indumenti puliti. Farò la fine che il destino ha in serbo per me, perché per quanto la vice ispettrice pensi di essere determinante nel pronosticare i destini altrui si sbaglia di grosso. Spero solo – prima di questa fine – di non abitare mai a Grosseto, dove se per sventura avessi bisogno della tutela della polizia di stato rischierei di imbattermi in lei. Mi pare chiaro che uso si farebbe, in caso, dei miei diritti costituzionali e della mia dignità.

Maria G. Di Rienzo

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andres martinez casares-reuters

(Le dimostranti gettano vernice sulla porta del palazzo presidenziale – Città del Messico, 14 febbraio 2020)

Trasformate le nostre morti in uno spettacolo”: questa frase, detta dalle donne messicane durante la manifestazione illustrata sopra, è la chiave di volta attorno a cui ruota l’intero sistema della rappresentazione femminile nei media.

La vicenda sullo sfondo è quella della 25enne Ingrid Escamilla, uccisa a coltellate dal convivente – Erik Francisco, 46 anni – che immediatamente dopo l’omicidio squarta e spella in parte il cadavere.

Due quotidiani, La Prensa e Pasala, pubblicano foto esplicite del corpo macellato: il primo due volte, anche dopo la prima reazione online delle donne che hanno inondato i social di immagini di Ingrid che inneggiavano alla vita; il secondo con il titolo “E’ stata colpa di Cupido”.

A La Prensa si sono difesi dicendo che loro coprono crimini su cui il governo preferisce tacere (“Oggi comprendiamo che ciò non è stato sufficiente e stiamo entrando in un processo di profonda revisione.”) e dichiarando di essere aperti alla discussione sugli standard di pubblicazione. In altre parole, la manifestazione li ha spaventati, ma non hanno ancora capito dove hanno sbagliato.

Pasala, almeno sino a ieri, non ha risposto alle richieste di commento da parte dei colleghi messicani e stranieri.

Sull’assassinio di Ingrid è intervenuta anche l’Agenzia Donne delle Nazioni Unite: “Chiediamo azioni esaurienti per eliminare la violenza contro donne e bambine. Chiediamo completo accesso alla giustizia e non-rivittimizzazione per tutte. Ingrid non è un caso isolato.” Di media infatti, dicono le statistiche ufficiali, in Messico muoiono di femminicidio 10 donne al giorno. L’anno scorso la cifra ha segnato un nuovo record: 1.006 casi contro i 912 del 2018.

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(Le dimostranti in piedi davanti alla porta del palazzo presidenziale. Si leggono le parole “Ingrid” e “Stato femminicida” – Città del Messico, 14 febbraio 2020)

Le donne in piazza hanno denunciato l’inerzia del governo al proposito ma hanno ripetuto che della situazione “la stampa è complice”. E non è solo complice quando sbatte in prima pagina budella estratte da un cadavere accoppiandoci le alette di Cupido. E’ complice quando si arrampica sugli specchi per giustificare e coccolare gli assassini (stressati, abbandonati, disoccupati, depressi, vittime del raptus, “giganti buoni”), quando scarica la responsabilità sulle vittime (lo aveva lasciato, voleva lasciarlo, non ha denunciato: Ingrid lo aveva fatto, tra l’altro), quando inserisce di forza queste ultime nell’unica cornice in cui le donne possono apparire sui media: la “bellezza”.

Ingrid Escamilla, la bellezza che sopravvive

Ingrid Escamilla aveva 25 anni e grandi occhi neri

Il sorriso perduto di Ingrid

Sono tutti prodotti italiani: sorriso, grandi occhi e bellezza che sopravvive sospesa in aria, sopra un corpo atrocemente mutilato – le nostre preoccupazioni su come affrontare e sconfiggere la violenza scompaiono, Ingrid era bella, sarà bella per sempre, che sollievo!

In Messico, come in Italia, come ovunque, femministe, attiviste, artiste, scrittrici, ecc. regolarmente chiedono conto del modo in cui la violenza di genere è riportata dalla stampa.

In ambito internazionale (Nazioni Unite) da anni si firmano protocolli e si sottoscrivono impegni sulla rappresentazione mediatica delle donne.

Abbiamo tonnellate di studi e ricerche che spiegano perché e come essa giochi un ruolo cruciale nel creare e mantenere la violenza contro le donne.

La signora Nessuno, io, riesce a raggiungere tutte queste informazioni con incredibile facilità e si domanda costantemente perché alle redazioni esse sembrino non arrivare affatto.

Si domanda anche perché per essere viste e ascoltate – spesso solo di striscio e solo per un giorno – sia necessario spalmare vernice rossa su edifici pubblici e venire alle mani con la polizia (o la cosa è eclatante e potenzialmente strumentalizzabile o col piffero che i media si attivano).

Si domanda infine perché, però, alla prima modella / influencer / velina / cantante che frigna sulla cattiveria e sulla frustrazione delle femministe, quegli stessi media diano taglio alto e titoloni senza pensarci un attimo, senza contestualizzare niente, senza essere nemmeno curiosi di quel che il femminismo è e di quel che in tutto il pianeta, quotidianamente, fa: nulla vogliono saperne e nulla vogliono ne sappiano i loro lettori e le loro lettrici.

Se poi si tratta di analizzare la violenza contro le donne, è tutto affare delle donne stesse: denunciate, c’è il Codice Rosso, reagite.

15 febbraio 2020, Sassari – Donna uccisa a coltellate dopo una lite: fermato il compagno.

“Ha ucciso la sua ex compagna, una donna di 41 anni di nazionalità ceca, dopo aver violato la misura restrittiva, un divieto di avvicinamento, che gli impediva di andare a Sorso, il paese in cui viveva la donna, nei confronti della quale aveva già usato violenza. L’uomo è stato fermato dai carabinieri ed ora è sotto interrogatorio.”

Okay: denunciato, ottenuta misura restrittiva, morta. Cosa devo fare adesso?

Maria G. Di Rienzo

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8 febbraio 2020: Bologna, violentata a 14 anni dal ragazzo conosciuto in chat. La ragazzina è stata ricoverata al Sant’Orsola.

“La ragazzina avrebbe raccontato di aver conosciuto il ragazzo più grande, già maggiorenne, su un social network. Tra una chiacchiera e l’altra, i like, il commento alla foto con il cuoricino, tra i due sarebbe nata quella che lei aveva considerato una tenera amicizia. E così aveva acconsentito a incontrare il giovane, per un appuntamento. Pensava si sarebbero baciati, era pronta. Ma non voleva andare avanti. E quando lui l’ha spinta in un angolo appartato, andando ben oltre le parole dolci, lei ha provato a ribellarsi. Ma la paura era troppa. E ha subìto.”

9 febbraio 2020: Salerno, 14enne umiliata e costretta a ferirsi, l’ex 21enne a processo per stalking.

“Stando alle indagini dell’organo inquirente, il ragazzo avrebbe molestato la sua fidanzata, di 14 anni, dunque anche minorenne, in modo da cagionarle un perdurante stato di ansia e di paura, oltre a farle temere per la propria incolumità. Uno schema classico, configurato in un’accusa di stalking, ma con condotta perdurante, che sarebbe sfociato anche in atti di autolesionismo della vittima, incapace di reagire ai modi di fare del fidanzato. (…) In qualche occasione, sarebbe arrivato anche a picchiarla, non solo in luoghi pubblici, ma anche alla presenza di altre persone. Il reato di stalking si sarebbe però consumato anche attraverso i social, con numerosi messaggi inviati utilizzando WhatsApp o Facebook. Offese e insulti ingiustificati, al punto da esercitare però sulla stessa un’attività di controllo e di forte condizionamento psicologico.”

Lasciamo pur perdere la prosa involuta (soprattutto del secondo brano) e il biasimo rivolto alle vittime per non essere riuscite a proteggere se stesse (dal tono compassionevole nel caso bolognese e più netto – “incapace di reagire” – nel caso salernitano). Se due episodi di questa portata raggiungono la cronaca in due giorni, quanto in realtà è diffusa in Italia la violenza di genere nelle relazioni fra adolescenti e giovani?

Tenete conto che l’età si aggiunge ai consueti ostacoli posti davanti a una donna investita dalla violenza per farla stare zitta (lo hai provocato, non sei credibile, ci stavi, cosa ci facevi là, ecc.), perché un’adolescente può non sapere bene a chi rivolgersi o temere che i suoi genitori scoprano la faccenda più di quanto tema il dover continuare a soffrire. Inoltre, molte aree della sua vita sono largamente al di fuori del suo controllo: dove vive e dove va a scuola, a che attività extrascolastiche partecipa, la sua mobilità. Se incontra tutti i giorni il suo tormentatore in classe o sull’autobus che ve la conduce, non è che smettere di studiare sia una soluzione e però la situazione non le offre modi di “reagire”.

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Uno studio universitario del 2019 (pubblicato da JAMA Pediatr., a cura di Avanti Adhia, Mary A. Kernic, David Hemenway ed altri) definì la violenza nelle relazioni giovanili, per la sua portata, “un’istanza di salute pubblica che dovrebbe esser presa sul serio”. Pur facendo riferimento al territorio statunitense, le conclusioni dei ricercatori sugli effetti che esse hanno sulle singole persone sono ampiamente generalizzabili: gli abusi possono sfociare in ansia, depressione, uso di stupefacenti, disturbi alimentari, autolesionismo, desiderio di morire o suicidi veri e propri. In più, “Queste relazioni gettano le basi per le relazioni future” (Avanti Adhia).

E’ vero che non sappiamo come andasse alle persone menzionate nel trafiletto sottostante quando erano adolescenti, ma esso esemplifica bene il “futuro”:

9 Febbraio 2020: Itri, botte alla moglie, uomo arrestato dai carabinieri.

“A causa di una lite per futili motivi stava aggredendo e minacciando di morte la donna, tanto che le urla provenienti dalla casa hanno indotto i vicini a chiedere l’intervento dell’Arma.”

Noi possiamo inventarci “codici” legislativi di ogni colore disponibile sullo spettro – e questo NON CAMBIA. Non cambia perché la società italiana nel suo complesso la violenza di genere la vede ma non vuole analizzarla, non vuole prendersene responsabilità e reagisce con fastidio a qualsiasi intervento che non comporti richieste di castrazione chimica (soprattutto per migranti) e di inasprimento delle pene: all’intervento televisivo in materia di Rula Jebreal è stato rimproverato di non aver avuto un “contraddittorio”, perché tutto è opinione e forse bisognava metterle accanto un epigono di Jack lo Squartatore che dicesse quant’è bello umiliare, pestare, violare e infine fare a pezzi degli esseri umani – le donne.

Non è che la violenza contro le donne sia un argomento come un altro – è piuttosto costantemente normalizzata, pervasiva nella vita quotidiana e talmente presente nei prodotti di intrattenimento da divenire semplice intrattenimento anch’essa.

In che modo pensiamo di sostenere lo sviluppo fra i giovani di relazioni rispettose e nonviolente – cosa che ha in effetti il potenziale di ridurre la violenza e di prevenire i suoi effetti a lungo termine sulle persone, sulle loro famiglie e sulle loro comunità di appartenenza – se gli adulti da cui questi giovani imparano continuano a muoversi fra i modelli “bella troia / brutta troia” e “stronzo è figo”, a volte sostenendo persino che la grezza imbecillità che santifica la violenza sia arte?

Maria G. Di Rienzo

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